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André Kertész. Lo stupore della realtà: la mostra al Centro Culturale di Milano

Mon frère imitant le «scherzo», Hongrie 1919, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine / Dist Rmn-GP © Donation André Kertész
Mon frère imitant le «scherzo», Hongrie 1919, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine / Dist Rmn-GP © Donation André Kertész

André Kertész. Lo stupore della realtà

Amo scattare quel che merita di essere fotografato, il mondo quindi, anche nei suoi squarci di umile monotonia” A. Kertész

André Kertész è considerato il “maestro dei maestri”, fonte di ispirazione per importanti artisti e fotografi del suo tempo e non solo, tanto che di lui Henri Cartier-Bresson disse: «Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima». Fino al 10 marzo, la mostra Lo stupore della realtà, curata da Roberto Mutti e ideata da Camillo Fornasieri, invita a scoprirne l’opera attraverso novanta scatti che ripercorrono, in quattro sezioni, le tappe fondamentali della sua produzione. Dalle immagini della sua Ungheria rurale e tradizionale, dove Kertész già realizza assoluti capolavori, come L’uomo sott’acqua, si passa alle fotografie scattate a Parigi, città in cui frequenta il circolo degli artisti ungheresi del quartiere di Montparnasse, incontra Mondrian e Chagall, scopre il surrealismo di André Breton, poi declinato in modo inedito e personale, all’interno di una dimensione ironica. L’arrivo negli Stati Uniti segna una nuova fase del suo percorso, con gli scatti che svelano un’America singolare e intensa, e il riconoscimento internazionale: da quel momento, infatti, i suoi lavori sono ospitati nelle più importanti città, da Londra a Parigi, da Tokyo a Buenos Aires, a Melbourne. Nell’ultima fase, impossibilitato a uscire di casa, Kertész comincia a fotografare dalla finestra del suo appartamento in Washington Square a New York realizzando immagini che mostrano quella ripresa dall’alto che è cifra distintiva della sua produzione. Particolarmente interessante, all’interno del percorso espositivo, una rara serie di fotografie a colori nelle quali il fotografo conserva il rigore compositivo arricchendolo di nuove possibilità espressive tutte giocate sui toni lievi di cromatismi mai aggressivi.

Centro Culturale di Milano Largo Corsia dei Servi 4
www.centroculturaledimilano.it

 

Immagine in evidenza
Mon frère imitant le «scherzo», Hongrie 1919, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine / Dist Rmn-GP © Donation André Kertész

VIVIAN MAIER. Street photographer: in mostra al Castello Visconteo di Pavia 

VIVIAN MAIER. Street photographer

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia rendono omaggio a Vivian Maier.
La rassegna, curata da Anne Morin e da Piero Francesco Pozzi, promossa dalla Fondazione Teatro Fraschini e dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, propone un percorso di oltre cento fotografie in bianco e nero e a colori, e pellicole super 8 mm.

Le fotografie di Vivian Maier 

Quando nel 1987 la rock band irlandese degli U2 pubblicò la canzone “Where the Streets Have No Name”, cantando e suonando contro l’anonimato delle società divise e di divisione, in cui l’indirizzo di una persona, l’accento, il colore della pelle, il sesso, lo stato mentale o l’abbigliamento potevano determinare, in base alla nostra valutazione, la sua vita e le sue conquiste personali, una fotografa di strada ancora sconosciuta stava scattando a Chicago quelle che probabilmente sarebbero state le ultime immagini di una costante e produttiva documentazione.
Ma Vivian Maier iniziò circa 35 anni prima, con la sua Rolleiflex per le strade di New York – da autodidatta, con grande talento, spinta e persistenza – fotografando le persone e le strade come icone istantanee. Il suo lavoro può essere affiancato a quello dei grandi fotografi di strada del ventesimo secolo, molte delle sue immagini infatti ricordano fotografie che abbiamo visto da Lewis Hine, Ilse Bing, Lisette Model, Dorothea Lange, August Sander, Robert Frank, Helen Levitt, Louis Faurer, Diane Arbus, Weegee, Lee Friedlander, o Joel Meyerowitz, per nominarne alcuni. Lei sembra averli incanalati tutti, anche coloro che sono stati da lei preceduti, in quello che la critica del New York Times Roberta Smith chiama “un rigore quasi enciclopedico” nel riassumere “la storia della fotografia di strada del 20° secolo”.
L’esposizione offre la possibilità di scoprire e riscoprire una grandissima fotografa che con le sue immagini racconta la vita americana della seconda metà del XX secolo.
Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia.

VIVIAN MAIER. Street photographer
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo, viale XI Febbraio, 35
9 febbraio – 5 maggio 2019
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00
Informazioni e prenotazioni
Tel. 02.36638600
info@scuderiepavia.com
http://www.scuderiepavia.com/

 

Immagini in evidenza Vivian Maier, At the Balaban & Katz United Artists Theatre, Chicago, IL, 1961. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Mostre del Mondo: Ren Hang. Wake Up Together

Untitled, Ren Hang, 2016, Courtesy of Stieglitz19
Untitled, Ren Hang, 2016, Courtesy of Stieglitz19

Ren Hang. Wake Up Together

La scomparsa prematura dell’astro nascente della fotografia cinese Ren Hang, avvenuta nel febbraio del 2017, aveva scioccato l’intero mondo dell’arte contemporanea internazionale. Le sue opere, nonostante la giovane età, sono state celebrate nei più importanti spazi espositivi di tutto il mondo come il Foam di Amsterdam, ma anche a New York, Parigi, Atene, Vienna e molti altri. È stato uno degli autori più rivoluzionari e significativi degli ultimi anni a livello mondiale partecipando a un gruppo di artisti che da sempre lottano per la libertà creativa del popolo cinese e, come il suo illustre collega Ai Weiwei, è stato un personaggio discusso in patria, dove fu arrestato più volte, e molto apprezzato nel resto del mondo. Inaugurata lo scorso 15 novembre, la mostra Wake Up Together  alla Open Eye Gallery di Liverpool, promossa all’interno del Festival Homotopia 2018 insieme a un’altra dal titolo Where Love is Illegal , si presenta come la prima esposizione inglese degli ultimi lavori di Hang. Le sue immagini giocano sia con i nostri sensi e sul modo in cui i nostri corpi interagiscono che con ciò che ci circonda. Ha spesso fotografato i suoi amici a Pechino nudi dentro ambienti domestici, ma anche in contesti urbani e naturali. Le sue immagini sono caricate di una pura e sperimentale libertà giocosa che sprigiona un forte desiderio di affermazione della propria esistenza.

BILDHALLE
Open Eye Gallery, 19 Mann Island, Liverpool L3 1BP, Regno Unito
info@openeye.org.uk
www.openeye.org.uk
Fino al 2 Marzo 

Immagine in evidenza Untitled, Ren Hang, 2016, Courtesy of Stieglitz19

L’Italia dei fotografi: 24 storie d’autore

Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio 
Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio 

L’Italia dei fotografi

M9 raccoglie con oltre 230 immagini le testimonianze dei grandi interpreti della fotografia in Italia.

M9 significa Museo del ‘900 e la sua apertura a Mestre si inserisce all’interno di un importante progetto di riqualificazione urbana. La sede, posta nell’ex convento di Santa Maria delle Grazie, ospita come prima mostra espositiva prodotta dalla Casa dei Tre Oci-Civita Tre Venezie un percorso di scoperta dedicato all’ottava arte e all’autorialità espressa dal belpaese grazie a una selezione di opere magistrali rimaste indelebili nella memoria storica. L’attenzione è posta sull’opera di uomini e donne che, dietro la macchina fotografica, sono stati attori partecipi del cambiamento in atto, osservatori e cittadini coinvolti nel flusso degli eventi.

L’Italia dei fotografi: gli autori in mostra

Ventiquattro, gli autori proposti: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Luca Campigotto, Lisetta Carmi, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Arturo Ghergo, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Nino Migliori, Riccardo Moncalvo, Ugo Mulas, Fulvio Roiter, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli e Massimo Vitali .

Nelle intenzioni del curatore Denis Curti, il focus della ricerca è dedicato agli anni del secondo dopoguerra, un periodo caratterizzato da un’attività creativa impulsiva, impetuosa e innovativa, fino alle recenti espressioni che accompagnano la lettura del presente.

Immagine in evidenza
Anni Cinquanta – Contadino sul suo asino vicino al tempio della Concordia ad Agrigento. Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio

 

Gruppo ETT e la tecnologia di videoproiezione Canon a Matera 2019 con la mostra “Ars Excavandi”

Matera 2019: la mostra “Ars Excavandi”

Interazione ed esperienzialità le parole chiave della grande mostra “Ars Excavandi”, curata dall’architetto Pietro Laureano e realizzata da ETT S.p.A. con tecnologia di videoproiezione Canon per la Fondazione Matera – Basilicata 2019 che ha inaugurato Matera 2019 Capitale Europea della Cultura.

Gruppo ETT e Canon a Matera 2019: la mostra “Ars Excavandi

La mostra rappresenta la prima indagine sull’arte e le pratiche di scavo che hanno dato luogo ad architetture, civiltà e paesaggi rupestri attraverso i secoli. Rilegge da una prospettiva contemporanea la cultura dell’arte ipogea dal primo uso di cavità naturali e incisioni sulla roccia alla realizzazione di grotte, abitazioni, monumenti, opere idriche, città e paesaggi basati sullo scavo. La visita, articolata tra il Museo Ridola e gli ipogei di Palazzo Lanfranchi, accompagna infatti i visitatori in un itinerario che spazia dal Paleolitico al presente attraverso cui possono accedere al ventre della Terra, vivendo di persona la magnificenza dell’architettura scavata, frutto di un duro e sapiente lavoro umano. Il percorso, che si sviluppa in cinque tappe caratterizzate dagli elementi Aria, Fuoco, Eros, Acqua, Terra marcati dai colori Giallo, Rosso, Ultravioletto, Blu, Verde e da una serie di suoni e profumi, si svolge in modo cronologico con rimandi in basso alla linea del tempo, sulle pareti sono presenti continue analogie atemporali con l’arte, l’artigianato, le tradizioni, il folklore, la musica e i riti. Un allestimento innovativo progettato e sviluppato da ETT per creare un contesto immersivo e un’atmosfera unica, tra passato e futuro, grazie all’utilizzo di oltre 50 mq di teli retroproiettati per ogni tappa e complice la collaborazione con Canon Italia che da tempo sostiene iniziative di elevato valore artistico e culturale, attraverso il proprio ecosistema di soluzioni di imaging. All’interno del percorso, arricchito da sei postazioni interattive e una olografica, è custodita una ricostruzione dell’altopiano murgico e dei Sassi di Matera cosi come descritti nel XVI secolo; un gioco di luci e proiezioni permetterà di vedere ai raggi X la città, mostrando una parte degli oltre 20mila mq di strutture e architetture ipogee nascoste sotto la città di Matera. L’impianto di proiezione conta sette videoproiettori multimediali XEED WUX450ST compatti ed estremamente flessibili, che offrono immagini nitide, luminose e vivaci per un’esperienza immersiva unica.

Perché fu fatto il primo scavo? Sono attuali l’arte e il pensiero delle caverne? Qual è la città più antica del mondo? Queste alcune delle domande per stimolare la curiosità dei visitatori durante il percorso espositivo complice Chi siamo? il gioco interattivo realizzato da ETT a cui potranno partecipare grazie a un braccialetto RIFD. Il gioco termina con la risposta che siamo quello che conosciamo e il visitatore riceverà un certificato di Nomade Digitale indicante il suo grado di Empatia Universale con la figura che lo identifica a uno dei personaggi della mostra e potrà quindi essere uno o una: Neanderthal Percettivo; Sapiens Innovatore; Sciamano Scopritore; Paleo Astronauta.

“Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti”: la mostra al Mar di Ravenna

Oliviero Toscani commons wikimedia
Oliviero Toscani commons wikimedia

In primavera al Mar una mostra del fotografo Oliviero Toscani

Il Museo d’arte della città di Ravenna dedicherà al fotografo Oliviero Toscani una mostra intitolata “Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti”a cura di Nicolas Ballario.
La mostra conterrà molte famose immagini dell’artista su temi caldi come pena di morte, razzismo e la guerra.
L’esposizione, attraverso le immagini più note,  si pone l’obiettivo di mettere in scena la carriera e la potenza creativa del fotografo più discusso degli ultimi tempi.
Mar Ravenna
via di Roma, 13 Ravenna
Tel. +39 0544 482477
Tel. +39 0544 482356
Dal 14 aprile al 30 giugno 
Immagine in evidenza

commons.wikimedia.org

Frame, ritratti di Luca Carlino: racconto per immagini dei nuovi protagonisti del cinema italiano

Frame: ritratti di Luca Carlino

La Casa del Cinema di Roma, in collaborazione con Zetema Progetto Cultura di Roma Capitale, presenta la mostra “Frame” del fotografo Luca Carlino.
Frame è il racconto per immagini dei nuovi protagonisti del cinema italiano; nel corso della sua attività professionale,in seno al mondo cinematografico, Luca Carlino ha indagato, attraverso le sue fotografie, l’emergere di una nuova compagine di attori che sta imponendo la propria presenza nei film di maggior successo in Italia. 40 ritratti, rigorosamente in bianco e nero, descrivono i volti di questa nuova generazione: Marcello Fonte, pluripremiato protagonista dell’ultimo lavoro di Matteo Garrone “Dogman”, Alessio Lapice, interprete del film di Matteo Rovere “Il Primo Re”, Andrea Lattanzi, giovane emergente consegnato all’onore delle cronache grazie al lungometraggio “Manuel”, Jacopo Olmo Antinori, conosciuto dal grande pubblico grazie al suo ruolo nella produzione internazionale televisiva “Medici: The Magnificent”, Eugenia Costantini ed Elena Cucci, protagoniste dei film di Gabriele Muccino e Giovanni Veronesi, sono solo alcuni dei nomi coinvolti nel progetto fotografico.
Frame è una lente d’ingrandimento sulla“meglio gioventù” del cinema italiano, come sottolinea il giornalista Simone Isola: “il panorama cinematografico nostrano è popolato da “Capitani Coraggiosi” che portano avanti un rinascimento in celluloide” di cui questi giovani interpreti ne sono gli acclamati protagonisti. Le fotografie di Luca Carlino riflettono la volontà di tracciare un inedito percorso visivo: le fisionomie minuziosamente ritratte, i volti colti in primo piano, l’introspezione psicologica di ogni protagonista, conducono lo spettatore in un viaggio tra le produzioni cinematografiche del nuovo millennio, nell’espressione di una nuova estetica italiana che si confronta con gli indiscussi maestri del neo realismo, ma che custodisce in sé i presupposti di un radioso rinnovamento.

Sandy Skoglund. Visioni Ibride. E l’anteprima mondiale di Winter

Sandy Skoglund. Visioni Ibride

Dal 24 gennaio al 23 marzo, CAMERA ospita la prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant. In mostra trenta lavori, dalle prime serie fotografiche prodotte a metà degli anni Settanta alle grandi composizioni dei primi anni Ottanta, che hanno dato all’artista fama internazionale. In particolare, si possono ammirare Radioactive cats del 1980 e Revenge of the goldfish del 1981, rivisitazioni surreali e stranianti di ambienti familiari dai colori improbabili, invasi da gatti verdi e pesci volanti. L’esposizione sarà anche l’occasione per ammirare l’inedita opera Winter, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni.

TORINO, CAMERA – Via Guido Reni 4/a
www.camera.to

Per acquistare il libro su Sandy Skoglund clicca qui 

 

Spazivisivi 2018: premio “Leone alla carriera” per Ivo Saglietti

Il premio “Leone alla carriera”

All’interno della rassegna Spazivisivi 2018, nella ritrovata cornice del Forte di Santa Tecla, polo museale della Regione Liguria, è stato conferito da parte del Comune di Sanremo e dalle mani dell’Assessore Eugenio Nocita con la partecipazione di Maurizio Garofalo, il premio “Leone alla carriera”. Ennesimo riconoscimento per uno dei fotografi italiani più rappresentativi nel panorama internazionale. Ivo Saglietti appartiene a quella “nobile schiera” di fotografi per i quali è importante partecipare emotivamente, quasi empaticamente, alla realtà che stanno vivendo, stabilendo con le persone che ritrae un rapporto umano.
Ciò che a Saglietti preme raccontare è l’uomo e il proprio destino. Altri mettono in evidenza la sua partecipazione alla sofferenza, con discrezione e rispetto, sicché gli scatti che ne derivano non sono quelli di un fotoreporter, ma di un compagno di strada che diventa amico.
Un vero onore dunque per il comune di Sanremo e per l’Associazione Spazivisivi, premiare Saglietti in questa prima edizione del premio, la quale diventerà un appuntamento annuale conferendolo di volta in volta ad un fotografo che nel corso della sua carriera ha contribuito, con il suo lavoro, a portare in alto l’arte fotografica.

Spazivisivi 2018: premi e riconoscimenti

1992: World Press Photo – Amsterdam

1999: World Press Photo – Amsterdam

2010: World Press Photo – Amsterdam

1996: Fotografi al Servizio della Libertà – L’Aquila

2000: M.I.L.K. Moments of Intimacy – Australia

2006: Premio Enzo Baldoni per il giornalismo – Milano

2006: Fotografo dell’Anno – Lucca – DPF

2010: Premio Bruce Chatwin, Occhio Assoluto – Genova

2018: Premio Leone alla carriera, Sanremo, Spazivisivi

Fondazione 3M e Aim: un omaggio a Folco Quilici con la mostra "Testimone del Mondo"

Fondazione 3M e Aim: un omaggio a Folco Quilici

Sarà inaugurata la mostra fotografica “Testimone del mondo” di Folco Quilici, noto regista, scrittore e documentarista ferrarese scomparso pochi mesi fa. Tutte le opere appartengono all’archivio di Fondazione 3M, istituzione culturale permanente di ricerca e formazione e proprietaria di uno storico archivio fotografico di oltre 110 mila immagini. A ospitare i reportage sarà l’Associazione Interessi Metropolitani, Associazione culturale no profit che dal 1987 promuove Milano e le sue trasformazioni sociali, economiche e culturali.

Folco Quilici “Testimone del Mondo”: curata dal critico fotografico Roberto Mutti

L’esposizione, curata dal critico fotografico Roberto Mutti, raccoglie i preziosi reportage in bianconero realizzati negli anni Sessanta in diverse parti del mondo dal pioniere della documentazione e della divulgazione naturalistica Folco Quilici. Con le sue fotografie è stato in grado di cogliere la bellezza e l’armonia dei luoghi più lontani del pianeta, ancora incorrotti da quell’antica purezza che l’avanzare della modernità già cominciava a contaminare in modo irrimediabile. Quilici descriveva infatti così la sua passione: “Tutta la mia attività di documentarista è sempre stata guidata dal sogno di bambino: scoprire, meravigliarsi, fantasticare”Le opere sono la riproduzione del suo autentico giro del mondo, tema che lega le sue fotografie e si ritrova nei suoi viaggi: a Bangkok, di cui coglie la brulicante e sfuggente vitalità, nelle isole della Polinesia francese, piene di antiche tradizioni e riti suggestivi, nella Pampa argentina, con le sue forti contraddizioni fra passato e presente, e nei servizi sul Congo e sul Ciad, da cui emerge una cura della quotidianità, osservata in maniera attenta ma distaccata. Folco Quilici modifica spesso il suo approccio fotografico, passando dal primo piano di un volto alla ripresa dell’insieme delle scene di gruppo, mantenendo però sempre uno stile caratterizzato da una grande eleganzaRoberto Mutti onora con queste parole il grande documentarista: “È difficile dire se Folco Quilici sia stato più grande come regista con i suoi straordinari lungometraggi da “Sesto continente” del 1954 a “Cacciatore di navi” del 1990 o come divulgatore capace, con documentari come “L’Italia vista dal cielo” e con innumerevoli programmi televisivi, di raggiungere un pubblico vastissimo. Tutto ciò non dovrebbe però oscurarne la fama di eccellente fotografo dotato di uno stile asciutto, essenziale, diretto e mai banale”.

Folco Quilici “Testimone del Mondo”: programma

L’esposizione verrà presentata nell’ambito della Settimana ‘Archivi Aperti’, che nella sua quarta edizione è intitolata “La Fotografia in Italia negli anni Sessanta”. La manifestazione, che prenderà vita dal 19 al 27 ottobre, viene proposta con la partecipazione di ben 30 realtà tra archivi, enti e fondazioni impegnati a promuovere la conoscenza della cultura fotografica, a conferma della qualità del lavoro di Rete FotografiaSarà possibile visitare liberamente la mostra “Testimone del mondo” dal 29 ottobre al 26 novembre 2018, dal lunedì al giovedì negli orari 10:00-12:00 / 14:00-16:00 e al venerdì dalle 10:00 alle 12:00. Dal 22 al 26 ottobre sarà inoltre possibile effettuare visite su prenotazione – scrivendo a eventi@aim.milano.it – negli orari 14.30, 15.15, 16.00, e 16.45.

Elliot Erwitt, Personae. La mostra alla Venaria Reale

USA. Las Vegas, Nevada. 1957. Showgirls.

Elliot Erwitt, Personae

Le Sale dei Paggi della Reggia di Venaria ospitano la grande mostra di Elliott Erwitt, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.
Elliott Erwitt Personae è il titolo della prima retrospettiva delle sue fotografie sia in bianco e nero che a colori. I suoi scatti in bianco e nero sono ormai diventati delle icone della fotografia, esposti con grande successo a livello internazionale, mentre la sua produzione a colori è quasi del tutto inedita. Con oltre 170 immagini, il percorso espositivo mette in evidenza l’eleganza compositiva, la profonda umanità, l’ironia e talvolta la comicità del grande fotografo americano: tutte caratteristiche che rendono Erwitt un autore amatissimo e inimitabile, considerato il “fotografo della commedia umana”.

Elliot Erwitt: ironia e complessità del vivere quotidiano

Marylin Monroe, Che Guevara, Sophia Loren, John Kennedy, Arnold Schwarzenegger, sono alcune delle celebrità colte dal suo obiettivo ed esposte in mostra. Su tutte Erwitt posa uno sguardo acuto e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge l’ironia e la complessità del vivere quotidiano. Con lo stesso atteggiamento, d’altra parte, rivolge la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto. Con il titolo Personae, si allude proprio a questa sua adesione alla vita concreta degli individui e, nello stesso tempo, a un senso della maschera e del teatro, che si manifesta soprattutto in alcune foto realizzate con lo pseudonimo di André S. Solidor, lo pseudonimo che Erwitt dedica senza diplomazia al mondo dell’arte contemporanea ed a un certo tipo di fotografia. In questo modo dà vita ad un suo alter ego irriverente, che ama tutto ciò che Elliot Erwitt detesta: il digitale e il photoshop, la nudità gratuita e l’eccentricità fine a sé stessa. Una maschera dissacrante che prende in giro certi artisti, con un’esilarante parodia, che fa sorridere e, nello stesso tempo, invita a una seria riflessione sul mercato dell’arte.

Elliot Erwitt, Personae: la più grande retrospettiva

Personae è la più grande retrospettiva mai fatta di Elliott Erwitt, e certamente la più peculiare, unisce infatti per la prima volta una grande collezione di immagini a colori alle sue icone in bianco e nero, e chiude con il racconto dello sbalorditivo progetto che Erwitt ha firmato con lo pseudonimo Andrèe S. Solidor” afferma Biba Giacchetti. Curata da Biba Giacchetti con il progetto grafico di Fabrizio Confalonieri, la mostra è organizzata da Civita Mostre con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con Sudest57.
Tutte le foto scelte, nel formato di cm. 50 x 60 e di cm. 70 x 100, sono stampate con particolare cura e allestite con cornici fine art e vetro antiriflesso. Un’accurata audioguida in italiano ed in inglese è disponibile per tutti i visitatori, inclusa nel biglietto di ingresso.

ELLIOTT ERWITT PERSONAE

27 settembre 2018 – 24 febbraio 2019
Reggia di Venaria
Sale dei Paggi
Piazza della Repubblica, 4
Venaria Reale (TO)

Maggiori informazioni www.lavenaria.it

 

Immagine in evidenza
USA. Las Vegas, Nevada. 1957. Showgirls.
© Elliott Erwitt/MAGNUM PHOTOS

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