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Forte di Bard: premiati i vincitori di Wildlife Photographer of the Year

Lounging Leopard ©Skye Meaker
Lounging Leopard ©Skye Meaker

Al Forte di Bard premiati i fotografi vincitori di Wildlife Photographer of the Year

L’anteprima italiana della 54esima edizione del Wildlife Photographer of the Year, il più importante premio dedicato alla fotografia naturalistica promosso dal Natural History Museum di Londra, sarà ospitata presso Il Forte di Bard dal 2 febbraio al 2 giugno 2019.
Una giuria internazionale di esperti e fotografi naturalisti ha selezionato oltre cento immagini vincitrici tra le 45.000 fotografie provenienti da novantacinque paesi del mondo.

Wildlife Photographer of the Year: vince Marsel Van Oosten

Il fotografo olandese Marsel Van Oosten con lo scatto The Golden Couple è il vincitore del titolo Wildlife Photographer of the Year 2018.
Lo scatto coglie la bellezza e la fragilità della vita sulla terra riprendendo due scimmie dal naso dorato nella foresta delle montagne cinesi di Qinling, l’unico habitat adatto a questa specie a rischio di estinzione.  Roz Kidman Cox, presidente della giuria, afferma: “Quest’immagine è un ritratto. È un richiamo simbolico alla bellezza della natura e al modo in cui ci stiamo impoverendo mentre la natura diminuisce. È un’opera degna di essere esposta in qualsiasi galleria del mondo“.   Il sedicenne Skye Meaker, invece, ha vinto per Young Wildlife Photographer of the Year 2018 con il suo scatto “Lounging Leopard”, che immortala appunto un leopardo che si sveglia dal sonno nella Mashatu Game Reserve, nel Botswana.

Wildlife Photographer of the Year: l’italiano Marco Colombo vince nella sezione Urban Wildlife

In gara anche sei italiani; il fotografo Marco Colombo ha vinto nella sezione Urban Wildlife con lo scatto “Crossing Paths”,  raffigurante un orso marsicano che attraversa le strade deserte di un borgodel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
La cerimonia inaugurale è in programma venerdì 1° febbraio e saranno presenti i fotografi Valter Bernardeschi e Lorenzo Shoubridge

Immagine in evidenza  Lounging Leopard

©Skye Meaker

Lo scatto del fotografo Nino Bartuccio rappresenterà la Sicilia a Matera, capitale della Cultura 2019

NINO BARTUCCIO - NEGA. ALLA RICERCA DELLA BELLEZZA
NINO BARTUCCIO - NEGA. ALLA RICERCA DELLA BELLEZZA

Nino Bartuccio: unico siciliano che rappresenterà la Sicilia a Matera

La foto ha conquistato il Mondo ed è divenuto un simbolo e una fonte di ispirazioni per artisti da tutto il mondo: stiamo parlando della fotografia della bambina brasiliana Nega, scattata dal fotografo siciliano Nino Bartuccio nel 2004.
Le immagini scattate dal fotografo siciliano faranno tappa a Matera, nell’ambito del progetto Coscienza dell’Uomo, un progetto a cura di Francesco Mazza, Antonello di Gennaro e il direttore artistico Maurizio Rebuzzini. Si tratta di una mostra fotografica, con immagini inedite, che sarà allestita presso la Galleria Arti Visive di Matera. Come racconta il fotografo a 98Zero “Nel momento in cui io ho scattato la prima fotografia non esisteva ancora Facebook e l’ho pubblicata su alcuni siti per appassionati di foto, tra cui foto.net ed ha raggiunto subito 145000 visualizzazioni in homepage. Avevo un’attrazione per il Brasile, andavo spesso da Nega e avevo la necessità di fotografarla. Scattai quella fotografia che poi diventò famosa, insieme a mia moglie Carmen”. La protagonista dello scatto è Nega è una bambina brasiliana, figlia di un pescatore, che ruba letteralmente il cuore del fotografo siciliano: il 6 settembre del 2004 decide di immortale Nega in uno scatto che segnerà l’inizio di una bellissima avventura. Oggi la piccola è anche protagonista di un progetto, il “Nega Project”, che nasce con la scopo di reperire fondi per le zone più povere del Brasile.
Il ritratto di Nega fu pubblicato su alcuni portali di fotografia dieci anni fa, e da quel momento ha raggiunto risultati straordinari rivelandosi una tra le immagini più utilizzate sul web. La fotografia è stata inoltre ispirazione per migliaia di artisti in tutto il mondo che hanno realizzato opere e dipinti con protagonista la bambina “dagli occhi bellissimi”.

Nino Bartuccio: “Nega non è una fotografia, è la mia vita”

“Questa è una storia di numeri, del numero tre e dei suoi multipli. Io sono nato il 3-3-1969, la foto perfetta di Nega fu fatta il 6-9-2004 durante il mio terzo viaggio in Brasile. L’inaugurazione della mostra è il 3-3-2019, il giorno del mio cinquantesimo compleanno. Per tutta la mia giovinezza, sentii raccontare a mio padre di un suo fratello che era andato in Brasile quaranta anni prima, durante la seconda guerra mondiale. Ogni anno la stessa frase: «stannu non aiu soddi, ma nautrannu vaiu in brasili unni me frati» (quest’anno non ho soldi ma il prossimo anno andrò in Brasile da mio fratello), mio padre non ci andò mai, ci andai io in un momento particolare della mia vita. E questa è la mia introduzione alla fotografia al Brasile. Quel giorno, il 6-9-2004 fui attratto da quattro bambini che giocavano con delle carriole fatte di legni e le ruote con quello che rimaneva dei rotoli dei fili della luce, credo. Scattai una fotografia ai bambini che correvano, poi incontrai Nega per la prima volta, lei mi guardava, si toccava i capelli, poi andò davanti la sua casa, io feci il primo ritratto della mia ivta… Quanto tempo può durare un istante? Pochissimo, verrebbe da rispondere, un attimo. Il tempo di uno scatto fotografico. Esistono scatti, però, che giocano col tempo e lo dilatano, si espandono a macchia d’olio nelle trame della tela e si diffondono nello spazio-tempo. Puntano all’eternità. Non sapevo che quello era stato il giorno che cambiò per sempre la mia vita. Non ho mai smesso di pensare a Nega per tutti questi anni, mai. Nel quarto viaggio, il padre di Nega me la voleva dare in affidamento… ma quando scattai la foto di Nega abbracciata a suo fratello decisi che non era giusto staccarla dalla sua vita, dalla sua famiglia e andai via. Poi nacque Samuele mio figlio ma ogni giorno, ogni giorno penso a lei, a volte, con una grande angoscia a volte felice, a volte triste. Nega non è una fotografia, è la mia vita”

Nino Bartuccio | Nega. Alla ricerca della Bellezza
Inaugurazione: sabato 16 febbraio, ore 18,00
Convegno: domenica 3 marzo, ore 17,00
Nino Bartuccio – fotografo, autore delle fotografie in mostra
Francesco Mazza – titolare Cine Sud (Catanzaro)
Maurizio Rebuzzini – direttore artistico di Coscienza dell’Uomo
Galleria Arti Visive, via Beccherie 41, dal 16 febbraio al 10 marzo | 10,30/12,30 – 17.30/19.30

Immagine in evidenza
NINO BARTUCCIO – NEGA. ALLA RICERCA DELLA BELLEZZA

Al nuovo spazio “The Warehouse” di Milano, la mostra fotografica “METROPOIESI, VISIONI DI PERIFERIA”

La mostra fotografica “METROPOIESI, VISIONI DI PERIFERIA”

Curata dagli studenti dell’Accademia di Brera con la supervisione del fotografo Andrea Boyer, la mostra racconta la nascita della nuova periferia Milano Ovest

In programma fino al 9 febbraio presso il nuovo spazio The Warehouse di Milano, la mostra fotografica “Metropoiesi, Visioni di Periferia” curata dagli studenti dell’Accademia di Brera Michele Bonicelli e Giada Lanzotti con la supervisione del fotografo Andrea Boyer, racconta la nascita di un nuovo centro cittadino alle porte della grande metropoli milanese.  33 foto degli studenti del corso di Nuove Tecnologie per l’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Brera guidano il pubblico alla scoperta di un mondo fatto di incastri e ingranaggi, geometrie e spazi indomati.  L’esposizione arriva al termine di un percorso didattico ideato dalla docente del corso, la storica e critica dell’arte Jacqueline Ceresoli, con il coinvolgimento del fotografo Andrea Boyer, che commenta cosìHo concepito il mio workshop come un dialogo, un’occasione per approfondire attraverso le immagini la capacità di osservazione e il linguaggio fotografico, entrambi importanti per chi si esprime a livello artistico. I luoghi scelti sono stati i complessi architettonici di via Gallarate e, in particolare, il complesso residenziale Monte Amiata, particolarmente rilevante nell’ambito dell’architettura milanese di fine Anni ’60. Il lavoro è stato affrontato dai partecipanti con una preparazione e una partecipazione che hanno dato risultati eccellenti”.

“METROPOIESI, VISIONI DI PERIFERIA”
presso The Warehouse” in Via Settala 41 a Milano
apre al pubblico dall’1 al 9 febbraio 2019
Dal Lunedì al Venerdì: 10:00-12:30 e 15:00-19:30
Sabato: 14:30-19:00
Domenica: chiuso

Immagine in evidenza Vanessa Biffi

André Kertész. Lo stupore della realtà: la mostra al Centro Culturale di Milano

Mon frère imitant le «scherzo», Hongrie 1919, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine / Dist Rmn-GP © Donation André Kertész
Mon frère imitant le «scherzo», Hongrie 1919, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine / Dist Rmn-GP © Donation André Kertész

André Kertész. Lo stupore della realtà

Amo scattare quel che merita di essere fotografato, il mondo quindi, anche nei suoi squarci di umile monotonia” A. Kertész

André Kertész è considerato il “maestro dei maestri”, fonte di ispirazione per importanti artisti e fotografi del suo tempo e non solo, tanto che di lui Henri Cartier-Bresson disse: «Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima». Fino al 10 marzo, la mostra Lo stupore della realtà, curata da Roberto Mutti e ideata da Camillo Fornasieri, invita a scoprirne l’opera attraverso novanta scatti che ripercorrono, in quattro sezioni, le tappe fondamentali della sua produzione. Dalle immagini della sua Ungheria rurale e tradizionale, dove Kertész già realizza assoluti capolavori, come L’uomo sott’acqua, si passa alle fotografie scattate a Parigi, città in cui frequenta il circolo degli artisti ungheresi del quartiere di Montparnasse, incontra Mondrian e Chagall, scopre il surrealismo di André Breton, poi declinato in modo inedito e personale, all’interno di una dimensione ironica. L’arrivo negli Stati Uniti segna una nuova fase del suo percorso, con gli scatti che svelano un’America singolare e intensa, e il riconoscimento internazionale: da quel momento, infatti, i suoi lavori sono ospitati nelle più importanti città, da Londra a Parigi, da Tokyo a Buenos Aires, a Melbourne. Nell’ultima fase, impossibilitato a uscire di casa, Kertész comincia a fotografare dalla finestra del suo appartamento in Washington Square a New York realizzando immagini che mostrano quella ripresa dall’alto che è cifra distintiva della sua produzione. Particolarmente interessante, all’interno del percorso espositivo, una rara serie di fotografie a colori nelle quali il fotografo conserva il rigore compositivo arricchendolo di nuove possibilità espressive tutte giocate sui toni lievi di cromatismi mai aggressivi.

Centro Culturale di Milano Largo Corsia dei Servi 4
www.centroculturaledimilano.it

 

Immagine in evidenza
Mon frère imitant le «scherzo», Hongrie 1919, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine / Dist Rmn-GP © Donation André Kertész

Mostre del Mondo: Ren Hang. Wake Up Together

Untitled, Ren Hang, 2016, Courtesy of Stieglitz19
Untitled, Ren Hang, 2016, Courtesy of Stieglitz19

Ren Hang. Wake Up Together

La scomparsa prematura dell’astro nascente della fotografia cinese Ren Hang, avvenuta nel febbraio del 2017, aveva scioccato l’intero mondo dell’arte contemporanea internazionale. Le sue opere, nonostante la giovane età, sono state celebrate nei più importanti spazi espositivi di tutto il mondo come il Foam di Amsterdam, ma anche a New York, Parigi, Atene, Vienna e molti altri. È stato uno degli autori più rivoluzionari e significativi degli ultimi anni a livello mondiale partecipando a un gruppo di artisti che da sempre lottano per la libertà creativa del popolo cinese e, come il suo illustre collega Ai Weiwei, è stato un personaggio discusso in patria, dove fu arrestato più volte, e molto apprezzato nel resto del mondo. Inaugurata lo scorso 15 novembre, la mostra Wake Up Together  alla Open Eye Gallery di Liverpool, promossa all’interno del Festival Homotopia 2018 insieme a un’altra dal titolo Where Love is Illegal , si presenta come la prima esposizione inglese degli ultimi lavori di Hang. Le sue immagini giocano sia con i nostri sensi e sul modo in cui i nostri corpi interagiscono che con ciò che ci circonda. Ha spesso fotografato i suoi amici a Pechino nudi dentro ambienti domestici, ma anche in contesti urbani e naturali. Le sue immagini sono caricate di una pura e sperimentale libertà giocosa che sprigiona un forte desiderio di affermazione della propria esistenza.

BILDHALLE
Open Eye Gallery, 19 Mann Island, Liverpool L3 1BP, Regno Unito
info@openeye.org.uk
www.openeye.org.uk
Fino al 2 Marzo 

Immagine in evidenza Untitled, Ren Hang, 2016, Courtesy of Stieglitz19

L’Italia dei fotografi: 24 storie d’autore

Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio 
Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio 

L’Italia dei fotografi

M9 raccoglie con oltre 230 immagini le testimonianze dei grandi interpreti della fotografia in Italia.

M9 significa Museo del ‘900 e la sua apertura a Mestre si inserisce all’interno di un importante progetto di riqualificazione urbana. La sede, posta nell’ex convento di Santa Maria delle Grazie, ospita come prima mostra espositiva prodotta dalla Casa dei Tre Oci-Civita Tre Venezie un percorso di scoperta dedicato all’ottava arte e all’autorialità espressa dal belpaese grazie a una selezione di opere magistrali rimaste indelebili nella memoria storica. L’attenzione è posta sull’opera di uomini e donne che, dietro la macchina fotografica, sono stati attori partecipi del cambiamento in atto, osservatori e cittadini coinvolti nel flusso degli eventi.

L’Italia dei fotografi: gli autori in mostra

Ventiquattro, gli autori proposti: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Luca Campigotto, Lisetta Carmi, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Arturo Ghergo, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Nino Migliori, Riccardo Moncalvo, Ugo Mulas, Fulvio Roiter, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli e Massimo Vitali .

Nelle intenzioni del curatore Denis Curti, il focus della ricerca è dedicato agli anni del secondo dopoguerra, un periodo caratterizzato da un’attività creativa impulsiva, impetuosa e innovativa, fino alle recenti espressioni che accompagnano la lettura del presente.

Immagine in evidenza
Anni Cinquanta – Contadino sul suo asino vicino al tempio della Concordia ad Agrigento. Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio

 

Gruppo ETT e la tecnologia di videoproiezione Canon a Matera 2019 con la mostra “Ars Excavandi”

Matera 2019: la mostra “Ars Excavandi”

Interazione ed esperienzialità le parole chiave della grande mostra “Ars Excavandi”, curata dall’architetto Pietro Laureano e realizzata da ETT S.p.A. con tecnologia di videoproiezione Canon per la Fondazione Matera – Basilicata 2019 che ha inaugurato Matera 2019 Capitale Europea della Cultura.

Gruppo ETT e Canon a Matera 2019: la mostra “Ars Excavandi

La mostra rappresenta la prima indagine sull’arte e le pratiche di scavo che hanno dato luogo ad architetture, civiltà e paesaggi rupestri attraverso i secoli. Rilegge da una prospettiva contemporanea la cultura dell’arte ipogea dal primo uso di cavità naturali e incisioni sulla roccia alla realizzazione di grotte, abitazioni, monumenti, opere idriche, città e paesaggi basati sullo scavo. La visita, articolata tra il Museo Ridola e gli ipogei di Palazzo Lanfranchi, accompagna infatti i visitatori in un itinerario che spazia dal Paleolitico al presente attraverso cui possono accedere al ventre della Terra, vivendo di persona la magnificenza dell’architettura scavata, frutto di un duro e sapiente lavoro umano. Il percorso, che si sviluppa in cinque tappe caratterizzate dagli elementi Aria, Fuoco, Eros, Acqua, Terra marcati dai colori Giallo, Rosso, Ultravioletto, Blu, Verde e da una serie di suoni e profumi, si svolge in modo cronologico con rimandi in basso alla linea del tempo, sulle pareti sono presenti continue analogie atemporali con l’arte, l’artigianato, le tradizioni, il folklore, la musica e i riti. Un allestimento innovativo progettato e sviluppato da ETT per creare un contesto immersivo e un’atmosfera unica, tra passato e futuro, grazie all’utilizzo di oltre 50 mq di teli retroproiettati per ogni tappa e complice la collaborazione con Canon Italia che da tempo sostiene iniziative di elevato valore artistico e culturale, attraverso il proprio ecosistema di soluzioni di imaging. All’interno del percorso, arricchito da sei postazioni interattive e una olografica, è custodita una ricostruzione dell’altopiano murgico e dei Sassi di Matera cosi come descritti nel XVI secolo; un gioco di luci e proiezioni permetterà di vedere ai raggi X la città, mostrando una parte degli oltre 20mila mq di strutture e architetture ipogee nascoste sotto la città di Matera. L’impianto di proiezione conta sette videoproiettori multimediali XEED WUX450ST compatti ed estremamente flessibili, che offrono immagini nitide, luminose e vivaci per un’esperienza immersiva unica.

Perché fu fatto il primo scavo? Sono attuali l’arte e il pensiero delle caverne? Qual è la città più antica del mondo? Queste alcune delle domande per stimolare la curiosità dei visitatori durante il percorso espositivo complice Chi siamo? il gioco interattivo realizzato da ETT a cui potranno partecipare grazie a un braccialetto RIFD. Il gioco termina con la risposta che siamo quello che conosciamo e il visitatore riceverà un certificato di Nomade Digitale indicante il suo grado di Empatia Universale con la figura che lo identifica a uno dei personaggi della mostra e potrà quindi essere uno o una: Neanderthal Percettivo; Sapiens Innovatore; Sciamano Scopritore; Paleo Astronauta.

“Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti”: la mostra al Mar di Ravenna

Oliviero Toscani commons wikimedia
Oliviero Toscani commons wikimedia

In primavera al Mar una mostra del fotografo Oliviero Toscani

Il Museo d’arte della città di Ravenna dedicherà al fotografo Oliviero Toscani una mostra intitolata “Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti”a cura di Nicolas Ballario.
La mostra conterrà molte famose immagini dell’artista su temi caldi come pena di morte, razzismo e la guerra.
L’esposizione, attraverso le immagini più note,  si pone l’obiettivo di mettere in scena la carriera e la potenza creativa del fotografo più discusso degli ultimi tempi.
Mar Ravenna
via di Roma, 13 Ravenna
Tel. +39 0544 482477
Tel. +39 0544 482356
Dal 14 aprile al 30 giugno 
Immagine in evidenza

commons.wikimedia.org

Frame, ritratti di Luca Carlino: racconto per immagini dei nuovi protagonisti del cinema italiano

Frame: ritratti di Luca Carlino

La Casa del Cinema di Roma, in collaborazione con Zetema Progetto Cultura di Roma Capitale, presenta la mostra “Frame” del fotografo Luca Carlino.
Frame è il racconto per immagini dei nuovi protagonisti del cinema italiano; nel corso della sua attività professionale,in seno al mondo cinematografico, Luca Carlino ha indagato, attraverso le sue fotografie, l’emergere di una nuova compagine di attori che sta imponendo la propria presenza nei film di maggior successo in Italia. 40 ritratti, rigorosamente in bianco e nero, descrivono i volti di questa nuova generazione: Marcello Fonte, pluripremiato protagonista dell’ultimo lavoro di Matteo Garrone “Dogman”, Alessio Lapice, interprete del film di Matteo Rovere “Il Primo Re”, Andrea Lattanzi, giovane emergente consegnato all’onore delle cronache grazie al lungometraggio “Manuel”, Jacopo Olmo Antinori, conosciuto dal grande pubblico grazie al suo ruolo nella produzione internazionale televisiva “Medici: The Magnificent”, Eugenia Costantini ed Elena Cucci, protagoniste dei film di Gabriele Muccino e Giovanni Veronesi, sono solo alcuni dei nomi coinvolti nel progetto fotografico.
Frame è una lente d’ingrandimento sulla“meglio gioventù” del cinema italiano, come sottolinea il giornalista Simone Isola: “il panorama cinematografico nostrano è popolato da “Capitani Coraggiosi” che portano avanti un rinascimento in celluloide” di cui questi giovani interpreti ne sono gli acclamati protagonisti. Le fotografie di Luca Carlino riflettono la volontà di tracciare un inedito percorso visivo: le fisionomie minuziosamente ritratte, i volti colti in primo piano, l’introspezione psicologica di ogni protagonista, conducono lo spettatore in un viaggio tra le produzioni cinematografiche del nuovo millennio, nell’espressione di una nuova estetica italiana che si confronta con gli indiscussi maestri del neo realismo, ma che custodisce in sé i presupposti di un radioso rinnovamento.

Sandy Skoglund. Visioni Ibride. E l’anteprima mondiale di Winter

Sandy Skoglund. Visioni Ibride

Dal 24 gennaio al 23 marzo, CAMERA ospita la prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant. In mostra trenta lavori, dalle prime serie fotografiche prodotte a metà degli anni Settanta alle grandi composizioni dei primi anni Ottanta, che hanno dato all’artista fama internazionale. In particolare, si possono ammirare Radioactive cats del 1980 e Revenge of the goldfish del 1981, rivisitazioni surreali e stranianti di ambienti familiari dai colori improbabili, invasi da gatti verdi e pesci volanti. L’esposizione sarà anche l’occasione per ammirare l’inedita opera Winter, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni.

TORINO, CAMERA – Via Guido Reni 4/a
www.camera.to

Per acquistare il libro su Sandy Skoglund clicca qui 

 

Spazivisivi 2018: premio “Leone alla carriera” per Ivo Saglietti

Il premio “Leone alla carriera”

All’interno della rassegna Spazivisivi 2018, nella ritrovata cornice del Forte di Santa Tecla, polo museale della Regione Liguria, è stato conferito da parte del Comune di Sanremo e dalle mani dell’Assessore Eugenio Nocita con la partecipazione di Maurizio Garofalo, il premio “Leone alla carriera”. Ennesimo riconoscimento per uno dei fotografi italiani più rappresentativi nel panorama internazionale. Ivo Saglietti appartiene a quella “nobile schiera” di fotografi per i quali è importante partecipare emotivamente, quasi empaticamente, alla realtà che stanno vivendo, stabilendo con le persone che ritrae un rapporto umano.
Ciò che a Saglietti preme raccontare è l’uomo e il proprio destino. Altri mettono in evidenza la sua partecipazione alla sofferenza, con discrezione e rispetto, sicché gli scatti che ne derivano non sono quelli di un fotoreporter, ma di un compagno di strada che diventa amico.
Un vero onore dunque per il comune di Sanremo e per l’Associazione Spazivisivi, premiare Saglietti in questa prima edizione del premio, la quale diventerà un appuntamento annuale conferendolo di volta in volta ad un fotografo che nel corso della sua carriera ha contribuito, con il suo lavoro, a portare in alto l’arte fotografica.

Spazivisivi 2018: premi e riconoscimenti

1992: World Press Photo – Amsterdam

1999: World Press Photo – Amsterdam

2010: World Press Photo – Amsterdam

1996: Fotografi al Servizio della Libertà – L’Aquila

2000: M.I.L.K. Moments of Intimacy – Australia

2006: Premio Enzo Baldoni per il giornalismo – Milano

2006: Fotografo dell’Anno – Lucca – DPF

2010: Premio Bruce Chatwin, Occhio Assoluto – Genova

2018: Premio Leone alla carriera, Sanremo, Spazivisivi

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