Tag archive

Nagasaki

La foto di Joe O’Donnell e l’orrore di Nagasaki

La foto di Joe O’Donnell è forse lo scatto più significativo sull’orrore di Nagasaki. Viso serio e sulle spalle il fratellino esanime. Sono questi i protagonisti della famosa fotografia che riassume gli orrori dei bombardamenti americani su Hiroshima e Nagasaki, avvenute il 6 e il 9 agosto 1945. Uno scatto, quello di Joe O’Donnell, giornalista della United States Information Agency, che ha fatto ammutolire il mondo intero: quel piccolo ritratto in fotografia, pochi secondi dopo, avrebbe assistito alla cremazione del fratellino.
«Vidi questo bambino che camminava, avrà avuto all’incirca 10 anni. Notai che trasportava un bimbo sulle spalle. In quei giorni, era una scena abbastanza comune da vedere in Giappone, spesso incrociavamo bambini che giocavano con i loro fratellini e sorelline portandoli sulle spalle. Ma quel bambino aveva qualcosa di diverso», le parole di  Joe O’Donnell all’emittente televisiva giapponese.

Una scena rimasta impressa in maniera indelebile negli occhi di Joe O’Donnell che 40 anni più tardi, chiese scusa in nome dell’America “Voglio esprimervi questa sera il mio dolore e rammarico per il dolore e la sofferenza causata dai crudeli e inutili bombardamenti atomici delle vostre città … Mai più Pearl Harbor! Mai più Hiroshima! Mai più Nagasaki!”.

 

AccaddeOggi: bombardamento atomico di Nagasaki. È il 9 agosto del 1945

Nagasaki è posta tra le colline a ridosso di una baia pittoresca. Giacomo Puccini vi ambientò l’opera Madame Butterfly. Ospitava, lungo il fiume Urakami, i grandi impianti militari Mitsubishi.
Alle 11:02 di mattina, un potente B-29 Superfortress col suo carico di morte sganciò Fat Man che esplose a un’altezza di 469 metri con una potenza pari a 22.000 tonnellate di TNT. La vita, in quei terribili istanti, si trasformò in caos: moltissimi ospedali furono distrutti e ciò rese impossibile curare i feriti. 40.000 abitanti, tutti civili, perirono nell’esplosione. Altri 40.000 furono gli uomini, le donne e i bambini che morirono nelle settimane successive. Si stima che gli effetti della pioggia radioattiva ebbero conseguenze mortali per diverse migliaia di persone prorogando negli anni sofferenze e lutti. Il Giappone era già pronto alla resa – non c’era più carburante per muovere aerei e navi e non c’era carbone per tenere aperte le fabbriche e le centrali elettriche – e questa seconda atomica, la prima fu sganciata solo tre giorni prima su Hiroshima, rientrò, a detta di alcuni storici, in un calcolo non solo militare, ma anche politico, volendo mostrare alla Russia, il prossimo nemico, la propria forza.

0 0,00
Go to Top