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ONO arte

Helicopter’s days. I queen di Denis O’Regan

ONO arte presenta la mostra “Helicopter’s days. I queen di Denis O’Regan”, una personale del fotografo britannico Denis O’Regan, che immortalò i queen all’apice del loro splendore, ma anche molte altri grandi nomi della musica come David Bowie, U2, Amy Whinehouse, Stones, Bob Marley e molti altri. Denis O’Regan nasce a Londra nel 1953 e cresce a Barnes, una zona residenziale a sud ovest della capitale. Dopo aver completato il ciclo di studi, Denis si avviò verso una carriera nella City di Londra lavorando come broker. Nel 1964, all’età di 11 anni, la madre lo aveva portato a vedere un concerto dei Beatles all’Hammersmith Odeon. L’esperienza della musica pop suonata dal vivo lo segnò a tal punto che, all’inizio degli anni 70, introdusse clandestinamente nello stesso luogo, una macchina fotografica per scattare foto sia a Paul McCartney che ai Queen. Ma fu solo dopo aver visto dal vivo i Led Zeppelin e David Bowie che O’Regan decise di lasciare il lavoro alla City per coltivare le sue grandi passioni: la fotografia e la musica. Dopo aver girato a lungo l’Europa in treno, Denis tornò a Londra per testimoniare con la propria macchina fotografica la straordinaria esplosione del Punk diventando alla fine degli anni Settanta uno dei più importanti collaboratori della rivista NME. Quando O’Regan vide per la prima volta i Queen in concerto era il dicembre 1973, e la band duonava come gruppo di spalla di Mott the Hoople sempre all’Hammersmith Odeon di Londra. Tredici anni dopo, il 9 agosto 1986, i Queen avevano raggiunto l’apice della loro fama diventando il più importante fenomeno socio-culturale del pianeta e, a grande richiesta, il gruppo fu costretto ad annunciare una data in più in all’interno del The Magic Tour, che era andato sold out immediatamente. Fu così che, al Knebworth Park a nord di Londra, suonarono per un pubblico di circa 115.000 persone.
A causa del grande traffico attorno al luogo del concerto, i Queen dovettero arrivare in elicottero. Per poter scattare le foto che sarebbero diventate tra le più famose della rock band britannica, Denis si recò in un aeroporto locale e la band affittò per lui un elicottero con pilota, in modo in modo che potesse scattare loro le foto mentre volavano da Londra. “Nella mia foto più importante dei Queen, i Queen non si vedono”, avrebbe detto più tardi: “ma questo è anche la testimonianza di quanto fossero diventati grandi. E l’elicottero parlava per loro.”. O’Regan, come fotografo ufficiale del tour, ha scattato foto sul palco e nel backstage in ogni città europea che hanno visitato durante quell’estate, incluse due serate allo stadio di Wembley a Londra, ognuna delle quali totalizzò 85.000 persone. Tra questi scatti uno dei più famosi è sicuramente il grandangolo di Freddie Mercury che indossa la sua famosa corona d’oro, un braccio alzato al cielo, e il suo mantello regale drappeggiato sulle spalle. Prima dei Queen, O’Regan aveva lavorato in giro per il mondo con musicisti come David Bowie – in collaborazione con il quale ha anche realizzato il boxset in edizione limitata “Ricochet: David Bowie 1983“ – i Rolling Stones, Duran Duran e Spandau Ballet, oltre ad essere stato fotografo ufficiale di Live Aid. Grazie alla sua vasta collezione di fotografie musicali viene considerato uno più importanti fotografi del settore.

Helicopter’s days. I queen di Denis O’Regan

La mostra (12 dicembre 2019 – 1 febbraio 2019) si compone di 40 fotografie e un sezione dedicata ai Queen e una più generale sugli artisti che O’Regan ha immortalato nel corso della sua carriera.

Opening giovedì 12 dicembre, ore 18.30
Ingresso Libero

ONO arte contemporanea
via Santa Margherita, 10
Bologna | www.onoarte.com

Iggy Pop The Passenger. Fotografie di Esther Friedman

ONO arte celebra il 30 anniversario della caduta del Mura di Berlino con la mostra “Iggy Pop The Passenger. Fotografie di Esther Friedman”. Dal 1976 al 1978 Iggy Pop e David Bowie vissero nella Berlino divisa dal muro al numero 155 di Hauptstrasse, in un quartiere abitato prevalentemente da immigrati turchi. Quei due anni vissuti nell’enclave occidentale della DDR hanno dato vita ad alcuni dei dischi più importanti e innovativi della storia della musica pop. Canzoni buie, pericolose e urgenti che hanno influenzato generazioni di musicisti, scrittori, registi e artisti fino ai giorni nostri. Nella Berlino decadente, che ancora ammiccava alla grandeur ideologica della Repubblica di Weimer, ispirati da scrittori come Christopher Isherwood, Bowie, Iggy Pop e la fotografa tedesca Esther Friedman si muovono tra le strade e tra la gente della ex capitale dei Terzo Reich quasi come dei perfetti sconosciuti. In quegli anni Berlino era il luogo dove le persone andavano per alienarsi dal mondo, per essere dimenticati, per bere da soli nei tanti bar aperti tutta la notte. Ma era anche la città nella quale il muro tra due mondi contrapposti creava tensione, frizione, allarme e quell’impulso creativo che ha aiutato i due “Dum Dum Boys” a lasciarsi alle spalle la supernova di cocaina nella quale stavano sprofondando a Los Angeles.

La Friedman stabilisce con Iggy Pop un modo unico e complesso di comunicare con la macchina fotografica

La relazione sentimentale che Esther e Iggy iniziano nel 1977, e che durerà per 7 anni, permetterà alla fotografa tedesca di ritrarre intimamente James Newell Osterberg, alias Iggy Pop, come mai era accaduto prima e mai accadrà dopo nonostante il performer di Detroit sia stato immortalato dai più importanti fotografi del mondo. Che siano immagini scattate nel loro appartamento, in giro per Berlino, in tour negli Stati Uniti, in vacanza in Kenia, la Friedman stabilisce con Iggy Pop un modo unico e complesso di comunicare con la macchina fotografica. Un modo privo di parole, affascinante e collaborativo di mostrare come fosse la loro vita in quegli anni. Iggy Pop ne ha vissuto tante di vite, sopravvivendo a se stesso, e negli scatti per lo più in bianco e nero di quegli anni, emerge l’aspetto creativo-distruttivo del grande ex-Stooges. La macchina fotografica di Esther Friedman è affascinata dalla plasticità del suo fisico da performer e dall’espressività del suo volto, non lontana dai canoni estetici dell’espressionismo tedesco ai quali David Bowie introdusse Iggy proprio in quegli anni. L’avventura umana e professionale di Iggy Pop e David Bowie a Berlino rimane una delle più affascinanti, struggenti e romanzate storie nella quale ci si possa imbattere tra le tante che hanno arricchito la cosiddetta cultura popolare. A distanza di 40 anni resiste il fascino di questa avventura anche attraverso il lavoro di fotografi come Esther Friedman.

La mostra si compone di 25 fotografie e di una proiezione che ricostruisce il landscape urbano di Berlino, Est ed Ovest.

ONO arte contemporanea via Santa Margherita, 10 Bologna

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