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Brassaï. Paris de Nuit

di Vittorio Scanferla


Paris de Nuit. Fotografie di Brassaï. Introduzione di Paul Morand. Parigi. Edizioni di Arts et Metiers Graphiques.1933 (2 dicembre 1932). 250x193mm. 74 pag. 62 fotografie in bianco e nero. Copertina illustrata. Legatura a spirale. Edizione inglese. Paris after Dark. London. Batsford. 1933.


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Una felice alchimia ha prodotto un’icona dell’epoca d’oro dell’editoria europea: Paris de Nuit, il primo fotolibro di Gyula Halasz, che dalla Transilvania si trasferì a Parigi nel 1924, dopo aver frequentato le Accademie di Belle Arti di Budapest e Berlino e assunto lo pseudonimo di Brassaï, dalla città di Brassò, dove era nato nel 1899. Giornalista, fotografo, disegnatore, poeta, scultore, scrittore, film-maker e scenografo: intellettuale a tutto tondo, profondamente inserito nel clima culturale e artistico della capitale del XX secolo, come la definì Walter Benjamin, Brassaï era rimasto colpito dalle immagini di Atget che documentavano la trasformazione della città, convinto che la fotografia fosse lo strumento ideale per la narrazione del mondo oscuro della Ville Lumiére scoperto durante le sue peregrinazioni notturne.


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«Brassaï: l’occhio nascosto del vampiro, l’occhio calmo del Budda che abbraccia il Tutto e non si ferma mai, l’occhio insaziabile, l’occhio di Parigi» Henry Miller


Nel 1929 acquistò una Voigtlander Bergheil 6×9 a lastre, con ottica Heliar 105mm, allestì nel suo hotel una camera oscura, condivisa con Dora Maar, e studiò, da autodidatta, tutti i testi di tecnica e chimica fotografica disponibili, seguendo sempre personalmente le fasi di sviluppo e stampa delle sue fotografie. Per realizzare il suo progetto Brassaï frequentò, con la medesima complicità e partecipazione, tutti i luoghi e gli ambienti sociali, dai più umili ai più trasgressivi, dai più poveri ai più ricchi e aristocratici. Voleva restituire una nuova percezione della città, come se si scoprisse per la prima volta, forte del pensiero che «la notte non ci mostra le cose, ma le suggerisce e ciò ci disturba e sorprende». Il suo è uno sguardo diretto in un paesaggio trasfigurato dalla modernità della luce elettrica, documentato da una poetica fotografica semplice: un treppiede in legno, un’ottica fissa, un cordino per controllare la distanza e il tempo di posa scandito dalla durata di una o più sigarette a seconda della luce ambientale, corretta da un sapiente uso, open flash, di lampi al magnesio.


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«A lungo ho avuto un’avversione per la fotografia. Fino a trent’anni ignoravo l’uso della macchina fotografica. A Parigi io vivevo di notte vagando per la città da Montparnasse a Montmartre, andavo a letto all’alba e mi svegliavo al tramonto. Una profusione di immagini della mia vita notturna non cessava di sedurmi, di perseguitarmi e di ossessionarmi; non vidi altro mezzo per afferrarle che attraverso la fotografia» Brassaï


Accompagnato da altri irriducibili flâneur, come i suoi amici Jacques Prévert, Henry Miller, Leon-Paul Fargue e Raymond Queneau, il fotografo affinò, work in progress, la propria tecnica nelle notti parigine, ricche di incontri e di scontri con un mondo non sempre amichevole; furti e aggressioni non mancarono, portandolo a realizzare, sia in esterni che in interni, immagini di straordinaria suggestione, che la luce e il magnesio scolpivano in forme nitide, ma morbidamente plastiche e scultoree.


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Brassaï, dopo due anni di riprese, mostrò un centinaio di queste fotografie a Charles Peignod editore di Arts et Metiers Graphiques, che accettò di pubblicare il fotolibro con le più moderne tecniche di riproduzione in héliogravure, una qualità di stampa memorabile. Il montaggio e una grafica d’avanguardia, con fotografie a piena pagina senza didascalie, fecero il resto. La legatura a spirale permise una perfetta planeità del libro aperto e una lettura più efficace della sequenza e dei dettagli. La qualità degli inchiostri dona una straordinaria profondità dei neri, la scansione dei grigi e la brillantezza delle luci rimangono esemplari a tutt’oggi, realizzando secondo Martin Parr e Gerry Badger «probabilmente la più splendida stampa mai vista».
Paris de Nuit fu un successo editoriale e di critica e diede il via al filone della fotografia notturna che influenzò fotolibri importanti a partire da Night in London (1938) di Bill Brandt e costituì una svolta determinante nella vita professionale di Brassaï. L’edizione del 1933 escludeva le immagini più esplicite della Parigi trasgressiva fatta di bordelli, prostitute, fumerie di oppio e ritrovi di omosessuali e lesbiche, che Brassaï era riuscito a fotografare conquistandosi la fiducia e la complicità del popolo della notte. Solo nel 1976 l’editore Gallimard pubblicò la versione integrale di Brassaï. Le Paris secret des années 30, con centotrenta fotografie e il commento appassionato dell’autore, ma senza riuscire a riprodurre il fascino grafico e tipografico dell’edizione originale. Un buon esemplare di questo seminale fotolibro-oggetto – il suo punto fragile è nella legatura a spirale che ne può compromettere l’integrità –, si può trovare a 1.500/2.000 euro.

“La grande bellezza” secondo Antonio Saba

Da trent’anni Antonio Saba cattura la bellezza sotto diverse forme: dalla fotografia di architettura al life style

Classe 1966, Antonio Saba ha avuto prima uno studio a Cagliari e uno a Milano, poi, per un breve periodo, ha lavorato negli Stati Uniti e dal 2013 vive e lavora a Dubai, considerata punto strategico sia come base per raggiungere il resto del mondo sia come principale fonte di business. “Le agenzie, quelle classiche, ci sono tutte“, afferma Saba. A queste, poi, si aggiungono quelle libanesi. “In questi anni mi sono concentrato nel settore dell’hospitality: a Dubai si aprono quattro o cinque grandi alberghi ogni anno. Mi occupo della produzione fotografica, in particolare per l’advertising, ma anche per le pubblicazioni editoriali e i nuovi media“.

Antonio Saba, forte della ventennale esperienza di banco ottico e pellicola, cerca di realizzare gli scatti il più definiti possibili anche se poi comunque si affida alla post-produzione digitale per rifinire il file. “La fotografia dell’angelo in volo sulla terrazza quella con alle spalle la torre Burj Khalifa, èstata ultimata in post. La figura non l’ho scattata in studio, ma in una terrazza dal vero. Le ali, invece, le ho fotografate successivamente, a Barcellona, utilizzando la stessa luce.“[…] Oltre al business legato al lusso e al life style, Antonio Saba si sta dedicando al settore della fine art: cioè una produzione che implica tecnica e qualità nonché tutte le attenzioni normalmente richieste dal circuito delle gallerie d’arte e dei musei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piergiorgio Branzi: Parigi, 1954-2017

Parigi, 1997

Strascicare i piedi lungo i marciapiedi di quella invenzione letteraria che si chiama Parigi, per un fotografo è pur sempre sentirsi vampiro in una macelleria.

Piergiorgio Branzi


Dal 5 ottobre al 1 dicembre Contrasto Galleria ospiterà la mostra di Piergiorgio Branzi “Parigi, 1954-2017”. Saranno esposte 30 fotografie in bianco e nero, scattate negli anni tra il 1954 e il 2017 da questo grande interprete del nostro tempo.


Parigi, 1997

Per un fotografo Parigi è il luogo ideale: una vera e propria invenzione letteraria, dal fascino stimolante di una costante sorpresa. Lo sguardo raffinato di Piergiorgio Branzi si sofferma su dettagli, volti e scorci, offrendo una riflessione visiva profonda e sorprendente su una città che non smette mai di affascinare.

Il primo incontro con la fotografia di Piergiorgio Branzi è stato nella sua Toscana, nei primi anni ’50. Ben presto la macchina fotografica divenne un pretesto per girare prima l’Italia, poi il Mediterraneo, finché il suo lavoro di giornalista televisivo non lo portò in giro per il mondo, dal Nord Africa a Mosca, dove Branzi ha vissuto cinque anni in quanto inviato per la Rai. Approdò poi a Parigi, città per la quale nutre un antico amore visivo e che ha avuto modo di ammirare e rimirare più volte. In questi anni Branzi ha gironzolato per i suoi Boulevards come un flâner, cercando di cogliere quello spirito “femminile” di una città senza tempo; si è seduto ai suoi cafè per afferrare l’indole del suo popolo, ha viaggiato sui suoi metrò per osservarne le abitudini: nelle sue fotografie ha immortalato la vera essenza parigina, intrisa di arte, letteratura, sogno e mistero.

“Ma Parigi in realtà non esiste, è tutto e il contrario di tutto, un luogo comune sognato da lontano, una accattivante invenzione, un miraggio, un sortilegio, la “similitudine” di se stessa appunto. È da sempre come vuoi che sia, ci trovi quello che cercavi di trovare. Ma la puoi rovistare come la tua tasca e non scoprirai mai com’è, e qual è quella vera: come una “femmina”, appunto, della quale ti resterà sempre il desiderio di conoscerne compiutamente la natura profonda, anche se al tuo fianco da tutta una vita.
Colui che l’attraversasse a passo veloce perderebbe tutto questo: il fascino stimolante di una costante sorpresa.”
(da Il giro dell’occhio, ed. Contrasto 2015)


CONTRASTO GALLERIA

Via Ascanio Sforza, 29

20136 Milano

t. 02 89075420 – c. 339 7124519

lunedì – venerdì h. 10-13 e 15:30-18:30 e su appuntamento

Chiuso sabato e domenica

ingresso gratuito

Huawei e Airbnb insieme con un contest all’insegna del #RitrattoUrbano

Huawei Italia annuncia una nuova partnership con Airbnb Italia, la piattaforma leader per la condivisione di alloggi unici che ha rivoluzionato il modo di concepire il viaggio e di vivere la città. I due brand, che condividono l’attenzione per l’arte e il design e l’obiettivo di porre gli utenti al centro della propria offerta, hanno deciso infatti di stringere una collaborazione per promuovere la co-creazione e la condivisione di contenuti artistici.
 
L’iniziativa legata alla  partnership è il lancio del concorso #RitrattoUrbano che invita le persone a esprimere la propria creatività raccontando se stessi nel luogo che maggiormente rappresenta l’essenza dell’umanità contemporanea: la città.
 
Gli utenti dovranno scattare delle foto che comunichino da un punto di vista artistico il modo in cui loro stessi si vedono all’interno del contesto urbano, realizzando il proprio ritratto urbano personale. Immagini come quelle che è possibile creare grazie alle nuove funzioni fotografiche di Huawei P10 e P10 Plus, che stanno ridefinendo il ritratto fotografico attraverso la doppia fotocamera di seconda generazione e le innovazioni tecnologiche nate dalla partnership con Leica.
 
Per partecipare al contest, attivo dal 5 Maggio al 7 Luglio, gli utenti dovranno caricare almeno tre foto a tema sul sito makeitpossible.me e per ricevere un bonus voti, potranno condividere la propria gallery su Instagram con l’hashtag #RitrattoUrbano o invitare amici a partecipare al contest.
 
Le foto saranno votate dalla community, oltre che valutate da esperti scelti da Huawei e Airbnb. La giuria selezionerà 2 vincitori tra i 30 partecipanti più votati e 2 tra coloro che avranno saputo mostrare il proprio punto di vista sulla città nel modo più creativo e originale.
 
Il premio sarà una art experience unica, in una delle quattro città più interessanti e vivaci del mondo: Miami, Londra, Parigi e Firenze. Il viaggio comprenderà un soggiorno nelle abitazioni di design più belle ed esclusive tra quelle disponibili su Airbnb, la visita ad uno dei famosi musei di arte contemporanea ospitati da queste città e la partecipazione a una delle Esperienze d’arte selezionate da Airbnb tra quelle offerte dagli host del portale. Si tratta di attività pensate e proposte con passione dai membri della community: ripropongono l’unicità di un’esperienza, offrendo accesso a luoghi privati o difficilmente accessibili, e mettendo in contatto i viaggiatori con le persone del luogo. Inoltre, uno o più tra i vincitori, potranno avere la possibilità di partecipare personalmente o attraverso i propri contenuti fotografici ad una delle campagne pubblicitarie Huawei.


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Jeu de Paume – Parigi

Vista su palce de la Concorde

di Alessandro Curti


Nel cuore di Parigi, alla scoperta di un luogo che riunisce tre secoli di storia: la Galerie Nationale du Jeu de Paume.

Centro d’arte contemporanea con una forte reputazione internazionale, Jeu de Paume è riconosciuto a livello mondiale come uno spazio di promozione per la fotografia, il cinema, le video-installazioni e la web art.


L’edificio © Adrien Chevrot

Storia
L’edificio, costruito sotto il regno di Napoleone III, sorge nel bel mezzo del Giardino delle Tuileries e fu progettato per il gioco della pallacorda (Jeu de Paume in francese), una sorta di antenato del tennis.
I 1200 metri quadri della galleria ospitano, dal 2004, mostre fotografiche di artisti emergenti e grandi autori come Cindy Sherman, Alec Soth, Robert Franck, Richard Avedon e molti altri.
Per alcune esposizioni il museo dispone anche di un secondo spazio: si tratta dell’Hôtel de Sully, edificio in stile barocco del XVII secolo situato nel Marais.

Mostre
In questo periodo e fino al 28 maggio è possibile visitare un trittico di esposizioni di grande interesse.
Jeu de Paume propone due autori che utilizzano il video come linguaggio espressivo: Peter Campus e Ali Cherri.
Campus è un artista americano, pioniere della video art, che attraverso alcune installazioni ripercorre la sua lunga e prolifica carriera. Cherri è un artista libanese che, con la sua ricerca visuale, ha sviluppato un lavoro sull’archeologia e sulla storia delle rovine nel Medio Oriente e nel Nord Africa, proponendo un confronto su alcuni aspetti pre e post coloniali.
Per quanto riguarda la fotografia, Eli Lotar (1905-1969) è l’ospite d’onore. Fotografa francese e di origine romena, nell’arco del XX secolo fu una apprezzata esponente di alcune avanguardie; va in scena la sua retrospettiva.


Vista su Place de la Concorde

Educazione
Jeu de Paume organizza periodicamente incontri con gli autori, talks, visite guidate, approfondimenti e seminari.
Lo staff del museo si occupa anche di organizzare iniziative pensate appositamente per le famiglie e per i più piccoli, ogni primo sabato del mese.
Mercoledì e sabato, alle 12.30, vengono proposte visite guidate gratuite per gli spettatori.

Blog
All’indirizzo web lemagazine.jeudepaume.org è possibile consultare il magazine di Jeu de Paume, con approfondimenti, curiosità, pubblicazioni e interviste di interesse culturale.

Info:
Indirizzo: 1, Place de la Concorde, 75008 Paris
Orari: martedì 11-21
mercoledì-domenica 11-19
Tel: +33 01.47.03.12.50
Mail: serviceeducatif@jeudepaume.org
Web: www.jeudepaume.org


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PARIGI | Le fotografie di Giovanni Gastel in mostra | Dal 29 settembre

DAL 29 SETTEMBRE AL 28 OTTOBRE 2016

GIOVANNI GASTEL IN MOSTRA A PARIGIunnamed


Dal 29 settembre al 28 ottobre 2016 la Photo12 Galerie di Parigi (14, rue des Jardins-Saint-Paul) ospita la prima personale in Francia di Giovanni Gastel, con una selezione di circa 30 opere a coprire un arco cronologico che va dalla metà degli Anni Ottanta fino ai giorni nostri. Un viaggio completo e articolato, dunque, nell’immaginario visivo di uno tra i più grandi fotografi di moda su scala internazionale, dedicato in modo specifico al fascino femminile.

Seducenti, eteree, irraggiungibili come dee; ma al tempo stesso giocose, ironiche, irriverenti come ninfe: le modelle ritratte da Giovanni Gastel conquistano con la sinuosa delicatezza di pose elegantissime, senza mai risultare allusive o volgari, diventando così icone di una bellezza assoluta, capace di astrarsi dai condizionamenti della moda e del mercato, dando forma allo spirito eccentrico ed eclettico di un raffinatissimo sperimentatore.

Gastel, il più possibile fedele alla stampa Polaroid di grande formato e al banco ottico 20×25, ha introdotto nella fotografia di moda contemporanea le tecniche “old mix” e “a incrocio”, le rielaborazioni pittoriche e lo still life ironico, imprimendo un segno unico e originalissimo, che lo pone come figura di assoluto riferimento. Come dimostrano le immagini esposte a Parigi, che sanno restituire il senso profondo di una ricerca costante, sia sotto il profilo compositivo sia puramente tecnico.

Si passa quindi dai servizi di moda per grandi testate come Vanity Fair, scattati in bianco e nero con un gusto classico e tradizionale, agli effetti quasi pittorici ottenuti nelle serie di ritratti della metà degli Anni Novanta stampati su foglia d’oro; dai divertissement in bilico tra suggestioni dada e visioni surrealiste fino agli omaggi all’iconografia dell’Estremo Oriente o a quella della Belle Époque. Il tutto in un tourbillon di citazioni, rimandi e riferimenti che restituiscono la sconfinata cultura visuale di un vero e proprio inventore di immagini.


Note biografiche

Giovanni Gastel nasce a Milano il 27 dicembre 1955, da Giuseppe Gastel e da Ida Visconti di Modrone, l’ultimo di sette figli. Negli anni Settanta, avviene il suo primo contatto con la fotografia. La svolta avviene nel 1981 quando incontra Carla Ghiglieri, che diventa il suo agente e lo avvicina al mondo della moda.

Dopo la comparsa dei suoi primi still-life sulla rivista Annabella, nel 1982. Inizia a collaborare con Vogue Italia e poi, grazie all’incontro con Flavio Lucchini, direttore di Edimoda, e Gisella Borioli, alle riviste Mondo Uomo e Donna. La consacrazione artistica avviene nel 1997, quando la Triennale di Milano gli dedica una mostra personale, curata dallo storico d’arte contemporanea, Germano Celant.

Il successo professionale si consolida nel decennio successivo, tanto che il suo nome appare nelle riviste specializzate insieme a quello di fotografi italiani quali Oliviero Toscani, Giampaolo Barbieri, Ferdinando Scianna, o affiancato a quello di Helmut Newton, Richard Avedon, Annie Leibovitz, Mario Testino e Juergen Teller. Nel 2002, nell’ambito della manifestazione La Kore Oscar della Moda, ha ricevuto l’Oscar per la fotografia. Attualmente è Presidente dell’Associazione Fotografi Italiani Professionisti e membro permanente del Museo Polaroid di Chicago. Nell’autunno 2016 inaugurerà nella sua Milano una grande personale, curata da Germano Celant, nelle sale di Palazzo Reale.


GIOVANNI GASTEL

Parigi, Photo12 Galerie

14, rue des Jardins-Saint-Paul, 75004 Paris 4

29 settembre – 28 ottobre 2016

Orari: martedì-sabato 14 – 18.30

Ingresso libero

Informazioni:     tel. 02.8322530 – e.oropallo@giovannigastel.it

tel. + 33 (0)1 42782421; galerie@galerie-photo12.com

Sito internet:     www.galerie-photo12.com

www.giovannigastel.it

Maison Européenne de la Photographie | Paris

La capitale francese è indubbiamente la regina artistica e culturale di tutto lo scenario europeo, con la sua grande storia, le sue gallerie e i vari centri legati a doppio filo al mondo dell’arte.
La volontà di chiamare questo museo “la casa europea della fotografia” non è affatto casuale: è indice dell’importanza e del ruolo da protagonista ricoperto dalla fotografia nella capitale francese.
Fin dal 1985, anno della prima apertura della MEP, i grandi fotografi internazionali sono attratti da una brezza di freschezza e partecipano da subito con mostre e iniziative: Duane Michals, Helmut Newton, Ralph Gibson e tanti altri espongono i loro scatti in una delle gallerie destinata a diventare tra più celebri nel mondo.

La storia
È il 1978 quando un gruppo di artisti e appassionati di fotografia dà origine all’associazione “Paris Audiovisuel”, capace di organizzare numerosi eventi che attirano sempre il grande pubblico.
Il sindaco di Parigi, lungimirante mecenate, decide di finanziare questo progetto artistico, mettendo a disposizione l’Espace Photo, una galleria di 400 metri quadri sotto la presidenza di Henry Chapier e la direzione artistica di Jean-Luc Monterosso.
Fin dal primo momento tutta la dirigenza concorda su quello che è il motivo fondante dell’associazione: far conoscere al mondo le opere di fotografi pionieri e contemporanei.
A inizio anni ’90 “Paris Audiovisuel” assume un doppio ruolo: quello di promuovere una politica artistica e culturale per Parigi e i parigini, e parallelamente creare il “Mese della Fotografia”, , per consacrare la città come capitale indiscussa della fotografia mondiale.
L’edificio odierno viene aperto nel 1996, quando avviene il trasferimento totale dall’Espace Photo, ormai troppo piccolo, a un vecchio hotel del ‘700 che viene ristrutturato: nasce la Maison Européenne de la Photographie.

Le attività
La MEP, situata a pochi passi da Rue de Rivoli, offre ai visitatori numerose attività: conferenze, dibattiti e scambi di idee direttamente con gli artisti e i curatori vengono proposti all’interno dell’auditorium e sono di norma gratuite e ad accesso libero, per garantire a tutti la possibilità di partecipare attivamente.
Il museo organizza anche visite guidate per ogni ciclo di esposizioni presente, garantendo un approccio sensibile e una interpretazione tematica personale una per qualsiasi opera in mostra.
Oltre ad avere a disposizione una biblioteca e un vastissimo archivio, la MEP vanta anche il primo servizio pubblico francese specializzato nel trattamento, nella preservazione e restaurazione del materiale fotografico presente nei vari musei della città.

Le mois de la photo
La Maison Européenne de la Photographie organizza ogni due anni, dal 1980, una sorta di grande festival della fotografia che si tiene per tutta la città di Parigi: oltre cento esposizioni sparse per tantissimi musei, centri culturali e gallerie parigine.
Nel 2014 si è svolta la diciottesima edizione, con Mediterraneo, fotografi anonimi, amatori celebri e l’intimo come aree tematiche proposte.
Un evento tradizionale, dinamico e itinerante, che permette a tutti di avvicinarsi alla fotografia e allo stesso tempo conoscere e scoprire gli angoli culturali più disparati per la capitale.


 

di Alessandro Curti

 

Parigi ospita il grande Ugo Mulas

A Parigi sbarca uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo: Ugo Mulas.

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Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Estate Ugo Mulas, Milano – Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

La Fondazione Henri Cartier-Bresson – fino al 24 aprile – ospita circa 60 fotografie vintage in bianco e nero, tutte selezionate dall’autore italiano per il suo leggendario libro La fotografia, pubblicato da Einaudi nel 1973.

Sessanta scatti che svariano dal ritratto degli artisti italiani e newyorkesi al fotoreportage d’autore della Biennale di Venezia del 1954, per concludere con le immancabili Verifiche, vero e proprio testamento artistico che riflette sulla pratica stessa del fare fotografia, interrogandosi sulle sue intenzioni e finalità.

Proprio negli scatti in mostra, possiamo ancora percepire l’intima relazione che Mulas aveva sviluppato con ciascuno degli artisti ritratti. Al di là del valore documentario di queste fotografie, è evidente come si fondino su una narrazione, su spunti biografici e autobiografici assieme, che soltanto una conoscenza approfondita poteva cogliere in modo così diretto e informale.

contact@henricartierbresson.org
www.henricartierbresson.org

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