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Prima di Instagram c’era la Polaroid e Warhol

Sembra ieri ma sono già passati … 71 anni! Correva l’anno 1937 quando il mitico Edwin Land diede vita a quella che in breve divenne l’azienda produttrice di materiale fotografico che rivoluzionò il concetto stesso di di fotografia: la Polaroid.

Andy Wharol insieme a Oliviero Toscani

La prima macchina Polaroid venne messa in vendita nel 1948, ma la macchina che ebbe più successo fu la Folding Pack. Il maestro della pop art Andy Warhol fu (come si direbbe oggi) il testimonial più celebre della fotografia a sviluppo immediato e tra i più grandi appassionati delle iconiche fotografie quadrate tanto da farne un elemento centrale di molte sue opere. Warhol invitava gli ospiti a pranzo, poi li faceva sedere di fronte a un muro, li truccava e poi scattava.  “Una foto significa sapere dove mi trovavo in ogni momento. Per questo motivo scatto fotografie. È un diario visivo” – spiegava Andy Warhol.

Warhol era un instancabile cronista della vita: dalla fine degli anni ’60 alla sua scomparsa nel 1987, ha portato con sé, praticamente ovunque andasse, una Polaroid, accumulando così un’enorme collezione di istantanee di amici, personaggi famosi e oscuri, elementi scenografici e di moda e autoritratti. A chi ama la pop art e la magia delle Polaroid consigliamo Andy Warhol. Polaroids una bellissima monografia realizzata da Richard B. Woodward, critico d’arte del New York Times, in collaborazione con la Andy Warhol Foundation che raccoglie centinaia di istantanee, la maggior parte delle quali inedita. Ritratti di celebrità come Mick Jagger, Alfred Hitchcock, Jack Nicholson, OJ Simpson, Pelé, Debbie Harry compaiono accanto a immagini del suo entourage e della sua vita, panorami e nature morte. Spesso spontanee, le Polaroid di Warhol documentano la sua era in modo analogo a quanto Instagram fa oggi nei suoi quadrati digitali pubblicati on-line da milioni di persone che hanno reso così, forse, ancora più “pop” la creazione di immagini evocative che congelano frammenti della realtà quotidiana.

 

 

Warhol nella Basilica della Pietrasanta: Un mondo alla ricerca di senso

Andy Warhol Marilyn, 1967 Serigrafia su carta, 91,4x91,4 cm 225/250 Collezione Eugenio Falcioni © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2019 per A. Warhol

Un’esposizione interamente dedicata al mito di Andy Warhol giunge alla Basilica di Pietrasanta di Napoli che, dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020 con oltre 200 opere scelte, regala al pubblico una visione completa della produzione artistica del genio americano che ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra. Immortali icone e ritratti, polaroid e acetati, disegni e il mondo della musica, il brand e l’Italia: nel capoluogo campano arriva – in sette sezioni – quel mondo Pop che ha segnato l’ascesa di Warhol come l’artista che ha stravolto in maniera radicale qualunque definizione estetica precedente, attraverso miti dello Star System e del merchandising come le intramontabili Campbell’s Soup, il ritratto serigrafato di Marilyn derivato da un fotogramma di Gene Korman, le celebri serigrafie di Mao del 1972 e il famosissimo Flowers del 1964.

Warhol nella Basilica della Pietrasanta: il percorso espositivo

In oltre 200 opere il percorso artistico e privato di un uomo eclettico che ha segnato l’arte a tutto tondo, trasformando visioni e concetti, fermando nell’immaginario collettivo volti, colori e scene e regalando all’Arte tutta, un aspetto nuovo. Questa esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sotto l’egida dell’Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, con la Rettoria della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS. Accanto a opere che raccontano la scena americana del ‘900, nelle sale della Pietrasanta anche lavori che rivelano il rapporto di Warhol con l’Italia e un focus dedicato alla città di Napoli col suo Vesuvius del 1985 e il Ritratto di Beuys, realizzato nel 1980 in occasione della mostra tenutasi presso la Galleria Amelio.
Presenti in mostra i suoi immancabili ritratti di grandi personaggi, figure storiche che il suo genio e la sua arte hanno trasformato in leggende contemporanee: i volti di Man Ray, Keith Haring, Edvard Munch, Lenin, Giorgio Armani e un rarissimo ritratto della Monna Lisa realizzato con inchiostro serigrafico su pergamena nel 1978. E ancora Liz, la serie Ladies and Gentlemen e i suoi Self portrait, per poi passare al legame con il mondo della moda e della comunicazione. Ad arricchire l’esposizione una sezione di disegni che accoglie alcuni rari esempi degli anni ‘50 derivanti dalla fase pre pop di Andy Warhol come raffigurazioni di anelli, orecchini e gemme provenienti dal suo primo lavoro di illustratore, poco conosciuta dal grande pubblico. Ampio spazio è dedicato ancora al rapporto tra Warhol e il mondo della musica: insieme ad alcune delle più memorabili cover progettate e realizzate come The Velvet Undreground & Nico, sono esposti i ritratti di Mick Jagger, Miguel Bosè, Billy Squier.
Fondamentali per la comprensione del modus operandi “warholiano” sono le polaroid e gli acetati fotografici utilizzati per la successiva realizzazione dei ritratti: esposte icone del mondo del cinema come Arnold Schwarznegger, Silvester Stallone, Alba Clemente; del mondo musicale quali Grace Jones, Mick Jagger, Ron Wood, Stevie Wonder. Dall’ambito moda non mancheranno Gianni Versace, Valentino, Jean Paul Gaultier e ultimi ma non meno importanti i celebri Self Portrait dalla parrucca color argento.
La mostra Andy Warhol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia con Eugenio Falcioni in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors ed è curata da Matteo Bellenghi.

Fino al 23 febbraio 2020
Info e prenotazioni www.arthemisia.it
T+39 081 1865991

Kodak Smile Classic: la nuova macchina fotografica istantanea

Kodak Smile Classic è la nuova macchina fotografica istantanea che ricorda molto le Polaroid.
Kodak ha presentato alla IFA questa nuova macchina fotografica che utilizza una stampante senza inchiostro. La Smile Classic, che sfrutta la tecnologia Zink è la naturale evoluzione della vecchia Polaroid.

Kodak Smile Classic: caratteristiche

Le foto sono grandi 8,9 x 10,9 cm e presentano un retro adesivo. La fotocamera da 10 MP, dotata di flash, possiede anche un mirino a scomparsa e uno slot di memoria SD.
La Smile Classic è dotata inoltre di connessione Bluetooth e potrà essere utilizzata come stampante e collegando lo smartphone alla macchina fotografica sarà possibile stampare presenti sul telefono.

Il prezzo di listino è di 179,99€. Sarà disponibile in 4 diversi colori.

Personaggi da ricordare: Edwin Herbert Land. L’uomo che inventò la Polaroid

Edwin Herbert Land. L’uomo che inventò la Polaroid

Edwin H. Land nasce negli Stati Uniti d’America nel 1909, inventore particolarmente produttivo, nel febbraio 1947 ufficializza l’invenzione che lo ha reso grande, la Polaroid. Studente di chimica ad Harvard, lasciò l’università per concentrarsi sullo studio della luce polarizzata. La svolta decisiva nella sua ricerca avvenne quando nel 1934 la Eastman Kodak gli commissionò un polarizzatore laminato tra due fogli di vetro ottico; tre anni dopo venne prodotto il film plastico polarizzante, applicato, inizialmente, agli occhiali da sole. Finita la guerra, Land capì e focalizzò le sue ricerche su un progetto che permettesse di avere tra le mani le fotografie subito dopo lo scatto. È il 21 febbraio 1947 quando l’inventore esce dal laboratorio con la prima macchina fotografica istantanea e la relativa pellicola; aveva inventato la Polaroid. Il modello Land Camera inizia la storia del lungo successo della Polaroid che arriverà alla fama mondiale con il modello SX70

Edwin Herbert Land: L’uomo che inventò la Polaroid

Edwin H. Land nasce negli Stati Uniti d’America nel 1909. Inventore particolarmente produttivo, nel febbraio 1947 ufficializza l’invenzione che lo ha reso grande, la Polaroid. Studente di chimica ad Harvard, lasciò l’università per concentrarsi sullo studio della luce polarizzata. La svolta decisiva nella sua ricerca avvenne quando nel 1934 la Eastman Kodak gli commissionò un polarizzatore laminato tra due fogli di vetro ottico; tre anni dopo venne prodotto il film plastico polarizzante, applicato, inizialmente, agli occhiali da sole. Finita la guerra, Land capì e focalizzò le sue ricerche su un progetto che permettesse di avere tra le mani le fotografie subito dopo lo scatto. È il 21 febbraio 1947 quando l’inventore esce dal laboratorio con la prima macchina fotografica istantanea e la relativa pellicola; aveva inventato la Polaroid. Il modello Land Camera inizia la storia del lungo successo della Polaroid che arriverà alla fama mondiale con il modello SX70

“Viviamo in un mondo in così rapida evoluzione che colui che riteniamo di buon senso sta facendo ora quello che sarebbe andato bene l’anno scorso”. Edwin H. Land

Fotografia della settimana: Steve McCurry e l’ultima Kodachrome 64

Il 19 dicembre 2012 Kodak dichiara il fallimento. Steve McCurry attraversa il mondo per scattare le 36 fotografie dell’ultimo rullino Kodachrome.


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© Steve McCurry

Quando il 19 dicembre del 2012 Kodak dichiara il fallimento attraverso la procedura del Chapter 11, Steve McCurry decide di scattare una serie di immagini con l’ultimo rullino uscito dalla mitica azienda produttrice di pellicole, che trent’anni prima deteneva una quota di mercato del 90% negli Stati Uniti.
Trentasei immagini per chiudere un’epoca. Una sfida personale attraverso il mondo per celebrare la produzione analogica, su cui oggi si può anche ironizzare viste le disavventure con il digitale e la post-produzione del fotografo americano. Ma d’altra parte, questa sorta di contrappasso è toccata alla stessa Kodak: era suo lo slogan “voi premete il pulsante, noi facciamo il resto”, una fotografia resa sempre più semplice da arrivare al giorno in cui non c’è stato più bisogno né di qualcuno che facesse il resto né, appunto, di rullini.
Ma torniamo alle trentasei foto di Steve McCurry e alla sua pericolosa idea di prendere treni e aerei con questo oggetto unico conservato al buio nella sua macchina fotografica. Tre foto le ha dedicate a Robert De Niro, a New York. Quindici foto le ha scattate in India, tra Mumbai and Rajastan. Altri scatti sono stati realizzati in Turchia, a Istanbul, dove il soggetto scelto è stato l’amico Ari Gulier, il Cartier-Bresson turco come lo definisce McCurry. Rientrato in America, erano state scattate trentacinque delle trentasei pose disponibili. Prima di portare il Kodachrome 64 al laboratorio di sviluppo Kodak di Paron, nel Kansas, uno dei migliori centri di sviluppo Kodak, McCurry sceglie di realizzare l’ultimo scatto nel cimitero della cittadina. Qui si chiude la storia del Kodachrome 64.Una storia simbolica, con altissime probabilità che tutto andasse a monte per un dettaglio. Quando chiediamo a fotografi che passano la loro vita in viaggio quale è la cosa che proteggono in caso di pericolo imminente, tutti ci rispondono: prima la vita, poi le schede di memoria. La macchina fotografica la puoi ricomprare, la puoi riparare, la puoi perfino ricostruire e tenere insieme con il nastro. Le schede e i rullini che contengono il tuo lavoro no, sono qualcosa di irripetibile. Steve McCurry ha attraversato mezzo mondo con l’ultimo rullino Kodachrome 64 nella sua Nikon F6 e immaginiamo che cosa possa aver pensato quando il funzionario della dogana dell’aeroporto di Mumbai, prima di imbarcarsi per tornare negli Stati Uniti, gli ha imposto di aprire la macchina fotografica per accertarsi che non contenesse esplosivo
Di Enrico Ratto

Le sneakers Polaroid ispirate alle fotocamere istantanee

Immagine PetaPixel

Polaroid, nell’aprile 2018, ha annunciato una partnership con il marchio di abbigliamento sportivo Puma e a settembre 2018 sono arrivate le prime sneakers Puma x Polaroid.
Progettate per celebrare l’80°anniversario della Polaroid, le due sneakers fanno parte della riedizione di Puma della sua classica linea Running System (RS) degli anni ’80.
La fotografia istantanea ha assunto un nuovo significato da quando Polaroid ha introdotto la fotocamera istantanea negli anni ’40“, scrive PUMA. “Ora abbiamo telecamere che possono stare in tasca, fotocamere che volano e più posti per vedere queste foto come mai prima d’ora. La reinvenzione della fotografia ha cambiato il nostro modo di viaggiare, condividere storie, interagire con i nostri amici e catturare momenti.”
La sneaker RS-0 Polaroid è ispirata alla fotocamera istantanea Polaroid OneStep e presenta una silhouette OG che si mantiene fedele allo stile retrò della sneaker originale degli anni ’80.

La RS-0 Polaroid ha un prezzo di $ 120 ma attualmente è esaurita sul sito di Puma.
La RS-100 Polaroid può essere acquistata per $ 100 attraverso rivenditori come Foot Locker e Urban Outfitters.

Venne presentata la fotografia a sviluppo immediato: è il 21 Febbraio 1947

Immagine via news.harvard.edu

E’ il 21 Febbraio 1947: nasce la fotografia a sviluppo immediato. La Polaroid

Il 21 febbraio 1947 il titolare del brevetto sul filtro polarizzatore, Edwin H. Land presentò la fotografia a sviluppo immediato;la presentazione avvenne al Pennsylvania Hotel di New York nel corso dell’assemblea annuale dell’Optical Society of America.
Il racconto di quella sera è contenuto nella biografia di Land, Edwin H. Land e la Polaroid (Sperling & Kupfer Editori1989), compilata da Peter C. Wensberg.
L’effettiva commercializzazione della prima Polaroid avvenne solo quasi due anni dopo; la vendita dell’originaria Polaroid Model 95 iniziò, ai grandi magazzini Jordan Marsh di Boston , il 26 novembre 1948.

Un tuffo nel passato con Polaroid One Step 2: il regalo di Natale perfetto

Polaroid One Step 2

Nital è il distributore italiano di Polaroid Originals che è tornata sul mercato con One Step 2 (130 €), versione moderna, ma ancora analogica, della One Step che è stata ed è un’icona della fotografia istantanea. Concepita con lo stesso semplice sistema punta-e-scatta dell’originale e con il medesimo look spudoratamente anni Settanta, la macchina ha un’ottica a focale e fuoco fissi, tre livelli di esposizione, un flash integrato (all’occorrenza disattivabile con l’apposito interruttore) e il leggendario slot in cui inserire la cartuccia i-Type da 8 scatti (15-16 € a seconda della versione). Le concessioni alla modernità prevedono una batteria a lunga durata, un cavo USB per la ricarica di quest’ultima e un timer per l’autoscatto.

Per acquistarla clicca qui! 

Prima di Instagram: la Polaroid e Warhol

Polaroid e Warhol

Sembra ieri ma sono già passati … 81 anni! Correva l’anno 1937 quando il mitico Edwin Land diede vita a quella che in breve divenne l’azienda produttrice di materiale fotografico che rivoluzionò il concetto stesso di di fotografia: la Polaroid.

La prima macchina Polaroid venne messa in vendita nel 1948

La prima macchina Polaroid venne messa in vendita nel 1948, ma la macchina che ebbe più successo fu la Folding Pack. Il maestro della pop art Andy Warhol fu (come si direbbe oggi) il testimonial più celebre della fotografia a sviluppo immediato e tra i più grandi appassionati delle iconiche fotografie quadrate tanto da farne un elemento centrale di molte sue opere. Warhol invitava gli ospiti a pranzo, poi li faceva sedere di fronte a un muro, li truccava e poi scattava.  “Una foto significa sapere dove mi trovavo in ogni momento. Per questo motivo scatto fotografie. È un diario visivo” – spiegava Andy Warhol.

Warhol:  instancabile cronista della vita:

Warhol era un instancabile cronista della vita: dalla fine degli anni ’60 alla sua scomparsa nel 1987, ha portato con sé, praticamente ovunque andasse, una Polaroid, accumulando così un’enorme collezione di istantanee di amici, personaggi famosi e oscuri, elementi scenografici e di moda e autoritratti. A chi ama la pop art e la magia delle Polaroid consigliamo Andy Warhol. Polaroids una bellissima monografia realizzata da Richard B. Woodward, critico d’arte del New York Times, in collaborazione con la Andy Warhol Foundation che raccoglie centinaia di istantanee, la maggior parte delle quali inedita. Ritratti di celebrità come Mick Jagger, Alfred Hitchcock, Jack Nicholson, OJ Simpson, Pelé, Debbie Harry compaiono accanto a immagini del suo entourage e della sua vita, panorami e nature morte. Spesso spontanee, le Polaroid di Warhol documentano la sua era in modo analogo a quanto Instagram fa oggi nei suoi quadrati digitali pubblicati on-line da milioni di persone che hanno reso così, forse, ancora più “pop” la creazione di immagini evocative che congelano frammenti della realtà quotidiana.
 
 
 

Workshop in Fotografia istantanea con Maurizio Galimberti

Il workshop in Fotografia istantanea con Maurizio Galimberti è un’occasione unica per tutti gli appassionati di fotografia di confrontarsi con una delle personalità più importanti nel panorama nazionale contemporaneo e allo stesso tempo un’opportunità per scoprire la Fotografia istantanea grazie a un vero maestro di questo genere che, applicato a luoghi, spazi e ritratti, è in grado di esprimere creatività e progettualità in maniera attuale e originale al tempo stesso. Per partecipare al corso è indispensabile portare il proprio apparecchio a sviluppo istantaneo.

Maurizio Galimberti si accosta al mondo della fotografia analogica esordendo con l’utilizzo di una fotocamera a obiettivo rotante Widelux per poi focalizzare il suo impegno, dal 1983, sulla Polaroid. Nel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa ben presto testimonial ufficiale realizzando il volume POLAROID PRO ART pubblicato nel 1995. Altro focus della sua ricerca è la tecnica del “Mosaico Fotografico” che inizialmente adatta ai ritratti: il primo esperimento risale al 1989 quando ritrae suo figlio Giorgio. Seguiranno i ritratti di Michele Trussardi, Carla Fracci e Mimmo Rotella. Il successo con cui vengono accolte queste rappresentazioni di volti lo portano a partecipare come ritrattista ufficiale al Festival del Cinema di Venezia. Il “Mosaico” diviene ben presto la tecnica per ritrarre non solo volti, ma anche paesaggi, architetture e città. Tra i suoi numerosi lavori ricordiamo quelli per le città di Parigi, New York e Berlino, per la Società Calcio A.C. Milan, per Jaeger LeCoultre e per FIAT. In occasione di EXPO2015, ha presentato la pubblicazione dal titolo Milano by Maurizio Galimberti (MBP Gruppo Editoriale). Tiene regolarmente workshop e lectio magistralis di fotografia e le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni di fotografia.

Workshop in Fotografia istantanea con Maurizio Galimberti: programma del corso

• Lettura.
• Shooting in interno ed esterno sui temi: architettura, ritratto, paesaggio urbano.
• Focus sul mercato della fotografia contemporanea.

In collaborazione con Bottega Immagine – Centro Fotografia Milano.
Al termine del corso saranno rilasciati un ATTESTATO firmato dal docente e 6 MESI di ABBONAMENTO DIGITAL a una rivista Sprea Editori a scelta!

Dove e quando

Bottega Immagine – Centro Fotografia Milano, Via Carlo Farini, 60
Per informazioni sui corsi e workshop:
www.ilfotografo.it/accademia
tel. 0292432444
accademia@sprea.it

 

 

Il Fotografo si riserva la possibilità di rimandare o annullare il corso nel caso non si raggiungesse il numero minimo di iscritti partecipanti, la nuova data verrà comunicata entro una settimana dalla data prevista del corso. 

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