Tag archive

Riaperture

Gianni Berengo Gardin a Riaperture con il progetto Venezia e le Grandi Navi

Venezia, aprile 2013 - Le grandi navi da crociera invadono la città - La MSC Divina passa davanti al centro storico Venezia, aprile 2013 - Le grandi navi da crociera invadono la cittˆ - La MSC Divina passa davanti al centro storico

Riaprire con la forza delle immagini gli spazi chiusi di una città: Ferrara ospita la terza edizione di ‘Riaperture’, il festival di fotografia in programma, per il secondo weekend, dal 5 al 7 aprile 2019. Autori da tutto il mondo, incontri e presentazioni, proiezioni e workshop, per una formula confermata dopo il successo nel 2018 con 3200 presenze, e che presenta diverse novità, tra i luoghi riaperti e gli autori in mostra a Ferrara.Il tema della terza edizione è il ‘Futuro’, che sarà sviscerato in molteplici direzioni grazie alle storie di autori nazionali e internazionali. Saranno presenti in mostra al festival: Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Elinor Carucci, Simon Lehner, Claudia Gori, Mattia Balsamini, Fabio Sgroi, Eugenio Grosso, Tania Franco Klein, Ettore Moni, Claudio Majorana, Zoe Paterniani, Marika Puicher e Giovanni Cocco. Annichilito da prospettive curve su sé stesse, riposto in un asintoto irraggiungibile, ignorato da una realtà concentrata solo su ciò che è, atrofizzato da una narrazione contemporanea dove “il peggio” deve ancora venire, Riaperture ha scelto di (ri)portare al centro della scena il tempo che deve ancora arrivare, per raccontare scenari in arrivo o già presenti nella nostra società. 

Gianni Berengo Gardin a Riaperture con il progetto Venezia e le Grandi Navi

‘Venezia e le Grandi Navi’ è il progetto di Gianni Berengo Gardin e propone fotografie realizzate tra 2013 e 2014. Ritraggono il quotidiano passaggio delle Grandi Navi da crociera nella laguna di Venezia, città a cui il Maestro è legato da una lunga e affettuosa frequentazione, che risale all’infanzia e che ha ispirato alcuni suoi importanti lavori. Le Grandi Navi sono la manifestazione più evidente, ma non unica, di un problema ben più ampio che interessa la città, soggetta da anni ad un flusso turistico crescente, insostenibile e ingovernato, che se da un lato costituisce una risorsa economica irrinunciabile per Venezia, dall’altro ne sta evidentemente compromettendo l’integrità e l’identità. La mostra a Riaperture Photofestival Ferrara rappresenta l’occasione di accendere un dibattito sul tema dell’eccesso di turismo, che potenzialmente interessa altre città d’arte italiane come Firenze o Roma o monumenti come il Colosseo o Pompei, e di suscitare contributi autorevoli, italiani e stranieri, che possano mettere in campo idee e modelli di gestione e sviluppo sostenibili, alternativi e virtuosi, per il bene di Venezia. Le Grandi Navi non sono il problema di Venezia, ma sono senza dubbio un problema – per la loro smisurata dimensione il più vistoso – che non può essere ridotto alla contrapposizione semplicistica tra un SI o un NO al loro passaggio, ma che richiede approfondimenti e dati, idee nuove e condivise e la contestualizzazione nel più ampio tema del turismo sostenibile, su cui Venezia, volente o nolente, può candidarsi a divenire un caso d’analisi e sperimentazione.
L’esposizione delle fotografie, anche nelle intenzioni dell’autore, intende documentare il passaggio delle Grandi Navi, senza suggerire alternative ad esso. L’implacabile bianco e nero delle fotografie di Gianni Berengo Gardin ha, come sempre nei suoi lavori, lo scopo di portare alla luce con occhio sensibile e critico i contrasti della realtà, della società, del paesaggio, rappresentati senza filtri o attenuazioni, nella loro cruda essenza.
Gianni Berengo Gardin non ha mai voluto essere definito un artista, la sua missione è sempre stata quella di documentare, di essere un testimone del proprio tempo e anche davanti a queste presenze anomale, abnormi ed estranee al panorama veneziano – le Grandi Navi -, il fotografo ha fatto quello che meglio sa fare: comunicare attraverso le sue fotografie. “Ero turbato soprattutto dall’inquinamento visivo. Vedere la mia Venezia distrutta nelle proporzioni e trasformata in un giocattolo, uno di quei suoi cloni in cartapesta come a Las Vegas mi turbava profondamente”.

Factory Grisù
via Poledrelli 21, Ferrara,
venerdì 5, sabato 6, domenica 7 aprile 2019
dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Riaperture torna per riaprire con la fotografia i luoghi chiusi di Ferrara

RIAPERTURE torna per riaprire ancora una volta con la fotografia i luoghi chiusi di Ferrara. Un festival polveroso, in evoluzione, che porta le immagini in spazi della città abbandonati, chiusi da tempo, in fase di restauro: trasformati o in trasformazione. In due weekend RIAPERTURE riempie Ferrara di storie: nuovi mondi dentro mondi sospesi, per farli ripartire proprio grazie alla fotografia. La terza edizione vi aspetta dal 29 al 31 marzo e dal 5 al 7 aprile 2019: in programma mostre, workshop, letture portfolio, incontri e tanto altro. Ferrara aprirà alla fotografia luoghi nascosti, dimenticati, segreti. Per finire dietro casa, in giro per il mondo, per perdersi dentro e fuori di sé. Il tema della terza edizione è ‘Futuro’. Il futuro che germoglia nelle indagini sociali, il potenziale sommerso che la fotografia fa emergere, superando il suo limite, congelare l’istante, per diventare liquida,  in divenire, elettrica. Nuovi sviluppi, promesse da cogliere, indagini per far accadere quello che ancora non è compiuto. Così come il festival riapre spazi chiusi per mostrare come potrebbero essere, le storie di RIAPERTURE 2019 saranno rivelazioni, anticipazioni, istantanee in movimento, strade già fotografate ma ancora tutte da percorrere.

Riaperture Ferrara: letture portfolio

Il programma della terza edizione di Riaperture Photofestival Ferrara vi propone le letture portfolio con fotografi professionisti e photoeditor. Autori ed esperti del settore vi aspettano per discutere insieme dei vostri lavori. Siete fotografi professionisti alla ricerca di occasioni per consolidare il proprio percorso? Amate la fotografia e come ogni passione che si rispetti volete fare le cose per bene e avete bisogno di suggerimenti per i vostri progetti? Le letture portfolio di Riaperture rappresentano il momento per presentare i vostri lavori a fotografi di grande qualità e sensibilità. Sarà possibile prenotare per ciascun fotografo un incontro della durata di mezzora. Ogni partecipante può prenotare una o più letture a sua scelta. Per eventuali problemi con le iscrizioni online, scrivete a info@riaperture.com.

Sabato 30 e domenica 31 marzo
Sabato 6 aprile 2019
Francesco Zizola (World Press Photo)
Claudia Gori (Premio Voglino 2018)
Silvia Taietti (Art Director gruppo editoriale Sprea)
Giada Storelli (redattrice Il Fotografo)
Rocco Rorandelli (TerraProject)
Teodora Malavenda – Yourpictureditor (photo consultant e curatrice)

info info@riaperture.com

Qual è il futuro dell’Europa? La risposta di Fabio Sgroi in “Past Euphoria. Post-Europa”

Qual è il futuro dell’Europa? La risposta di Fabio Sgroi inizia più di vent’anni fa, quando l’Europa era speranza, fertile sogno di comunione, prima di finire stretta tra le contraddizioni del presente. Il viaggio nell’Europa Centro-Orientale insegue l’euforia per la nascita di un nuovo soggetto sociopolitico, quando cadevano i confini e prima che si costruissero muri: in mezzo ci sono finite generazioni intere, che si sono rese conto di quanto sarebbe stato difficile costruire davvero un’identità comune. Per ridare un futuro all’Europa, bisogna fermarsi ad ascoltarla.

Fabio Sgroi in “Past Euphoria. Post-Europa”

L’Europa è un posto strano. È la metafora di qualcosa di più complesso, simbolo dello stato di eccezione attuale, da cui sembra non si possa tornare più indietro. Per comprendere cos’è lo stato di eccezione, bisogna far riferimento allo stato di diritto, ossia quel sistema, di origine occidentale, costruito per far funzionare la macchina statale in modo stabile, controllando che ogni singolo pezzo del meccanismo funzioni bene: politica, economia, giustizia, etica. Si tratta di un sistema messo a regime in circostanze normali, è la prassi della democrazia, ma nel caso sopraggiungesse una crisi, cosa succede? I governi dirottano le loro politiche verso lo stato di eccezione, mettendo da parte anche la democrazia. Si tratta di un sistema muto che, in caso di crisi, congela diritti e regole. Giorgio Agamben definisce magistralmente l’efficacia di questo marchingegno, affondando l’artiglio nelle faglie di un Occidente che ormai confonde costantemente la regola con l’eccezione. Questa sembra essere la modernità: un luogo entro cui essere integri e mantenere le promesse del progresso, a tutti i costi. È un dispositivo per salvaguardare il sistema, che coinvolge nazioni e media e che si paga a caro prezzo con l’obolo dell’identità. In cambio un continente moderno, accogliente e senza frontiere. È necessario però mettere bene a fuoco l’assurdità e farsi una domanda: l’identità di chi? Quella delle società e degli individui. Quella delle comunità. È un meccanismo perverso, un gioco intavolato durante i summit dei grandi congressi, quelli che sancivano le identità nazionali, e che oggi lasciano il posto ai briefing delle grandi aziende mediatiche: quando l’ombra di una crisi mina la sovranità, si agita il bisturi della democrazia, come sigillo di garanzia e strumento capace di estirpare dalla società il cancro del dubbio e della paura. È un intervento chirurgico di precisione che coinvolge nazioni e media; i mezzi di comunicazione esercitano il dovere di anestetizzare gli individui, le sovranità nazionali quello di intervenire sul tavolo operatorio della democrazia. L’epilogo è uno schiaffo mediatico che intorpidisce le coscienze lasciando una ferita come segno di una violenza muta, che agisce in silenzio sui processi di costruzione dell’identità: da una parte non ci sono più frontiere, dall’altra si alzano nuovi muri. Un gap del sistema che azzera ogni coordinata. Sembra un assedio medioevale per una guerra da Ottocento: nuovi muri senza frontiere, per vecchie identità nazionali senza nazioni. Un paradosso. Dov’è finito il Duemila? È nella schizofrenia del post-europeo, che Kundera, già negli anni Ottanta, sintetizza come il crepuscolo di un continente, ormai privo di nazioni, che però sopravvive attraverso la filigrana dei nazionalismi. Una degenerazione democratica con un proprio tornaconto, che alimenta la macchina della globalizzazione. Un marchingegno facile da usare: è necessario un “bisturi” e un luogo sicuro entro cui assopire le società. Così si costruiscono e s’impacchettano i concetti di nazione e identità, tutto comodamente preincartato dalla democrazia che può fare a meno della gente, tutto facilmente consumato dalla gente che può fare a meno della propria identità. È la bulimia di una modernità entro cui rimanere integri per mantenere le promesse del progresso. In questo sforzo di tenere viva una promessa c’è una cosa che la modernità dimentica, ossia, come afferma Walter Benjamin, che i diari della civiltàsono allo stesso tempo diari di barbarie. Spesso, quindi, il meccanismo s’inceppa e la forma che assume l’identità si fa più ingombrante dell’odio. Questa sembra essere l’Europa, uno spazio slogato della storia, irrimediabilmente precipitato nel postpost-identitàpost-modernitàpost-occidente. Un “post-tutto” che è completamente sfuggito di mano, che ha le sue radici nell’azione politica di cui il XX secolo sembra esserne stato la fossa, perché ormai ciò che resta della politica europea è solo uno sconcertante storytelling. Si tratta del racconto perenne di un sogno che vede diverse civiltà unite in un continente transnazionale e privo di frontiere, un incrocio e un confronto tra culture che hanno il fardello comune di una storia recente da non ripetere. Le frontiere, dunque, sembrano non esserci più. Al loro posto l’insidia dei muri. Un paradosso imbarazzante? Si tratta di una trappola costruita come una matrioska: si apre la prima e si ritrova la stessa, in scala, così da esaurire poco alla volta anche l’euforia di una qualsiasi conquista socio-politica, perché sembra che non si vada mai più indietro di oggi. L’euforia, parafrasando Hannah Arendt è alle spalle. Questo è il punto centrale della ricerca di Fabio Sgroi, che non a caso individua nell’Europa Centro-Orientale uno snodo di tensione identitario irrisolto, dove poter cercare i brandelli di una storia dai quali partire per pensare un’Europa diversa: cercare nelle macerie e nella storia dei luoghi, nella memoria e negli occhi della gente di oggi, la ricetta per un futuro senza frontiere. Veramente senza frontiere. Past Euphoria è un progetto nato negli anni Novanta e sviluppato fino ai giorni nostri, percorrendo l’Albania, l’Austria, la Bulgaria, la Germania, la Macedonia, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Romania, la Slovacchia e l’Ungheria. È un’indagine rivolta al passato, attraverso il presente, per rintracciare frammenti di futuro.

Past Euphoria: sequenza di scatti, dipanati in un ventennio, che punta l’obiettivo sui luoghi e sugli sguardi che hanno subito i violenti effetti delle dinamiche geopolitiche recenti

Past Euphoria è una sequenza di scatti, dipanati in un ventennio, che punta l’obiettivo sui luoghi e sugli sguardi che hanno subito i violenti effetti delle dinamiche geopolitiche recenti, dalla caduta del muro di Berlino fino alla costituzione della Comunità Europea. Emerge l’incertezza di una stabilità promessa, sia prima, che dopo il 1989, la faglia di un territorio, che ha vissuto la tensione identitaria tra stereotipi e luoghi comuni, miserie e fasti, guerre e rivoluzioni. Si tratta di territori contesi anche con il silenzio, sezionati prima dal machete dei regimi e poi dalla lama della democrazia. Il lavoro di Fabio Sgroi ha il suo centro nevralgico in Germania, epicentro di questa contraddizione storica, che continua a portare i segni di un atroce passato. L’intensità del cambiamento, viva negli occhi dei giovani tedeschi è ammansita da uno sguardo malinconico; sono occhi severi che non sembrano differenti da quelli degli uomini cechi, polacchi, ungheresi e albanesi o da quelli delle donne macedoni. Si tratta di sguardi che segnano traiettorie profonde, occhi che sembrano conservare una certa monumentalità, come i resti del passato che li circonda. I loro volti sono abrasi dalla memoria ma anche dalla modernità e non sono differenti nemmeno da quelli di vecchie fotografie sbiadite dal tempo. I loro volti portano i segni dell’euforia moderna, ma improvvisamente precipitano nella malinconia di un passato irrequieto, pur non avendolo mai vissuto, come fosse congenito. Mentre i media narrano le azioni di un’Europa impaurita dall’altro, un continente che si rifugia in se stesso, il progetto di Fabio Sgroi si presenta come un diario che racconta il fulcro di un’instabilità identitaria, il racconto della quotidianità di una società che ancora oggi cerca la propria cultura nel confronto con l’altro, nonostante il dolore sembra non aver fine. Sgroi ha attraversato l’Europa Centrale e quella post-sovietica, individuando un disagio comune e forse la stessa nevrotica ricerca di un’identità individuale da condividere con la collettività. Le immagini del progetto propongono vecchie domande, che però, alla luce delle moderne tensioni, hanno ancora una presa reale sull’attualità. Il fotografo conosce bene quei territori così complessi e stratificati; luoghi che subiscono le insidie del progresso o incassano i colpi della propria storia, nella moderna contraddizione occidentale tra le ferite di un passato e un presente esangue. Un presente irriconoscibile che sembra fare a meno del futuro, un post-presente in uno stato di eccezione perenne che non ha nessuna risposta al deficit identitario in corso.

Testo di Salvatore Davì

Torna a Ferrara “Riaperture”, il festival di fotografia

Riaprire con la forza delle immagini gli spazi chiusi di una città: Ferrara è pronta a ospitare la terza edizione di ‘Riaperture’, il festival di fotografia in programma dal 29 al 31 marzo e dal 5 al 7 aprile 2019. Autori da tutto il mondo, incontri e presentazioni, proiezioni e workshop, per una formula confermata dopo il successo nel 2018 con 3200 presenze, e che presenta diverse novità, tra i luoghi riaperti e gli autori in mostra a Ferrara. Il tema della terza edizione è il ‘Futuro’, che sarà sviscerato in molteplici direzioni grazie alle storie di autori nazionali e internazionali. Saranno presenti in mostra al festival: Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Elinor Carucci, Simon Lehner, Claudia Gori, Mattia Balsamini, Fabio Sgroi, Eugenio Grosso, Tania Franco Klein, Ettore Moni, Claudio Majorana, Zoe Paterniani, Marika Puicher e Giovanni Cocco. Annichilito da prospettive curve su sé stesse, riposto in un asintoto irraggiungibile, ignorato da una realtà concentrata solo su ciò che è, atrofizzato da una narrazione contemporanea dove “il peggio” deve ancora venire, Riaperture ha scelto di (ri)portare al centro della scena il tempo che deve ancora arrivare, per raccontare scenari in arrivo o già presenti nella nostra società.

L’obiettivo di Riaperture è di riaccendere l’attenzione su luoghi pubblici o privati attualmente non in uso, per portare loro nuova energia. Rispetto alla seconda edizione, tra i luoghi ci sono conferme ma anche significative novità. La manifestazione sarà dislocata a Factory Grisù, ex caserma dei Vigili del Fuoco ora consorzio di imprese innovative e oggetto di un percorso di rigenerazione, a Palazzo Prosperi Sacrati, uno degli edifici storici più belli della Ferrara estense, situato al centro dell’Addizione Erculea e chiuso da anni. Riaperture riaprirà ancora una volta, la seconda dopo il terremoto del 2012, Palazzo Massari, storico edificio ferrarese in fase di restauro, che quest’anno potrà essere visitabile anche all’interno senza impalcature. Altri luoghi del festival saranno la “Salumaia” dell’Hotel Duchessa Isabella, uno spazio solitamente inaccessibile ai clienti dell’albergo, e il negozio di via Garibaldi 3, attualmente chiuso, come simbolo per le attività commer-ciali del centro storico da riqualificare. Infine, la grande novità: l’ex caserma dell’esercito ‘Pozzuoli del Friuli’, struttura mai stata riaperta dalla sua chiusura nel 1996. Tutti i luoghi del festival saranno accessibili anche alle persone con disabilità.

Saranno due weekend che trasformeranno ancora una volta Ferrara in un collettivo laboratorio fotografico, grazie al ricco programma che comprende, oltre alle mostre, concorso, workshop, letture portfolio, visite guidate, talk, presentazioni, proiezioni, reading, dj set e laboratori per bambini.

Per il programma completo clicca qui 

 

Il futuro è di chi lo fotografa: torna il concorso nazionale di Riaperture

Il futuro è di chi lo fotografa

Al via una nuova edizione del concorso fotografico nazionale organizzato dall’associazione Riaperture. In attesa del festival, che tornerà a Ferrara dal 29 al 30 marzo e dal 5 al 7 aprile 2019, dopo il successo della seconda edizione, Riaperture ripropone la call dedicata a fotografi professionisti e non, con la possibilità per i selezionati di esporre nel programma ufficiale della rassegna.
Ancora una volta, il tema del concorso riprende quello del festival, ‘futuro’. È possibile svelare con la fotografia gli sviluppi della nostra società? Riaperture vuole superare il limite temporale delle immagini, che congelano l’istante mostrato, per anticipare dove andremo a finire: nessuna profezia, ma storie, lampi, progetti che sappiano mostrarci germogli di situazioni già in atto, e che presto o tardi saranno compiuti. Dalle indagini sociali alle storie più intime, si può rappresentare il futuro con le immagini?

Futuro: circostanze accennate, storie con un finale ancora da scrivere, promesse nelle vite altrui, evoluzioni in atto nella società, nell’ambiente o in noi stessi, il futuro è di chi lo fotografa

Così come Riaperture vuole dare un futuro a spazi bloccati in un presente in cui sono chiusi, anche la terza edizione del concorso (ri)dà una prospettiva ampia a una parola che oggi temuta o usata contro di noi, ‘futuro’: circostanze accennate, storie con un finale ancora da scrivere, promesse nelle vite altrui, evoluzioni in atto nella società, nell’ambiente o in noi stessi, il futuro è di chi lo fotografa. Riuscire a trasmettere la consapevolezza dei cambiamenti che stanno avvenendo, nel bene e nel male, immettere nuova linfa con vite ancora da scrivere, o soluzioni ancora da completare, accendere la luce per mostrare che cosa accadrà, a partire da adesso: sono queste le sfide del tema proposto dalla call.

Concorso fotografico di Riaperture

La giuria della terza edizione del concorso fotografico di Riaperture sarà presieduta da Francesco Zizola (World Press Photo), e Giacomo Brini, presidente dell’associazione Riaperture. Il concorso si articola in due sezioni, “Foto singola” e “Progetto fotografico”, e prevede tre vincitori per entrambe le categorie. I selezionati saranno esposti in una delle sedi ufficiali del festival di fotografia, dal 6 all’8 e dal 13 al 15 aprile 2019 a Ferrara. In palio anche buoni premio per materiale fotografico. Iscrizioni aperte fino al 2 febbraio 2019Fondata nel 2016 da un gruppo di fotografi, professionisti e non, Riaperture è l’associazione di promozione sociale che vuole portare a Ferrara qualcosa che prima non c’era: un festival di fotografia, innanzitutto, ma anche la spinta a riaprire attività commerciali abbandonate o spazi pubblici chiusi. Il concorso fotografico è soltanto una delle iniziative correlate al festival, il cui programma verrà annunciato nelle prossime settimane.

Info, regolamento iscrizione: www.riaperture.com/concorso

0 0,00
Go to Top