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Annie Leibovitz: una delle più famose fotografe contemporanee

Annie Leibovitz è una delle fotografe di più alto profilo del mondo. Lavora per riviste come Vanity Fair e Vogue ed è famosa per i ritratti ad alto budget di celebrità del campo dell’arte, della politica, della finanza e dello sport. Le sue sessioni somigliano spesso a produzioni cinematografiche e si dice che per la fotografia pubblicitaria fatturi dai 100.000 ai 250.000 dollari per giornata di lavorazione.
È nata a Waterbury, Connecticut, nel 1949. Il padre era un tenente colonnello dell’aeronautica e la famiglia lo seguiva in frequenti spostamenti. Nel 1967, Leibovitz ha iniziato gli studi al San Francisco Art Institute, dove l’anno successivo si è orientata verso la fotografia.

Annie Leibovitz: uno stile unico

Leibovitz è conosciuta soprattutto per i ritratti teatrali, raffinati e magistralmente illuminati di soggetti famosi. Si concentra deliberatamente sul personaggio pubblico, più che sulla  “vera” persona, e ha dichiarato di essere più interessata a quello che fanno che a quello che sono.
La sua opera polarizza i giudizi. Per alcuni è una grande fotografa le cui immagini sono ritratti assoluti del nostro tempo, mentre altri ritengono che siano solo lusinghe e celebrazioni di personaggi famosi. Ha ricevuto una lunga serie di importanti riconoscimenti, tra cui il Lifetime Achievement Award dell’International Center of Photography e la Centenary Medal della Royal Photographic Society.

Annie Leibovitz: le sue opere più famose

Quali sono le sue immagini più famose? Nel 1980 ha fotografo John Lennon e Yoko Ono: Lennon è nudo in posizione fetale, abbracciato a Ono completamente vestita. Lui è stato assassinato poche ore dopo e l’immagine è diventata una copertina celeberrima di Rolling Stone. Altri scatti famosi includono Demi Moore nuda con il pancione e Whoopi Goldberg in una vasca piena di latte….

 

Luce ed esposizione: come gestire queste due sorelle?

Luce ed esposizione

Dite che è banale ricordare che il termine fotografia (dal greco fotos , luce e grafein , scrivere) significa “scrivere con la luce”? Sicuramente sì. Ma se si vuole padroneggiare davvero uno degli aspetti essenziali della tecnica di ripresa, questo significato non bisogna dimenticarlo mai. Così, visto che il compito del fotografo è quello di utilizzare la luce per creare un’immagine, eccoci arrivati dritti alla necessità di conoscere tutti i segreti dell’esposizione.

In un ritratto l’esposizione la fa da padrona

Iniziamo con il dire subito che in un ritratto l’esposizione la fa da padrona: bastano i toni e le luci sbagliate per dipingere sul viso più bello un’espressione sgradevole. E aggiungiamo anche che le moderne fotocamere sono così sofisticate da misurare sempre la luce giusta. Tanto che la vecchia polemica secondo cui è meglio escludere ogni automatismo per selezionare manualmente tempi e diaframmi è ormai venuta a cadere del tutto. È ormai chiaro che la regolazione manuale, che in fin dei conti si basa comunque sulle indicazioni dell’esposimetro della macchina fotografica, rappresenta solo una perdita di tempo e di impegno. Senza dimenticare che la creatività può essere affidata alla funzione EC Exposure Compensation, compensazione dell’esposizione) presente ormai in moltissimi apparecchi. Basta ruotare il comando EC per ottenere foto più o meno luminose, di solito in un range che va da -3 a +3 valori di diaframma. Con un poco di pratica nella scelta dei soggetti, a questo punto, per fare foto veramente belle e creative, dalle immagini volutamente sovraesposte ( high key) a quelle che fanno dei toni scuri il loro punto di forza ( low key).

Non dimentichiamo che l’impiego della regolazione EC permette, comunque, moltissime cose, dallo schiarire i particolari in ombra (ruotando il selettore verso il segno +) al creare, all’opposto (segno -), impeccabili silhouette controluce. Basta una semplice “pennellata” del flash abbinato alla fotocamera, ad esempio, per creare atmosfere piene di fascino di notte e terribilmente dinamiche e vive di giorno. I ritrattisti più esperti, del resto, difficilmente rinunciano alla tecnica del “flash di riempimento” quando realizzano le loro immagini. Non è una tecnica difficile, basta ”forzare” l’intervento del flash agendo sull’apposito comando, di norma contrassegnato con un piccolo fulmine. Il flash scatterà anche se il sensore che lo governa gli dice che la luce sarebbe sufficiente.

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