Tag archive

ritratto

L’arte del ritratto secondo Sergio Derosas

Il ritratto è una forma d’arte e come tale richiede talento e tanta, tanta competenza: immortalare una persona, a prescindere dagli strumenti usati per farlo, è un compito complesso, non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto per le implicazioni psicologiche che inevitabilmente nascono quando si tratta di “catturare l’anima” del soggetto. Saperle gestire è questione di esperienza, quindi se siamo alle prime armi non lasciamoci scoraggiare ma continuiamo a sperimentare, magari coinvolgendo amici e parenti.

Sergio Derosas ha allestito un set di ritratto concettuale

«Nel ritratto concettuale», spiega Sergio, «bisogna avere in mente quello che si vuole “comunicare” all’osservatore, perché l’obiettivo di questo genere fotografico è appunto veicolare tramite l’immagine un concetto più o meno evidente. L’ispirazione può arrivare da qualsiasi direzione: basta guardarsi attorno per intercettare tantissime situazioni in grado di generare idee per nuovi progetti. Personalmente, mi capita di prendere spunto anche dalle cose più banali, che mi diverto poi a elaborare in modo da amplificarne e da rendere più originale il messaggio. In ogni caso, avere un’idea iniziale ben strutturata e definita di quello che sarà il risultato aiuta a sviluppare il progetto stesso e a raggiungere con più facilità l’obiettivo che ci si è prefissati».

SERGIO DEROSAS, sardo, classe ’75. «Come dico sempre, la fotografia è quello che un fotografo vorrebbe dire ma riesce solo a vedere… Da circa quattro anni, forse anche per la necessità di trovare una mia strada, mi sono innamorato della fotografia di ritratto». Sergio ha in curriculum numerose collaborazioni e alcune campagne pubblicitarie, varie pubblicazioni in riviste e magazine, la pubblicazione di un libro sul ritratto emotivo e diverse menzioni su vari portali del settore fotografico. www.facebook.com/sergioderosasfoto

 

Il nuovo esercizio a tema de Il Fotografo: il ritratto

Il ritratto è un genere praticato sin dagli esordi della fotografia, quando artisti e fotografi credevano nell’idea di mostrare le qualità fisiche e morali delle persone che ritraevano. Tale approccio è tuttora praticato nell’ambito di una ritrattistica tradizionale che cerca di entrare in contatto con il soggetto, per comprenderne e interpretarne le emozioni e i sentimenti attraverso le immagini. Ciò è facilmente riscontrabile nelle opere di autori come Nadar, Disdéri, Julia Margaret Cameron, Lewis Carroll, Gustave Le Gray e in tanti altri fotografi vissuti a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Successivamente, il ritratto fu praticato sempre più spesso nella fotografia di viaggio, documentaria, commerciale, fino al ritratto psicologico, poi utilizzato nella fotografia terapeutica. Autori che hanno lavorato in questa direzione sono, ricordandone alcuni, Richard Avedon, Brassaï, Walker Evans e August Sander. Per tutti il ritratto risulta uno strumento linguistico. In linea con queste esperienze artistiche e documentarie si muove la proposta di questo mese. L’invito è di sperimentare le variabili formali, interpretative e comunicative del ritratto. Quest’ultimo potrà essere realizzato senza restrizioni tecniche ed espressive, purché rappresenti lo stile comunicativo del suo autore

Scadenza 15/10/2019 e uscita sul numero 319 de Il Fotografo di novembre 2019

Limbici: mostra delle fotografie realizzate con i detenuti fotografi della Casa Circondariale di Ferrara

Mostra delle fotografie realizzate con i detenuti fotografi della Casa Circondariale di Ferrara. Un progetto di Cristiano Lega 

“Gli uomini devono sapere che da niente altro se non dal cervello deriva la gioia, il piacere, il dolore, il pianto e la pena. Attraverso esso noi acquistiamo la conoscenza e le capacita critiche, e vediamo e udiamo e distinguiamo il giusto dall’errato” (Ippocrate). Quel cervello è stato approfondito e quelle emozioni sono state attribuite al sistema Limbico. La scelta della forma espressiva del ritratto non è casuale: il ritratto è spesso manifestazione dei propri pensieri e specchio privilegiato di sentimenti individuali e collettivi. Fare un ritratto o farci un ritratto svela il nostro modo di guardare agli altri e a sé stessi, mettendo in gioco la sensibilità e la cultura di chi lo realizza. Si tratta di un lavoro che richiede tempo e perizia tecnica, in controtendenza in un mondo di selfie e scatti veloci che immortalano persone e luoghi quasi sempre tenendo conto dell’ immediato senza alcun approfondimento.

Laboratorio con i detenuti del carcere di massima sicurezza di Ferrara

Ne è nato un lavoro fotografico a più mani dove i detenuti, nei sei mesi di laboratorio, si ritraggono attraverso fotografie realizzate direttamente da loro e tra di loro (scatti ed autoscatti), diventando al tempo stesso fotografi e modelli. L’aula del carcere si trasforma in uno studio fotografico dove poter esprimere liberamente le proprie emozioni. La mostra verrà esposta nei giorni 5 e 6 ottobre all’interno della casa circondariale di Ferrara, e farà parte delle iniziative “La città incontra il carcere”, il cui scopo è di far conoscere alcune fra le diverse attività formative in atto all’interno dell’istituto penitenziario. L’evento fa parte del programma ufficiale del Festival di Internazionale a Ferrara.

Modalità di partecipazione

La mostra verrà esposta nei giorni 5 e 6 ottobre all’interno della casa circondariale di Ferrara, e farà parte delle iniziative “La città incontra il carcere”, il cui scopo è di far conoscere alcune fra le diverse attività formative in atto all’interno dell’istituto penitenziario. L’evento fa parte del programma ufficiale del Festival di Internazionale a Ferrara.

Per visitare la mostra è necessario prenotarsi entro il 5 settembre 2018.

Sarà possibile accedere il 5 ottobre, con ingresso gratuito, partecipando a “La città incontra il carcere”; è obbligatorio prenotarsi entro il 5 settembre 2018, inviando una e-mail a info@giornaleastrolabio.it indicando: nome e cognome, luogo e data di nascita ed allegando la scansione della carta di identità. L’elenco delle iniziative dell’evento “La città incontra il carcere” è disponibile qui: http://www.giornaleastrolabio.it/notizie/50/la-citta-incontra-il-carcere.html#null Sarà inoltre possibile accedere anche il 6 ottobre, partecipando allo spettacolo teatrale “Ascesa e caduta degli UBU”, prodotto da Teatro Nucleo, e con gli attori della Casa Circondariale di Ferrara. I dettagli sullo spettacolo sono disponibili quihttp://www.teatronucleo.org/610-ascesa-e-caduta-degli-ubu-co-casa-circondariale-di-ferrara/.


Per partecipare allo spettacolo teatrale, è necessario prenotarsi entro il 5 settembre 2018, inviando una email a teatroccferrara@gmail.com indicando: nome e cognome, luogo e data di nascita ed allegando la scansione della carta di identità. Posto Unico, biglietto di partecipazione allo spettacolo di 10 euro. Si ricorda che l’ingresso alla Casa Circondariale è consentito ai maggiori di 18 anni incensurati e non è permesso ai parenti dei detenuti reclusi nel carcere di Ferrara. Dopo il 5 settembre, insieme alla conferma di accesso all’iniziativa, verrà inviata comunicazione della condotta da tenere, degli oggetti vietati, degli orari di ritrovo e di quelli di ingresso.

L’evento è stato patrocinato dal Comune di Ferrara, e realizzato grazie al supporto e al contributo di Comune di Ferrara, RCE Foto Rovigo e Coop Alleanza 3.0.

 

La strada che ha scelto di intraprendere un giovane fotografo napoletano, Cristiano Lega, passa da una porta, una porta stretta, insignificante e all’apparenza anonima. Questa porta conduce in una dimensione parallela alla nostra, è l’emblema  visibile e tangibile di una netta separazione, quella tra la libertà e la prigionia“.

Huawei P20 Pro reinterpreta alcune grandi opere d’arte per le vie di Milano

Rinascimento della fotografia: Huawei P20 Pro reinterpreta alcune grandi opere d’arte per le vie di Milano

Huawei, in collaborazione con Unieuro, ha organizzato un evento particolare a Milano sul tema della fotografia:   l’esposizione delle reinterpretazioni di alcune grandi opere d’arte mediante la tripla fotocamera di Huawei P20 Pro: una sorta di rinascita, secondo il produttore cinese, delle opere d’arte omaggiate, contestualizzate nella realtà odierna.

Le opere protagoniste dell’evento sono: La Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, Scudo con testa di Medusa di Caravaggio, Ritratto di Frida Kahlo scattato da Muray, La Dama con l’Ermellino e Uomo Vitruviano di Leonardo, Le Tre Età della Donna di Klimt, La Colazione dei Canottieri di Renoir, Ragazza alla Finestra di Dalì, Mano con sfera riflettente di Escher e Il Bacio di Hayez.

Le esposizioni avranno luogo in Corso Vittorio Emanuele ed alla Rinascente, dalla parte che affaccia su Piazza del Duomo, per due settimane a partire dal 9 maggio e saranno presenti anche personalità del web ed influencer.

I giovedì in CAMERA: Ritratti per tutti | 11 maggio 2017

André-Adolphe-Eugène Disdéri 1819 - 1889

Nella seconda metà dell’Ottocento, grazie all’invenzione della carte de visite ad opera di André Disdéri, il ritratto diviene una pratica accessibile a tutti e le piccole stampe in serie montate su cartoncino un oggetto di culto e collezionismo famigliare. Mentre lo straordinario successo della pratica di Disdéri favorisce il sorgere di studi di professionisti, l’album fotografico diventa un ‘must’ in Europa e negli Stati Uniti. Qualche decennio più tardi, grazie allo sviluppo tecnico firmato Kodak, la fotografia diventa ‘istantanea’ e passa nelle mani dei dilettanti, che scattano immagini informali ad amici, parenti e conoscenti, diffondendo per la prima volta la pratica dell’autorappresentazione e della narrazione personale. Con quale impatto sulla storia e il futuro della fotografia fino ad oggi?


Andre-Adolphe-Eugene Disderi 1819 – 1889

Ingresso: 3 €
Ingresso incontro + mostra: 10 € intero | 6 € ridotto

E’ richiesta la prenotazione: camera@camera.to
(fino ad esaurimento posti)

Clicca qui per maggiori informazioni


[amz-related-products search_index=’All’ keywords=’giovanni gastel’ unit=’list’]

Carlotta Cardana: storie di “sub-culture” e comunità. Il ritratto come scambio e crescita personale

Adriana e Tómas, dalla serie Modern Couples © Carlotta Cardana

di Alice Caracciolo


Nata a Verbania nel 1981, Carlotta Cardana è laureata in Teatro e Arti della Scena presso l’Università di Torino e diplomata presso l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano. Lavora come freelance per note testate giornalistiche a Buenos Aires, Città del Messico e Londra, dove tuttora divide il suo tempo tra commissioni e progetti personali. La sua ricerca indaga i temi della costruzione dell’identità, il senso di appartenenza a “sub-culture” e l’idea di comunità.


Holocaust Wound, da The Red Road Project © Carlotta Cardana
Holocaust Wound, da The Red Road Project © Carlotta Cardana

Leggo dalla tua biografia che ti sei avvicinata alla fotografia durante un’esperienza lavorativa come producer in una circus academy. Mi incuriosisce sapere come quell’impiego abbia determinato la tua scelta di diventare una fotografa.
«La fotografia è sempre stata una mia passione, ma non avevo mai pensato che potesse diventare la mia professione fino a quando, durante gli anni dell’università a Torino, iniziai a lavorare in un’accademia di circo contemporaneo. La cosa che più mi piaceva di quel lavoro era la possibilità di documentare gli spettacoli e ritrarre gli artisti dietro le quinte. Così, una volta finiti gli studi universitari, decisi di lasciare il circo e di studiare fotografia per imparare le basi del mestiere».


Olly e Jade, dalla serie Modern Couples © Carlotta Cardana
Olly e Jade, dalla serie Modern Couples © Carlotta Cardana

La tua recente ricerca esplora le tematiche relative ai fenomeni di appartenenza a “subculture” e comunità; perché hai scelto di esprimerti maggiormente attraverso l’uso del ritratto?

«La fotografia di ritratto permette di creare un legame personale con un altro individuo più di ogni altro genere fotografico. Attraverso il ritratto instauro un dialogo con i miei soggetti, posso conoscerne il vissuto e creare uno scambio: questo mi arricchisce personalmente e mi aiuta a crescere come essere umano».


Danielle Finn, da The Red Road Project © Carlotta Cardana
Danielle Finn, da The Red Road Project © Carlotta Cardana

«Vivo la fotografia come strumento di apprendimento, come lasciapassare verso situazioni altrimenti di difficile accesso» Carlotta Cardana


Mark e Paula, dalla serie Modern Couples © Carlotta Cardana
Mark e Paula, dalla serie Modern Couples © Carlotta Cardana

The Red Road Project indaga l’essere un nativo americano nella società contemporanea, subcultura sopravvissuta a uno degli eventi più tragici della storia americana. L’intenzione del progetto è di evidenziare gli aspetti positivi di tale cultura che troppo poco spesso hanno avuto opportunità di emergere. Da cosa ha tratto ispirazione la tua ricerca? Cosa hai trovato e provato in quei luoghi?

«Il progetto nasce da un rapporto di amicizia ventennale con Danielle SeeWalker, originaria del South Dakota. Danielle mi ha sempre raccontato storie e tradizioni della sua famiglia e della cultura Lakota, alla quale appartiene; i suoi racconti si discostavano molto dall’immaginario comune della cultura indigena degli Stati Uniti, che spesso ricade nell’idea del “buon selvaggio” o nel romanticismo. Questa discrepanza è ciò che ci ha motivate a iniziare il lavoro. In quei luoghi ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno molto da insegnare su concetti come l’umiltà, la resilienza, l’integrità, l’armonia, la forza».


Adriana e Tómas, dalla serie Modern Couples © Carlotta Cardana
Adriana e Tómas, dalla serie Modern Couples © Carlotta Cardana

The Fourth Freedom, un lavoro estremamente attuale, ritrae la drammatica situazione che i giovani italiani vivono nei confronti del mondo del lavoro, tutti quei giovani che poi decidono di espatriare per cercare fortuna. Una situazione che ti appartiene, perché anche tu lavori stabilmente a Londra. Rispetto alle esperienze maturate sino a ora, ritieni che tale scelta sia senza ritorno o vedi una possibilità futura di poter lavorare bene nella tua terra d’origine?
«Quando ho lasciato l’Italia non cercavo fortuna, ma volevo confrontarmi con realtà diverse, provare nuove esperienze e avere altri stimoli. La situazione sociale/economica/politica italiana non ha influenzato la mia scelta. Molti giovani lasciano l’Italia, ma tanti altri tornano con un bagaglio di esperienze e competenze da investire nella creazione di nuove realtà nella loro terra d’origine. Pensare che andarsene sia una scelta senza ritorno vorrebbe dire non avere fiducia né speranza nel futuro. Io, fortunatamente, abbondo di entrambe».


United Tribes Pow Wow, da The Red Road Project © Carlotta Cardana
United Tribes Pow Wow, da The Red Road Project © Carlotta Cardana

Modern Couples è un lavoro sulla comunità Mod londinese, sottocultura nata in Gran Bretagna negli anni Sessanta e che ancora oggi ha proseliti anche se su scala più piccola. Guardando i tuoi scatti sembra di essere proiettati in un’atmosfera fuori dal tempo. Mi chiedevo quanto queste coppie realmente si sentano parte della cultura che alimentano o se sia solo una volontà di evadere dalla quotidianità del nostro tempo.
«Le coppie che ho ritratto si sentono parte della cultura contemporanea e la loro passione per un’epoca passata non ha niente a che vedere con il voler evadere dalla quotidianità del nostro tempo, che vivono pienamente. Comprare abiti da sarti o in negozi di seconda mano è una scelta di vita, volta a rivalutare l’artigianato, stimolare l’economia locale ed evitare di alimentare un sistema economico basato sul consumo eccessivo. L’appartenere alla comunità Mod è un modo per esprimere la propria diversità dalla cultura e dalla mentalità predominante».


Biografia
ritratto_cardana_headshot_hr
Carlotta Cardana (Verbania, 1981) è una fotografa freelance residente a Londra. Dopo aver ottenuto la laurea in Teatro e Arti della Scena presso l’Università degli Studi di Torino frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano. Nel 2007 si trasferisce a Buenos Aires, dove rimane vari mesi per documentare leconseguenze della crisi del 2001. Nel 2008 si sposta a Città del Messico, dove comincia a lavorare come freelance in ambito editoriale.
Nel 2011 si trasferisce a Londra, dove ora divide il suo tempo tra lavoro commissionato per clienti quali The New York Times T Magazine, Marie Claire, GQ, L’OBS, The Times…e progetti
personali.
Dopo essere tornata a vivere in Europa, sviluppa The Fourth Freedom, un progetto sui giovani Italiani che hanno lasciato l’Italia per un altro paese della Comunità Europea, esaminando la loro reazione alla crisi economica degli ultimi anni e il loro senso di appartenenza nazionale. Tra il 2012 e il 2014 realizza Modern Couples, una serie di ritratti a coppie che appartengono alla scena Mod britannica, una subcultura che apparse verso la fine degli anni ’50 ed esplose negli anni ‘60. Più che allo stile delle coppie, la fotografa è interessata alla costruzione dell’identità collettiva come subcultura e dell’identità personale all’interno
di una vita di coppia. Con questo progetto Carlotta Cardana è stata nominata “Discovery of the Year” ai Lucie Awards del 2013 e la serie è stata premiata, esposta e pubblicata a livello
internazionale. Il suo lavoro più recente, The Red Road, esplora come la popolazione indigena degli Stati Uniti viva in un sottile equilibrio tra tradizione e modernità.


Sito
www.carlottacardana.com

Max Cardelli e il ritratto italiano

Milla 2007 © Max Cardelli

Intervista al celebre fotografo milanese amante del ritratto nella sua forma più intima e passionale, autore di scatti profondi e ricchi di tensione emotiva


di Alessandro Curti


Kirsten 2000 © Max Cardelli
Kirsten 2000 © Max Cardelli

Diviso tra Milano e New York, Max Cardelli è indubbiamente uno dei capostipiti del ritratto italiano non solo nelle firme di moda, ma anche nella realizzazione di immagini seducenti, portatrici di un’emozione unica e capaci di entrare a contatto diretto con l’interiorità più recondita dello spettatore.
Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata sul suo lungo lavoro e sulla sua carriera di fotografo: ci ha portati all’interno di un magico mondo, quello della fotografia di ritratto, fatto di emozioni, sentimenti e sensazioni uniche.


Carolina 2014 © Max Cardelli
Carolina 2014 © Max Cardelli

“Ho sempre in mente un’immagine davanti agli occhi quando scatto, si crea autonomamente nel momento in cui entro in contatto con il soggetto da ritrarre”.


Come e quando nasce la tua carriera di fotografo? Come si è sviluppata nel corso degli anni? Che progetti hai sviluppato e quali sono quelli a cui sei più legato?

Ho iniziato a fotografare molto presto, grazie a una Polaroid che mi è stata regalata: fin da subito ho cominciato a scattare ritratti dei miei amici e dei volti interessanti e affascinanti che mi capitavamo davanti. Poi mi chiudevo per giornate intere, finita la scuola, a sviluppare le immagini e a stamparle in un piccolo laboratorio.
Per la fotografia è stato, come si sul dire, amore a prima vista: ho da subito percepito una sorta di magia nella relazione tra un volto e il risultato fotografico.
La passione è diventata con il tempo professione: ho lavorato come fotografo per gare di moto cross ed eventi vari, poi ho conosciuto la moda, raccontando con grande passione storie di donne attraverso il ritratto.
Il progetto a cui sono indubbiamente più legato è quello sui 50 anni della rivoluzione castrista, che mi ha permesso di realizzare un grande reportage su Cuba e L’Avana in maniera discreta, quasi sussurrata, molto malinconica.


Anka 2015 © Max Cardelli
Anka 2015 © Max Cardelli

Con che strumenti lavori abitualmente?

Ho lavorato tantissimo con le macchine a lastra, sopratutto nei ritratti, perché mi piace raccontare i volti come se fossero delle cartine geografiche, con i dettagli curati al meglio e la massima informazione possibile all’interno dell’immagine.
Utilizzo comunque anche altri tipi di macchine, anche più semplici e piccole, dipende sempre dall’obiettivo che s’intende raggiungere. Svario dal medio formato alla 35 mm.
Insomma, utilizzo un po’ tutti i tipi di macchine.


Dita 2006 © Max Cardelli
Dita 2006 © Max Cardelli

Spiegaci il tuo amore per il ritratto, che cosa ti piace di questo genere? Ci sono altri tipi di fotografia che ti affascinano?

Il ritratto è come il primo amore, è la fonte principale della ricerca intima e personale.
Raccontare la bellezza attraverso la bellezza stessa di un volto è qualcosa di molto appagante; l’unicità di un viso rendere ogni ritratto unico e inimitabile, un’esperienza esclusiva e incomparabile.
Amo la fotografia in generale, perché trovo che l’esperienza estetica sia un percorso meraviglioso; per questo apprezzo moltissimo la fotografia di paesaggio e lo still life, ma il ritratto rimane la cornice fondamentale della mia sperimentazione. Non esiste nulla di più incredibile del volto umano.


Federica 2013 © Max Cardelli
Federica 2013 © Max Cardelli

Qual è il tuo criterio di selezione nella scelta dei soggetti da ritrarre e come ti rapporti con loro?

Per me è importante, anzi direi fondamentale, che i soggetti siano in grado di dare un’emozione a livello epidermico, che ti passino una scintilla attrattiva, che scatenino la mia curiosità.
Tendo a soffermarmi parecchio sui caratteri somatici, do molta importanza al fenotipo del soggetto, che dev’essere relazionato a un’idea di estetica che possa piacere.
Se non c’è interesse, non può esserci un risultato soddisfacente.
Il mio rapporto con i soggetti è molto distinto e discreto, fatto di poche parole ma di molta gestualità e di movimenti del corpo; è meglio non conoscere il soggetto prima di fotografarlo, perché questo potrebbe influenzare la resa dell’immagine.
Molto meglio scoprire le persone, la loro personalità e le loro sfaccettature durante la realizzazione della fotografia.


Milla 2007 © Max Cardelli
Milla 2007 © Max Cardelli

Che cos’è oggi la fotografia? Che peso ha sulla nostra vita quotidiana?

Ritengo che la fotografia non sia mai stata così importante, vitale e attiva come in questo periodo storico. Il mondo contemporaneo gira veloce e corre, così l’immagine fotografica diventa l’unico mezzo di comunicazione capace di affermarsi grazie alla sua istantaneità, a prescindere dalla nostra volontà.
Quando guardiamo un’immagine, questa rimane impressa nella nostra retina ancor prima che noi possiamo avere la facoltà di accettarla o meno.
La fotografia ha oggi un ruolo di grandissima responsabilità, soprattutto per noi che ci occupiamo di immagine ed estetica.

“WOMEN: New Portraits”, i nuovi ritratti di Annie Leibovitz a Milano

“WOMEN: New Portraits”, i nuovi ritratti di Annie Leibovitz in arrivo a Milano

Commissionata da UBS, la mostra con i nuovi scatti della fotografa apre al pubblico il 9 settembre presso Fabbrica Orobia 15. Ingresso libero.unnamed


“WOMEN: New Portraits”, la mostra in cui si possono ammirare i nuovi scatti commissionati alla celebre fotografa Annie Leibovitz sarà inaugurata a Milano il 9 settembre 2016 presso gli spazi di Fabbrica Orobia 15, situata nella zona sud di Milano, e resterà in programma fino al 2 ottobre, come tappa di un tour globale che tocca 10 città.

Il nuovo lavoro della fotografa prosegue un progetto iniziato oltre quindici anni fa con «Women», una raccolta di ritratti pubblicata nel 1999 e tuttora molto popolare. Susan Sontag, che aveva collaborato alla realizzazione del primo progetto, l’aveva definita un «work in progress». «WOMEN: New Portraits» riflette i cambiamenti del ruolo della donna nella società contemporanea e, nel corso del prossimo anno, andrà a costituire un’unica opera composta da molteplici scatti.

 Misty Copeland, New York City, 2015 © Annie Leibovitz from WOMEN: New Portraits
Misty Copeland, New York City, 2015
© Annie Leibovitz from WOMEN: New Portraits

Annie Leibovitz ha dichiarato: “Quando ho proposto a UBS di proseguire il progetto WOMEN, non c’è stata alcuna esitazione. Facciamolo, è stata la risposta, e il supporto è stato straordinario su tutti i fronti. L’impresa è molto ambiziosa, il soggetto talmente vasto, è come andare in mare aperto e fotografare l’oceano.”

Fabio Innocenzi, Country Head del Gruppo UBS in Italia, ha affermato: “Collaborare con Annie alla realizzazione di un progetto che celebra donne incredibili, ciascuna ai massimi livelli nel proprio campo, è un’opportunità molto stimolante. Il tour si inserisce in una serie di iniziative volte a promuovere l’impegno nell’arte contemporanea, di cui da lungo tempo siamo portavoce. Ci auguriamo che i nuovi scatti commissionati e i programmi di accompagnamento rivolti al pubblico diano ispirazione e slancio a quante più persone possibile.”


www.ubs.come/annieleibovitz

Fabbrica Orobia 15
Via Orobia 15, 20139 Milano, Italia
9 settembre – 2 ottobre 2016
Dal Lunedì alla Domenica ore 10-18, Venerdìfino alle ore 20
Ingresso LIBERO
Fabbrica Orobia 15, costruita nel 1920, è uno spazio industriale storico, situato nella zona sud di Milano, vicino alla Fondazione Prada, in un’ area che sta rapidamente acquisendo un ruolo centrale per l’arte, la cultura e la moda.

Fondazione Exclusiva presenta a Roma B/REFLECTED di max&douglas

Fondazione Exclusiva porta a Roma B/REFLECTED di max&douglas, una serie di ritratti di cinquanta noti personaggi italiani, fotografati attraverso uno specchio, un lavoro che ricontestualizza la pratica del “selfie” e mette il soggetto a confronto con la propria immagine. Realizzata con il patrocinio dell’ONU, è stata esposta alla Triennale di Milano nel 2014 e sarà ospitata presso la sede di AREA81 dall’8 Giugno al 21 Luglio 2016.

LOCANDINA_BREFLECTED_300X210_def2

Scopo primario dei progetti promossi da Fondazione Exclusiva è la costruzione di opportunità per tutte le fasi della catena del valore, attraverso l’individuazione di obiettivi concreti e la scoperta di soluzioni innovative da presentare sul campo internazionale. La mostra rappresenterà quindi un palcoscenico notevole per i giovani talenti che avranno preso parte a Portrait Photography, il workshop gratuito per fotografi e creativi under 35, che si terrà dal 26 al 29 maggio nella sede romana di AREA81, in via Giovanni da Castel Bolognese 81 a Testaccio.
Con l’obiettivo di esplorare il mondo della fotografia di ritratto ai tempi del selfie, il workshop, che sarà realizzato con il patrocinio dell’Istituto Europeo di Design (IED) e grazie alla collaborazione del partner tecnico Allucinazione, vedrà anche la partecipazione dei due celebri fotografi max&douglas. Saranno oltretutto coinvolti giovani creativi – tra cui pittori, street artist, musicisti e scultori – che saranno i volti protagonisti degli scatti. Ragazzi e ragazze pronti a raccontare come le proprie passioni siano fonte primaria delle aspirazioni future.
Tutti i fotografi partecipanti avranno, perciò, la possibilità di esporre e vendere una loro foto – realizzata durante i quattro giorni di workshop – in uno spazio appositamente dedicato all’interno della mostra di max&douglas.


Autoironia, disagio, compiacimento, perplessità. Sono solo alcuni tra i molti sentimenti suscitati dalla serie di ritratti che fanno parte della mostra B/REFLECTED. B come il lato meno conosciuto, ma anche B come beyond nel senso di oltre, come spiegano max&douglas che, con la scelta di questo titolo anglofono, sottolineano la natura sperimentale del loro progetto.
Cinquanta personaggi a vario titolo famosi, uomini e donne, si sono messi in gioco partecipando al rito creativo, ognuno aggirando il proprio convenzionale narcisismo per scoprirne uno nuovo che consente di osservarsi, studiarsi e sorprendersi accettando il rischio dell’imperfezione.

Gli autori vanno oltre il ritratto, nel significato che tradizionalmente diamo a questo linguaggio della fotografia. Per realizzare queste immagini, max&douglas, hanno utilizzato uno specchio, facendone la barriera corporea che separa il fotografo dal soggetto, generando un effetto che rimanda al mittente la propria immagine. Il riflesso, l’altra faccia di sé, disegna la nuova identità, inevitabilmente diversa da quella pubblica, che i personaggi sono soliti dare di loro stessi. Quasi autoscatti, in cui al protagonista è restituito l’ambiguo potere di essere soggetto creativo e oggetto creato dell’immagine stessa. La vocazione seriale di questo lavoro conferisce a personaggi tanto diversi tra loro, l’identità in una mostra che, nella purezza del bianco e nero non rielaborato dagli artifici della post produzione digitale, restituisce l’immediatezza del momento della ripresa, la forza dell’attimo fuggente, la magia dell’incontro del personaggio con se stesso.


Fondazione Exclusiva, l’ente no profit nato nel settembre 2015, è impegnato nella salvaguardia e nello sviluppo della filiera creativa.
Centro di approfondimento per giovani talenti, la fondazione sviluppa programmi internazionali e interdisciplinari di alto valore scientifico e culturale, individuando scambi costanti e percorsi virtuosi tra il mondo dell’impresa e della produzione industriale e quello della creatività pura. Attraverso le proprie attività Fondazione Exclusiva intende contribuire a mostrare, condividere e divulgare il talento dei giovani, per riconfigurare e attualizzare il rapporto tra tradizione e innovazione.
Maggiori informazioni su www.fondazioneexclusiva.org


Max e Douglas lavorano insieme dal 1997, anno in cui terminano l’ Istituto Europeo di Design di Milano. Iniziano a lavorare in campo pubblicitario per clienti come Sony, Philips, Romeo Gigli, Invicta, Americanino, Telecom Italia, Belfe, Adidas, AXN, FIAT e Mitsubishi Electric. Successivamente inizia la collaborazione con numerose ed importanti riviste italiane ed estere, delle quali realizzano numerose copertine; tra queste, Max, Maxim, Sportweek, L’Equipe Magazine, GQ, 24, Rolling Stones, Men’s Health, Raiders, Vanity Fair e Wired. Nel 2002 espongono a Milano la personale “MTV Stills”, prodotta dalla Galleria Grazia Neri e in collaborazione con MTV Italia in cui vengono ritratti tutti i VJ della rete televisiva. Nel novembre 2005 si inaugura presso l’Hotel Hilton Milan la mostra “SPORT’s”, una raccolta di innumerevoli ritratti di sportivi italiani e stranieri, frutto della lunga collaborazione con la rivista sportweek. Nel gennaio 2014 presentano in TRIENNALE MILANO la personale “B/REFLECTED”, una raccolta di 50 personaggi famosi ritratti in bianco e nero da dietro uno specchio, con il patrocinio dell’ONU. La mostra sarà ospitata a Giugno 2016 dalla sede di Fondazione Exclusiva.

0 0,00
Go to Top