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Canon EOS 5D Mark IV: l’esperienza di Paolo Pellegrin

Il rinomato foto giornalista e Canon Ambassador Paolo Pellegrin ci racconta della sua prima esperienza con la nuova Canon EOS 5D Mark IV.

In questo video ci racconta il suo lavoro sulla comunità di zingari a Roma, vista con un’ottica diversa e lontana dai canoni classici e stereotipati.

Le Storie della Fotografia al MAXXI: gli anni Novanta, con Walter Guadagnini

Guido Guidi, A4 10 - 11 - 2002, 2002. Courtesy Fondazione MAXXI
venerdì 7 ottobre 2016, 18:00 – 19:30

Le Storie della Fotografia

Gli anni Novanta: “Nuove geografie nella fotografia italiana”. Con Walter Guadagnini

Un ciclo di incontri dedicati alla storia della fotografia italiana dagli anni Settanta a oggi


Guido Guidi, A4 10 - 11 - 2002, 2002. Courtesy Fondazione MAXXI
Guido Guidi, A4 10 – 11 – 2002, 2002. Courtesy Fondazione MAXXI

In occasione della mostra Extraordinary visions L’Italia ci guarda docenti, critici e studiosi internazionali incontrano il pubblico per ripercorrere le tappe fondamentali della storia della fotografia e per far conoscere i grandi maestri che hanno testimoniato e documentato la storia del nostro Paese.

Gli anni Novanta si caratterizzano anzitutto per l’affermarsi di un processo di istituzionalizzazione della fotografia: Walter Guadagnini, uno dei più autorevoli storici e critici della fotografia in Italia, spiega come a questo processo corrisponda l’avvento sulla scena di una nuova generazione di fotografi, caratterizzata da un rapporto ambivalente nei confronti della generazione emersa nel decennio precedente. Da un lato si assiste al protrarsi dell’attenzione nei confronti del paesaggio, in particolare di quello antropizzato, dall’altro si avverte la necessità di affrancarsi dalle logiche rappresentative della fotografia classica, per misurarsi con linguaggi differenti e con una dimensione compiutamente internazionale, sia nella scelta dei temi che nella prassi operativa.

Il progetto Le Storie della Fotografia è realizzato grazie al sostegno di MINI, Partner MAXXI Public Programs


Auditorium del MAXXI – ingresso € 5,00 – ingresso 5 incontri € 20,00 – gratuito per i titolari della card myMAXXI
L’acquisto del biglietto dà diritto a un ingresso ridotto al Museo entro una settimana dall’emissione.

DOMON KEN: Il Maestro del realismo giapponese |Museo dell’Ara Pacis, fino al 18 settembre

Foto commemorativa del corpo della marina © Domon Ken

Per la prima volta fuori dai confini del Giappone, al Museo dell’Ara Pacis di Roma, una monografica dedicata ad uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese, considerato il maestro del realismo: Domon Ken (1909-1990).
In mostra circa 150 fotografie, in bianco e nero e a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900, che raccontano il percorso di ricerca verso il realismo sociale. Dai primi scatti, prima e durante la seconda guerra mondiale, che mostrano la visione legata al fotogiornalismo e alla fotografia di propaganda, passando dalla fotografia di ambito sociale, la mostra ripercorre la produzione di Domon Ken fino all’opera chiave che documenta la tragedia di Hiroshima, alla quale il fotografo si dedicò come rispondendo ad una chiamata e ad un dovere umanitario.

Donne a Passeggio © Domon Ken
Donne a Passeggio © Domon Ken

 

La mostra è promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il supporto del Bunkacho, Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e della Japan Foundation, organizzata da MondoMostre Skira con Zètema Progetto Cultura, e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale all’Università degli Studi di Milano e dal Maestro Takeshi Fujimori, direttore artistico del Ken Domon Museum of Photography. L’esposizione è realizzata in collaborazione con il Ken Domon Museum of Photography di Sakata e la città di Sakata, con la partecipazione dello sponsor Nikon, marchio da sempre legato a Domon Ken e dello sponsor tecnico Fujifilm che ha curato la stampa delle foto.

Esercitazioni del corpo infermiere militare © Domon Ken
Esercitazioni del corpo infermiere militare © Domon Ken

Domon Ken, considerato un maestro assoluto della fotografia giapponese e iniziatore della corrente realistica, segnò un capitolo epocale nella storia della fotografia giapponese del dopoguerra, facendo da base alla produzione fotografica contemporanea e rimanendo punto di riferimento a tutt’oggi per i circoli fotografici amatoriali giapponesi. Domon sosteneva che “la dote fondamentale di un’opera di qualità sta nella connessione diretta tra la macchina fotografica e il soggetto”. Il Maestro era, infatti, sempre alla ricerca di una immagine del tutto realistica, priva di drammaticità. Sullo sfondo dello spirito rinfrancato del dopoguerra, rivolgeva lo sguardo alla società in generale e alla vita quotidiana: “Sono immerso nella realtà sociale di oggi ma allo stesso tempo vivo le tradizioni e la cultura classica di Nara e Kyoto; il duplice coinvolgimento ha come denominatore comune la ricerca del punto in cui le due realtà sono legate ai destini della gente, la rabbia, la tristezza, la gioia del popolo giapponese”.

Foto commemorativa del corpo della marina © Domon Ken
Foto commemorativa del corpo della marina © Domon Ken

La fotografia realistica, definita “un’istantanea assolutamente non drammatica”, è dunque la protagonista della mostra che, attraverso un percorso per tematiche, racconta l’ampio lavoro del Maestro abbracciando tutta la cultura giapponese in modo trasversale: dall’esordio con una fotografia di tipo giornalistico e a servizio della propaganda anteguerra e della promozione culturale del Paese verso l’estero (Fotogiornalismo e propaganda anteguerra, Il dopoguerra: verso un realismo sociale), a una fotografia rivolta alla registrazione della vita quotidiana e alla città che si trasforma e si occidentalizza, con un’attenzione sempre più forte ai temi sociali. Il suo realismo sociale si esprime in particolare attraverso due reportage rappresentativi di quest’epoca, Hiroshima (1958), considerata dal premio nobel Oe Kenzaburo la prima grande opera moderna del Giappone, e i Bambini di Chikuho, serie fotografica sulla situazione di miseria nei villaggi di minatori del sud del Giappone con un’ampia e vivace ritrattistica di bambini incontrati per le strade del Paese.

Segue una sezione di Ritratti con volti di personaggi famosi del mondo dell’arte, della letteratura, della cultura, della scienza, da Yukio Mishima a Jun’ichiro Tanizaki, da Taro Okamoto a Yusaku Kamekura; infine una sezione dedicata alla sua serie più importante Pellegrinaggio ai Templi Antichi, una raccolta di immagini di sculture e architetture buddhiste, tesori e scorci di paesaggi, còlti nei suoi viaggi lungo tutto il Paese alla ricerca della bellezza dei luoghi sacri dell’antichità. Paesaggi che evocano il fascino della diversità culturale e dell’esotico.

Kuga Yoshiko (attrice) e Ozu Yasujiro (regista) © Domon Ken
Kuga Yoshiko (attrice) e Ozu Yasujiro (regista) © Domon Ken

L’opera di Domon Ken può essere definita autobiografica, una documentazione privata prima che sociale, selezionata sempre con criteri personali che trasformano lo scatto in un momento di dialogo con il soggetto. Il suo sguardo fisso sul soggetto, che sia un paesaggio, una scultura, una persona o un oggetto è foriero della bellezza universale guardata attraverso l’obiettivo, che non tralascia le caratteristiche fisiche della forma ritratta.

Primo fotografo alla cui immensa opera viene dedicato un museo personale nella città natale di Sakata nel 2003, figura poliedrica che abbraccia attraverso la fotografia l’intera cultura giapponese prima e dopo il conflitto mondiale, Domon Ken insieme ad altri amici e grandi personalità del mondo artistico nipponico diedero avvio a quel rinnovamento culturale che fece uscire definitivamente il Giappone dalla disfatta della guerra conducendo a quell’estetica contemporanea a cui ancora oggi tutto il mondo fa riferimento.

La mostra si inserisce in un vasto programma di eventi che rappresenteranno il mondo culturale e tecnologico del Giappone in Italia per tutto il 2016: grandi mostre d’arte, performance teatrali di burattini (bunraku) e della grande tradizione del Nō, concerti e spettacoli di danza moderni e tradizionali, rassegne cinematografiche, eventi d’architettura e design, e poi fumetto, letteratura, sport e molto altro ancora. L’occasione è la celebrazione del 150° anniversario del primo Trattato di Amicizia e Commercio, firmato il 25 agosto 1866, tra Italia e Giappone, che diede inizio ai rapporti diplomatici tra i due Paesi.

Il 2016 sarà anche l’occasione per approfondire gli scambi culturali, economici, politici, sociali tra il nostro Paese e il Giappone. Un fitto programma di eventi e celebrazioni, selezionati in Italia dal Comitato per il coordinamento del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, con la preziosa collaborazione di tante realtà pubbliche e private, tra cui l’Ambasciata del Giappone in Italia, il Consolato Generale del Giappone a Milano, l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma, Mondo Mostre Skira, l’Università degli Studi di Milano e molte altre, dacché, come auspica l’Ambasciatore Kazuyoshi Umemoto: “Attraverso iniziative di interscambio che spazieranno negli ambiti più diversi, quali politica, economia, cultura, scienza e tecnologia, turismo e istruzione, la reciproca comprensione tra i due Paesi e tra le rispettive cittadinanze possa andare incontro ad un ulteriore progresso, e che questa sia l’occasione per il dischiudersi di nuove prospettive per le relazioni bilaterali. Le relazioni tra due Paesi in ultima analisi non sono che rapporti tra esseri umani”.

Fujifilm è sponsor di FotoLeggendo 2016

Fujifilm sponsor di FotoLeggendo

Alla dodicesima edizione di Fotoleggendo, Fujifilm Italia sarà presente con tutta la sua filosofia, i suoi prodotti e la mostra “Tell it like it is” di David Alan Harvey

Roma dal 9 giugno al 2 luglio 2016 – Giorni inaugurali: 10-11- 12 giugno

FotoLeggendo – www.fotoleggendo.it


Fujifilm non arresta la ricerca di spazi in cui si celebra il linguaggio delle immagini e si presentano eventi per affermare l’importanza comunicativa della fotografia, nelle sue molteplici espressioni. Sarà sponsor di FotoLeggendo che per la dodicesima edizione veste il tema delle “Contaminazioni”. Il programma si presenta ricco di “Incontri con gli Autori”, “Proiezioni”, “Street Art”, “Letture portfolio” e “35 Mostre” e si snoda tra il dentro e fuori, tra mura e l’esterno, tra strade – luoghi di vita comune – e posti canonici per l’arte, tutto per coinvolgere un pubblico sempre più vasto.15_002A

Nomi noti, firme autorevoli in esposizione il sostegno di Fujifilm Italia che oltre a essere presente con il suo staff, la sua tecnologia e la Serie X da provare nei giorni 11 e 12 giugno, presenta in prima assoluta in Italia la mostra di David Alan Harvey “Tell it like it is”, la cui inaugurazione avverrà il 10 giugno ore 18:00 presso Officine Fotografiche, via Libetta, 1 a Roma, in cui sarà presente lo stesso autore.

Inoltre, il 12 giugno alle 19:00 ci sarà l’incontro con l’autore che racconterà il suo lavoro e risponderà alle domande del pubblico. La mostra resterà esposta fino al 2 luglio. 32_001_OKA

Harvey descrive così “Tell it like it is”: “Nel 1967 avevo 23 anni, stavo per laurearmi in giornalismo all’Università del Missouri, e mi ero da poco sposato. Il mio primo figlio Bryan aveva solo 7 mesi. Non avevo denaro, come fotografo ero sconosciuto e non avevo alcun mentore. Al tempo negli Stati Uniti due erano i principali temi che scuotevano la società, la guerra del Vietnam e il movimento per i diritti civili. I fotografi così detti “impegnati” erano tipicamente focalizzati sull’uno o l’altro. Il mio amico Charles Hofheimer mi propose di fare assieme un libro sulla vita di una famiglia nera. Lui stava lavorando con un’organizzazione locale impegnata nel migliorare le condizioni di vita delle famiglie nere che abitavano i quartieri disagiati di Norfolk, in Virginia. Saltai diretto sull’idea. Invece che fotografare quello che era conosciuto come il ghetto di Berkley a Norfolk, decidemmo di fare un photo essay su una sola famiglia disposta a collaborare. James Liggins e sua moglie Callie ci aprirono le loro porte. Avevano sette figli di età comprese tra i 2 e i 15 anni. I Liggins vivevano in un piccolo appartamento in un caseggiato di 5 piani. Per circa un mese io spesi tutto il mio tempo con loro. Direi che mi presero letteralmente con loro. Spesso Callie faceva per me il letto sul divano nel soggiorno e così io mi immersi totalmente nella storia. Avevo una camera oscura nelle vicinanze, a casa della famiglia Hofheimer: facevo fotografie, sviluppavo, stampavo e vivevo la storia.
L’estate finì. Dovevo tornare al college. Il mio compagno di stanza del liceo, Masaaki Okada, accettò di fare il design e Charles fece l’editing. Non vidi layout e selezione fino a che il libro non fu finito e io ricevetti una copia di Tell it like it is in Missouri. Il libro aveva un prezzo di 2 dollari e i soldi erano destinati alla Norfolk Ministerial Association per essere usati per cibo e vestiti per le famiglie disagiate.
Verso la fine del 2014 ebbi modo di riconnettermi con i Liggins. Non avevo solo perso i contatti ma entrambi, Charlie ed io, nemmeno ricordavamo i loro nomi. Erano passati 48 anni, la vita con le nostre famiglie e tutte le altre cose. Avevo girato il mondo per scattare più di 40 storie per National Geographic ed ero entrato alla Magnum. Insomma questo progetto fu sepolto e dimenticato fino ad ora. Grazie al Norfolk Virginan Pilot che fece una storia su di me in cerca della famiglia Liggins, fui in grado di ritrovarli. Adesso io e i Liggins siamo amici. Esattamente come lo eravamo quando loro con gentilezza mi aprirono le porte nel 1967.”

Per maggiori informazioni sul programma e iniziative di FotoLeggendo, visitare http://www.fotoleggendo.it/edizione2016

Leica apre un nuovo store a Roma | 23 giugno | Piazza di Spagna

APRE A ROMA

IL NUOVO LEICA STORE ROMA – PIAZZA DI SPAGNA


Lo storico marchio tedesco di macchine fotografiche inaugura il secondo spazio nella Capitale con uno speciale evento aperto al pubblico e in contemporanea la mostra di Stefano Guindani, fotografo delle starLeica_Camera


Leica Camera Italia, azienda tedesca leader nella produzione e vendita di apparecchi fotografici e strumenti ottici di precisione, inaugura il 23 giugno il Leica Store Roma – Piazza di Spagna in Via dei Due Macelli N°57 in un’esclusiva e centralissima location adiacente all’omonima Piazza. Il nuovo store va ad affiancarsi agli storici punti vendita già presenti in città, Leica Store Roma di La Placa Group e Sabatini, che da anni costituiscono un punto di riferimento a Roma per fotoamatori e professionisti della fotografia.

Lo spazio, progettato dallo Studio DC10 di Milano, si sviluppa su una superficie di 110mq e rispecchia nell’architettura, nelle forme e nei materiali l’essenzialità e la ricercatezza che da sempre rappresentano i valori del brand.

Leica Store Roma – Piazza di Spagna sarà il luogo ideale per vivere la fotografia a 360°offrendo l’intera gamma di prodotti fotografici Leica: dalle ultime novità come la prima mirrorless professionale Leica SL, la Leica M-D, priva di monitor, ai modelli leggendari, Leica M e M-Monochrom, fino alle fotocamere digitali più “giovani” come la Leica T, Leica X-U e Leica Q. Lo Store fungerà inoltre da spazio per incontri con prestigiosi fotografi, per workshop e letture portfolio e offrirà anche un’area bookshop con una straordinaria selezione di volumi fotografici italiani e internazionali.

Per l’opening del 23 giugno, Leica ha in programma uno speciale evento aperto al pubblico: dalle ore 14.00 alle 18.00, infatti, sarà possibile visitare il nuovo negozio e provare le eccellenze del marchio con il bollino rosso. La giornata sarà poi completata dalla mostra “Sguardi d’Attore” con i ritratti dei divi del cinema e personaggi dello spettacolo immortalati da Stefano Guindani, famoso reporter e fotografo di celebrities e moda internazionale. Le immagini in esposizione saranno in vendita e il ricavato devoluto al Policlinico Gemelli di Roma per la gestione della prima sala cinematografica costruita in un centro sanitario italiano. Un progetto reso possibile da MediCinema Italia Onlus, partner di Rai Cinema.

Inoltre, in occasione di questa importante inaugurazione, Leica offrirà un motivo in più per visitare il nuovo Spazio romano, lancerà infatti un 24h exclusive contest dal tema “Trova il bollino rosso”: basterà presentarsi mercoledì 22 giugno in uno dei Leica Store d’Italia (Milano, Torino, Firenze, Bologna e Roma), ritirare la cartolina e seguire le indicazioni. I partecipanti dovranno immortalare un bollino rosso “Leica inspired” e caricare gli scatti in una pagina dedicata del Leica Lab.  Le foto migliori di ogni città avranno poi diritto a un workshop della Leica Akademie Italy e, se scattate con Leica, a un’ulteriore sorpresa.

Leica Store Roma – Piazza di Spagna si aggiunge ai già attivi punti vendita a Torino, Bologna, Milano, Firenze e Roma e alle Leica Boutique presenti in altre sette città italiane, rafforzando così la presenza sul territorio nazionale e ampliando il progetto di distribuzione intrapreso da alcuni anni da Leica Camera AG: una rete attuale composta da 65 Store, oltre 100 Boutique e al circuito delle Leica Galerie in tutto il mondo.

L’apertura in una piazza così importante come Roma sottolinea ancora una volta il valore che la nostra azienda riconosce al pubblico e al mercato italiano – ha dichiarato Renato Rappaini, Managing Director di Leica Camera Italia – Dopo le aperture di Milano, Torino e Bologna, infatti, il Leica Store Roma – Piazza di Spagna rappresenterà il nuovo polo capitolino della fotografia offrendo la possibilità di scoprire e provare qualità e tecnologia dei prodotti Leica, capaci di soddisfare le esigenze di un pubblico eterogeneo: dal semplice appassionato al professionista più esigente”.

 

“Brasile, Erede di Culture Ancestrali” di Claudia Andujar a Roma

Claudia Andujar. 
Pescador com filho, Picinguaba, estado de São Paulo, da série Família Caiçara
 1964 
Fotografia 
Cortesia Galeria Vermelho

Appena giunta a San Paolo, nel 1955, senza parlare il portoghese, Claudia Andujar trovò nella fotografia il linguaggio che avrebbe potuto aiutarla a decifrare e ad avvicinarsi a una cultura e a una forma di organizzazione sociale fino ad allora sconosciute: “II mio interesse è sempre stato e continua ad essere sapere il perché le persone fanno quel che fanno. Ciò che genera il comportamento affonda le sue radici nella cultura, ma scaturisce anche da fattori psicologici”

Da questo pensiero nasce “Brasile: erede di culture ancestrali”, la mostra che riporta lo spettatore nel Brasile degli anni ’60 mostrando uno squarcio della vita quotidiana delle famiglie autoctone.

Convite

L’esposizione si terrà dal 1 al 30 Giugno presso la Galleria Candido Portinari, situata al piano terra del meraviglioso Palazzo Pamphilj a Piazza Navona, consentendo a tutti gli appassionati di fotografia di scoprire la sensibilità di Claudia Andujar nel catturare le espressioni dell’essere umano, un’opera che ha rappresentato una pietra miliare della fotografia realizzata in Brasile a cui in tanti si sono ispirati in seguito.

Le prime immagini di questo progetto furono fatte in un villaggio dl indigeni Bororo del Mato Grosso presso il quale l’Autrice trascorse circa un mese. Fu solo l’inizio di un’avventura durata per oltre 40 anni che portò l’Artista a diventare un punto di riferimento per la comunità aborigena brasiliana fino ad essere minacciata di morte dai garimpeiros (i cercatori d’oro) per la strenua difesa dei loro diritti.

La sua storia è raccontata nel documentario “A estrangeira”, che verrà proiettato il 9 e il 10 giugno, alle ore 19, presso l’auditorium del Centro Culturale Brasile-Italia (CCBI).

CLAUDIA ANDUJAR nasce in Svizzera. Nel 1931 si trasferisce a Oradea, alla frontiera tra Romania e Ungheria, Nel 1944 fugge con la madre per sfuggire alla persecuzione ebrea in Svizzera, e dopo emigra verso gli Stati Uniti. Nel 1955 arriva in Brasile per rincontrare la madre e decide di fermarsi nel paese, dove prende avvio la sua carriera di fotografa.Nel 2000 vince il Cultural Freedom Prize (fotografia e difesa dei diritti umani) della Lannan Foundation, nel Nuovo Messico, Stati Uniti. Nel 2003 riceve il Premio Severo Gomes della Commissione Teotônio Vilela.
Nel 2008 viene omaggiata dal Ministero della Cultura del Brasile per le sue realizzazioni artistiche e culturali.

INFO

Galleria Candido Portinari | Palazzo Pamphili | Piazza Navona 10 | Roma
Dall’1 al 30 Giugno 2016. Da lunedì a venerdì, ore 10-17(escluso festivi). Ingresso gratuito.
eventos.roma@itamaraty.gov.br | 06.68398.456

Fondazione Exclusiva presenta a Roma B/REFLECTED di max&douglas

Fondazione Exclusiva porta a Roma B/REFLECTED di max&douglas, una serie di ritratti di cinquanta noti personaggi italiani, fotografati attraverso uno specchio, un lavoro che ricontestualizza la pratica del “selfie” e mette il soggetto a confronto con la propria immagine. Realizzata con il patrocinio dell’ONU, è stata esposta alla Triennale di Milano nel 2014 e sarà ospitata presso la sede di AREA81 dall’8 Giugno al 21 Luglio 2016.

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Scopo primario dei progetti promossi da Fondazione Exclusiva è la costruzione di opportunità per tutte le fasi della catena del valore, attraverso l’individuazione di obiettivi concreti e la scoperta di soluzioni innovative da presentare sul campo internazionale. La mostra rappresenterà quindi un palcoscenico notevole per i giovani talenti che avranno preso parte a Portrait Photography, il workshop gratuito per fotografi e creativi under 35, che si terrà dal 26 al 29 maggio nella sede romana di AREA81, in via Giovanni da Castel Bolognese 81 a Testaccio.
Con l’obiettivo di esplorare il mondo della fotografia di ritratto ai tempi del selfie, il workshop, che sarà realizzato con il patrocinio dell’Istituto Europeo di Design (IED) e grazie alla collaborazione del partner tecnico Allucinazione, vedrà anche la partecipazione dei due celebri fotografi max&douglas. Saranno oltretutto coinvolti giovani creativi – tra cui pittori, street artist, musicisti e scultori – che saranno i volti protagonisti degli scatti. Ragazzi e ragazze pronti a raccontare come le proprie passioni siano fonte primaria delle aspirazioni future.
Tutti i fotografi partecipanti avranno, perciò, la possibilità di esporre e vendere una loro foto – realizzata durante i quattro giorni di workshop – in uno spazio appositamente dedicato all’interno della mostra di max&douglas.


Autoironia, disagio, compiacimento, perplessità. Sono solo alcuni tra i molti sentimenti suscitati dalla serie di ritratti che fanno parte della mostra B/REFLECTED. B come il lato meno conosciuto, ma anche B come beyond nel senso di oltre, come spiegano max&douglas che, con la scelta di questo titolo anglofono, sottolineano la natura sperimentale del loro progetto.
Cinquanta personaggi a vario titolo famosi, uomini e donne, si sono messi in gioco partecipando al rito creativo, ognuno aggirando il proprio convenzionale narcisismo per scoprirne uno nuovo che consente di osservarsi, studiarsi e sorprendersi accettando il rischio dell’imperfezione.

Gli autori vanno oltre il ritratto, nel significato che tradizionalmente diamo a questo linguaggio della fotografia. Per realizzare queste immagini, max&douglas, hanno utilizzato uno specchio, facendone la barriera corporea che separa il fotografo dal soggetto, generando un effetto che rimanda al mittente la propria immagine. Il riflesso, l’altra faccia di sé, disegna la nuova identità, inevitabilmente diversa da quella pubblica, che i personaggi sono soliti dare di loro stessi. Quasi autoscatti, in cui al protagonista è restituito l’ambiguo potere di essere soggetto creativo e oggetto creato dell’immagine stessa. La vocazione seriale di questo lavoro conferisce a personaggi tanto diversi tra loro, l’identità in una mostra che, nella purezza del bianco e nero non rielaborato dagli artifici della post produzione digitale, restituisce l’immediatezza del momento della ripresa, la forza dell’attimo fuggente, la magia dell’incontro del personaggio con se stesso.


Fondazione Exclusiva, l’ente no profit nato nel settembre 2015, è impegnato nella salvaguardia e nello sviluppo della filiera creativa.
Centro di approfondimento per giovani talenti, la fondazione sviluppa programmi internazionali e interdisciplinari di alto valore scientifico e culturale, individuando scambi costanti e percorsi virtuosi tra il mondo dell’impresa e della produzione industriale e quello della creatività pura. Attraverso le proprie attività Fondazione Exclusiva intende contribuire a mostrare, condividere e divulgare il talento dei giovani, per riconfigurare e attualizzare il rapporto tra tradizione e innovazione.
Maggiori informazioni su www.fondazioneexclusiva.org


Max e Douglas lavorano insieme dal 1997, anno in cui terminano l’ Istituto Europeo di Design di Milano. Iniziano a lavorare in campo pubblicitario per clienti come Sony, Philips, Romeo Gigli, Invicta, Americanino, Telecom Italia, Belfe, Adidas, AXN, FIAT e Mitsubishi Electric. Successivamente inizia la collaborazione con numerose ed importanti riviste italiane ed estere, delle quali realizzano numerose copertine; tra queste, Max, Maxim, Sportweek, L’Equipe Magazine, GQ, 24, Rolling Stones, Men’s Health, Raiders, Vanity Fair e Wired. Nel 2002 espongono a Milano la personale “MTV Stills”, prodotta dalla Galleria Grazia Neri e in collaborazione con MTV Italia in cui vengono ritratti tutti i VJ della rete televisiva. Nel novembre 2005 si inaugura presso l’Hotel Hilton Milan la mostra “SPORT’s”, una raccolta di innumerevoli ritratti di sportivi italiani e stranieri, frutto della lunga collaborazione con la rivista sportweek. Nel gennaio 2014 presentano in TRIENNALE MILANO la personale “B/REFLECTED”, una raccolta di 50 personaggi famosi ritratti in bianco e nero da dietro uno specchio, con il patrocinio dell’ONU. La mostra sarà ospitata a Giugno 2016 dalla sede di Fondazione Exclusiva.

Gianni Berengo Gardin in mostra a Roma | Palazzo delle Esposizioni | 19 maggio-19 agosto

Vera fotografia, a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Contrasto e Fondazione Forma per la Fotografia, ripercorre la lunga carriera di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930), il fotografo che forse più di ogni altro ha raccontato il nostro tempo e il nostro Paese in questi ultimi cinquant’anni. La sua vita e il suo lavoro costituiscono una scelta di campo, chiara e definita: fotografo di documentazione sempre, a tutto tondo e completamente.

In mostra sono esposti i suoi principali reportage. Accanto alle celebri immagini, altre poco viste o inedite propongono nuove chiavi di lettura per comprendere il suo lavoro e il ruolo di visione consapevole della realtà che una “vera fotografia” può offrire.
Essere fotografi per Berengo Gardin significa assumere il ruolo di osservatore e scegliere un atteggiamento di ascolto partecipe di fronte alla realtà, come hanno fatto i grandi autori di documentazione del Novecento. In questi anni, del resto, l’autore è stato sempre in prima linea nel raccontare quel che doveva essere cambiato, quel che doveva essere celebrato. Con la sua macchina fotografica si è concentrato a lungo soprattutto sull’Italia, sul mondo del lavoro, la sua fisionomia, i suoi cambiamenti, registrati come farebbe un sismografo. Oppure sulla condizione della donna, osservata da nord a sud, cogliendo le sue rinunce, le aspettative e la sua emancipazione. O sul mondo a parte degli zingari, cui l’autore ha dedicato molto tempo, molto amore e molti libri.

“Quando fotografo ­– ha detto Berengo Gardin – amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.

Circa 250 fotografie, stampe vintage in formato 30×40, suddivise per sezioni: Venezia, Milano, Il mondo del lavoro, Manicomi, Zingari, La protesta, Il racconto dell’Italia, Ritratti, Figure in primo piano, La casa e il mondo, Dai paesaggi alle Grandi Navi. Nelle sale ci sono anche 24 stampe di grandi dimensioni: foto scelte e commentate da amici, intellettuali e colleghi. Veri e propri commenti d’autore.


INFO

  • Gianni Berengo Gardin. “Vera fotografia”. Reportage, immagini, incontri – 19 maggio – 28 agosto 2016
  • Via Nazionale, 194
    00184 Roma
  • Tel: 06 39967500
  • Web: palazzoesposizioni.it
  • Biglietti
    Intero € 12,50 – riduzioni disponibili

Domenica 22/5: l’appuntamento con la Photo Marathon 2016 è a Roma

Le strade della Capitale saranno l’affascinante scenario di un divertente appuntamento con la fotografia.

Canon è main sponsor di Italia Photo Marathon, un evento culturale itinerante che coniuga la passione per la fotografia e la promozione del territorio. Il prossimo appuntamento di #ItaliaPM sarà a Roma, Piazzale del MAXXI, domenica 22 maggio con inizio ore 9.00. Si tratta della terza tappa di un tour che sta riscuotendo un grande successo di pubblico, ben 1.072 partecipanti durante la maratona di Genova e 413 durante l’evento che si è tenuto a Padova.

Digital 95MB [©(c)Roland Halbe; Veroeffentlichung nur gegen Honorar, Urhebervermerk und Beleg / Copyrightpermission required for reproduction, Photocredit: Roland Halbe]
Il MAXXI di Roma © Roland Halbe

La Photo Marathon rappresenta un’avventura ideale per tutti coloro che, attraverso il linguaggio delle immagini, vogliono esprimere la propria fantasia e immortalare le bellezze uniche della Capitale, all’insegna dell’esplorazione urbana e della sperimentazione fotografica. Senza contare che i concorrenti avranno la possibilità di vincere due nuovissimi prodotti Canon.

Come si diventa ‘fotomaratoneta’? 

Requisiti essenziali: passione per la fotografia e tanta voglia di divertirsi. Per il resto è tutto molto semplice! Basta registrarsi preventivamente sul sito e avere con sé una macchina fotografica digitale. Per coloro che non ne fossero sprovvisti è possibile chiedere in prestito un dispositivo Canon. Sarà infatti messa a disposizione dei maratoneti un’ampia scelta di prodotti: dalle reflex alle compatte fino alle mirrorless. In questa occasione sarà possibile testare Canon EOS 1300D, la nuovissima Social Reflex che a pochi giorni dal suo lancio sarà già a disposizione dei partecipanti e l’imperdibile Canon EOS 80D facile, versatile e dall’incredibile velocità di scatto.

canon I fotomaratoneti dovranno caricare i loro scatti entro la mezzanotte del giorno successivo sulla piattaforma dell’evento. Le immagini raccolte, visibili in una gallery permanente, costituiranno un mosaico vivido e originale del territorio romano. Una giuria qualificata valuterà i migliori scatti in base a tre criteri: originalità, pertinenza al tema e correttezza formale. Le prime tre foto vincitrici di ogni categoria verranno stampate ed esposte in una mostra collettiva aperta al pubblico. logo canon

Il primo classificato riceverà la nuovissima Canon EOS 80D in kit con l’obiettivo EF-S 18-55 IS STM, una fotocamera versatile e capace di catturare suggestive fotografie e splendidi filmati Full HD. Il secondo classificato si aggiudicherà invece una Canon PowerShot G7 X Mark II, compatta raffinata e connessa, estremamente precisa nel catturare ogni dettaglio grazie all’ampio sensore.

Tutti pronti ai blocchi di partenza, si scatta!

Tiffany & Co. presenta “The Female Portrait: Photography by American Women” | Roma, 13-29 maggio

American photographer and journalist Margaret Bourke-White (1904 - 1971) perches on an eagle head gargoyle at the top of the Chrysler Building and focuses a camera, New York, New York, 1935. (Photo by Oscar Graubner/The LIFE Images Collection/Getty Images)

UNA MOSTRA DI RITRATTI FEMMINILI REALIZZATI DA FOTOGRAFE AMERICANE

Apertura al Pubblico – da venerdì 13 maggio a domenica 29 maggio
Orari: venerdì 13 maggio dalle 16:30 alle 19:30
Lun-Sab 10:00-19:30 – Dom 11:00-19:30
Da sabato 14 maggio:
Space Gallery Tiffany – Via del Babuino 118 Roma, 00187


Tiffany & Co. ospiterà la mostra fotografica The Female Portrait: Photography by American Women, che comprende i lavori di artiste americane pioniere nel campo della fotografia.

American photographer and journalist Margaret Bourke-White (1904 - 1971) perches on an eagle head gargoyle at the top of the Chrysler Building and focuses a camera, New York, New York, 1935. (Photo by Oscar Graubner/The LIFE Images Collection/Getty Images)
Margaret Bourke-White perches on an eagle head gargoyle at the top of the Chrysler Building and focuses a camera, New York, New York, 1935.

L’installazione mette in mostra la vita delle donne intrecciata con la storia, attraversoritratti espressione di vita quotidiana e sensualità.
La mostra contiene una serie di lavori di artiste come Diane Arbus, Margaret Bourke White, Imogen Cunningham, Linda McCartney, Sheila Metzner, Judy Dater, Doris Ulmann, Dorothea Lange, Annie Leibovitz, Lisette Model, Eve Arnold, Mona Kuhn, Cindy Sherman, Nan Goldin, Florence Henry, Lee Mille, Vivian Maier.

Tutte queste donne sono considerate artiste eccezionali, che attraverso la fotografia, hanno rotto i confini in un campo dominato dagli uomini e le cui immagini catturano uno sguardo unico della figura femminile in età moderna.

Fin dalla sua fondazione, Tiffany è sempre stata in prima linea nel sostenere attività culturali significative che portano nuove idee nel campo dell’arte, del design e della cultura.
A cura di Denis Curti, questa mostra riunisce la missione culturale di Tiffany e lo spirito di innovazione su scala globale.


Diane Arbus, Margaret Bourke White, Imogen Cunningham, Linda McCartney, Sheila Metzner, Judy Dater, Doris Ulmann, Dorothea Lange, Judy Dater, Annie Leibovitz, Lisette Model, Eve Arnold, Mona Kuhn,Cindy Sherman, Nan Goldin, Lee Mille Vivian Maier, Florence Henry.

Eve Arnold - Jackie Kennedy and her two year old daughter Caroline - 1960
Eve Arnold – Jackie Kennedy and her two year old daughter Caroline – 1960

“Sono poco più di una trentina le immagini scelte per raccontare la Storia di un Grande Paese, attraverso lo sguardo femminile e dentro lo sguardo femminile delle più note fotografe americane. Del resto, come spesso accade, la qualità conta più della quantità e se poi a raccontare sono le donne, arrivare dritti al cuore delle cose appare molto più semplice e naturale. Raccontare l’America, per certi versi, significa passare in rassegna la storia del cinema e, forse, ancora di più, la storia della fotografia. Probabilmente le ragioni vanno cercate nella vicinanza dei grandi eventi di questo Paese con l’epoca delle grandi invenzioni, o nell’innata capacità di accogliere e riconoscere il valore dei nuovi linguaggi, quelli su cui ancora oggi ci confrontiamo sul terreno dell’arte e della comunicazione. E bene, tra le potenze mondiali, furono proprio gli Stati Uniti a farsi culla e dimora della seconda rivoluzione industriale, ed è stato proprio in questo grande Paese che l’invenzione della fotografia è riuscita, prima che altrove, a intrecciare la sua vita con quella della società civile e della storia nazionale. È qui che, per dirla con le parole di John Szarkowski (direttore emerito del dipartimento di fotografia di un tempio dell’arte mondiale come il MoMA di New York) «la fotografia è nata tutta intera, come un organismo. La sua storia consiste nel percorso attraverso il quale ne facciamo la progressiva scoperta».

Proprio dalle parole di John Szarkowski e dalla sua opera volta alla comprensione dell’America attraverso l’arte e la fotografia, vogliamo partire per introdurre questa iniziativa culturale promossa e ideata da Tiffany, con il fine di rendere omaggio alle proprie origini: a New York e alla mitica quinta strada a pochi passi da Central Park. Per il brand di fama internazionale, la scelta del tema espositivo acquisisce un valore del tutto personale e si orienta verso l’accezione dell’arte come visione dello sguardo femminile.

La fotografia diventa il filo conduttore attraverso il quale le autrici interpretano, come in uno specchio, ora se stesse ora da donne altre donne, contribuendo e segnando il racconto della incredibile bellezza di un grande Paese.

Su questo livello di lettura, il punto di partenza del viaggio che attraversa “The Female Portrait: Photography by American Women” non può che essere l’opera di Margaret Bourke White: svolta fondamentale nella fotografia moderna, sua la copertina del primo numero di Life del 1936. L’immagine è imponente. Un bianco nero che ha colpito milioni di americani: la diga di Fort Peck, nel Montana, realizzata in pieno New Deal. Uno scatto che fece il giro del mondo e che segnò un punto di svolta nella professione e nel ruolo del fotografo, che finalmente si apriva all’universo femminile e alla sua sensibilità narrativa. Sempre lei che, per fotografare New York dall’alto, vince il senso di vertigine e si arrampica sulle cime più alte dell’Empire State Building per ottenere il punto di vista che ancora nessuno era riuscito a mettere a fuoco. Da allora rimarrà alla storia come Maggie l’indistruttibile e ancora oggi è un esempio di coraggio e motivo d’orgoglio femminile.

Al suo fianco, seppur con un approccio diverso, Lisette Model, pioniera indiscussa della Street Photography newyorkese, un vero e proprio movimento di pensiero degli anni ’40, a cui si ispiravano apertamente le grandi umaniste, tra cui la stessa Margaret Bourke White e Diane Arbus. Fotografie e vita corrono parallele, ognuna sotto l’influenza dell’altra e, insieme, partecipano al racconto collettivo di un Grande Paese. A seguire, secondo la linea evolutiva di grandi fatti storici e grandi protagoniste, Diane Arbus si rivela come il punto di non ritorno per una società che si rivede, e amaramente si riconosce, negli abissi più profondi. Questa avventuriera coraggiosa, che sfida i canoni sociali di una borghesia chiusa in se stessa, dedica tutta la sua vita alle presenze più autentiche della società americana.

Diane Arbus spalancava le finestre del suo Paese e allargava gli orizzonti dell’immaginario americano evidenziandone tutte le sfaccettature, non solo nella bellezza ma anche nelle profonde contraddizioni.
In questa direzione, sulle tracce di una modernità già conquistata, il viaggio prosegue con le stampe, quasi tutte vintage originali, di alcune tra le più importanti interpreti della fotografia internazionale. Il colore si alterna al bianco e nero e un allestimento adeguato agli ambienti di Palazzo Ruspoli raccoglie l’iconografia di un secolo, indissolubilmente legata ai testi poetici e alle biografie delle autrici. Altro esempio di purezza emotiva, capace di estendere il senso della mostra ben oltre l’indagine estetica è Dorothea Lange. Con lei la fotografia si apre all’esperienza documentaria che esplora, cerca ed entra nel profondo degli eventi con il fine di raccontarne l’essenza. L’umanità del suo sguardo ne distinse l’opera tra i talentuosi fotografi della Farm Security Administration che si impegnarono nel racconto poliedrico e collettivo della grande depressione negli Stati del Sud. Dalle sue fotografie emerge l’amore incondizionato per l’umanità, la battaglia per i diritti civili e l’uguaglianza. È sua l’iconica immagine “Migrant Mother”, una Pietà moderna cha affonda le radici nel disperato orrore della povertà, pur coltivando un disperato bisogno di salvezza.

Ognuna di queste immagini, ciascuna con la propria identità e la propria storia, ricorda quanto anche un solo sguardo sia in grado di esprimere sentimenti come il coraggio, l’energia, lo slancio, l’amore. La forza e l’intensità delle opere esposte in mostra si esprimono attraverso l’identità e la sensibilità femminile che guida lo sguardo e il punto di vista di un racconto capace di emozionare e catturare a sua volta lo sguardo di ogni suo visitatore.

Doris Ulmann - Wilma Creech, Pine Mountain - 1930
Doris Ulmann – Wilma Creech, Pine Mountain – 1930

Nell’insieme delle opere esposte in mostra, la forza e l’intensità della forma e del contenuto va ricercato nella chiara consapevolezza del trait d’union, vale a dire nell’identità e nella sensibilità femminile che guida lo sguardo e il punto di vista. Perché nella società dei padri, quella del pensiero pregiudiziale e occidentale, la visione di una donna è contemporaneamente parola e voce, presenza e cittadinanza, azione e rivoluzione, prodezza e riscatto.

Del resto, la storia dell’arte, come quella specifica della fotografia, è un territorio dominato dalle stesse dinamiche che sono in atto nella società: così esclusioni e discriminazioni di genere hanno spazzato via il lavoro di donne di straordinario talento. Poi, il tempo e la memoria hanno fatto il resto. Una mostra dedicata alle donne, sulla carta, può sembrare limitante: voler perimetrare o addirittura “ghettizzare” opere che non hanno bisogno di un display separato per emergere. Ma c’è ancora molto passato da recuperare, tanti tasselli da ordinare e collegare in un presente sempre troppo poco attento alle ragioni del sentimento.

E qualora sembrasse troppo ambizioso pensare di colmare le lacune che si sono accumulate negli anni, è invece molto probabile che un progetto espositivo di valore possa offrire materiali e percorsi di crescita e riflessione, per un pubblico attento e per le generazioni future.”

Denis Curti

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