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Selfie

Giovane ucciso da un treno durante una sessione fotografica

Uno studente di 17 anni è stato colpito e ucciso da un treno della Union Pacific a Troutdale, nell’Oregon, questo fine settimana durante una sfortunata e sconsiderata sessione fotografica a cura di un fotografo ad oggi non ancora identificato.
Secondo quanto comunicato dalla stampa, il diciassettenne River Baker è stato colpito dal treno sabato sera. Le forze dell’ordine sono state chiamate sulla scena dell’incidente poco prima delle 18:00 e hanno dichiarato Baker morto sul colpo. Lo sceriffo della Contea di Multnomah sta indagando  sull’incidente, sottolineando come il fotografo coinvolto non sia stato ancora identificato.
Nel frattempo, la Union Pacific ha rilasciato una dichiarazione di condoglianze e sta implorando fotografi, genitori e studenti di rimanere lontani dai binari.”I nostri pensieri sono con la famiglia e gli amici dell’adolescente”, afferma il portavoce della Union Pacific Kristen South. “Chiediamo a genitori, studenti e fotografi di non scattare foto sui binari o nelle vicinanze.”

Nessuna fotografia vale il rischio associato a un servizio fotografico sui binari.

 

Immagine e fonte KATU2

Le persone che pubblicano selfie sono considerate insicure e meno simpatiche: parola di esperti

Un nuovo studio condotto dagli psicologi della Washington State University e pubblicato sul Journal of Research in Personality mostra che le persone che pubblicano molti selfie sono percepite come meno simpatiche, più insicure e meno aperte a nuove esperienze.  Lo studio si basa sul confronto di post pubblicati con selifie e post pubblicati con foto in ” posa”.  Durante la prima fase dello studio, i post su Instagram di 30 studenti non laureati sono stati classificati come selfie o posies. Durante la Fase 2, 119 studenti di una diversa università hanno valutato gli scatti della Fase 1, attribuendo dei punteggi per  autostima, successo, solitudine, ecc.
Gli studenti della fase 2 non solo non conoscevano gli autori degli scatti della Fase 1, ma nemmeno potevano vedere il numero di follower delle persone che stavano valutando.
La conclusione è stata che “I target che hanno pubblicato più selfie sono stati valutati in modo più negativo”. “Anche quando due feed avevano contenuti simili, come la rappresentazione di traguardi o viaggi, i sentimenti sulla persona che aveva pubblicato i selfie erano negativi e quelli sulla persona che aveva pubblicato una foto in posa, erano positivi”, Chris Barry, professore di psicologia della WSU e autore dello studio, ha detto al WSU Insider. “i risultati mostrano che ci sono alcuni segnali visivi, indipendenti dal contesto, che suscitano una risposta positiva o negativa sui social media.”

 

I selfie therefore I am: Faccio selfie, quindi sono. Editoriale

Inaugurazione della mostra Humanscape di Giuseppe Mastromatteo alla 29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (ottobre 2018)

Nel 1987 Barbara Kruger, nota artista americana e compagna di studi di Diane Arbus, pubblica uno dei suoi fotomontaggi più famosi: I shop therefore I am (Compro e quindi sono). È una critica personale e provocatoria degli stereotipi e dei cliché sui quali la pubblicità del tempo basa le proprie convinzioni. La Kruger riflette e punta il dito sulla società di quegli anni, completamente piegata al consumo irresistibile di oggetti che hanno assunto un enorme significato sociale: sono diventati simbolo di appagamento personale, rappresentazione di uno status o esibizione di opulenza. Oggi, dopo trent’anni in cui il nostro sguardo sul mondo è apparso essere più consapevole, realistico e responsabile, sembra di essere tornati lì, al 1987, a Barbara Kruger, ma con una sostanziale differenza. Oggi, l’uomo contemporaneo ha trovato un nuovo modo di accarezzare il proprio ego. Non si circonda più di chissà quali oggetti preziosi e rari, ma gliene basta uno, lo smartphone, con cui rivolge l’obiettivo verso se stesso. La fotografia è diventata immagine e, ahimè, l’immagine più diffusa è sempre e solo quella di noi stessi. Siamo passati quindi dal racconto della nostra identità attraverso l’esibizione di oggetti all’esibizione dell’identità come oggetto. In realtà, se questa voglia di fotografarsi rimanesse un fatto privato e non pubblico, sarebbe tutto più intrigante e autentico. Questo, però, non può accadere perché l’amplificazione dei media digitali degli ultimi quindici anni ha stimolato una nuova narrativa fotografica e d’immagine, riempiendo il mondo di selfie, pose, corpi abbronzati e sorrisi. Così a rimetterci è l’empatia, che è sempre stata un ingrediente fondamentale della fotografia e della comunicazione: non ci si mette più nei panni degli altri, ma si mostrano semplicemente e soltanto i propri. Sembra di essere tornati ai felici anni Ottanta. O forse, più drammaticamente, la realtà è diventata così difficile da affrontare che è meglio guardare altro: preferibilmente, se stessi. Ma davvero siamo diventati più interessanti della realtà che ci circonda? Davvero un selfie con la Monna Lisa vale la pena di essere inviato a tutti? Stiamo vivendo non più nella società dell’apparenza, ma della trasparenza, dove lo spazio segreto e intimo è obsoleto e vietato e il desiderio lascia posto al solo piacere fine a se stesso. La fotografia, se è solo esposizione del sé, diventa pornografia. Non so. Io, nel dubbio, evito con cura ogni superficie riflettente, e piuttosto che specchiarmi e guardarmi nel camerino, preferisco comprare un maglione online. Girare l’obiettivo della macchina fotografica verso se stessi è come girarsi nel letto la mattina in una giornata di primavera, mentre il mondo là fuori ci sta aspettando. Oggi, ci raccontiamo una realtà che non esiste, costruita unicamente a nostra immagine e somiglianza. E non me ne vorrà Barbara Kruger se a questo punto la cosa più naturale che mi viene da scrivere per chiudere il cerchio sia: I selfie therefore I am , (Faccio selfie quindi sono).

A cura di Giuseppe Mastromatteo, Artista e direttore creativo

Questo e  molto altro sul nuovo numero de Il Fotografo disponibile in edicola e online 

Fino a che punto spingersi per una foto? I Daredevils Selfie

Fino a che punto spingersi per una foto?

A cura di Denis Curti

Angela Nikolau è una ragazza russa di ventiquattro anni figlia di trapezisti del circo di Mosca e il suo profilo Instagram conta più di mezzo milione di seguaci. Al contrario di quel che si possa pensare, Angela non è una modella ma, come da tradizione nella sua famiglia, ciò che condivide è l’amore per il pericolo e scatti di lei in equilibrio sui grattacieli più alti del mondo.  

La sua vita è letteralmente appesa a un filo e, nonostante ciò, continua settimanalmente a pubblicare foto dove un semplice colpo di vento o un piede messo nella posizione sbagliata possono portarla alla morte. Molte aziende internazionali fanno a gara per poter sponsorizzare o comparire in uno dei suoi post, sostenendo e alimentando indirettamente la sua pericolosissima pratica, illegale in quasi tutti gli Stati, e soggetta a un dilagante fenomeno di emulazione tra i ragazzi di tutto il mondo.

Un business milionario quello dei selfie estremi, detto anche Daredevils Selfieche ha già provocato molte vittime in tutto il mondo e fatto correre ai ripari diversi governi promuovendo un vademecum per i selfie sicuri. Alla luce di questo fenomeno globale rifletto e mi chiedo che valore si dia oggi a una fotografia. Possibile che questa sia diventata così fondamentale per affermare la nostra identità tanto da mettere in pericolo la nostra stessa esistenza? Nella storia della fotografia, diversi sono stati i fotoreporter che per uno scatto hanno perso la vita, come Robert Capa, che nel 1954 morì in seguito all’esplosione di una mina durante la Prima Guerra dell’Indocina mentre saliva su un terrapieno per poter scattare una foto, o David Seymour (Chim), che fu brutalmente assassinato nel 1956 in Egitto durante la crisi del Canale di Suez. Questi grandi reporter, come molti altri nei decenni, hanno sacrificato la loro vita per poter documentare la Storia e spesso i loro scatti hanno influenzato eventi mondiali.

Oggi, invece, ciò che muove le persone sembra essere semplice esibizionismo ed esaltazione collettiva.

Selfie con i gorilla: la foto fa il giro del mondo

Mathieu Shamavu, uno degli operatori anti-bracconaggio del Virunga National Park in Congo ha attirato l’attenzione del mondo intero con un selfie molto particolare.

Nello scatto, dietro al ranger anti bracconaggio, sono stati immortalati i due gorilla Ndakasi e Matabishi: i due, particolarità dello scatto, sembrano proprio mettersi in posa, eretti su due zampe con lo sguardo dritto verso la fotocamera.

Un selfie si molto divertente ma che non deve far dimenticare quanto è essenziale il lavoro svolto da Mathieu Shamavu per proteggere i gorilla dal bracconaggio.

Vuole scattarsi un selfie sui binari: giovane uccisa dal treno merci

Siamo a Orsk, in Russia, dove una ragazza di soli 15 anni è stata travolta da un treno merci mentre si trovava sulle rotaie.  Karina Baymukhambetova si trovava sulle rotaie per scattarsi un selfie, una moda estremamente pericolosa che è costata la vita a una giovane donna nel pieno della vita.
Il macchinista del treno ha cercato in tutti i modi di frenare, azionando il freno di emergenza e avvisando la giovane, attraverso la campana, di spostarsi dai binari, ma purtroppo il suo tentativo è andato a vuota e la ragazza è stata investita.
“Ho tirato i freni di emergenza del treno, ma non sono riuscito a fermare il treno in tempo per evitare la tragedia. Il ragazzo che era con lei è riuscito a saltare via ma la ragazza non è stata così fortunata ed è stata colpita dal treno che le ha tagliato il corpo in mille pezzi” racconta alla stampa il macchinista.
“Vi chiedo di prestare nuovamente la vostra attenzione e di avvertire i vostri figli ricordandogli che le ferrovie sono pericolose, non si scherza e non si gioca, non si possono fare selfie in luoghi pericolosi. I bambini e gli adolescenti stanno ignorando i segnali di pericolo piazzati sui binari della ferrovia” comunica Denis Khnykin, ispettore di collegamento giovanile della polizia dei trasporti. 

SelfieMania: donna rischia la vita per uno scatto con un giaguaro

Non è raro sentire notizia di persone che rimangono ferite a causa di quella che possiamo definire “smania” da selfie. L’ultimo fatto di cronaca ci porta in Arizona, dove una donna è rimasta ferita mentre cercare di scattarsi un selfie con un giaguaro.
L’incidente è avvenuto al Wildlife World Zoo; la donna cercando di farsi un selfie vicino al recinto del giaguaro quando il grosso animale si è allungato e ha attaccato la donna, la quale è stat trasportata immediatamente in ospedale e non sembra essere in pericolo di vita.
A seguito dell’incidente immediata la reazione dello zoo che ha rilasciato un comunicato stampa nel quale viene specificato che la donna, incurante del pericolo e senza alcun rispetto delle regole di sicurezza, ha attraversato la barriera protettiva per scattare la fotografia. Mai l’animale si è trovato all’esterno del suo recinto e per questo motivo lo zoo, non solo ha rassicurato che il “gatto gigante” non subirà nessuna conseguenza ma ha confermato che sono in corso indagini su quanto accaduto.

 

Editoriale: la fotografia nello specchio rotto del tempo

La fotografia nello specchio rotto del tempo

Conservo a casa una fotografia di mia madre. Le è stata scattata, qualche mese prima che morisse, dal mio compagno che, per riuscirvi, ha dovuto dissimulare lo scatto fingendo di esplorare le funzioni di una macchina fotografica appena acquistata. È una foto particolare perché lì mia madre, inconsapevolmente, porge all’obiettivo un’altra foto in bianco e nero: un ritratto di quando aveva circa vent’anni che voleva mostrarci. Così due volti, due momenti della medesima individualità, si offrono uno accanto all’altro. Questa fotografia, oltre a suscitarmi una grande tenerezza ogni volta che la osservo, mi ha dato parecchio da pensare. Perché in essa è racchiuso il motivo del successo straordinario che la fotografia ha avuto nell’arco di questi ultimi centosettant’anni e rotti. Pierre Bourdieu, nel suo volume sugli usi sociali della fotografia risalente alla metà degli anni Sessanta, già sosteneva che l’enorme diffusione che essa ha avuto non potesse dipendere soltanto dal suo essere alla mano; ma che essa, evidentemente, intercettava dei bisogni latenti, dava loro voce.

La fotografia nello specchio rotto del tempo: la ricerca di qualcosa di essenziale nell’identità

Uno di questi bisogni è sicuramente la ricerca di qualcosa di essenziale nell’identità: di una essenza che permanga e che renda i cambiamenti che tutti noi attraversiamo coerenti con qualcosa di unico e unicamente nostro che ci connota. Al tempo stesso, e in apparente contraddizione, la fotografia risponde al bisogno di lasciare memoria delle nostre evoluzioni nel mondo sociale perché l’identità nulla sarebbe se non si riflettesse nell’intorno che ce la legittima, ce la conferma e restituisce. Così le tappe importanti della biografia di ciascuno hanno affidato alla fotografia la celebrazione dei riti di passaggio. Come dice Ferdinando Scianna, non c’è fine più degna per una fotografia che l’album di famiglia. Questo continua ad accadere anche se l’album ha ceduto il passo ai nostri smartphone. Ma oggi la fotografia non è soltanto traccia dell’esperienza vissuta. Nella modernità essa ha inaugurato la coscienza della temporalità, ne è stata riflesso. Si trattava di un’esperienza di ascesa per tappe, fatta di investimenti di medio e lungo raggio all’interno di vite tese alla salvezza o alla sua versione laica: il successo. Vite in cui aveva senso sperare di “realizzarsi”. Ma oggi l’esperienza comune del tempo è profondamente cambiata e la fotografia continua a esserne riflesso. Una moltitudine di vite costrette a vivere di esperienze istantanee e slegate da ogni continuum, di vite precarie, usa la fotografia per esplorare le latenze delle identità e dei legami di ciascuna di esse. Lo aveva intuito Cindy Sherman con i suoi autoscatti. Molti altri artisti hanno intercettato questa rinuncia forzata alla verticalità del tempo. In un tempo che si dilata orizzontalmente più che riti di passaggio viviamo fenomeni di trasformismo. Chissà se la fotografia delle nostre istantanee e forzosamente giocose trasformazioni riuscirà ancora a restituirci un principio di essenzialità e coerenza, di somiglianza a noi stessi.

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Milano: selfie … con ladra

Si scatta un selfie e immortala la ladra

Mai uno scatto fu più provvidenziale: una giovane donna si scatta un selfie e immortala alle sue spalle una giovane borseggiatrice.

La scena è andata in onda sabato pomeriggio nella Galleria Vittorio Emanuele di Milano quando  gli agenti della Polizia Locale hanno arrestato, in flagranza di reato, una diciannovenne rom intenta a borseggiare una turista bulgara.
La ragazza armata di smartphone decide di scattarsi un selfie da condividere con amici e parenti; ma la nella foto compare una seconda figura. La borseggiatrice che qualche secondo dopo infilerà le mani nella borsa della turista e le sfilerà il portafoglio.

La ragazza sente qualcosa che non va, si gira di scatto e individua la stessa persona comparsa in foto, che si dirige velocemente in direzione opposta alla sua. La turista vede in lontananza una pattuglia della Polizia e indica loro la presunta autrice del furto.
Il confronto con il selfie appena scattato non lascia dubbi: si tratta proprio della ladra in evidente stato di gravidanza.

Gli agenti del nucleo Antiabusivismo di piazza Beccaria, coordinati dal comandante Marco Ciacci, fermano la borseggiatrice e la stessa è stata processata l’indomani con direttissima.

Un selfie molto fortunato per la turista bulgara!

Fuorisalone: i Selfie hanno un altro gusto

Fuorisalone: set per scatti perfetti alla Design Week

Tutti conosciamo il Fuorisalone, l’evento che si svolge annualmente nella Metropoli Lombarda, in concomitanza con il Salone del Mobile: location affascinanti corredate da installazioni ad effetto.
Il Fuorisalone altro non è che un percorso di Visioni, una camminata tra creatività e genialità che riempie gli occhi.
Durante la Design Week la fotografia diventa una ossessione: l’importante è scattare, scattare, scattare e riempire memorie di smartphone e macchine fotografiche.

Tra le ultime mode il Selfie è quella che sicuramente ha, più di tutte, rivoluzionato il mondo della fotografia “fai da te“; scattarsi Selfie, condividere gli scatti sui social e aumentare il numero dei Like è l’obiettivo di ogni “fotografo” colpito da selfite acuta.
Anche al Fuorisalone non poteva mancare la nuova mania ed ecco che inquadrarsi, scattare e condividere invade ogni angolo della manifestazione.

Da non sottovalutare, però, che gli autoscatti al Fuorisalone, tra Pattern, sfondi, giochi di luce e oggetti curiosi da utilizzare come cornici, hanno tutto un altro gusto; oggi lo chiamiamo volgarmente ‘selfie’, ma pochi sanno che l’autoritratto fa parte spesso inconsapevolmente di un percorso di autoanalisi e rappresenta il modo più facile per mettere fuori la creatività e creare progetti interessanti mai pensati prima.

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