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Around Ai Weiwei: Photographs 1983 – 2016 | CAMERA Torino

Beijing Photographs 1993-2003, The Forbidden City during the SARS Epidemic, 2003. Courtesy of Ai Weiwei Studio, Image courtesy Ai Weiwei, © Ai Weiwei

A cura di Davide Quadrio


La mostra Around Ai Weiwei. Photographs 1983-2016 mette in evidenza i diversi momenti del percorso artistico di Ai Weiwei – figura provocatoria e controversa – indagando non solo la sua poetica artistica dagli esordi fino ai giorni nostri ma anche il suo ruolo nel dibattito culturale, sociale e politico, cinese e internazionale. La mostra esplora la genesi di Ai Weiwei come personaggio pubblico e come icona del mondo asiatico, oltre a stimolare una riflessione sul modo in cui l’ambiente contemporaneo lo abbia trasformato, piuttosto che interrogarsi su “chi” Ai Weiwei sia diventato.


Beijing Photographs 1993-2003, The Forbidden City during the SARS Epidemic, 2003. Courtesy of Ai Weiwei Studio, Image courtesy Ai Weiwei, © Ai Weiwei
Beijing Photographs 1993-2003, The Forbidden City during the SARS Epidemic, 2003. Courtesy of Ai Weiwei Studio, Image courtesy Ai Weiwei, © Ai Weiwei

“In un panorama di mostre che presentano le opere monumentali di Ai Weiwei abbiamo concepito questo progetto – racconta il curatore Davide Quadrio – espressamente per riorientare lo sguardo del pubblico verso gli elementi documentari che circondano la vita dell’artista, in quanto testimonianze del suo affascinante viaggio come uomo, creatore e attivista. Per i più, Ai Weiwei è ormai un prodotto globale di origine cinese.”

All’ingresso di Camera ci troviamo davanti a un’unica opera d’arte monumentale Soft Ground, un tappeto lungo 45 metri con una riproduzione fotografica in scala 1:1 delle tracce lasciate da carri armati su una carreggiata a sud-ovest di Pechino e che ricordano quelle lasciate dai carri inviati a Piazza Tiananmen durante le proteste del 1989.

Lungo il muro, alla destra del tappeto, scorre la vita di Ai Weiwei nel contesto newyorkese grazie all’esposizione di una serie di fotografie dal titolo New York Photographs 1983-1993: come fermi immagine di un film in bianco e nero, gli 80 scatti, selezionati tra gli oltre 10.000 della serie, costituiscono una sequenza di momenti privati e incontri che l’artista fece quando visse negli Stati Uniti dal 1983 al 1993.

Dopo questa passeggiata introduttiva, e come risultato di tutto ciò che essa rappresenta, la mostra si sviluppa in modo cronologico e per capitoli tematici. Come raggruppamenti principali all’interno della narrazione complessiva, le due opere video Chang’an Boulevard (“Viale Chang’an”) e Beijing: The Second Ring (“Pechino: il secondo anello”) descrivono lo scenario della capitale cinese nei primi anni 2000. Ai Weiwei documenta attraverso riprese di paesaggi urbani e frammenti di vita le radicali trasformazioni che investono Pechino, dissezionando e indagando una città in continua metamorfosi.

Viene presentata anche una rara video-intervista condotta da Daria Menozzi, Before Ai Weiwei (1995) che mostra l’artista coinvolto in un dialogo intimo, offrendoci così uno scorcio dei primi anni del suo ritorno in Cina dopo il soggiorno newyorkese. Questo documentario pressoché inedito conferma il decisivo contributo di Ai Weiwei all’interno del discorso intellettuale, culturale e artistico nella Cina degli anni Novanta, rivelandoci anche l’essenza del suo pensiero e della sua attività artistica durante quell periodo.

Con questo approccio fotografico, che mette in evidenza l’urbanistica e l’architettura dell’epoca, la mostra presenta Beijing Photographs 1993-2003 (“Fotografie di Pechino, 1993-2003”). Questa serie inedita di fotografie ritrae la vita, le azioni e l’entourage di Ai Weiwei appena prima del rapido processo di trasformazione che avrebbe reso Pechino la città globale di oggi.

L’immagine guida scelta dall’artista, capace di riassumere e illustrare la mostra, è una fotografia del 2003 dal titolo The Forbidden City during the SARS Epidemic (“La Città Proibita durante l’epidemia SARS” – sala 5). In questo autoritratto, che somiglia a un selfie ante litteram, Ai Weiwei è solo nella Città Proibita, svuotata dall’epidemia che ha isolato la Cina dal resto del mondo per sei mesi e che ha trasformato in città fantasma moltissimi tra villaggi e cittadine.

La trama autobiografica della mostra è scandita anche da una selezione di sculture che diventano simboli dello svolgersi della vita di Ai Weiwei nel corso di quattro decenni. I readymade dell’artista e le opere in porcellana rappresentano le molteplici capacità e le ricche sfumature espressive che l’artista utilizza. Ogni scultura si manifesta come punto di riflessione, come una sospensione del tempo che i visitatori possono esperire attraverso le sale di Camera.

L’ultima sezione offre un’anteprima di uno degli ultimi progetti di Ai Weiwei: Refugee Wallpaper, ovvero 17.000 immagini scattate da Ai durante il suo continuo contatto con l’emergenza rifugiati che si sta dispiegando in Europa, in Medio Oriente e altrove. Questa serie monumentale sembra voler far interrogare il pubblico sulle implicazioni dell’attivismo dell’artista. All’interno dei confini divenuti fragili sotto il peso degli eventi globali e della politica internazionale, il dramma della migrazione diviene spettacolo come tutto il resto.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di Compagnia di San Paolo e Lavazza, ed è promossa e organizzata con Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze affiancandosi alla grande retrospettiva Ai Weiwei. Libero. 


Dal 28 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Via delle Rosine 18, 10123 Torino

+39.011.0881150, camera@camera.to

camera.to

Orari di apertura
Lunedì 11.00–19.00
Martedì chiuso
Mercoledì 11.00–19.00
Giovedì 11.00–21.00
Venerdì 11.00–19.00
Sabato 11.00–19.00
Domenica 11.00–19.00

Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura

Nikon, Sprea & Ghost – Lettura Portfolio a Moncalieri (TO) il 17 novembre

Nikon, Sprea & Ghost ti aspettano presso la sede NITAL s.p.a. di Moncalieri!

4 PROFESSIONISTI DELLA FOTOGRAFIA SI DEDICHERRANO ALLA LETTURA DEL VOSTRO PORTFOLIO


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Denis Curti
Alessandro Curti
Giada Storelli
Matteo Anatrella



Il programma

18,30 – 20,30 – LETTURA PORTFOLIO

2 ore dedicate alla lettura dei vostri Porfolio fotografici. 4 i professionisti che metteranno a vostra disposizione la loro professionalità. Ogni lettura durerà fino a 20 minuti e il partecipante potrà portare un massimo di 2 portfoli con massimo 15 immagini ciascuno.

È consigliabile portare portfolia già stampati, ma chi volesse potrà mostrarli anche attraverso supporto digitale (non ci sarà allaccio elettrico disponibile).
Le letture sono aperte al pubblico.


A seguire, dalle 20,30:

LECTIO MAGISTRALIS SU FOTOGRAFIA E PROGETTUALITÀ
A cura di Denis Curti

Iscrizione obbligatoria. Per partecipare, compila il forma di iscrizione e versa la quota di iscrizione tramite bonifico
http://ghostbook.it/17-novembre-lettura-portfolio/

Per ulteriori informazioni: info@ghostbook.it

ghostbook.it

African Catwalk di Per-Anders Pettersson in mostra a Torino

Giovedì 6 ottobre alle 18,30 verrà inaugurata presso il Leica Store Torino la mostra “African Catwalk” di Per-Anders Pettersson curata da Alessia Glaviano, senior photo editor di Vogue Italia e L’Uomo Vogue.
Il progetto mira a mettere in mostra talenti e creativi e a documentare l’ascesa dell’Industria della Moda Africa.invito-pettersson



“African Catwalk”, inedita visione del continente africano che si focalizza sul caleidoscopio universo delle sfilate di moda. Approdato in Africa nel 1994, per seguire le prime elezioni democratiche del Sud Africa, Pettersson non se ne è più andato (oggi vive a Città del Capo) e ha continuato, in tutti questi anni, a documentare le contraddizioni e gravi difficoltà in cui versano i diversi stati, senza mai perdere uno sguardo fiducioso verso il futuro. “African Catwalk” è la controprova.img_2089

L’autore ha assistito alla prima Fashion Week di Johannesburg nel 2009, rimanendo particolarmente affascinato dalla dinamicità del mondo della moda locale, espressione di un più vasto processo di sviluppo industriale ed economico del continente. Da quel momento ha quindi preso parte ad oltre 40 settimane della moda in tutta l’Africa, scattando servizi in 16 paesi diversi e acquisendo lo status di vero e proprio habitué. Il risultato è un’opera capace di sfidare la stereotipata rappresentazione occidentale del continente africano come luogo di guerra, malattie, povertà, e arretratezza, mettendo in luce la forte energia creativa e spinta propulsiva verso l’innovazione che si respira oggi.

Controcorrente37: il nuovo spazio dedicato alla fotografia inaugura il 15 ottobre a Ciriè (TO)

Controcorrente37: a pochi passi da Torino apre un nuovo spazio dedicato alla fotografia.


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Controcorrente37 nasce con l’intento di creare uno spazio dedicato all’arte fotografica, un luogo in cui si possa respirare fotografia, con creazione di mostre di fotografi emergenti e non solo, serate a tema dedicate a discussioni fotografiche, interventi di professionisti del campo.

Controcorrente37 è il risultato di un lungo processo di esperienze che solo l’amore incondizionato per la fotografia ha reso possibile. L’intento è di aprirsi a tutti coloro che, per sensibilità, curiosità, interesse o mero divertimento, si vogliono far coinvolgere, rapire ed emozionare dal magnifico mondo della fotografia, in tutte le sue sfaccettature e declinazioni.


Controcorrente37 inizierà il suo cammino e si presenterà con una mostra resa possibile dalla collaborazione e disponibilità di alcuni fotografi conosciuti in ambito nazionale, spaziando tra i vari generi fotografici. Si esporranno dai ritratti intimi e penetranti di Simona Pilolla, alla fotografia di paesaggio di Fabio Camandona, alla visione del Mondo vista con gli occhi di Alessandro Bergamini, al reportage dedicato al sociale di Emanuele Giacomini. Controcorrente37 esporrà scatti di narrazione di eventi che hanno cambiato per sempre il nostro Paese come “LA-QUI-LA” di Fabio Magara; Alessandro Biggi mostrerà fantastiche opere dedicate alla street photography. Attraverso le opere di Alberto Raffaeli verranno raccontati sapientemente frammenti di vita. Luca Perotti mostrerà le sue “architetture artistiche” mentre Francesco Romoli introdurrà la fotografia che incontra la grafica con le sue creazioni.


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Per info e contatti CONTROCORRENTE37

controcorrente37@gmail.com | www.controcorrente37.it

Via cavour, 37 10073, Ciriè (TO)

La FIAF presenta una mostra fotografica e una monografia su Sergio Magni a Torino

© Sergio Magni
La FIAF presenta una mostra fotografica e una monografia su Sergio Magni, personaggio chiave della fotografia amatoriale italiana
© Sergio Magni
© Sergio Magni

In occasione dell’anniversario della scomparsa, la FIAF ha indagato il suo archivio, digitalizzato le opere e porterà una selezione dei suoi progetti fotografici in tutta Italia.

La FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, associazione senza fini di lucro che si prefigge lo scopo di divulgare e sostenere la fotografia amatoriale su tutto il territorio nazionale, presenta, in occasione del primo anniversario della sua scomparsa, un’esclusiva monografia e una mostra fotografica itinerante su Sergio Magni, personaggio chiave della fotografia amatoriale italiana. La monografia è acquistabile sul sito della FIAF (http://shop.fiaf.net/) ed è disponibile anche in pacchetti promozionali.
FIAF logo
La FIAF e il Circolo Fotografico Milanese, di cui Sergio è stato socio per tanti anni, hanno indagato il suo archivio e digitalizzato le sue opere, con lo scopo di realizzare una documentazione dedicata alla sua attività fotografica. Il progetto ha lo scopo di promuovere le opere di Sergio Magni ed offrire un prezioso contributo alla conoscenza della sua interessante figura di fotografo e studioso oltre che di consentire ai soci FIAF in tutta Italia che negli anni hanno potuto incontrarlo e ascoltarlo nelle sue proverbiali conferenze e corsi sulla fotografia, di ricordarne i suoi lavori e il suo impegno a sostegno della fotografia amatoriale italiana.

Nella mostra, così come nella monografia, l’attenzione è posta sul suo ruolo di fotografo. Cresciuto fotograficamente nella Milano degli anni ’60, Magni è stato influenzato da una corrente importante dell’ambiente fotografico milanese che volgeva la sua attenzione alla documentazione dell’Italia e di Milano in particolare. Le sue non sono immagini realizzate alla ricerca del “bello fotografico” ma scattate per divenire testimonianza di un fatto reale e autentico. sergio-magni
Magni ha girato l’Italia cercando di focalizzare l’attenzione dei fotografi sull’importanza della lettura dell’immagine e su un modo consapevole di osservarla e realizzarla. Affascinato dalle teorie sulla fotografia e sulla “lettura strutturale dell’immagine”, Magni decide di rielaborarle e di renderle fruibili ad un vasto pubblico, presentandole in forma essenziale e discorsiva. Nascono così le sue “lezioni” (anche se non amava definirle tali) sulla lettura dell’immagine e in un secondo tempo sulla valutazione della stessa. Il grande successo di queste sue serate presso i circoli fotografici è dovuto alla sua capacità di divulgatore attentissimo al significato dei termini utilizzati, che amava definire in modo semplice e preciso e dalla logica stringente con cui riusciva a concatenare le idee. Magni riusciva a stimolare l’attenzione del pubblico anche quando introduceva concetti non facili di linguistica e comunicazione utilizzando un linguaggio scorrevole e spesso ironico.

I lavori di Magni sono divisi per temi: le sue opere vedono come protagonista Milano, una metropoli in cambiamento, colma di contraddizioni e proprio per questo degna di essere fissata dai suoi scatti per offrirne futura memoria.  Un’altra tematica affrontata dal fotografo è quella del primo maggio, dove accanto alle foto ”ufficiali” dei comizi e dei cortei convivono scorci significativi della gente che partecipa alle manifestazioni. In mostra e nel libro è presente anche un servizio sui luoghi e la gente di New York realizzato nel 1972.

© Sergio Magni
© Sergio Magni

“L’importanza della fotografia come testimonianza del reale è una costante che ha sempre accompagnato il pensiero di Magni, al punto che quando la possibilità offerta dal digitale di una facile e pesante post‐produzione si è introdotta nel mondo della fotografia, Sergio Magni è stato un paladino contro la manipolazione dell’immagine, soprattutto di quella documentale. – ha commentato Claudio Pastrone, direttore del Centro Italiano della Fotografia d’Autore – Per ricordare tutte le sue peculiarità e il suo essere fotografo, insieme agli amici del Circolo Fotografico Milanese, di cui Sergio è stato socio per tanti anni, noi della FIAF abbiamo indagato il suo l’archivio e digitalizzato le sue opere. Abbiamo inoltre promosso la pubblicazione di una monografia dedicata alla sua attività fotografica che permetterà di promuovere la sua opera presso altri circoli fotografici FIAF e speriamo diventerà un prezioso contributo alla conoscenza della sua figura di fotografo e studioso.”


GALLERIA FIAF
Fino a venerdì 7 ottobre 2016
Via Pietro Santarosa 7/A – 10122 Torino ‐ Tel: 011.562.9479
Orari: 9,30-12,30 e 14,30-17,00 dal lunedì al giovedì – venerdì 9,30-12,30

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In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra | Palazzo Madama Torino | Dal 7 ottobre 2016

© Maysun - Egitto
In prima linea – Donne fotoreporter in luoghi di guerra
 
a cura di Andreja Restek, Stefanella Campana e Maria Paola Ruffino
 
Corte medievale di Palazzo Madama
Piazza Castello, Torino
 
7 ottobre 2016 – 13 novembre 2016image006


Quattordici donne “armate” solo della loro macchina fotografica, in prima linea nei punti caldi del mondo dove ci sono guerre, conflitti, miserie e drammi umani.
Con coraggio, sensibilità e professionalità ci aiutano a capire, a non dimenticare, a fermarci a pensare.
Palazzo Madama presenta, dal 7 ottobre al 13 novembre 2016, In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra. Una mostra costituita da 70 immagini scattate da 14 giovani donne fotoreporter che lavorano per le maggiori testate internazionali e che provengono da diverse nazioni: Italia, Egitto, Usa, Croazia, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna.

© Andreja Restek - Hungary Serbia border
© Andreja Restek – Hungary Serbia border

Linda Dorigo, Virginie Nguyen Hoang, Jodi Hilton, Andreja Restek, Annabell Van den Berghe, Laurence Geai, Capucine Granier-Deferre, Diana Zeyneb Alhindawi, Matilde Gattoni, Shelly Kittleson, Maysun, Alison Baskerville, Monique Jaques, Camille Lepage si muovono coraggiosamente in atroci e rischiosi campi di battaglia per documentare e denunciare una “terza guerra mondiale” che, nostro malgrado, è in corso in Africa e in Medio Oriente.
 
A Torino ciascuna delle fotografe presenta 5 foto emblematiche del proprio lavoro e della propria capacità di catturare non solo un’azione, ma anche un’emozione, denunciando una violenza che il più delle volte ricade sui più deboli, sugli indifesi.

© Camille Lepage - Sudan
© Camille Lepage – Sudan

Le 70 fotografie in mostra sono esteticamente bellissime, pur nella durezza dei loro contenuti. Foto a colori e in bianco e nero, il più delle volte scattate con macchine digitali; ma c’è anche chi ancora usa la pellicola, senza quasi mai trattare o elaborare con programmi computerizzati l’immagine, usando il computer e internet solo per spedire il più velocemente possibile ai quotidiani e agli organi di stampa quegli “articoli” scritti con la fotocamera, senza bisogno di aggiungere parole superflue, se non una sintetica didascalia che precisa il dove e il quando. 
Nata da un’idea di Andreja Restek, la rassegna – curata con la giornalista Stefanella Campana e con Maria Paola Ruffino, conservatore di Palazzo Madama – è ambientata nellaCorte medievale, con un fascinoso allestimento progettato dall’architetto Diego Giachello. La mostra è promossa congiuntamente dall’Associazione Gi.U.Li.A – Giornaliste Unite Libere Autonome e da ADCF Onlus, l’Ambulanza dal Cuore Forte.

© Maysun - Egitto
© Maysun – Egitto

Con questa mostra Palazzo Madama prosegue e persegue quella declinazione al femminile della programmazione di mostre ed eventi, iniziata col progetto GoPink nel 2011, quasi seguendo una vocazione ontologica, in ragione del fatto che l’edificio medievale e barocco, sede del museo, fu costruito e a lungo abitato da due Madame Reali, Cristina di Francia e Giovanna Battista di Savoia Nemours. Due donne aristocratiche che nel corso della loro vita, dopo la prematura morte dei mariti, furono reggenti al trono in vece dei figli minori di età, dimostrando grande impegno per la propria città, Torino, e anche una inaspettata dedizione per il benessere del loro popolo.  
 
 

Marilyn Monroe, la donna oltre il mito

Marilyn Monroe, USA. New York. 1956

di Alessandro Curti


Torino si accende con la luce della celebre stella di Hollywood, icona indiscussa della bellezza e della sensualità nel Novecento, nell’anno in cui la diva avrebbe compiuto novant’anni.

Marilyn Monroe, USA. New York. 1956
Marilyn Monroe, USA. New York. 1956

In mostra a Palazzo Madama numerosi oggetti personali e vestiti di Marilyn Monroe, ma soprattutto tanti scatti inediti e originali di fotografi come Milton Greene, Alfred Eisenstaed, George Barris e Bernt Stern per Vogue.
Un’occasione unica per viaggiare indietro nel tempo ed entrare in prima persona nella vita quotidiana di una delle personalità più dirompenti e affascinanti del secolo scorso.

INFO:
Luogo: Palazzo Madama, Pza Castello 10122, Torino
Ingresso: 12 €
Tel: 01.14.43.35.01
E-Mail: palazzomadama@fondazionetorinomusei.it
Web: www.palazzomadamatorino.it

fino al 19 settembre

Steve McCurry: amore/odio. Ecco le opinioni dei nostri lettori

di Alessandro Curti


Il risalto mediatico e social di Steve McCurry è ormai diventato incontrollabile e forse più grande di quanto ci si potesse aspettare. Le sue fotografie, piaccia o non piaccia, girano su tutto il web e il suo nome riecheggia un po’ dappertutto tra mostre, fiere, premi e iniziative legate al mondo delle immagini.

Nei giorni scorsi, è accaduto un fatto che ha scosso un po’ tutti i suoi fan e i suoi “detrattori“: è stata notata una manipolazione goffa e mal riuscita all’interno di una delle sue fotografie esposte all’interno della mostra a Venaria Reale, Torino.

Il fotografo americano si è assunto la responsabilità dell’accaduto, attribuendo l’errore al suo Studio che avrebbe modificato lo sfondo della foto mentre lui era in viaggio.

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La foto incriminata di Steve McCurry

Sulla pagina facebook de IL FOTOGRAFO si è scatenato un dibattito tra chi lo giustificava, chi lo condannava e chi invece isolava l’episodio a un semplice errore umano. Siamo andati a raccogliere le reazioni dei nostri lettori. Ecco le migliori:

Giovanni Macauda invita a non accanirsi contro McCurry per un solo errore:Berengo Gardin ha esposto, con arroganza nei suoi libri, molto peggio riguardo la postproduzione in allegato al fotogiornalismo. Concordi o discordi.
Crocifiggere un fotografo che ha fatto la storia del fotogiornalismo per UNA SOLA foto, io, lo trovo assurdo!
C’è Gente molto meno meritevole che ha conquistato aziende, ditte, giornali, titoli ecc senza sapere nemmeno cosa sia una reflex in mano e cosa sia la fotografia in generale (vedi terry r.) […]

Joe Serpe sviluppa una riflessione filosofica: Ho visto varie mostre di McCurry, tra cui anche quella “incriminata” di Venaria Reale. La presenza massiccia di elaborazioni in post produzione è evidente in ogni foto. Ma non vedo cosa ci sia di male. Rispondo con una delle più celebri poesie di Pessoa: “il poeta è un fingitore,/ finge così completamente/ che arriva a fingere che è dolore/ il dolore che davvero sente”.
La fotografia artistica serve a trasmettere emozioni, a veicolare messaggi, come tutte le arti. Non è un’operazione da questurino che deve registrare “la realtà così com’è”. Perché “la realtà così com’è” non la conosciamo. I colori sono un’invenzione del nostro cervello, non esistono. I nostri sensi ci ingannano continuamente, selezionano, alterano, reinventano la realtà per rendercela coerente e comprensibile. La “rispondenza alla realtà è una chimera”, la realtà fenomenica (l’unica che ci è dato di conoscere) è una sensazione, una reinterpretazione continua.
Perché pretendere “verità” dove ci sono solo sensazioni?”

Giovanni Loy attribuisce la colpa al cambiamento del modo di lavorare: Questo succede quando si lavora a catena industriale…..come in tutte le cose perdono di qualità e di attenzione!!”

Matteo Chinellato sceglie la via della sintesi: “si è svaccato da tempo”, così come fa Ernst Stavro Blaufeld: “Troppo chiacchierare, poco fotografare.”

Lorenza Trincanato invece ci è rimasta molto male: “per me è crollato un mito…..

Insomma, abbiamo trovato pareri di tutti i generi: il rapporto tra Steve McCurry e il suo pubblico continua a dividersi in due fazioni, tra chi lo adora e chi invece non lo sopporta più.

Abbiamo capito che indubbiamente possiede una capacità unica di fare discutere e dibattere, smuovendo così il mondo della fotografia da quello che a volte sembra essere un lungo sonno senza sogni.

 

 

 

L’archivio Fotografico del Museo Lombroso, tra storia e nuove letture | CAMERA Torino

dal sito ufficiale camera.to


 

Il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso di Torino ha una collezione ricchissima di materiali eterogenei e straordinari. Il suo archivio fotografico, esplorato soltanto in parte, contiene migliaia di immagini d’epoca italiane e internazionali sui principali argomenti di studio del celebre scienziato: fisiologia, criminalità, follia, evoluzione… Si tratta di materiali di fondamentale importanza per gli studiosi, ma anche un’inesauribile fonte di ispirazione per artisti che, come insegna la pratica dell’arte contemporanea, fanno del prelievo, della citazione, della rielaborazione il proprio metodo creativo privilegiato.


 

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Intervengono
Luigi Gariglio, Sociologo della Comunicazione e fotografo
Nicoletta Leonardi, Storica della fotografia

Il programma è realizzato con il supporto di  LogoBW

Ingresso 3 €. Omaggio per i visitatori della mostra nella data dell’incontro. E’ richiesta la prenotazione: camera@camera.to. Fino ad esaurimento posti.


 

Carlo Mollino: In Viaggio

La mostra di Carlo Mollino, In viaggio, raccoglie per la prima volta una selezione di fotografie realizzate dal celebre architetto e designer torinese durante i suoi viaggi intorno al mondo.
Stati Uniti, Giappone, India, Grecia, Olanda, Romania, sono alcuni dei luoghi ritratti da Mollino nel corso di una serie di viaggi realizzati per piacere, lavoro, o nell’ambito di escursioni organizzate periodicamente dalla Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino. Al loro interno in ogni caso si ritrovano le tracce delle sue grandi passioni, a partire dagli edifici dei grandi protagonisti dell’architettura mondiale alle automobili, dagli oggetti di design fino alla bellezza femminile che immancabilmente ricorrono nella sua produzione fotografica. Si tratta spesso di immagini istantanee, rapide e taglienti, realizzate con agili attrezzature di piccolo formato e riprese come annotazioni per future elaborazioni, che esibiscono in ogni caso il gusto di Mollino per una composizione insieme libera e calibrata, sempre seducente.

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© Politecnico di Torino, Archivi Biblioteca Gabetti, Fondo Carlo Mollino

Bianco e nero e colore si alternano in un racconto di culture lontane che celebra il piacere dell’esplorazione e della scoperta, accompagnando il visitatore in un itinerario intimo e partecipato. I particolari sono ciò che prima di tutto attrae l’occhio del fotografo, dando vita ad una sorta di diario personale che a partire dai dettagli più privati costituisce un atlante ricco di oggetti da studiare e suggestioni da cui lasciarsi trasportare.

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Inframmezzato da numerosi autoritratti, cifra ricorrente del Mollino fotografo, il percorso della mostra si snoda attraverso 100 immagini in gran parte inedite, mescolando ironia e curiosità, interesse scientifico e autentiche sorprese.

Info:
Date: 17 marzo – 1 maggio 2016
Luogo: CAMERA – Centro Italiano per la FotografiaIndirizzo, Via delle Rosine 18, 10123 Torino
Web: camera.to
Orari di apertura
Lunedì 11.00–19.00
Martedì chiuso
Mercoledì 11.00–19.00
Giovedì 11.00–21.00
Venerdì 11.00–19.00
Sabato 11.00–19.00
Domenica 11.00–19.00
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