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Foto del mese: Vivian Maier, Self Portrait

Vivian Maier, Self-Portrait

18 ottobre 1953: a New York Vivian Maier scatta con la sua Rolleiflex un autoritratto, uno dei tanti che costellano la sua produzione, emerso dalla cassa che John Maloof, figlio di un rigattiere, acquistò all’asta a Chicago nel 2007 facendo uscire dall’oblio le straordinarie immagini della tata-fotografa. Nella cassa, infatti, erano custoditi centinaia di negativi e rullini che, una volta stampati, rivelarono la capacità dell’autrice di fermare momenti di vita quotidiana tra le strade di New York, Chicago e Los Angeles, e di rendere protagonisti delle sue immagini soggetti fino a quel momento poco considerati. Tra gli scatti, anche molti autoritratti, che Vivian Maier amava realizzare non guardando direttamente l’obiettivo ma utilizzando specchi o vetrine di negozi come superfici riflettenti, dando vita a fotografie che rivelano un’eccezionale attenzione ai dettagli e alla composizione. Incuriosito dal volto ritratto in quelle immagini, John Maloof decise di indagare sulla vita di Vivian Maier, divisa tra la Francia e gli Stati Uniti, scoprendo che la donna aveva lavorato come bambinaia prima a New York e poi a Chicago, dove si era definitivamente trasferita nel 1956. Durante le giornate libere e i periodi di vacanza, Vivian Maier non perdeva però l’occasione per immortalare il mondo che la circondava, coltivando la passione per la fotografia che le era stata trasmessa da un’amica della madre, Jeanne Bertrand. Il 21 aprile 2009, Vivian Maier morì a causa delle conseguenze di una caduta sul ghiaccio prima che John Maloof, che cercava sue notizie e voleva valorizzare la sua opera, potesse trovarla e incontrarla. Un destino amaro per la tata-fotografa il cui nome, tuttavia, sarà per sempre legato a una delle pagine più importanti della storia dell’ottava arte.

Vivian Maier – In her own hands, la mostra con gli scatti segreti della Tata Fotografa

Vivian Maier – In her own hands, è la nuova mostra fotografica con gli scatti segreti di Vivian Maier, scoperti solo dopo la morte della fotografa. La mostra sarà ospitata a Torino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, dal 12 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020.
L’esposizione è organizzata da Next Exhibition, e racconta la vita della grande mela osservata dalla prospettiva di Vivian Maier; occhi capaci di carpire l’essenza nascosta di un momento preciso spesso insolito.

 

Vivian Maier: come una scatola da 300 dollari fece la fortuna di John Maloof

Chicago, 16 Maggio 1957 © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Trecentottanta dollari. È il prezzo di una scatola che può trasformarsi in un tesoro, se al suo interno si scoprono fotografie di rara bellezza. Trecentottanta dollari è la cifra che ha cambiato per sempre la vita di John Maloof, giovane rigattiere e scrittore in erba, che nel 2007 acquista a un’asta una scatola di negativi, presentati come “scatti su Chicago”. Maloof sviluppa e scansiona i negativi trovati imbattendosi nel lavoro di una persona dallo sguardo acuto e inconsueto, che immediatamente rapisce la sua curiosità. Da qui inizia un viaggio alla ricerca di Vivian Maier, questo il nome della fotografa, che condurrà a scoperte inaspettate – come mostra l’appassionante documentario uscito nel 2014, Alla ricerca di Vivian Maier , di John Maloof e Charlie Siskel –. La prima, la più clamorosa, riguarda l’identità dell’autrice: Vivian Maier non era una giornalista o una fotografa professionista, bensì una bambinaia che lavorò al servizio di famiglie benestanti di New York e di Chicago sin dai primi anni Cinquanta. Quando Maloof cerca di mettersi in contatto con lei, nel 2009, è troppo tardi: la Maier si è spenta proprio qualche giorno prima. Un incontro mancato che costellerà di dubbi il viaggio, rendendolo sempre più impervio. Pian piano rintraccia le persone che l’hanno conosciuta in vita: i bambini da lei cresciuti, oggi adulti, e i datori di lavoro che la descrivono come una persona riservata, solitaria, misteriosa, a tratti eccentrica, inseparabile dalla sua Rolleiflex.

Vivian Maier ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro

Per oltre cinque decadi Vivian Maier ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Ciò che ha lasciato è un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 e 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto con grande gelosia, ai limiti del patologico. Vivian Maier ha scattato per lo più nel tempo libero, l’ha fatto in maniera sistematica e assai prolifica, come se fosse stata animata da una volontà instancabile di collezionare la realtà che la circondava. I suoi soggetti prediletti si trovavano in strada ed erano gli umili, gli emarginati, le signore ricche ed eleganti, gli amanti, i bambini, le ombre, i riflessi, le simmetrie: le interessavano fatti bizzarri e incongruenti, la miseria degli esseri umani, tutto ciò che rivelava sentore di follia e allo stesso tempo era capace di uno sguardo benevolo, tenero, ironico e accogliente. Talvolta puntava l’obbiettivo verso di sé. Come osserva Alessandro Baricco (La Domenica , La Repubblica , 9 marzo 2014,) «l’unico soggetto a cui abbia dedicato ripetuti ritratti, inaspettatamente, è se stessa: si fotografava riflessa nelle vetrine, negli specchi, nelle finestre. L’espressione è tragicamente identica, anche a distanza di anni: lineamenti duri, maschili, sguardo da soldato triste, una sola volta un sorriso, il resto è una piega al posto della bocca. Impenetrabile, anche a se stessa». Se il soggetto cambia, lo stesso non si può dire per il risultato: sempre stupefacente e affascinante. Vivian Maier era un’artista. E se Maloof non fosse incappato in quella benedetta scatola da trecentottanta dollari con ogni probabilità non lo avremmo mai saputo. Ma lei ne fu consapevole? Questo punto rimarrà per sempre sospeso, un mistero irrisolvibile, così come la sua vita e la sua arte.

Vivian Maier: la tata fotografa in mostra a Trieste

©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

Vivian Maier, la tata fotografa sarà in mostra, dal 20 luglio al 22 settembre 2019 a Il Magazzino delle Idee a Trieste con Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double, per la prima volta in Italia.
70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d’ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona della storia della fotografia. Nel suo lavoro ci sono temi ricorrenti: scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini – il suo universo per così tanto tempo – e anche una predilezione per gli autoritratti, che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un linguaggio all’interno del suo linguaggio.
L’interesse di Vivian Maier per l’autoritratto era più che altro una disperata ricerca della sua identità. Ridotta all’invisibilità, ad una sorta di inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un posto per lei.

La mostra Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double

Il suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier è un’affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel particolare momento. Caratteristica ricorrente è l’ombra, diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua silhouette, la cui caratteristica principale è il suo attaccamento al corpo, quel duplicato del corpo in negativo “scolpito dalla realtà”, ha la capacità di rendere presente ciò che è assente. L’intenzione dell’esposizione – che ripercorre l’incredibile produzione di una fotografa che per tutta la vita non si è mai considerata tale, e che, anzi, nel mondo è sempre passata inosservata – è proprio quello di rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno sguardo sottile e un punto di vista acuto.

Vivian Maier, The Self-portrait and its Double: per la prima volta in Italia

1955 ©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

Il Magazzino delle Idee a Trieste presenta, per la prima volta in Italia, la mostra Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double, a cura di Anne Morin, realizzata e organizzata dall’Ente per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con diChroma photography, Madrid, John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery New York.
70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d’ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona della storia della fotografia.
Nel suo lavoro ci sono temi ricorrenti: scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini – il suo universo per così tanto tempo – e anche una predilezione per gli autoritratti, che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un linguaggio all’interno del suo linguaggio. Un dualismo.
L’interesse di Vivian Maier per l’autoritratto era più che altro una disperata ricerca della sua identità. Ridotta all’invisibilità, ad una sorta di inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un posto per lei. Il suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier è un’affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel particolare momento. Caratteristica ricorrente è l’ombra, diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua silhouette, la cui caratteristica principale è il suo attaccamento al corpo, quel duplicato del corpo in negativo “scolpito dalla realtà”, ha la capacità di rendere presente ciò che è assente.

Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double: l’esposizione

L’intenzione dell’esposizione – che ripercorre l’incredibile produzione di una fotografa che per tutta la vita non si è mai considerata tale, e che, anzi, nel mondo è sempre passata inosservata – è proprio quello di rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno sguardo sottile e un punto di vista acuto. Una storia straordinaria. Vivian Maier (1926 – 2009) ha lavorato come bambinaia per 40 anni, a partire dai primi anni Cinquanta e per quattro decenni, a New York e a Chicago poi. Nel suo tempo libero, fotografava la strada, le persone, gli oggetti, i paesaggi; ritraeva tutto ciò che le destava sorpresa, che trovava inaspettato nel suo vivere quotidiano; catturando l’attimo raccontava la bellezza dell’ordinario, scovando le fratture impercettibili e le inflessioni sfuggenti della realtà nella quotidianità che la circondava. Ha trascorso tutta la sua vita nell’anonimato fino al 2007, quando il suo corpus fotografico è venuto alla luce. Un lavoro immenso, composto da più di 150.000 negativi, super 8 e 16mm film, diverse registrazioni audio, alcune fotografie e centinaia di rullini non sviluppati, scoperto da un giovane immobiliarista, John Maloof. Grazie a lui il lavoro di Vivian Maier è venuto allo scoperto lentamente, da bauli, cassetti, dai luoghi più impensati, e la sua opera fotografica è stata resa nota in tutto il mondo. Scattare ritratti era per Vivian Maier una necessità: il modo con cui definiva la propria posizione nel mondo, e quello con cui provava a restituire l’ordine delle cose. Quando i protagonisti dei ritratti erano poveri, lasciava loro una legittima distanza; quando invece appartenevano all’alta società metteva in atto azioni di disturbo facendo in modo che nello scatto risultassero infastiditi. La Maier aveva due facce: quella che accettava la propria condizione, e quella che invece la combatteva cercando di essere
qualcun altro. “Ciò che sorprende nella storia di Vivian Maier – afferma Anne Morin, curatrice della mostra – è come questa donna da una parte accetti la sua condizione di bambinaia e, allo stesso tempo, trovi invece la sua libertà nell’essere qualcun altro, la fotografa di strada Vivian Maier; questo dualismo, generato dallo scontro tra le due anime, ha dato vita a una vicenda senza paragoni nella storia della fotografia, che in questa mostra viene raccontata per la prima volta in Italia attraverso i ritratti dell’autrice”. Il colore. Inedito nel percorso espositivo il nucleo di immagini a colori. Per Vivian Maier, il passaggio al colore è stato accompagnato da un cambiamento dovuto all’utilizzo di una Leica all’inizio degli anni settanta. La fotocamera è leggera, facile da portare: le foto sono riprese direttamente a livello dell’occhio, a differenza della Rolleiflex che usava prima. Vivian Maier è così in grado di raccogliere il contatto visivo con gli altri e fotografare il mondo nella sua realtà colorata. Il suo lavoro a colori rimane singolare, libero e anche giocoso. Esplora le caratteristiche specifiche del linguaggio cromatico con una certa casualità, elabora il proprio vocabolario, ma soprattutto si diverte con il reale: sottolineando stridenti dettagli di colore, mostrando le discrepanze multicolore della moda o giocando con brillanti contrappunti.

Filmati SUPER 8 mm

Filmati SUPER 8 mm. Accompagna gli scatti fotografici in mostra una serie di filmati in super 8mm realizzati dalla stessa Vivian Maier, che ci permettono di seguire il movimento dell’occhio dell’artista. Nel 1960 inizia infatti a filmare scene di strada, eventi e luoghi. Il suo approccio cinematografico è strettamente legato al suo linguaggio da fotografa: è una questione di esperienza visiva, di un’osservazione discreta e silenziosa del mondo che la circonda. Non c’è narrazione, nessun movimento della macchina (l’unico movimento cinematografico è quello della carrozza o della metropolitana in cui si trova). Vivian Maier filma quello che la porta all’immagine fotografica: osserva, si ferma intuitivamente su un soggetto e lo segue. Ingrandisce con la lente per avvicinarsi senza avvicinarsi e concentrarsi su un atteggiamento o un dettaglio (come le gambe e le mani di individui in mezzo alla folla). Il film è sia una documentazione (un uomo mentre viene arrestato dalla polizia, oppure i danni causati da un tornado) sia un oggetto di contemplazione (la strana processione di
pecore ai mattatoi di Chicago).

Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double
A cura di Anne Morin
Magazzino delle Idee, Trieste
20 luglio – 22 settembre 2019
www.magazzinodelleidee.it

VIVIAN MAIER. Street photographer: in mostra al Castello Visconteo di Pavia 

VIVIAN MAIER. Street photographer

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia rendono omaggio a Vivian Maier.
La rassegna, curata da Anne Morin e da Piero Francesco Pozzi, promossa dalla Fondazione Teatro Fraschini e dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, propone un percorso di oltre cento fotografie in bianco e nero e a colori, e pellicole super 8 mm.

Le fotografie di Vivian Maier 

Quando nel 1987 la rock band irlandese degli U2 pubblicò la canzone “Where the Streets Have No Name”, cantando e suonando contro l’anonimato delle società divise e di divisione, in cui l’indirizzo di una persona, l’accento, il colore della pelle, il sesso, lo stato mentale o l’abbigliamento potevano determinare, in base alla nostra valutazione, la sua vita e le sue conquiste personali, una fotografa di strada ancora sconosciuta stava scattando a Chicago quelle che probabilmente sarebbero state le ultime immagini di una costante e produttiva documentazione.
Ma Vivian Maier iniziò circa 35 anni prima, con la sua Rolleiflex per le strade di New York – da autodidatta, con grande talento, spinta e persistenza – fotografando le persone e le strade come icone istantanee. Il suo lavoro può essere affiancato a quello dei grandi fotografi di strada del ventesimo secolo, molte delle sue immagini infatti ricordano fotografie che abbiamo visto da Lewis Hine, Ilse Bing, Lisette Model, Dorothea Lange, August Sander, Robert Frank, Helen Levitt, Louis Faurer, Diane Arbus, Weegee, Lee Friedlander, o Joel Meyerowitz, per nominarne alcuni. Lei sembra averli incanalati tutti, anche coloro che sono stati da lei preceduti, in quello che la critica del New York Times Roberta Smith chiama “un rigore quasi enciclopedico” nel riassumere “la storia della fotografia di strada del 20° secolo”.
L’esposizione offre la possibilità di scoprire e riscoprire una grandissima fotografa che con le sue immagini racconta la vita americana della seconda metà del XX secolo.
Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia.

VIVIAN MAIER. Street photographer
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo, viale XI Febbraio, 35
Fino al 5 maggio 2019
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00
Informazioni e prenotazioni
Tel. 02.36638600
info@scuderiepavia.com
http://www.scuderiepavia.com/

 

Immagini in evidenza Vivian Maier, At the Balaban & Katz United Artists Theatre, Chicago, IL, 1961. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Vivian Maier: la tata fotografa in mostra a Pavia

VIVIAN MAIER. Street photographer

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia rendono omaggio a Vivian Maier.
La rassegna, curata da Anne Morin e da Piero Francesco Pozzi, promossa dalla Fondazione Teatro Fraschini e dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, propone un percorso di oltre cento fotografie in bianco e nero e a colori, e pellicole super 8 mm.

Le fotografie di Vivian Maier 

Quando nel 1987 la rock band irlandese degli U2 pubblicò la canzone “Where the Streets Have No Name”, cantando e suonando contro l’anonimato delle società divise e di divisione, in cui l’indirizzo di una persona, l’accento, il colore della pelle, il sesso, lo stato mentale o l’abbigliamento potevano determinare, in base alla nostra valutazione, la sua vita e le sue conquiste personali, una fotografa di strada ancora sconosciuta stava scattando a Chicago quelle che probabilmente sarebbero state le ultime immagini di una costante e produttiva documentazione.
Ma Vivian Maier iniziò circa 35 anni prima, con la sua Rolleiflex per le strade di New York – da autodidatta, con grande talento, spinta e persistenza – fotografando le persone e le strade come icone istantanee. Il suo lavoro può essere affiancato a quello dei grandi fotografi di strada del ventesimo secolo, molte delle sue immagini infatti ricordano fotografie che abbiamo visto da Lewis Hine, Ilse Bing, Lisette Model, Dorothea Lange, August Sander, Robert Frank, Helen Levitt, Louis Faurer, Diane Arbus, Weegee, Lee Friedlander, o Joel Meyerowitz, per nominarne alcuni. Lei sembra averli incanalati tutti, anche coloro che sono stati da lei preceduti, in quello che la critica del New York Times Roberta Smith chiama “un rigore quasi enciclopedico” nel riassumere “la storia della fotografia di strada del 20° secolo”.
L’esposizione offre la possibilità di scoprire e riscoprire una grandissima fotografa che con le sue immagini racconta la vita americana della seconda metà del XX secolo.
Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia.

VIVIAN MAIER. Street photographer
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo, viale XI Febbraio, 35
Fino al 5 maggio 2019
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00
Informazioni e prenotazioni
Tel. 02.36638600
info@scuderiepavia.com
http://www.scuderiepavia.com/

 

Immagini in evidenza Vivian Maier, At the Balaban & Katz United Artists Theatre, Chicago, IL, 1961. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

L'Autre Vivian. L'altra Vivian Maier in mostra

L’Autre Vivian. L’altra Vivian Maier: la mostra

Continua fino al 14 ottobre 2018 alla Torre del Castello dei Vescovi di Luni di Castelnuovo Magra, La Spezia, la mostra “L’autre Vivian. L’altra Vivian Maier”, un viaggio inedito nella Francia della ‘fotografa ritrovata’ in 6 piani. Foto, animazioni, parole, musiche, registrazioni, interviste, video.
Durante il periodo estivo si terranno vari incontri e spettacoli dedicati alla mostra, tra questi venerdì 27 luglio, alle ore 21.00, la XXIV Edizione della Rassegna Cinema Cultura, quest’anno dedicata alle donne e la fotografia. All’incontro parteciperanno la giornalista Giovanna Zucconi e la famosa fotoreporter Letizia BattagliaVenerdì 14 settembre, invece, in Piazza Querciola, si terrà l’incontro convegno ”Vivian Maier. Una fotografa diversa” con i giornalisti Massimo Cirri e Michele Smargiassi.

La mostra

La mostra si propone come un vero viaggio attraverso 50 foto, alcune provenienti da una collezione privata e mai esposte in Italia e altre, invece, stampate da lei e autografate sul retro, le uniche originali esistenti, oltre ad interviste, video, animazioni, musiche, suoni, mapping, ambientazioni. Una nuova idea di fruire la complessità di una artista, di una persona, di una donna. Vivian Maier è stata una fotografa formidabile, dotata di un talento superiore che le permetteva di scattare foto senza nemmeno vederle, frutto di lunghi, accurati e appassionati studi. Ha approfondito la fotografia restando sempre fuori dal clamore del fotografo di moda, anche se in tale maniera è stata sempre sfruttata. Una storia di tempi sbagliati per lei che non sbagliava mai il tempo, come ci rivelano i suoi splendidi scatti. Un tempo che grazie a moltissimi “collezionatori” si è riallineato e che vuole riallinearla con una umanità troppo spesso dimenticata.
L’allestimento è curato da Roberto Carlone, fotografo e uno dei musicisti e fondatori della Banda Osiris, Caterina Cavallari e dall’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo (MS), in collaborazione con l’associazione francese “Vivian Maier et le Champsaur”, che raccoglie testimonianze del rapporto di Vivian Maier con la Francia.

La mostra: programma 

Torre dei Vescovi di Luni, Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)

Orari

Luglio e agosto: tutti i giorni tranne il lunedì 10.00-12.30/17.00-23.00

Settembre e ottobre: sabato e domenica 10.00-12.30/15.30-19.30

Aperture straordinarie su prenotazione

Foto in evidenza via www.vivianmaier.com

A Palazzo Pallavicini la mostra: VIVIAN MAIER – LA FOTOGRAFA RITROVATA

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A Palazzo Pallavicini di Bologna la straordinaria mostra “Vivian Maier – La fotografa ritrovata

 

Dal 3 marzo si terrà la mostra “Vivian Maier – La fotografa ritrovata” presso Palazzo Pallavicini di Bologna, organizzata dalla curatrice, Anne Morin di DiChroma Photography.

La mostra offrirà ai visitatori un percorso espositivo diviso in differenti sezioni tematiche, affrontando tutti gli argomenti che la Maier sentiva più cari e vicini: infanzia, autoritratti, ritratti, vita di strada, oggetti e colore.

Verranno presentate ben 120 fotografie in bianco e nero, di cui 10 in grande formato, 90 di formato medio più una meravigliosa sezione di 20 foto a colori relativa alla produzione degli anni Settanta dell’artista. Significativa evoluzione nel lavoro di Vivian Maier è il passaggio da fotografie in bianco e nero a immagini a colori; il cambiamento non riguarda solo lo stile, ma anche la tecnica: dalla Rolleiflex passa alla Leica, fotocamera leggera, comoda da trasportare che dava la possibilità di scattare le foto direttamente all’altezza degli occhi. Il suo lavoro a colori è singolare, espressivo, libero, a volte anche giocoso, ma sempre con quella specifica caratteristica della casualità.

INFORMAZIONI UTILI

Quando: 3 marzo – 27 maggio 2018

Dove: Palazzo Pallavicini, Via San Felice 24, Bologna

Orari di apertura
Aperto da giovedì a domenica dalle 11.00 alle 20.00
Aperture festività: 1 e 2 aprile, 25 aprile, 1 maggio 2018
Chiuso il lunedì, martedì e mercoledì.

La biglietteria chiude 1h prima (ore 19 ultimo ingresso)

Per maggiorni dettagli: info@palazzopallavicini.com

 

 

Vivian Maier – Dans le miroir al festival Arezzo & Fotografia 2017

Arezzo & Fotografia 2017

Vivian Maier – Dans le miroir
L’America, le Champsaur e il riflesso nello specchio.

Ad Arezzo gli scatti sviluppati dalla tata di Chicago durante il suo viaggio in Francia.

8 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018 Galleria Imago via Vittorio Veneto 33/20 Arezzo



Settanta immagini. Sguardi, luoghi, persone. Una moltitudine di sconosciuti che ha messo a nudo la propria anima attraverso quell’occhio spietato e sincero. “Vivian Maier – Dans le miroir”, è questo il fil rouge che conduce alla scoperta dell’esposizione dedicata alla fotografa franco-americana scoperta per caso da John Maloof.



Dall’8 dicembre al 7 gennaio 2018, in occasione del festival Arezzo & Fotografia 2017, le sale della Galleria Spazio Imago ospiteranno gli scatti della tata che ha fatto della fotografia la sua ossessione e il suo più impenetrabile mistero.
Sebbene la sua produzione, come testimoniano le migliaia di rullini fotografici ritrovati, sia imponente, sono pochissimi gli scatti che invece sono stati sviluppati su carta dalla stessa artista.



Poche decine contro la mole spropositata di scatti, diapositive e negativi rinvenuti e poi portati alla luce da John Maloof che si è occupato dell’editing di alcune fotografie diventate ormai celeberrime.

La rassegna in calendario ad Arezzo sarà invece incentrata su una parte più intima dell’anima di Vivian Maier. In esposizione ci saranno scatti originali degli anni ’60 sviluppati dalla fotografa stessa e che per la prima volta saranno esposti in Italia.
Un’anteprima senza precedenti che vanta una ricca selezione di immagini provenienti dal Fondo Francese Vivian Maier.



Tutte le info su:  www.arezzoefotografia.com – www.imagoarezzo.com

 

Piero Pozzi all’Arengario di Monza: Storie di Autoritratti | 15/12 ore 17.15

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ARENGARIO DI MONZA

GIOVEDÌ 15 DICEMBRE 2016, ORE 17.15

LA CONFERENZA DI PIERO POZZI

STORIE DI AUTORITRATTI


Proseguono le iniziative collaterali legate alla mostra Vivian Maier. Nelle sue mani, in corso fino all’8 gennaio 2017, all’Arengario di Monza.


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Il prossimo appuntamento è in programma all’Arengario di Monza, giovedì 15 dicembre, ore 17.15. 
Protagonista sarà Piero Pozzi, docente al Politecnico di Milano, che approfondirà alcune delle questioni che caratterizzano il linguaggio e la storia della fotografia stessa, trasformando così la mostra in un’occasione per un’ulteriore confronto e crescita culturale.

Nella prima parte della conferenza, dal titolo Storie di autoritratti, si ripercorrerà la presenza dell’autore dentro la scena, da Diego Vélazquez a Ugo Mulas. Quindi, si analizzerà la nuova epoca, ovvero da quella dell’autoscatto con la fotocamera analogica sul cavalletto per una fruizione personale e privata a quella del selfie, condiviso in tempo reale sui social media.

All’incontro si accede con il biglietto d’ingresso alla mostra, senza prenotazione fino ad esaurimento posti.La mostra Vivian Maier. Nelle sue mani è curata da Anne Morin, promossa dal Comune di Monza, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, realizzata con la consulenza scientifica di Piero Pozzi.

La rassegna nasce dal desiderio di rendere omaggio a questa straordinaria artista che mentre era in vita ha realizzato un numero impressionante di fotografie senza farle mai vedere a nessuno, come se volesse conservarle gelosamente per se stessa.

Attraverso un racconto per immagini composto da oltre cento fotografie – in maggior parte mai esposte prima in Italia – in bianco e nero e a colori, oltre che da pellicole super 8 mm, il percorso espositivo descrive Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della sua produzione.

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