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elisabetta

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elisabetta
Redattrice della rivista Nphotography, Digital Camera e PhotoProfessional

Letture portfolio con Il Fotografo a Gassino Torinese

La redazione de Il Fotografo vi aspetta a Gassino Torinese (TO) per le letture portfolio organizzate nell’ambito del Festival di fotografia a cura dell’Associazione Culturale Arketipo, presieduta da Mario Sabatino. La redazione sarà presente sabato 5 ottobre (ore 10-13 e 15-18) e domenica 6 ottobre (ore 10-13) con Giovanni Pelloso (giornalista del Corriere della Sera e staff editor delle testate di fotografia Sprea Editori), Federica Berzioli (direzione delle testate di fotografia Sprea Editori), Barbara Silbe (critica di fotografia e giornalista de Il Giornale) e Giada Storelli (giornalista e collaboratrice de Il Fotografo). Un’occasione unica per mostrare il proprio lavoro e confrontarsi con professionisti del settore.

Letture portfolio e talk a Gassino Torinese

Sabato 5 ottobre, Giovanni Pelloso condurrà due talk nel chiostro del Castello di Bardassano. Alle ore 11, Daniele Pellegrini, collaboratore del National Geographic e fotografo di Airone, parlerà di fotografia naturalistica e di viaggio, svelando le storie che animano i suoi scatti più celebri. Alle ore 15, Niccolò Biddau indaga il ruolo della fotografia di architettura e la sua capacità di dare visione del cambiamento, non solo delle città ma anche della società.

Le mostre a Gassino Torinese

Accanto alla mostra dedicata a Daniele Pellegrini, il Festival di fotografia di Gassino Torinese propone un programma molto fitto di appuntamenti, divisi tra il weekend del 5-6 ottobre e quello del 12-13 ottobre. Ricordiamo la mostra di Maurizio Galimberti, di cui si potrà scoprire Progetto Emilia. Prime Istantanee; le mostre firmate dalle associazioni culturali Arketipo e Time-photo, dedicate a La città che cambia e al Parco Dora; lo shooting day “Ritratti al castello” in collaborazione con Fujifilm; e ancora, le serate jazz e gli incontri con gli autori.

Per iscriversi alle letture portfolio:
Tel. 347 8537988
archetipo.to@libero.it

Info:
www.facebook.com/Gassino-Cultura-733783610306507
www.facebook.com/Associazione-Culturale-Arketipo-317475982171194

 

Gassino Torinese: al via il Festival di fotografia

Eritrea, Isole Dahlak, Mar Rosso. Un pescatore sbarca dalla barca da pesca chiamata sambuco. Foto “sotto/sopra” scattata con fotocamera subacquea.

Dal 5 al 13 ottobre, Gassino Torinese ospita la seconda edizione del Festival di fotografia organizzato dall’Associazione Culturale Arketipo, presieduta da Mario Sabatino. L’edizione di quest’anno, che coinvolge anche il comune limitrofo di Castiglione Torinese, si intitola Incroci e vuole puntare l’attenzione sulla necessità, per i fotografi di oggi, di esprimere la propria autorialità, di trovare quegli incroci capaci di costruire relazioni fra le persone annullando le differenze o, meglio ancora, facendo della differenza un valore.

Festival di fotografia di Gassino Torinese: le mostre

Due, in particolare, le visioni – pur lontane tra loro – che si incroceranno a Gassino Torinese. Da una parte, quella di Maurizio Galimberti, di cui si potrà scoprire Progetto Emilia. Prime Istantanee, serie che racconta le terre di pianura muovendosi liberamente tra passato e presente, attraverso il linguaggio della scomposizione e ricomposizione delle immagini che da sempre rappresenta la cifra stilistica dell’autore. Dall’altra, quella di Daniele Pellegrini, storico frontman della rivista Airone, di cui si potrà condividere una riflessione sul viaggio grazie a una videoproiezione realizzata per la kermesse. Il programma del Festival di fotografia di Gassino Torinese si arricchisce poi di due mostre firmate dalle associazioni culturali Arketipo e Time-photo, dedicate a La città che cambia e al Parco Dora, e di una collettiva degli X-Photographer Fujifilm, cui si affiancano letture portfolio, incontri con gli autori e l’opportunità di visitare il Castello di Bardassano, una dimora privata risalente al Trecento aperta per l’occasione.

Festival di fotografia di Gassino Torinese: le letture portfolio con Il Fotografo

Durante il fine settimana di apertura del festival, il 5 e 6 ottobre, la redazione de Il Fotografo sarà presente a Gassino Torinese per animare un ricco programma di incontri. In particolare, nel chiostro del Castello di Bardassano si svolgeranno le letture portfolio, un’occasione unica per confrontarsi con esperti e critici fotografici (i migliori portfoli scelti dalla redazione saranno pubblicati su Il Fotografo). Sabato 5 ottobre, alle 11 e alle 15, si terranno due talk guidati da Giovanni Pelloso con Daniele Pellegrini e Niccolò Biddau che parleranno, rispettivamente, di fotografia naturalistica e di architettura.

 

 

Per iscriversi alle letture portfolio:
Tel. 347 8537988
archetipo.to@libero.it

Info:
www.facebook.com/Gassino-Cultura-733783610306507
www.facebook.com/Associazione-Culturale-Arketipo-317475982171194

 

I Sony World Photography Awards a Monza

I Sony World Photography Awards tornano a Monza: dal 13 settembre al 3 novembre, la Villa Reale ospita la mostra con le immagini vincitrici e finaliste del prestigioso concorso giunto alla dodicesima edizione. Quasi 327mila le candidature presentate quest’anno da fotografi originari di 195 Paesi e territori, a conferma del successo dell’iniziativa. Il titolo di Fotografo dell’Anno è andato all’italiano Federico Borella con la serie Five Degrees, che indaga la piaga dei suicidi maschili nella comunità agricola di Tamil Nadu, nel Sud dell’India, colpita dalla più grave siccità degli ultimi quattordici anni. «La potenza delle immagini di questi reportage – commenta Denis Curti, curatore della mostra – è travolgente e stupisce per l’attenzione e la sensibilità con cui è raccontata una realtà molto complessa».

Sony World Photography Awards: gli italiani premiati

Altri quattro italiani hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Tra loro, Alessandro Grassani è il vincitore della categoria Sport con la serie Boxing Against Violence: The Female Boxers of Goma, che racconta come la box rappresenti un mezzo per affrontare le difficoltà e un luogo sicuro per molte donne a Goma, provincia di Kivu Nord, nella Repubblica Democratica del Congo. Il duo formato da Jean-Marc Caimi e Valeria Piccinini ha trionfato nella categoria Scoperta con la serie Güle Güle, dedicata a Istanbul e agli aspetti più caratteristici della città. Massimo Giovannini si è aggiudicato il secondo posto nella categoria Ritratto con Henkō (parola giapponese che significa “cambiamento”, attraverso cui l’autore indaga il modo in cui la luce può alterare la prospettiva degli oggetti. Il National Award è andato a Nicola Vincenzo Rinaldi, appassionato di street photography, grazie all’immagine dal titolo The Hug.

Sony World Photography Awards: le storie

«Gli scatti proposti costituiscono testimonianze preziose del nostro tempo perché racchiudono storie che non conosciamo e che meritano di essere raccontate e condivise», ha dichiarato Takayuki Suzuki, Country Head di Sony in Italia. «Siamo particolarmente orgogliosi dei riconoscimenti conquistati ogni anno, e mai come in questa edizione, dai fotografi italiani grazie al valore culturale e all’eccellenza tecnica che distinguono le loro opere».

Info:
www.worldphoto.org

Eolo Perfido a Roma con Clownville

Inaugura a Roma Clownville, mostra personale di Eolo Perfido, estratto del più ampio progetto che il fotografo ritrattista italo-francese ha dedicato ai Clown e alla metafora della maschera, in collaborazione con Valeria Orlando, artista con ventennale esperienza nel campo del make-up. L’esposizione, ospitata presso la Leica Gallery di Roma, inaugura giovedì 5 settembre alla presenza dell’autore. La curatela della mostra è di Biba Giacchetti, della nota Agenzia fotografica SudEst57, che racconta: «Il progetto Clownville di Eolo Perfido ha a che fare con il subconscio. Eolo Perfido nasce come ritrattista di studio e, per molto tempo, si è dedicato al volto e alla sua espressione collaborando con attori, musicisti e personaggi dello spettacolo. Spesso è stato limitato nel creare un’estetica rassicurante e levigata, determinata dai soggetti ritratti in una variazione di luci e ombre, sguardi e gesti. È facile comprendere che per il progetto artistico Clownville abbia cercato una strada totalmente sovversiva, in grado di liberare e trascendere ogni possibile limite e fare del soggetto fotografato un materiale simile alla plastilina per muoversi nel regno della messa in scena, della commedia dell’arte, passando dal fumetto alla psichiatria, dalla letteratura, tra Pirandello e Stephen King, alla cinematografia iconica di Chaplin fino a Batman e Joker». In Clownville, il fotografo scava, non si limita a ciò che l’essere umano mostra di sé ma ne indaga il lato oscuro, «che si libera a partire da una maschera dipinta sul volto che ne consente l’impunità». Il risultato sono immagini dallo stile gotico, caratterizzate da una sostanziale tricromia (bianco, nero e rosso), che ci lasciano – spiega la curatrice – «con un senso di inquietudine e divertimento, e il dubbio disturbante che i suoi personaggi iperbolici abbiano molto più a che fare con la verità che con la fantasia». La mostra è aperta dal 5 settembre all’8 ottobre 2019 e si può visitare durante gli orari di apertura della Leica Gallery di Piazza di Spagna, dalle 10.00 alle 19.30.
www.eoloperfido.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anthropocene, un’esperienza immersiva al MAST

Anthropocene, un’esperienza immersiva al MAST. «L’impatto dei comportamenti umani condiziona l’esistenza di ogni organismo vivente del pianeta»: è questo il presupposto su cui si fonda Anthropocene, la grande mostra multimediale che ha inaugurato presso la Fondazione MAST di Bologna e che indaga l’impronta indelebile che l’uomo lascia ogni giorno sulla Terra attraverso le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e installazioni di realtà aumentata.

Spiega Urs Stahel, curatore della mostra: «L’enorme aumento della popolazione e la sua velocità di riproduzione pongono l’umanità stessa e la natura nella quale e con la quale viviamo di fronte a problemi di eccezionale portata – non a caso il cambiamento climatico è un tema ricorrente nei media. Per descrivere il fenomeno alcuni scienziati hanno coniato il termine Anthropocene. Questo concetto indica che l’impatto esercitato dall’essere umano – dall’Homo Sapiens – ha raggiunto negli ultimi decenni proporzioni tali da essere equiparabile, se non addirittura superiore per forza e importanza, alle trasformazioni subite dalla Terra nel corso delle ere geologiche precedenti».

Anthropocene, un’esperienza immersiva

Dalle cave di marmo di Carrara all’enorme discarica di Dandora, in Kenya, dalle miniere di potassio dei Monti Urali in Russia alle vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama, le trentacinque fotografie in grande formato di Edward Burtynsky ritraggono un pianeta segnato dalla mano dell’uomo, lanciando un monito – non c’è più tempo, bisogna cambiare ora – ma allo stesso tempo gettando un seme di speranza che forse, come ricorda la regista Jennifer Baichwal, le generazioni più giovani hanno già raccolto.

Alle fotografie si affiancano quattro murales ad alta risoluzione, in cui si abbinano tecniche fotografiche e filmiche: attraverso la App AVARA (scaricabile gratuitamente sul proprio smartphone o sui tablet messi a disposizione dal MAST) è possibile inquadrare un punto della fotografia per dare il via a brevi estensioni video di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che permettono ai visitatori di esaminare nei minimi dettagli la complessità delle “incursioni” umane sul pianeta. E ancora, tredici videoinstallazioni e tre installazioni di Realtà Aumentata che rendono Anthropocene un’esperienza immersiva che non può lasciare indifferenti circa il destino del nostro pianeta. Un destino di cui tutti noi dobbiamo farci carico.

Info:
Anthropocene
a cura di Sophie Hackett, Andrea Kunard, Urs Stahel
dal 16 maggio al 05 gennaio 2020
Fondazione MAST – Via Speranza 42, Bologna – www.mast.org

I finalisti di Master of Photography in mostra a Cortona

Jan Düfelsiek, vincitore dell’edizione 2019 di Master of Photography

I  finalisti di Master of Photography, primo talent show europeo dedicato alla fotografia, sono in mostra a Cortona, fino al 29 settembre, nell’ambito del festival Cortona On The Move. Tra loro anche il vincitore della quarta edizione, il tedesco Jan Düfelsiek, specializzato in ritrattistica. Aperto a fotografi professionisti e amatoriali, cittadini o residenti europei, Master of Photography è una produzione Sky Arts Production Hub, realizzata da Ballandi Arts con la partecipazione di Canon nel ruolo di Digital Imaging Partner. Gli otto concorrenti, che si sono sfidati in sei prove dedicate ciascuna a un aspetto diverso della fotografia, hanno infatti potuto contare sulle nuovissime tecnologie del Sistema Canon EOS R e sulla qualità delle soluzioni di stampa fotografica professionale Pixma PRO.

Master of Photography: racconta il mondo della fotografia tramite il contenitore della televisione

«Master of Photography cerca di raccontare il mondo della fotografia tramite il contenitore della televisione», ha dichiarato Fabio Incerti, Communication Coordinator di Ballandi Arts per Sky Arte. «Questo da un lato impone alcuni limiti ma dall’altro dà la possibilità allo spettatore medio, che magari conosce poco la fotografia, di scoprire il processo che sta dietro lo scatto di un’immagine, le varie fasi di realizzazione di una foto, dall’ideazione alla post-produzione».
Gli otto concorrenti, selezionati fra i talenti provenienti da Italia, Regno Unito, Germania, Olanda, Austria e Svizzera, sono stati giudicati da una giuria internazionale formata dal fotografo italiano Oliviero Toscani, dalla visual editor Elisabeth Biondi e dal curatore e storico Mark Seally. Ad affiancarli nelle diverse prove grandi maestri di fama internazionale: Paolo Pellegrin, Martin Schoeller, Brenda Ann Kenneally, Jérôme Sessini, Chris Buck e Rankin.

www.cortonaonthemove.com

 

Paolo Tedeschi Communication & Marketing Services Senior Manager di Canon Italia, con Fabio Incerti

 

Canon ti regala una masterclass esclusiva!

Canon Europe ti regala una masterclass esclusiva con il fotografo professionista Alberto Novelli e la nuova fotocamera compatta Canon PowerShot G5 X Mark II. Per partecipare a questa esperienza unica e provare ad aggiudicarti la masterclass visita il sito www.canon.it/get-inspired/city-tours-photography-competition e clicca sul bottone “Apply now”, inserendo i dati richiesti.

Fotografo professionista dal 1988, Alberto Novelli spazia dall’architettura al reportage, dal ritratto all’archeologia, dal cinema allo sport, dall’arte alla fotografia industriale. I suoi lavori sono stati pubblicati da importanti quotidiani e riviste, tra cui National Geographic Italia, Domus, GQ, Ciak, Panorama, Corriere della Sera, La Repubblica. Suo è il reportage – realizzato nel 2005 per le edizioni italiana e tedesca di National Geographic e dedicato ai gladiatori romani – a vantare il titolo di servizio “non americano” più pubblicato all’estero.

Canon Europe ti regala una masterclass esclusiva con il fotografo Alberto Novelli

Durante la masterclass organizzata da Canon Europe, Alberto Novelli condividerà la sua professionalità e la sua esperienza, aiutandoti a valorizzare la tua creatività e la tua passione. Girando per Milano e dintorni in compagnia del fotografo avrai anche la possibilità di scoprire la nuova fotocamera compatta PowerShot G5 X Mark II ad alta velocità che, grazie allo zoom 5x di elevata qualità e al sensore CMOS da 1.0 pollice e 20.1 megapixel, unisce alla portabilità la possibilità di realizzare immagini sensazionali.

L’appuntamento con Alberto Novelli fa parte dell’iniziativa City Photography Masterclass, che coinvolge talentuosi fotografi in varie città: oltre a Milano, anche Istanbul, Bucarest, Lisbona, Praga, Madrid e Monaco.

Affrettati, c’è tempo fino al 16 agosto 2019.

World.Report Award: annunciati i vincitori

© Darcy Padilla, sezione Master Award

Annunciati i vincitori della nona edizione del World.Report Award, riconoscimento assegnato nell’ambito del Festival della Fotografia Etica di Lodi per offrire un sostegno concreto a quei fotografi, italiani e stranieri, professionisti e non, che attraverso il loro lavoro raccontano l’uomo e le sue vicende, i fenomeni sociali e culturali, le grandi tragedie e le piccole gioie quotidiane.
Gestito con logiche di volontariato culturale, il festival nasce infatti con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico a contenuti di rilevanza etica, valorizzando allo stesso tempo la fotografia e il fotogiornalismo come strumenti capaci di raccontare il mondo, di sollevare interrogativi, di smuovere le coscienze.

World.Report Award 2019: i vincitori

Questi i vincitori del World.Report Award 2019 che, oltre ad aggiudicarsi un premio in denaro, avranno la possibilità di esporre le loro opere nell’ambito dell’edizione 2019 del Festival della Fotografia Etica, in scena a Lodi dal 5 al 27 ottobre:

  • Darcy Padilla con il reportage Dreamers per la sezione Master Award;
  • Senthil Kumaran Rajendran con il reportage Boundaries: Human and Tiger Conflict per la sezione Spot Light Award;
  • Emile Ducke con il reportage Diagnosis per la sezione Short Story Award;
  • Arne Piepke con il reportage Glaube, Sitte, Heimat per la sezione Student Award;
  • Mariano Silletti con il reportage Serra Maggiore per la sezione World Italy Award.

Questi gli enti che si sono aggiudicati il No-Profit Award:

  • primo Ente No Profit vincitore: EMERGENCY con il reportage Zakhem – La guerra in casa;
  • secondo Ente No Profit vincitore: Médecins du Monde con il reportage Unwanted Pregnancies among Adolescent Girls in Ivory Coast;
  • terzo Ente No Profit vincitore: Positive Change Can Happen con il reportage Living on a Dollar a Day: The Lives and Faces of the World’s Poor.

Infine, il riconoscimento per la categoria Single Shot Award – quest’anno dal tema Essere, pensare, agire positivo – è andato a Giulia Frigieri; menzione speciale a Jo-Anne McArthur.

I lavori inviati alle categorie Master Award, Spotlight Award, Short Story Award, World Italy Award e Student Award sono stati selezionati da una giuria internazionale composta da Rick Shaw (Ex-Direttore del POY), Jon Jones (Responsabile della Fotografia presso Tortoise Media), Pierre Fernandez (Multimedia Content Manager per AFP), Alberto Prina (Coordinatore del Festival della Fotografia Etica) e Aldo Mendichi (Coordinatore del Festival della Fotografia Etica). Le categorie No-Profit Award e Single Shot Award sono state giudicate dai coordinatori del Festival Alberto Prina e Aldo Mendichi insieme ai membri del Gruppo Fotografico Progetto Immagine.

Appuntamento, dunque, a Lodi dal 5 al 27 ottobre.

Info: www.festivaldellafotografiaetica.it

Due borse di studio per aspiranti fotografi allo IED Milano

IED, in collaborazione con la Società del Quartetto, mette a disposizione due borse di studio – a copertura totale o parziale della retta di frequenza – per il corso di Fotografia Advanced di IED Milano sponsorizzato da Canon in partenza il 24 ottobre 2019. Se sei un giovane laureato o un professionista, invia un portfolio composto da 12 a 20 scatti che raccontino con coerenza un unico tema a tua scelta, accompagnato dal CV e da una lettera motivazionale. Un team di esperti guidato dalla coordinatrice del corso, la fotografa Silvia Lelli, valuterà il tuo lavoro e, se supererai la selezione, sarai convocato per un colloquio in sede. Il corso di Fotografia Advanced – strutturato in 11 incontri tematici, con frequenza una volta al mese in formula weekend – ha l’obiettivo di formare specialisti della cultura visiva contemporanea, con un’attenzione non solo agli aspetti tecnici ma anche a quelli estetici e comunicativi, per permettere agli studenti di sviluppare una personale visione di fotografia e strutturare un pensiero artistico e un progetto professionale completo.

Hai tempo fino al 16 settembre 2019 per inviare i tuoi scatti migliori.

Info:
j.rusconi@ied.it
ied.it/cfa-fotografia

 

Edoardo Romagnoli: «La luna esce solo con me»

© Edoardo Romagnoli

Lo studio di Edoardo Romagnoli a Milano trabocca di libri, faldoni, stampe, fotografie appese alle pareti. Oltrepassarne la soglia significa non solo entrare in un luogo di lavoro ma immergersi nelle passioni che animano Edoardo e la sua fotografia: su tutte, la luna, con cui il nostro autore vive quella che il critico e docente di fotografia Roberto Mutti ha definito “una lunga storia di seduzione”. Una storia iniziata quando Edoardo era ancora un ragazzo, all’epoca di quella conquista dello Spazio che – pur in una gara serratissima – seppe in qualche modo unire il mondo allora diviso dalla cortina di ferro intorno a un obiettivo comune.

Intervista a Edoardo Romagnoli

Edoardo, che ricordo hai di quel 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin scesero sulla superficie lunare? E questo ricordo ha influito sul percorso fotografico che hai sviluppato in seguito?
Quella sera – avevo sedici anni – ero con Marco, il mio amico compagno delle elementari, a Entrèves, in Valle d’Aosta. Abbiamo passato tutta la notte davanti alla TV. Gli astronauti sono rimasti chiusi a lungo dentro il LEM, prima di scendere; durante questa attesa ci siamo fatti una spaghettata al pomodoro. Mi ricordo perfettamente il primo passo dell’uomo sulla luna. È stata una situazione molto intima, tranquilla, emozionante, eravamo incollati alla televisione. Certamente questo ricordo ha influito perché quella sera mi sono detto che avrei voluto andare sulla luna. Forse non l’ho pensato per la prima volta proprio quella sera. Mi ricordo che una volta avevo un appuntamento e in una portineria ho visto la partenza di uno Shuttle. Mi sono fermato lì un’ora! Ho sempre trovato emozionante questa corsa allo Spazio. Non c’è niente di uguale ora, non c’è un intero mondo proiettato a una conquista comune. Eravamo tutti uniti e tutti in corsa.

Sei stato tu a sedurre la luna o è stata la luna a sedurre te?
Come sempre avviene, bisogna annusarsi e l’odore deve piacere. Mi piace dire che la luna è ammirata da tutti ma certe volte esce solo con me.

Come scegli il momento in cui scattare?
Mi lascio attrarre dalla forma della luna. Solo l’anno scorso, per la prima volta, ho lavorato con una luna che non fosse sottile, ma a due terzi. È una luna un pochino sgraziata ma funziona benissimo; l’avevo sempre evitata, invece ha questo profilo per cui vengono fuori molto bene i crateri, le asperità, le montagne. Più spesso lavoro con una luna sottilissima, ecco questa è la luna che amo di più.

È la più enigmatica?
Direi che è la più esplicita. Tu dici enigmatica perché è nascosta, ma qui si vede la parte più bella, è come se lei riuscisse a mettere in evidenza di sé la parte migliore, questo filo sottilissimo. La luna piena è bella e perfetta, ma come tutte le cose perfette è forse meno affascinante di quelle imperfette.

Chi sono i tuoi punti di riferimento, nella fotografia e non solo?
Sicuramente Lucio Fontana ma Richard Long è un altro autore che mi piace molto; sono rimasto affascinato dal fatto che quando era piccolo, e veniva lasciato solo in casa per lunghi periodi, trascorresse molte ore a camminare per i prati per schiacciare l’erba e fare dei disegni. Questa cosa l’ho trovata veramente affascinante e poi lui è diventato quello che è diventato. Mi piace molto Rothko, forse non si vede dalle mie immagini, ma è di una apparente semplicità e di una forza inarrivabili. Fotografi, direi sicuramente John Goodman, che mi ha insegnato la fotografia interiore che ho poi sviluppato nei miei lavori di performance; Jim Goldberg, che mi ha insegnato come si realizza un libro fotografico. Io però mi sento più legato alle mie origini che sono pittoriche. La macchina fotografica è il mio pennello.

Il tuo rapporto con la luna continua?
Non faccio solo questo ma la mia passione per la luna sarà per sempre.

L’intervista completa è su NPhotography n. 89, in edicola dal 12 Luglio e acquistabile online cliccando qui 

 

 

Arianna Rinaldo e le novità di Cortona On The Move

Dall’11 luglio al 29 settembre, torna nella splendida cittadina toscana Cortona On The Move, festival internazionale di fotografia, giunto alla nona edizione. Organizzato dall’associazione culturale ONTHEMOVE, con la direzione artistica di Arianna Rinaldo, il festival guarda con particolare interesse all’evoluzione del linguaggio fotografico, con l’obiettivo di offrire al pubblico spazi di riflessione e di confronto. Non solo belle immagini, dunque, ma storie che raccontino il mondo di oggi, come sottolinea Arianna Rinaldo, che ci guida alla scoperta delle iniziative e delle mostre in programma quest’anno.

Intervista a Arianna Rinaldo

Arianna, in ogni edizione è possibile individuare un filo rosso che lega le diverse mostre in programma: qual è quello di quest’anno? Ci segnali qualcuno tra gli autori presenti in questa edizione?
Mi piace che tu abbia usato l’espressione filo rosso piuttosto che tema. Cortona On The Move non è un festival tematico ma sicuramente ogni anno c’è un aspetto che lega e dà coerenza alle diverse proposte, che è sempre ispirato dall’attualità, da ciò che sta succedendo nel mondo, dalle parole chiave che emergono a livello globale. Quest’anno il filo rosso è il paesaggio nella sua relazione con l’essere umano. Quindi, da una parte le questioni ambientali ed ecologiche, ampliando anche la tematica del paesaggio ad altri tipi di relazioni con l’umanità: le tracce della storia dell’umanità nel paesaggio, le migrazioni, l’appartenenza, gli spostamenti nel territorio, il modo in cui noi stessi siamo influenzati dal luogo, dal paesaggio in cui viviamo. Nello specifico, una mostra che voglio mettere in evidenza, perché è stata creata ad hoc, è quella di Simon Norfolk, dal titolo abbastanza provocatorio, Crime Scenes, Scene del crimine. Simon Norfolk è conosciuto come fotografo di paesaggio, un paesaggio visto non in senso naturalistico ma come specchio dell’azione umana. Per la prima volta mi ha permesso di unire quattro suoi lavori, alcuni come stampe, alcuni come video, in cui si guarda al paesaggio toccando diverse tematiche, quella storica, quella ecologica, quella del tempo che passa. In generale, quello che mi interessa è che le mostre presenti al festival raccontino una storia, raccontino la storia del mondo in cui viviamo.

Tra i main sponsor del festival c’è anche Canon, che sarà Digital Imaging Partner. Ci racconti alcune tra le iniziative in programma quest’anno?
Sono tutte interessanti, a partire dal Premio Canon Giovani Fotografi, che abbiamo rilanciato lo scorso anno, e dalla Summer School. Vorrei però sottolineare ARENA – Video and Beyond, sezione del festival che vuole dare spazio a quei fotografi e film maker che, pur con una forte base fotografica, lavorano con più media e con linguaggi diversi, sempre con il fine di raccontare storie del mondo di oggi. ARENA, quest’anno alla sua seconda edizione, è curata da Liza Faktor e ospita otto autori.

Tra le iniziative di questa edizione del festival ce n’è una che, come direttrice artistica, hai voluto fortemente, che ti rende particolarmente orgogliosa?
C’è un tema, un discorso che quasi tutti gli anni abbiamo portato a Cortona e che mi sta molto a cuore ed è quello delle migrazioni. Negli anni passati abbiamo più volte parlato delle migrazioni verso l’Europa; quest’anno, per ampliare la tematica, ho voluto parlare delle migrazioni legate al Messico attraverso i lavori di due fotografe, una messicana e una americana. Da una parte abbiamo un approccio più fotogiornalistico, documentativo, che è quello di Ada Trillo con La Caravana, dall’altra un approccio concettuale, storico – quello di Lara Shipley – per vedere chi sono le persone che, nel tempo, sono passate attraverso questo confine, non solo migranti ma anche conquistadores, contrabbandieri, ecc.

Hai parlato spesso di storie…
Sì, l’idea del festival non è scegliere quindici fotografi e farli vedere, scegliere immagini che lascino a bocca aperta, ma scegliere immagini che facciano riflettere, che provochino, emozionino, facciano parlare. Raccontare le storie del mondo di oggi è la cosa più importante, perché poi ognuno le legge a proprio modo, le riceve a seconda della propria provenienza, della cultura e delle esperienze. Soprattutto la cosa importante è creare spazi di riflessione, di confronto: le conferenze, gli incontri che facciamo nelle giornate inaugurali del festival fanno sì che il pubblico possa sentirsi parte attiva, essere coinvolto.

L’intervista completa è su Photo Professional n. 116

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