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Andrea Rota Nodari

Andrea Rota Nodari has 11 articles published.

Andrea Rota Nodari
Supervisore editoriale delle riviste Nphotography, Digital Camera, PhotoProfessional

Nikon Z50, la serie Z per tutti

I rumors non sono mai da prendere come “oro colato”, ma il sito Nikon Rumors è noto per l’affidabilità delle proprie fonti e – di solito – quelle che sembrano semplici voci di corridoio si trasformano successivamente in realtà.
È il caso della Nikon Z50, mirrorless con sensore in formato APS-C che pare sarà presto annunciata, forse già domani 10 ottobre, dal marchio giapponese. Si parla di 20,9 milioni di pixel, di sistema AF ibrido a 209 punti, sensibilità nativa da ISO 100 a 51.200 e scatto a raffica da 11 foto al secondo. Non mancherà, ovviamente, la possibilità di riprendere video in 4K / 30 fps.
In gallery, alcune immagini della macchina fotografica e di un nuovo super obiettivo per attacco Z, il luminosissimo (e costosissimo) NIKKOR-Z-58 mm f/0.95 Noct

 

MSI P75 Creator: creativi ovunque

Il P75 Creator è il notebook ideale per artisti 2D/3D, fotografi e videomaker che vogliono avere sempre con loro uno strumento di lavoro snello ma potente.

MSI P75 Creator è il portatile perfetto per i professionisti della grafica e del 3D, i video editor, i fotografi e, in generale, i creativi (lo dice anche il nome!) sempre in movimento: un’idea improvvisa? Cogliamola al volo prima che la vena creativa si esaurisca. E per trasformare in qualcosa di tangibile l’intuizione di un momento, ovunque ci troviamo, ci servono gli strumenti giusti – a partire dal computer. P75 Creator è un notebook progettato da MSI proprio per chi ha bisogno di un “ultraleggero” capace però di fornire tutta la potenza che serve per i compiti più impegnativi.

P75 Creator 9SF-674IT: sottile e leggero

In uno chassis sottile (18,9 mm) e leggero (2,25 kg), trova spazio un display da ben 17,3 pollici – quindi con una diagonale di quasi 44 cm – basato sulla tecnologia IPS (In Plane Switching) che garantisce una perfetta riproduzione del colore da qualsiasi angolazione e la copertura del 100% circa dello spazio colore sRGB. Il pannello ha risoluzione FullHD (1.920×1.080) ma è disponibile come opzione anche in formato 4K già calibrato in fabbrica, con copertura al 100% di AdobeRGB. All’occorrenza è possibile collegare più monitor esterni tramite le prese HDMI e Thunderbolt 3.
Il comparto grafico, fondamentale per i creator, vede al comando la nuovissima GPU nVidia GeForce RTX 2060 (con 8 GB di memoria GDDR6), impeccabile con tutti i lavori grafici sia 2D sia 3D.
Cuore del sistema è un potente processore Core i7 di nona generazione (famiglia Coffee Lake Refresh), l’i7-9750H, supportato – nella configurazione 9SF-674IT qui proposta – da 16 GB di RAM. Qualora serva, è possibile liberare i due slot di memoria, occupati di default da due moduli da 8 GB, e installare altrettanti chip da 32 GB per arrivare al massimo consentito, 64 GB. Per l’archiviazione dei file abbiamo a disposizione un velocissimo SSD da 1 TB del tipo M.2 (si pronuncia M-dot-two) NVMe su protocollo PCIe, con la possibilità, inoltre, di espandere lo spazio utile montando altre due unità.

P75 Creator: i prezzi

I nuovi P75 Creator (codice 9SE-435IT) e P65 Creator (9SE-620IT, con schermo da 15,6”), che si andranno ad affiancare alle proposte della linea Prestige già in vendita, saranno disponibili in Italia a partire dal mese di agosto con prezzi al pubblico rispettivamente di 2.149 € e 2.099 €, comprensivi di un ricco bundle di accessori, tra cui un mouse, un’originale sacca, cuffie per il gaming e un gadget, per un valore complessivo di 99 € (salvo esaurimento scorte). Chi comprerà questi modelli da Ollo.it avrà diritto a un abbonamento a una delle riviste Sprea a scelta.

Sigma FP: la mirrorless full-frame diventa tascabile. La fotocamera a pieno formato più piccola del mondo

Sigma FP è la più piccola mirrorless full-frame mai realizzata. Nonostante il sensore a pieno formato 35,9×23,9 mm da 24,6 megapixel (e grazie all’assenza di otturatore meccanico a vantaggio di quello elettronico, silenzioso e affidabile), Sigma è infatti riuscita a progettare un corpo macchina che misura solamente 112,6×69,9×45,3 mm per un peso di 422 g (batteria e scheda di memoria SD incluse): sono all’incirca gli ingombri di una fotocamera compatta – dimensioni che fanno della Sigma FP una perfetta compagna per i fotografi street o per chi ama viaggiare leggero.

Sigma FP, il cinema in tasca

Messo da parte, almeno per il momento, il design proprietario Foveon in favore del classico filtro colore Bayer, il sensore è del tipo BSI (backside illumination), retroilluminato: in sostanza, è in grado di catturare più luce, poiché la circuiteria è sistemata dietro i fotodiodi e non davanti a essi (come avviene invece nei sensori tradizionali) e, di conseguenza, offre una maggiore resistenza al rumore digitale e una più ampia gamma dinamica. A proposito di gamma dinamica, la mirrorless è dotata di funzione Auto HDR operante sia in modalità foto che video. Quest’ultima consente riprese 4K UHD (3.824×2.160) che, tramite registratore esterno, possono essere effettuate in formato CinemaDNG a 12 bit/24 fps per la massima qualità. É inoltre presente il supporto al codec ALL-Intra che permette di mantenere una buona resa dell’immagine anche in formato compresso H.264 e di fornire file più leggeri ai programmi di post-produzione per un editing più agevole. La registrazione interna arriva alla risoluzione Ultra HD a 23,98, 25, 29,97 fps o in Full HD a 23,98, 25, 29,97, 59,94, 100 oppure 119,88 fps.

Sigma FP: pronta a tutto

La Sigma FP può scattare fino a 18 foto al secondo, entro un range di sensibilità da ISO 100 a 25.600 – espandibili all’occorrenza a ISO 6 da un lato e a 102.400 dall’altro. Il sistema di messa a fuoco automatica è del tipo a rilevamento di contrasto con 49 punti AF e capacità di “agganciare” i volti o gli occhi dei soggetti inquadrati. Sul retro troviamo un touchscreen da 3,15 pollici e 2,1 milioni di punti che rende semplicissimo l’uso della macchina. Il corpo in alluminio, grazie a 42 diverse sigillature, è resistente a umidità, pioggia e polvere.
Sigma fa parte della L-Mount Alliance e la nuova arrivata può dunque montare le ottiche per attacco L della stessa Sigma (la line-up, in espansione, prevede per ora tredici ottiche da 14 a 135 mm della prestigiosa gamma Art più il compatto 45 mm Contemporary appena annunciato –perfetto per accompagnare la piccola mirrorless), ma anche quelle prodotte da Panasonic e Leica. La Sigma FP è compatibile con l’adattatore MC-21 che consente di utilizzare anche 29 obiettivi per reflex Canon EF e Sigma SA nonché 13 ottiche Sigma CINE.

Sony presenta la nuova α7R IV

Anticipata dai rumors degli scorsi mesi, è stata presentata oggi 16 luglio 2019 a Dublino la Sony α7R Mark IV – quarta generazione della fotocamera che promette di diventare una tra le mirrorless full-frame più desiderate dai fotografi di tutto il mondo. A svelarne le formidabili caratteristiche (sono più di 50 le migliorie rispetto al modello precedente) sono stati Yas Nagata, Senior General Manager Digital Imaging Group, Sony Imaging Products & Solutions Inc., e Ken Morisawa, Vice President e Head of Digital Imaging di Sony Europe, che hanno sottolineato come la nuova arrivata risponda a tutti i requisiti richiesti oggi a una fotocamera di questa categoria: qualità d’immagine, velocità, durata della batteria e compattezza.

Sony α7R Mark IV: caratteristiche

Disponibile da agosto a un prezzo stimato intorno ai 4.000 €, la α7R IV è la prima full-frame a montare un sensore da ben 61 megapixel, pronto a catturare anche i più piccoli dettagli in ogni condizione (nonostante l’ampia conta dei pixel, la gamma dinamica si spinge fino a 15 stop). Per vincere le vibrazioni – temibilissime a risoluzioni così alte – il corpo macchina resistente a polvere e umidità offre un’impugnatura più profonda e incorpora un efficace stabilizzatore ottico a cinque assi nonché un altrettanto efficiente autofocus a rilevamento di fase basato su 567 punti AF e con copertura del 74% dell’inquadratura. Per agganciare il soggetto e non mollarlo mai, il sistema offre la funzione Real-Time Eye AF attivo sia per le foto sia per le riprese video e capace di riconoscere sia l’occhio umano sia quello degli animali. Altissima è anche la definizione del mirino elettronico OLED: 5,76 milioni di punti, il massimo oggi disponibile sul mercato. La Mark IV offre tutto quel che serve al videomaker 4K – dall’oversampling da materiale 6K con readout full pixel senza binning in modalità Super 35mm, alla funzione Touch Tracking per i video, dal profilo S-Log3 con gamma dinamica da 14-stop all’HLG (Hybrid Log-Gamma). Come opzione il catalogo Sony si arricchisce dei microfoni ECM-B1M (circa 380 €) dall’innovativo design a 8 “capsule”, e XLR-K3M (650 €). Per sfruttare al massimo il potere risolutivo del sensore occorrono ottiche di qualità. La α7R IV può contare su un catalogo di modelli per mirrorless che include 52 obiettivi, di cui dieci della prestigiosa linea G-Master. Il mercato mondiale delle macchine fotografiche digitali a obiettivo intercambiabile sta decisamente virando verso le mirrorless. Secondo il centro ricerca di Sony, infatti, già nel 2018 c’è stato il sorpasso nei confronti delle tradizionali reflex e le previsioni per il 2019 confermano decisamente la tendenza – anche nel settore delle full-frame. Il marchio giapponese è il numero uno del segmento mirrorless, sia per quanto riguarda le unità vendute che i ricavi, e lo è anche in quello complessivo delle full-frame (dunque, reflex comprese).
Sony, inoltre, offre una capillare assistenza ai professionisti che si affidano ai suoi prodotti: tra gli eventi supportati nel corso dei primi mesi del 2019, il Festival del Cinema di Cannes, gli incontri di tennis del Roland Garros e di Wimbledon, la 24H di Le Mans, e i MotoGP d’Austria e Paesi Bassi.

Info: www.sony.it

Sony World Photography Awards 2019: tutti i vincitori

©Federico Borella

I Sony World Photography Awards, promossi dalla World Photography Organisation, sono arrivati nel 2019 alla loro dodicesima edizione. Divenuti con il passare degli anni uno degli eventi più attesi del settore fotografico, premiano il meglio della fotografia contemporanea degli ultimi 12 mesi. Includono quattro concorsi: Professionisti (per i progetti fotografici), Open (per gli scatti singoli), Student Focus (per le istituzioni accademiche) e Giovani (per i fotografi dai 12 ai 19 anni). Per l’edizione 2019, la prestigiosa giuria ha vagliato 326.997 candidature di fotografi professionisti e no, provenienti da 195 Paesi e territori. Si tratta di un record, il numero più alto di sempre.

Sony World Photography Awards 2019: i vincitori della categoria Professionisti

Photographer of the Year – Federico Borella, categoria Documentariao per la serie Five Degrees

Borella, 35 anni, originario di Bologna, è stato scelto tra i dieci vincitori di categoria come detentore del titolo Photographer of the Year per la serie Five Degrees. La serie ha trionfato nella categoria Documentario per la potenza delle immagini che raccontano la piaga dei suicidi maschili nella comunità agricola di Tamil Nadu, nel sud dell’India, colpita dalla più grave siccità degli ultimi 140 anni.

Per quanto riguarda i professionisti, il primo posto per il genere Architettura è stato conquistato dal tedesco Stephan Zirwes, con il progetto “Cut Outs – Pools 2018”, realizzato con un drone fatto volare a pochi metri d’altezza sulle piscine che in Germania sono pubbliche e sono parte integrante della vita sociale e culturale del Paese.

Nella sezione Brief, premiata Rebecca Fertinel, belga, con “Ubuntu – I Am Because We Are”, un reportage durante un matrimonio all’interno della comunità congolese in Belgio che vuol sottolineare il concetto di Ubuntu per cui si è davvero umani quando si è connessi con tutto e tutti.

Per la categoria Creative, invece, primo posto per l’olandese Marinka Masséus, con “Chosen [not] to be”, parte integrante del più ampio progetto internazionale “Radical Beauty”. L’autrice ha qui voluto sottolineare le difficoltà delle persone con Sindrome di Down nel giocare un ruolo da protagonisti nelle visual art.

Italiani i vincitori della sezione Discovery, Jean-Marc Calmi e Valentina Piccinni con il progetto “Güle Güle” (addio in turco) sulla città di Istanbul e i profondi cambiamenti a cui la metropoli sul Bosforo (e la società turca in generale) è andata incontro negli ultimi anni.

Anche la categoria Documentary vede al primo posto un nostro connazionale. Federico Borella, con “Five Degrees”, ha documentato le conseguenze dei cambiamenti climatici sulle fasce più deboli della popolazione rurale indiana, in particolare nel Tamil Nadu – lo stato più a sud della penisola indiana.

Per Landscape, l’inglese Yan Wang Preston si aggiudica il premio più ambito con “To the South of the Colourful Clouds”, una serie che vede protagonista l’area di “recupero ecologico” di Haidong, Dali, nella provincia dello Yunnan (Cina).

Nella sezione Natural World & Wildlife troviamo al primo posto l’olandese Jasper Doest, con il reportage “Meet Bob”. Bob è un fenicottero la cui vita è cambiata in seguito a un… incidente di volo che lo ha costretto alla cattività. Da allora, Bob è diventato preziosissimo ambasciatore del FDOC, fondazione che promuove la protezione degli animali selvatici nell’isola di Curacao.

Lo spagnolo Álvaro Laiz domina la categoria Portrait con “The Edge” con i ritratti dei Chukchi, una popolazione della Russia stanziata nella Siberia nord orientale che potrebbe essere la chiave per comprendere le origini delle popolazioni americane.

Ancora un italiano al primo posto della sezione Sport, Alessandro Grassani, con il progetto “Boxing Against Violence: The Female Boxers Of Goma”. Goma è stata nominata “la capitale mondiale degli abusi sessuali” e qui un gruppo di donne si ritrova nei club di box per trovare la forza di ribellarsi e di combattere contro le ingiustizie.

Infine, lo Still Life è appannaggio di Nicolas Gaspardel e Pauline Baert, Francia, con il coloratissimo progetto “Yuck”.

I vincitori delle altre categorie ai Sony World Photography Awards 2019

Open Photographer of the Year è Christy Lee Rogers. La statunitense ha proposto l’immagine “Harmony”, sulla bellezza e la vulnerabilità dell’essere umano. La foto è stata scattata sott’acqua alle Hawaii e fa parte di una più ampia collezione intitolata “Muses”.

Nella categoria Giovani, aperta ai ragazzi tra i 12 e i 19 anni, il tema proposto era “Diversità”. La vincitrice assoluta è risultata la statunitense Zelle Westfall, 18 anni, con la foto “Abuot”, dal nome della cara amica dell’autrice ritratta nell’immagine che ha conquistato il primo gradino del podio.

Sony World Photography Awards 2019: le foto dei vincitori

 

Sony World Photography Awards 2019: gli scatti in diretta dalla premiazione

Canon LEGRIA HF G50 e LEGRIA HF G60: videocamere 4K alla portata di tutti!

Canon ha annunciato oggi due interessanti novità destinate ai videomaker particolarmente attenti al budget ma comunque esigenti per quel che riguarda le prestazioni: LEGRIA HF G50 e LEGRIA HF G60.
LEGRIA HF G50 è una videocamera progettata per chi vuole muovere i primi passi nel mondo delle riprese 4K ma non si accontenta di prodotti entry-level “qualsiasi”. È dotata di sensore da 1/2,3″ e monta un grandangolo con zoom ottico 20x (29,3-601 mm, 35 mm equivalenti) e apertura massima da f/1.8 a f/2.8. La grande luminosità dell’obiettivo permette all’operatore di avere un buon controllo sulla profondità di campo e di lavorare anche in condizioni di luce ridotte. LEGRIA HF G60 ha un sensore più grande (da un pollice) e nel suo arsenale troviamo anche la collaudata tecnologia Canon Dual Pixel CMOS AF che – come avviene su molte delle reflex e mirrorless Canon EOS – assicura una messa a fuoco automatica a rilevamento di fase accurata, rapida e comunque fluida, nonché un impeccabile tracking del soggetto. L’ottica 25,5-382 mm offre uno zoom da 15 ingrandimenti e un’apertura massima di f/2.8-4.5.

 

LEGRIA HF G50 è Il modello più economico. Monta un’ottica grandangolare molto “luminosa”

Le nuove videocamere Canon: LEGRIA HF G50 e LEGRIA HF G60

LEGRIA HF G50 e LEGRIA HF G60 registrano in formato MP4 a 3.840×2.160 25p (150 Mbps) e dispongono di stabilizzatore ottico d’immagine e di un touchscreen da 3 pollici (460.000 punti) grazie al quale è possibile regolare tracking, messa a fuoco ed esposizione. Non manca un mirino elettronico da 0,24 pollici ad alta risoluzione orientabile. Entambe le videocamere garantiscono la massima semplicità d’uso grazie a una leva zoom professionale, a pulsanti per l’accesso immediato ai menu, a una ghiera manuale e a cinque pulsanti personalizzabili. Le nuove Canon saranno presentate in anteprima mondiale nello stand Canon del NAB 2019, https://www.nabshow.com, dall’8 all’11 aprile, presso il padiglione centrale C4425. Saranno in vendita a partire da giugno al prezzo suggerito di 1.150 € (LEGRIA HF G50) e di 1.780 € (LEGRIA HF G60).

«LEGRIA HF G50 e LEGRIA HF G60 sono modelli ideali per chi cerca videocamere compatte e di facile utilizzo, che non scendono a compromessi sulla qualità dell’immagine». Massimiliano Ceravolo, Professional Imaging Group and Marketing Imaging Technologies & Communications Group Director di Canon

LEGRIA HF G60 vanta il sistema Dual Pixel CMOS AF per una messa a fuoco ancor più fluida e precisa

 

Canon e le videocamere 4K UHD professionali: XA55, XA50 e XA40

Canon ha presentato anche tre nuovi modelli destinati al mondo delle produzioni professionali: XA55, XA50 e XA40 – videocamere 4K UHD dal prezzo comunque abbordabile (rispettivamente 2.770 €, 2.260 € e 1.740 €).

Per maggiori informazioni https://www.canon.it/video-cameras/professional-camcorders

Bianco e nero 2.0

Ammettiamolo: i film “di una volta” emanano ancora oggi un grande fascino. Ci sono classici meravigliosi che non ci stancheremo mai di rivedere, con trame avvincenti che ci tengono legati alla poltrona fino all’apparizione dell’immancabile “Fine”. In parte, l’appeal che queste pellicole esercitano sullo spettatore moderno (nonostante i suoi occhi siano abituati ad assistere a vere “esplosioni” di colore ogniqualvolta fissino uno schermo) lo si deve all’uso magistrale del bianco e nero – tanto che capita di pensare ai primi decenni del secolo scorso come a un mondo anch’esso in bianco e nero, al di fuori della finzione. Forse più che in fotografia, l’utilizzo del bianco e nero nel cinema dal Dopoguerra in poi è andato assottigliandosi, accompagnando pochissimi blockbuster (vengono subito in mente capolavori come Manhattan, Toro scatenato, Schindler’s List, The Artist – quest’ultimo tra l’altro sfacciato omaggio proprio ai film dell’epoca d’oro di Hollywood) e più di frequente titoli definibili “di nicchia” che spesso per la loro eccezionale qualità artistica riescono a uscire dal circuito delle sale d’essai per conquistare le grandi platee. È il caso ad esempio di due candidati al premio Oscar 2019 come miglior film straniero: Cold War del polacco Paweł Pawlikowski (già Premio Oscar 2015 con Ida, anch’esso in B/N) e Roma del messicano Alfonso Cuaron (vincitore 2019). Vi consigliamo di recuperarli (Roma è su Netflix) e gustarveli fotogramma dopo fotogramma, quasi fossero singoli scatti di un grande album fotografico: esempi attualissimi di un utilizzo del bianco e nero davvero senza tempo.

Questo e molto altro sul nuovo numero di Digital Camera in edicola e disponibile online cliccando qui 

 

Immagine in evidenza via MondoFox

Leica Q2: l’evoluzione della specie

Leica Q2

Il marchio tedesco presenta la sua nuova compatta full-frame

Leica, a quattro anni di distanza dal modello precedente, lancia la nuova Q2. Dopo aver ascoltato il feedback dei professionisti e degli appassionati che hanno avuto tra le mani la Leica Q, i progettisti del marchio tedesco propongono una compatta full-frame a ottica fissa che vuole diventare il riferimento per chi pretende di avere sempre con sé una macchina pratica, facile da usare e robustissima: la Leica Q2 è costruita con i migliori materiali e resiste a polvere e spruzzi con un grado di protezione IP52. È quindi perfetta per la street photography e l’outdoor (i più avventurosi potranno contare su una speciale “fondina” opzionale che terrà al sicuro la fotocamera senza comprometterne la disponibilità immediata allo scatto) ma, grazie al luminosissimo obiettivo Leica Summilux 28 mm f/1.7 ASPH con sistema di compensazione ottico delle vibrazioni, farà la felicità anche dei ritrattisti e dei paesaggisti.

Leica Q2: la grande eredità Leica

Il cliente ideale della Leica Q2, come sottolinea l’azienda, non è soltanto chi insegue gli ultimi ritrovati tecnologici ma è soprattutto colui che ama la fotografia a 360° e non bada a spese pur di entrare a far parte di una community che, guardando al futuro, è fiera del glorioso passato di Leica (tra i maestri fedeli al brand di Oskar Barnack troviamo nomi del calibro di Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Elliott Erwitt, Werner Bischof). È anche vero, però, che leggendo la scheda tecnica colpisce sapere che in un telaio così compatto (130 mm x 80 mm x 91,9 mm per 718 g di peso) pulsi un sensore a pieno formato da ben 47,3 megapixel effettivi: affiancato dall’ultima versione del processore Maestro II, è in grado di catturare fino a 10 immagini al secondo a tutta risoluzione e, a differenza della Q, di effettuare riprese video anche a 4K con frame rate di 30/24 fps.

Per le inquadrature, la Leica Q2 dispone di un mirino elettronico OLED da 3,68 milioni di punti di nuova progettazione, più ampio, luminoso e reattivo rispetto al precedente. All’interno dell’EVF compare una cornice luminosa a indicare il “fattore di ritaglio” che permette di simulare esposizioni eseguite con lunghezze focali di 35, 50 o 75 mm – salvate in formato JPEG con risoluzioni via via ridotte, corrispondenti a 47,3 / 30 / 14,7 o 6,6 MP.

La qualità dello sfocato garantita dall’ottica f/1.7 è ottima.

Il design del corpo macchina è tutto sommato simile a quello della Leica Q, ma notiamo la presenza di un minor numero di pulsanti per rendere ancora più elegante la linea e, soprattutto, più intuitive le operazioni di scatto. Restano immutati l’iconico appoggio per il pollice e i controlli manuali per apertura di diaframma e messa a fuoco (non manca naturalmente un sistema autofocus, per di più rapidissimo) che invitano a tornare a un modo di fare fotografia di altri tempi…

Il magnifico design del corpo macchina premia la semplicità.

Il prezzo al pubblico è 4.890 €

Sigma: la prima mirrorless full-frame del marchio arriverà nel 2020

Avrà un sensore da 60,9 megapixel “equivalenti”. Sigma ha approfittato dell’ultima CP+, la più grande fiera della fotografia giapponese, per aggiornare la platea degli appassionati riguardo la mirrorless full-frame che il marchio ha in cantiere. Dotata di innesto L (come le recenti Panasonic Lumix della serie “S” e la Leica SL), la futura fotocamera vanterà un sensore da 60,9 megapixel “equivalenti” che, da tradizione Sigma, presenterà il design proprietario Foveon. In sostanza, i suoi pixel saranno composti dalla sovrapposizione di tre strati di materiale “fotosensibile” da circa 20 MP, ciascuno capace di catturare la luce di un certo colore. Tutti i fotositi del sensore – prodotto con tutta probabilità dalla californiana TSI Semiconductors – saranno così in grado di acquisire l’intera gamma cromatica e non sarà necessario ricorrere all’interpolazione come invece avviene nei sensori tradizionali. In questo modo le immagini offriranno tonalità estremamente realistiche e una superba resa del dettaglio.

Rappresentazione schematica dei sensori Foveon di Sigma. Quello della futura mirrorless full-frame sarà prodotto dalla californiana TSI.

Grazie alla tecnologia “verticale” di separazione delle tonalità RGB, infatti, non occorrerà la presenza di alcun filtro colore e neppure quella di un filtro passa-basso, perché non ci sarà bisogno di correggere l’interferenza causata dalla disposizione a matrice dei pixel, tipica degli altri sensori. Il CEO di Sigma Kazuto Yamaki ha dichiarato che la nuova mirrorless L-Mount, la prima full-frame del marchio giapponese, sarà disponibile solo a partire dal 2020 (e non entro la fine del 2019 come precedentemente promesso).

Sony FE 135mm f/1.8 GM: semplicemente indispensabile

Sony allarga la gamma delle sue ottiche full-frame con un luminoso teleobiettivo f/1.8 a focale fissa. Il nuovo 135 mm

Sony FE 135mm f/1.8 GM: le mirrorless Alpha full-frame hanno un nuovo straordinario compagno

Sony allarga la gamma delle sue ottiche full-frame con un luminoso teleobiettivo f/1.8 a focale fissa. Il nuovo 135 mm (nome in codice SEL135F18GM) non può mancare nella borsa del professionista e dell’appassionato: fa parte della prestigiosa famiglia G Master e come tale è pronto a regalare una formidabile resa dei dettagli anche a piena apertura e un bokeh altrettanto straordinario – l’ideale per i ritratti.
L’obiettivo con innesto “E” del marchio giapponese vanta uno schema ottico innovativo capace di cancellare virtualmente i difetti ottici comuni a tutti gli obiettivi: comprende, tra gli altri, elementi in prestigioso vetro XA (eXtreme Aspherical) e Super ED (Extra-low Dispersion) che, in abbinamento con le migliori tecnologie Sony, compensano l’aberrazione cromatica assiale, riducono al minimo la dispersione dei colori e massimizzano la risoluzione. A migliorare ulteriormente la nitidezza e a ridurre riflessi e ghosting provvede il collaudato rivestimento antiriflesso ai nanocristalli di Sony.

Il Sony FE 135mm f/1.8 GM misura 127×90 mm e pesa “solo” 950 grammi. Può montare filtri da 82 mm.

Sony FE 135mm f/1.8 GM: autofocus velocissimo

L’ottica full-frame garantisce la massima definizione su tutta l’inquadratura e, grazie al diaframma costituito da ben 11 lamelle, assicura uno sfocato morbido e naturale che fa dell’obiettivo uno strumento perfetto anche per i fotografi di matrimoni ed eventi. Senza dimenticare chi ama sport e azione: il SEL135F18GM integra un doppio gruppo flottante di messa a fuoco, con un totale di quattro motori XD lineari SSM, per un’operatività velocissima e silenziosa, e un tracking accurato dei soggetti in rapido movimento. Non c’è lo stabilizzatore, ma si presume che il 135 mm, visto il target di riferimento, sarà montato su ammiraglie Alpha di ultima generazione, già provviste di sistema di stabilizzazione interno. Il barilotto, compatto e relativamente leggero (non supera il chilogrammo) dispone di un anello dei diaframmi per il controllo diretto dell’apertura, una grossa ghiera per la messa a fuoco manuale con corsa fluida e precisa (l’ideale per le riprese video), un limitatore della corsa AF su tre posizioni, due pulsanti “hold” personalizzabili e lo switch per la selezione della modalità di messa a fuoco.

Per resa del dettaglio e sfocatura morbida e naturale, l’ottica è perfetta per i fotografi di matrimonio.

Il Sony 135mm f/1.8 G Master sarà in vendita da aprile a un prezzo di listino di circa 2.200 €

La presentazione del tele è stata l’occasione per conoscere Ken Morisawa, nuovo Vice president and Head of Digital Imaging di Sony Europe.

Bianco e nero 2.0: un editoriale a cura di Andrea Rota Nodari

Bianco e nero 2.0

Ammettiamolo: i film “di una volta” emanano ancora oggi un grande fascino. Ci sono classici meravigliosi che non ci stancheremo mai di rivedere, con trame avvincenti che ci tengono legati alla poltrona fino all’apparizione dell’immancabile “Fine”. In parte, l’appeal che queste pellicole esercitano sullo spettatore moderno (nonostante i suoi occhi siano abituati ad assistere a vere “esplosioni” di colore ogniqualvolta fissino uno schermo) lo si deve all’uso magistrale del bianco e nero, tanto che capita di pensare ai primi decenni del secolo scorso come a un mondo anch’esso in bianco e nero, al di fuori della finzione. Forse più che in fotografia, l’utilizzo del B/N nel cinema dal Dopoguerra in poi è andato assottigliandosi, accompagnando pochissimi blockbuster (vengono subito in mente capolavori come Manhattan, Toro scatenato, Schindler’s List, The Artist – quest’ultimo tra l’altro sfacciato omaggio proprio ai film dell’epoca d’oro di Hollywood) e più di frequente titoli definibili “di nicchia” che spesso per la loro eccezionale qualità artistica riescono a uscire dal circuito delle sale d’essai per conquistare le grandi platee. E’ il caso, per esempio, di due candidati al premio Oscar 2019 come miglior film straniero: Cold War del polacco Paweł Pawlikowski (già Premio Oscar 2015 con Ida, anch’esso in B/N) e Roma del messicano Alfonso Cuaron. Vi consigliamo di recuperarli (Roma è su Netflix) e gustarveli fotogramma dopo fotogramma, quasi fossero singoli scatti di un grande album fotografico: esempi attualissimi di un utilizzo del bianco e nero davvero senza tempo.

Questo e molto altro sul nuovo numero di Digital Camera in edicola dal 25 Gennaio 

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