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Andrea Tubertini - Nato nel 1973, vive e lavora a Roma. È appassionato di tecnologia e fotografia, soprattutto di ritratto, e quando può le fa convergere nei suoi progetti creativi. Ha al suo attivo diverse mostre personali e collettive realizzate negli ultimi anni e ora si dedica alla promozione e all’ampliamento del suo progetto I’m not a doll. "La fotografia di ritratto è quella che amo di più, e che più mi piace fare. Penso che un volto, gli occhi, la pelle o una ruga possono raccontare tanto della vita o della personalità del soggetto ritratto. Il mio approccio alla fotografia ritrattistica avviene in modo naturale, i soggetti delle mie foto sono come materia, cerco con attenzione di darle una forma, una consistenza e una perfezione estetica che deve comunque riflettere il suo senso umano. La parte più bella del mondo o delle cose deve prevalere, e se esce un lato poetico meglio ancora. Nel comporre la fotografia cerco di creare un'atmosfera ricca, sensuale, coinvolgente, possibilmente potente. Ricerco spesso l'armonia che non deve avere per forza una forma definita. Il mio fine è quello di fare arte e dare spazio alla creatività utilizzando la fotografia come mezzo di comunicazione."

PAESEItalia

ATTREZZATURACanon 5D e Fuji x-t1

SITOsm-art.synology.me/

INSTAGRAMinstagram.com/andreatuber_ph/

Le pale del mulino

Anche i mulini rappresentano un vero e proprio capolavoro di archeologia industriale del 1500. Permettono di “catturare” la forza del vento, che fa girare le pale ad un regime di 15/20 giri al minuto e che fa ruotare le macine a una frequenza di oltre 100 giri/minuto. Gli ingranaggi in legno determinano la velocità di rotazione delle macine. Tutti gli ingranaggi del mulino sono realizzati “legno su legno”. L’uso del ferro in salina è ridotto al minimo. Il sale è pur sempre un agente estremamente corrosivo dei metalli e del ferro in particolare. Le pale o “ntinne” sono direttamente innestate sulla grande trave centrale (il “cilindro”) alla base dello “staso”, in modo da alloggiare una pala su ciascuna delle sue facce. Nella seconda generazione di mulini trapanesi, le pale sono invece agganciate ad una piastra circolare di ferro solidale e coassiale al cilindro centrale, e giacciono quindi su un unico piano. La macchina eolica, ruotando alla velocità di non più di 15/20 giri al minuto, sviluppa una potenza di oltre 100 cavalli. La sua massima velatura è di 60 metri quadri. Quando il vento, come sovente avviene in questa punta ventosa e asciutta d’Europa, supera i 20 nodi e il mulino, completamente invelato ,rischia di squassarsi, i salinari riducono le vele. Se poi soffia lo scirocco, infido e bizzarro compagno di molte giornate siciliane, i mulinari si guardano bene dall’armare il mulino, temendo che uno dei frequentissimi salti di vento possa danneggiarlo.

Trapani

9/2/2019

ISO 400

F16

18 mm

1/125

X-T1

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