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Collection of My Beautiful Photography

PAESEItalia

ATTREZZATURAPENTAX K3II - Sigma 8-16mm f/4.5-5.6 DC HSM - Pentax DA HD 16-85mm f/3.5-5.6 ED DC WR

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Michele Di Donato - METAPOLIS

METAPOLIS

Il progetto “METAPOLIS” è l’avvio di un percorso che conduce in città  a-temporali poste al confine tra metafisica e realismo. Assistiamo a un film invisibile con una trama estremamente articolata, scandita da sei fermo immagine.
Il paese sembra annegato dentro veli opachi; tutti i colori sono sottomessi a un sole che brucia, che li succhia in silenzio. L’autore inquadra la perfezione quasi geometrica del piccolo centro, emblema dell’ideale di “bellezza italiana”. Un paese posto ai limiti del reale, icona di povertà  e di sincerità . L’obiettivo della macchina fotografica si sposta, si intuiscono alcune presenze umane. Ma gli abitanti sembrano essere andati via, in una sorta di the day after. Nella fuga, essi hanno lasciato, dietro di sé, scarni ricordi.
Nulla è consueto. Gli edifici e le piazze affondano in una fragile luce lagunare. Ci troviamo in uno spazio fortemente connotato in chiave ideologica. Carrellate di colori e di segmenti che lasciano interdetti. Questo luogo si dispone su un crinale tra metafisica e realismo. Ricorda gli scenari dipinti da de Chirico nei suoi quadri, pur indicando una dimensione “a misura d’uomo” dove gli uomini non ci sono più.
È scolpito con il colore il profilo di un territorio abbandonato in una dimensione posta al di là  della storia. Gli unici emblemi della civiltà  contemporanea sono costitute dalle sagome delle antenne televisive.
Ma sono solo echi. Non c’è movimento. Linee precise, contorni netti e superfici piane suggeriscono una chiarezza, che è immediatamente rotta da un velo opaco. Nulla è come si manifesta. La solarità  incontra una freddezza nordica; la città  è spostata nei territori di un immaginario acido e scabro, intriso di una umanistica pietas nei confronti dell’anonimato metropolitano, accettato come condizione inevitabile della modernità .
Questo è il luogo della cancellazione virtuale dell’individuo dal contesto circostante; il senza nome è il luogo privilegiato dell’isolamento della coscienza, che viene restituito, con partecipato disincanto, attraverso mute scenografie fatte di portici e di muri, di strade e di case.

Tratalias Vecchia, CI, Italia - Burano

8/2/2017

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