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Palazzo Grassi presenta “Henri Cartier-Bresson: Le Grand Jeu”

© Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos | Henri Cartier-Bresson, Simiane-La Rotonde, France, 1969

Palazzo Grassi presenta “Henri Cartier-Bresson: Le Grand Jeu”, realizzata con la Bibliothèque nationale de France e in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson. Il progetto della mostra, ideato e coordinato da Matthieu Humery, mette a confronto lo sguardo di cinque curatori sull’opera di Cartier-Bresson (1908 – 2004), e in particolare sulla “Master Collection”, una selezione di 385 immagini che l’artista ha individuato agli inizi degli Settanta, su invito dei suoi amici collezionisti Jean e Dominique de Menil, come le più significative della sua opera. La fotografa Annie Leibovitz, il regista Wim Wenders, lo scrittore Javier Cercas, la conservatrice e direttrice del dipartimento di Stampe e Fotografia della Bibliothèque nationale de France Sylvie Aubenas, il collezionista François Pinault, sono stati invitati a loro volta a scegliere ciascuno una cinquantina di immagini a partire dalla “Master Collection” originale, della quale esistono cinque esemplari. Attraverso la loro selezione, ognuno di loro condivide la propria visione personale della fotografia, e dell’opera di questo grande artista. Rinnovare e arricchire il nostro sguardo sull’opera di Henri Cartier-Bresson attraverso quello di cinque personalità diverse è la sfida del progetto espositivo “Le Grand Jeu” a Palazzo Grassi. La mostra “Henri Cartier-Bresson: Le Grand Jeu” sarà presentata alla Bibliothèque nationale de France, a Parigi, nella primavera 2021.

 

PALAZZO GRASSI
22/03/2020 – 10/01/2021

Massimo Sciacca: reporter di guerra, grande scuola di vita

Afghanistan 2001
Afghanistan 2001

Massimo Sciacca. Raccontare in poche righe la carriera di un professionista, che ha dedicato metà della sua vita alla fotografia, non è cosa facile. Meno ancora quando gran parte di questa attività si è svolta in zone di guerra. Quella guerra che ha sempre cercato di raccontare non parlando di morte, ma cogliendo momenti che potessero rappresentare segnali di vita e di speranza. Massimo Sciacca, classe 1965, è nato e cresciuto a Bologna. Inizia la sua attività di reporter a soli 18 anni, prima occupandosi di cronaca e poi come fotogiornalista di guerra per importanti testate italiane. Ha seguito tutto il conflitto nei Balcani. Restando per anni a Sarajevo, tanto che oggi considera la città come casa sua. “Ho ancora tanti amici – dice – è stata un’esperienza molto potente, che mi ha insegnato molto. Anche in quella situazione terribile, preferivo raccontare storie di vita e non di morte. La mia più grande soddisfazione è stato il progetto ‘Rock sotto l’assedio’. Il giovane gruppo rock che avevo fotografato per le strade sconvolte dalle bombe è stato ingaggiato da Vasco Rossi come spalla per i suoi concerti. In Italia hanno esordito a Milano, allo stadio di San Siro. Dopo i Balcani sono andato in Asia, a Hong Kong, poi in Polinesia. Giro il mondo perché è importante denunciare ciò che non va attraverso le immagini. Dopo è stata la volta degli Stati Uniti e ora dell’Africa”. Ma con l’avvento del digitale, per un fotografo come Sciacca qualcosa è cambiato? “È stato difficile adeguarmi – spiega -. Mi ritengo un fotografo classico. Preferisco raccontare in bianco e nero, anche se ora faccio film e documentari. Naturalmente a colori”. Ma come è diventato fotografo? “ “La passione è nata dai viaggi. Sono un autodidatta. La mia palestra? I rally a Bologna. Ho scoperto tardi la mia città – continua -. Amavo la Bologna alternativa, quella dei centri sociali, del Livello 57 e del Link. L’ho documentata nei primi anni ‘90 ed è stata oggetto di una mostra nel 2000, quando fu città della Cultura. Un periodo d’oro, che ha prodotto tanti bravi artisti. Come BLU, uno dei migliori street artist”. Nel 1997 Sciacca ha vinto il primo premio Word Press. Nel 1998 entra a far parte di Contrasto. “La realtà è a colori, ma il bianco e nero è molto più realistico”, conclude

A Vicenza una mostra fotografica che racconta il disastro della tempesta di Vaia

Una mostra fotografica collettiva di giovani autori che racconta anche il disastro della tempesta di Vaia che ha colpito lo scorso anno le montagne del Triveneto.  “UBIF – Una breve indagine fotografica” è una mostra collettiva che presenta sei progetti realizzati durante il percorso formativo curato da Alberto Sinigaglia e Teresa Piardi. Si terrà a Vicenza, presso lo Spazio Nadir, dal 18 settembre al 5 ottobre 2019. I lavori dei partecipanti sono stati realizzati durante un anno di formazione sui linguaggi della fotografia contemporanea, portando avanti una riflessione sul mezzo fotografico attraverso le sue evoluzioni storiche.
Lara Bacchiega (spazio libero cosmo), Valentina Gerolimetto (l’amar), Roberta Moras (RUZEN), Sacha Catalano (Ongoing project), Giovanni Ongaro (There is no elsewhere) e Stefano Pevarello (Sun Down) sono i fotografi che hanno lavorato sui diversi temi che saranno esposti e che vanno dalla costruzione di una “mitologia personale” attraverso la memoria alla recente tempesta di Vaia sulle montagne del Triveneto. Dal paesaggio dei luoghi balneari nel silenzio dell’inverno ai dialoghi sorprendenti di immagini apparentemente distanti fra loro, fino ad arrivare all’evocazione di quello “spazio di passaggio” che può rappresentare una casa di riposo. Per ogni progetto è stato realizzato un libro in copie limitate; la mostra e tutti i libri saranno presentati dagli autori il 28 settembre presso lo Spazio Nadir alle ore 18.30. In quell’occasione sarà presentata la seconda edizione del percorso formativo di UBIF che inizierà il prossimo fine ottobre.

UBIF – Una breve indagine fotografica
Spazio Nadir – Contrà Santa Caterina, 20 – Vicenza
18 Settembre – 5 Ottobre 2019
Presentazione: 28 Settembre ore 18:30

 

Sebastião Salgado. Gold: un bianco e nero spiazzante

Quando Salgado realizzò gli scatti della serie Gold, a testimonianza delle durissime condizioni di lavoro nella miniera della Serra Pelada in Brasile, il mondo della fotografia – abituato ai colori che negli anni Ottanta campeggiavano sulle riviste – rimase disorientato. “In tutta la mia carriera al New York Times”, scrive il photo editor Peter Howe, “non ho mai visto i redattori reagire in quel modo a nessun’altra fotografia”. A stupire fu soprattutto la scelta rischiosa del bianco e nero, nel solco di una tradizione portata avanti da maestri come Weston e Cartier-Bresson. Benché siano trascorsi diversi anni, le immagini di Salgado restituiscono ancora con vividezza la drammaticità di quella corsa all’oro e le conseguenze che ebbe nella vita di tante persone.

Gold
Sebastião Salgado
Taschen, Anno: 2019

Nikon: presentato un nuovo kit dedicato ai filmmaker e videomaker

NIKON FILMMAKER KIT: presentato oggi un nuovo kit dedicato ai filmmaker e videomaker, punto di partenza indispensabile per chi vuole eseguire le riprese con il sistema mirrorless Nikon. Concepito pensando alla versatilità ed alla qualità, è composto da tutti quegli strumenti utili per produrre rapidamente filmati di alta qualità, consentendo ovviamente una personalizzazione con ulteriori componenti in base alle proprie preferenze personali.
I primi due elementi che compongono il Nikon Filmmaker Kit sono la fotocamera mirrorless Nikon Z 6 e l’adattatore FTZ, che consente la perfetta integrazione della camera con gli obiettivi NIKKOR con innesto a baionetta F-mount, offrendo in questo modo video 4K a pieno formato di altissima qualità a bit-rate elevati. L’avanzata funzione di stabilizzazione ottica VR gestita su 5 assi dal sensore di immagine nel corpo camera di Nikon Z 6, inoltre, lavora in combinata con il VR elettronico per garantire riprese perfette. È anche supportato l’Atomos Open Protocol, al fine di consentire una perfetta integrazione con l’Atomos Ninja V incluso. Entro fine anno, poi, verrà rilasciato un aggiornamento firmware che supporterà la registrazione ProRes RAW di Apple dall’uscita RAW della fotocamera in caso di utilizzo di Atomos Ninja V, garantendo la massima flessibilità nella gradazione tonale gestita in color grading.
Altro elemento decisamente importante è il telaio “video cage” per fotocamera a sgancio rapido SmallRig, dotato di un’impugnatura di montaggio superiore per ottenere immagini in movimento più fluide e facilità di inseguimento dei soggetti.

Il Nikon Filmmaker Kit con Nikon Z 6 sarà disponibile a partire da metà settembre.

 

Guardiamo da vicino una delle più famose e controverse foto di Robert Capa: Il miliziano colpito a morte

In questo video di All About Street Photography viene spiegato il significato della più famosa ma al tempo stessa controversa fotografia di Robert Capa:  Il miliziano colpito a morte

 

 

 

MISHKA HENNER, your only chance to survive is to leave with us

La Galleria Bianconi riapre la stagione espositiva il 19 settembre con la mostra di Mishka Henner your only chance to survive is to leave with us, sino al 31 ottobre 2019. Mishka Henner fa parte di una nuova generazione di artisti che stanno ridefinendo il ruolo della fotografia nell’era digitale; la maggior parte del suo lavoro riguarda il mondo digitale e si concentra su alcuni soggetti chiave del mondo culturale e geo-politico. Alla Galleria Bianconi Henner presenta una serie di lavori che illustrano degli eventi estremi, delle vere e proprie apocalissi sia provocate dall’uomo che come conseguenza della rabbia di Dio.

Mishka Henner your only chance to survive is to leave with us

Il titolo della mostra è tratto da una frase ripetuta nel 1999 da Marshall Applewhite, leader di una setta americana, che in un video invitava i suoi seguaci al suicidio di massa. Heaven’s Gate, il primo culto su internet al mondo, professava infatti che presto la terra sarebbe stata cancellata e che il suicidio fosse l’unico modo per assicurare la salvezza delle anime. Il gruppo riteneva che un’astronave aliena si nascondesse nella coda della cometa Hale-Bopp, in attesa di trasportare i membri della setta verso la salvezza ultima. Di fronte al video di Applewhite c’è una replica scultorea dei resti distrutti di una finestra del Mandalay Bay Hotel di Las Vegas. Questa finestra dorata con una tenda viola fluttuante era una vista familiare nel filmato dell’ottobre 2017, quando un uomo armato sparò più di 1000 proiettili sul pubblico riunitosi per un festival di musica country proprio sotto la sua suite al 32 ° piano dell’hotel. L’oro e il viola, che spiccano qui come nel video di Heaven’s Gate, sono colori generalmente associati a esseri spirituali e opulenza religiosa. Il video di Applewhite è stato modificato per rimuovere la maggior parte del suo discorso, enfatizzando il suo respiro che sembra attirare le tende ondeggianti, suggerendo un afflato spirituale. Henner descrive la frantumazione della facciata dorata del Bay Hotel come “una metafora sorprendente per la violenza del capitalismo, le sue false promesse e il suo fallimento finale. Le parole e le azioni di Applewhite rappresentano un sentimento che ha preso piede nelle nostre società. Di fronte a catastrofi reali e immaginarie, un’opzione è autodistruggersi e portare tutti gli altri con noi.
Forse Applewhite era un profeta piuttosto che un pazzo. Ovunque guardiamo, leader e pazzi ci spingono a seguirli nell’abisso “. Il vuoto spirituale riempito dalle istituzioni religiose è presente anche in Happiness – How To Find It (2019), una ricostruzione della copertina di una guida pubblicata dalla Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania nel 1980. A quel tempo, oltre sedici milioni di copie del libro furono tradotte in 31 lingue in tutto il mondo. La Watch Tower Society è l’ente principale dei Testimoni di Geova di tutto il mondo e il cardine delle loro convinzioni è che stiamo vivendo la fine dei tempi, un periodo segnato dalla dittatura di Satana e evidenziato dalla rovina del pianeta per mano dell’uomo.
A fare da contraltare a Happiness c’è US Patent # 8172828 (2019) ovvero le richieste di brevetto con le illustrazioni che da sempre affascinano l’artista che le definisce “Il codice genetico della nostra civiltà”, aggiungendo che “Se vogliamo sapere come il nostro mondo è costruito, dove siamo e dove stiamo andando, dobbiamo cercare nel vasto database di domande di brevetto”. Un’altra questione che affascina Henner sono le infrastrutture energetiche e le energie rinnovabili: alla Galleria bianconi nel 2018 aveva presentato immagini satellitari di turbine eoliche negli Stati Uniti. Ora la ricerca su queste industrie continua con la presentazione di Solar Collector (2018) e Evaporation Ponds (2019). Nel contesto degli altri lavori in mostra, Henner descrive Solar Collector e Evaporation Ponds come “rappresentanti un’interfaccia tra l’industria e il cielo. Nel primo caso, le linee geometriche ipnotiche dei pannelli solari raccolgono la luce solare e la trasformano in energia che alimenta la nostra fondamentale infrastruttura. Nell’’ultimo, gli stagni di evaporazione dorata e fluorescente delle centrali elettriche a gas naturale restituiscono l’acqua trasformata al sole”. Chiude la mostra Landfall (2018,) quindici dischi in vinile con l’immagine di uragani passati con registrazioni audio di testimoni oculari, inseguitori di uragani, meteorologi e degli stessi uragani. Ogni anno, l’Organizzazione meteorologica mondiale definisce in anticipo i nomi degli imminenti uragani; per gli uragani atlantici, una lista di nomi maschili e femminili viene utilizzata in una rotazione di sei anni. Quando una tempesta è così mortale che il riutilizzo del suo nome per un altro uragano sarebbe inappropriato, il nome è ritirato per non essere più utilizzato. La parola inglese “hurricane” deriva dalla parola taina “huricán”, il dio indiano del male dei Caraibi. L’alto numero di uragani del Nord Atlantico degli ultimi anni è stato attribuito al cambiamento climatico causato dall’uomo, eppure l’uragano rappresenta un nodo critico nella relazione tra il Cielo e la Terra, tra l’uomo e Dio. La sua forza devastante e incontrollabile ci lascia al tempo stesso ipnotizzati e terrorizzati. Henner chiede: “Cosa faresti se ti trovassi di fronte a un uragano di categoria 5? Scapperesti per salvarti la vita o accenderesti la macchina fotografica per arrenderti allo spettacolo della distruzione?”

Mishka Henner
Your only chance to survive is to leave with us
Dal 19 settembre 2019, ore 18.00 – 21.00
Galleria Bianconi – via Lecco 20, Milano

Le Yosemite Falls si trasformano in un arcobaleno: lo scatto virale

Lo scatto sta facendo il giro del mondo e riprende le Yosemite Falls che si trasformano in un arcobaleno.
Nel 2017, il fotografo paesaggista Greg Harlow, ha catturato un fenomeno raro e bellissimo nel Parco nazionale Yosemite. In piedi a Glacier Point, è stato in grado di catturare le Yosemite Falls che si trasformano in un arcobaleno: un fenomeno che si verifica solo in determinati periodi dell’anno e in determinate circostanze.Harlow ha catturato un video in tempo reale, time-lapse e fotografie dell’evento dal suo punto di vista utilizzando un obiettivo da 200 mm. Puoi vedere il filmato in tempo reale sopra e il filmato time-lapse di seguito:

 

AccaddeOggi: Il più grande caso di malagiustizia italiana. Enzo Tortora viene condannato in primo grado

E’ il 17 Settembre 1985 quando va in scena il più grande caso di malagiustizia italiana. Il noto conduttore Enzo Tortora viene condannato in primo grado a 10 anni di reclusione sulla base di informazioni fornite da camorristi presunti pentiti. Il conduttore fu accusato, su iniziativa dei procuratori Francesco Cedrangolo e Diego Marmo, di gravi reati, ai quali in seguito risultò totalmente estraneo. Il 17 giugno 1983 fu per questo arrestato con l’imputazione di associazione camorristica e traffico di droga. Dopo 7 mesi di reclusione, nel gennaio del 1984 fu liberato, ma il 17 settembre 1985 fu condannato a dieci anni di carcere.
La sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta il 15 settembre 1986, quando venne infine definitivamente assolto dalla Corte d’appello di Napoli.

 

Alla Fondazione Luciana Matalon Il Wildlife Photographer of the Year

© Isak Pretorius / Wildlife Photographer of the Year

Il Wildlife Photographer of the Year, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo,va in scena a Milano nei suggestivi spazi della Fondazione Luciana Matalon in Foro Buonaparte 67, dal 4 ottobre al 22 dicembre 2019.
Organizzato dall’Associazione culturale Radicediunopercento di Roberto Di Leo, con il patrocinio del Comune di Milano, l’evento è sempre attesissimo e presenta le 100 immagini premiate alla 54a edizione del concorso di fotografia indetto dal Natural History Museum di Londra.
Il fotografo olandese Marsel van Oosten ha vinto l’ambito titolo Wildlife Photographer of the Year 2018 per il suo straordinario scatto, The Golden Couple(categoria Animal Portraits), che raffigura due scimmie dal naso dorato nella foresta temperata delle montagne cinesi di Qinling, l’unico habitat per queste specie a rischio di estinzione. Il ritratto coglie la bellezza e la fragilità della vita sulla terra oltre che uno scorcio di alcuni degli straordinari esseri viventi con cui condividiamo il pianeta. Il sedicenne Skye Meaker ha ricevuto il premio Young Wildlife Photographer of the Year 2018 con il suo affascinante scatto Lounging Leopard, un leopardo che si sveglia dal sonno nella Mashatu Game Reserve, nel Botswana. Sei i fotografi italiani premiati a partire dal lombardo Marco Colombo che ha conquistato la vittoria nella categoria Natura urbana con lo scatto Crossing Paths: protagonista è un orso marsicano avventuratosi nottetempo nelle strade di un paesino del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Wildlife Photographer of the Year

Novità di questa edizione sono il premio Stella nascente, assegnato a un fotografo di età tra i 18 ei 26 anni per capacità e qualità costanti, vinto da Michel d’Oultremont, e il Lifetime Achievement Award assegnato al reporter Frans Lanting uno dei fotografi naturalisti più importanti di sempre, per il trentennale contributo alla conservazione della fauna selvatica. I suoi incarichi per la rivista National Geographic lo hanno portato a svolgere lavori pionieristici che hanno sollevato importanti questioni ambientali in Madagascar e Botswana,ispirando un senso di meraviglia e preoccupazione per il nostro pianeta. Nella sezione Proiezione spazio Cinemada vedere il video con una selezione di sue fotografie, oltre a una scelta di immagini votate extradal pubblico,tra tutte quelle in gara. L’Associazione culturale Radicediunopercento propone, come di consueto, serate di approfondimento e presentazione di libri con rinomati fotografi di natura che si terranno di sabato alla Casa della Cultura (h 21 via Borgogna 3). In programma: il 23 novembre Marco Urso (wildlife and travel photographer), con temaI felini africani – Differenze, curiosità di comportamento, pericoli per il futuro, il 30 novembre Marco Colombo (naturalista e fotografo), con Paesaggi bestiali,il 14 dicembre Lorenzo Shoubridge (fotografo naturalista) presenta il libro Apuane terre selvaggee il 21 dicembre Stefano Unterthiner(fotografo naturalista) racconta il libro On assignment – Una vita selvaggia. Preparatissimo naturalista e pluripremiato del Wildlife Photographer of the Year, MarcoColombosarà inoltre a disposizione per visite guidate alla mostra presso la Fondazione Matalon, ogni venerdì dalle 19.30 (su prenotazione).

Wildlife Photographer of the Year: il percorso espositivo

Oltre ai due massimi riconoscimenti Wildlife Photographer of the Year 2018eYoung Wildlife Photographer of the Year 2018, il percorso espositivo illustra tutte immagini vincitrici e finaliste divise in categorie: Anfibi e rettili, Uccelli, Invertebrati, Mammiferi, Animali nel loro ambiente, Piante e funghi, Ambienti della terra, Subacquee, Natura urbana, Ritratti animali, Bianco e nero, Visioni creative, Portfolio, Giovani (fotografi fino a 10 anni, da 11 a 14 anni e da 15 a 17 anni).
Altre sezioni importanti sono le categorie documentarieWildlife Photojournalism Award: Single Imagee Wildlife Photojournalist Award: Photo Story, che portano l’attenzione sull’impatto dell’uomo sulla natura e quanto può essere crudele, e la sezione Proiezione spazio Cinema.
A corredo della mostra, a grande richiesta, torna la possibilità di fare un’esperienza di “realtà virtuale immersiva”, grazie ad un visore RV di ultima generazione che trasporta i visitatori in affascinanti ambienti naturalistici. A disposizione al bookshop il catalogo della mostra con tutte le immagini premiate, il Wildlife Photographer of the Year Portfolio 28 pubblicato dal Natural History Museum e redatto da Rosamund Kidman Cox (Lingua inglese; Pagine 160; € 35); oltre al Magazine 2018 WPY Highlights Book con le immagini vincitrici di sezione e quelle votate dal pubblico, extra giuria, tra tutte quelle partecipanti al concorso (€ 12).

Fondazione Luciana Matalon
Dal 04 Ottobre 2019 al 22 Dicembre 2019

 

 Effetto Araki. Sguardo inedito sul maestro giapponese

Siena celebra cinquant’anni di carriera del celebre fotografo giapponese Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940) con una grande mostra a cura di Filippo Maggia, ospitata presso il complesso museale di Santa Maria della Scala. L’esposizione riunisce 2.200 immagini, selezionate dallo stesso Araki insieme con il curatore, appartenenti a oltre venti serie prodotte dai primi anni Sessanta a oggi. Molte serie – Satchin and his brother Mabo, Sentimental night in Kyoto, Tokyo Autumn e altre ancora – sono presentate per la prima volta in Italia, alcune sono inedite in Europa – come Anniversary of Hokusai’s Death e Gloves; la raccolta Araki’s Paradise, fotografie che Araki scatta utilizzando la sua casa come un palcoscenico, è stata appositamente realizzata per Siena. Un percorso che vuole omaggiare la vicenda artistica e umana di Araki, testimoniando i suoi molteplici interessi e offrendo un panorama pressoché completo della sua sterminata produzione, ben oltre le immagini di bondage che l’hanno reso celebre in tutto il mondo.
Fino al 30 settembre.

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