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Vanessa
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Inge Morath La vita. La fotografia. A palazzo Ducale di Genova

Palazzo Ducale di Genova accoglie la prima grande retrospettiva italiana di Inge Morath, la prima fotografa a entrare a far parte della celebra agenzia fotografica Magnum Photos. Il lavoro di Inge Morath, prima di ogni cosa, è la testimonianza di un rapporto, di una passione, di una necessità con la fotografia. Un rapporto maturato negli anni attraverso esperienze ed incontri, nonché parte integrante della vita di una donna che è riuscita, con coraggio e determinazione, ad affermarsi in una disciplina all’epoca prettamente maschile. Nel corso della sua carriera ha realizzato reportage fotografici in Spagna, Italia, Medioriente, America, Russia e Cina. Non ha affrontato mai questi viaggi con superficialità, bensì con serietà, studiando la lingua, le tradizioni e la cultura di ogni regione dove si recava. Era capace di parlare correntemente tedesco, inglese, francese, spagnolo, rumeno, russo e mandarino. Che si trattasse di persone comuni o personaggi pubblici il suo interesse era identico e s’indirizzava sempre verso l’intimità di ciascuno.
Inge Morath ha imparato molto da Henri Cartier-Bresson a Ernst Haas e con cui ha collaborato in importanti reportage. Il suo stile fotografico affonda le sue radici negli ideali umanistici conseguenti alla Seconda Guerra Mondiale, ma anche nella fotografia del “momento decisivo”, così come l’aveva definita Cartier-Bresson. Le fotografie di Inge Morath riflettono la sua sensibilità, ma al contempo sono come pagine del suo privato diario di vita, come lei stessa scrive: “La fotografia è essenzialmente una questione personale: la ricerca di una verità interiore”.

“La fotografia è un fenomeno strano. Ti fidi del tuo occhio, ma non puoi evitare di mettere a nudo la tua anima”

Inge Morath
La vita. La fotografia

Fino al 22 settembre 2019
Loggia degli Abati

http://www.palazzoducale.genova.it/inge-morath/

L’Isola della Fotografia: mostre, talk, aperitivi e contest

L’isola della Fotografia, l’evento estivo promosso dall’associazione Roma Fotografia con il patrocinio del Municipio I di Roma Capitale, si svolge nell’ambito della venticinquesima edizione de L’isola del Cinema nello splendido scenario dell’isola Tiberina, fino al 1 settembre. L’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere e diffondere la cultura e l’arte della fotografia attraverso la voce di tanti protagonisti – professionisti, docenti, associazioni – che con impegno quotidiano lavorano perché Roma continui a preservare una vocazione culturale riconosciuta a livello internazionale. L’isola della Fotografia si inserisce nel calendario dell’estate romana, all’interno di uno degli appuntamenti più storici e affascinanti della Capitale, con una programmazione fatta di mostre, talk, presentazione di libri, contest, aperitivi fotografici. Il Tevere, dunque, da sempre al centro di un mondo fatto di abitudini, luoghi, abitanti, street-art, fauna e flora – scelto per queste sue caratteristiche come set fotografico e cinematografico di grandi autori – diventa ancora una volta protagonista delle serate romane. E rappresenta il filo conduttore di un racconto che va dal cinema alla letteratura, dalla musica alla poesia fino alla fotografia, strumento potente di testimonianza e riflessione su tematiche e sfide da raccogliere: l’ambiente, l’impegno sociale, l’innovazione e la ricerca.

L’Isola della Fotografia: programma dal 23 Luglio al 29 Luglio

Dal 23 al 29/7 collegamento con base in Artico, mostra su Spoleto e set dedicato a selfie
Una nuova settimana ricca di eventi inizia a L’isola della Fotografia.
Il 24 luglio alle 20:30 allo Schermo Tevere è previsto l’incontro ’Nord e sud, un viaggio con il Cnr alla scoperta dei poli’ per affrontare tematiche importanti, dai cambiamenti climatici allo studio degli ecosistemi, e illustrare le attività scientifiche svolte ai Poli, di cruciale importanza per studiare e preservare lo stato di salute della Terra. Un dialogo con i ricercatori del Cnr che partecipa attivamente ai progetti di ricerca presso le basi ‘Mario Zucchelli’  e  ‘Concordia’ in Antartide, mentre in Artico gestisce la base ‘Dirigibile Italia’, nelle isole Svalbard.
Interviene Fabio Trincardi, direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, modera Marco Ferrazzoli, Capo Ufficio Stampa Cnr. Durante la serata è previsto un video-collegamento con la base Cnr ‘Dirigibile Italia’, da dove i ricercatori in missione al Polo Nord risponderanno alle domande del pubblico.

Dal 23 al 29 luglio lo spazio Roma Fotografia ospita  “Ànemos – Narrazioni Simboliche”, una mostra di Maria Cristina Valeri che vuole simboleggiare, nell’individuazione di quattro elementi (natura, tempo, arte e sacralità), ciò che da sempre ha percorso la storia delle città. La narrazione è immaginifica e dunque simbolica. I corpi che si muovono e danzano sono di volta in volta elementi che si inseriscono come completamento della quaternità. Il percorso fotografico, commissionato dalla famiglia Monini, è dedicato alla città di Spoleto, ma nella percezione artistica dell’autrice potrebbe riferirsi a qualunque città storica d’Italia. Un gioco di fantasia dunque, in cui la fotografa ha cercato di restituire in modo simbolico ed onirico una città nota in tutto il mondo, eppure capace “di velarsi e svelarsi in un continuo rimando tra il lasciarsi guardare ed avvolgere con il proprio sguardo”.

Dopo il successo dello scorso inverno, il 27 luglio torna Self(ie) confident, progetto fotografico e artistico firmato da Maria Cristina Valeri. L’idea riformula il progetto originario, Face to face with our image, al quale la fotografa ha lavorato per più di un anno coinvolgendo donne di ogni fascia d’età, estrazioni, storie personali e sociali con il desiderio di coinvolgere un pubblico ampio che sceglie attraverso due strumenti contemporanei (smartphone e macchina fotografica) di raccontarsi con una molteplicità di immagini in un mondo che è ormai sempre più visivo.
Nello splendido scenario dell’isola Tiberina sarà allestito un set fotografico dalle 20 fino a mezzanotte con l’obiettivo di invitare chiunque a scattarsi una foto e regalarsi uno scatto professionale firmato da Maria Cristina Valeri. Un modo nuovo di provare a tracciare il nostro tempo e rendere protagonisti propositivi e consapevoli uomini, donne, famiglie, gruppi di amici, coppie arcobaleno.
Cosa e come amiamo raccontarci ad un pubblico composto da miliardi di persone? A questa domanda l’autrice prova a rispondere durante un dibattito il 26 luglio allo Schermo Tevere.
Tutti i dettagli su www.roma-fotografia.it

A Coscienza dell’uomo la mostra “Valentina in Camera” di Guido Crepax

Guido Crepax Ritratto

Proseguono a Matera gli appuntamenti con la fotografia d’autore nell’ambito della rassegna Coscienza dell’Uomo, promossa dalla Cine Sud di Catanzaro. Martedì 23 luglio, presso lo Spazio Galleria Cine Sud, ci sarà l’inaugurazione della mostra “Valentina in Camera” di Guido Crepax, a cura di Maurizio Rebuzzini. Il fumetto icona degli anni ’70, Valentina, sarà il protagonista dell’esposizione che intende rendere omaggio ad uno dei più grandi autori del fumetto italiano ed internazionale, Guido Crepax, e proporre una curiosa riflessione sul rapporto tra fotografia e arte, considerata nelle sue diverse declinazioni. Cinema, teatro, televisione, editoria, fotografia, Guido Crepax, scomparso nel 2003, è stato un artista capace di approcciarsi ad ogni forma d’arte e di cultura, arricchendo con le sue illustrazioni giornali, copertine, spot pubblicitari, fino ad arrivare a vestiti e piastrelle e, ovviamente, ai fumetti. È stata infatti la lunga serie di storie di Valentina, il fumetto comparso per la prima volta sulla rivista Linus nel 1965, il suo più grande successo ma anche la sua più grande passione. Intelligente, sexy, libera e indipendente, Valentina è stata un personaggio capace di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso che, storia dopo storia, si è appassionato alle avventure dell’intrigante fotografa, sapientemente sospese tra realtà e fantasia. Piaceva agli uomini, per la sua procace bellezza, ma anche alle donne per quella capacità di essere libera, forte pur nelle sue tante debolezze e contraddizioni. Un personaggio mitico, ma anche umano, capace di dimostrarsi vicino alle vite reali dei tanti lettori che per anni hanno seguito con affetto la creatura di Crepax che ha curato con dovizia di particolari ogni aspetto di un fumetto divenuto un vero e proprio cult degli anni ’70.

“Valentina in Camera” di Guido Crepax

Tradotto in circa 20 lingue diverse, e pubblicato in oltre 170 volumi e più di 200 edizioni, Valentina è stato un successo planetario, per quel suo essere fumetto colto e raffinato, ricco di citazioni, che strizzava l’occhio al cinema, al quale il suo ideatore era molto vicino, e alla fotografia. I dettagli nelle immagini, i particolari, le inquadrature, tutto in Valentina è cinema. È immagine. Ed è per questo che Francesco Mazza e Maurizio Rebuzzini hanno voluto inserire nel cartellone del terzo trimestre di Coscienza dell’Uomo una mostra dedicata alla creatura di Guido Crepax che amava inserire all’interno delle tavole dettagli o intere rappresentazioni della macchina fotografica. A volte per completare il disegno, altre per renderlo protagonista della storia, l’apparecchio fotografico ha fatto spesso bella mostra di sé nel fumetto che rappresenta un intrigante e curioso caso di dialogo tra fotografia e arte e di fotografia nella fotografia.  È ciò che vedremo a Matera, dove l’allestimento della mostra, visitabile fino al 4 agosto, ha l’obiettivo di avviare un dibattito sulla capacità della fotografia di stare in mezzo all’arte, di accompagnarsi al fumetto, ma anche al cinema, all’editoria, all’industria. A metà tra essere occasione di verità e denuncia, o strumento di manipolazione e artificio, la macchina fotografica si rivela nella sua doppia anima e nella sua capacità di trasformarsi da occasione di riflessione, indagine e approfondimento per l’uomo a pericolosa fabbrica di artificio, finzione e superficialità che, anno dopo anno nella nostra epoca moderna, hanno sempre più avviluppato l’uomo e il mondo che lo circonda.

A San Gimignano una grande retrospettiva su Helmut Newton, il genio della fotografia

Andy-Warhol-Vogue-Uomo-1974-©-Helmut-Newton-Foundation-Berlin.jpg

San Gimignano ospita una grandissima retrospettiva dedicata a Helmut Newton promossa dai Musei Civici del Comune di San Gimignano e prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Helmut Newton di Berlino.
L’esposizione, il cui progetto è di Matthias Harder, curatore della Helmut Newton Foundation, che ha selezionato 60 fotografie per offrire una panoramica della lunga carriera del grande fotografo tedesco.
Ad aprire la mostra il ritratto di Andy Wharol realizzato nel 1974 per Vogue Uomo; dei numerosi ritratti di personaggi famosi del Novecento sono visibili circa 25 scatti, tra i quali quello a Gianni Agnelli (1997), a Paloma Picasso (1983), a Catherine Deneuve (1976), ad Anita Ekberg (1988), a Claudia Schiffer (1992) e a Gianfranco Ferrè (1996).

Helmut Newton, il genio della fotografia

Interessato alla fotografia sin da bambino, nel 1936 Helmut Newton era già un fotografo professionista. Nel 1938, a seguito delle leggi razziali, lasciò la Germania e, dopo essersi imbarcato a Trieste sul Conte Rosso, si fermò a Singapore. Allo scoppio della II guerra mondiale fu deportato dalle autorità britanniche in Australia. Visse in Australia, di cui diventò cittadino nel 1945, in Europa e negli USA. Autore tra i più conosciuti, rivoluzionò la fotografia di moda che con lui, per la prima volta, fu accolta tra la fotografia d’autore ed esposta in gallerie d’arte. Morì per un incidente stradale a Hollywood nel 2004. Oggi a Berlino vi è la sede della sua Fondazione. Cosa succedeva nei bellissimi palazzi delle nostre città, nei saloni sontuosi che solo pochi potevano vedere, negli attici mozzafiato? Helmut Newton, con le sue fantasie, mostrò il lato nascosto della borghesia, le sottili perversioni che restano segrete, un erotismo urbano da alta società. Le sue donne, dai corpi atletici, apparivano come entità superiori, dotate di poteri speciali; Newton con il suo obiettivo, occhio che spiava per noi dalla serratura, come Luis Buñuel in Il fascino discreto della borghesia, immaginò un sovvertimento dei codici di comportamento in cui le sue donne, valchirie contemporanee, dominavano la scena del mondo con la loro sensualità. Newton compose un erotismo ambiguo con immagini dal bianco e nero assoluto, che non lasciavano mai indifferenti. Con Newton il corpo nudo diventò il nuovo abito da indossare. Dissacrante e allo stesso tempo ironico, Newton resta un maestro inimitabile anche quando sostiene che guardare attraverso l’obiettivo è come vedere il mondo attraverso il buco della serratura. L’uso del banco ottico nelle fotografie di Helmut Newton rende le sue opere particolarmente incisive. Tutta la scena è perfettamente a fuoco e leggibile, così come le sue donne, sempre in atteggiamento dominante. Una padronanza tecnica perfetta, un uso sapiente delle luci sia in esterno sia in interno, che bilancia fonti naturali, artificiali, ombre e contrasti: Helmut Newton sembra avere un senso innato per le composizioni, tanto da far apparire le sue opere come fossero delle istantanee. Anche grazie a questo le fotografie di Helmut Newton sono degli scorci su scene altamente verosimili e indimenticabili.

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Gimignano.
Fino al 01 settembre 2019

Diarios de Frida. Viva la Vida: Frida Kahlo approda in Triennale

Frida Kahlo approda in Triennale, tappa di un viaggio artistico della compagnia sempre più itinerante e necessario.
Diarios de Frida. Viva la Vida” si inserisce a pieno titolo all’interno di “PosSession” un progetto dedicato alla detenzione femminile e al lavoro di recupero fatto in carcere attraverso l’arte, che si snoda sia in questo luogo fuori da San Vittore che all’interno. La mostra fotografica in Triennale (aperta fino al 28/07 di cui vi abbiamo parlato in un nostro articolo, per leggerlo clicca qui ) raccoglie gli scatti di Cinzia Pedrizzetti realizzati nell’ambito del progetto teatrale “Diarios de Frida” che la compagnia CETEC Dentro/Fuori San Vittore, sotto la direzione artistica di Donatella Massimilla, porta avanti da 25 anni. «Per me questo carcere è una casa. Ci piace stare in un quartiere invisibile che è però al centro della città e che diventa un crocevia di sguardi, culture e nazionalità. Noi rappresentiamo un modello a livello internazionale rispetto a come il teatro e l’arte possano contribuire alla trasformazione. Le mura di San Vittore hanno i ricordi e la memoria di tante attrici che ora si sono reinserite ma non hanno voluto interrompere il legame con noi», afferma la regista.
«Guardami perché quello che vedono i vostri occhi in me è il riflesso di voi stessi… Ho solo più coraggio nel mostrare ciò che voi non riuscite, la mia forza di volontà rimane libera e con la sua perseveranza vorrei vi aiutasse a vivere più liberi e meno prigionieri di voi stessi», così scrive Elena, una delle Fride recluse, in una pagina del suo diario.
L’appuntamento del 23 luglio nel giardino di Triennale sarà preceduto da un workshop (h 19) in cui le stesse attrici detenute fotograferanno i visitatori della mostra e gli spettatori intervenuti.

“Diarios de Frida. Viva la Vida” – 23 luglio h 21, ingresso libero
Per informazioni: organizzazionecetecedge@gmail.com

La crudeltà della Mafia nelle immagini di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

Nella immagini di Letizia Battaglia tutta la crudeltà della mafia.
Rosaria Costa la conoscevano in pochi fino a quando non rimase vedova. Il marito, Vito Schifani, fu ucciso nell’attentato di Capaci in cui persero la vita anche Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e quattro uomini della scorta. Poteva restare una delle troppe vedove piangenti e silenziose, ma non fu così. Rosaria Costa, nella chiesa di San Domenico a Palermo, gremita per le esequie alle vittime, pronunciò dal pulpito parole indimenticabili, esortando i mafiosi al pentimento cristiano. Letizia Battaglia, fotografa di cronaca negli anni spietati della guerra di mafia, sceglie di ritrarre Rosaria Costa con un nettissimo bianco e nero, come figura che esce dall’ombra a rivendicare la volontà di una società onesta, a chiedere la fine della violenza in cui la Sicilia era precipitata, dove i bambini crescevano in guerra e le donne troppe volte vestivano di nero.

Il dolore nelle fotografie di Letizia Battaglia: in mostra al Festival Pazza Idea

Le fotografie di Letizia Battaglia sono cruente e rappresentano il dolore, dolore che come dichiara l’artista “sono entrati dentro di me”.
La fotografa ha immortalato, con immagini in bianco e nero, le vittime dei più efferati assassinii della mafia. A queste cruenti immagini fanno da contrappeso sguardi di fanciulli persi nel vuoto, straniti, e immagini di donne, perché la fotografa è stanca di essere definita come la “fotografa della mafia, i miei soggetti preferiti restano le donne”.

Immagine in evidenza Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

Fotografo, gestisci il tuo ego se vuoi crescere come artista!

I fotografi si sa, hanno un grande ego. In generale tutti gli artisti sono noti per il loro ego smisurato.

I fotografi hanno un grande ego

Ci siamo chiesti: avere un ego è per forza una caratteristica negativa? In questo video, Sean Tucker parla di cosa significa in realtà avere un ego e come può essere essenziale per noi come artisti. Parla dei suoi lati positivi e negativi e di quanto sia importante trovare un equilibrio tra loro. Quando si parla di ego,  si intende una connotazione negativa nel linguaggio comune.
Tuttavia avere un ego non è in realtà un tratto negativo; non si tratta né di una buona né di una cattiva cosa, è entrambe le cose e a noi artisti spetta il compito di trovare un equilibrio tra questi due poli.
Avere un ego sano significa creare qualcosa per se stesso: pensare a un tipo di arte e vederla realizzata. Questo significa avere un ego; l’ego sano da una giusta concentrazione perché si smette di cercare soddisfare i gusti di tutti e si inizia a pensare ai propri gusti.
Solo quando si raggiungerà questo livello, si verrà apprezzati dal pubblico.

Il primo uomo sulla Luna: è il 21 Luglio 1969

Alle ore 5.56 (ora italiana) l’astronauta statunitense Neil Armstrong posa il piede sul suolo lunare. È il primo uomo della storia. La missione era iniziata il 16 luglio alle 9.32 ora locale quando il gigantesco razzo vettore Saturno 5, alto 111 metri si era alzato dalla rampa 39/B del centro spaziale Kennedy in Florida. Un momento di grande commozione fu quando Armstrong, giunto alla fine della scaletta del LEM (Lunar Excursion Module – Modulo Lunare), e fatto un breve salto per toccare il suolo, pronunciò la storica frase: «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma è un grande balzo per l’umanità ». Poco dopo anche Aldrin lo seguì, mentre Collins rimase a bordo del Columbia. Sul suolo lunare i due iniziarono a sistemare le apparecchiature scientifiche. Fu piantata anche la bandiera degli Stati Uniti. Per quasi tre ore si protrassero le attività di ricerca e la raccolta dei campioni. Terminate le operazioni e rientrati a bordo del Columbia, furono finalmente accesi i motori per tornare, da eroi, sulla Terra.

Neil Armstrong e la foto sulla Luna

Una delle fotografie più famose della storia fu scattata da un astronauta. Neil Armstrong testimonia l’arrivo della missione Apollo 11 sul suolo lunare. Per la prima volta un uomo è su una superficie non terrestre. Dopo millenni di osservazioni astronomiche, letteratura, leggende, la conquista della Luna è realtà. Dei tre astronauti – Collins, Aldrin e Armstrong – solo due scendono dal modulo lunare Eagle e solo Armstrong scatta delle fotografie. Non è un selfie, come si userebbe dire oggi, ma sceglie di fotografare ciò che vede davanti a sé: Buzz Aldrin che, a sua volta, mostra cosa ha di fronte grazie al riflesso sul casco, e cioè il suo comandante, la navicella con cui sono giunti fino a qui e qualche pezzo di attrezzatura. Il sogno dell’umanità, l’allunaggio, diventa una realtà documentabile. Armstrong e Aldrin continueranno a scattare fotografie e prendere reperti di roccia lunare per circa due ore e mezza prima di far rotta verso il pianeta Terra. L’eccezionalità dell’evento e delle immagini scatenò, oltre alla curiosità, il sospetto che l’allunaggio non fosse mai accaduto se non in uno studio cinematografico hollywoodiano. È la cosiddetta teoria del complotto lunare.

 

Hasselblad: 50 anni sulla luna

Hasselblad e i 50 anni sulla luna. Il 20 luglio 1969, ore 20:17 UTC: il modulo lunare Eagle con a bordo gli astronauti della missione Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, si posa sulla superficie della luna sulle rive del Mare della Tranquillità. Sei ore più tardi, alle 02:56 UTC del 21 luglio 1969, Armstrong mette piede per la prima volta sul suolo lunare scrivendo una delle pagine più importanti di quella corsa allo spazio iniziata nel 1957 con il lancio dello Sputnik 1, il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra. Una corsa che vide contrapporsi Stati Uniti e Unione Sovietica ma che, allo stesso tempo, seppe indirizzare il mondo intero verso un obiettivo comune, un’aspirazione comune. Migliaia le persone che, quella notte di luglio, seguirono la telecronaca dell’allunaggio: tra loro molti italiani che si unirono all’entusiasmo con cui il giornalista Tito Stagno diede l’annuncio dello sbarco di Armstrong: «Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare!».

Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna

La storica camminata dei due astronauti fu documentata, minuto dopo minuto, grazie alle migliori tecnologie disponibili all’epoca. Tra queste anche alcune fotocamere Hasselblad, azienda svedese fondata nel 1941, appositamente modificate per resistere alle alte temperature, alle vibrazioni e alla minore forza di gravità. La collaborazione tra la Hasselblad e la NASA era iniziata già nel 1962 – nel corso del programma Mercury – quando l’astronauta Walter “Wally” Schirra, che già possedeva una Hasselblad 500C, fece scoprire all’agenzia spaziale statunitense i pregi di queste fotocamere.
A toccare il suolo lunare, insieme ad Armstrong e Aldrin, fu una Hasselblad Data Camera (HDC) con obiettivo Zeiss Biogon 60mm f/5.6 e pellicola da 70mm. Questa fotocamera, come le altre utilizzate nello Spazio, era dotata di una lastra di vetro trasparente, chiamata Réseau plate, posizionata tra la pellicola e l’obiettivo, su cui sono incise alcune “crocette” nere che, allo scatto, venivano impresse sulla pellicola: perfettamente visibile nelle fotografie scattate dagli astronauti, il reticolo era utile per verificare eventuali modifiche o distorsioni operate alle immagini e per misurare le distanze angolari tra gli oggetti. All’interno del modulo lunare Eagle fu, invece, utilizzata una Hasselblad Electric Camera (HEC) con obiettivo Zeiss Planar 80mm f/2.8. Dopo aver scattato alcune delle foto più celebri dell’intera avventura spaziale, e dopo che le pellicole furono rimosse e messe in sicurezza, le fotocamere e tutti gli accessori furono abbandonati sulla luna, così da alleggerire i veivoli in vista del rientro sulla Terra. Tuttavia, l’epopea della Hasselblad nello Spazio era destinata a proseguire, con grande successo, a lungo.

 

Le fotografie dell’allunaggio in mostra a Cortona

Le fotografie dell’allunaggio saranno in mostra a Cortona.
Il festival internazionale di fotografia Cortona On The Move e Intesa Sanpaolo festeggiano il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla luna. In ricordo di quello storico momento, dal 20 luglio a 20 agosto nella filiale della Cassa di Risparmio di Firenze – Intesa Sanpaolo di Cortona, saranno esposte alcune stampe vintage originali della missione Apollo 11 e il fotocolor di una delle immagine icona: quella di Buzz Aldrin che passeggia sul suolo lunare il 21 luglio 1969.

Cortona On The Move e le fotografie dell’allunaggio 

Una riproduzione a grandezza naturale della stessa foto e dell’astronauta Buzz Aldrin sarà posizionata in Piazza della Repubblica a Cortona nelle giornate del 20 e 21 luglio per dare l’opportunità a cortonesi e turisti di farsi una foto insieme a uno dei protagonisti dell’allunaggio.
Gli utenti potranno condividere i selfie sui social con l’hashtag #SelfieWithBuzz insieme a un pensiero su quale potrà essere il prossimo “grande passo per l’umanità”. La foto originale è conservata nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, acquisito nel 2015 che annovera un patrimonio fotografico di circa sette milioni di immagini databili fra la metà degli anni Trenta e la metà degli anni Novanta.

 

Accadde oggi: Tragedia in Val di Stava. E’ il 19 Luglio 1985

Sono passati 34 anni dalla Tragedia in Val di Stava, costata la vita a 268 persone.
Il cedimento di un bacino fangoso provoca una delle più gravi catastrofi italiane; 160.000 metri cubi di fango si riversano con una velocità e una forza impressionante sull’abitato di Stava, nel comune di Tesero.
Nonostante i soccorsi immediati, 268 persone persero la vita.

 

Immagine in evidenza via La Voce del Trentino

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