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Blow Up – Sotto la superficie del mondo

Sotto la superficie del mondo

Un produttore americano dopo il successo internazionale di Blow-up offrì ad Antonioni di girare Peter Pan con Mia Farrow. Il regista rinunciò al film nonché a una montagna di dollari. Ma ve lo vedete Michelangelo Antonioni girare Peter Pan?

Tutte le volte che mi è capitato di parlare con i fotografi, quelli veri, a un certo punto, il discorso cadeva su Blow-up, il film di Michelangelo Antonioni. Molti di loro avevano pensato di diventare fotografi dopo aver visto il film e la loro scelta non era un’assurdità perché Blow-up fu un film epocale e fece scuola.


I critici hanno versato fiumi di inchiostro per questo film ed è innegabile che Blow-up, espressione che significa ingrandimento, anticipi molte delle riflessioni sulla mancanza di senso del reale e sul senso dell’immagine. Questo film, che appartiene alla storia del cinema, ha influenzato generazioni di fotografi e registi e consente ancora oggi di fare i conti con la nostra dimensione esistenziale, imprigionata in una realtà che ci sfugge e che si trasforma di continuo. La fotografia in quegli anni era ancora schiacciata tra i reportage dei giornali illustrati e i circoli dei fotoamatori e il dibattito teorico sulla fotografia e la società delle immagini era agli albori: l’osservatore, ancora ingenuo, si ostinava (e si ostina) a vedere nelle fotografie, il mondo stesso, ignorando che la riproduzione fotografica è un’illusione.

 

Una Street Photography a…quattro zampe!

Lo street photographer Alan Schaller ha girato il mondo per mostrare le diverse personalità dei cani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alan Schaller, un fotografo internazionale che solitamente dà vita a lavori surreali, geometrici, dai forti contrasti che tendono a risaltare le diversità dell’uomo, questa volta ha deciso di cambiare e viaggiare per il mondo per mostrare le differenti personalità… dei cani! A ogni strada il suo.

Il fotografo londinese predilige gli scatti in bianco e nero che ritraggono i contrasti e le diverse realtà umane. Gli individui, questa volta però, non sono i soggetti che l’autore è interessato a ritrarre per svelarne la personalità; per questo nuovo progetto ha deciso di viaggiare per il mondo e dedicarsi a una street photography che mostri l’unicità del rapporto che esiste tra l’uomo e il suo fedele amico a quattro zampe nonché alla soggettività propria di ogni cane. Dai cuccioli…ai cani di grossa taglia, ai segugi. Questo progetto di street photography “sui generis” ha portato inevitabilmente a familiarizzare con i cani, creando un legame speciale e guadagnando la loro fiducia tanto che Schaller ha affermato “In generale, ritengo che i cani riescano ad essere costantemente più amichevoli, imprevedibili e divertenti rispetto a noi uomini. Quasi tutti i cani che ho fotografato, a meno di situazioni tragiche, al limite, mi hanno tutti fatto ridere“. Attraverso le sue foto, Alan Schaller spera di sensibilizzare le persone a sostenere le diverse associazioni cinofile e gruppi di volontari per aiutare le fide creature a quattro zampe ad avere una vita migliore.

“La grande bellezza” secondo Antonio Saba

Da trent’anni Antonio Saba cattura la bellezza sotto diverse forme: dalla fotografia di architettura al life style

Classe 1966, Antonio Saba ha avuto prima uno studio a Cagliari e uno a Milano, poi, per un breve periodo, ha lavorato negli Stati Uniti e dal 2013 vive e lavora a Dubai, considerata punto strategico sia come base per raggiungere il resto del mondo sia come principale fonte di business. “Le agenzie, quelle classiche, ci sono tutte“, afferma Saba. A queste, poi, si aggiungono quelle libanesi. “In questi anni mi sono concentrato nel settore dell’hospitality: a Dubai si aprono quattro o cinque grandi alberghi ogni anno. Mi occupo della produzione fotografica, in particolare per l’advertising, ma anche per le pubblicazioni editoriali e i nuovi media“.

Antonio Saba, forte della ventennale esperienza di banco ottico e pellicola, cerca di realizzare gli scatti il più definiti possibili anche se poi comunque si affida alla post-produzione digitale per rifinire il file. “La fotografia dell’angelo in volo sulla terrazza quella con alle spalle la torre Burj Khalifa, èstata ultimata in post. La figura non l’ho scattata in studio, ma in una terrazza dal vero. Le ali, invece, le ho fotografate successivamente, a Barcellona, utilizzando la stessa luce.“[…] Oltre al business legato al lusso e al life style, Antonio Saba si sta dedicando al settore della fine art: cioè una produzione che implica tecnica e qualità nonché tutte le attenzioni normalmente richieste dal circuito delle gallerie d’arte e dei musei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fotografo che scatta appeso a un elicottero!

Questo fotografo preferisce scattare mentre è appeso a un elicottero che usare un drone

Jin-Woo Prensena vive a Los Angeles ed è un fotografo di fine art, che scatta bellissime foto aeree ma senza usare un classico drone, di cui si sente tanto parlare, bensì preferisce appentdersi fuori da un elicottero mentre tiene salda tra le mani una Phase One XF 100MP medio formato per scattare foto da 100-megapixel. Prensena si è avvicinato alla fotografia aerea 4 anni fa, insieme a un suo amico pilota di elicotteri: Aaron Fitzgerald di Airborne Images. Mentre Fitzgerald pilota l’elicottero a circa 7,500 piedi d’altezza, Prensena è appeso fuori dal portellone aperto grazie a un’imbragatura sulla sua schiena mentre punta verso il basso la sua fotocamera per scattare immagini incredibili. Mentre fotografa, Prensena deve resistere al vento forte che costantemente gli fa piangere gli occhi, lo scuote e gli rende impossibile sentire l’otturatore della sua fotocamera per il rumore! Scattare a 100 megapixel consente a Prensena di stampare e vendere le sue foto in formato gigante con misure di circa 147×261 cm. Le sue foto, una volta appese al muro dei suoi clienti, diventano imponenti, colpiscono garantendo una sicura e ottima pubblicità “passa parola”!

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Fotografia pratica: idee viaggio per fotografare l’aurora boreale

Idee viaggio per fotografare l’aurora boreale

La caccia all’aurora boreale attira ogni anno migliaia di persone da tutto il mondo speranzose di ammirare e fotografare i suoi colori. Ecco alcuni suggerimenti per organizzare il tuo “safari fotografico”. L’aurora boreale è un fenomeno ottico dell’atmosfera terrestre che da sempre affascina chiunque e porta ogni anno migliaia di turisti a invadere il Grande Nord per godersi uno spettacolo unico nel suo genere. Un fenomeno così incredibile e imprevedibile attira soprattutto i fotografi, non solo professionisti, che vogliono mettersi alla prova con una fotografia naturalistica non comune e che richiede, a parte la pazienza dell’attesa, l’uso della giusta tecnica. Proprio per questo motivo i workshop fotografici verso queste mete sono molto richiesti tanto da diventare un vero e proprio business. Hai tempo fino a marzo per ammirare l’aurora, ecco quindi, alcuni suggerimenti logistici per prenotare il tuo safari fotografico nel grande nord!

Dove e quando vedere l’aurora boreale

Le località non sono poche: in tutto il nord della Scandinavia, in Svezia, in Finlandia e in Norvegia, soprattutto nelle regioni della Lapponia, ma talvolta anche in Scozia (nelle isole Shetland e nelle Orcadi). A Ronas Hill, il punto più alto delle Shetland, d’estate il sole non tramonta mai ed è possibile ammirare l’aurora boreale. Mete privilegiate ma più a lungo raggio e difficili da raggiungere sono Canada, Alaska e Groenlandia. Il periodo migliore è tra febbraio e marzo e la fine dell’autunno, in coincidenza degli equinozi, i fenomeni di aurora boreale sono più frequenti. Più facile ammirarli da febbraio a marzo, durante la lunga notte polare, quando l’iridescenza delle luci brilla nel buio più intenso. L’orario migliore va dalle nove di sera all’una di notte.

Idee di Workshop fotografici dell’aurora boreale

Se vuoi andare alle isole Lofoten – Novergia, FotoCorsi organizza con Nikon School, e altre aziende del settore, viaggi fotografici a fine gennaio e nella prima metà di febbraio. In Islanda, invece, nella seconda metà di febbraio, clickalps organizza un viaggio itinerante a caccia dell’aurora boreale e dei paesaggi invernali: cascate di ghiaccio, oceano in tempesta, sole basso e notti lunghe. Sempre on the road per l’Islanda, viaggifotografici ha già aperto le iscrizioni per un workshop a fine ottobre. Intregraphotonaturecreative propone un workshop nei fiordi delle isole Lofoten a fine febbraio, organizzato da Massimo Coizzi, che organizza tour fotografici in Europa. Agamatour, oltre ai viaggi classici per avvistare l’aurora boreale, organizza tour fotografici in collaborazione con il fotografo Gabriele Menis.

Non rimane che fare la valigia!

Andrea Rovatti: la ricerca metafotografica in bilico tra figurazione e astrazione

Urban_Texture, Bicocca, Milano © Andrea Rovatti

Andrea Rovatti: la ricerca metafotografica

di Francesca Marani
Andrea Rovatti è un autore eclettico, capace di muoversi con disinvoltura tra grafica e fotografia, senza il freno delle sovrastrutture di pensiero che rifuggono contaminazioni e ibridazioni tra differenti forme artistiche. L’autore agisce con estrema fluidità, mosso dalla fascinazione della sperimentazione e dalle infinite possibilità visive offerte dalla moltiplicazione delle immagini. In questa intervista si racconta a partire dalle primissime esperienze di gioventù.
«Mi ha sempre attratto la rappresentazione che coniuga realtà e immaginario e, ben presto, ho iniziato a lavorare con immagini sequenziali, ripetitive, capaci di creare modalità nuove di percezione visiva» Andrea Rovatti
La passione per la fotografia si è sviluppata con l’inizio dell’attività lavorativa. A sedici anni, quando ancora andavo a scuola, nel pomeriggio lavoravo in uno studio di fotografia di moda poi, una volta finite le superiori, ho avuto l’occasione di fare da assistente a Enzo Mari, designer di fama internazionale, e lì mi sono innamorato anche del graphic design, iniziando un percorso che non ho più abbandonato, dove grafica e fotografia convivono e interagiscono. In particolare, durante la progettazione delle copertine per Boringhieri, basate sulla scomposizione di una stessa fotografia in quadranti, sono rimasto affascinato dal fatto che la fotografia originaria, attraverso lo scostamento dell’inquadratura, si ricomponesse in una nuova immagine. Da allora, la ricerca sequenziale, ripetitiva e a scacchiera delle immagini fotografiche è stata, spesso, il leitmotiv della mia attività professionale, come mostrano le ricerche fotografiche Multivisione, Strisce, Lastra smaltatrice o i progetti grafici per i cataloghi Marca Corona, TDA, il calendario Natuzzi, CartaSi. Ciò che mi attrae è la possibilità di soffermarmi sui dettagli, addentrarmi nelle cose per poi avventurarmi nelle procedure di creazione delle immagini stesse, catturate attraverso l’occhio del fotografo e la sensibilità del grafico. Le mie opere partono sempre da un close up, da un dettaglio che reitero, dando vita ad un’astrazione che immediatamente si allontana dallo scatto iniziale, capace di attuare uno scollamento con la realtà. I nove rettangoli consentono di ottenere un’immagine che colloquia con se stessa in ogni direzione e che ripetendosi crea delle giunzioni, delle variabili formali che prima non esistevano, trasformandosi nell’immagine di un’immagine.


Ritmi, allegorie e situazioni ambigue sono quindi alla base dei miei lavori proprio perché il significante si distacca dal significato, consentendo di operare su due livelli distinti di percezione. Nel 1985, epoca in cui insegnavo nel laboratorio di fotografia all’ITSOS Albe Steiner di Milano, ho cominciato una ricerca personale sulla fotografia di dettagli della natura. Osservando le forme e le strutture naturali, così perfette e ieratiche, ci si rende conto dell’esistenza di trame ricorrenti, una complessità che però, paradossalmente, ci riconduce all’essenza delle cose stesse e di conseguenza forse anche di noi stessi. Le texture che ci circondano sono infinite e alcune cambiano a seconda dell’attimo in cui sono catturate: è per questo motivo che la mia ricerca in tal senso non è conclusa, anzi è in continua trasformazione. Negli anni Novanta realizzo la serie Sequenze, attraverso l’accostamento di un modulo di sei figure a tema, che poi diventeranno nove immagini reiterate a partire dal 2005 e prenderanno il nome di Texture Nel 2010 la mia ricerca sulle texture subisce un nuovo cambiamento quando l’attenzione si rivolge alle architetture urbane: nasce, così, Urban Texture. L’architettura è senza dubbio uno dei soggetti che prediligo perché si presta a una riflessione sullo scorrere del tempo che mi interessa molto. Io guardo all’architettura come sedimentazione del tempo che passa; leggere l’architettura di una città significa osservarne la stratificazione storica e culturale. Ho iniziato con Milano, riscoprendone la bellezza, e proseguito con Venezia, una vera e propria sfida, per approdare infine a New York e Los Angeles. Ora l’indagine sul tempo si è evoluta anche al di là della ricerca sul soggetto: se prima riproducevo nove volte la stessa identica fotografia, adesso utilizzo nove scatti diversi, intervallati da frazioni di secondo. Mi piace pensare che nella riproposizione della stessa apparente fissità sia presente, invisibile, lo scorrere del tempo. Se nelle texture naturali ho voluto meditare sulla potenza della natura e sulla sua capacità di riproporre sempre l’equilibrio in un contesto dove l’uomo non compare, con le Urban Texture mi sono concentrato sul cambiamento del paesaggio naturale dovuto alla presenza dell’uomo e alla sua realtà urbana. Le mie immagini sono spesso labirintiche, respingenti e familiari al tempo stesso, capaci di disorientare l’occhio dello spettatore, ma anche di incuriosirlo e di invitarlo a guardare con più attenzione”.

Festival Fotografico Europeo 2018: gli eventi della quinta settimana

Il Festival Fotografico Europeo entra nella sua quinta settimana di eventi e attività: andiamo a scoprire insieme i prossimi appuntamenti.






Festival Fotografico Europeo 2018: gli eventi della quarta settimana

Il Festival Fotografico Europeo entra nella sua quarta settimana di eventi e attività: andiamo a scoprire insieme i prossimi appuntamenti.

Mercoledì 11 aprile 2018 – Centro Giovanile STOA’
via Gaeta, 10, Busto Arsizio (VA)

Ore 21: WATERGRABBING – ingresso libero

Uno sguardo fotografico sul petrolio del XXI secolo.
Approfondimento tematico della mostra con la presenz adi un fotografo del team del progetto Water Grabbing







 

Festival Fotografico Europeo 2018: gli eventi della terza settimana

Il Festival Fotografico Europeo entra nella sua terza settimana di eventi e attività: andiamo a scoprire insieme i prossimi appuntamenti.

Mercoledì 4 aprile 2018 – Ass.ne Culturale BARICENTRO
(via Pola, 6 – Milano)
ore 18,30 Opening della mostra, ingresso libero

IL BOSCO DEL PENSIERO di Franco DONAGGIO 

a cura di Sandra Benvenuti



Giovedì 5 aprile 2018 – Albè & Associati Studio Legale
(via Cellini, 22 – Busto Arsizio (VA)

ore 19,00: SCATTA L’ASTA – ingresso libero

Asta di beneficienza a favore della Ass.ne

BIANCA GARAVAGLIA Onlus – Dalle ore 16 alle ore 19 sarà possibile visionare in anteprima le opere in asta, esposte nelle sale dello Studio Albè.




Venerdì 6 aprile 2018 – Galleria Libreria Boragno
(via Milano, 7 – Busto Arsizio (VA)

Ore 18: Opening della mostra – ingresso libero

EFFETTI COLLATERALI di Livio SENIGALLIESI

a cura di Valeria Valli



Venerdì 6 aprile 2018 – Sala Conferenze del Museo del Tessile
(via Galvani – Busto A. (VA))

Ore 21,15 SERATA DI MULTIVISIONI- ingresso libero

a cura de IL PARALLELO MULTIVISIONI
di Francesco Lopergolo

La storia di Caterina / Venissa / Galapagos / 20 Mignon di Mignon / Non sono un Poeta / Il colore arancio / Giorgio Casali memorie / Una virgola di tempo.



Sabato 7 aprile 2018 – Palazzo Leone da Perego
(via Gilardelli, 10 – Legnano (MI))

Ore 17 conferenza – ingresso libero

Patrizia Della Porta: MU-SEUM: SGUARDO, SERIE, VUOTO

a seguire visita guidata alla mostra con l’autrice.




Domenica 8 aprile 2018 – Teatrino di Villa Gonzaga
(via L. Greppi, 4 – Olgiate Olona (VA))

Ore 11 Opening della mostra – ingresso libero

La Natura in b/n di Vittorio Pigazzini  



Domenica 8 aprile 2018 – CHIESA OPAI  – Santi Innocenti di Villa Gonzaga
(via L. Greppi, 4 – Olgiate Olona (VA))

Ore 11 Opening della mostra – ingresso libero

Sei…nel Parco,  SEI FOTOGRAFI IN ASCOLTO DELLA NATURA

Franco Sala, Rosalino Torretta, Claudio Torresani,Damiano Villa, Maurizio Pol, Norino Canovi.




Domenica 8 aprile 2018 – Monastero di Cairate
(via Monastero, 4 – Cairate (VA))

Ore 17 Incontro con gli autori della mostra – ingresso libero

POETICHE DELL’OBLIO

Roberto Venegoni, Silvia Lagostina, Giovanni Cedronella, Claudio Argentiero.
Visita guidata alla mostra e al Monastero



 

Monica Silva: Il ritratto creativo nell’era del selfie

Incontro con Monica Silva: 16 Aprile 2018 Ore 18:15 IED Aula S10

Via Amatore Sciesa 4 Milano

Per iscriverti e partecipare clicca qui.


Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.”

Nadar



L’autoritratto è il genere artistico che meglio di altri contraddistingue la nostra epoca. Ci sono libri che offrono un’ampia panoramica storico-culturale dell’autoritratto a partire dall’antico mito di Narciso e dai cosiddetti «autoritratti di Cristo» fino al proliferare di autoritratti di artisti contemporanei a dimostrazione come l’atto di ritrarsi faccia parte di una tradizione lunga secoli.

Oggi lo chiamiamo volgarmente ‘selfie’, ma pochi sanno che l’autoritratto fa parte spesso inconsapevolmente di un percorso di autoanalisi ma anche il modo più facile per mettere fuori la creatività e creare progetti interessanti mai pensati prima. La fotografa Monica Silva condurrà un talk sulla creatività fotografica con un approfondimento sulla storia degli autoritratti nella storia dell’uomo e racconterà i suoi progetti più ambiziosi e aneddoti sul suo speciale rapporto con il ritratto e come trovare la giusta strada creativa.

Monica Silva è una fotografa brasiliana riconosciuta internazionalmente per i suoi ritratti di carattere psicologici. Ha scattato per le principali riviste e quotidiani come Vanity Fair, Panorama, Il Corriere della Sera, The Sunday Times Corea, Rolling Stone, Le Figarò. Ha creato progetti complessi di rilettura di grandi artisti per mostre in Italia e all’estero. Ha svolto conferenze sulla psicologia nel ritratto in Italia ed oltre oceani ottenendo sempre grandi riscontri di pubblico e di critica.

 

Alexander Rodchenko a Palazzo Te, Mantova

LA SCALINATA, 1930 - © A. Rodchenko – V. Stepanova Archive/ Multimedia Art Museum, Moscow

La mostra “Alexander Rodchenko. Revolution in photography”, ospitata a Palazzo Te a Mantova dal 29 marzo al 27 maggio 2018, presenta una raccolta di circa centocinquanta fotografie dai negativi originali degli anni Venti e Trenta del grande maestro russo, esponente di primo piano dell’avanguardia sovietica del XX secolo.

Il movimento dell’avanguardia in Russia costituisce un fenomeno unico nel Novecento. La stupefacente energia creativa espressa dai suoi esponenti continua ad alimentare la cultura artistica contemporanea. Alexander Rodchenko (1891 – 1956) è stato incontestabilmente uno dei principali generatori di idee di quella stagione straordinaria, incarnando lo spirito dell’epoca. Tutti i campi artistici pervasi dal suo talento – la pittura, il design, il teatro, il cinema, la tipografia e la fotografia – ne sono stati trasformati aprendo vie di cambiamento radicalmente innovative.


DIMOSTRAZIONE IN VIA MIASNITSKAYA (M-metro), 1932 – © A. Rodchenko – V. Stepanova Archive/ Multimedia Art Museum, Moscow

“Il nostro dovere è sperimentare”
Alexander Rodchenko


Gli obiettivi di vita da lui stesso formulati nei saggi teorici, il vettore per il progresso che ha attivato e la sua capacità di sognare il futuro risultano ancor oggi di grande importanza.

Le fotografie esposte nelle Fruttiere della villa di Giulio Romano, provenienti dalla collezione del Multimedia Art Museum, Moscow e selezionate dalla curatrice Olga Sviblova, documentano il ruolo rivoluzionario di Alexander Rodchenko nell’ambito della fotografia.  Introducendo il pensiero concettuale e l’ideologia costruttivista, l’artista sovietico determina un cambiamento radicale del modo di concepire la natura della fotografia e il ruolo del fotografo: anziché mero riflesso della realtà, la fotografia diviene anche uno strumento per la rappresentazione visiva di costruzioni intellettuali dinamiche. Nella sua opera fotografica la composizione si coniuga con un approccio documentario autentico e con la capacità di cogliere istantaneamente le sensazioni dell’uomo moderno.


RAGAZZA CON UNA “LEICA”, 1934 – © A. Rodchenko – V. Stepanova Archive/ Multimedia Art Museum, Moscow

La “rivoluzione” operata dall’artista – che spinge la critica a definirlo “il padre della fotografia sovietica” – dà forma a uno stile e a un linguaggio visivo del tutto unici, combinando gli espedienti formali del “Metodo Rodchenko” – tra questi la composizione diagonale da lui scoperta, la prospettiva scorciata, punti di ripresa insoliti dal basso verso l’alto e viceversa, l’ingrandimento di dettagli – e una componente romantica che ispira il suo pensiero utopico.

Il talento multiforme e innovativo di Rodchenko trova espressione in uno specifico insieme di temi a lui cari, quali la vitalità della città, la bellezza della tecnologia e dell’architettura moderna, l’industria, il teatro, il circo e lo sport.

PERCORSO MOSTRA

Il percorso espositivo a Palazzo Te si apre con  l’Autoritratto caricaturale del 1922, esposto accanto a un corpus di ritratti, in cui appaiono anche amici e familiari, e alle famose fotografie La scalinata (1930) e Ragazza con una Leica (1934), che incarnano integralmente i principi innovativi del suo “metodo”.

L’itinerario di mostra prosegue con una selezione di immagini sulla realtà industriale raccolte nelle short series: Fabbrica di automobili AMO del 1929, dedicata al settore dell’industria automobilistica; MoGES (Centrale Elettrica di Mosca), che documenta la nuova centrale elettrica eretta nel 1927 e il lavoro degli operai. La verticalità delle moderne costruzioni viene ripresa nelle fotografie di architetture e particolari costruttivi, come la celebre Scala antincendio (con un uomo) del 1925.

Le spettacolari parate di ginnasti e atleti sono protagoniste degli scatti che raccontano lo spirito dinamico e la nascente coesione sociale degli anni Trenta in Russia.

La nuova attenzione rivolta da Rodchenko al dettaglio permette di mettere in luce l’armonia delle architetture e delle nuove forme create dalla tecnologia, illustrata in mostra con l’immagine della Torre Shukhov del 1929 e con la short series Fabbrica di lampadine elettriche di Mosca realizzata a cavallo degli anni Venti e Trenta.


LA SCALINATA, 1930 – © A. Rodchenko – V. Stepanova Archive/ Multimedia Art Museum, Moscow

La nuova Mosca è documentata con le fotografie della costruzione del Parco della Cultura e della asfaltatura delle strade di Leningrado, e con le immagini di edifici simbolo, quali quello progettato da Ginzburg sul viale Novinski e quello del Mosselprom.

La fotografia di stampo giornalistico è testimoniata dagli scatti dei fotoreportage all’interno dell’ufficio editoriale e dell’archivio del giornale “Gudok” (1928) e quello sui lavori di costruzione di grandi imprese ingegneristiche, in particolare la costruzione del canale che collega il Mar Bianco con il Mar Baltico.

Con le acrobazie degli artisti del circo si conclude una narrazione fotografica di grande suggestione, fortemente rappresentativa dello spirito dei nuovi tempi.

L’intera opera fotografica di Rodchenko mette in luce l’obiettivo principale della sua poetica: la trasformazione del presente in nome del futuro e la possibilità di una positiva trasfigurazione del mondo e dell’umanità.

“Io ho creato oggi per poi, domani, cercare il nuovo, – scrive Rodchenko – anche se esso sembrerà nulla in confronto a ciò che è stato fatto ieri. In compenso dopodomani supererò ciò che è stato fatto oggi”.

In tutta la storia della fotografia russa della prima metà del XX secolo, Alexander Rodchenko è l’unico ad aver lasciato, attraverso gli articoli e i diari, testimonianze incomparabili: riflessioni sull’arte di un fotografo-pensatore, partecipe di un cataclisma storico che aveva generato in lui un conflitto drammatico tra presupposti consci e un’inconscia pulsione a creare.

La mostra “Alexander Rodchenko. Revolution in photography” è prodotta e organizzata dal Ministero della Cultura della Federazione Russa, dal Comune di Mantova, dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te, dal Museo Civico di Palazzo Te e dal Multimedia Art Museum, Moscow, con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, in sinergia con Russian Seasons.

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