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Attenzione! Google ha rimosso 29 applicazioni di fotografia pericolose

Google ha rimosso 29 applicazioni di fotografia pericolose

Google ha sempre cercato di fermare il fenomeno del malware inserito in applicazioni legittime o eliminando le stesse applicazioni o rendendo più aspre le regole di accettazione delle applicazioni. Trend Micro ha scoperto una serie di applicazioni malevole che agivano indisturbate sia rubando le immagini degli utenti nella memoria del telefono sia rimandando gli utenti stessi a siti fraudolenti.
In particolare Trend Micro ha scoperto ben 29 applicazioni malevole che sono state scaricate dagli utenti per migliaia di volte, ingannati dalle false promesse di migliorare gli scatti fotografici; le applicazioni, in realtà, permettevano attacchi di pishing grazie alla presenza di banner pubblicitari. Inoltre per alcune di queste applicazioni diventava molto difficile anche la disinstallazione.

Google ha rimosso 29 applicazioni di fotografia pericolose: ecco la lista

com.beauty.camera.years.pro. Pro Camera Beauty
com.cartoon.art.photo.ygy.camera. Cartoon Art Photo
com.lyrebirdstudio.emoji_camera. Emoji Camera
art.eff.filter.photo.editor. Artistic effect Filter
art.filter.editor.imge. Art Editor
com.beauty.camera.project.cloud. Beauty Camera
com.selfie.camerapro.pro. Selfie Camera Pro
com.camera.beauty.kwok.horizon. Horizon Beauty Camera
com.camera.ygysuper.photograph. Super Camera
com.effects.art.photo.for.self. Art Effects for Photo
com.solidblack.awesome.cartoon.art.pics.photo.editor. Awesome Cartoon Art
com.photoeditor.artfilterphoto. Art Filter Photo
com.photocorner.artfilter.arteffect.prizma. Art Filter Photo Effcts
com.picfix.cartoonphotoeffects. Cartoon Effect
com.picsartitude.arteffect. Art Effect
com.csmart.photoframelab. Photo Editor
com.wallpapers.nuclear.hd.hd3d.best.live.nuclear. Wallpapers HD
com.perfectmakeup.magicartfilter.photoeditor.selfiecamera. Magic Art Filter Photo Editor
appworld.fillartphotoeditor.technology. Fill Art Photo Editor
com.artflipphotoediting. ArtFlipPhotoEditing
com.artphoto.artfilter.artpiczone. Art Filter
com.photoeditor.cartoonphoto. Cartoon Art Photo
com.photoeditor.prismaeffects. Prizma Photo Effect
com.cmds.artphotofiltereffect. Cartoon Art Photo Filter
com.latestnewappzone.photoartfiltereditor. Art Filter Photo Editor
com.livewallpaperstudio.pixture. Pixture
app.pixelworlds.arteffect. Art Effect
timepassvideostatus.photoarteffect.cartoonpainteffect. Photo Art Effect
com.techbuzz.cartoonfilter. Cartoon Photo Filter

Fonte blog.trendmicro.com

Lisetta Carmi: la mostra a Roma

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti
Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

Lisetta Carmi

Al Museo di Roma in Trastevere giunge la mostra dedicata alla mitica fotografa genovese. La rassegna si propone di valorizzare l’opera dell’autrice attraverso un percorso espositivo suddiviso in tre livelli di narrazione costruiti come progetti di pubblicazione su tematiche molto diverse: la metropolitana parigina, il mondo dei travestiti e la Sicilia. In mostra sono presenti anche le fotografie più celebri che ripercorrono una carriera lunga e intensa a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. A essere evidenziato è uno sguardo attento, empatico e originale della Carmi nei confronti della realtà. Fortemente legata alla città di Genova, ha saputo raccontare il mondo del lavoro nei difficili anni del dopoguerra con uno straordinario reportage realizzato nel 1964 nel porto del capoluogo ligure. Le sue immagini hanno viaggiato per il mondo, testimoniando la vita quotidiana di alcuni paesi lontani come l’Afghanistan, l’India e l’America Latina. Ad arricchire la mostra romana, una serie di immagini inedite dedicate ai ritratti di artisti e a volti noti della cultura.

MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Piazza S. Egidio 1/b – 00153 Roma
martedì – domenica ore 10-20
Fino al 3 marzo 2019
museodiroma.trastevere@comune.roma.it
www.museodiromaintrastevere.it

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

Aisha Maïmouna Guerresi: nuove coordinate culturali e religiose per sfidare la paura dell’altro

Aisha Maïmouna Guerresi

Il profilo del baobab e la linea sinuosa dell’architettura islamica, la formula calligrafica del bismillah che affiora dal fondale scuro, ricordano ai protagonisti delle opere più recenti di Maïmouna Guerresi che la loro identità è preziosa. Un doppio legame che contempla una nuova identità riflessa nel paesaggio veneto che li circonda, perché sono ragazzi e ragazze che appartengono alla seconda generazione di famiglie nordafricane e senegalesi emigrate nell’Italia del Nord-Est. «Conoscere le differenze è anche un modo per accettare se stessi», afferma l’artista che all’inizio degli anni Novanta, in Senegal, ha abbracciato la religione musulmana. Anche nel titolo di questo progetto realizzato tra il 2016 e il 2018, Aisha in the Wonderland, presentato a Seattle e Saint Louis (2018, Stati Uniti) e nell’ambito della Biennale di Dakar, ritroviamo quella componente che si riflette in una ricerca di “sincretismo estetico” in cui l’elemento simbolico, affidato anche al cromatismo, è evocativo, talvolta ironico e persino criptico, ma mai scontato. La gestualità ha un ruolo decisivo all’interno della messinscena, costruita citando la grande invenzione della pittura occidentale: la prospettiva. Come i maestri pre-rinascimentali e rinascimentali anche Maïmouna colloca l’uomo al centro dell’universo, in rapporto diretto con il divino. Le figure – soprattutto quelle femminili, in parte associate a quelle di intellettuali e mistiche che la storia dell’Islam ha confinato nell’oblio e a cui l’artista restituisce la voce – mantengono la loro ieraticità e l’aspirazione a una monumentalità anche quando sono ritratte in spazi o pose inconsuete, sfidando la gravità e l’equilibrio per affermare quella forza interiore che le contraddistingue. In quest’uso del corpo associato alla metamorfosi c’è traccia dell’esperienza della Body Art, praticata da Guerresi all’inizio della sua carriera ed evolutasi nei successivi lavori scultorei, installativi e fotografici. In particolare, nella serie Giants (2007-2012) la dualità pieno/vuoto è evidente anche nella linea bianca (presente nelle opere successive) tracciata sui volti: un segno di luce che mette in relazione il noto con il temuto ignoto. La fotografia non è che la fase conclusiva di un lungo processo creativo che l’artista intraprende realizzando da sé anche i costumi e le scenografie dei set fotografici, sia nella casa-studio di Monteforte d’Alpone (Verona) che sulla terrazza della casa di famiglia a Dakar.

Immagine in evidenza Aisha’s Stories 2, 2016, Lambda print ©Maïmouna Guerresi / courtesy Mariane Ibrahim Gallery /Officine dell’Immagine

Alfredo Camisa: tra stupore e progetto

Alfredo Camisa

Alfredo Camisa era un lucido visionario. Di sé diceva: «Come mi vedo? Fotografo di avanguardia per quegli anni. Immagini caratterizzate da toni molto aspri, forti contrasti, assenza di mezzi toni. Soggetti “forti” e situazioni al limite del paradosso, rispetto e compiacimento per la forma, a volte per l’orpello, ma sempre spontaneo e mai artificiale né artificioso». Il contribuito di Camisa ha certamente segnato la storia della fotografia italiana. Grazie al suo talento la sua opera è stata riscoperta recentemente, tanto che la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) lo ha insignito del titolo di Maestro Fotografo Italiano, dedicandogli una monografia. I suoi anni erano quelli del secondo dopoguerra, dove l’impronta culturale Neorealista imperava in tutte le forme espressive – Renato Guttuso celebrava nelle sue opere il realismo socialista delle piazze e dei mercati mentre Alberto Burri metteva, nelle sue opere informali, tutta l’angoscia, il dolore e l’atrocità del conflitto appena concluso –. Nello stesso periodo si affacciava alla ribalta del mondo della fotografia la nuova generazione di autori italiani. Da Gianni Berengo Gardin a Paolo Monti, da Fulvio Roiter a Mario De Biasi erano tutti guidati dall’altissimo esempio d’interpreti internazionali come Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e Otto Steinert. La strada è stata per molti anni il palcoscenico privilegiato delle loro immagini insieme alle persone che le abitavano, i protagonisti di una storia per nulla romanzata, ma strettamente legata alle verità della vita. Ma per alcuni, quelle strade hanno rappresentato un pretesto, una fonte di stimolo per la propria immaginazione. Ed è qui che s’inserisce lo straordinario stile dell’opera di Alfredo Camisa. L’autore ha saputo coniugare nei suoi scatti l’esperienza formale fondendola con il gusto neorealista di quegli anni. Le sue fotografie colte e mai scontate, contengono, oggi come allora, una sorprendente modernità, una lucida propensione per la composizione e uno sguardo sul mondo filtrato dalle più alte esperienze artistiche, realiste e informali di quell’epoca.

Immagine in evidenza Ultimo binario, 1955

Bookshop: Le nuove generazioni viste dai fotografi Magnum

Le nuove generazioni: viste dai fotografi Magnum

Il volume è l’esito della mostra, ospitata da Fondazione Carispezia, dedicata alle nuove generazioni, così come sono state raccontate e interpretate dai fotografi dell’agenzia Magnum Photos. Fu Robert Capa, tra i fondatori dell’agenzia, a spingere i suoi colleghi a guardare ai giovani, alle loro aspirazioni, alla loro voglia di cambiare il mondo: “Abbiamo scoperto che, per quanto i membri di Magnum provenissero da Paesi diversi, le nostre speranze di ventenni erano simili tra loro ma diverse da quello che poi sarebbe successo. Da lì fu un attimo iniziare a pensare a quelli che avrebbero compiuto vent’anni a metà del secolo, e che avevano buone speranze di vivere nel secondo cinquantennio e celebrare anche l’anno 2000”.

Titolo: Un mondo giovane. Le nuove generazioni nello sguardo dei fotografi Magnum
Editore: Contrasto
Anno: 2018
Pagine: 110
Prezzo: 24,90 €

Per acquistare il libro clicca qui 

A Bologna, la mostra di Carlo Valsecchi sul gasometro restaurato da Hera

Carlo Valsecchi

Il Gruppo Hera promuove il progetto dell’artista italiano, che dall’1 febbraio al 31 marzo 2019 espone alla Pinacoteca Nazionale di Bologna quattordici fotografie del Gasometro M.A.N. n.3 che raccontano il processo di restauro della struttura, realizzato proprio dalla multiutility. Il progetto, oltre alla mostra visitabile gratuitamente, è accompagnato da un volume curato da Luca Massimo Barbero, pubblicato da Silvana Editoriale.

Carlo Valsecchi: Gasometro M.A.N. n.3

Da venerdì 1 febbraio a domenica 31 marzo 2019 il Gruppo Hera promuove presso il Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna Gasometro M.A.N. n.3, il nuovo progetto di Carlo Valsecchi: quattordici fotografie che raccontano in modo del tutto inedito e originale la metamorfosi del gasometro di Bologna durante i lavori di bonifica e restauro promossi dalla stessa multiutility. Al di fuori di ogni intento archeologico, il lavoro di Valsecchi presenta la struttura del gasometro come un organismo vivente in continua trasformazione e non come testimonianza inerte di un passato industriale. La mostra è aperta gratuitamente al pubblico da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 19.00. Sabato 2 febbraio, in occasione dell’ART CITY White Night, l’apertura è prolungata fino alle ore 23.00. Il progetto di Carlo Valsecchi si completa con il volume a cura di Luca Massimo Barbero, edito da Silvana Editoriale, che presenta la descrizione per immagini della rinascita di questo vero e proprio landmark del territorio bolognese. Gasometro M.A.N. n.3 è una riflessione sull’evoluzione dello spazio, che l’artista concepisce come un corpo in costante metamorfosi. L’opera di Carlo Valsecchi nasce da un dialogo continuo e diretto con i luoghi che di volta in volta affronta nei suoi progetti, siano essi architettura, un paesaggio urbano, l’industria pesante, l’industria altamente tecnologica, o l’infinito naturale. L’approccio analogico e geometricoanalitico nei confronti della fotografia di grande formato – un medium che contraddistingue tutta la produzione di Valsecchi – lo porta a scomporre e ricomporre il soggetto per restituirlo sotto una forma del tutto inedita. “Lavorare seguendo il principio analogico mi permette di liberarmi da qualsiasi vincolo con la realtà. Una libertà assoluta che, senza mai mancare di rispetto alla realtà stessa, mi introduce in un mondo immaginario e fantastico dove posso prendere tutti gli elementi che ho di fronte e osservarli da angolature diverse, muoverli nello spazio cercando a loro una “nuova” collocazione, letteralmente “spingerli” nella luce piena per cercare di ottenere solo quell’elemento che racchiude tutti gli elementi, ricercare la loro “luce propria” indipendentemente da quello che vedo illuminato, leggerli e rileggerli fino a comprenderne la natura di soggetto insita in essi.” – spiega Valsecchi, che aggiunge – “Il progetto sul Gasometro è nato durante una visita a Bologna. Questa affascinante struttura ha innescato la mia curiosità, sono entrato in dialogo con il Gruppo Hera, società proprietaria, per avere la possibilità di fotografarlo. Da questo dialogo assai interessante è nato il progetto Gasometro M.A.N. n. 3”. Ad accompagnare il progetto espositivo, un libro edito da Silvana Editoriale, a cura di Luca Massimo Barbero, che sottolinea: “Quelle di Carlo Valsecchi non sono solo fotografie “di architettura” sono immagini di un’architettura che diventa intima, che alla pura documentazione degli spazi sostituiscono il ritratto di una possibile interiorità, anche dell’animo umano. Negli spazi che Valsecchi ritrae, da un lato si percepisce il mistero più profondo e il fascino di questi luoghi, dall’altro si avverte, sottile seppur evidente, la sacralità della rappresentazione e la forza che questi luoghi portano con sé. Le immagini di Carlo Valsecchi colgono la dimensione utopica del tempo, che lega indissolubilmente questi giganti dell’architettura alla città e alla società di cui si fanno portavoce, ci consegnano un senso preciso e immediato di quella relazione che storicamente esiste tra uomo e modernità, utopia e progresso”.
“Abbiamo voluto questa mostra – commenta Tomaso Tommasi di Vignano, Presidente Esecutivo del Gruppo Hera – per far emergere l’elemento distintivo del nostro intervento di recupero, che esula da una dimensione meramente conservativa e consegna alla città una struttura capace di interloquire attivamente con il suo paesaggio fisico ed emotivo. Un artista importante come Carlo Valsecchi – prosegue Tommasi – grazie anche alla sua esperienza a livello internazionale è stato capace di cogliere fino in fondo questo aspetto, consentendoci di rappresentare anche attraverso l’arte lo spirito con il quale ci mettiamo quotidianamente al servizio dei nostri territori di riferimento”.

Carlo Valsecchi
Gasometro M.A.N. n.3
Pinacoteca Nazionale di Bologna | Sala degli Incamminati via delle Belle Arti, 56 – Bologna
aperto al pubblico dal 1 febbraio al 31 marzo 2019
martedì – domenica, 10.00 – 19.00
ingresso libero

Fulvio Roiter a Palazzo Ducale di Genova

Ponte dei Tre Archi 1979 © Fondazione Fulvio Roiter
Ponte dei Tre Archi 1979 © Fondazione Fulvio Roiter

Fulvio Roiter: Fotografie 1948 – 2007

A Palazzo Ducale di Genova, nella Loggia degli Abati, è possibile ammirare l’attesissima mostra retrospettiva Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007.
150 scatti, per la maggior parte vintage, selezionati dal curatore Denis Curti con il prezioso contributo della moglie Lou Embo, per raccontare l’intera vicenda artistica del grande fotografo scomparso nel 2016, e attraverso i quali far emergere tutta l’ampiezza e l’internazionalità del lavoro di Roiter, collocandolo tra i fotografi più significativi dei nostri giorni.

Fulvio Roiter: Fotografie 1948 – 2007: immaginari inediti e stupefacenti

Il percorso espositivo racconta gli immaginari inediti e stupefacenti che rappresentano la Sicilia ed i suoi paesaggi, Venezia e la laguna, ma anche i viaggi a New Orleans, in Belgio, in Portogallo, in Andalusia ed in Brasile che hanno determinato i primi approcci alla fotografia di Roiter. Ne derivano 9 sezioni di mostra, ciascuna espressione di uno specifico periodo della vita e dello stile del grande fotografo: L’armonia del racconto; Tra stupore e meraviglia: l’Italia a colori; Venezia in bianco e nero: un autoritratto; L’altra Venezia; L’infinita bellezza; Oltre la realtà; Oltre i confini; Omaggio alla natura; L’uomo senza desideri. In tal modo, il percorso espositivo, fluido e coerente, scandisce le tappe di una vita interamente dedicata alla fotografia e alla ricerca di quei luoghi dell’anima che ne hanno ispirato la poetica, assumendo come unico punto di riferimento la pura e sincera passione, vissuta dall’autore tra scenari di viaggi, scoperte e amori incondizionati.
Roiter non tralasciava alcun passaggio della produzione fotografica, per queste ragioni, le stampe (come anche i libri) doveva realizzarle lui personalmente, nella camera oscura allestita in casa sua, per poi timbrarle e firmarle, al fine di esaltarne e tramandarne il valore.
Un valore che per l’autore poteva essere misurato solo attraverso amore e passione, e la cui grandezza risuona nelle parole della nipote Jasmine come una promessa e una speranza: “Può una parola così piccola, foto, diventare così grande? Possono due sillabe riuscire a portarti in mondi lontani, in posti segreti, possono raccontarti una favola intima e silenziosa? Sì, possono. Le fotografie del Nonno, però, sembrano voler graffiare le pagine dei libri per poter uscire e diventare, se possibile, ancora più reali” (Jasmine Moro Roiter, Essere Roiter, 22.04.2016)
Promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, la mostra è prodotta da Civita Mostre in collaborazione con i Tre Oci.
Fulvio Roiter: Fotografie 1948 – 2007: scheda informativa
FULVIO ROITER. Fotografie 1948 – 2007
Fino al 24 febbraio 2019
Palazzo Ducale – Loggia degli Abati
Genova, Piazza Matteotti, 9
Per informazioni
mostre@civita.it
www.palazzoducale.genova.it
www.mostrafulvioroiter.it
Immagine in evidenza Fulvio Roiter
Ponte dei Tre Archi 1979
© Fondazione Fulvio Roiter

Claudia: combatte la Neuropatia delle Piccole Fibre con la fotografia

Combattere la malattia con la fotografia

Claudia Amatruda ha 23 anni, è nata a Foggia e studia all’Accademia di Belle Arti. Nel 2015 vince il primo premio nazionale di fotografia “Pane, Amore e Fantasia” del Resto del Carlino e una borsa di studio che le permetterà di continuare a studiare e a realizzare mostre fotografiche.
La vita di Claudia, però, è sconvolta quattro anni fa quando le vengono riscontrate, dopo anni di ricoveri, la Neuropatia delle Piccole Fibre, Disautonomia e Connettivopatia ereditaria, che provocano alla giovane dolori lancinanti.
La ragazza, intervistata da FanPage “Cerco di far viaggiare su binari paralleli la mia malattia e la fotografia. La malattia mi limita molto, ma quando fotografo spingo il mio corpo oltre quel limite: sono capace di star male per giorni pur di fotografare ciò che ho in testa. La mia testardaggine fa arrabbiare sempre i medici, non sono una paziente facile!Per me la cosa più bella è svegliarmi, uscire e andare in giro a guardare. Guardare tutto. Senza che nessuno stia lì a dirmi: devi guardare questo o quello.
La studentessa però dice che la fotografia le sta salvando la vita ed è per questo motivo che la ragazza ha deciso di intraprendere un percorso terapeutico il cui l’unico medicinale è la sua macchina fotografica:  nasce così un progetto fotografico che vuole concretizzarsi in un libro dal titolo “Naiade” per raccontare la sua vita e la sofferenza provocata dalla malattia.

Per scoprire di più
https://www.facebook.com/claudia.amatruda/photos?lst=737568970%3A100000482295155%3A1549270777

Immagine via Facebook

Accadde oggi: La Conferenza di Yalta. Uniti contro la Germania nazista

La Conferenza di Yalta. Uniti contro la Germania nazista

Si apre in Crimea la Conferenza di Yalta: una foto immortala i capi politici dei tre principali Paesi alleati – Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalin – riuniti ancora una volta, la seconda dall’inizio della Seconda guerra mondiale, per decidere il futuro della Germania nazista e l’assetto del mondo che si apprestava a uscire dal conflitto. I tre leader si accordarono sulla richiesta della resa incondizionata della Germania, stabilendo l’istituzione di quattro zone di occupazione che sarebbero state controllate da Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Francia. Considerata da molti studiosi l’ultimo vero momento di collaborazione tra gli Alleati, che gettarono anche le basi per la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Uniti, la Conferenza di Yalta è vista da molti come l’inizio di quella contrapposizione tra Ovest ed Est che avrebbe diviso il mondo per i successivi quarant’anni

PhotoArk: in mostra gli scatti del grande fotografo Joel Sartore

Joel Sartore: il fotografo di National Geographic

A La Spezia approda PhotoArk, con sessanta fotografie del fotografo del National Geographic Joel Sartore.
La mostra, gratuita, sarà allestita all’interno del centro commerciale Le Terrazze dal 1 al 28 febbraio 2019.
L’obiettivo di Joel Sartore è costituire un archivio fotografico degli animali in via d’estinzione; in dieci anni di lavoro sono state fotografate circa 8 mila specie di animali e si stima che per completare l’archivio saranno necessari altri dodicimila scatti e altri dieci anni di lavoro.
Marco Cattaneo, Direttore National Geographic Italia, intervistato da Città della Spezia afferma: «Il lavoro di Joel Sartore è straordinario perché lo si può leggere su molti piani. Dal punto di vista estetico, per la formidabile tecnica fotografica dell’autore. Dal punto di vista emotivo, per le espressioni intense degli animali che ha ritratto. Dal punto di vista etico, è uno stimolo a impegnarci per avere più cura del mondo che ci circonda. Perché non abbiamo un pianeta di riserva».

 

Come invecchiano i cani: un progetto fotografico da lacrime

Come invecchiano i cani

La fotografa Amanda Jones, con il progetto fotografico “Come invecchiano i cani”, vuole riprendere due momenti cruciali della vita dei nostri amici a quattrozampe.
Nel sito web della fotografa è infatti possibile vedere la gallery dove l’artista mette a confronto le foto dei cani da cuccioli con le foto da anziani; la fotografa si definisce una Dog Photographer perché ha speso gran parte della sua vita ad immortale il migliore amico dell’uomo.
Amanda Jones ha, infatti,  dedicato venti anni a questo progetto fotografico con lo scopo di mostrare quanto caduca sia la vita dei nostri adorati cani.

 

Credit Amanda Jones
Credit Amanda Jones

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