Yann Arthus-Bertrand
Source chaude du Grand Prismatic, Parc national de Yellowstone, Wyoming, Etats Unis © Yann Arthus-Bertrand Courtesy of the Artist

Yann Arthus-Bertrand: lassù qualcuno ci guarda

Nella Giornata della Terra vi parliamo del fotografo Yann Arthus-Bertrand e del suo impegno a salvaguardia dell’ambiente.

 

Le popolazioni pre-incaiche sapevano bene quanto cambiasse la prospettiva guardare dall’alto quei segni misteriosi tracciati come solchi nel terreno desertico di Nazca, in Perù, o nella riserva naturale di Paracas.

Ancora oggi le Linee di Nazca – riconosciute patrimonio UNESCO dal 1994, anche grazie alla passione e al lavoro quotidiano della matematica-archeologa Maria Reiche – sono oggetto di diverse ipotesi sulla loro origine. Impossibile, però, non lasciarsi coinvolgere dalla potenza iconografica dell’atlante di segni migranti stilizzati (come il condor, la scimmia, il candelabro, il ragno, il colibrì o l’extraterrestre) che restituiscono un universo criptico più vicino al futuro che al passato.

Anche Yann Arthus-Bertrand li ha fotografati nei suoi innumerevoli viaggi, sorvolando per mezzo secolo i cinque continenti.

Yann Arthus-Bertrand: la terra vista dal cielo

Uno sguardo dall’alto (su 113 Paesi) che affida al mezzo fotografico la fragilità dell’istante che diventa subito memoria, coinvolgendo l’osservatore sia nella sua dichiarazione d’amore verso la natura e l’uomo che nelle riflessioni sui disastri più macroscopici.

Con questa consapevolezza, nel 1994 nasceva il progetto La Terre vue du Ciel che gode del patrocinio dell’UNESCO, con cui il fotografo è stato consacrato a livello internazionale. Il libro viaggia parallelamente alla mostra fotografica itinerante ed è stato tradotto in 24 lingue, vendendo migliaia di copie.

Yann Arthus-Bertrand
Jeunes filles portant des seaux en pays dogon près de Bandiagara, Mali © Yann Arthus-Bertrand (Courtesy of the Artist)

La bellezza assoluta a cui aspira il lavoro, tuttavia, non ha nulla di edulcorato. Per l’autore il messaggio è chiaro: il pericolo è in agguato e il prezzo da pagare per l’intera umanità è decisamente troppo salato. Il pianeta è un bene comune da salvaguardare che annovera inevitabilmente i danni di un ecosistema compromesso a causa dell’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e umane. Inquinamento, desertificazione, disboscamento, cambiamento climatico globale sono alla radice della povertà che innesca il meccanismo migratorio con le sue tragiche conseguenze.

Un’azione collettiva per l’ambiente

Solo un’azione collettiva che vede in primo piano soprattutto i giovani di tutto il mondo, per Arthus-Bertrand, ha la forza di dare un segnale di controtendenza. Non certo, utopisticamente, un antidoto, ma linee guida che partono dalla conoscenza e dall’educazione ambientale.

Principi etici che nel suo lavoro si traducono concretamente anche nella fondazione di GoodPlanet, l’organizzazione non governativa che dal 2005 si occupa di ecosistema, nella realizzazione della serie televisiva Vu du Ciel e del lungometraggio Home (2009), dei documentari per l’ONU Forest e Desertification, nonché nella creazione della Hope Productions.

Yann Arthus-Bertrand
Lac Holmsarlon près du glacier Myrdalsjökull Islande © Yann Arthus-Bertrand, Courtesy of the Artist

Un attivismo che il fotografo francese condivide con un altro grande protagonista della fotografia contemporanea, l’amico brasiliano di lunga data Sebastião Salgado: entrambi, tra l’altro, sono membri dell’Académie des Beaux-Arts dell’Institut de France.

Ma è soprattutto con la moglie Anne, malata da tempo, che Yann Arthus-Bertrand ha scoperto la vocazione di ambientalista, nonché la professione di fotografo quando nel lontano 1976 andò a vivere con lei per tre anni nella riserva Masai in Kenya, affiancandola nella ricerca scientifica sui comportamenti di una famiglia di leoni. All’epoca faceva anche il pilota di aerei e mongolfiere, passione che seppe unire a quella per la fotografia a cui si avvicinò da autodidatta.

La fotografia e l’ambiente

La fotografia era una sorta di block notes con cui registrare ulteriori osservazioni sul re della giungla, che egli ha sempre considerato il suo unico e vero «maestro di fotografia».
Le questioni ambientali sono state da subito il focus dei suoi reportage pubblicati su testate quali National Geographic, Life, Paris Match, Figaro.

Quanto ai documentari, uno dei primi è stato Home (prodotto da Luc Besson) che analizza lo stato attuale del pianeta Terra: è stato presentato per la prima volta il 5 giugno 2009 contemporaneamente nelle sale cinematografiche di cinquanta Paesi in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente. Oggi l’archivio di Arthus-Bertrand si compone di oltre 32mila immagini che non tradiscono la vocazione più autentica dell’autore. Come scrive Antoine de Saint-Exupéry nelle pagine de Il Piccolo Principe «Quando il mistero è così stupefacente, non ci si azzarda a disobbedire».

Chi è Yann Arthus-Bertrand

Fotografo e attivista, ha pubblicato oltre 60 libri fotografici a partire da Lions (1981) (con la moglie Anne), Uomini e animali (1999), La Terra vista dal Cielo (2000). La sua passione per la fotografia naturalista inizia nel 1976 durante un lungo soggiorno nella riserva dei Masai Mara in Kenya. Scopre la fotografia aerea mentre sorvola la riserva in elicottero e mongolfiera. Nel 1991 crea l’agenzia Altitude specializzata in fotografia aerea e nel 1994, con il patrocinio dell’UNESCO, realizza il progetto La Terre vue du Ciel.

Tra i più recenti lungometraggi di cui è regista: Planet Ocean (2012) con Michael Pitiot, Human (2015) e Woman (2019). Ospite a San Servolo della II edizione di Venezia Photo ha raccontato il suo impegno con l’organizzazione ecologista GoodPlanet.org da lui fondata nel 2005.

di Manuela De Leonardis

 

Larticolo dedicato a Yann Arthus-Bertrand è apparso sul numero 326 de IL FOTOGRAFO, Contemporary Landscape. Clicca qui per scaricare la versione digitale della rivista.


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