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Edward Burtynsky

Foto del mese: una traccia indelebile

Una cesura “taglia in due” la fotografia di Edward Burtynsky: a destra la lussureggiante foresta del Borneo malese, habitat del minacciato orango; a sinistra le piantagioni di palma da olio che, anno dopo anno, distruggono ettari di verde, minando la biodiversità del pianeta.
Una traccia indelebile delle trasformazioni che l’uomo ha prodotto in ogni angolo del mondo. Gli esempi di questo intervento, purtroppo, non mancano: dalle cave di marmo di Carrara alla discarica di Dandora, in Kenya, dalle miniere di potassio dei Monti Urali alle vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama. Il fotografo canadese – con i registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier – ha raccolto decine di scatti, esposti nella mostra Anthropocene, in scena alla Fondazione MAST di Bologna fino al 22 settembre (www.mast.org). È stato un gruppo internazionale di scienziati, l’Anthropocene Working Group, a coniare questo termine per indicare il passaggio a una nuova epoca geologica, quella del dominio dell’uomo (dal greco anthropos) sul pianeta. Spiega Urs Stahel, curatore della mostra con Sophie Hackett e Andrea Kunard: «L’enorme aumento della popolazione e la sua velocità di riproduzione pongono l’umanità stessa e la natura nella quale e con la quale viviamo di fronte a problemi di eccezionale portata – non a caso il cambiamento climatico è un tema ricorrente nei media. Per descrivere il fenomeno alcuni scienziati hanno coniato il termine Anthropocene. Questo concetto indica che l’impatto esercitato dall’essere umano – dall’Homo Sapiens – ha raggiunto negli ultimi decenni proporzioni tali da essere equiparabile, se non addirittura superiore per forza e importanza, alle trasformazioni subite dalla Terra nel corso delle ere geologiche precedenti». Gli esseri umani sono diventati la forza più determinante del pianeta: l’urbanizzazione, l’estrazione mineraria, la deviazione dei corsi d’acqua, l’agricoltura sono la testimonianza più drammatica di questo potere: le fotografie di Burtynsky e i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier ce lo ricordano, imponendoci un’assunzione di responsabilità a nome dell’intero genere umano. Eppure, queste immagini ci ricordano che con la stessa determinazione, con la stessa forza, l’uomo può diventare artefice di un nuovo destino, può scrivere una nuova pagina… se lo vogliamo, siamo ancora in tempo.

 

Immagine in evidenza Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016 © Edward Burtynsky,

Anthropocene: l’uomo e il pianeta

In anteprima europea, il MAST di Bologna ospita Anthropocene, mostra multidisciplinare che indaga l’impatto dell’uomo sul pianeta attraverso le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e installazioni di realtà aumentata. L’esposizione, curata da Urs Stahel, Sophie Hackett e Andrea Kunard, è frutto della collaborazione fra i tre artisti, durata quattro anni, con l’obiettivo di documentare l’indelebile impronta umana sulla Terra: dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina australiana, dalle vasche di evaporazione del litio nel deserto di Atacama alle cave di marmo di Carrara e a una delle più grandi discariche del mondo in Kenya. Spiega Urs Stahel: «Burtynsky documenta questo proliferare di interventi a danno della natura, sempre più invasivi, e lo fa attraverso la forza essenziale delle sue immagini e lo sguardo attento susimmetrie, figure circolari,griglie e linee geometriche pure. Le opere di grande formato sono un crescendo di forme e colori e sono affiancate al materiale filmico, realizzato da Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, caratterizzato da inquadrature e tagli che si fondono con l’effetto coinvolgente e crudo delle immagini al rallentatore. L’osservatore viene catturato e affascinato esattamente come avviene, per un ascoltatore, con la Quinta Sinfonia di Beethoven». Parte integrante della mostra il docufilm ANTHROPOCENE: The Human Epoch, codiretto dai tre artisti.

 

Immagine in evidenza Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017 © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan /Nicholas Metivier Gallery, Toronto

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