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Presentazione della Biennale di Fotografia Femminile

Presentazione Biennale della Fotografia Femminile

Questa sera dalle 18.30 alle 19.39 la sede della Leica Store & Galerie Milano ospiterà la presentazione della Biennale della Fotografia Femminile, che si terrà a Mantova per tutto il mese di marzo.

L’evento vedrà la presenza di Alessia Locatelli, direttrice artistica della Biennale, e Anna Volpi, presidente dell’Associazione La Papessa, nonché ideatrice e promotrice del progetto. I due volti della mostra si concentreranno su argomenti come l’origine alla base della Biennale, il suo spirito, le mostre proposte e il tema scelto. Verranno anche illustrate le occasioni di partecipazione offerte al pubblico e la proposta dei workshop.
Sono state invitate ad intervenire anche Nausicaa Giulia Bianchi, fotografa documentarista e insegnante di fotografia, che presenterà il suo lavoro Women Priests Project, e Cecilia Pratizzoli, che parlerà dell’ITALY PHOTO AWARD®, premio nato per valorizzare e diffondere la cultura fotografica italiana.

Per scoprire tutti i dettagli della mostra, leggi l’articolo in cui ne abbiamo parlato!

Presentazione Biennale della Fotografia Femminile
Giovedì 20 febbraio ore 18
Leica Store & Galerie Milano
Via Giuseppe Mengoni 4, 20121 Milano

 

“New York, New Delhi, New Old”. La prima personale a Milano di Davide Bramante

New York (Sea) © Davide Bramante

Il 5 marzo Davide Bramante inaugurerà la sua prima mostra personale a Milano, che sarà ospitata dal 6 marzo al 18 aprile presso la galleria Fabbrica Eos e curata da Giacinto di Pietrantonio, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Davide Bramante: la ricerca fotografica come gioco di sovrapposizioni

“Il mio modo di fotografare è identico al mio modo di ricordare, pensare, sognare, sperare, tutto avviene per sovrapposizioni temporali e spaziali” svela lo stesso Bramante. Le sue opere infatti, spesso accostate ad uno stile futurista, sono delle vere e proprie stratificazioni: Bramante presenta immagini che fanno da specchio alla realtà in un gioco di luci ed ombre che si sovrappongono unendo fino a 9 fotogrammi. Nella sua opera “Milano Verticale”, per esempio, lo sguardo dello spettatore non può fare a meno di perdersi nei meandri di un racconto che gli permette di rivivere in un solo istante tutti i fotogrammi capaci di essere assorbiti dall’occhio umano in un vortice senza schemi spazio-temporali.

Milano Verticale
Milano Verticale © Davide Bramante

Davide Bramante: zoom sull’autore e la sua tecnica

Il fotografo siciliano nasce a Siracusa nel 1970. Frequenta l’Istituto Statale d’arte di Siracusa e l’Accademia Albertina di Belle arti di Torino. Nel 1999 torna a vivere a Siracusa, dopo tredici anni trascorsi tra Torino, Roma, Milano e New York. Opera dal 1991, realizzando lavori video, installazioni e fotografie.

Attraverso la sua originalissima tecnica fotografica delle esposizioni multiple, composte cioè da una sequenza che varia da 4 a 9 scatti realizzati già in fase di ripresa non digitali,  Bramante riesce a far convivere all’interno del suo lavoro le tre cose che ama di più: l’arte, la fotografia e il viaggio.
“Il tempo è congelato in una messa in scena che appare come l ’espressione spettacolare di urbanizzazionigià di per sé spettacolari. Lo spazio (la lontananza culturale e geografica) di questi luoghi subisce la medesima sorte: viene annullato”.  È con queste parole che il giornalista e scrittore Aldo Premoli definisce le opere dell’autore, dopo averle analizzate attraverso una metafora algebrica che si rende indispensabile per comprendere la moltitudine di sovrapposizioni e “new” che compongono i suoi scatti. 
A questo punto, ci si deve domandare se Bramante sia alla fine un artista, più che un fotografo. Giancarlo Politi, critico ed editore d’arte risponde così: “Ma come puoi chiamare fotografo un artista che riesce a trasformare Noto in una grande metropoli antica e moderna, simile a New York, Tokyo, New Delhi. Davide Bramante, artista o fotografo è stato l’ambasciatore poetico e profetico delle città multietniche di oggi. Tutte diverse e tutte eguali. Tutte belle e terribili. Più artista di così…”

Memoria e passione. I Capolavori della Collezione Bertero in mostra.

Memoria e passione
Alpe di Siusi, 1979 © Luigi Ghirri

Oggi, mercoledì 19 febbraio , CAMERA- Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospita la conferenza stampa della mostra “Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri”, che inaugura alle ore 18.00.

Da Capa a Ghirri: la nostra storia attraverso i grandi maestri

Dal 20 febbraio al 10 maggio il Centro Italiano per la Fotografia si anima attraverso le storie e i racconti delle più di duecento immagine scelte da i curatori tra le oltre duemila che compongono la Collezione Bertero, raccolta unica in Italia per originalità di impostazione e qualità delle fotografie. La selezione racchiude gli scatti di circa cinquanta autori provenienti da tutto il mondo, tra cui Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Robert Capa, Henri-Cartier Bresson, Carla Cerati, Mario De Biasi, Alfred Eisestaedt, Luigi Ghirri, Herbert List, Ruth Orkin, Ferdinando Scianna e Michele Zaza. Curata da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA, con la collaborazione di Barbara Bergaglio e Monica Poggi, la mostra narra il nostro passato e le radici del nostro presente, oltre all’evoluzione della fotografia italiana e internazionale di un intero trentennio. Attraverso gli scatti dei grandi maestri della fotografia, l’esposizione racconta di un’Italia appena liberata dal fascismo, dove, nonostante le macerie e la povertà, si coglie la voglia di sentirsi vivi, di scendere in strada, di ballare e di utilizzare gli angoli remoti della natura per fare l’amore invece che per nascondersi dal nemico.

Memoria e passione
Gli italiani si voltano. Moira Orfei, 1954 © Mario De Biasi

L’evoluzione della fotografia e il ruolo di Bertero

 

Nonostante il nucleo più consistente della collezione sia costituito da fotografi del periodo realista, la raccolta comprende anche racconti di decenni successivi che hanno contribuito alla nascita di una nuova modalità per intendere l’immagine, prendendo progressivamente le distanze dallo stile documentarista per assumerne via via uno sempre più concettuale. In mostra quindi anche le immagini di Mulas, Ghirri, Basilico e Jodice.

Tuttavia, questa mostra è anche e soprattutto la storia di un collezionista, Guido Bertero, che, dagli anni Novanta ad oggi, ha raccolto circa duemila stampe. Una collezione ricca ed eterogenea, nata da una passione personale, che viene esposta in questa mostra grazie alla volontà dello stesso Bertero di condividere il suo patrimonio con il pubblico e di diffondere la conoscenza del linguaggio della fotografia.

La mostra è accompagnata da un volume edito da Umberto Allemandi, dove è possibile trovare anche un interessante dialogo tra il collezionista e il curatore.

Info sulla mostra

CAMERA- Centro Italiano per la Fotografia, Via delle Rosine 18, 10123, Torino.
Orari: Lun, merc, gio, ven, sab, dom 11.00-19.00 (martedì chiuso)

Per ulteriori informazioni visita il sito http://www.camera.to

 

 

Camillo Pasquarelli inaugura The Valley Of Shadows

The ValleY of Shadows
© Camillo Pasquarelli

Inaugura oggi alle Officine Fotografiche di Milano la mostra “The Valley of Shadows” di Camillo Pasquarelli, che racconta e testimonia il dramma della cecità diffusa nella valle del Kashmir, risultato dell’interminabile contesa sul territorio.

The Valley of Shadows: uno spaccato sulla tragica realtà del conflitto in Kashmir

Conclusi gli studi in Scienze Politiche e Antropologia, Carlo Pasquarelli decide di dedicarsi interamente alla fotografia. Oggi realizza principalmente progetti che combinano l’approccio antropologico con i mezzi visivi. Dal 2015 il suo lavoro si è concentrato nella valle del Kashmir, India, dove ha approfondito ed esplorato la nozione di memoria, di religione, di aspirazioni politiche e, soprattutto, di conflitto, portando a galla una realtà tragica documentata negli scatti oggi esposti a Milano.

La valle del Kashmir, contesa da India e Pakistan dal 1947, è una delle zone più militarizzate al mondo. Nel 2010 il governo indiano ha dotato le forze di sicurezza,  di una nuova arma, i fucili a piombini.  Considerati “non- letali”, i fucili a piombini dovrebbero essere puntati verso la parte inferiore del corpo.

L’8 luglio 2016 il giovane comandante Burhan Wani del gruppo armato kashmiro Hizbul-e-Mujahideen è stato ucciso in un scontro con l’esercito indiano.  Wani era molto popolare, soprattutto tra i giovani, grazie all’utilizzo dei social network per diffondere il suo messaggio. L’accaduto ha rappresentato quindi una scintilla che incendiato l’intera valle, a cui il governo indiano ha risposto con un coprifuoco di ben quattro mesi. Centinaia di ragazzi hanno riempito le strade del Kashmir per protestare contro “l’occupazione indiana”, scagliando pietre contro l’esercito e la polizia, che ha risposto utilizzando in maniera massiccia i fucili a piombini.

Secondo un report delle Nazioni Unite pubblicato nel 2018, l’utilizzo di tale arma ha causato la cecità di 1000 persone e decine di morti. Ma i danni sono innumerevoli. Per i giovani che hanno perso solo parzialmente la vista, la lettura diventa troppo difficoltosa e la conseguenza inevitabile è abbandonare gli studi e ogni possibilità di ottenere un buon livello d’istruzione. Gli uomini rimasti completamente senza vista non possono più prendersi cura delle proprie famiglie. Le vittime, che portano dentro i loro corpi dozzine di microproiettili di piombo, è probabile debbano affrontare conseguenze mediche a lungo termine. Quelle rimaste totalmente o parzialmente non vedenti, parlano dell’oscurità che è discesa sulle loro vite e di come, ormai, siano in grado di vedere solo ombre indistinte muoversi intorno a loro.

Info sulla mostra

Inaugurazione: Martedì 18 febbraio, ore 19.00
In mostra dal 19 febbraio al 6 marzo 2020
Orario di visita: lunedì-giovedì ore 14-20 ; venerdì ore 10-17. (Sabato e domenica chiuso)

Women. Il Festival dedicato alle donne

Women. Spiriti liberi

A partire dal 15 febbraio Bologna ospita un grande festival  tutto dedicato alla condizione femminile. In occasione del centenario del diritto al voto per le donne americane, “Women. Un mondo in cambiamento”, a cura di Marco Cattaneo, vuole porre l’attenzione sulla condizione delle donne nel mondo, raccontata attraverso i grandi fotografi del National Geographic.

Women: la donna a confronto nel tempo e nello spazio

La mostra propone un percorso di memoria e confronto rispetto al ruolo femminile nella società e al suo mutare nel tempo alle diverse latitudini attraverso immagini selezionate dal ricco archivio della National Geographic. Dagli anni Venti del Novecento fino ad oggi, la narrazione si allontana da stereotipi e luoghi comuni, per concentrasi sul cambiamento della donna nei diversi Paesi del mondo, riproducendo così un universo variegato e resiliente. Tra i nomi più celebri, il festival ospita gli scatti di William Albert Allard, Lynsey Addario, Stephanie Sinclair, David Alan Harvey, Robin Hammond, Luis Marden, Lynn Johnson, Ed Kashi e Steve McCurry. Ma non solo!

Women: la donna in tutte le sue sfaccettature

Divisa in sezioni (Beauty, Joy, Love, Wisdom, Strenght, Hope), la mostra propone grandi temi, mantenendo l’attenzione sui problemi e le sfide affrontate quotidianamente e nel corso del secolo da donne di culture diverse e a volte sconosciute. Si parla di amore (Love) nella pienezza del suo significato – non solo quello materno- ma anche di amicizia e dell’importanza della protezione dei rapporti tra le persone. La donna è bellezza (Beauty) profonda, legata alle proprie radici e alla propria storia; è gioia (Joy), sentimento femminile per antonomasia; ma è anche forza (Strenght), quella forza che emerge dai racconti di determinazione, di sacrificio e di forza d’animo. Ed è una forza che accomuna tutte le donne: dalle donne che quotidianamente cercano e trasportano l’acqua nel deserto, a Samantha Cristoforetti, prima donna italiana a partecipare ad una missione nello spazio. Non manca certo la speranza (Hope), fatta di piccoli e grandi gesti che testimoniano la nuova libertà.

Women’s power: le donne del nuovo secolo

La mostra si chiude con “Portraits of Power”, ritratti e racconti di attiviste, politiche, scienziate e celebrità intervistate dal National Geographic nel numero speciale dedicato alle donne nel novembre 2019. Donne che attraverso la loro storia testimoniano il nuovo secolo, sempre più aperto al mondo femminile. Tra loro: Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Oprah Winfrey, conduttrice e autrice televisiva, Jane Goodall, etnologa e antropologa, Christiane Amanpour, giornalista britannica, Jacinda Ardern, Primo Ministro neozelandese, Liliana Segre, senatrice a vita e testimone dell’olocausto. 

Siena attraverso lo sguardo di Stefano Vigni

Forma/ae - Siena dentro e fuori
Forma/ae - Siena dentro e fuori © Stefano Vigni

La Galleria Olmastroni di Siena ospiterà dal 6 al 22 marzo la mostra “Forma/ae – Siena dentro e fuori” del fotografo senese Stefano Vigni.  In esposizione, il pubblico potrà ammirare le fotografie che l’autore ha raccolto nel suo libro in due volumi “Forma/ae” (Seipersei editore), uscito a dicembre 2019.

Forma/ae, dualismo e sguardi inediti

La mostra sarà divisa in due parti: scatti in bianco e nero per Siena, a colori e video-installazione per le Crete Senesi e la Val d’Orcia. I due lati dell’esposizione vogliono essere una rappresentazione del dualismo tra campagna e città ricercato anche nel libro. I vari scatti esposti propongono uno sguardo inedito su territori ed edifici conosciuti in tutto il mondo. La forza dell’autore sta infatti nel trasmettere all’osservatore visioni innovative di soggetti noti.
Per Stefano Vigni, il “dentro” e “fuori” le mura sono equiparabili allo Yin e lo Yang, ossia due metà uguali ma opposte, che si appartengono, diverse ma inscindibili, contenenti ognuna il seme e la bellezza dell’altra.

Info sulla mostra

L’allestimento del fotografo senese, rientra nella rassegna “Le stagioni dell’arte” programmata dal Comune di Siena. La mostra, gratuita, sarà aperta tutti i giorni dalla ore 15,30 alle ore 18,30 e verrà inaugurata venerdì 6 marzo alle ore  17,30.

 

 

Stefano Vigni, nato a Siena, è fotografo, editore e professore accademico. Insegna a IED Milano e LABA Firenze. Ha collaborato con, tra gli altri, La Repubblica, Le Figaro, Il Fotografo, l’Opera di Parigi, ANAS, Ferrovie Italiane dello Stato, Organi delle Nazioni Unite, Canon e Hugo Boss. La sua casa editrice Seipersei, di cui è fondatore, ha più di 30 libri in catalogo. I suoi progetti editoriali sono stati diffusi da Domus, Il Sole 24 Ore, Marie ClaireVanity FairDonna Moderna, Rolling Stones, SkyTG24, Rai Radiotelevisione Italiana.

Fotografia Europea a Reggio Emilia: presentata la nuova edizione

Fratelli Henkin
A Palazzo da Mosto si potranno ammirare alcune immagini dall’archivio dei Fratelli Henkin, recentemente scoperto © Fratelli Henkin

È  stata presentata presso la Fondazione Sozzani a Milano la quindicesima edizione di Fotografia Europea, in scena a Reggio Emilia dal 17 aprile al 24 maggio. Promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e con il contributo della Regione Emilia-Romagna, per il terzo anno il festival vede la direzione artistica di Walter Guadagnini che, nel centenario della nascita di Gianni Rodari, ha voluto dedicare questa edizione al tema “Fantasie. Narrazioni, regole, invenzioni”.

La “Fantasia” secondo Walter Guadagnini

“Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”, scrisse il poeta romantico Novalis. Parole a cui fanno eco quelle di Bruno Munari: “La fantasia è la facoltà più libera delle altre, essa infatti può anche non tener conto della realizzabilità o del funzionamento di ciò che ha pensato. È libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile. L’invenzione usa la stessa tecnica della fantasia, cioè la relazione fra ciò che si conosce, ma finalizzandola a un uso pratico”. Affermazioni a cui si collega Walter Guadagnini nel raccontare le prospettive di Fotografia Europea: «Erano anni di utopie e di trasformazioni sociali, e non a caso la fantasia e i termini a essa vicini godevano di una grandissima fortuna. Ma anche oggi, in un contesto assai diverso, ha senso ragionare sul portato e sulle possibilità della fantasia come motore creativo, anche a partire dall’immagine fotografica».

Il programma di Fotografia Europea 2020

Walter Guadagnini ha pensato al filo rosso delle “Fantasie” per legare le mostre, le conferenze, gli spettacoli e i workshop in programma a Fotografia Europea. Due, in particolare, i lavori inediti che si potranno ammirare nel corso del festival. Controvisioni. Dalla fantasia alla fantasmagoria, mostra antologica appositamente ideata per questa edizione di Fotografia Europea dal fotografo e scrittore spagnolo Joan Fontcuberta, che indaga il rapporto tra realtà e illusione (presso i Chiostri di San Pietro). E il progetto di Alex Majoli, invitato dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e da Reggio Parma Festival a riflettere sul rapporto fra il teatro e la città (al Teatro Valli). A questi nomi si affiancano numerosi ospiti internazionali e le mostre personali dei vincitori della open call lanciata dal festival, esposte presso lo Spazio Scapinelli. Da sottolineare anche la collaborazione con il Museo Ermitage di San Pietroburgo e i progetti scaturiti da “Emilia 2020”, l’alleanza stretta da Reggio Emilia, Piacenza e Parma nell’anno in cui quest’ultima è Capitale Italiana della Cultura.

Info
www.fotografiaeuropea.it

Seguiteci nelle prossime settimane per ulteriori approfondimenti su Fotografia Europea 2020.

Intimate strangers. La personale di Susan Meiselas a Palermo

Shortie on the Bally. Barton, Vermont, USA,1974 @Susan Meiselas _Magnum Photos HR
Shortie on the Bally. Barton, Vermont, USA,1974 © Susan Meiselas Magnum Photos

E’ una delle pioniere del fotogiornalismo moderno, che con le sue tecniche e serie fotografiche ha rivoluzionato il reportage. Susan Meiselas, (Baltimora, 1948), tra le prime donne ammesse alla celebre agenzia Magnum Photos, arriva a Palermo sabato 14 dicembre per inaugurare la sua mostra al Centro Internazionale di fotografia di Palermo diretto da Letizia Battaglia.

Intimate Strangers, il lavoro di Susan Meiselas a Palermo

Intimate strangers, questo il titolo dell’esposizione, presenta Carnival Stripes e Pandora’s Box, due dei lavori più potenti della pluripremiata autrice, nota per aver fatto della fotografia un importante mezzo di denuncia sociale per combattere ogni tipo di violenza, da quella domestica – che racconta in vari progetti come Archives of Abuse (1992) e Room of their Own (2017)- a quella delle guerre (celebre il suo reportage sulla guerra civile in Nicaragua) oltre che strumento di impegno civile per la difesa dei fondamentali diritti umani, e in particolare delle donne, per cui quest’anno ha vinto il premio Women In Motion.

Carnival Strippers, la svolta nella storia del fotogiornalismo

In Carnival Strippers, confluisce un lavoro lungo tre estati consecutive, dal 1972 al 1975, in cui la Meiselas segue le spogliarelliste delle fiere di paese in New England, Vermont e South Carolina. Una documentazione attenta e scrupolosa fatta delle istantanee in bianco e nero non soltanto delle esibizioni sul palcoscenico ma anche dei loro momenti più intimi, alla quali la fotografa affianca le registrazioni audio delle voci delle protagoniste da lei stessa intervistate. Il risultato è un racconto multimediale che per la sua originalità e profondità segna un punto di svolta nella storia del fotogiornalismo, aprendo alla Meiselas le porte della Magnum, la più ambita e celebre agenzia di fotogiornalismo del mondo di cui entra a far parte nel 1967. Da quel momento il coinvolgimento dei soggetti fotografati attraverso la testimonianza diretta diventa una caratteristica del lavoro di Susan Meiselas, una metodologia d’indagine che costituisce per l’artista non solo una pratica analitica ma anche una forma di impegno civile.

Pandora’s Box, la “Disneyland” del sadomaso

Risale a vent’anni più tardi, Pandora’s Box (1995) -seconda parte del percorso espositivo- reportage che può considerarsi l’ideale prolungamento di Carnival Strippers . La serie realizzata in un club sadomaso di New York, svela l’esistenza di un altro rapporto con la violenza e il dolore, che qui è cercato e auto-inflitto per scelta. Pandora’s Box ci trasporta in un luogo esclusivo di 4000 metri quadrati all’interno di un loft di Manhattan, definito la ‘Disneyland della Dominazione’. Oscuramente teatrali e allo stesso tempo non studiate, queste fotografie esplorano una rete di stanze opulente e di set di uno storico “dungeon” newyorkese, dove la protagonista Mistress Raven insieme al suo staff di 14 giovani donne, si esibisce in riti di dolore e piacere fortemente formalizzati.

Info sulla mostra
Dal 15 dicembre al 16 Febbraio 2020
Centro Internazionale di Fotografia
Cantieri Culturali alla Zisa
Via Paolo Gili, 4
Ingresso gratuito
Orari Apertura Mostra:
Mar-Dom dalle ore 9.30 alle ore 18.30
Chiusura: Lunedì.

A Vicenza una mostra fotografica che racconta il disastro della tempesta di Vaia

Una mostra fotografica collettiva di giovani autori che racconta anche il disastro della tempesta di Vaia che ha colpito lo scorso anno le montagne del Triveneto.  “UBIF – Una breve indagine fotografica” è una mostra collettiva che presenta sei progetti realizzati durante il percorso formativo curato da Alberto Sinigaglia e Teresa Piardi. Si terrà a Vicenza, presso lo Spazio Nadir, dal 18 settembre al 5 ottobre 2019. I lavori dei partecipanti sono stati realizzati durante un anno di formazione sui linguaggi della fotografia contemporanea, portando avanti una riflessione sul mezzo fotografico attraverso le sue evoluzioni storiche.
Lara Bacchiega (spazio libero cosmo), Valentina Gerolimetto (l’amar), Roberta Moras (RUZEN), Sacha Catalano (Ongoing project), Giovanni Ongaro (There is no elsewhere) e Stefano Pevarello (Sun Down) sono i fotografi che hanno lavorato sui diversi temi che saranno esposti e che vanno dalla costruzione di una “mitologia personale” attraverso la memoria alla recente tempesta di Vaia sulle montagne del Triveneto. Dal paesaggio dei luoghi balneari nel silenzio dell’inverno ai dialoghi sorprendenti di immagini apparentemente distanti fra loro, fino ad arrivare all’evocazione di quello “spazio di passaggio” che può rappresentare una casa di riposo. Per ogni progetto è stato realizzato un libro in copie limitate; la mostra e tutti i libri saranno presentati dagli autori il 28 settembre presso lo Spazio Nadir alle ore 18.30. In quell’occasione sarà presentata la seconda edizione del percorso formativo di UBIF che inizierà il prossimo fine ottobre.

UBIF – Una breve indagine fotografica
Spazio Nadir – Contrà Santa Caterina, 20 – Vicenza
18 Settembre – 5 Ottobre 2019
Presentazione: 28 Settembre ore 18:30

 

“Un’idea di India”: mostra fotografica di Massimo Saretta

Mostra fotografica di Massimo Saretta

A Padova nella Galleria Civica Cavour prende avvio la mostra fotografica “Un’idea di India” di Massimo Saretta che durerà fino a domenica 28 aprile 2019. In questa occasione verrà presentato il volume fotografico “Un’idea di India” edito dalla casa editrice Peruzzo. L’evento è organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, patrocinato dalla Regione Veneto, e a cura del Prof. Gastone Scarabello.

Un’idea di India: mostra fotografica di Massimo Saretta

“Un’idea di India” racchiude l’esposizione di diverse importanti opere fotografiche nelle quali l’autore, Massimo Saretta, propone la propria visione dell’India maturata in oltre 10 anni di viaggi. Un percorso che ha permesso all’autore non solo di sviluppare le già talentuose doti tecniche di fotografia ma, soprattutto, di vivere una ricerca personale di conoscenza di cultura e di tutto ciò che rappresenta il Pianeta India. Nel corso dei suoi soggiorni la sua attenzione si è focalizzata, in particolare, sulle diverse caste indiane: da quella più povera fino a quella rappresentata dall’opulenza dei palazzi dei Maharaja. L’interesse principale del fotografo Massimo Saretta, espressa in maniera quasi maniacale, verte su uno degli aspetti che lo hanno maggiormente colpito nell’anima: la spiritualità. L’aspetto religioso, infatti, sviluppa in Saretta una particolare emozione, grazie alla quale, attraverso l’obiettivo della sua fotocamera, riesce a trasmettere delle vibrazioni spesso impercettibili alla vista del viaggiatore moderno. Il sensibile occhio di Massimo Saretta cattura dettagli che lo sguardo occidentale non riesce normalmente a cogliere, come la profonda spiritualità insita nella popolazione indiana che la vive quotidianamente.
Tanti sono gli aspetti di questa terra, decisamente lontana dalla vita consumistica che il mondo occidentale impone, che attraggono il fotografo; uno tra questi è l’utilizzo del colore che in India è un codice. Un codice che viene declinato in diverse forme e diverse variabili: il colore come distinzione di provenienza/casta, il colore come identificazione religiosa…
Grazie alle numerose sensazioni che questo viaggio, non solo visivo ma anche emotivo, ha suscitato in Massimo Saretta, l’autore ha deciso di esporre in questa mostra oltre cento immagini di dimensioni differenti realizzate con la cura e l’attenzione che contraddistingue il fotografo padovano. Tutte le immagini sono state stampate con tecniche fine art con supporto di carta pregiata al fine di garantire la massima resa alle immagini stesse.

“Un’idea di India” mostra fotografica di Massimo Saretta
Sabato 2 marzo 2019, ore 17.30
Galleria Civica Cavour
Piazza Cavour, 4 Padova
Ingresso gratuito
Infoline: 049 8206730

 

"Grandi fotografi per il Piccolo Principe": un'esclusiva mostra fotografica a cura di Giovanni Gastel

Un bambino e il soldato armato di M16 a guardia dell'insediamento dei coloni israeliani oltranzisti di Bet Hadassa nel centro di Hebron a ridosso delle case abitate da palestinesi

Grandi fotografi per il Piccolo Principe: mostra fotografica per celebrare la giornata mondiale dei diritti dei bambini e degli adolescenti

La Società Cooperativa Sociale Onlus Piccolo Principe presenta presso lo spazio EDIT di Via Maroncelli 14 a Milano, la mostra fotografica GRANDI FOTOGRAFI PER IL PICCOLO PRINCIPE, aperta al pubblico dal 23 al 25 novembre 2018, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti: si tratta di una ricorrenza celebrata in tutto il mondo il 20 novembre, data che ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sottoscritta ad oggi da 190 paesi.

Piccolo Principe Onlus promuove l’accoglienza, la cura e il reinserimento sociale di minori vittime di violenza, maltrattamenti e abusi familiari

Nata nel 2002, Piccolo Principe Onlus promuove l’accoglienza, la cura e il reinserimento sociale di minori vittime di violenza, maltrattamenti e abusi familiari. Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi delicatissimi temi, è nato il progetto di questa mostra, resa possibile grazie all’impegno e alla collaborazione di Giovanni Gastel, Presidente di AFIP international, Associazione Fotografi Italiani: il Maestro ha curato in prima persona la selezione delle fotografie di bambini ritratti dai colleghi Oliviero Toscani, Francesco Cito, Ferdinando Scianna, Efrem Raimondi, Marina Alessi, Maria Vittoria Backhaus, Andrea Nannini, Silvia Amodio, Angelo Ferrillo, Fabio Bona, Francesco Faraci, Settimio Benedusi, Toni Thorimbert, soci di AFIP International.
“Ogni anno – dichiara Patrizia Corbo, Presidente di Piccolo Principe Onlus – come Piccolo Principe scegliamo e realizziamo un evento culturale importante, per avvicinare le persone al tema del disagio minorile, senza retorica, senza troppo pathos, senza troppe risposte ma ponendo una serie di importanti interrogativi alla nostra coscienza, al nostro modo di essere al mondo.”
Mi sono sentito fortemente coinvolto in questo progetto: – afferma Giovanni Gastel – il diritto di ogni minore a vivere un’infanzia serena è imprescindibile e troppo spesso superficialità e indifferenza non permettono di percepire la gravità di comportamenti e atteggiamenti che vanno a ledere i più deboli, che più di tutti necessitano della nostra tutela e considerazione. Ecco quindi che il mio contributo e quello dei miei colleghi va nella direzione di smuovere le coscienze, attraverso le immagini, spesso più incisive e potenti del linguaggio verbale, per richiamare l’attenzione e anche l’impegno di ciascuno di noi verso tematiche così importanti”.
“L’idea – spiegano i volontari del Piccolo Principe – è di mostrare i volti e la fatica di una gran fetta di popolazione che ancora non si permette di sognare o i cui sogni sono stati spazzati via dalla violenza e dall’incuria. Ma è anche quella di mostrare la bellezza che l’inferno non è riuscito a offuscare ma solo ad esaltare. Un bambino che gioca nelle strade di un quartiere abitato dalla criminalità organizzata, un minore che approda sulle coste italiane dopo aver attraversato il deserto ed il mare per sfuggire alla fame e alla guerra, un bimbo dimenticato e maltrattato dalla sua famiglia, riescono sempre come stelle ad illuminare il buio con un sorriso o uno sguardo. Questa è la bellezza e l’inferno.
GRANDI FOTOGRAFI PER IL PICCOLO PRINCIPE
Mostra fotografica a cura di Giovanni Gastel
c/o EDIT – Via Maroncelli 14, Milano – 20145
Aperta al pubblico dal 23 al 25 novembre dalle 10.00 alle 18.00

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