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Eolo Perfido a Roma con Clownville

Inaugura a Roma Clownville, mostra personale di Eolo Perfido, estratto del più ampio progetto che il fotografo ritrattista italo-francese ha dedicato ai Clown e alla metafora della maschera, in collaborazione con Valeria Orlando, artista con ventennale esperienza nel campo del make-up. L’esposizione, ospitata presso la Leica Gallery di Roma, inaugura giovedì 5 settembre alla presenza dell’autore. La curatela della mostra è di Biba Giacchetti, della nota Agenzia fotografica SudEst57, che racconta: «Il progetto Clownville di Eolo Perfido ha a che fare con il subconscio. Eolo Perfido nasce come ritrattista di studio e, per molto tempo, si è dedicato al volto e alla sua espressione collaborando con attori, musicisti e personaggi dello spettacolo. Spesso è stato limitato nel creare un’estetica rassicurante e levigata, determinata dai soggetti ritratti in una variazione di luci e ombre, sguardi e gesti. È facile comprendere che per il progetto artistico Clownville abbia cercato una strada totalmente sovversiva, in grado di liberare e trascendere ogni possibile limite e fare del soggetto fotografato un materiale simile alla plastilina per muoversi nel regno della messa in scena, della commedia dell’arte, passando dal fumetto alla psichiatria, dalla letteratura, tra Pirandello e Stephen King, alla cinematografia iconica di Chaplin fino a Batman e Joker». In Clownville, il fotografo scava, non si limita a ciò che l’essere umano mostra di sé ma ne indaga il lato oscuro, «che si libera a partire da una maschera dipinta sul volto che ne consente l’impunità». Il risultato sono immagini dallo stile gotico, caratterizzate da una sostanziale tricromia (bianco, nero e rosso), che ci lasciano – spiega la curatrice – «con un senso di inquietudine e divertimento, e il dubbio disturbante che i suoi personaggi iperbolici abbiano molto più a che fare con la verità che con la fantasia». La mostra è aperta dal 5 settembre all’8 ottobre 2019 e si può visitare durante gli orari di apertura della Leica Gallery di Piazza di Spagna, dalle 10.00 alle 19.30.
www.eoloperfido.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lectio Magistralis di Fotografia. Gian Paolo Barbieri al MAXXI

Gian Paolo Barbieri, Audrey Hepburn, Vogue Italia, Roma 1969

Dalla moda all’attualità. E ritorno.
Gian Paolo Barbieri, tra i più importanti maestri italiani dell’immagine, si racconta ripercorrendo la sua straordinaria carriera in dialogo con Maurizio Rebuzzini e Settimio Benedusi nel corso di un nuovo appuntamento con le Lectio Magistralis Di Fotografia.


Gian Paolo Barbieri, Audrey Hepburn, Vogue Italia, Roma 1969

INFO
Piazza del MAXXI, Roma – ingresso libero fino a esaurimento posti con possibilità di prenotazione del posto per i primi 10 possessori della card myMAXXI, scrivendo a mymaxxi@fondazionemaxxi.it entro il giorno prima dell’evento
Per maggiori informazioni clicca qui.

Iniziativa promossa in collaborazione con AFIP International Associazione Fotografi Professionisti e in occasione di Altaroma – edizione luglio 2017


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Daniele Tamagni in mostra alla Galleria del Cembalo di Roma

Gentleman of Bacongo © Daniele Tamagni

La Galleria del Cembalo, in occasione della fashion week estiva di Altaroma 2017, presenta per la prima volta al pubblico romano gli scatti di Daniele Tamagni sul tema delle mode e delle controculture giovanili nelle realtà urbane dell’Africa contemporanea.



Dal 6 luglio al 16 settembre, presso la Galleria del Cembalo (Palazzo Borghese) a Roma, la mostra ANOTHER LOOK, a cura di Giovanna Fazzuoli, racconterà la moda di strada come strumento di affermazione individuale e di rivendicazione politica e sociale. Dai dandy congolesi di Brazzaville ai metallari cowboys di Gaborone, dai giovani ballerini di Johannesburg ai creativi di Nairobi e Dakar, Daniele Tamagni è riuscito a cogliere l’immediatezza espressiva di queste comunità.

Nel suo lungo lavoro di reportage condotto in diversi paesi africani, Tamagni ritrae fenomeni di resistenza eccentrica e di rivendicazione della differenza attraverso la moda.
L’identità delle fashion tribes è rappresentata in diversi contesti geografici in cui si è radicata una controcultura popolare che si ispira a quella coloniale e occidentale, sfidandola e reinterpretandola con inesauribile creatività.


Gentleman of Bacongo © Daniele Tamagni

Tra globalizzazione e tradizione, desiderio di emulazione e affermazione sociale, spontaneità e artificio, creatività individuale e reinterpretazione, le tribù della moda, raccolte nel volume “Fashion Tribes”, rivendicano la propria identità nella realtà di tutti i giorni, una realtà che Tamagni ha saputo guardare da un punto di vista diverso, sfidando stereotipi e luoghi comuni.


Biografia
Daniele Tamagni è un fotografo freelance di moda e reportage. Nel 2007 vince il Canon Young Photographer Award con un progetto sui dandy congolesi, i Sapeurs di Brazzaville. Nel 2009 pubblica il libro intitolato “Gentlemen of Bacongo” e nel 2010 vince l’ICP INFINITY AWARD per la categoria fashion. Il suo progetto sulle lottatrici boliviane si classifica secondo al World Press Photo 2011 per la categoria Arts & Entertainment. Nel 2015 pubblica “Fashion Tribes/Global Style Battles”, Abrams/La Decouverte. Il suo ultimo libro, “Mtindo Stylemovers. Rebranding Africa”, edito da Skira, è stato presentato a Milano il 15 novembre 2016. Le fotografie di Tamagni sono state esposte nelle gallerie private e nei musei di tutto il mondo e sono entrate a far parte delle collezioni permanenti di numerose istituzioni, tra cui il LACMA di Los Angeles, il MoCP di Chicago, il Volkerkunde Museo di Amburgo e il Royal Pavillion Museum di Brighton.


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Canon Club e Nikon Club insieme per l’Appia Day 2017

Domenica 14 maggio a Roma si svolge Appia Day 2017, un’opportunità unica per i romani e per i turisti, una grande festa per celebrare il fascino e l’incanto dell’Appia Antica finalmente ciclopedonalizzata. L’occasione migliore per riappropriarsi del passato guardando al futuro della capitale e del Paese e per iniziare a immaginare una nuova idea di città che investe sul territorio. Una città più attenta ai cittadini, più moderna, più verde, più vivibile, più sana.

L’Associazione Nazionale Domiad Photo Network, della quale Sprea Fotografia ha il grande piacere di essere media partner, è sempre attenta agli eventi di natura fotografica di rilievo nazionale, ha organizzato in occasione dell’Appia Day 2107 la presentazione della raccolta delle immagini realizzate nei mesi scorsi durante il contest fotografico con il tema “La Via Appia Antica, storia, cultura, paesaggio” che, per una volta, ha riunito sotto un unico tetto gli eterni rivali appartenenti alle due super community Canon Club Italia e Nikon Club Italia oltre agli appassionati iscritti a Monocromaticamente.it.

La proiezione si svolgerà il 13 maggio 2017 presso la Sala Grande della Cartiera Latina alla presenza dei rappresentanti del Ministero dei Beni Culturali, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Comune di Roma.

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VietnamToday di Daniele Rossi in mostra a Roma

Dal 5 al 20 maggio 2017 presso la Galleria Tibaldi Arte Contemporanea le immagini di Daniele Rossi ci mostrano un inedito volto della contemporaneità vietnamita.



“VIETNAMTODAY” è un progetto che si sviluppa dall’elemento caratteristico della fotografia d’autore e contemporanea: l’utilizzo del mezzo fotografico come strumento di espressione artistica e di narrazione, e non solo come una forma di comunicazione.
La mostra, in collaborazione con Tibaldi Arte Contemporanea, è finalizzata alla promozione della realtà vietnamita e delle arti visive contemporanee, in particolare della fotografia, mettendo in evidenza le nuove realtà del panorama fotografico e stimolando il dibattito e l’interazione tra autori e pubblico.



Una canna di bambù si piega al forte vento fino a chinarsi al suolo, ma non si spezza, e quando il vento cessa si rialza ritta e impetuosa come prima.


Dopo le guerre che hanno tormentato il Vietnam per molti anni, ora la nazione è in crescita ed è comune vedere tanti giovani che stanno cercando di migliorare il loro tenore di vita. Vengono costruiti  grattacieli, il turismo, così come la cultura, si sta incrementando. L’unico fattore che non cambia e unisce il passato al presente è la gente che si sposta in modo vorticoso, presa dalla quotidianità del vivere. I motorini, i lavoratori, i turisti e i venditori passano indifferenti davanti agli edifici storici.



Hanoi è una città molto popolosa dove nella parte vecchia si avverte ovunque il contatto fisico, la gente che affolla le strade anguste, molti lavori si svolgono in strada dove barbieri, sarti e venditori affollano i marciapiedi parlando, mangiando, discutendo e  qualche volta litigando. Immaginiamoci di essere sospesi in una grossa bolla d’aria e osservare la città, senza sentire il frastuono delle moto e le chiacchere della gente, non vedendo  le facce, ma solo il movimento delle persone che passano e si alternano veloci davanti all’immobilità dei secoli passati.



Il lavoro “VIETNAMTODAY” narra della realtà contemporanea del Vietnam, come una nazione in crescita e in pieno sviluppo economico e culturale, ma nel contempo con ferme radici nel suo passato glorioso. Il giovane obiettivo dell’autore ci mostra questa realtà, in una forma pura, istintiva, visuale. Senza aforismi o ingannevoli sensi edonistici, Daniele Rossi ci racconta lo spaccato di una nazione in crescita, mostrandoci la sua verità, ma soprattutto il vorticoso dinamismo del suo popolo.
Tutte le foto sono state stampate su carta vietnamita originale, in particolare su carta Dó, ed è la prima volta a livello mondiale che si riesce a stampare su questo tipo di supporto che è realizzato interamente a mano utilizzando le antiche tecniche cinesi di fabbricazione della carta. Le stampe sono sospese in cornici artigianali realizzate in canna di bambù, sempre vietnamita. Il particolare allestimento rende le opere molto suggestive, in quanto al passaggio dell’osservatore le stampe vibrano e si muovono, come foglie nel vento.
Breve storia  della carta vietnamita Dó.



La carta Dó viene ricavata dalla corteccia di una pianta la Rhamnoneuron balansae. Si tratta di un piccolo albero originario dell’Asia, che raggiunge i  2/4 metri di altezza, con foglie ovali o oblunghe ed  una influorescenza bianca. Tuttoggi in molti villaggi vietnamiti viene usata la sua corteccia per ricavarne, con metodi tradizionali e artigianali, una carta soffice, leggera e resistente. Queste caratteristiche fanno si che la carta Dó abbia un ruolo importante nella tradizione del Vietnam. E’ infatti molto utilizzata non solo per le pitture Dong Ho, ma anche per la stampa di libri e documenti.


Galleria Tibaldi Arte Contemporanea, via Panfilo Castaldi 18 – Roma

Dal 5 al 20 maggio 2017

Web: Tibaldi Arte Contemporanea

Mail: r.s.tibaldi@gmail.com


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Eataly ospiterà a Roma Scarcity-Waste – Syngenta Photography Award

Pulling of the well, Tharpakar, Pakistan, 2013.

10 gennaio – 9 febbraio 2017, Eataly Roma Ostiense

Le contraddizioni di un pianeta malato di spreco nelle immagini del premio fotografico internazionale Syngenta


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Da martedì 10 gennaio 2017Eataly Roma Ostiense ospiterà la mostra Scarcity-Waste  Syngenta Photography Award, esposizione itinerante che racconta la drammatica contrapposizione tra scarsità e spreco di risorse naturali attraverso le immagini premiate all’edizione 2015 del prestigioso concorso internazionale di fotografia promosso da Syngenta.

Scarcity-Waste – Syngenta Photography Award torna in Italia dopo essere stata esposta a Milano (Piazza Gae Aulenti) durante il semestre di EXPO 2015 e a Cremona nel Museo Civico Ala Ponzone.

La mostra fotografica, che sosterà a Roma sino a giovedì 9 febbraio 2017 con accesso gratuito, sbarca nella Capitale in una collocazione particolarmente significativa: il grande centro enogastromico Eataly di Roma Ostiense, tempio della valorizzazione delle eccellenze agroalimentari made in Italy e  della cultura enogastronomica nazionale.


Pulling of the well, Tharpakar, Pakistan, 2013.
Mustafah Abdulaziz – Pulling of the well, Tharpakar, Pakistan, 2013. Courtesy the artist and Syngenta Photography Award

Si tratta di un’associazione forte e del tutto pertinente, dato che il percorso espositivo di Scarcity-Waste – Syngenta Photography Award è una riflessione per immagini sul tema, attualissimo, dello spreco delle risorse planetarie, con tutto ciò che comporterà sulla disponibilità futura di acqua e cibo e sulle nostre abitudini alimentari. Entro il 2050, infatti, la domanda di cibo è destinata a raddoppiare. Ogni anno, tuttavia, circa 1/3 dell’intera produzione alimentare viene sprecato e ogni secondo si perdono superfici coltivabili delle dimensioni di un campo di calcio a causa dell’erosione del suolo e dell’urbanizzazione.

La mostra affronta la tematica attraverso la forza evocativa delle immagini selezionate dalla giuria del Syngenta Photography Award, premio organizzato annualmente da Syngentaper promuovere il dialogo e creare consapevolezza sulle sfide che il pianeta deve gestire. L’allestimento presenta la rosa dei progetti fotografici migliori tra quelli presentati da oltre 2.000 fotografi professionisti e amatoriali di tutto il mondo, tra cui il primo premio 2015 nella categoria professionisti, assegnato al documentarista Mustafah Abdulaziz per la serie “Water”, e la foto “Shijazhuang AQI 360, 2014” del tedesco Benedikt Partenheimer, vincitrice nella categoria amatoriale.

La presenza della mostra a Eataly Roma Ostiense testimonia l’attenzione e la vicinanza della nostra azienda, interamente dedicata all’agricoltura, alla tematica della disponibilità di cibo di qualità e in abbondanza per le generazioni a venire” – spiega Luigi RadaelliAmministratore Delegato di Syngenta Italia. “Si tratta di un argomento che interroga e chiama in causa anche la filiera delle produzioni agroalimentari italiane di eccellenza, di cui Eataly è un’espressione autorevole e di successo.”


INFORMAZIONI SULL’ESPOSIZIONE
Date: 10 gennaio – 9 febbraio 2017
Indirizzo: Eataly Roma Ostiense – Piazzale 12 Ottobre 1492, 00154 Roma
Orari di apertura: tutti i giorni da lunedì a domenica 9 – 00

 

Alessandro Risuleo tra gli artisti di “BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS” a Roma

“BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS”

6 Dicembre 2016 – 8 Gennaio 2017
WorldHotel Ripa, Roma


Alessandro Risuleo, fotografo e visual artist tra gli artisti italiani più apprezzati nell’ambito della fotografia di nudo e Fine Art, esporrà all’interno di BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS, che si terrà a Roma, dal 6 Dicembre 2016 all’8 Gennaio 2017, presso le sedi del WorldHotel Ripa Roma e della prestigiosa Sala da Feltre – Open Art.


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BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS, organizzata da It’s LIQUID Group, in collaborazione con World Hotel Ripa Rome & Sala da Feltre – Open ART, indagherà il tema della percezione del corpo, visto come primo passo per l’appropriazione della propria identità. In tale contesto non poteva, dunque, mancare l’apporto di Alessandro Risuleo che ormai da anni racconta l’espressività del corpo nudo, con sguardo elegante e originale.

L’artista sarà presente con tre differenti opere: la prima – presentata in tale sede in anteprima assoluta – fa parte dell’ultimo lavoro di Risuleo, Live Canvas, in cui i corpi tatuati dei protagonisti di ogni opera si incontrano e si scontrano dando vita a delle vere e proprie “tele vive” come suggerisce lo stesso titolo. La seconda – Hug – fa parte del recente “Body’s Contamination” (presentato all’ultima edizione del MIA Photo Fair di Milano), in cui l’autore ha scelto di raccontare la figura umana con una visione originale, concentrandosi solo su alcune parti del corpo “contaminate” dalle pennellate frastagliate e ruvide della vernice utilizzata, per evidenziare linee, sovrapposizioni di arti, volumi. L’ultima opera in mostra, il cui messaggio è estremamente attuale, è Ban, che si interroga su una precisa domanda: “quando un nudo diventa arte e non deve essere censurato?”. Questa immagine invita a ripensare al concetto di censura nei social network e, allo stesso tempo, a quello dell’arte.


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Tra gli altri artisti internazionali che esporranno a Roma nel corso di Bodyspaces ci saranno: A.T. Anghelopoulos, Shai Langen, Louise Camrass, David Donald, Silvia Faraco Lasmar, Gomez, Muhammad Danial Ismail, Elena Mastracci, David Meran, Marie-Claire Messouma Manlanbien, Sharmin Mojtahedzadeh, Eliott Paquet, Francesca Perrucci, Marian Ramirez, Dorottya Spitzner, Lexi Sun, Toni Kitti, Marta Wapiennik e Kira Watz.

In BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS i corpi sono spazi per la sperimentazione umana, per il raggiungimento dell’umanità ed il suo superamento. I corpi della contemporaneità sono composti da elementi materiali e virtuali, influenzati dal mondo esterno ed interno, da azioni fisiche e psichiche. Il lavoro artistico sul corpo come spazio, sulla sua ibridazione, creerà un nuovo concetto di umanità, cominciando nuove vite possibili nella società multiculturale contemporanea.


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Info:
– WorldHotel Ripa Roma, Via degli Orti di Trastevere 3, 00153 Roma, Italy
Dal 6 Dicembre, 2016 all’8 Gennaio, 2017

Per ulteriori informazioni: www.alessandrorisuleo.com

Sito ufficiale della mostra: http://www.itsliquid.com

Confini 14: le tappe della rassegna di fotografia contemporanea

Da 14 anni Confini seleziona ogni anno progetti di fotografia contemporanea e li propone in tutta Italia. Un network nazionale di associazioni e curatori, che non ha precedenti nel panorama italiano, ha permesso di formare una giuria qualificata e di utilizzare spazi espositivi riconosciuti per l’impegno che dedicano costantemente alla fotografia.


confini14 logo


Le scelte dei curatori si sono indirizzate in questi anni verso autori che – pur sfruttando tali contaminazioni – provengono da una formazione fotografica, ne privilegiano il linguaggio e riflettono sul mezzo. Una fotografia che non documenta e spesso non rappresenta il reale, ma riflette una dimensione personale e intima attraverso progetti composti da un numero consistente di immagini fisse bidimensionali.

Confini è la prova che la fotografia italiana è in continua evoluzione e che il suo livello ormai ha raggiunto standard internazionali.


Autori Confini14

Carmen Decembrino “il velo di Maya”

Me Nè “Luoghi mentali”

Franco Monari “E poi verrà la nebbia”

Studio Pace10 “Album – ricordi in conserva”

Silvia Zanasi  “Ombre e menzogne”


Prime tappe:

MILANO – Polifemo, via Procaccini 4

1-22 dicembre 2016


ROMA – Visiva, Via Fanfulla da lodi 1/C

20/1 – 2/2 2017


GENOVA – VisioQuest, Piazza Invrea 4r

23/2 – 25/3, 2017


TRIESTE – Galleria Fenice, 2

19/4 – 19/5 2017


Informazioni sulla rassegna e sulle prossime tappe sul sito ufficiale www.confini.eu

“Indagine ai limiti di una città”, a cura di Massimo Siragusa, in mostra a Roma

© Marco Quirini

APRE A ROMA LA MOSTRA FOTOGRAFICA “INDAGINE AI LIMITI DI UNA CITTA’”: UNA RIFLESSIONE CORALE SUL LIMITE ,A CURA DI MASSIMO SIRAGUSA.


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Sette progetti e altrettanti fotografi per indagare il concetto di margine, di confine e di limite, tra Roma e dintorni, con i progetti fotografici di Vincenzo Labellarte, Daniele Cametti Aspri, Mauro Quirini, Paolo Fusco Michele Miele, Gabriele Lungarella e Michele Vittori


Inaugurazione: 16 Novembre alle ore 19
Apertura: dal 17 novembre al 7 dicembre 2016
Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1


Inaugura Mercoledì 16 Novembre a Roma la collettiva fotografica “Indagine ai limiti di una città” a cura del fotografo e docente Massimo Siragusa.

Gli spazi di Officine Fotografiche Roma accoglieranno, per circa un mese, sette progetti fotografici di altrettanti fotografi italiani che hanno intrapreso un viaggio personale intorno al concetto di margine: Vincenzo Labellarte, Daniele Cametti Aspri, Mauro Quirini, Paolo Fusco, Michele Miele, Gabriele Lungarella e Michele Vittori.

L’idea che sta alla base di questo progetto espositivo e di questa riflessione corale e fotografica prende spunto dalla frase del sociologo e filosofo Zygmunt Bauman:
“…I confini dividono lo spazio; ma non sono pure e semplici barriere.
Sono anche interfacce tra i luoghi che separano…”
I fotografi che partecipano alla collettiva, attraverso la loro sensibilità e la loro visione soggettiva, si sono confrontati direttamente sul concetto di confine espresso da Bauman, che non è inteso solo come confine di spazio, né soltanto come misura di tempo: è un idea in grado di rappresentare una dimensione altra, multiforme e mutevole.

Così, dalle cinte murarie di Roma alle piccole frazioni, dalle spiagge silenziose agli appezzamenti di terreno, dai quartieri popolari al “drizzagno del Tevere”, fino al Monte Terminillo, il progetto espositivo messo a punto da Massimo Siragusa consente un continuo dialogo tra piani e punti di vista diversi su Roma e dintorni della Capitale, in una dimensione corale che tende più a sottolineare le similitudini piuttosto che a rimarcare le differenze.

Il progetto fotografico in mostra a Officine Fotografiche diventerà presto un libro, di oltre 100 pagine, dal titolo LìMINE. Indagine ai limiti di una città, a cura di Doll’s Eye Reflex Laboratory su progetto di Irene Alison, in uscita nel 2017 e da oggi in prevendita sul sito www.dollseyereflex.org.

Vincenzo Labellarte
L’antica Urbe di Roma aveva il suo margine nelle cinte murarie, quelle Serviane più antiche e quelle Aureliane, edificate in seguito: erano il limite fisico della città.
Nate per proteggersi dagli invasori. Queste mura, insieme a quello che resta di edifici che in origine erano terme, ville e acquedotti localizzati ai limiti dell’antica città o in aree extra urbane, erano il segnale dell’egemonia di Roma.
Oggi sono porzioni di un mondo antico, inglobate nel tessuto urbano della metropoli contemporanea. Hanno perduto la loro funzione originaria, si amalgamano con le nuove costruzioni, dalla Roma Barocca a quella degli anni Sessanta.
Nel loro splendore rimangono mute testimonianze di un glorioso passato.


© Vincenzo Labellarte
© Vincenzo Labellarte

Daniele Cametti Aspri
La frazione di Polline Martignano ha una storia particolare e anomala: situata nei pressi del lago di Bracciano, a quaranta chilometri dalla Capitale, è considerata parte del XV municipio di Roma. Una zona extra urbana dentro alla città. è stata sempre emarginata dall’amministrazione comunale. Qui non esistono mezzi di collegamento con le aree centrali, non è garantita la distribuzione di corrente elettrica, né la raccolta dei rifiuti. Manca del tutto l’illuminazione delle strade e la costruzione di una rete fognaria. Gli abitanti di questa frazione si sentono emarginati e vorrebbero essere annessi ad altri comuni ma non a quello cui per legge appartengono: Roma.


© Daniele Cametti
© Daniele Cametti

Mauro Quirini
Roma città di mare. Ostia ne è il margine naturale, la linea di confine oltre la quale non è possibile espandersi, costruire nuovi quartieri. Si susseguono porzioni di terra e mare ancora “incontaminate”. Un flusso in continuo divenire che si snoda in un’alternanza tra ciò che è effimero e ciò che resta costante, dalle infrastrutture legate alla stagione balneare agli edifici anni Venti.
Nella stagione autunnale la natura sembra più selvaggia, ma i segni del passaggio della moltitudine di bagnanti stagionali sono visibili, lasciano una traccia.
Il mare, la spiaggia silenziosa, un luogo di confine interiore, tra passato e presente.


© Marco Quirini
© Mauro Quirini

Paolo Fusco
Appezzamenti di terreno coltivati come veri e propri orti. Nuovo e antico si fondono, dando origine ad un nuovo modo di concepire le aree di confine tra la città e la campagna che la circonda. Quelli che finora erano terreni abbandonati, diventano spazi condivisi dai cittadini: terre da curare e da coltivare. Luoghi pensati e vissuti a misura d’uomo.

Gabriele Lungarella
I quartieri popolari di Garbatella, del Quadrato, di San Basilio, del Quarticciolo e del Tufello sono stati tutti progettati agli inizi del Novecento con l’idea della socialità tra gli abitanti. Gli edifici sono circondati da cortili e giardini, con lavatoi e stenditoi per i panni, ma anche fazzoletti di terra per la creazioni di orti per il sostentamento degli stessi abitanti. Un tentativo riuscito di unire l’estetica alla pratica. Anche oggi, come nella Roma degli anni Cinquanta, gli abitanti di questi quartieri vivono gli spazi comuni come fossero interni alle loro abitazioni, anche se di fatto sono esterni: salotti all’aperto in cui conversare tra inquilini, luoghi per far giocare i bambini.


© Gabriele Lungarella
© Gabriele Lungarella

Michele Miele
Nel 1940, per evitare le continue e secolari esondazioni del fiume Tevere nell’area della Magliana, fu realizzata un’opera idraulica per ridurre il corso del fiume di quasi tre chilometri: il cosiddetto “drizzagno del Tevere”. Questo intervento ha determinato l’involontaria creazione di un’ampia area intorno all’ansa del fiume lasciata fuori dal suo percorso – tra la Via del Mare e l’Autostrada Roma-Fiumicino – dove la natura si è riappropriata dello spazio e che oggi è considerata zona protetta, di alto valore storico archeologico. La bellezza di questo sito naturale alle porte della città è stata deturpata dalla costruzione del Grande Raccordo Anulare, che lo taglia in due e ne rappresenta un limite fisico, un argine alla sua espansione.

Michele Vittori
Negli anni Trenta del Novecento, durante il periodo fascista, il monte Terminillo divenne un’importante meta di turismo invernale considerata “la montagna dei romani”. Molte delle personalità di spicco dell’ambiente culturale della capitale erano solite trascorrervi le vacanze. Fino agli anni Settanta il turismo non conobbe crisi ma dagli anni Ottanta ha subito un forte declino di presenze, sia motivato da mancate, seppur necessarie, ristrutturazioni agli impianti ormai vecchi, sia soprattutto a causa della costruzione dell’autostrada Roma-L’Aquila, che ha reso più vicine alla Capitale le località sciistiche abruzzesi. L’aspetto che ha oggi il Terminillo è di un luogo sospeso tra due epoche: il passato fiorente, da un lato, ed il presente congelato a trent’anni fa, dall’altro. Tutto in questi luoghi rimanda agli anni Ottanta, la stessa architettura ne è testimonianza visiva. Una storia irrisolta tra ciò che non è più e quello che potrebbe essere, ma non è ancora.


“Indagine ai limiti di una città”
A cura di Massimo Siragusa
Officine Fotografiche Roma
Via Giuseppe Libetta 1 – Roma
Informazioni: Pagina FB Limine Book

Inaugurazione: 16 Novembre 2016 alle ore 19.00
Apertura: dal 17 Novembre al 7 Dicembre 2016
Orari: dal lunedì al venerdì 10.00-13.30 / 14.30-19.00
Chiusura: sabato, domenica e festivi

Le fotografie di Vivian Maier in mostra a Roma

Vivian Maier, Chicago, IL, August 16, 1956. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.
Vivian Maier: Where Streets Have No Name
fino al 5 gennaio 2017

ILEX Gallery
@10b Photography Gallery, Via San Lorenzo da Brindisi 10b – Roma (Garbatella)


Vivian Maier, New York, NY, n.d. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.
Vivian Maier, New York, NY, n.d. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Testo di Daniel Blochwitz


Quando nel 1987 la rock band irlandese degli U2 pubblicò la canzone “Where the Streets Have No Name”, cantando e suonando contro l’anonimato delle società divise e di divisione, in cui l’indirizzo di una persona, l’accento, il colore della pelle, il sesso, lo stato mentale o l’abbigliamento possono determinare, in base alla nostra valutazione, la sua vita e le sue conquiste personali, una fotografa di strada ancora sconosciuta stava scattando a Chicago quelle che probabilmente sarebbero state le ultime immagini di una costante e produttiva documentazione.

Iniziò circa 35 anni prima, con la sua Rolleiflex per le strade di New York – da autodidatta, con grande talento, spinta e persistenza – fotografando le persone e le strade come icone istantanee. Il suo lavoro può essere affiancato a quello dei grandi fotografi di strada del 20° secolo, molte delle sue immagini infatti ricordano fotografie che abbiamo visto da Lewis Hine, Ilse Bing, Lisette Model, Dorothea Lange, August Sander, Robert Frank, Helen Levitt, Louis Faurer, Diane Arbus, Weegee, Lee Friedlander, o Joel Meyerowitz, per nominarne alcuni. Lei sembra averli incanalati tutti, anche coloro che sono stati da lei preceduti, in quello che la critica del New York Times Roberta Smith chiama “un rigore quasi enciclopedico” nel riassumere “la storia della fotografia di strada del 20° secolo”. In seguito, il suo nome, Vivian Maier (1926 – 2009, americana), dovrebbe essere incluso negli annali della fotografia di strada.


Vivian Maier, At the Balaban & Katz United Artists Theatre, Chicago, IL, 1961. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.
Vivian Maier, At the Balaban & Katz United Artists Theatre, Chicago, IL, 1961. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Il problema fu che tutte le sue immagini rimasero nascoste alla vista del pubblico fino alla fine della sua vita. Fino a quel momento nessuno era ancora a conoscenza della quantità e della qualità del suo lavoro, lei stessa infatti non sapeva che la sua produzione fotografica, circa 100.000 negativi, era stata scoperta due anni prima della sua morte. Così ella morì credendo che le sue pellicole fotografiche, i video e le registrazioni audio fossero ancora rinchiuse in scatole su scatole fra i suoi effetti personali in un luogo di deposito di Chicago – che era “[riparato] dalla pioggia avvelenata” (U2).

La maggior parte dell’impressionante numero di sue fotografie devono ancora essere rese pubbliche. Guardando  i provini dei suoi negativi, che contengono pochissimi scatti multipli di qualsiasi motivo o soggetto, ci si rende conto dell’incredibile quantità di straordinarie fotografie per ogni rullino fotografico. In termini matematici, ha catturato circa 12 fotogrammi, o un rullino di pellicola di medio formato al giorno, tutti i giorni per circa 40 anni. Dato che solo poche centinaia di immagini scattate da Vivian Maier attualmente circolano nel mondo all’interno di mostre e libri, ci possiamo ancora aspettare da lei una quantità enorme di futuri classici. Solo il numero di immagini iconografiche, prodotte da un singolo fotografo che ha lavorato a tempo pieno per tutta la vita come aiuto domestico e tata, è da capogiro.

Quello che possiamo supporre nel guardare le note fotografie di Vivian Maier è che spesso vagava in strade sconosciute mentre lavorava e non, esplorando a lungo il mondo intorno a lei con la macchina fotografica puntata su queste deviazioni, una pratica non dissimile da quello che i Situazionisti avevano definito dérive. Lei era un’imparziale opportunista che ritraeva persone provenienti da tutti i ceti social ma con la mente critica e l’occhio di un’osservatrice politicamente coscienziosa. Le sequenze inedite di immagini su ogni rotolo di pellicola spesso vengono lette come dei fantastici storyboard che la seguono attraverso le strade ed i giorni della sua vita. Come spettatori delle sue fotografie assistiamo al suo costante sguardo indagatore, alla sua messa in discussione del mondo com’era allora, il maschilismo, il classismo ed il razzismo quotidiano nelle strade di New York, ma anche la bellezza ed il puro piacere della vita vissuta.


Vivian Maier, Chicago, IL, August 16, 1956. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.
Vivian Maier, Chicago, IL, August 16, 1956. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Molte delle sue immagini sono ormai entrate nella nostra memoria collettiva. Le sue migliori fotografie rimarranno con noi per sempre e ci ricorderanno l’umile natura di perseguire con una macchina fotografica la verità nelle strade. Si tratta di un duro lavoro che raramente ripaga. Nel 1987, gli U2 hanno cantato, “Voglio correre, voglio nascondermi, voglio abbattere i muri che mi tengono dentro. Voglio toccare con mano la fiamma. Dove le strade non hanno nome”. Queste parole sembrano risuonare autentiche anche per Vivian Maier, ma noi non lo sapremo mai davvero.


ILEX Gallery è orgogliosa di presentare la prima mostra in una galleria di Vivian Maier a Roma con 33 stampe in gelatina d’argento presso 10b Photography Gallery.


Vivian Maier (1926 – 2009) è stata una fotografa americana nata a New York City. Tata di professione, la fotografia di Vivian Maier è stata scoperta da John Maloof in una casa d’aste di Chicago. Nel corso di cinque decenni, Vivian Maier ha esposto oltre 2.000 rotoli di pellicola, 3.000 stampe e più di 100.000 negativi, la maggior parte scattati con la sua Roleiflex a Chicago e New York City e mai condivise con nessuno. Le sue fotografie in bianco e nero offrono uno delle finestre più affascinanti nella vita americana della seconda metà del ventesimo secolo.


ILEX Gallery
@10b Photography Gallery, Via San Lorenzo da Brindisi 10b – Roma (Garbatella)

tel: +39 06 70306913 | lunedì – venerdì 10 -18h | www.ilexphoto.com | info@ilexgallery.com

Hard Rock Cafe sostiene la mostra fotografica “Heroes” dedicata a David Bowie

Hard Rock Cafe Roma | DAVID BOWIE & MASAYOSHI SUKITA | Mostra “Heroes”

Arte e musica, un legame imprescindibile. David Bowie & Masayoshi Sukita saranno i protagonisti della mostra Heroes che si svolgerà in occasione della Rome Art Week e sarà ospitata dalla THESIGN GALLERY – in Via Piemonte 25/A – dal 24 ottobre al 19 novembre.

L’esposizione si sviluppa in circa quaranta fotografie tratte dall’archivio di Sukita su Bowie, probabilmente uno dei più importanti di quelli che riguardano l’artista londinese. Se il rapporto tra gli artisti è universalmente noto per gli scatti iconici che illustrarono la copertina dell’album “Heroes”, sono invece solo in pochi a sapere del profondo legame di amicizia che negli anni si era creato tra il fotografo ed il “Duca Bianco” e che ha dato vita a degli scatti di straordinaria bellezza per intimità e quotidianità.

Hard Rock Cafe Roma, che tra i propri cimeli detiene anche un abito appartenuto ed indossato da David Bowie durante un suo Tour del 1969, proprio per la vicinanza del tema e dei valori offerti, è lieta di segnalare la mostra a tutti i suoi fan.


david-bowie


Chi visiterà la mostra riceverà un voucher che darà diritto ad un piccolo omaggio presso l’Hard Rock Cafe con un minimo di spesa, valido sia al Rockshop che al ristorante.

Orari di apertura:

Lunedì 15.00–19.00

Martedì – sabato 10.00–19.00

INGRESSO LIBERO

Link dell’evento

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