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street photography

Workshop Milano Notturna con Giorgio Galimberti

Il workshop Milano Notturna con Giorgio Galimberti è dedicato alla street photography. Si comincia con una parte teorica che consentirà ai partecipanti di conoscere meglio Giorgio Galimberti, il suo modo di fotografare e di interpretare la fotografia, attraverso la visione di alcuni suoi lavori, con qualche cenno ai suoi autori di riferimento e qualche dritta sulla composizione dell’immagine. La parte pratica “per strada”, in notturna, permetterà di applicare quanto imparato durante la parte teorica in aula. Nel corso della sessione fotografica, saranno proposti alcuni esercizi, con un focus sulla composizione e il contenuto che un’immagine deve avere. La domenica seguirà un incontro durante il quale le immagini scattate dagli studenti saranno selezionate, commentate ed editate.

Giorgio Galimberti, da sempre appassionato di fotografia, complice anche un clima familiare aperto all’arte e alla creatività, si avvicina al mezzo fotografico grazie alle Polaroid. Attraverso la sperimentazione del bianco e nero perfeziona i suoi gusti e si accosta a una visione del mondo incentrata prevalentemente sugli effetti della luce sui corpi e sui paesaggi urbani, riprendendo alcuni elementi tipici della street photography e rielaborandoli in funzione di un linguaggio fotografico moderno e narrativo che unisce agli scorci di vita quotidiana le visioni sospese dell’architettura urbana. Numerose le partecipazioni a mostre e le collaborazioni con importanti gallerie d’arte italiane e internazionali. Si dedica alla didattica, attraverso cui trasmette il suo punto di vista sulla fotografia d’autore.

Workshop con Giorgio Galimberti: il programma

Sabato 16 novembre 2019

• Teoria.
• Sessione fotografica in notturna per le strade di Milano.

Domenica 17 novembre 2019

• Editing e costruzione di una serie di cinque-dieci immagini.
• Valutazione e discussione con il docente.

In collaborazione con Bottega Immagine – Centro Fotografia Milano.
Al termine del corso saranno rilasciati un ATTESTATO firmato dal docente e 6 MESI di ABBONAMENTO DIGITAL a una rivista Sprea Editori a scelta!

Dove e quando


Per informazioni sui corsi e workshop vai su
www.ilfotografo.it/accademia
Tel. 0292432444 Mob. +39 351 558 2739
accademia@sprea.it
Costo Euro 270

Il Fotografo si riserva la possibilità di rimandare o annullare il corso nel caso non si raggiungesse il numero minimo di iscritti partecipanti, la nuova data verrà comunicata entro una settimana dalla data prevista del corso.

Vivian Maier, The Self-portrait and its Double: per la prima volta in Italia

1955 ©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

Il Magazzino delle Idee a Trieste presenta, per la prima volta in Italia, la mostra Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double, a cura di Anne Morin, realizzata e organizzata dall’Ente per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con diChroma photography, Madrid, John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery New York.
70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d’ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona della storia della fotografia.
Nel suo lavoro ci sono temi ricorrenti: scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini – il suo universo per così tanto tempo – e anche una predilezione per gli autoritratti, che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un linguaggio all’interno del suo linguaggio. Un dualismo.
L’interesse di Vivian Maier per l’autoritratto era più che altro una disperata ricerca della sua identità. Ridotta all’invisibilità, ad una sorta di inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un posto per lei. Il suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier è un’affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel particolare momento. Caratteristica ricorrente è l’ombra, diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua silhouette, la cui caratteristica principale è il suo attaccamento al corpo, quel duplicato del corpo in negativo “scolpito dalla realtà”, ha la capacità di rendere presente ciò che è assente.

Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double: l’esposizione

L’intenzione dell’esposizione – che ripercorre l’incredibile produzione di una fotografa che per tutta la vita non si è mai considerata tale, e che, anzi, nel mondo è sempre passata inosservata – è proprio quello di rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno sguardo sottile e un punto di vista acuto. Una storia straordinaria. Vivian Maier (1926 – 2009) ha lavorato come bambinaia per 40 anni, a partire dai primi anni Cinquanta e per quattro decenni, a New York e a Chicago poi. Nel suo tempo libero, fotografava la strada, le persone, gli oggetti, i paesaggi; ritraeva tutto ciò che le destava sorpresa, che trovava inaspettato nel suo vivere quotidiano; catturando l’attimo raccontava la bellezza dell’ordinario, scovando le fratture impercettibili e le inflessioni sfuggenti della realtà nella quotidianità che la circondava. Ha trascorso tutta la sua vita nell’anonimato fino al 2007, quando il suo corpus fotografico è venuto alla luce. Un lavoro immenso, composto da più di 150.000 negativi, super 8 e 16mm film, diverse registrazioni audio, alcune fotografie e centinaia di rullini non sviluppati, scoperto da un giovane immobiliarista, John Maloof. Grazie a lui il lavoro di Vivian Maier è venuto allo scoperto lentamente, da bauli, cassetti, dai luoghi più impensati, e la sua opera fotografica è stata resa nota in tutto il mondo. Scattare ritratti era per Vivian Maier una necessità: il modo con cui definiva la propria posizione nel mondo, e quello con cui provava a restituire l’ordine delle cose. Quando i protagonisti dei ritratti erano poveri, lasciava loro una legittima distanza; quando invece appartenevano all’alta società metteva in atto azioni di disturbo facendo in modo che nello scatto risultassero infastiditi. La Maier aveva due facce: quella che accettava la propria condizione, e quella che invece la combatteva cercando di essere
qualcun altro. “Ciò che sorprende nella storia di Vivian Maier – afferma Anne Morin, curatrice della mostra – è come questa donna da una parte accetti la sua condizione di bambinaia e, allo stesso tempo, trovi invece la sua libertà nell’essere qualcun altro, la fotografa di strada Vivian Maier; questo dualismo, generato dallo scontro tra le due anime, ha dato vita a una vicenda senza paragoni nella storia della fotografia, che in questa mostra viene raccontata per la prima volta in Italia attraverso i ritratti dell’autrice”. Il colore. Inedito nel percorso espositivo il nucleo di immagini a colori. Per Vivian Maier, il passaggio al colore è stato accompagnato da un cambiamento dovuto all’utilizzo di una Leica all’inizio degli anni settanta. La fotocamera è leggera, facile da portare: le foto sono riprese direttamente a livello dell’occhio, a differenza della Rolleiflex che usava prima. Vivian Maier è così in grado di raccogliere il contatto visivo con gli altri e fotografare il mondo nella sua realtà colorata. Il suo lavoro a colori rimane singolare, libero e anche giocoso. Esplora le caratteristiche specifiche del linguaggio cromatico con una certa casualità, elabora il proprio vocabolario, ma soprattutto si diverte con il reale: sottolineando stridenti dettagli di colore, mostrando le discrepanze multicolore della moda o giocando con brillanti contrappunti.

Filmati SUPER 8 mm

Filmati SUPER 8 mm. Accompagna gli scatti fotografici in mostra una serie di filmati in super 8mm realizzati dalla stessa Vivian Maier, che ci permettono di seguire il movimento dell’occhio dell’artista. Nel 1960 inizia infatti a filmare scene di strada, eventi e luoghi. Il suo approccio cinematografico è strettamente legato al suo linguaggio da fotografa: è una questione di esperienza visiva, di un’osservazione discreta e silenziosa del mondo che la circonda. Non c’è narrazione, nessun movimento della macchina (l’unico movimento cinematografico è quello della carrozza o della metropolitana in cui si trova). Vivian Maier filma quello che la porta all’immagine fotografica: osserva, si ferma intuitivamente su un soggetto e lo segue. Ingrandisce con la lente per avvicinarsi senza avvicinarsi e concentrarsi su un atteggiamento o un dettaglio (come le gambe e le mani di individui in mezzo alla folla). Il film è sia una documentazione (un uomo mentre viene arrestato dalla polizia, oppure i danni causati da un tornado) sia un oggetto di contemplazione (la strana processione di
pecore ai mattatoi di Chicago).

Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double
A cura di Anne Morin
Magazzino delle Idee, Trieste
20 luglio – 22 settembre 2019
www.magazzinodelleidee.it

La storia della Street Photography in un video: dal 1838 al 2019

Guy Jones ha creato questo video di 20 minuti  che offre una breve storia della fotografia di strada.
È una presentazione di 182 foto – una foto per ogni anno tra il 1838 e il 2019.

 

La street photography contemporanea è nuda: internet sta uccidendo i fotografi di strada

La street photography è diventata così popolare da produrre centinaia di immagini piatte e stereotipate. Quello scatto che gira su Facebook della nonna di qualcuno che fa la spesa ha davvero un valore artistico? Questo tipo di immagini ha un qualsiasi rapporto con le opere di Cartier- Bresson? Probabilmente no. Non solo perché il contenuto è troppo “già visto” (grazie alla nostra cultura visiva e al fatto che chiunque oggi ha una fotocamera in tasca), ma anche perché manca di visione. Buona parte di quella che oggi chiamiamo fotografia di strada necessita di un momento di verità. L’imperatore è nudo.

Street Photography contemporanea:  calore senza luce

Il problema è duplice: non c’è alcuna barriera all’ingresso e non c’è esposizione alla critica. Mi spiego: oggi per sentirsi un fotografo di strada è sufficiente avere una fotocamera, anche quella del cellulare, e una piattaforma su cui pubblicare (Facebook, Instagram o un sito web). Le cose non sono state così semplici per Frank, Winogrand o Bruce GildenOgnuno di loro ha investito nell’idea di fare fotografia di strada e poi ha dovuto sottoporsi all’opinione di critici ed editori – un po’ più severi dei nostri amici di Facebook… Inoltre, i critici facevano appunto “critica”, non esprimevano semplici gusti personali. Conoscevano la storia della fotografia e la filosofia estetica e inserivano l’opera (o la escludevano) in un più ampio discorso. Oggi contiamo i “Like” di Facebook e desumiamo che uno scatto abbia valore artistico: siamo ciechi guidati da altri ciechi, e comincia a notarsi. Come mai però esiste così tanta pessima fotografia di strada? La risposta non è semplice, ma possiamo provare a capire cosa  stia succedendo. Le persone prendono una fotocamera (un investimento modesto, oggi come oggi), escono e cominciano a fotografare a caso sconosciuti che fanno cose – o più spesso che non fanno niente. Poi tornano a casa, spulciano 9.000 scatti e ne scelgono un paio che sembrano validi. Li condividono online, siedono e aspettano. Succede poi che amici e “follower” offrano i loro Like. Arrivano quindi i troll, spesso semplicemente gelosi dell’attenzione altrui, e gettano qualche ombra. Iniziano le guerre di commenti. Niente di tutto ciò ha nulla a che fare con le qualità estetiche degli scatti. Per bene che vada, qualcuno può esprimere un gusto personale (“Non mi piace questa foto”), ma senza valore aggiunto. Non  c’è più una vera critica. Ed è così che nelle nostre vite appaiono sempre più immagini banali e ridondanti. Vi prego di non fraintendere. Si può fare una fotografia di strada “banale” eppure altissima. William Eggleston la fa. Nella fotografia di strada contemporanea, però, c’è una semplicità non ricercata, dietro la quale c’è solo assenza di visione artistica. La differenza è immensa, basta dare un’occhiata a uno scatto di Eggleston per coglierla – lui mostra il banale in un modo che cambia il nostro modo di guardarlo. Infine, c’è la questione della post-produzione. Sembra che nessuno processi più gli scatti – e per forza, quando un fotografo ne carica quotidianamente dieci o venti! È un ritmo semplicemente insostenibile per una forma d’arte. E se quello che facciamo non è arte, dovremmo chiederci cosa sia.

VIVIAN MAIER. Street photographer: in mostra al Castello Visconteo di Pavia 

VIVIAN MAIER. Street photographer

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia rendono omaggio a Vivian Maier.
La rassegna, curata da Anne Morin e da Piero Francesco Pozzi, promossa dalla Fondazione Teatro Fraschini e dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, propone un percorso di oltre cento fotografie in bianco e nero e a colori, e pellicole super 8 mm.

Le fotografie di Vivian Maier 

Quando nel 1987 la rock band irlandese degli U2 pubblicò la canzone “Where the Streets Have No Name”, cantando e suonando contro l’anonimato delle società divise e di divisione, in cui l’indirizzo di una persona, l’accento, il colore della pelle, il sesso, lo stato mentale o l’abbigliamento potevano determinare, in base alla nostra valutazione, la sua vita e le sue conquiste personali, una fotografa di strada ancora sconosciuta stava scattando a Chicago quelle che probabilmente sarebbero state le ultime immagini di una costante e produttiva documentazione.
Ma Vivian Maier iniziò circa 35 anni prima, con la sua Rolleiflex per le strade di New York – da autodidatta, con grande talento, spinta e persistenza – fotografando le persone e le strade come icone istantanee. Il suo lavoro può essere affiancato a quello dei grandi fotografi di strada del ventesimo secolo, molte delle sue immagini infatti ricordano fotografie che abbiamo visto da Lewis Hine, Ilse Bing, Lisette Model, Dorothea Lange, August Sander, Robert Frank, Helen Levitt, Louis Faurer, Diane Arbus, Weegee, Lee Friedlander, o Joel Meyerowitz, per nominarne alcuni. Lei sembra averli incanalati tutti, anche coloro che sono stati da lei preceduti, in quello che la critica del New York Times Roberta Smith chiama “un rigore quasi enciclopedico” nel riassumere “la storia della fotografia di strada del 20° secolo”.
L’esposizione offre la possibilità di scoprire e riscoprire una grandissima fotografa che con le sue immagini racconta la vita americana della seconda metà del XX secolo.
Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia.

VIVIAN MAIER. Street photographer
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo, viale XI Febbraio, 35
Fino al 5 maggio 2019
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00
Informazioni e prenotazioni
Tel. 02.36638600
info@scuderiepavia.com
http://www.scuderiepavia.com/

 

Immagini in evidenza Vivian Maier, At the Balaban & Katz United Artists Theatre, Chicago, IL, 1961. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Vivian Maier: la tata fotografa in mostra a Pavia

VIVIAN MAIER. Street photographer

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia rendono omaggio a Vivian Maier.
La rassegna, curata da Anne Morin e da Piero Francesco Pozzi, promossa dalla Fondazione Teatro Fraschini e dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, propone un percorso di oltre cento fotografie in bianco e nero e a colori, e pellicole super 8 mm.

Le fotografie di Vivian Maier 

Quando nel 1987 la rock band irlandese degli U2 pubblicò la canzone “Where the Streets Have No Name”, cantando e suonando contro l’anonimato delle società divise e di divisione, in cui l’indirizzo di una persona, l’accento, il colore della pelle, il sesso, lo stato mentale o l’abbigliamento potevano determinare, in base alla nostra valutazione, la sua vita e le sue conquiste personali, una fotografa di strada ancora sconosciuta stava scattando a Chicago quelle che probabilmente sarebbero state le ultime immagini di una costante e produttiva documentazione.
Ma Vivian Maier iniziò circa 35 anni prima, con la sua Rolleiflex per le strade di New York – da autodidatta, con grande talento, spinta e persistenza – fotografando le persone e le strade come icone istantanee. Il suo lavoro può essere affiancato a quello dei grandi fotografi di strada del ventesimo secolo, molte delle sue immagini infatti ricordano fotografie che abbiamo visto da Lewis Hine, Ilse Bing, Lisette Model, Dorothea Lange, August Sander, Robert Frank, Helen Levitt, Louis Faurer, Diane Arbus, Weegee, Lee Friedlander, o Joel Meyerowitz, per nominarne alcuni. Lei sembra averli incanalati tutti, anche coloro che sono stati da lei preceduti, in quello che la critica del New York Times Roberta Smith chiama “un rigore quasi enciclopedico” nel riassumere “la storia della fotografia di strada del 20° secolo”.
L’esposizione offre la possibilità di scoprire e riscoprire una grandissima fotografa che con le sue immagini racconta la vita americana della seconda metà del XX secolo.
Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia.

VIVIAN MAIER. Street photographer
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo, viale XI Febbraio, 35
Fino al 5 maggio 2019
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00
Informazioni e prenotazioni
Tel. 02.36638600
info@scuderiepavia.com
http://www.scuderiepavia.com/

 

Immagini in evidenza Vivian Maier, At the Balaban & Katz United Artists Theatre, Chicago, IL, 1961. ©Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Milano Notturna: una notte e un giorno a stretto contatto con il mondo della Street Photography

Una notte e un giorno a stretto contatto con il mondo della STREET PHOTOGRAPHY e con un fotografo d’eccezione, Giorgio Galimberti. Esercizi fotografici e azione in giro per la città durante la notte, con un focus sulla composizione e il contenuto che un’immagine deve avere. La struttura dei due giorni sarà suddivisa in due parti sostanziali: Le lezioni si susseguiranno rispettivamente la sera del venerdì e il pomeriggio del sabato.

Milano Notturna: il programma

Venerdì 24 ore 19:00-02:00

TEORIA E PRATICA

Presentazione del lavoro del docente, un breve accenno alla storia della fotografia di strada con qualche esempio, rapida visione delle immagini sulla movida milanese notturna e introduzione all’approccio da tenere durante la fase di scatto.

ore 21.30 – Fase di scatto

Sabato 25 ore 14:00-19:00

TEORIA E PRATICA

Editing e costruzione di una serie composta da 5/10 immagini per ciascun partecipante.

Valutazione e discussione insieme al docente.

Al termine del corso saranno rilasciati un ATTESTATO firmato dal docente, una copia de IL FOTOGRAFO e 6 MESI di ABBONAMENTO DIGITAL a una rivista Sprea Ed. a scelta

Ogni partecipante dovrà avere una macchina fotografica, Chiavetta USB e Computer

Per maggiori informazioni e iscrizioni clicca qui 

La Street Photography di Damien Demolder: 10 regole per formidabili scatti

Le dieci regole d’oro per formidabili scatti di strada

La fotografia di strada è uno dei generi più difficili, ma anche dei più emozionanti e gratificanti. Si fonda talmente tanto sulla nostra capacità di vedere, osservare e notare cose che le persone normali non registrano che impone un drastico cambiamento del modo in cui usiamo gli occhi. È fotografia d’azione: anche quando non ci muoviamo da un ambiente a un altro, il contenuto della scena cambia con il passaggio delle persone nell’inquadratura: tutte sono diverse, camminano in punti diversi e a velocità diversa.

Ecco alcuni utilissimi consigli di un celebre professionista per cogliere il meglio di quanto la street photography può offrirci.

 

  1. Una fotocamera piccola piccola: qualsiasi macchina fotografica può essere usata per la street photography, quindi non lasciamoci convincere da nessuno che occorra per forza un certo modello. D’altra parte, è comunque vero che alcuni tipi di fotocamere semplificano la vita e permettono di ottenere immagini altrimenti molto difficili. Anche se è possibile realizzare scatti di strada anche con le medio formato, non si può certo dire che siano la prima scelta consigliabile: gli apparecchi grandi attirano l’attenzione e sono pesanti da portarsi dietro tutto il giorno. Corpi e ottiche di dimensioni contenute sono preferibili: si fanno notare meno e possono infilarsi anche intasca, così da lasciare a casa la borsa. Quando siamo sul campo, non vogliamo (e non dobbiamo) sembrare fotografi e le fotocamere più piccole si nascondono con una mano. Anche se qualcuno le vede, poi, difficilmente sono considerate “professionali”. Cerchiamo di assomigliare a turisti, o comunque a semplici fotografi occasionali, e nessuno baderà troppo a noi.
  2. Usiamo obiettivi che riflettono ciò che vedono i nostri occhi: la scelta dell’ottica è cruciale nella street photography, come del resto in ogni genere fotografico. Molta gente si infervora parecchio sulle lunghezze focali “migliori” o “classiche” per la fotografia di strada, come se ci fosse una legge in materia. L’unica regola invece è sapere quanto vogliamo avvicinarci alle persone che fotografiamo e poi trovare la focale che includa la quantità di sfondo che vogliamo. In realtà, è semplice. Poiché l’impatto più forte viene spesso creato quando si scatta vicino ai soggetti, le lunghezze focali da “normale” a grandangolari sono le più usate, perché funzionano bene (diciamo un 50 mm equivalente, o un 24 mm per un effetto più teatrale). Se vogliamo che l’osservatore si senta “dentro” la scena, dobbiamo dargli un angolo di campo in cui possa identificarsi: di nuovo, una lunghezza standard crea precisamente quell’angolo.
  3. A colori? Perchè no! Sembra quasi esserci una regola che impone il bianco e nero alla fotografia di strada. Non c’è niente di male, ma solo se è quello che vogliamo, se ci abbiamo pensato e abbiamo davvero deciso che è il trattamento migliore per la situazione. La maggior parte di noi vede il mondo a colori, quindi un’immagine a colori è un riflesso sincero di quanto abbiamo osservato. Il colore è più realistico e l’osservatore ha più facilità a relazionarsi con una scena a colori. Si parla spesso in toni reverenziali della purezza del bianco e nero, ma in realtà si tratta di una rappresentazione falsata. Il bianco e nero non rende automaticamente le immagini più serie o suggestive.
  4. Descrizione:  Fa impressione quanto poco le persone si guardino le une con le altre per strada, ma vale comunque la pena fare il possibile per non dare nell’occhio. Cerchiamo di non indossare abiti che attirino l’attenzione. Anche un abito elegante è rischioso, perché le persone potrebbero supporre che stiamo scattando fotografie ufficiali e cercheranno di evitarci. Indossiamo vestiti “normali” che ci facciano sembrare perfettamente ordinari. Prepariamoci per qualsiasi clima: è importante poter rimanere asciutti e comodi tutto il giorno!
  5. Restiamo in attesa… senza fretta:  Possiamo passeggiare tutto il giorno e sperare di imbatterci in qualcuno o qualcosa che salti fuori proprio davanti a noi. Oppure, possiamo cercare una luce affascinante o un’ambientazione grafica, inquadrare una splendida scena e aspettare che qualcuno di interessante si presenti e calchi il nostro palcoscenico. Spesso, questa seconda opzione porterà più frutti, perché con un minimo di pazienza riusciremo a realizzare immagini molto meglio organizzate di un momento spontaneo. Nel primo caso, invece, finiremo per scattare più casualmente, in ogni direzione, e i risultati appariranno meno curati. Trattiamo la fotografia di strada come quella paesaggistica: troviamo la veduta migliore di un luogo interessante e aspettiamo il momento decisivo. Può essere la persona giusta al momento giusto o il sole che si sposta e crea una pozza di luce intorno al soggetto: entrambe le situazioni richiedono capacità di pre-visualizzazione e molta pazienza
  6. Pratica e regolarità: non sono molte le persone che si scoprono brave in qualcosa senza averci messo molto impegno e molto lavoro. La street photography è un’attività come un’altra: più la pratichiamo e più diventiamo bravi, a patto naturalmente di concentrarci, esaminare gli errori e non smettere MAI di studiare. Dopo una lunga pausa è facile sentire di avere perso “il tocco”, proprio come succederebbe se fossimo musicisti o atleti, quindi è importante fare esercizio con regolarità e con la massima frequenza possibile. Se abbiamo una piccola fotocamera, portiamola sempre con noi, così che non passi un giorno senza che abbiamo pensato almeno a un’immagine. Suona forse eccessivo, ma se riusciamo a integrare la pratica fotografica nella nostra vita quotidiana, ci diamo l’opportunità di cogliere qualsiasi occasione si presenti, dovunque e comunque. Gli smartphone, soprattutto i modelli pensati per la fotografia, sono un’ottima alternativa.
  7. Cerchiamo la forma: l’accurata scelta dello sfondo paga sempre. Dovremmo accordare allo sfondo quasi la stessa importanza del soggetto. Prendiamoci il tempo di provare angolazioni e punti di vista per arrivare a uno sfondo che sia interessante senza dominare la scena: non dovrebbe distrarre l’osservatore né attirare l’attenzione prima del soggetto. Puntiamo a uno sfondo o un primo piano marcatamente grafici, che facciano uso di sagome forti, di linee e di angoli e che presentino una zona pulita dove inserire il soggetto. Gli scenari migliori non sono sempre evidenti a prima vista: osserviamo con cura le architetture intorno a noi. Angoli o finestre illuminate possono creare sagome rettangolari da sfruttare al massimo.
  8. Usiamo fotocamere reattive: non usciamo con una fotocamera che non conosciamo bene, o lasceremo… per strada occasioni d’oro. Allo stesso modo, non portiamo un modello incapace di reagire con rapidità e di scattare quando glielo chiediamo. Il ritardo allo scatto non si nota con paesaggi e still-life, ma la street photography è azione! Ritardo è, inevitabilmente, sinonimo di opportunità mancata. Scattiamo a priorità di diaframma e lavoriamo correggendo solo il livello ISO. Studiamo il modo più veloce di cambiare o spostare il punto AF attivo e, se la fotocamera è troppo complicata o troppo lenta, cambiamola.
  9. Attenzione alla luce: nonostante la stessa parola, “fotografia”, rimandi all’idea della scrittura con la luce, molti fotografi finiscono per dimenticare che la luce stessa è l’elemento più importante del processo di creazione di un’immagine e che richiede una cura maniacale. Non dobbiamo concentrarci tanto sulla sua quantità, quanto su qualità e direzione, e sul modo in cui influenza l’aspetto del soggetto. Le buone immagini si affidano alla luce per definire il soggetto e creare interesse: in molte è il vero soggetto, in altre è un elemento cruciale per staccare un altro elemento dallo sfondo. L’illuminazione dovrebbe essere la nostra prima considerazione, in qualsiasi genere fotografico. Cerchiamo un’illuminazione attraente e usiamola per guidare lo sguardo dell’osservatore verso la zona più importante dell’inquadratura. Cerchiamo luoghi e condizioni in cui la luce ha una chiara direzione e crea punti luminosi e ombre che sottolineano la tridimensionalità di quello che stiamo fotografando. Trovata una luce interessante, impostiamo l’esposizione che più la valorizza. Spesso, piccole macchie di luce vengono bruciate perché l’esposimetro dà più peso alle ampie zone d’ombra nell’inquadratura, quindi impariamo a prendere il controllo e interpretare la lettura esposimetrica.
  10. Evitiamo di sovraesporre: quasi tutte le fotocamere, per impostazione predefinita, creano immagini un po’ troppo luminose. Puntano a mostrare il dettaglio delle ombre, per immagini piacevoli a video e in stampa. Le fotografie di strada molto luminose, però, spesso mancano di atmosfera. Impostiamo una compensazione di -1/3 EV di base, poi, in giornate soleggiate, permettiamoci di arrivare anche a -5 EV se vogliamo esporre un soggetto con uno sfondo scuro. L’esposizione giusta deve essere calibrata sulla luce che cade sul soggetto, non sulla gamma di luminosità nell’inquadratura. Identifichiamo il rapporto tra luce sul soggetto e luce sullo sfondo, indoviniamo cosa legge l’esposimetro e compensiamo di conseguenza. Proviamo sempre esposizioni diverse: un solo stop fa una grande differenza!

A Lamezia Terme un workshop di Street Photography con Alex Liverani

A Lamezia Terme si terrà il primo workshop di street photography,con il fotografo internazionale Alex Liverani, organizzato dal Collettivo fotografico EFFE. Alex Liverani, fondatore del collettivo Inquadra, Fuji ambassador, vincitore di numerosi premi: Miami Street Photography Festival, Urban DotAr,  Leica Talent Italia.  Il corso, che permetterà un approccio concreto alla street photography, organizzato in collaborazione con Fujifilm Italia, si terrà nei giorni 30 e 31 marzo 2019, nello studio di Domenico Mendicino.  Durante il workshop sarà possibile utilizzare le macchine fotografiche Fujifilm disponibili.
EFFE collective è un collettivo fotografico, composto da quattro membri, che si occupa di promozione culturale e sociale della fotografia.

Per maggiori informazioni clicca qui

Italian Street Photo Festival: a Roma tre giorni di Street Photography 

Cuba, Trinidad 2015 ©Nikos Economopoulos

A Roma tre giorni di Street Photography

A Roma si terrà la seconda edizione dell’Italian Street Photo Festival con la partecipazione di due fotografi di fama mondiale, Franco Fontana e Nikos Economopoulos dell’agenzia MAGNUM. Entrambi terranno nella tre giorni, sia un workshop che una Lectio Magistralis.
Alla manifestazione, in programma dal 26 al 28 aprile, patrocinata dell’VIII Municipio, parteciperanno tra i maggiori interpreti al mondo di street photography.
Un confronto e un dialogo tra la realtà nazionale e quella mondiale di questo genere fotografico – movimento che vuole riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici al fine di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni – con i lavori e gli interventi di 11 fotografi stranieri e 9 italiani

Nikos Economopoulos

A Roma tre giorni di Street Photography: il programma

Il programma prevede una serie di incontri che si svolgeranno nella sede della scuola di formazione Officine Fotografiche (Via Giuseppe Libetta 1), partner dell’iniziativa ed altri nella sede del CineTv Rossellini (Via Giuseppe Libetta 14). Numerose le attività, sia gratuite e aperte a tutti, che a pagamento: seminari, passeggiate fotografiche per il quartiere, letture portfolio tenute da rappresentanti di spicco di FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), concorsi, che prevedono come premi macchine fotografiche della Fujifilm, borse fotografiche ONA e altri premi in denaro. Ci sarà la possibilità di assistere ad alcune importanti mostre fotografiche, una selezione di immagini a colori realizzate dal fotografo dell’agenzia Magnum Nikos Economopoulos e una selezione di fotografie realizzate da Pau Buscato, rappresentante di spicco della fotografia di strada contemporanea.
La privacy, la scelta dei mezzi fotografici più idonei, gli errori più comuni insieme agli stratagemmi da adottare quando si lavora in strada, i modi per realizzare e vendere progetti fotografici, gli interessantissimi aspetti legati al mondo dell’editoria di settore. Il racconto della vita di Caio Mario Garrubba, un fotografo Italiano molto apprezzato, tra gli altri, anche da Henri Cartier-Bresson. L’incredibile storia di uno scatolone pieno di rullini ancora da sviluppare, acquistato su ebay dai ragazzi di Civico Zero, un’associazione che gira per l’Italia sul proprio camper. Questi e molti altri temi verranno affrontati nel corso dei tre giorni grazie all’esperienza di alcuni dei fotografi più in vista del panorama internazionale.
Grazie a questo Festival la fotografia di strada ha finalmente un evento di riferimento in Italia. Dalla prima edizione dello scorso anno è iniziato un percorso che offrirà ad ogni successivo appuntamento occasioni di confronto e di crescita per gli appassionati di street, aiutandoli a sviluppare un approccio moderno ed in linea con le tendenze di questo nuovo genere di fotografia.

 

 

 

Italian Street Photo Festival

 

Una Street Photography a…quattro zampe!

Lo street photographer Alan Schaller ha girato il mondo per mostrare le diverse personalità dei cani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alan Schaller, un fotografo internazionale che solitamente dà vita a lavori surreali, geometrici, dai forti contrasti che tendono a risaltare le diversità dell’uomo, questa volta ha deciso di cambiare e viaggiare per il mondo per mostrare le differenti personalità… dei cani! A ogni strada il suo.

Il fotografo londinese predilige gli scatti in bianco e nero che ritraggono i contrasti e le diverse realtà umane. Gli individui, questa volta però, non sono i soggetti che l’autore è interessato a ritrarre per svelarne la personalità; per questo nuovo progetto ha deciso di viaggiare per il mondo e dedicarsi a una street photography che mostri l’unicità del rapporto che esiste tra l’uomo e il suo fedele amico a quattro zampe nonché alla soggettività propria di ogni cane. Dai cuccioli…ai cani di grossa taglia, ai segugi. Questo progetto di street photography “sui generis” ha portato inevitabilmente a familiarizzare con i cani, creando un legame speciale e guadagnando la loro fiducia tanto che Schaller ha affermato “In generale, ritengo che i cani riescano ad essere costantemente più amichevoli, imprevedibili e divertenti rispetto a noi uomini. Quasi tutti i cani che ho fotografato, a meno di situazioni tragiche, al limite, mi hanno tutti fatto ridere“. Attraverso le sue foto, Alan Schaller spera di sensibilizzare le persone a sostenere le diverse associazioni cinofile e gruppi di volontari per aiutare le fide creature a quattro zampe ad avere una vita migliore.

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