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A Torino una grande retrospettiva su Helmut Newton

Helmut Newton Debra Winger, Los Angeles 1983 ©Helmut Newton Estate

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino rende omaggio a Helmut Newton con Works, una grande retrospettiva promossa da Fondazione Torino Musei e prodotta da Civita Mostre e Musei con la collaborazione della Helmut Newton Foundation di Berlino.

Mattias Harder, curatore di Works

Curato dal direttore della fondazione tedesca Matthias Harder (noi l’avevamo intervistato in occasione di Body Performance), il percorso espositivo riunisce sessantotto immagini che ripercorrono la lunga carriera del grande fotografo, dalle copertine per Vogue degli anni Settanta sino all’opera più tarda con il ritratto di Leni Riefenstahl del 2000. “La fotografia di Helmut Newton, che abbraccia più di cinque decenni, sfugge a qualsiasi classificazione e trascende i generi, apportando eleganza, stile e voyeurismo nella fotografia di moda, esprimendo bellezza e glamour e realizzando un corpus fotografico che continua a essere inimitabile e ineguagliabile”, afferma Matthias Harder.

Works: il percorso espositivo

In mostra, alcuni dei ritratti che Newton realizzò a grandi personaggi del Novecento, tra cui quelli di Andy Warhol (1974), Gianni Agnelli (1997), Paloma Picasso (1983), Catherine Deneuve (1976), Anita Ekberg (1988), Claudia Schiffer (1992) e Gianfranco Ferré (1996). Delle importanti campagne fotografiche di moda, invece, sono esposti alcuni servizi realizzati per Mario Valentino e per Thierry Mugler nel 1998, oltre a una serie di importanti fotografie, ormai iconiche, per le più importanti riviste di moda internazionali. «Valeva la pena accogliere questo progetto della Fondazione Newton e Civita, perché ci pone di fronte a conferme da un lato e sorprese dall’altro. Newton è noto a tutti, è stato tra i più grandi divulgatori di moda sulle riviste più prestigiose ma anche un fotografo di ricerca – racconta Riccardo Passoni, direttore della GAM – e rimarrà impresso a tutti il suo mondo prepotentemente evocativo, di glamour e bellezza, di artificio e rarefazione».

Informazioni

Dal 30 gennaio al 3 maggio 2020
GAM – GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Via Magenta, 31 – 10128 Torino
tel. +39 011 4429518 – +39 011 4436907
email: gam@fondazionetorinomusei.it
www.gamtorino.it
Orari di apertura: da martedì a domenica: 10.00 – 18.00, lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietti: Intero 10,00€ Ridotto 8,00€ – Ingresso gratuito Abbonamento Musei e Torino Card. Integrato mostra + museo 14,00€

Helmut Newton e la rivoluzione della fotografia

Helmut Newton. Interessato alla fotografia sin da bambino, nel 1936 era già un fotografo professionista. Nel 1938, a seguito delle leggi razziali, lasciò la Germania e, dopo essersi imbarcato a Trieste sul Conte Rosso, si fermò a Singapore. Allo scoppio della II guerra mondiale fu deportato dalle autorità britanniche in Australia. Visse in Australia, di cui diventò cittadino nel 1945, in Europa e negli USA. Autore tra i più conosciuti, rivoluzionò la fotografia di moda che con lui, per la prima volta, fu accolta tra la fotografia d’autore ed esposta in gallerie d’arte. Morì per un incidente stradale a Hollywood nel 2004. Oggi a Berlino vi è la sede della sua Fondazione. Cosa succedeva nei bellissimi palazzi delle nostre città, nei saloni sontuosi che solo pochi potevano vedere, negli attici mozzafiato? Helmut Newton, con le sue fantasie, mostrò il lato nascosto della borghesia, le sottili perversioni che restano segrete, un erotismo urbano da alta società. Le sue donne, dai corpi atletici, apparivano come entità superiori, dotate di poteri speciali; Newton con il suo obiettivo, occhio che spiava per noi dalla serratura, come Luis Buñuel in Il fascino discreto della borghesia, immaginò un sovvertimento dei codici di comportamento in cui le sue donne, valchirie contemporanee, dominavano la scena del mondo con la loro sensualità. Newton compose un erotismo ambiguo con immagini dal bianco e nero assoluto, che non lasciavano mai indifferenti. Con Newton il corpo nudo diventò il nuovo abito da indossare. Dissacrante e allo stesso tempo ironico, Newton resta un maestro inimitabile anche quando sostiene che guardare attraverso l’obiettivo è come vedere il mondo attraverso il buco della serratura.

Helmut Newton e il banco ottico

L’uso del banco ottico nelle fotografie di Helmut Newton rende le sue opere particolarmente incisive. Tutta la scena è perfettamente a fuoco e leggibile, così come le sue donne, sempre in atteggiamento dominante. Una padronanza tecnica perfetta, un uso sapiente delle luci sia in esterno sia in interno, che bilancia fonti naturali, artificiali, ombre e contrasti: Helmut Newton sembra avere un senso innato per le composizioni, tanto da far apparire le sue opere come fossero delle istantanee. Anche grazie a questo le fotografie di Helmut Newton sono degli scorci su scene altamente verosimili e indimenticabili.
“Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia”. Helmut Newton

 

Immagine in evidenza via Flickr

Helmut Newton, la mostra a Torino

Rushmore, Italian Vogue 1982/Helmut Newton Estate

Helmut Newton in mostra a Torino

GamGalleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino apre la stagione espositiva del 2020 inaugurando la grande retrospettiva Helmut Newton. Works, promossa da Fondazione Torino Musei e prodotta da Civita Mostre e Musei con la collaborazione della Helmut Newton Foundation di Berlino. Il progetto espositivo è di Matthias Harder, direttore della fondazione tedesca, che ha selezionato 68 fotografie con lo scopo di presentare una panoramica, la più ampia possibile, della lunga carriera del grande fotografo che sin dagli inizi non ha mai smesso di stupire e far scalpore per i suoi concetti visivi veramente unici. Il risultato è un insieme di opere non solo particolarmente personali e di successo, ma che hanno raggiunto un pubblico di milioni di persone anche grazie alle riviste e ai libri in cui sono apparse, e alle mostre delle sue foto. Nel percorso di mostra si spazia dagli anni Settanta con le numerose copertine per Vogue, sino all’opera più tarda con il bellissimo ritratto di Leni Riefenstahl del 2000, offrendo la possibilità ai visitatori di comprendere fino in fondo il suo lavoro come mai prima d’ora. Quattro sezioni che rendono visibile come in questo lungo arco di tempo, Newton abbia realizzato alcuni degli scatti più potenti e innovativi del suo tempo. Numerosi ritratti a personaggi famosi del Novecento, tra i quali Andy Warhol (1974), Gianni Agnelli (1997), Paloma Picasso (1983), Catherine Deneuve (1976), Anita Ekberg (1988), Claudia Schiffer (1992) e Gianfranco Ferré (1996). Delle importanti campagne fotografiche di moda, invece, sono esposti alcuni servizi realizzati per Mario Valentino e per Thierry Mugler nel 1998, oltre a una serie di importanti fotografie, ormai iconiche, per le più importanti riviste di moda internazionali. Il chiaro senso estetico di Newton pervade tutti gli ambiti della sua opera, oltre alla moda, anche nella ritrattistica e nella fotografia di nudi. Al centro di tutto le donne, ma l’interazione tra uomini e donne è un altro motivo frequente della sua opera. Helmut Newton morì improvvisamente il 23 gennaio 2004 a Los Angeles, prima di poter assistere alla completa realizzazione della Fondazione a lui dedicata.

Helmut Newton Works è il titolo del grande volume edito da Taschen che comprende anche le foto esposte in mostra e ne rappresenta idealmente il catalogo.

Per maggiori informazioni clicca qui 

Body Performance: intervista esclusiva al curatore Matthias Harder

M.Harder- Yang Fudong: V. Beecroft (backgr ph)

Per la prima volta la Fondazione Helmut Newton di Berlino presenta una grande collettiva dai tratti contemporanei che indaga la relazione tra fotografia e performance. Matthias Harder, curatore unico e dal 2019 anche direttore della fondazione, ci parla di Body Performance, una mostra che espone il corpo umano nella sua fisicità e nella sua capacità espressiva. Alcune immagini inedite di Helmut Newton si affiancano alle opere originali di Vanessa Beecroft, Yang Fudong, Inez & Vinoodh, Jürgen Klauke, Robert Longo, Robert Mapplethorpe, Barbara Probst, Viviane Sassen, Cindy Sherman, Bernd Uhlig ed Erwin Wurm.

Matthias Harder ci racconta Body Performance

Come nasce l’idea di questa mostra?
«L’intuizione è arrivata tramite la mostra Nudes, dedicata a Saul Leiter, David Lynch e Newton, inaugurata in fondazione proprio lo scorso dicembre. Facendo ricerche e trovandomi davanti a centinaia di immagini della collezione, ho notato che erano molti i casi in cui emergeva un aspetto performativo determinato proprio dal fatto che esiste una fotocamera. Il processo avveniva non solo nella fotografia di nudo, ma anche nei ritratti e negli scatti di moda. Era evidente in tutti gli aspetti legati allo stile di Helmut Newton. Così ho approfondito il concetto di body performance in fotografia ed è risultato che non vi erano tracce di precedenti mostre sul tema, quantomeno in Germania e in Europa».

In che modo il tema scelto avvicina Newton agli altri artisti?
«Il tema è interessante e rappresenta una novità per la fondazione. Alla base rimane l’idea che le mostre allestite mantengano in vita la nostra fondazione, andando contro il concetto di museo statico. Cerchiamo pertanto di far scaturire delle connessioni tra Helmut Newton e la fotografia più contemporanea. In Body Performance sono presenti diversi artisti provenienti da tutto il mondo. In particolare, è importante per noi includere il punto di vista femminile attraverso i lavori di Barbara Probst, Inez van Lamsweerde, Viviane Sassen, Vanessa Beecroft e Cindy Sherman».

L’intervista completa di Silvia Carapellese sul nuovo numero de Il Fotografo in edicola dal 20 novembre e disponibile online cliccando qui.
Vanessa Beecroft views
Vanessa Beercroft Views, Body Performance. Mostra a cura di Matthias Harder, curatore unico e direttore della Helmut Newton Foundation.

Fotografia e cinema: Gli occhi di Laura Mars. I pericoli della moda

Gli occhi di Laura Mars, diretto da Irvin Kershner è la storia di una ricca e famosa fotografa di moda, interpretata da Faye Dunaway che possiede poteri paranormali: vede in anticipo le modelle del suo libro fotografico morire assassinate. L’attrice per interpretare la parte frequentò Terry O’ Neill, uno dei fotografi inglesi della Swinging London, che in seguito diventerà suo marito.

Gli occhi di Laura Mars: le fotografie dei servizi fotografici ispirate all’immaginario di Helmut Newton 

Gli occhi di Laura Mars è un tipico thriller paranormale, genere molto seguito negli anni Settanta, che darà il via a una serie di film gialli ambientati nel mondo della moda e che arriverà più avanti a comprendere film come  Sotto il vestito niente (1985) dei fratelli Vanzina o, più recentemente, Femme fatale (2002) di Brian De Palma. Partito come B-movie,  Gli occhi di Laura Mars diventerà nel giro di breve un cult. Il film è girato nella New York degli anni Settanta, il periodo in cui la città è così degradata da dichiarare bancarotta e diventare nel mondo l’esempio della città violenta e senza futuro: è del 1977 il blackout che lasciò New York per vari giorni in balia di rivolte e saccheggi. La fotografa Laura Mars, che ha il suo studio in uno dei moli chiusi lungo l’Hudson, crea con le sue modelle scene di violenza, morte e omicidio come quella in cui donne in giarrettiera e pelliccia si tirano i capelli davanti ad auto incidentate che bruciano. Poichè le sue immagini fanno vendere bene, Laura si troverà a lavorare con grande successo anche in pubblicità. Con ventilatori e musica a tutto volume la sua carriera avanza fra un servizio fotografico e l’altro fino a quando le cose cominciano a complicarsi perché Laura ha delle visioni: vede gli omicidi delle sue modelle prima che avvengano. Li vede in soggettiva, come se guardasse dentro la sua macchina fotografica. L’assassino, inoltre, ricrea sui luoghi del delitto le immagini del suo  libro fotografico. La brutalità che le ha dato gloria e denaro le si rivolta contro e la polizia sospetta che proprio lei, Laura Mars, sia la colpevole. Il killer, a cui ormai manca solo l’omicidio di Laura per completare l’opera, si rivela alla fine essere un poliziotto maltrattato dalla madre e di cui la fotografa si è innamorata. In qualità di special photographic consultant  per il film, venne chiamata la fotografa belga Rebecca Blake che emigra giovanissima negli Stati Uniti e che, dopo un inizio come fotografa di still life, negli anni Settanta diviene una famosa fotografa di belle donne e di campagne pubblicitarie di prodotti di bellezza: sue, sono le fotografie del libro fotografico Gli occhi di Laura Mars che dà il titolo al film. Le fotografie dei servizi fotografici di Laura sono invece chiaramente ispirate all’immaginario di Helmut Newton che già in quegli anni fotografava per le più importanti riviste di moda. Nel film, non a caso, c’è una scena in cui si inaugura una mostra e le fotografie esposte in una galleria di Soho sono appunto di Helmut Newton. Gli occhi di Laura Mars è un film che si colloca all’interno della contraddizione  del decennio che vede, da un lato, le donne che vogliono avere il pieno potere sul loro corpo mentre, dall’altro, c’è l’immagine della moda e delle merci che usano sempre di più il corpo delle donne. Qualcuno ha sempre visto Helmut Newton, con il suo erotismo patinato, il fotografo antifemminista per definizione, ignorando il suo lato provocatorio e ironico. Chi invece tolse centralità alla figura della modella, in netta controtendenza con l’ambiente della moda, fu il francese Guy Bourdin, nato nel 1928 a Parigi e morto nel 1992. Allievo di Man Ray, Bourdin negli anni Sessanta impose un cambio di registro alle fotografie di moda che assunsero con lui  un tono surreale: le modelle furono collocate, per esempio, in macelleria, tra animali squartati oppure come corpi abbandonati sulla spiaggia. Le sue immagini più conosciute sono quelle riferite alle campagne pubblicitarie di Charles Jourdan realizzate tra il 1967 e il 1981: immagini che mettono in evidenza le scarpe ai piedi di donne che si fingono morte. Il suo era un linguaggio disturbante, difficile da comprendere per il pubblico della moda, ma ammirato da fotografi come Helmut Newton, Jean Mondino e David LaChapelle. Guy Bourdin rifiutò sempre di pubblicare libri e organizzare mostre di sue fotografie

I migliori appuntamenti espositivi dell’estate italiana: Helmut Newton

Paloma Picasso 1983 © Helmut Newton Foundation Berlin.

Nelle sale della Galleria d’Arte Moderna di San Gimignano arriva una grande retrospettiva dedicata al fotografo berlinese, conosciuto e celebrato in tutto il mondo per i suoi scatti di nudi femminili. La mostra, a cura di Matthias Harder della Fondazione Helmut Newton, si compone di sessanta fotografie che propongono allo spettatore una visione panoramica e completa della lunga carriera del fotografo tedesco. Ad aprire cronologicamente il percorso è il ritratto di Andy Warhol realizzato nel 1974 per Vogue Uomo  – si termina con il volto di Leni Riefenstahl realizzato nel 2000 –. Molti sono gli scatti esposti scelti tra i più importanti realizzati da Newton nella sua straordinaria carriera. Spiccano, tra gli altri, Gianni Agnelli, Paloma Picasso, Catherine Deneuve, Anita Ekberg, Claudia Schiffer e Gianfranco Ferré. Non mancano ovviamente le campagne di moda con i servizi per importanti marchi come Mario Valentino e Thierry Mugler, oltre alle fotografie che nel tempo sono diventare vere e proprie icone della nostra società e della nostra cultura.

Fino all’1 settembre 2019

La grande retrospettiva dedicata a Helmut Newton a San Gimignano

© Helmut Newton

La grande retrospettiva dedicata a Helmut Newton promossa dai Musei Civici del Comune di San Gimignano e prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Helmut Newton di Berlino.
Il progetto espositivo è di Matthias Harder, curatore della Helmut Newton Foundation di Berlino, che ha selezionato 60 fotografie con lo scopo di presentare una panoramica, la più ampia possibile, della lunga carriera del grande fotografo tedesco.

Helmut Newton. San Gimignano: il percorso espositivo

Apre “idealmente” l’esposizione il ritratto di Andy Warhol realizzato nel 1974 per Vogue Uomo, l’opera più tarda è invece il bellissimo ritratto di Leni Riefenstahl del 2000. In questo lungo arco di tempo Newton ha realizzato alcuni degli scatti più potenti e innovativi del suo tempo. Dei numerosi ritratti a personaggi famosi del Novecento sono visibili circa 25 scatti, tra i quali quello a Gianni Agnelli (1997), a Paloma Picasso (1983), a Catherine Deneuve (1976), ad Anita Ekberg (1988), a Claudia Schiffer (1992) e a Gianfranco Ferrè (1996). Delle importanti campagne fotografiche di moda, invece, sono esposti alcuni servizi realizzati per Mario Valentino e per Thierry Mugler nel 1998, oltre a una serie di importanti fotografie, ormai iconiche, per le più importanti riviste di moda internazionali.
Newton, la vita e il suo universo. Helmut Newton (1920-2004) è uno dei fotografi più importanti e celebrati al mondo. Sin dall’inizio della sua carriera è riuscito a circondarsi di personaggi importanti dell’editoria che hanno apprezzato i suoi concetti visivi. Il risultato è un corpus di opere che, trascendendo i generi, ha raggiunto un pubblico numerosissimo di persone soprattutto attraverso riviste di moda. Le sue fotografie di moda, infatti, sono andate oltre la normale prassi ed hanno intrapreso una narrativa parallela, a volte intrisa di surrealismo o di suspense, come in un film di Alfred Hitchcock, dove, spesso, appare poco chiaro il confine tra realtà e messa in scena e dove gli elementi sono mescolati per creare un gioco di potere e seduzione. La sua fotografia ha superato gli approcci narrativi tradizionali e si è intrisa di lussuosa eleganza e sottile seduzione, oltre che di interessanti riferimenti culturali e di un sorprendente senso dell’umorismo.
Il tema ricorrente delle sue foto è la vita strabordante di eccentricità, bellezza, ricchezza, erotismo e arte culinaria. Egli ha utilizzato e contemporaneamente interrogato i cliché visivi, a volte arricchendoli di autoironia o sarcasmo, ma sempre restandovi in empatia. Newton è riuscito a unire la nudità e la moda in maniera sottile, con un senso di eleganza senza tempo. Il suo lavoro può essere considerato pertanto la testimonianza e l’interpretazione del mutevole ruolo delle donne nella società occidentale. Il senso estetico di Newton è riscontrabile in tutti gli aspetti del suo lavoro, ma è in particolare nella moda, nella ritrattistica e nella fotografia di nudo dove raggiunge vette inarrivabili. Le donne sono al centro del suo universo, consacrando, con la sua arte, personalità del calibro di Paloma Picasso, Ornella Muti, Catherine Deneuve e Carla Bruni, solo per citarne alcune.
Durante la sua permanenza a Parigi, negli anni ’70 e ’80, Newton affina il suo stile, sfidando scherzosamente le convenzioni e i tabù. In questo periodo la fotografia di moda comincia ad attirare un pubblico sempre più ampio – aumentando la popolarità di libri fotografici e mostre sull’argomento – resa ancora più attraente dalla partecipazione di influenti fotografi come Richard Avedon, Irving Penn, William Klein e lo stesso Helmut Newton e dalle loro originalissime interpretazioni.
Dalla metà degli anni Ottanta i lavori di Newton subiscono un cambiamento: le fotografie cominciano a prendere la forma di una vera e propria narrazione fotografica. Tra i lavori più rappresentativi di narrativa visuale: le campagne in bianco e nero per Villeroy & Boch (1985), una serie di fotografie a colori con Monica Bellucci per Blumarine (1998) e diversi scatti per un calendario di riviste sportive (2002), dove giovani donne vestite in bikini non sono raffigurate in spiaggia ma nel deserto.
Negli ultimi anni della sua carriera Newton intensifica la collaborazione con le edizioni tedesche, americane, italiane, francesi e russe di Vogue, ambientando i set fotografici principalmente a Monte Carlo. Una location privilegiata per le sue fotografie sarà il garage della sua casa a Monaco, dove le modelle e le auto parcheggiate vengono disposte come in un elegante dialogo visivo, trasformando un luogo apparentemente banale in una originale sala di posa.

Helmut Newton. San Gimignano
Galleria d’arte Moderna e Contemporanea
di  San Gimignano
Fino al 1 settembre 2019

 

 

 

Helmut Newton. San Gimignano

© Helmut Newton

La grande retrospettiva dedicata a Helmut Newton promossa dai Musei Civici del Comune di San Gimignano e prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Helmut Newton di Berlino.
Il progetto espositivo è di Matthias Harder, curatore della Helmut Newton Foundation di Berlino, che ha selezionato 60 fotografie con lo scopo di presentare una panoramica, la più ampia possibile, della lunga carriera del grande fotografo tedesco.

Helmut Newton. San Gimignano: il percorso espositivo

Apre “idealmente” l’esposizione il ritratto di Andy Warhol realizzato nel 1974 per Vogue Uomo, l’opera più tarda è invece il bellissimo ritratto di Leni Riefenstahl del 2000. In questo lungo arco di tempo Newton ha realizzato alcuni degli scatti più potenti e innovativi del suo tempo. Dei numerosi ritratti a personaggi famosi del Novecento sono visibili circa 25 scatti, tra i quali quello a Gianni Agnelli (1997), a Paloma Picasso (1983), a Catherine Deneuve (1976), ad Anita Ekberg (1988), a Claudia Schiffer (1992) e a Gianfranco Ferrè (1996). Delle importanti campagne fotografiche di moda, invece, sono esposti alcuni servizi realizzati per Mario Valentino e per Thierry Mugler nel 1998, oltre a una serie di importanti fotografie, ormai iconiche, per le più importanti riviste di moda internazionali.
Newton, la vita e il suo universo. Helmut Newton (1920-2004) è uno dei fotografi più importanti e celebrati al mondo. Sin dall’inizio della sua carriera è riuscito a circondarsi di personaggi importanti dell’editoria che hanno apprezzato i suoi concetti visivi. Il risultato è un corpus di opere che, trascendendo i generi, ha raggiunto un pubblico numerosissimo di persone soprattutto attraverso riviste di moda. Le sue fotografie di moda, infatti, sono andate oltre la normale prassi ed hanno intrapreso una narrativa parallela, a volte intrisa di surrealismo o di suspense, come in un film di Alfred Hitchcock, dove, spesso, appare poco chiaro il confine tra realtà e messa in scena e dove gli elementi sono mescolati per creare un gioco di potere e seduzione. La sua fotografia ha superato gli approcci narrativi tradizionali e si è intrisa di lussuosa eleganza e sottile seduzione, oltre che di interessanti riferimenti culturali e di un sorprendente senso dell’umorismo.
Il tema ricorrente delle sue foto è la vita strabordante di eccentricità, bellezza, ricchezza, erotismo e arte culinaria. Egli ha utilizzato e contemporaneamente interrogato i cliché visivi, a volte arricchendoli di autoironia o sarcasmo, ma sempre restandovi in empatia. Newton è riuscito a unire la nudità e la moda in maniera sottile, con un senso di eleganza senza tempo. Il suo lavoro può essere considerato pertanto la testimonianza e l’interpretazione del mutevole ruolo delle donne nella società occidentale. Il senso estetico di Newton è riscontrabile in tutti gli aspetti del suo lavoro, ma è in particolare nella moda, nella ritrattistica e nella fotografia di nudo dove raggiunge vette inarrivabili. Le donne sono al centro del suo universo, consacrando, con la sua arte, personalità del calibro di Paloma Picasso, Ornella Muti, Catherine Deneuve e Carla Bruni, solo per citarne alcune.
Durante la sua permanenza a Parigi, negli anni ’70 e ’80, Newton affina il suo stile, sfidando scherzosamente le convenzioni e i tabù. In questo periodo la fotografia di moda comincia ad attirare un pubblico sempre più ampio – aumentando la popolarità di libri fotografici e mostre sull’argomento – resa ancora più attraente dalla partecipazione di influenti fotografi come Richard Avedon, Irving Penn, William Klein e lo stesso Helmut Newton e dalle loro originalissime interpretazioni.
Dalla metà degli anni Ottanta i lavori di Newton subiscono un cambiamento: le fotografie cominciano a prendere la forma di una vera e propria narrazione fotografica. Tra i lavori più rappresentativi di narrativa visuale: le campagne in bianco e nero per Villeroy & Boch (1985), una serie di fotografie a colori con Monica Bellucci per Blumarine (1998) e diversi scatti per un calendario di riviste sportive (2002), dove giovani donne vestite in bikini non sono raffigurate in spiaggia ma nel deserto.
Negli ultimi anni della sua carriera Newton intensifica la collaborazione con le edizioni tedesche, americane, italiane, francesi e russe di Vogue, ambientando i set fotografici principalmente a Monte Carlo. Una location privilegiata per le sue fotografie sarà il garage della sua casa a Monaco, dove le modelle e le auto parcheggiate vengono disposte come in un elegante dialogo visivo, trasformando un luogo apparentemente banale in una originale sala di posa.

Helmut Newton. San Gimignano
Galleria d’arte Moderna e Contemporanea
di  San Gimignano
18 aprile – 1 settembre 2019

 

 

 

La Fotografia della settimana: Helmut Newton, Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent "Le Smoking", 1975 © Helmut Newton

Interessato alla fotografia sin da bambino, nel 1936 Helmut Newton era già un fotografo professionista. Nel 1938, a seguito delle leggi razziali, lasciò la Germania e, dopo essersi imbarcato a Trieste sul Conte Rosso, si fermò a Singapore. Allo scoppio della II guerra mondiale fu deportato dalle autorità britanniche in Australia. Visse in Australia, di cui diventò cittadino nel 1945, in Europa e negli USA. Autore tra i più conosciuti, rivoluzionò la fotografia di moda che con lui, per la prima volta, fu accolta tra la fotografia d’autore ed esposta in gallerie d’arte. Morì per un incidente stradale a Hollywood nel 2004. Oggi a Berlino vi è la sede della sua Fondazione. Cosa succedeva nei bellissimi palazzi delle nostre città, nei saloni sontuosi che solo pochi potevano vedere, negli attici mozzafiato? Helmut Newton, con le sue fantasie, mostrò il lato nascosto della borghesia, le sottili perversioni che restano segrete, un erotismo urbano da alta società. Le sue donne, dai corpi atletici, apparivano come entità superiori, dotate di poteri speciali; Newton con il suo obiettivo, occhio che spiava per noi dalla serratura, come Luis Buñuel in Il fascino discreto della borghesia, immaginò un sovvertimento dei codici di comportamento in cui le sue donne, valchirie contemporanee, dominavano la scena del mondo con la loro sensualità. Newton compose un erotismo ambiguo con immagini dal bianco e nero assoluto, che non lasciavano mai indifferenti. Con Newton il corpo nudo diventò il nuovo abito da indossare. Dissacrante e allo stesso tempo ironico, Newton resta un maestro inimitabile anche quando sostiene che guardare attraverso l’obiettivo è come vedere il mondo attraverso il buco della serratura. L’uso del banco ottico nelle fotografie di Helmut Newton rende le sue opere particolarmente incisive. Tutta la scena è perfettamente a fuoco e leggibile, così come le sue donne, sempre in atteggiamento dominante. Una padronanza tecnica perfetta, un uso sapiente delle luci sia in esterno sia in interno, che bilancia fonti naturali, artificiali, ombre e contrasti: Helmut Newton sembra avere un senso innato per le composizioni, tanto da far apparire le sue opere come fossero delle istantanee. Anche grazie a questo le fotografie di Helmut Newton sono degli scorci su scene altamente verosimili e indimenticabili.

Helmut Newton, Yves Saint Laurent

Intanto una premessa. Scegliere una foto di Helmut Newton, di questi tempi, non è semplice. Causa censure svelte come clic, dobbiamo per forza parlare di una foto in cui modelli e modelle siano coperte, vestite e ben abbottonate. Ci siamo ricordati di questa campagna per Yves Saint Laurent scattata a Parigi ed entrata a far parte della serie White Women. L’unico elemento nudo, in questa foto, è il marciapiede. Questa fotografia fa parte di un lavoro per Yves Saint Laurent e il soggetto non è il Marais, non sono le luci né i marciapiedi di Parigi: è “Le Smoking”. Grazie ad una modella androgina, ad una sigaretta, ad una cravatta bianca e ad un bianco e nero che isola tutto il resto, Helmut Newton ha trasformato questo abito YSL in una icona. Un anno dopo, nel 1976, questa foto è entrata a far parte della serie White Woman nella quale Helmut Newton rivoluziona ancora una volta la fotografia di moda e indaga il ruolo della donna nella società occidentale. Per esempio, tornando a fotografarla in strada. “Non mi sono mai piaciuti gli studi e i fondali” ha detto Newton “Una donna non vive di fronte ad un fondale di carta. Una donna vive sulla strada, su un’automobile, nella camera di un hotel”.

 

Helmut Newton inaugura oggi a Napoli

Dopo l’eccezionale anteprima di ieri, la maestosa mostra di Helmut Newton è pronta per farsi ammirare fino al 18 giugno al PAN, Palazzo Arti Napoli.

L’occasione è preziosa e sicuramente catalizzerà l’attenzione di chi è alla ricerca di un modo interessante per trascorre questo week end quasi primaverile. Denis Curti, direttore de Il Fotografo e curatore dei Tre Oci di Venezia, in collaborazione con Matthias Harder presenta White Women / Sleepless Nights / Big Nudes una magnifica esposizione che resterà aperta al pubblico da oggi (25 febbraio) al 18 giugno 2017 e raccoglie per la prima volta a Napoli oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno degli indiscussi maestri della fotografia del Novecento.

“Il progetto nasce nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del fotografo e presidente della Helmut Newton Foundation, e raccoglie le immagini dei primi tre libri di Newton pubblicati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, da cui deriva il titolo della mostra e l’allestimento articolato in tre sezioni”, spiegano i curatori.
White Women
 del 1976 è il primo libro monografico di Newton ed è anche la prima volta in cui l’erotismo entra da protagonista nel mondo della moda. la raccolta riceve immediatamente il prestigioso Kodak Photo Book Award. Si tratta di 84 fotografie innovative e seducenti che rivoluzionarono il concetto di fashion photography testimoniando la trasformazione del ruolo della donna nella società.
Sleepless Nights
 fu pubblicato a due anni di distanza, nel 1978, e anche questa volta vede la donna, il corpo femminile e la sua sensualità soggetto centrale per immagini di moda, ritratti e reportage in gran parte creati per la rivista Vogue. Questa serie di immagini è forse quella che meglio definì lo stile del maestro rendendolo un’icona della fotografia di moda e glamour.

Helmut Newton in un ritratto realizzato da Irving Penn

Big Nudes
, infine (1981), è l’opera che consacra Newton come uno dei più celebrati protagonista della fotografia del secondo Novecento e inaugura una nuova logica di presentazione delle opere: la mostra composta da spettacolari gigantografie che da allora diventerà un’efficacissima soluzione espositiva per le gallerie e i musei di tutto il mondo ed estremamente gradita al grande pubblico. Imperdibile questa collezione di nudi a figura intera in bianco e nero ritratti con la medio formato da Newton che trasse ispirazione da alcuni manifesti utilizzati dalla polizia tedesca per trovare alcuni latitanti.
 La mostra, che come già indica il risultato dell’anteprima, sarà caratterizzata senza dubbio da uno straordinario successo di pubblico, è un’occasione da non perdere per scoprire, ammirare e approfondire, come mai prima i oggi, il lavoro di Helmut Newton.

L’evento, a cura di Denis Curti e Matthias Harder, è organizzato da Civita Mostre in collaborazione con la Helmut Newton Foundation e Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

Denis Curti, direttore de Il Fotografo e curatore dei Tre Oci di Venezia

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I grandi nudi di Newton su YouTube

Un’antologia di alcune fra le più celebri immagini firmate da Helmut Newton raccolte in un video che unisce una raffinata colonna sonora all’erotismo patinato del grande maestro.

https://www.youtube.com/watch?v=V5tpCkbyKiE

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