Tag archive

sebastiao salgado

Sguardi, in mostra Richard Avedon, Gianni Berengo Gardin, Elliott Erwitt, Sebastião Salgado

Gianni Berengo Gardin, Monaco 1960

La mostra Sguardi (Dinamiche del volto) presenta una selezione di 30 opere dei più importanti artisti rappresentati dalla Galleria Contrasto intorno al tema del ritratto. Dall’iconico ritratto di Marella Agnelli, il Cigno di Richard Avedon, all’ironia degli scatti di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi, ai miti dello spettacolo immortalati nelle fotografie di Federico Garolla ed Elliott Erwitt, alle interpretazioni più contemporanee e misteriose del tema nelle coloratissime opere di Bill Armstrong e Janet Sternburg, la mostra propone inoltre alcuni scatti di Sebastião Salgado e Marco Gualazzini, oltre a Martin Schoeller, quest’ultimo noto per i suoi a volte impietosi “close up”. Il titolo della mostra è preso a prestito da un interessante saggio sull’argomento dello scrittore Paolo Donini, che si sofferma sull’etimologia della parola volto: “Viso deriva da visum, participio passato del verbo videre, e sta per cosa vista, immagine, visione apparizione. L’etimo è illuminante: visum è nella sua radice ciò che è visto; l’immagine. Il pittore nel dipingere il viso, dipinge il visum. Egli dichiara in arte ciò che è visto e l’immagine-volto diviene la sua dichiarazione di poetica. (…). Volto deriva dal latino voltum, con una corrispondenza che alcuni studiosi allegano al gotico *uel che è vedere. (…) il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva. Un’ultima ricognizione lessicale rimanda poi a volto come participio passato del verbo volgere. Volto sta per rivolto, girato. In questa accezione, la pittura del volto è l’arte di ciò che è rivolto, girato, voltato. Legando infine le accezioni delle parole viso e volto nel loro disvelamento etimologico complessivo, ecco che la pittura di viso e di volto diverrà la pittura di ciò che è in vista e, ad un tempo, girato: la pittura del mistero di portare alla vista ciò che è voltato.(…) Ancora il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva”.

Sguardi (Dinamiche del volto)
Fotografie di
Richard Avedon, Bill Armstrong, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Elliott Erwitt, Federico Garolla, Marco Gualazzini, Sebastião Salgado, Martin Schoeller, Janet Sternburg
In mostra dal 19 settembre al 23 dicembre 2019
Via Meravigli, 5
20123 Milano
ingresso gratuito

Sguardi (Dinamiche del volto), in mostra Richard Avedon, Gianni Berengo Gardin, Elliott Erwitt, Sebastião Salgado

Elliott Erwitt, Marlene Dietrich, New York 1959. Courtesy Contrasto Galleria Milano

La mostra Sguardi (Dinamiche del volto) presenta una selezione di 30 opere dei più importanti artisti rappresentati dalla Galleria Contrasto intorno al tema del ritratto. Dall’iconico ritratto di Marella Agnelli, il Cigno di Richard Avedon, all’ironia degli scatti di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi, ai miti dello spettacolo immortalati nelle fotografie di Federico Garolla ed Elliott Erwitt, alle interpretazioni più contemporanee e misteriose del tema nelle coloratissime opere di Bill Armstrong e Janet Sternburg, la mostra propone inoltre alcuni scatti di Sebastião Salgado e Marco Gualazzini, oltre a Martin Schoeller, quest’ultimo noto per i suoi a volte impietosi “close up”. Il titolo della mostra è preso a prestito da un interessante saggio sull’argomento dello scrittore Paolo Donini, che si sofferma sull’etimologia della parola volto: “Viso deriva da visum, participio passato del verbo videre, e sta per cosa vista, immagine, visione apparizione. L’etimo è illuminante: visum è nella sua radice ciò che è visto; l’immagine. Il pittore nel dipingere il viso, dipinge il visum. Egli dichiara in arte ciò che è visto e l’immagine-volto diviene la sua dichiarazione di poetica. (…). Volto deriva dal latino voltum, con una corrispondenza che alcuni studiosi allegano al gotico *uel che è vedere. (…) il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva. Un’ultima ricognizione lessicale rimanda poi a volto come participio passato del verbo volgere. Volto sta per rivolto, girato. In questa accezione, la pittura del volto è l’arte di ciò che è rivolto, girato, voltato. Legando infine le accezioni delle parole viso e volto nel loro disvelamento etimologico complessivo, ecco che la pittura di viso e di volto diverrà la pittura di ciò che è in vista e, ad un tempo, girato: la pittura del mistero di portare alla vista ciò che è voltato.(…) Ancora il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva”.

Sguardi (Dinamiche del volto)
Fotografie di
Richard Avedon, Bill Armstrong, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Elliott Erwitt, Federico Garolla, Marco Gualazzini, Sebastião Salgado, Martin Schoeller, Janet Sternburg
In mostra dal 19 settembre al 23 dicembre 2019
Via Meravigli, 5
20123 Milano
ingresso gratuito

 

 

Sebastião Salgado: un’estetica esemplare al servizio degli uomini

Brasile, 2005 © Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto

Sebastião Salgado mette sempre l’uomo è al centro della sua opera. Da oltre quarant’anni investiga le tematiche sociali più urgenti per comprendere l’essere nella contemporaneità. Un’esplorazione che intreccia i diritti dei lavoratori, la povertà, gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Riguardo al suo progetto Genesi , il più grande fotografo dei nostri tempi così lo definisce: «Un tentativo di antropologia planetaria. Nato per documentare angoli del globo ancora non aggrediti dall’inquinamento e dall’economia selvaggia. Ma anche per proporre alle nuove generazioni l’immagine di un rapporto equilibrato, possibile, fra uomo e natura». In altre parole, Genesi è un grido di allarme che assume la forma di preghiera tradotta in immagini: non possiamo più consumare il nostro pianeta. Le risorse naturali sono allo stremo. Occorre fermarsi e ripensare ai modelli di consumo e di sviluppo.

Sebastião Salgado: un viaggio unico e straordinario attorno al globo

Lui, economista di formazione e con una forte esperienza professionale all’ONU, per dire tutto questo sceglie il linguaggio che gli appartiene in maniera più naturale: la fotografia. Così, sfogliando il catalogo monumentale o seguendo il percorso delle sue mostre, è possibile affrontare un viaggio unico e straordinario attorno al globo, dalle foreste tropicali dell’Amazzonia al Congo, dall’Indonesia alla Nuova Guinea, dai ghiacciai dell’Antartide ai deserti dell’America e dell’Africa. E Salgado, nel concreto, svela una parte del suo privatissimo album di famiglia che si compone di uomini che non conoscono la tecnologia, ma anche di animali, incredibilmente scampati al mondo contemporaneo. Un album, il suo, che racconta di zone remote nelle quali la natura ha ancora il sopravvento. A prevalere, dentro quelle fotografie, sono le emozioni: cerchi concentrici che esplorano la condizione umana. Vincitori e vinti, speranze e delusioni. Aspettative e convinzioni. Insomma, quelle di Salgado sono immagini che assomigliano sempre di più ai sentimenti. A pensieri paralleli che, capaci di trasportare l’immensità e il dramma, si fanno sguardi consapevoli

Sebastião Salgado. Gold: un bianco e nero spiazzante

Quando Salgado realizzò gli scatti della serie Gold, a testimonianza delle durissime condizioni di lavoro nella miniera della Serra Pelada in Brasile, il mondo della fotografia – abituato ai colori che negli anni Ottanta campeggiavano sulle riviste – rimase disorientato. “In tutta la mia carriera al New York Times”, scrive il photo editor Peter Howe, “non ho mai visto i redattori reagire in quel modo a nessun’altra fotografia”. A stupire fu soprattutto la scelta rischiosa del bianco e nero, nel solco di una tradizione portata avanti da maestri come Weston e Cartier-Bresson. Benché siano trascorsi diversi anni, le immagini di Salgado restituiscono ancora con vividezza la drammaticità di quella corsa all’oro e le conseguenze che ebbe nella vita di tante persone.

Gold
Sebastião Salgado
Taschen, Anno: 2019

Sebastião Salgado vince il Premio internazionale per la pace degli editori tedeschi 2019

Sebastião Salgado si è aggiudicato il Premio internazionale per la pace degli editori tedeschi 2019. Il riceverà il prestigioso riconoscimento il 20 ottobre, durante la Fiera del Libro di Francoforte.
Il suo lavoro incoraggia pace e giustizia sociale. L’uomo è al centro della sua opera. Da oltre quarant’anni investiga le tematiche sociali più urgenti per comprendere l’essere nella contemporaneità. Un’esplorazione che intreccia i diritti dei lavoratori, la povertà, gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Quelle di Salgado sono immagini che assomigliano sempre di più ai sentimenti. A pensieri paralleli che, capaci di trasportare l’immensità e il dramma, si fanno sguardi consapevoli. Il fotografo ha, tra le altre cose, documentato la rivoluzione dei garofani in Portogallo e la guerra coloniale in Angola e Mozambico.
A metà degli anni ’90, tornato in Patria, si è dedicato alla riforestazione di oltre 680 ettari di terreno, che ha dato vita all’ Instituto Terra, l’organizzazione dedicata allo sviluppo sostenibile della Valle del Rio Doce.

 

Immagine via Euronews

La Fotografia della settimana: Il Kuwait in fiamme di Sebastião Salgado

Kuwait © Sebastião Salgado

Il 28 novembre del 1990 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU autorizza l’intervento militare in Iraq. Una guerra ricordata oggi, oltre che per le lunghe dirette televisive, anche per le immagini di Sebastião Salgado dal deserto del Kuwait in fiamme.

Ogni fotografia ha sempre un prima e un dopo, così come ogni storia. La prima guerra del Golfo, scoppiata con l’operazione Desert Storm la notte del 17 gennaio 1991 viene di fatto autorizzata due mesi prima, con la risoluzione ONU 678 del 28 novembre 1990. Esiste poi un “durante”: tutti noi ricordiamo le dirette televisive della CNN (con gli scoop di Peter Arnett, unico reporter occidentale a Baghdad) di questa guerra che sembrava di transizione verso un nuovo modo di fare informazione.

Solo dopo mesi sono arrivate le fotografie scattate da Sebastião Salgado. Il primo Aprile del 1991 Salgado arriva in Kuwait, inviato per il New York Times Magazine, quando i bombardamenti sono ormai terminati ma si sta ancora consumando uno di più grandi disastri ecologici della storia recente. L’esercito di Saddam Hussein ha incendiato centinaia – 700, si è detto – di pozzi di petrolio nel deserto del Kuwait. Otto mesi dopo, alcuni pozzi bruciavano ancora.
Quando Sebastião Salgado arriva in Kuwait si trova sotto un cielo nero di polvere e fumo, il rumore delle fiamme impedisce agli uomini di comunicare, una scena apocalittica lunga mesi e mesi che alcuni eroi, così li definisce Salgado, tentano di arginare.

“Ricordo che il calore deformava gli obiettivi della mia macchina fotografica” ha scritto venticinque anni dopo Sebastião Salgado sul New York Times “le mie mascelle erano stremate dalla tensione per essere esposti ore ed ore a quelle temperature. C’era rumore, c’era puzza e c’era una continua paura di una grande esplosione. Ho capito immediatamente che avevo bisogno di attrezzature speciali se volevo fotografare da vicino quelle persone impegnate a spegnere gli incendi. Per fortuna, lungo la strada ho trovato calzature e indumenti protettivi lasciati nel deserto dall’esercito iracheno in fuga. Uno dei più grandi disastri ecologici della storia moderna.

Sebastiao Salgado: “Africa” la mostra gratuita a Reggio Emilia

© Sebastião SALGADO
© Sebastião SALGADO

L’uomo è al centro della sua opera. Da oltre quarant’anni investiga le tematiche sociali più urgenti per comprendere l’essere nella contemporaneità. Un’esplorazione che intreccia i diritti dei lavoratori, la povertà, gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Riguardo al suo progetto Genesi ( per leggere l’articolo clicca qui) , il più grande fotografo dei nostri tempi così lo definisce: «Un tentativo di antropologia planetaria. Nato per documentare angoli del globo ancora non aggrediti dall’inquinamento e dall’economia selvaggia. Ma anche per proporre alle nuove generazioni l’immagine di un rapporto equilibrato, possibile, fra uomo e natura». In altre parole, Genesi è un grido di allarme che assume la forma di preghiera tradotta in immagini: non possiamo più consumare il nostro pianeta. Le risorse naturali sono allo stremo. Occorre fermarsi e ripensare ai modelli di consumo e di sviluppo.Lui, economista di formazione e con una forte esperienza professionale all’ONU, per dire tutto questo sceglie il linguaggio che gli appartiene in maniera più naturale: la fotografia. Così, sfogliando il catalogo monumentale o seguendo il percorso delle sue mostre, è possibile affrontare un viaggio unico e straordinario attorno al globo, dalle foreste tropicali dell’Amazzonia al Congo, dall’Indonesia alla Nuova Guinea, dai ghiacciai dell’Antartide ai deserti dell’America e dell’Africa. E Salgado, nel concreto, svela una parte del suo privatissimo album di famiglia che si compone di uomini che non conoscono la tecnologia, ma anche di animali, incredibilmente scampati al mondo contemporaneo. Un album, il suo, che racconta di zone remote nelle quali la natura ha ancora il sopravvento. A prevalere, dentro quelle fotografie, sono le emozioni: cerchi concentrici che esplorano la condizione umana. Vincitori e vinti, speranze e delusioni. Aspettative e convinzioni. Insomma, quelle di Salgado sono immagini che assomigliano sempre di più ai sentimenti. A pensieri paralleli che, capaci di trasportare l’immensità e il dramma, si fanno sguardi consapevoli.
La sua arte, è stato detto, è un umanesimo narrato con la fotografia.

Africa, la mostra di Sebastiao Salgado

Sebastiao Salgado espone per la prima volta a Reggio Emilia con una selezione di 100 fotografie, riunite nell’esposizione Africa, che sarà accessibile a titolo gratuito, nei due luoghi di cultura contemporanea reggiani, Caffè letterario Binario49 di via Turri e Spazio Gerra di piazza 25 Aprile. Curata da Lélia Wanick SalgadoAfrica è una retrospettiva su trent’anni di reportage realizzati a partire dagli anni Settanta nell’Africa sub-sahariana, ripercorrendo l’esperienza dell’autore nel continente africano.
Al Binario49 sarà in mostra il lavoro realizzato nei viaggi e nelle esplorazioni di Salgado tra il 1974 e il 2005 nel sud del continente tra Mozambico, Malawi, Angola, Zimbabwe, Sud Africa, Ruanda, Uganda, Congo, Zaire e Namibia; allo Spazio Gerra invece, i reportage realizzati dal 1973 al 2006 nelle regioni dei Grandi laghi tra Repubblica democratica del Congo, Burundi, Tanzania, Zaire, Kenya Ruanda e nelle regioni sub-sahariane Mali, Sudan, Somalia, Chad, Mauritania, Senegal, Etiopia.

Africa, la mostra di Sebastiao Salgado: informazioni

SEBASTIÃO SALGADO – AFRICA
A cura di Lélia Wanick Salgado
Reggio Emilia, Fino al  24 marzo 2019
Binario49 – via Turri 49, Reggio Emilia www.b49.it | info@b49.it | 347.5889449
Spazio Gerra – piazza 25 Aprile, Reggio Emilia www.spaziogerra.it | 0522.585654

 

Sebastião Salgado: il Fitzcarraldo della fotografia

Brasile, 2005 © Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto

Sebastião Salgado: un’estetica esemplare al servizio degli uomini

L’ uomo è al centro della sua opera. Da oltre quarant’anni investiga le tematiche sociali più urgenti per comprendere l’essere nella contemporaneità. Un’esplorazione che intreccia i diritti dei lavoratori, la povertà, gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Riguardo al suo progetto Genesi , il più grande fotografo dei nostri tempi così lo definisce: «Un tentativo di antropologia planetaria. Nato per documentare angoli del globo ancora non aggrediti dall’inquinamento e dall’economia selvaggia. Ma anche per proporre alle nuove generazioni l’immagine di un rapporto equilibrato, possibile, fra uomo e natura». In altre parole, Genesi è un grido di allarme che assume la forma di preghiera tradotta in immagini: non possiamo più consumare il nostro pianeta. Le risorse naturali sono allo stremo. Occorre fermarsi e ripensare ai modelli di consumo e di sviluppo.

Sebastião Salgado: un viaggio unico e straordinario attorno al globo

Lui, economista di formazione e con una forte esperienza professionale all’ONU, per dire tutto questo sceglie il linguaggio che gli appartiene in maniera più naturale: la fotografia. Così, sfogliando il catalogo monumentale o seguendo il percorso delle sue mostre, è possibile affrontare un viaggio unico e straordinario attorno al globo, dalle foreste tropicali dell’Amazzonia al Congo, dall’Indonesia alla Nuova Guinea, dai ghiacciai dell’Antartide ai deserti dell’America e dell’Africa. E Salgado, nel concreto, svela una parte del suo privatissimo album di famiglia che si compone di uomini che non conoscono la tecnologia, ma anche di animali, incredibilmente scampati al mondo contemporaneo. Un album, il suo, che racconta di zone remote nelle quali la natura ha ancora il sopravvento. A prevalere, dentro quelle fotografie, sono le emozioni: cerchi concentrici che esplorano la condizione umana. Vincitori e vinti, speranze e delusioni. Aspettative e convinzioni. Insomma, quelle di Salgado sono immagini che assomigliano sempre di più ai sentimenti. A pensieri paralleli che, capaci di trasportare l’immensità e il dramma, si fanno sguardi consapevoli.

Sebastião Salgado. Genesi: un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro

Sebastião Salgado. Genesi: un atto di amore verso la Terra

Sebastião Salgado. Genesi, l’ ultimo grande lavoro del più importante fotografo documentario del nostro tempo. La mostra è sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro. 

Sebastião Salgado. Genesi: il racconto della rara bellezza del patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo


Protagonista di un tour internazionale di incredibile successo, Genesi trasmette un messaggio potente nella sua essenziale purezza ed è anche straordinariamente attuale, perché pone al centro il tema della preservazione del nostro pianeta e della imprescindibile necessità di vivere in un rapporto più armonico con il nostro ambiente. La mostra racconta la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro pianeta.  
Il percorso espositivo presenta una serie di fotografie, molte delle quali di straordinari paesaggi, realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Una parte del suo lavoro è rivolto agli animali che sono impressi nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione. La mostra è suddivisa in cinque sezioni che ripercorrono le terre in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta SudI Santuari della Natural’AfricaIl grande Nordl’Amazzonia e il Pantanàl. Un’attenzione particolare è riservata alle popolazioni indigene ancora vergini: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali nel Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto della Namibia e quelle più remote delle foreste della Nuova Guinea.

Curata da Lélia Wanick Salgado su progetto di Amazonas Images e Contrasto, la mostra è promossa dal Comune di Ancona e organizzata da Civita Mostre. 
 

Sebastião Salgado. Genesi
29 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli
Banchina Giovanni da Chio, 28 Ancona
mostre@civita.it
mostrasalgadoancona.it

 

Appuntamenti non perdere: mostre fotografiche in Italia

Mostre in Italia

  • #18esplorazioni Nuove Mappe Per La Fotografia. Artisti Vari
    Il percorso è articolato in due mostre che vedono protagoniste le produzioni di diciassette fotografi siciliani, che con le loro esperienze fotografiche, le loro riflessioni e i loro contributi propongono nuovi scenari per la fotografia contemporanea che nascono in questo specifico territorio.
    Dal 22/09/2018 Al 16/12/2018, Palermo, Sicilia, Italia – Église

 

  • Sebastião Salgado. Genesi.
    Uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia.
    Dal 29/09/2018 Al  06/01/2019, Ancona, Marche, Italia – Sala Vanvitelli

 

  • Willy Ronis. Fotografie 1934-1998
    La Casa dei Tre Oci di Venezia rende omaggio al grande fotografo francese Willy Ronis(1910-2009). La mostra è la più completa retrospettiva del grande fotografo francese in Italia, presenta 120 immagini vintage, tra cui una decina inedite, dedicate a Venezia e documenti, libri e lettere mai esposti prima d’ora.
    Dal 06/09/2018 Al 06/01/2019  Venezia, Veneto, Italia – Casa Dei Tre Oci
  • La Fondazione Sozzani presenta la serie Time at work , composta da circa novanta opere che raccontano e ripercorrono la carriera dell’artista dagli anni Novanta a oggi. Il progetto fotografico è accompagnato da uno storico film documentario dell’artista su Lillian Bassman intitolato There is something about Lilliane.
    Dal 19/09/2018 Al 06/01/2019 Milano, Lombardia, Italia – Fondazione Sozzani
  • Gli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì, apriranno al pubblico per ospitare la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna; 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, per una rassegna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, e organizzata da Civita Mostre,  che attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.
    Dal 22/09/2018 Al 06/01/2019  Forlì, Emilia-Romagna, Italia – Musei Di San Domenico
  • CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia indaga il rapporto tra fotografia e Pop Art con una mostra che riunisce oltre centoventi opere tra quadri, fotografie e grafiche, che illustrano la trasformazione del documento fotografico in opera d’arte.
    Dal 21/09/2018 Al 13/01/2019  Torino, Piemonte, Italia – Camera
  • Elliott Erwitt. Personae
    Le Sale dei Paggi della Reggia di Venaria ospitano la grande mostra di Elliott Erwitt, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento. Elliott Erwitt Personae è il titolo della prima retrospettiva delle sue fotografie sia in bianco e nero che a colori.

    Dal 27/09/2018 Al 24/02/2019 Torino, Piemonte, Italia – Reggia Di Venaria
  • Rania Matar. From Woman To Woman: Becoming
    Lo sguardo di un’artista e di una donna, di una madre e di un’ex adolescente che immortala una psiche in formazione.
    Dal 11/10/2018 Al 28/02/2019 Milano, Lombardia, Italia – Associazione Culturale C|E Contemporary

Sebastião Salgado. Genesi: la grande mostra alla Mole Vanvitelliana

Sebastião Salgado. Genesi

La Mole Vanvitelliana accoglie una grande mostra fotografica, Sebastião Salgado. Genesi. Ultimo grande lavoro del più importante fotografo documentario del nostro tempo, la mostra è sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.

Sebastião Salgado. Genesi: un atto di amore verso la Terra

Genesi è un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un canto d’amore per la terra e un monito per gli uomini. Con 245 eccezionali immagini che compongono un itinerario fotografico in un bianco e nero di grande incanto, la mostra racconta la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro pianeta.
La mostra è suddivisa in cinque sezioni che ripercorrono le terre in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord,l’Amazzonia e il Pantanàl.
Le immagini di Genesi sono una testimonianza e un atto di amore verso la Terra.
Viaggio unico alla scoperta del nostro ambiente, l’ultimo progetto di Salgado rappresenta il tentativo, perfettamente riuscito, di realizzare un atlante antropologico del pianeta, ma è anche un grido di allarme e un monito affinché si cerchi di preservare queste zone ancora incontaminate, per far sì che, nel tempo che viviamo, sviluppo non sia sinonimo di distruzione.
Curata da Lélia Wanick Salgado su progetto di Amazonas Images e Contrasto, la mostra è promossa dal Comune di Ancona e organizzata da Civita Mostre.

Sebastião Salgado. Genesi
29 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli
Banchina Giovanni da Chio, 28 Ancona
Da martedì a domenica 10.00 – 19.00
mostre@civita.it
mostrasalgadoancona.it

 

Immagine in evidenza
© Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto
Kafue National Park, Zambia, 2010

0 0,00
Go to Top