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Elliott Erwitt, Steve McCurry e Dario Mitideri: mostra per la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

USA, Walden, Colorado. 1955_Erwitt_860x480

Il 20 novembre è la giornata internazionale dei diritti dell’infanzia proclamata dalle Nazioni Unite per ricordare l’adozione, nel 1959, della Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo e trent’anni dopo, il 20 novembre 1989, della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Per la prima volta insieme, gli scatti di Elliott ErwittSteve McCurry e Dario Mitideri: tre autori profondamente diversi dal punto di vista espressivo, ma accomunati dalla volontà di testimoniare in prima persona la partecipazione emotiva alle vicende dei bambini che hanno incontrato negli angoli più remoti del mondo, laddove il diritto primario all’esistenza e quelli irrinunciabili all’uguaglianza, alla giustizia, alla libertà e alla pace, vengono calpestati nel silenzio e nell’oblio. La mostra “Children”è promossa da Legacoop Bologna e da Legacoopsociali, e curata da Monica Fantini e Fabio Lazzari con fotografie a cura di Biba Giacchetti.  Pensando alle condizioni delle bambine e dei bambini nelle aree più disagiate del mondo, ai loro diritti e ai nostri doveri, Children traccia un percorso che attraversa luoghi diversi e, facendolo, ci racconta come adulti e umanità non sempre degna di essere definita tale. L’infanzia, protagonista, trova spazio al centro di immagini che non celano i contesti di vita che, minacciandola, ne sospendono il futuro. Questo viaggio nasce da qui e a parlare sono proprio loro, le bambine e i bambini del mondo, attraverso i loro volti e i loro gesti. Il gioco, il divertimento, lo studio, la salute, ma anche i diritti negati, lo sfruttamento, la povertà, la guerra.

Il gioco e la negazione del gioco sono il tema della mostra, in cui le fotografie di McCurry, Elliott e Mitidieri, in dialogo con la scenografia di Peter Bottazzi, ci conducono a riflettere sul primario diritto di spensieratezza dei bambini e sul nostro dovere come adulti di garantire loro un ‘tempo buono’ in cui possano crescere uguali – dicono i curatori –. Una mostra che guarda l’universale della popolazione per riposizionarla proprio all’altezza dei più piccoli: ossia al futuro”.

Per informazioni  info@childrenbologna.it

Prevendita dei biglietti su https://www.midaticket.it/

La mostra è aperta al pubblico da mercoledì 20 novembre 2019 a lunedì 6 gennaio 2020

 

Sguardi, in mostra Richard Avedon, Gianni Berengo Gardin, Elliott Erwitt, Sebastião Salgado

Gianni Berengo Gardin, Monaco 1960

La mostra Sguardi (Dinamiche del volto) presenta una selezione di 30 opere dei più importanti artisti rappresentati dalla Galleria Contrasto intorno al tema del ritratto. Dall’iconico ritratto di Marella Agnelli, il Cigno di Richard Avedon, all’ironia degli scatti di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi, ai miti dello spettacolo immortalati nelle fotografie di Federico Garolla ed Elliott Erwitt, alle interpretazioni più contemporanee e misteriose del tema nelle coloratissime opere di Bill Armstrong e Janet Sternburg, la mostra propone inoltre alcuni scatti di Sebastião Salgado e Marco Gualazzini, oltre a Martin Schoeller, quest’ultimo noto per i suoi a volte impietosi “close up”. Il titolo della mostra è preso a prestito da un interessante saggio sull’argomento dello scrittore Paolo Donini, che si sofferma sull’etimologia della parola volto: “Viso deriva da visum, participio passato del verbo videre, e sta per cosa vista, immagine, visione apparizione. L’etimo è illuminante: visum è nella sua radice ciò che è visto; l’immagine. Il pittore nel dipingere il viso, dipinge il visum. Egli dichiara in arte ciò che è visto e l’immagine-volto diviene la sua dichiarazione di poetica. (…). Volto deriva dal latino voltum, con una corrispondenza che alcuni studiosi allegano al gotico *uel che è vedere. (…) il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva. Un’ultima ricognizione lessicale rimanda poi a volto come participio passato del verbo volgere. Volto sta per rivolto, girato. In questa accezione, la pittura del volto è l’arte di ciò che è rivolto, girato, voltato. Legando infine le accezioni delle parole viso e volto nel loro disvelamento etimologico complessivo, ecco che la pittura di viso e di volto diverrà la pittura di ciò che è in vista e, ad un tempo, girato: la pittura del mistero di portare alla vista ciò che è voltato.(…) Ancora il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva”.

Sguardi (Dinamiche del volto)
Fotografie di
Richard Avedon, Bill Armstrong, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Elliott Erwitt, Federico Garolla, Marco Gualazzini, Sebastião Salgado, Martin Schoeller, Janet Sternburg
In mostra dal 19 settembre al 23 dicembre 2019
Via Meravigli, 5
20123 Milano
ingresso gratuito

Sguardi (Dinamiche del volto), in mostra Richard Avedon, Gianni Berengo Gardin, Elliott Erwitt, Sebastião Salgado

Elliott Erwitt, Marlene Dietrich, New York 1959. Courtesy Contrasto Galleria Milano

La mostra Sguardi (Dinamiche del volto) presenta una selezione di 30 opere dei più importanti artisti rappresentati dalla Galleria Contrasto intorno al tema del ritratto. Dall’iconico ritratto di Marella Agnelli, il Cigno di Richard Avedon, all’ironia degli scatti di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi, ai miti dello spettacolo immortalati nelle fotografie di Federico Garolla ed Elliott Erwitt, alle interpretazioni più contemporanee e misteriose del tema nelle coloratissime opere di Bill Armstrong e Janet Sternburg, la mostra propone inoltre alcuni scatti di Sebastião Salgado e Marco Gualazzini, oltre a Martin Schoeller, quest’ultimo noto per i suoi a volte impietosi “close up”. Il titolo della mostra è preso a prestito da un interessante saggio sull’argomento dello scrittore Paolo Donini, che si sofferma sull’etimologia della parola volto: “Viso deriva da visum, participio passato del verbo videre, e sta per cosa vista, immagine, visione apparizione. L’etimo è illuminante: visum è nella sua radice ciò che è visto; l’immagine. Il pittore nel dipingere il viso, dipinge il visum. Egli dichiara in arte ciò che è visto e l’immagine-volto diviene la sua dichiarazione di poetica. (…). Volto deriva dal latino voltum, con una corrispondenza che alcuni studiosi allegano al gotico *uel che è vedere. (…) il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva. Un’ultima ricognizione lessicale rimanda poi a volto come participio passato del verbo volgere. Volto sta per rivolto, girato. In questa accezione, la pittura del volto è l’arte di ciò che è rivolto, girato, voltato. Legando infine le accezioni delle parole viso e volto nel loro disvelamento etimologico complessivo, ecco che la pittura di viso e di volto diverrà la pittura di ciò che è in vista e, ad un tempo, girato: la pittura del mistero di portare alla vista ciò che è voltato.(…) Ancora il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva”.

Sguardi (Dinamiche del volto)
Fotografie di
Richard Avedon, Bill Armstrong, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Elliott Erwitt, Federico Garolla, Marco Gualazzini, Sebastião Salgado, Martin Schoeller, Janet Sternburg
In mostra dal 19 settembre al 23 dicembre 2019
Via Meravigli, 5
20123 Milano
ingresso gratuito

 

 

Elliott Erwitt. Family: la mostra al Mudec di Milano

Elliott Erwitt Parigi, Francia, 1989 © Elliott Erwitt

Elliott Erwitt, Family.  Niente è più assoluto e relativo, mutevole, universale e altrettanto particolare come il tema della famiglia. La famiglia ha a che fare con la genetica, il sociale, il diritto, la sicurezza, la protezione e l’abuso; la felicità e l’infelicità. Mai come oggi è tutto ed il suo contrario, e niente è capace di scaldare di più gli animi, accendere polemiche, unire e dividere come il senso da attribuire al termine famiglia. Solido, eppure così delicato. Là, dove la parola si ferma o si espande a dismisura, può intervenire la fotografia, che sin dalla sua nascita tanto fu legata proprio a questo tema. Il suo diffondersi nelle classi sociali della media borghesia accompagnava il desiderio di un racconto privato e personale degli eventi che ne segnavano le tappe: i ritratti degli avi, le nascite, i matrimoni, le ricorrenze, tutto condensato in quei volumi che nelle prime decadi dello scorso secolo arredavano il salotto buono. Gli album di famiglia.

Elliott Erwitt nella mostra Family

“Abbiamo chiesto ad uno dei più importanti fotografi viventi, che ha attraversato quasi un secolo, di crearne uno personale e pubblico, storico e contemporaneo, serissimo ed ironico e di dedicarlo in una anteprima assoluta al Mudec Photo. Questa la genesi della mostra, Elliott Erwitt. Family”.
Elliott Erwitt, ha acconsentito e selezionato personalmente con Biba Giacchetti, curatrice della mostra, le immagini che a suo sentire avrebbero potuto illustrare alcune delle sfaccettature di questo inesprimibile e totalizzante concetto. Elliott, che ha attraversato la storia del mondo, ci offre istanti di vita dei potenti della terra come Jackie al funerale di JFK, accanto a scene privatissime, come la celebre foto della bambina neonata sul letto, che poi è Ellen, la sua primogenita. La collezione selezionata per Mudec Photo alterna immagini ironiche a spaccati sociali, matrimoni nudisti, famiglie allargate, o molto singolari, metafore e finali aperti come la fotografia del matrimonio di Bratsk. Come sempre Elliott Erwitt ci racconta i grandi eventi che hanno fatto la storia e i piccoli accidenti della quotidianità, ci ricorda che possiamo essere la famiglia che scegliamo, quella americana, ingessata e rigida che posa sul sofà negli anni Sessanta, o quella che infrange la barriera della solitudine eleggendo a membro l’animale prediletto. Famiglie diverse, in cui riconoscersi, o da cui prendere le distanze con un sorriso. Un tema universale, che riguarda l’umanità, interpretato da Elliott Erwitt con il suo stile unico, potente e leggero, romantico o gentilmente ironico, cifra che ha reso questo autore uno dei fotografi più amati e seguiti di sempre.

Mudec – Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano
Dal 16 Ottobre 2019 al 15 Marzo 2020
Informazioni e fonte

Nasce il grande fotografo Elliott Erwitt: è il 26 Luglio 1928

FRANCE. Paris. 1989

Nelle fotografie di Elliott Erwitt non c’è un’attenzione particolare per il paesaggio; il suo occhio s’indirizza alla figure umane e sugli animali, per lui riflessi inconsapevoli delle abitudini degli uomini. Erwitt è nato nel 1928 in Francia da una famiglia di emigranti russi. Ha trascorso la sua infanzia in Italia, sino al ritorno in Francia e poi al definitivo trasferimento negli Stati Uniti ed in particolare a New York. Nel 1953 entra a far parte della celebre agenzia fotografica Magnum Photos.E’ universalmente annoverato tra i grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi. Il suo stile inconfondibile, caratterizzato dal bianco e nero e dal carattere ironico, è sempre mosso da un unico grande dogma: l’osservazione acuta della realtà circostante. Molte delle sue foto appartengono oramai al patrimonio visivo del secolo scorso. Celebri i suoi ritratti a personaggi storici come Marylin Monroe. Pur spaziando tra continenti, generi e decenni diversi, le fotografie di Elliott Erwitt  si caratterizzano per uno stile immediatamente riconoscibile, spontaneo e originale, privo di qualunque artificio.

 

Lo scatto che ha cambiato la storia: Segregated Water Fountains, 1950

© Elliott Erwitt
© Elliott Erwitt

Lo scatto che ha cambiato la storia

“White” e “coloured”, bianchi e neri, due aggettivi apparentemente innocui ma che hanno il potere di rievocare con prepotenza la segregazione razziale che dilaniò gli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta. Tanti gli episodi che hanno segnato quel periodo storico. Uno, nella sua cruda ed efficace semplicità, è stato immortalato nella fotografia scattata nel 1950 nella Carolina del Nord da Elliott Erwitt. Nello scatto due lavandini, uno destinato ai “bianchi”, l’altro alle persone “di colore”, assurgono a simbolo di una umanità che, ancora oggi, fatica a superare le divisioni.

Elliott Erwitt: I cani sono come gli umani, solo con più capelli. Ancora pochi giorni per vedere la mostra

Mostra Elliott Erwitt

“Di me dicono che sono un umorista. Le mie foto dei cani che saltano quando gli abbaio, o suono la trombetta… La cosa più difficile e utile al mondo è far ridere la gente”

Intitolata I cani sono come gli umani, solo con più capelli, da una dichiarazione rilasciata dallo stesso Elliott Erwitt in un’intervista, la mostra indaga uno degli ambiti di ricerca più interessanti e curiosi della produzione del fotografo francoamericano, quella dedicata ai cani. Allo stesso tempo, l’esposizione dà al visitatore l’opportunità di analizzare, con ironia e a volte cinismo, l’essenza profonda di questa ricerca fotografica che, attraverso il quadrupede peloso, mira in realtà all’essere umano. Secondo il fotografo, infatti, con il loro atteggiamento irriverente i quattro zampe fanno da contraltare alla ricercata compostezza dei loro padroni, dei quali spesso, negli scatti di Erwitt, non si vedono che piedi e polpacci. I cani diventano, quindi, il riflesso inconsapevole delle abitudini degli umani. Curato da Marco Minuz, il percorso espositivo riunisce ottanta fotografie realizzate dagli anni Cinquanta fino ai nostri giorni e tutte scattate dal punto dei vista dei cani, ponendo l’obiettivo alla loro altezza. Molte delle immagini ritraggono cani intenti a saltare o con un’espressione di sorpresa: Erwitt, infatti,  era solito suonare una trombetta poco prima di scattare per spaventare i cani e ottenere dai suoi “modelli” una posa naturale. Oppure, ricorreva a un unico forte latrato, emesso dallo stesso fotografo, che scatena la reazione dei cani che, all’improvviso, saltano, abbaiano, ringhiano, consentendogli di coglierli nella loro naturalezza. Nascono così immagini di forte spontaneità che, a distanza di anni, testimoniano l’ironia e lo sguardo acuto di un autore annoverato tra i grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi.

Elliott Erwitt: I cani sono come gli umani, solo con più capelli
Casa dei Carraresi
Via Palestro 33/35
Fino al 3 Febbraio

Immagine in evidenza

© Elliott Erwitt / Magnum Photos

Elliott Erwitt: Personae. La mostra

USA. Reno, Nevada. 1960. Marilyn MONROE during the filming of "The Misfits".
USA. Reno, Nevada. 1960. Marilyn MONROE during the filming of "The Misfits".

Elliott Erwitt. Personae: la mostra alla Reggia di Venaria

Elliott Erwitt Personae è il titolo della prima retrospettiva delle fotografie sia in bianco e nero che a colori di colui che viene considerato uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento. I suoi scatti in bianco e nero sono ormai diventati delle icone della fotografia, esposti con grande successo a livello internazionale, mentre la sua produzione a colori è quasi del tutto inedita. Con oltre 170 immagini, il percorso espositivo mette in evidenza l’eleganza compositiva, la profonda umanità, l’ironia e talvolta la comicità del grande fotografo americano: tutte caratteristiche che rendono Erwitt un autore amatissimo e inimitabile, considerato il “fotografo della commedia umana”.

Elliott Erwitt. Personae: ironia e complessità del vivere quotidiano

Marylin Monroe, Che Guevara, Sophia Loren, John Kennedy, Arnold Schwarzenegger, sono alcune delle celebrità colte dal suo obiettivo ed esposte in mostra. Su tutte Erwitt posa uno sguardo acuto e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge l’ironia e la complessità del vivere quotidiano. Con lo stesso atteggiamento, d’altra parte, rivolge la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto. Con il titolo Personae, si allude proprio a questa sua adesione alla vita concreta degli individui e, nello stesso tempo, a un senso della maschera e del teatro, che si manifesta soprattutto in alcune foto realizzate con lo pseudonimo di André S. Solidor, lo pseudonimo che Erwitt dedica senza diplomazia al mondo dell’arte contemporanea ed a un certo tipo di fotografia. In questo modo dà vita ad un suo alter ego irriverente, che ama tutto ciò che E.E. detesta: il digitale e il photoshop, la nudità gratuita e l’eccentricità fine a sé stessa. Una maschera dissacrante che prende in giro certi artisti, con un’esilarante parodia, che fa sorridere e, nello stesso tempo, invita a una seria riflessione sul mercato dell’arte. Curata da Biba Giacchetti con il progetto grafico di Fabrizio Confalonieri, la mostra è organizzata da Civita Mostre con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con Sudest57.
Personae è la più grande retrospettiva mai fatta di Elliott Erwitt, e certamente la più peculiare, unisce infatti per la prima volta una grande collezione di immagini a colori alle sue icone in bianco e nero, e chiude con il racconto dello sbalorditivo progetto che Erwitt ha firmato con lo pseudonimo Andrèe S. Solidor” afferma Biba Giacchetti.

Elliott Erwitt. Personae: scheda informativa

ELLIOTT ERWITT PERSONAE
Fino al 24 febbraio 2019
Reggia di Venaria, Sale dei Paggi
Piazza della Repubblica, 4
Venaria Reale (TO)
Info e prenotazioni tel. +39 011 4992333
www.lavenaria.it

Immagine in evidenza

USA. Reno, Nevada. 1960. Marilyn MONROE during the filming of “The Misfits”.

Elliott Erwitt: il libro che ne celebra lo stile inconfondibile

SPAIN. Madrid. 1995. Prado Museum.
SPAIN. Madrid. 1995. Prado Museum.

Elliott Erwitt

Pur spaziando tra continenti, generi e decenni diversi, le fotografie di Elliott Erwitt (Parigi 1928) si caratterizzano per uno stile immediatamente riconoscibile, spontaneo e originale, privo di qualunque artificio. Considerato uno dei più grandi maestri della fotografia, capace di influenzarne il corso nel Ventesimo e nel Ventunesimo secolo, Erwitt raccoglie in questa retrospettiva, nuovamente edita nel suo formato originale, i lavori che egli stesso considera i migliori della sua produzione.

Titolo: Elliott Erwitt. Personal best
Autore: Elliott Erwitt
Editore: TeNeues
Prezzo: 100,00 €
Pagine: 445

Per acquistare il libro clicca qui

Elliott Erwitt. Personae: la mostra alla Reggia di Venaria

SPAIN. Madrid. 1995. Prado Museum.
SPAIN. Madrid. 1995. Prado Museum.

Elliott Erwitt. Personae

Elliott Erwitt Personae è il titolo della prima retrospettiva delle fotografie sia in bianco e nero che a colori di colui che viene considerato uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento. I suoi scatti in bianco e nero sono ormai diventati delle icone della fotografia, esposti con grande successo a livello internazionale, mentre la sua produzione a colori è quasi del tutto inedita. Con oltre 170 immagini, il percorso espositivo mette in evidenza l’eleganza compositiva, la profonda umanità, l’ironia e talvolta la comicità del grande fotografo americano: tutte caratteristiche che rendono Erwitt un autore amatissimo e inimitabile, considerato il “fotografo della commedia umana”.

Elliott Erwitt. Personae: ironia e complessità del vivere quotidiano

Marylin Monroe, Che Guevara, Sophia Loren, John Kennedy, Arnold Schwarzenegger, sono alcune delle celebrità colte dal suo obiettivo ed esposte in mostra. Su tutte Erwitt posa uno sguardo acuto e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge l’ironia e la complessità del vivere quotidiano. Con lo stesso atteggiamento, d’altra parte, rivolge la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto. Con il titolo Personae, si allude proprio a questa sua adesione alla vita concreta degli individui e, nello stesso tempo, a un senso della maschera e del teatro, che si manifesta soprattutto in alcune foto realizzate con lo pseudonimo di André S. Solidor, lo pseudonimo che Erwitt dedica senza diplomazia al mondo dell’arte contemporanea ed a un certo tipo di fotografia. In questo modo dà vita ad un suo alter ego irriverente, che ama tutto ciò che E.E. detesta: il digitale e il photoshop, la nudità gratuita e l’eccentricità fine a sé stessa. Una maschera dissacrante che prende in giro certi artisti, con un’esilarante parodia, che fa sorridere e, nello stesso tempo, invita a una seria riflessione sul mercato dell’arte. Curata da Biba Giacchetti con il progetto grafico di Fabrizio Confalonieri, la mostra è organizzata da Civita Mostre con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con Sudest57.
Personae è la più grande retrospettiva mai fatta di Elliott Erwitt, e certamente la più peculiare, unisce infatti per la prima volta una grande collezione di immagini a colori alle sue icone in bianco e nero, e chiude con il racconto dello sbalorditivo progetto che Erwitt ha firmato con lo pseudonimo Andrèe S. Solidor” afferma Biba Giacchetti.

Elliott Erwitt. Personae: scheda informativa

ELLIOTT ERWITT PERSONAE
Fino al 24 febbraio 2019
Reggia di Venaria, Sale dei Paggi
Piazza della Repubblica, 4
Venaria Reale (TO)
Info e prenotazioni tel. +39 011 4992333
www.lavenaria.it

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SPAIN. Madrid. 1995. Prado Museum.
© Elliott Erwitt/MAGNUM PHOTOS

Elliott Erwitt: I cani sono come gli umani, solo con più capelli

Mostra Elliott Erwitt

“Di me dicono che sono un umorista. Le mie foto dei cani che saltano quando gli abbaio, o suono la trombetta… La cosa più difficile e utile al mondo è far ridere la gente”

Intitolata I cani sono come gli umani, solo con più capelli, da una dichiarazione rilasciata dallo stesso Elliott Erwitt in un’intervista, la mostra indaga uno degli ambiti di ricerca più interessanti e curiosi della produzione del fotografo francoamericano, quella dedicata ai cani. Allo stesso tempo, l’esposizione dà al visitatore l’opportunità di analizzare, con ironia e a volte cinismo, l’essenza profonda di questa ricerca fotografica che, attraverso il quadrupede peloso, mira in realtà all’essere umano. Secondo il fotografo, infatti, con il loro atteggiamento irriverente i quattro zampe fanno da contraltare alla ricercata compostezza dei loro padroni, dei quali spesso, negli scatti di Erwitt, non si vedono che piedi e polpacci. I cani diventano, quindi, il riflesso inconsapevole delle abitudini degli umani. Curato da Marco Minuz, il percorso espositivo riunisce ottanta fotografie realizzate dagli anni Cinquanta fino ai nostri giorni e tutte scattate dal punto dei vista dei cani, ponendo l’obiettivo alla loro altezza. Molte delle immagini ritraggono cani intenti a saltare o con un’espressione di sorpresa: Erwitt, infatti,  era solito suonare una trombetta poco prima di scattare per spaventare i cani e ottenere dai suoi “modelli” una posa naturale. Oppure, ricorreva a un unico forte latrato, emesso dallo stesso fotografo, che scatena la reazione dei cani che, all’improvviso, saltano, abbaiano, ringhiano, consentendogli di coglierli nella loro naturalezza. Nascono così immagini di forte spontaneità che, a distanza di anni, testimoniano l’ironia e lo sguardo acuto di un autore annoverato tra i grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi.

Elliott Erwitt: I cani sono come gli umani, solo con più capelli
Casa dei Carraresi
Via Palestro 33/35
Fino al 3 Febbraio

Immagine in evidenza

© Elliott Erwitt / Magnum Photos

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