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Steve McCurry: la mostra Animals ad Aosta

Hajjah, Yemen, 1999

Al Centro Saint-Bénin di Aosta  la mostra Steve McCurry. Animals. Un’antologia di sessanta immagini, selezionate dal fotografo tra le sue più significative, compone una rassegna tematizzata, dopo le tante retrospettive di successo che si sono susseguite in Italia, a cura di Biba Giacchetti.
Il tema degli animali nei racconti fotografici di Steve McCurry trae le origine nel 1991. Steve McCurry negli anni Novanta è un fotografo affermato, ha vinto quattro World Press Photo e ha già fotografato Sharbat Gula, la celebre ragazza afgana.
Sul fronte editoriale ha già sviluppato un importante corpus di lavoro incentrato sulla condizione umana, con un particolare sguardo ai più fragili, i rifugiati, i bambini e in generale alle culture in via di estinzione. In questo contesto si accinge a effettuare la sua prima missione interamente dedicata agli animali. La storia che ha scelto di documentare riguarda gli accadimenti nei territori della prima Guerra del Golfo.
Steve McCurry entra in Kuwait nel 1991, sul finire della guerra con le truppe americane; Saddam Hussein, in ritirata, ordina di bruciare più di seicento pozzi di petrolio disseminati nel Paese. Ha inizio la più grande catastrofe ecologica di tutti tempi e Steve McCurry racconta l’impatto di questo disastro sul sistema ecologico e le conseguenze di tanta umana scelleratezza sul genere animale. McCurry torna con immagini epocali, come i cammelli sull’orizzonte infuocato o gli scatti dedicati alla fauna migratoria, tra cui il celebre uccello dagli occhi rossi completamente sommerso dal petrolio. Le fotografie di McCurry faranno il giro del mondo e vinceranno nel 1992 per la quinta volta il World Press Photo. Ancora oggi queste immagini sono pubblicate dalla stampa mondiale quando si affrontano temi legati alla conservazione del pianeta. Come avviene per tante altre immagini di McCurry, restano emblematiche, vere e proprie icone senza tempo.
Da allora McCurry ha instancabilmente raccontato storie di uomini, che incrociano inevitabilmente storie di animali, genere verso il quale nutre una forte empatia.

Fino al al 6 ottobre al Centro Saint-Bénin, Aosta

Steve McCurry si racconta a Gianni Riotta: Il mondo di Steve McCurry

Dalla nascita alle esperienze della prima infanzia, dal collegio al liceo, dalla fuga per l’Europa alla scoperta dell’amore per il viaggio, soprattutto quello nel “resto del mondo” dove regna una povertà choc che può profondamente incidere sulprovincialismo di ragazzo dei sobborghi…
Mondadori Electa pubblica Il mondo di Steve McCurry. Steve Mccurry si racconta a Gianni Riotta, un libro avvincente, dedicato al racconto di uno dei maggiori fotografi al mondo. Alle storie affascinanti di McCurry, al suo sguardo epico, si affiancano le lucide e critiche riflessioni di Gianni Riotta che inquadra di volta in volta il momento storico e commenta le parole di McCurry. A raccontarci questo mondo è un giornalista e scrittore di grandissima esperienza, viaggiatore e ramingo: lo sguardo del reporter incontra quello del fotografo. Gianni Riotta discute con Steve McCurry e le voci si intrecciano, si mischiano, ognuna con diversa forza e portamento.
Dopo i bellissimi volumi fotografici Electa Le storie dietro le fotografie (2013), oltre 17.000 copie vendute, e India (2015), Mondadori Electa presenta questo nuovo progetto editoriale in anteprima mondiale.
Allegato di posta elettronica

“… girare per il pianeta fece di un ragazzino di Filadelfia che aveva detestato la scuola, una persona riflessiva, meno superficiale … alla fine l’aspetto semplice, solitario, della fotografia mi attrasse … sei solo con te stesso, la tua personalità, la macchina fotografica e il soggetto da inquadrare, l’immagine da costruire … non si tratta di tecnica, ma di attendere, di pazientare, di lasciarsi assorbire dalla scena per poi isolarne un frammento … È la fusione tra etica ed estetica che mi avvince”.

Steve McCurry

Steve McCurry: Leggere. A Torino Le foto di Steve McCurry dedicate alla lettura 

Le foto di Steve McCurry dedicate alla lettura  con un contrappunto di brani letterari  e una sezione dedicata ai suoi libri.
Fino al 1 luglio 2019 nella Corte Medievale di Palazzo Madama, è possibile visitare una nuova rassegna, dedicata a un tema specifico: la passione universale per la lettura.

Steve McCurry. Leggere è una mostra costituita da una selezione di scatti realizzati in oltre quarant’anni di carriera e comprende la serie di immagini che egli stesso ha riunito in un magnifico volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész. Con questa nuova rassegna Steve McCurry presenta le sue foto legate al tema universale della lettura in una città, Torino, che, anche in virtù del Salone del Libro, può essere considerata la “capitale italiana della lettura”.
Curata da Biba Giacchetti e, per i contributi letterari da Roberto Cotroneo, giornalista e scrittore, la rassegna presenta 65 fotografiche ritraggono persone di tutto il mondo, assorte nell’atto intimo e universale del leggere. Persone catturate dall’obiettivo di McCurry che svela il potere insito in questa azione, la sua capacità di trasportarle in mondi immaginati, nei ricordi, nel presente, nel passato e nel futuro e nella mente dell’uomo. I contesti sono i più vari: i luoghi di preghiera in Turchia, le strade dei mercati in Italia, dai rumori dell’India ai silenzi dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Immagini vibranti e intense, che documentano momenti di quiete durante i quali le persone si immergono nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani o anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici: per chiunque e dovunque c’è un momento per la lettura.
Le fotografie che rendono omaggio alla parola scritta sono accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo, in una sorta di percorso parallelo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che affiancano gli scatti di McCurry, coinvolgendo il visitatore in un rapporto intimo e diretto con la lettura e con le immagini.
La mostra è completata dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le foto di Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti 15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti, tra cui il volume edito da Mondadori che ha ispirato la realizzazione di questa mostra. Tutti i libri sono accompagnati dalle foto utilizzate per le copertine, che sono spesso le icone che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Torino, Palazzo Madama, Corte Medievale
Fino al 1 luglio 2019

Immagine in evidenza Varanasi, Uttar Pradesh, India, 1984 © Steve McCurry

Steve McCurry: la mostra Animals sbarca ad Aosta

Chiang Mai, Thailand, 2010, THAILAND

Al Centro Saint-Bénin di Aosta  la mostra Steve McCurry. Animals. Un’antologia di sessanta immagini, selezionate dal fotografo tra le sue più significative, compone una rassegna tematizzata, dopo le tante retrospettive di successo che si sono susseguite in Italia, a cura di Biba Giacchetti.
Il tema degli animali nei racconti fotografici di Steve McCurry trae le origine nel 1991. Steve McCurry negli anni Novanta è un fotografo affermato, ha vinto quattro World Press Photo e ha già fotografato Sharbat Gula, la celebre ragazza afgana.
Sul fronte editoriale ha già sviluppato un importante corpus di lavoro incentrato sulla condizione umana, con un particolare sguardo ai più fragili, i rifugiati, i bambini e in generale alle culture in via di estinzione. In questo contesto si accinge a effettuare la sua prima missione interamente dedicata agli animali. La storia che ha scelto di documentare riguarda gli accadimenti nei territori della prima Guerra del Golfo.
Steve McCurry entra in Kuwait nel 1991, sul finire della guerra con le truppe americane; Saddam Hussein, in ritirata, ordina di bruciare più di seicento pozzi di petrolio disseminati nel Paese. Ha inizio la più grande catastrofe ecologica di tutti tempi e Steve McCurry racconta l’impatto di questo disastro sul sistema ecologico e le conseguenze di tanta umana scelleratezza sul genere animale. McCurry torna con immagini epocali, come i cammelli sull’orizzonte infuocato o gli scatti dedicati alla fauna migratoria, tra cui il celebre uccello dagli occhi rossi completamente sommerso dal petrolio. Le fotografie di McCurry faranno il giro del mondo e vinceranno nel 1992 per la quinta volta il World Press Photo. Ancora oggi queste immagini sono pubblicate dalla stampa mondiale quando si affrontano temi legati alla conservazione del pianeta. Come avviene per tante altre immagini di McCurry, restano emblematiche, vere e proprie icone senza tempo.
Da allora McCurry ha instancabilmente raccontato storie di uomini, che incrociano inevitabilmente storie di animali, genere verso il quale nutre una forte empatia.

Steve McCurry. Animals

La mostra si articola in un percorso espositivo in grado di lasciare il visitatore libero di muoversi in un’alternanza di immagini leggere o più profonde, perché possa assecondare la sua sensibilità e giocare liberamente su registri emotivi diversi. Steve McCurry, esploratore del genere umano, offre un viaggio nella contiguità del pianeta animale; parla di sofferenza e dignità, di relazioni e di conseguenze, invitandoci a riflettere che non siamo soli al mondo e che tra gli esseri viventi c’è una profonda condivisione di quel mistero che è la vita. L’immenso e meraviglioso archivio di Steve McCurry ha generato, inoltre, libri sui temi a lui più cari: le culture in via di estinzione; paesi come India, Afghanistan, Tibet, Italia; collezioni di ritratti, racconti su modi di vivere diversi e sentimenti universali; si è concentrato su buddismo e spiritualità, e infine ha dedicato un libro all’atto della lettura.
Dopo l’impegno del libro biografico, la cui autrice è la sorella di Steve, Bonnie McCurry Reum, è in lavorazione un volume interamente dedicato agli animali. Un progetto inedito in costante divenire, il cui fine è rendere omaggio alla condizione animale con una narrazione su piani diversi.
Scatti più drammatici, come quelli della Guerra del Golfo, si alterneranno a racconti poetici, interazioni con l’uomo, ritratti esilaranti di etnie lontane ma anche personaggi occidentali, e poi animali liberi e selvaggi, o che consentono la sopravvivenza umana, sfruttati per contrastare la miseria.
Un affresco variopinto per un tema tanto vasto quanto vicino al quotidiano di ciascuno, affrontato con la capacità universale di raccontare che solo Steve McCurry possiede.

 

Steve McCurry. Animals.
Centro Saint-Bénin.
Via Festaz 27, Aosta.
Dal martedì alla domenica ore 10-13 e 14-18.

Per informazioni
0165.275937
u-mostre@regione.vda.it

 

Dietro l’immagine di Steve McCurry

Figlio della tribù Hamer, Omo Valley, Etiopia, 2012. © Steve McCurry. Dalla mostra Steve McCurry - Viaggio intorno all’Uomo. Palazzo Ducale, Genova.

Assorto e distante, quasi vacuo. Potremmo definirlo così questo sguardo e, forse, per quanto difficile dovremmo limitarci a osservarlo nel contesto in cui è inserito, senza la pretesa di carpire alcunché della personalità di chi lo indossa. Sebbene protagonista del ritratto, non è questo bambino della tribù Hamer il fulcro della narrazione, né il suo sguardo. Steve McCurry lo ritrae in questo modo per parlarci, attraverso una sorta di metonimia visiva, di quelle tribù etiopi pressoché sconosciute – come gli Hamer – che popolano le sponde del fiume Omo, conservando tradizioni e rituali antichi. Popolazioni che credono, come molte altre in Africa, nell’esistenza di forze soprannaturali e di spiriti maligni; entità demoniache per proteggersi dalle quali ricorrono a pratiche rituali spesso feroci. Una di queste è l’uccisione dei bambini mingi, ovvero bambini considerati impuri, posseduti, quindi non meritevoli di vita. McCurry ci porta su questa poco rassicurante via interpretativa attraverso una serie di espedienti compositivi e di elementi simbolici che, tuttavia, necessitano di qualche conoscenza in più per essere riconosciuti – come la polvere calcarea con cui gli Hamer sono soliti cospargersi per allontanare questi demoni. La troviamo sulla fronte del bambino e sulla spalla dell’uomo che incombe al suo fianco e, forse, anche su ciò che ci cela la sfocatura. È da questi elementi che dobbiamo partire per leggere questa immagine. Solo così, infatti, quello sguardo enigmatico da cui siamo partiti acquista, forse, senso.

Testo di  Stefania Biamonti

 

Fotografia della settimana: Steve McCurry e l’ultima Kodachrome 64

Il 19 dicembre 2012 Kodak dichiara il fallimento. Steve McCurry attraversa il mondo per scattare le 36 fotografie dell’ultimo rullino Kodachrome.


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© Steve McCurry

Quando il 19 dicembre del 2012 Kodak dichiara il fallimento attraverso la procedura del Chapter 11, Steve McCurry decide di scattare una serie di immagini con l’ultimo rullino uscito dalla mitica azienda produttrice di pellicole, che trent’anni prima deteneva una quota di mercato del 90% negli Stati Uniti.
Trentasei immagini per chiudere un’epoca. Una sfida personale attraverso il mondo per celebrare la produzione analogica, su cui oggi si può anche ironizzare viste le disavventure con il digitale e la post-produzione del fotografo americano. Ma d’altra parte, questa sorta di contrappasso è toccata alla stessa Kodak: era suo lo slogan “voi premete il pulsante, noi facciamo il resto”, una fotografia resa sempre più semplice da arrivare al giorno in cui non c’è stato più bisogno né di qualcuno che facesse il resto né, appunto, di rullini.
Ma torniamo alle trentasei foto di Steve McCurry e alla sua pericolosa idea di prendere treni e aerei con questo oggetto unico conservato al buio nella sua macchina fotografica. Tre foto le ha dedicate a Robert De Niro, a New York. Quindici foto le ha scattate in India, tra Mumbai and Rajastan. Altri scatti sono stati realizzati in Turchia, a Istanbul, dove il soggetto scelto è stato l’amico Ari Gulier, il Cartier-Bresson turco come lo definisce McCurry. Rientrato in America, erano state scattate trentacinque delle trentasei pose disponibili. Prima di portare il Kodachrome 64 al laboratorio di sviluppo Kodak di Paron, nel Kansas, uno dei migliori centri di sviluppo Kodak, McCurry sceglie di realizzare l’ultimo scatto nel cimitero della cittadina. Qui si chiude la storia del Kodachrome 64.Una storia simbolica, con altissime probabilità che tutto andasse a monte per un dettaglio. Quando chiediamo a fotografi che passano la loro vita in viaggio quale è la cosa che proteggono in caso di pericolo imminente, tutti ci rispondono: prima la vita, poi le schede di memoria. La macchina fotografica la puoi ricomprare, la puoi riparare, la puoi perfino ricostruire e tenere insieme con il nastro. Le schede e i rullini che contengono il tuo lavoro no, sono qualcosa di irripetibile. Steve McCurry ha attraversato mezzo mondo con l’ultimo rullino Kodachrome 64 nella sua Nikon F6 e immaginiamo che cosa possa aver pensato quando il funzionario della dogana dell’aeroporto di Mumbai, prima di imbarcarsi per tornare negli Stati Uniti, gli ha imposto di aprire la macchina fotografica per accertarsi che non contenesse esplosivo
Di Enrico Ratto

La mostra ICONS di Steve McCurry a Palazzo Gil

Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”. Molte delle sue immagini sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo, a partire dalla ragazza afghana pubblicata dal National Geographic. Alcune mostre di grande successo hanno messo in evidenza vari aspetti della sua attività, ormai quasi quarantennale, ma ogni occasione di esporre trova un suo proprio linguaggio, una sorta di dialogo con gli spazzi che ospitano le immagini, e la tappa di Campobasso vedrà protagonista, con la poetica di McCurry il meraviglioso palazzo della EX Gil. Steve McCurry, in occasione della sua partecipazione al festival di Poietika, ha potuto visitare i luoghi che accoglieranno la mostra restandone completamente affascinato.
Steve McCurry Icons è una vera e propria retrospettiva che raccoglie in più di 100 scatti l’insieme e forse il meglio della sua vasta produzione, per proporre ai visitatori un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini. A partire dai suoi viaggi in India e poi in Afghanistan, da dove veniva Sharbat Gula, la ragazza che ha fotografato nel campo profughi di Peshawar in Pakistan e che è diventata una icona assoluta della fotografia mondiale. Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate, mettendo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità.
Con le sue foto ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti. La mostra inizia infatti con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e di ironia.
La mostra si completa di un catalogo, “icons” in cui Steve McCurry mi racconta cosa accade nelle sue fotografie, un dialogo alla scoperta di segreti e storie per soddisfare la curiosità dei visitatori che tanto amano le sue immagini.

Fonte www.fondazionecultura.it

Fino al 28 aprile 2019
Palazzo GIL – Ingresso Via Gorizia
Martedi – venerdì 10:00 – 13:00 / 17:00 – 20:00
Sabato, domenica e festivi 11:00 – 20:00
Lunedi chiuso

Per maggiori informazioni sulla mostra Icons di Steve McCurry clicca qui 

La storia dietro la fotografia “Afghan Girl” di Steve McCurry

Tutti conoscete la famosissima fotografia Afghan Girl di Steve McCurry. La fotografia iconica ha influenzato e ispirato migliaia di fotografi in tutto il mondo.
Tony Northup, fotografo americano, ha voluto spiegare in questo video, non solo di come l’immagine lo abbia influenzato, ma sopratutto la storia che si cela dietro lo scatto.
Steve McCurry fotografò la “Ragazza afghana”, identificata in seguito come Sharbat Gula, nel 1984, in un campo profughi vicino a Peshawar, in Pakistan. La bambina aveva 10 anni ed era una studentessa della locale scuola di cucito.
Il fotografo ha sempre confermato di essere stato attratto dai penetranti occhi della ragazza, nonostante lei indossasse un burka che le copriva il resto del viso.
Ricordiamo che Gula era una Pashtun e come tale aveva il divieto assoluto di mostrare il capo e il viso e di parlare con gli uomini non appartenenti alla famiglia. Steve McCurry, tramite il proprio traduttore, però, convinse la ragazza a scoprirsi il viso e a lasciarsi fotografare. Nacque così la fotografia famosa in tutto il mondo.
Lo scatto venne pubblicato sulla copertina di National Geographic nel giugno 1985 e divenne ben presto celebrato in tutto il mondo. Tuttavia, Gula ha scoperto di essere ormai diventata famosa e riconosciuta universalmente solo nel 2002, 17 anni dopo lo scatto, quando McCurry tornò in Pakistan.
Gula ha rilasciato così diverse interviste nelle quali ha spiegato quanto lei e suo marito, una volta scoperta la fotografia, si sentissero a disagio.
La donna ha trascorso una vita di avversità: ha vissuto come rifugiata in Pakistan per 35 anni, si è sposata a 13 anni e ha avuto cinque figli. Uno di loro morì in tenera età e suo marito morì nel 2012 per epatite C. Secondo la BBC, un’altra delle sue figlie morì per la stessa causa, lasciando una figlia di due mesi. Nel 2016, Gula è stata imprigionata per aver ottenuto illegalmente l’identificazione pakistana.

Steve McCurry: Leggere. A Torino Le foto di Steve McCurry dedicate alla lettura 

Varanasi, Uttar Pradesh, India, 1984 © Steve McCurry
Varanasi, Uttar Pradesh, India, 1984 © Steve McCurry

Steve McCurry. Leggere

Le foto di Steve McCurry dedicate alla lettura  con un contrappunto di brani letterari  e una sezione dedicata ai suoi libri.
Dal 2 marzo al 1 luglio 2019 nella Corte Medievale di Palazzo Madama, è possibile visitare una nuova rassegna, dedicata a un tema specifico: la passione universale per la lettura.

 

Steve McCurry. Leggere è una mostra costituita da una selezione di scatti realizzati in oltre quarant’anni di carriera e comprende la serie di immagini che egli stesso ha riunito in un magnifico volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész. Con questa nuova rassegna Steve McCurry presenta le sue foto legate al tema universale della lettura in una città, Torino, che, anche in virtù del Salone del Libro, può essere considerata la “capitale italiana della lettura”.
Curata da Biba Giacchetti e, per i contributi letterari da Roberto Cotroneo, giornalista e scrittore, la rassegna presenta 65 fotografiche ritraggono persone di tutto il mondo, assorte nell’atto intimo e universale del leggere. Persone catturate dall’obiettivo di McCurry che svela il potere insito in questa azione, la sua capacità di trasportarle in mondi immaginati, nei ricordi, nel presente, nel passato e nel futuro e nella mente dell’uomo. I contesti sono i più vari: i luoghi di preghiera in Turchia, le strade dei mercati in Italia, dai rumori dell’India ai silenzi dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Immagini vibranti e intense, che documentano momenti di quiete durante i quali le persone si immergono nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani o anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici: per chiunque e dovunque c’è un momento per la lettura.
Le fotografie che rendono omaggio alla parola scritta sono accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo, in una sorta di percorso parallelo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che affiancano gli scatti di McCurry, coinvolgendo il visitatore in un rapporto intimo e diretto con la lettura e con le immagini.
La mostra è completata dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le foto di Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti 15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti, tra cui il volume edito da Mondadori che ha ispirato la realizzazione di questa mostra. Tutti i libri sono accompagnati dalle foto utilizzate per le copertine, che sono spesso le icone che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Torino, Palazzo Madama, Corte Medievale
2 marzo – 1 luglio 2019

Immagine in evidenza Varanasi, Uttar Pradesh, India, 1984 © Steve McCurry

Migliora la tua tecnica fotografica con i consigli di Steve McCurry

I consigli di Steve McCurry

Steve Mccurry, membro della storica agenzia Magnum, è oggi una delle voci più rappresentative della fotografia contemporanea con decine di libri e innumerevoli mostre in tutto il mondo. Nato nei sobborghi di Philadelphia, studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Dopo anni come freelance compie il primo di una lunga seria di viaggi in India insieme alla sua macchina fotografica. Dopo diversi mesi si trova a passare il confine con il Pakistan. In quella occasione incontra un gruppo di rifugiati afghani che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro Paese, proprio nel periodo in cui l’invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. Ma con abiti tradizionali e una folta barba, riesce a trascorrere settimane tra i mujahidin, riuscendo a mostrare a tutto il mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan. Da allora non ha mai smesso di documentare l’uomo e le culture nel mondo. Con la sua fotocamera, ha coperto molte zone interessate dai conflitti come quelli a Beirut, Cambogia, Filippine, la Guerra del Golfo, l’ex Jugoslavia, l’Af-ghanistan e il Tibet. Il talento e lo stile di McCurry sono stati protagonisti nei più importanti premi del mondo della fotografia: Robert Capa Gold, il National Press Photographers e quattro volte il primo premio del World Press Photo.

Ecco alcuni consigli di Steve McCurry per migliorare la vostra tecnica!

Il Molise al centro del mondo fotografico con la mostra di Steve McCurry

Mostra di Steve McCurry

Nuovo imperdibile appuntamento con uno dei fotografi più famosi del panorama mondiale. Dopo l’annuncio della mostra al Mudec Photo Di Milano, di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi ( per leggere l’articolo clicca qui), Steve McCurry sarà in mostra alla fondazione Molise Cultura di Campobasso. I primi manifesti hanno invaso la città in queste ore e cresce l’attesa per il ritorno del grande fotografo in Molise. Il fotografo sarà ospite degli spazi di via Milano dal 26 gennaio 2019 al 28 aprile 2019.
La rassegna è stata concepita dallo stesso fotografo e dalla curatrice Biba Giachetti, promossa dalla Regione Molise in collaborazione con la Fondazione Molise Cultura ed è stata presentata nella giornata di domenica 13 Gennaio negli spazi di Palazzo Vitale.
«Siamo onorati di esporre questi simboli unici qualcuno ha detto che il simbolo è come una finestra aperta sull’infinito. In questo caso è un infinito che parte dalla luce e dal colore esterno per poi ribaltarsi in un infinito interiore, in un’evocazione di sentimenti forti che provengono dall’osservazione della realtà attraverso gli occhi di questo grande maestro della fotografia. Ringrazio l’assessorato e la Fondazione perché si stanno spendendo molto per l’evento e hanno creduto fortemente in questo nuovo modo di fare cultura. Se tutti lavorassimo sempre in squadra – ha aggiunto – potremmo raggiungere risultati eccezionali come questo. La mostra darà una visibilità elevata alla città di Campobasso e all’intero Molise. Prevediamo oltre 20mila visitatori da tutta Europa». Ha commentato il governatore a primopianomolise.it.
La mostra è costata alla Regione 43mila euro complessivi ed è in programma dal 26 gennaio.
«È un progetto molto ambizioso ma paradossalmente anche realistico. L’idea è quella di costruire un vero e proprio storytelling su questa regione attraverso un’arte estremamente complessa e sofisticata. Il nostro obiettivo è dunque coinvolgere tutte le associazioni di fotografi che operano sul territorio, ma anche chi vorrà dare un suo contributo da fuori regione, nell’individuazione di quelli che sono gli aspetti peculiari del Molise, quelli paesaggistici, enogastronomici ma soprattutto culturali, senza tralasciare il racconto della storia delle comunità e delle tradizioni, un racconto etnoantropologico dunque, con cui si possa poi costruire un grande puzzle della nostra meravigliosa regione». Ha spiegato Presutti a primopianomolise.it.

Fonte www.primopianomolise.it

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