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Luigi Ghirri

Fotolibro: Viaggio in Italia a cura di Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati

Il fotolibro: Viaggio in Italia a cura di Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati è stato pubblicato in occasione della mostra tenuta nel gennaio- febbraio del 1984 presso la Pinacoteca provinciale di Bari, e rappresenta il manifesto della nuova fotografia di paesaggio, raccolta attorno alla figura carismatica di Luigi Ghirri, autore capace di coagulare attorno a questo progetto una sensibilità e uno sguardo condivisi nel leggere, attraverso la fotografia, la realtà del belpaese costretto a fare i conti con una rapida antropizzazione e trasformazione del territorio. Una mostra itinerante fino a Reggio Emilia, di trecento fotografie, con il catalogo che propose in copertina una semplice carta geografica:  «un’immagine che sembrava volersi sbarazzare dei riferimenti artistici e letterari. L’Italia appariva semplicemente come un luogo geografico della terra», scriveva Giorgio Messori. Viaggio in Italia  è il racconto corale, non sempre omogeneo, ma vitale, che volle rifondare il linguaggio fotografico accettando la banalità e rifiutando abbellimenti e indulgenze per mostrare, secondo Celati, «il mondo così com’è», nella consapevolezza che la fotografia non poteva più essere semplice illustrazione, ma era costretta a riflettere su se stessa e sui propri codici.

Viaggio in Italia a cura di Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati: «il fotolibro più nuovo sull’antropologia del paesaggio, non solo in Italia»

Quintavalle, in Appunti , ripercorre la storia della fotografia di paesaggio e indica questo fotolibro come: «il più nuovo sull’antropologia del paesaggio, non solo in Italia», che fa i conti con il mito dei «viaggiatori delle immagini», che dal Grand Tour  ha costruito un immaginario visivo confluito nella retorica del pittoresco e del suggestivo fin nei circoli fotografici di impronta crociana ambiguamente combattuti tra pittorialismo e realismo. Quintavalle cita le Verifiche  di Mulas e New Photography USA , da lui organizzata nel 1971, come momenti di formazione della nuova fotografia italiana per un’iconografia che rifiuta il falso e l’irreale della cartolina, per puntare lo sguardo sui confini della città diffusa, sui margini della campagna, fino agli spazi vuoti e desolati. Quentin Bajac spiega bene la preoccupazione curatoriale di Ghirri: «promuovere una generazione: la sua, quella dei fotografi nati per la maggior parte tra il 1940 e il 1955, con cui intrattenere un rapporto di prossimità, quando non di amicizia, e con il cui lavoro sente delle affinità. Proponendo una pratica modesta della fotografia all’ascolto del mondo e rispettosa di esso, esprimendo una certa empatia nei confronti del suo soggetto». Ghirri rimase fondamentalmente fedele all’approccio al reale nella lezione delle «carezze fatte al mondo» di Walker Evans e Paul Strand e, per dirla con le parole di Rossellini: «cercando un’immagine semplice, per mostrare senza dimostrare», accettando l’ovvio e il banale come realtà del paesaggio umano in cui viviamo, nel «bisogno di scoprire la normalità della cose, antieroica, antimitica, quotidiana e non retorica», come sostenne vent’anni dopo Gabriele Basilico. Viaggio in Italia  si propose così, autorevolmente, all’interno del dibattito internazionale sulla fotografia di paesaggio scaturito con la mostra americana New Topographics. Photographs of a man altered landscape  del 1975, portando a importanti e felici sviluppi, come L’archivio dello spazio  per la Provincia di Milano e l’emiliana Linea di Confine . L’importanza di questo fotolibro è ribadita a ogni anniversario con pubblicazioni e convegni, ma l’invenduto dell’edizione originale, pubblicata da una piccola casa editrice, finì al macero anche per i problemi distributivi che affliggono l’editoria italiana. Per questa ragione Viaggio in Italia  è diventato una rarità bibliografica di difficile reperibilità e per cifre che raggiungono i 600-800 euro.

A cura di Vittorio Scanferla

Luigi Ghirri: Kodachrome

Luigi Ghirri Kodachrome. Una semplice brossura e in copertina un reticolo, come il foglio di un quaderno a quadretti, con un omino stilizzato che fotografa con una vecchia macchina a treppiede. Un’immagine spiazzante, che si distacca dallo stereotipo diffuso dell’editoria fotografica, con un titolo che cita la più conosciuta pellicola a colori. Anche l’operazione editoriale è decisamente originale, perché Kodachrome nasce dalla cooperativa editoriale Punto e Virgola fondata da Luigi Ghirri, Paola Borgonzoni e Giovanni Chiaramonte con l’ambizione di produrre libri che si inseriscano nel dibattito internazionale sulla cultura fotografica. Kodachrome raccoglie il lavoro fotografico di Ghirri dal 1970 a 1978 e descrive il suo percorso esistenziale e artistico fortemente radicato nell’Emilia delle neoavanguardie dei movimenti di Poesia visiva, Concettualismo e Neo Dada, con cui collabora fotografandone le opere. Le mostre del Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma gli rivelano le meditazioni sul medium  nelle Verifiche  di Ugo Mulas (1973), la fotografia della Farm Security Administration  (1975), in particolare di Walker Evans di cui Ghirri citerà sempre le immagini come «carezze fatte al mondo». Ma la sua scelta di utilizzare la fotografia come linguaggio artistico si distacca da ogni rigidità ideologica, per intraprendere un personale cammino di intuizioni poetiche, in una disincantata avventura del pensiero e dello sguardo che lo rivela immediatamente come una voce nuova e originale. Luigi Ghirri riflette sulla complessità della fotografia tra verità e finzione, realtà e artificio e su quanto ci sia di illusorio nella sua presunta oggettività, proponendo una ecologia dello sguardo critico e ironico sul mondo invaso dalle immagini. Perciò, in lui sarà sempre presente il rapporto tra lavoro fotografico sul campo ed elaborazione teorica su quello che definisce «l’enigma della fotografia, perché è difficile capi-  re un’arte così semplice».

Luigi Ghirri: Kodachrome. Immagini stampate in una gamma cromatica neutra, senza forzature coloristiche

Nel libro, le immagini stampate in una gamma cromatica neutra, senza forzature coloristiche, sono montate a coppie su doppie pagine, in un dialogo contrappuntistico e ironico, come motti di spirito, fonte di spunti di riflessione e di stupore senza pretese di narratività definita, ma opera aperta alla libertà di lettura e interpretazione. Parlando della serie Kodachrome, nel 1979 Ghirri sottolinea: «Questo è il mio primo lavoro con una struttura precisa e articolata. Ho terminato queste serie con frammenti d’immagini trovate camminando per strada, non casualmente; nell’ultima, appare la scritta su un giornale accartocciato sull’asfalto: come pensare per immagini , in questa frase è contenuto il senso di tutto il mio lavoro, come nella frase pensare è speculare per immagini  di Giordano Bruno». Questa significativo scatto non è presente in Kodachrome , ma come work in progress nella monografia dello CSAC dell’anno successivo. Comunque, questa intuizione è la riflessione che accompagnerà tutta la sua produzione che, come scrisse Claude Nori, coeditore francese di Kodachrome , «ha risvegliato allegramente la fotografia italiana», riuscendo a coordinare e a sviluppare importanti progetti seminali, da Viaggio in Italia a Esplorazioni sulla Via Emilia  e germinando tra gli altri, nei progetti di Linea di confine  e Archivio dello spazio . Kodachrome  è diventato una vera icona, oggetto del desiderio di fotografi e collezionisti, citato come fotolibro fondamentale in Photobook. A history I  di Parr e Badger. Nel ventesimo anniversario della morte prematura di Ghirri, l’editore inglese Mack ne ha proposto nel 2012 la riedizione anastatica. L’edizione originale rimane comunque molto ricercata e si può trovare per circa 1.000 euro sul web o nelle librerie specializzate, oltre a essere inserita nelle più importanti aste di fotolibri che si svolgono regolarmente nel mondo della bibliofilia

Luigi Ghirri: la fotografia come mezzo per fissare il mutamento

Scomparso nel 1992, a soli quarantanove anni, Luigi Ghirri è considerato uno dei più grandi fotografi di paesaggio in Italia. A influenzare la sua ricerca fu, innanzitutto, il profondo legame con i luoghi della giovinezza, quella provincia emiliana che negli anni Sessanta, superati gli strascichi della guerra, era in piena ripresa economica e culturale. Agli anni Settanta risalgono le prime serie di fotografie, tra cui Kodachrome, Colazione sull’erba e Atlante. Curioso e attento ai cambiamenti, Ghirri interpreta la fotografia come uno strumento capace di guardare al cuore delle cose, di raccontare le trasformazioni del paesaggio italiano. Un paesaggio colto non nella sua dimensione più “spettacolare” ma in quella più intima, nascosta. Cominciano le collaborazioni con architetti, urbanisti, filosofi e, negli anni Ottanta, Ghirri si fa promotore di diverse iniziative che indagano le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo, in bilico tra modernità e tradizione, innovazione e conservazione. Risale al 1980 la serie Iconicittà, mentre è del 1984 il progetto Viaggio in Italia, curato insieme con Gianni Leone ed Enzo Velati e considerato un manifesto della fotografia italiana. L’importanza della sua ricerca è riconosciuta anche all’estero: nel 1985 il Ministero della Cultura francese lo incarica di fotografare la Reggia di Versailles e, nello stesso anno, è invitato a lavorare per la sezione di architettura della Biennale di Venezia. Tra i suoi ultimi lavori vi sono le serie dedicate a Giorgio Morandi e Aldo Rossi.

Luigi Ghirri: una voce capace di raccontare le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo

Scomparso nel 1992, a soli quarantanove anni, Luigi Ghirri è considerato uno dei più grandi fotografi di paesaggio in Italia. A influenzare la sua ricerca fu, innanzitutto, il profondo legame con i luoghi della giovinezza, con la provincia emiliana in particolare. Agli anni Settanta risalgono le prime serie di fotografie. Curioso e attento ai cambiamenti, Ghirri interpreta la fotografia come uno strumento capace di raccontare le trasformazioni del paesaggio italiano. Un paesaggio colto non nella sua dimensione più “spettacolare” ma in quella più intima, nascosta. Cominciano le collaborazioni con architetti, urbanisti, filosofi e, negli anni Ottanta, Ghirri si fa promotore di diverse iniziative che indagano le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo, in bilico tra modernità e tradizione, innovazione e conservazione. Risale al 1980 la serie Iconicittà, mentre è del 1984 il progetto Viaggio in Italia, curato insieme con Gianni Leone ed Enzo Velati e considerato un manifesto della fotografia italiana. L’importanza della sua ricerca è riconosciuta anche all’estero: nel 1985 il Ministero della Cultura francese lo incarica di fotografare la Reggia di Versailles e, nello stesso anno, è invitato a lavorare per la sezione di architettura della Biennale di Venezia. Tra i suoi ultimi lavori vi sono le serie dedicate a Giorgio Morandi e Aldo Rossi.

Book show: Luigi Ghirri. The Map and the Territory

Rimini, 1977 (In Scala, 1977-1978). [p.307] C-Print, 17.8 x 27 cm. Eredi di Luigi Ghirri. Courtesy of MACK

La casa editrice londinese MACK ha pubblicato il libro Luigi Ghirri. The Map and the Territory  interamente dedicato alla prima decade del lavoro dell’artista emiliano. Il volume, curato da James Lingwood, si presenta come un interessante e rigoroso approfondimento sulla prima e intensa fase di esplorazione artistica di Luigi Ghirri, conclusasi con la mostra a Parma del 1979. Il volume offre un vasto apparato fotografico e iconografico dei principali lavori prodotti da Ghirri tra il 1970 e il 1979, presentando al lettore un excursus completo su progetti come le Fotografie del periodo iniziale (1970), il celebre Kodachrome (1970-78), Colazione sull’erba (1972-74), Catalogo  (1970-79), Km 0.250  (1973), Diaframma 11, 1/125, Luce Naturale (1970-79), Atlante  (1973), Italia Ailati  (1971-79), Il Paese del Balocchi  (1972-79), Vedute (1970-79), Infinito  (1974), In Scala  (1976-79) terminando con Still Life  (1975-79).

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