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Uniform: una doppia esposizione al MAST di Bologna

Il Kuwait dopo la fine della Guerra del Golfo - I pozzi petroliferi continuano a bruciare, causando un massiccio disastro ecologico e una grande perdita di denaro. Compagnie di pompieri specializzati, provenienti da tutto il mondo, a lavoro per estinguere il fuoco. Operaio della Safety Boss Company durante una pausa, 1991 © Salgado/AmazonasImages/Contrasto

Dal 25 gennaio al 3 maggio, la Fondazione MAST a Bologna presenta Uniform Into the Work/Out of the Work, un nuovo progetto espositivo curato da Urs Stahel dedicato alle uniformi da lavoro. Il progetto si compone di una mostra collettiva dal titolo La divisa da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un’esposizione monografica di Walead Beshty, Ritratti industriali, che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte per i quali l’abbigliamento professionale è un segno distintivo, una sorta di anti-uniforme: due punti di vista, dunque, che testimoniano come l’uniforme possa essere un simbolo, allo stesso tempo, di inclusione o esclusione.

La divisa da lavoro nelle immagini di 44 fotografi

Allestita nella PhotoGallery del MAST, la mostra collettiva riunisce gli scatti dei grandi protagonisti della fotografia, impegnati a documentare le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali differenti, a cui si affiancano immagini tratte da album di collezionisti sconosciuti e otto contributi video di Marianne Müller. Si potranno così ammirare i grembiuli protagonisti dei “piccoli mestieri” di Irving Penn; le tute degli scaricatori di carbone nel porto de L’Avana ritratti da Walker Evans; le tute da lavoro delle operaie nelle officine di montaggio della Fiat, a Torino, nelle fotografie di Paola Agosti; gli abiti del monaco e della suora immortalati da Roland Fischer; i colletti bianchi di Florian Van Roekel e le tute nere dei minatori negli scatti del cinese Song Chao. E ancora, le suggestive immagini di Sebastião Salgado, Paolo Pellegrin, Graciela Iturbide, Helga Paris, Manuel Álvarez Bravo e molti altri.

I “ritratti industriali” e il rifiuto dell’omologazione

La mostra monografica Ritratti industriali, allestita nella Gallery/Foyer, raccoglie 364 scatti del fotografo americano Walead Behsty che ha fotografato artisti, collezionisti, curatori, galleristi, tecnici, altri professionisti, direttori e operatori di istituzioni museali con l’obiettivo non tanto di evidenziare il carattere o la natura della persona fotografata – scopi che il ritratto in studio ha perseguito fin dagli albori della fotografia – ma di rappresentare le persone nel loro ambiente di lavoro, la loro funzione e il ruolo professionale che svolgono nel mondo dell’arte. Allo stesso tempo, i ritratti di Behsty testimoniano la riluttanza dei protagonisti per l’uniformità dell’abbigliamento professionale, per l’omologazione data dalle divise. Con il rischio però che questo rifiuto riveli nuovamente un atteggiamento uniformato e standardizzato.

Informazioni
MAST
Via Speranza 42, Bologna
ingresso libero
www.mast.org

Grande successo per Anthropocene al MAST di Bologna

Makoko #2, Lagos, Nigeria 2016 © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Si è chiusa con un grande successo di pubblico Anthropocene, mostra multimediale frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo Edward Burtynsky e i registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che hanno indagato e documentato l’impatto crescente delle attività umane sul nostro Pianeta (ne avevamo parlato qui). Allestita per la prima volta in Europa al MAST di Bologna, l’esposizione è stata prorogata per ben due volte (fino al 5 gennaio 2020) e visitata da 155mila persone. Sono state 620 le visite guidate organizzate per il pubblico, curate dai mediatori culturali della Fondazione MAST, cui hanno partecipato 15.800 persone. Ben 15.500 gli studenti coinvolti, che hanno effettuato 600 visite guidate. La mostra è stata completata nel corso dei mesi dai MAST. Dialogues on Anthropocene: 77 tra talk, incontri e proiezioni del film Anthropocene: the Human Epoch (Anthropocene: l’Epoca Umana), codiretto dai tre artisti e narrato dal premio Oscar Alicia Vikander.

Anthropocene: l’impatto dell’uomo sulla Terra

Numeri straordinari che riflettono la sempre crescente presa di consapevolezza dell’opinione pubblica rispetto alle conseguenze che i cambiamenti climatici e le attività umane hanno sull’ambiente e sulle nostre vite. Eventi drammatici come gli incendi che hanno colpito l’Amazzonia e l’Australia o le inondazioni in Iran e in Sud Sudan non devono farci dimenticare che tanti problemi affliggono anche il nostro Paese: secondo il nuovo Climate Risk Index pubblicato da Germanwatch, infatti, l’Italia si classifica al 21esimo posto nel mondo per impatti da eventi climatici estremi nel 2018. Tra il 1999 al 2018, il nostro Paese ha registrato 19.947 morti riconducibili agli eventi meteorologici estremi mentre le perdite economiche sono state quantificate in 32,92 miliardi di dollari.

Anthropocene: le dichiarazioni degli artisti

Ha commentato Urs Stahel, curatore della mostra: «Anthropocene era stata pianificata per quattro mesi ed è durata otto, senza mai registrare un calo del numero di visitatori. Stupefacente, sorprendente e inaspettato. Un anno fa immaginavamo che il tema del clima sarebbe diventato sempre più dominante, ma in pochi mesi tutto è cambiato: è arrivata Greta, sono iniziate le manifestazioni Friday for Future e nell’opinione pubblica è cresciuta la consapevolezza sui temi legati all’ambiente e al cambiamento climatico, che sono al centro della mostra e del film». «Ci dispiace salutare Anthropocene alla Fondazione MAST – hanno dichiarato Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Ci fa sperare sapere che questo progetto ha avuto un grande impatto su visitatori di tutte le età e che continuerà a far crescere la consapevolezza su temi diventati urgenti in tutto il mondo».

SetUp Contemporary Art Fair torna con la sua sesta edizione ad animare l’art week bolognese dal 1 al 4 febbraio 2018

SetUp Contemporary Art Fair – rivoluzionaria fiera d’arte contemporanea unica a livello nazionale e internazionale – torna anche quest’anno con la sua sesta edizione ad animare l’art week bolognese dal 1 al 4 febbraio 2018 in una rinnovata sede: Palazzo Pallavicini, meravigliosa dimora di origine rinascimentale nel cuore della Bologna antica.



Per quest’anno SetUp dedica ampio spazio alla fotografia: dopo il grande successo della passata edizione, l’associazione Tiziano Campolmi rinnova la sua presenza a SetUp Contemporary Art Fair promuovendo il Premio Tiziano Campolmi, con l’intento di valorizzare il lavoro di un giovane artista che porti avanti la sua ricerca nell’ambito della fotografia. L’associazione corrisponderà all’artista selezionato una somma fino a 2500 euro, pari al valore massimo dell’opera fotografica premiata, che verrà acquistata dalla stessa con consegna all’atto della proclamazione.



SetUp Contemporary Art Fair è un evento unico nel suo genere, dove poter conoscere le nuove tendenze artistiche e vedere l’arte contemporanea emergente proveniente da tutto il mondo in una location storica, meravigliosa e centrale, per la prima volta cornice di questa importante fiera d’arte indipendente.


Per ulteriori dettagli visita inviamo al sito ufficiale della fiera cliccando qui 

Sabato 16 dicembre inaugura Lumen: omaggio di Nino Migliori al capolavoro rinascimentale de Il Compianto di Niccolò dell’Arca.

NINO MIGLIORI
LUMEN
La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano
a cura di Roberto Maggiori

Nino Migliori fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati. I lavori su cui posa lo sguardo Migliori esprimono significati apparentemente lontani e spesso indigesti alla “cultura” fast, si tratta infatti di opere senza cromie, dalla lenta e meditata realizzazione (e fruizione), immobili, che appaiono spesso agli occhi delle giovani generazioni noiosamente austere, nonostante la complessità e l’anticonformismo che ogni capolavoro naturalmente incarna. L’esperienza possibile oggi di fronte a questi monumenti è inoltre radicalmente diversa da quella esperita originariamente dopo il crepuscolo, date le pervasive condizioni di illuminazione con cui sono offerte al pubblico queste sculture.



Nino Migliori riscopre allora un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella Prisca Theologia o Philosophia Perennis a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio.

Ancora una volta torna nel lavoro di Migliori l’attenzione alla memoria storica e all’immaginario collettivo, attraverso un’osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l’orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l’azione dell’artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che ha generato il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume di una torcia. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.


NINO MIGLIORI – LUMEN
Inaugurazione sabato 16 dicembre alle ore 18, alla presenza dell’autore
Santa Maria della Vita, via Clavature 8-10, Bologna
per maggiori informazioni clicca qui 

RUGGINE. Una mostra fotografica di Paolo Gotti

RUGGINE.

Una mostra fotografica di Paolo Gotti

Venerdì 15 dicembre alle ore 18.00 inaugura in via Santo Stefano 91/a a Bologna, la mostra fotografica RUGGINE di Paolo Gotti.



Il nuovo progetto espositivo dell’artista bolognese si sofferma su un tema difficile come quello dello scorrere del tempo, intessuto di memorie, separazioni, assenze, rinunce e sogni infranti, attraverso le fotografie dall’alto grado poetico ed emozionale da lui scattate in quarant’anni di viaggi attorno al mondo. Oltre settanta i paesi nei cinque continenti che Paolo Gotti ha visitato e immortalato con la sua fedelissima macchina fotografica analogica.

Attraverso uno sguardo malinconico ma nello stesso tempo intenso e sensibile, scorrono le immagini di una vecchia miniera di sale ai confini della Colombia e di una carriola arrugginita abbandonata in un Brasile non lontano dall’Oceano Atlantico. O ancora la carcassa di un’automobile nel deserto del Sahara, le propaggini di una miniera d’oro che sprofonda duemila metri sotto la terra del Ghana, una finestra rotta di una vecchia fabbrica da qualche parte in Lettonia, un’abitazione corrosa dalla salsedine sul lungomare di Baracoa a Cuba, un relitto di ferro divorato dalla ruggine sugli scogli del Mediterraneo. E si torna in Africa davanti a un pulmino che si è fermato prima di attraversare il confine con il Niger, così come il vecchio autobus silenzioso testimone di migliaia di storie su e giù per le vie di Bangalore in India. Alle due estremità di questo spettro cromatico dell’abbandono, le due facce della stessa medaglia: un carrarmato rimasto solo nel deserto rovente dello Yemen è l’immagine simbolo di ciò che resta della guerra, mentre i resti della nave da crociera “Tropical Dreams” naufragata su una spiaggia delle Filippine diventa la rappresentazione di ciò che resta dei sogni.



Le immagini sono accompagnate da racconti “minimi” di Natascia Ronchetti, giornalista, scrittrice e collaboratrice del Sole 24 Ore e del Venerdì di Repubblica.

In occasione della mostra sarà presentato anche il calendario tematico RUGGINE che racchiude 13 tra le immagini più significative dell’esposizione.


RUGGINE. Una mostra fotografica di Paolo Gotti

16 dicembre 2017 – 6 febbraio 2018
opening 15 dicembre 2017 ore 18.00

via Santo Stefano 91/a, Bologna
da martedì a domenica ore 10-12; 16-19

Ufficio stampa: + 39 349 1250956 | paologotti.press@gmail.com

Per ulteriori informazioni clicca qui

 

Foto/Industria 2017: Mitch Epstein and The Making of Lynch

© Mitch Epstein - BP Carson Refinery California 2007

Per questa terza edizione, che propone al pubblico quattordici mostre dei fotografi piùrilevanti del panorama mondiale, la Fondazione MAST moltiplica il suo impegno creando una comunitàtemporanea, ma viva e partecipe, che si rinnova ogni due anni con lo stesso desiderio di confronto innescato dalla forza narrativa delle immagini.


© Mitch Epstein – Amos Coal Power Plant Raymond West Virginia 2004

The Walther Collection

“Landscapes of American Power. Photography from the Walther Collection” indaga gli effetti esercitati dall’industrializzazione americana del secolo scorso. La mostra analizza come due fotografi, a distanza di cento anni l’uno dall’altro, hanno documentato lo sfruttamento delle risorse energetiche e le relative trasformazioni subite dal paesaggio americano.

Mitch Epstein: American Power

Elemento centrale dell’esposizione sono quattordici fotografie a colori di grande formato appartenenti alla celebre serie documentaria di Mitch Epstein American Power (2003–09), cronaca della produzione e del consumo di energia in Nord America.


© Mitch Epstein – BP Carson Refinery California 2007

The Making of Lynch

The Making of Lynch (1917–1920) è un antico album di fotografia vernacolare
che documenta la repentina edificazione di una città mineraria e di un impianto industriale nel Kentucky orientale, mettendo in luce
gli straordinari cambiamenti subiti da questo idilliaco paesaggio rurale americano.


Indirizzo: Pinacoteca Nazionale

Via delle Belle Arti, 56 – Bologna


FOTO/INDUSTRIA
BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

12 OTTOBRE – 19 NOVEMBRE 2017

www.fotoindustria.it

Foto/Industria 2017: Sviluppare il futuro di Carlo Valsecchi

© Carlo Valsecchi

Per questa terza edizione, che propone al pubblico quattordici mostre dei fotografi piùrilevanti del panorama mondiale, la Fondazione MAST moltiplica il suo impegno creando una comunitàtemporanea, ma viva e partecipe, che si rinnova ogni due anni con lo stesso desiderio di confronto innescato dalla forza narrativa delle immagini.


© Carlo Valsecchi

A Bologna, nel cuore del settore meccanico più avanzato, da pochi mesi è in funzione un sito produttivo che rappresenta un’eccellenza negli ultimi vent’anni per il nostro paese. Per raccontare questo luogo e questa nuova avventura imprenditoriale, Philip Morris ha chiesto a Carlo Valsecchi di prestare il suo sguardo peculiare.


© Carlo Valsecchi

Confrontandosi con una serie di sfide, il fotografo ha scelto di rappresentare questo luogo con immagini vicine al disegno tecnico che proiettano il visitatore in un infinito corrispondente a una dimensione cosmica e insieme a uno spazio dallo sviluppo vertiginoso.


Indirizzo: Ex Ospedale dei Bastardini
Via D’Azeglio, 41 – Bologna


FOTO/INDUSTRIA
BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

12 OTTOBRE – 19 NOVEMBRE 2017

www.fotoindustria.it

Foto/Industria 2017: Forza Lavoro di Michele Borzoni

© Michele Borzoni - Open competitive examination

Per questa terza edizione, che propone al pubblico quattordici mostre dei fotografi piùrilevanti del panorama mondiale, la Fondazione MAST moltiplica il suo impegno creando una comunitàtemporanea, ma viva e partecipe, che si rinnova ogni due anni con lo stesso desiderio di confronto innescato dalla forza narrativa delle immagini.


© Michele Borzoni – Open competitive examination

Forza lavoro è un ambizioso progetto documentario che intende tracciare un quadro composito dell’attuale panorama del lavoro in Italia alla luce della recente recessione economica globale. Michele Borzoni propone l’Italia come esempio per illustrare non solo gli effetti della recessione sul lavoro, ma anche come la crisi abbia notevolmente accelerato una serie di cambiamenti che già da decenni erano riconoscibili in tutti i paesi dell’Unione Europea.


© Michele Borzoni – Chinese textile workshop seized from Prato Municipal Police.

Il progetto Forza Lavoro è realizzato grazie al supporto di Zona.


Indirizzo: Palazzo Pepoli Campogrande
Via Castiglione, 7 – Bologna


FOTO/INDUSTRIA

BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

12 OTTOBRE – 19 NOVEMBRE 2017

www.fotoindustria.it

Foto/Industria 2017: Gli anni militanti di Mimmo Jodice

Napoli © Mimmo Jodice

Per questa terza edizione, che propone al pubblico quattordici mostre dei fotografi piùrilevanti del panorama mondiale, la Fondazione MAST moltiplica il suo impegno creando una comunitàtemporanea, ma viva e partecipe, che si rinnova ogni due anni con lo stesso desiderio di confronto innescato dalla forza narrativa delle immagini.


Foto/Industria rivela un aspetto meno noto di Mimmo Jodice, fotografo celebre in tutto il mondo: le fotografie legate al suo impegno politico degli anni settanta, quando ha il suo sguardo esperto al servizio della stampa di sinistra per illustrare le condizioni del lavoro, soprattutto di quello minorile, all’epoca molto diffuso.


Festival dell’Unità © Mimmo Jodice

Oggi, questi scatti di Napoli hanno sull’osservatore un effetto scioccante, dimostrando che la fotografia può avere un ruolo di testimonianza militante nell’ambito delle lotte dei lavoratori.


Napoli © Mimmo Jodice

Indirizzo: Santa Maria della Vita
Via Clavature, 8 – Bologna


FOTO/INDUSTRIA

BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

12 OTTOBRE – 19 NOVEMBRE 2017

www.fotoindustria.it

Foto/Industria 2017: Il mondo industriale di Alexander Rodchenko

© Alexander Rodchenko

IL MONDO INDUSTRIALE
NELLA COLLEZIONE DEL MUSEO DI ARTE MULTIMEDIALE DI MOSCA (MAMM)


Per questa terza edizione, che propone al pubblico quattordici mostre dei fotografi piùrilevanti del panorama mondiale, la Fondazione MAST moltiplica il suo impegno creando una comunitàtemporanea, ma viva e partecipe, che si rinnova ogni due anni con lo stesso desiderio di confronto innescato dalla forza narrativa delle immagini.


Il costruttivista Alexander Rodchenko era affascinato dal ritmo dei meccanismi e delle macchine. Fotografando il mondo della produzione, l’artista sviluppò un approccio estetico molto peculiare. Scorci inattesi e composizioni diagonali conferivano dinamismo all’inquadratura, permettendo all’immagine statica di esprimere la rapidità e la stupefacente bellezza del movimento regolare.


© Alexander Rodchenko

Le prospettive vertiginose sancivano il primato assegnato al processo di produzione, come pure alle immagini delle persone che a quel processo prendevano parte.
Mostra resa possibile dalla collaborazione con il Museo di Arte Multimediale di Mosca / Casa della Fotografia di Mosca.


Wood Factory © Alexander Rodchenko

Indirizzo: Fondazione Cassa di Risparmio – Casa Saraceni
Via Farini, 15 – Bologna


FOTO/INDUSTRIA

BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

12 OTTOBRE – 19 NOVEMBRE 2017

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Foto/Industria 2017: l’odissea del Soyuz 2 di Joan Fontcuberta

Per questa terza edizione, che propone al pubblico quattordici mostre dei fotografi piùrilevanti del panorama mondiale, la Fondazione MAST moltiplica il suo impegno creando una comunitàtemporanea, ma viva e partecipe, che si rinnova ogni due anni con lo stesso desiderio di confronto innescato dalla forza narrativa delle immagini.


La Sputnik Foundation sta ripercorrendo uno dei casi più sorprendenti nella storia dell’esplorazione spaziale. Il 25 ottobre del 1968 il cosmonauta imbarcato sulla navicella Soyuz 2 scomparve durante una missione. Secondo la versione ufficiale diffusa all’epoca, il Soyuz 2 era un’astronave completamente automatizzata, senza equipaggio a bordo.


Ivan Istochnikov © Joan Fontcuberta

Gli archivi vennero manomessi e la storia fu riscritta per oscure “ragioni di stato”, finché i documenti non vennero finalmente desecretati, permettendo la ricostruzione di uno straordinario capitolo della storia che oggi ci appare assolutamente incredibile.


© Joan Fontcuberta

Indirizzo: Palazzo Boncompagni
Via del Monte, 8 – Bologna

FOTO/INDUSTRIA

BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

12 OTTOBRE – 19 NOVEMBRE 2017

www.fotoindustria.it

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