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Ugo Mulas: New York. Arte e persone

«Certo che quando ho visto la mostra dei pop alla Biennale io non ho voluto perdere il colpo; ho sentito che quella era la mia occasione. Sono partito per New York e qui come un’astronauta sulla Luna e senza sapere l’Inglese ho incontrato Leo Castelli, che mi ha aiutato molto dandomi fiducia presentandomi ai giovani artisti. Fotografare una cosa nel momento in cui capita, vuol dire essere testimoni di un fatto che è destinato a durare nel tempo, vuol dire approntare del materiale: più che foto di quadri e di arte, fotografie di interni, di studi, di case, di gallerie di mercanti, che saranno preziosissime per capire quei momenti» Conversazione con A.C. Quintavalle,1973

L’ ’interesse di Mulas per l’arte contemporanea era cominciato molto prima, quando un camion notturno che portava l’Unità  a Venezia, accompagnò i bohémien milanesi Mario Dondero e Ugo Mulas alla Biennale del 1954. Tutte le manifestazioni che seguirono lo videro presenza sensibile e attenta fino alla sua morte prematura nel 1973. La Biennale che però lo colpì maggiormente fu quella del 1964, che vide sbarcare la Pop Art  in laguna e premiò Rauschenberg come miglior artista straniero. L’incontro e l’amicizia con Alan Solomon curatore del Padiglione Americano gli permisero di recarsi a New York già nell’autunno del 1964. Mulas tornò ancora nell’autunno del 1965 e del 1967, per completare la realizzazione di questo fotolibro lungamente meditato. Come già aveva fatto Hans Namuth nel documentare l’action painting di Jackson Pollock, Mulas è consapevole che la ripresa fotografica dell’opera d’arte nel suo farsi, diventa sempre più importante per la sua comprensione. Quindi, niente istante decisivo bressoniano e ritratto dell’artista davanti alla sua opera, ma una sequenza che illustri il corpo a corpo mentale e fisico dell’artista con il suo lavoro, individuando una chiave critica e interpretativa in una nuova funzione linguistica e narrativa per la fotografia. Ma oltre alla documentazione, diventa determinante fotografare i presupposti, del fare come del non fare, della concentrazione, dell’attesa, della preparazione e dei rituali, cioè l’operazione mentale e concettuale che porta alla realizzazione dell’opera. Rivelatrice di questo approccio, l’impaginazione delle oltre cinquecento fotografie – insieme a Michele Provinciali –, tesa a rendere al meglio le atmosfere, gli atteggiamenti mentali e fisici, le abitudini e i metodi di lavoro degli artisti. L’incontro ravvicinato con personalità così diverse, da Duchamp a Warhol, ma tutte sulla stessa scena creativa, che si incontravano alle feste nei loft, è per Mulas anche il modo di confrontarsi con la loro disincantata poetica e rinnovare il proprio punto di vista e la propria pratica fotografica. Importante è poi la scoperta, a casa di Jim Dine, di un autoritratto rivelatore di Lee Friedlander, a cui Mulas dedicherà un suo autoritratto nelle Verifiche . Insomma, un’esperienza che lo condurrà all’elaborazione critica e concettuale descritta nel radicale punto di svolta de La Fotografia (1973): svelamento visivo dell’operazione artistica e ricerca del proprio senso di essere fotografo. Considerato un capolavoro dei libri sull’arte del Novecento, New York: Arte e persone  rimane un fotolibro di riferimento. Molto ricercato nelle diverse edizioni, raggiunge quotazioni tra i 1.000 e i 1.300 euro.

Muore Ugo Mulas. È il 2 marzo del 1973

Ugo Mulas

L’incontro di Ugo Mulas con la fotografia avviene quasi per caso, senza alcun apprendistato. Tra i tavolini del bar Jamaica, il ritrovo dei giovani artisti a pochi passi dall’Accademia di Brera, si parla anche di fotografia. Con lui c’è l’amico Mario Dondero, compagno di molte avventure – insieme realizzeranno dei reportage –. Chi vuole fare il fotogiornalista, chi documentare il Nord industriale, chi la desolata edilizia popolare della periferia. Rigorosamente in bianco e nero, le sue prime fotografie sociali danno subito rilievo di una spiccata sensibilità estetica e curiosità intellettuale. Inizia nel 1954 a frequentare la Biennale di Venezia, divenendone ben presto il fotografo ufficiale – la collaborazione durerà fino al 1972 –. La sua è stata una vita dedicata a questo medium di ricerca e straordinario linguaggio visivo. È ricordato per le immagini dedicate agli artisti e all’interpretazione dell’arte – avrà modo di documentare, tra gli altri, il lavoro di Frank Stella, Fontana, Lichtenstein e Rauschenberg – e per un’intensa attività di sperimentazione.

Per approfondire la vita e le opere di Ugo Mulas clicca qui 

Immagine in evidenza Lucio Fontana, 1964 – Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

Ugo Mulas: il fotografo degli artisti

Ugo Mulas

Nato nel 1928 a Pozzolengo (Brescia), nel 1948 si trasferisce a Milano, dove inizia a frequentare l’ambiente dell’Accademia di Brera e gli intellettuali che si ritrovavano al bar Jamaica. Scoperta quasi per caso la fotografia, nel 1954 Mulas conosce Mario Dondero con cui realizza il suo primo reportage alla Biennale di Venezia, manifestazione che seguirà fino al 1972. Fotografo di moda e pubblicità, ma anche di architettura, ben presto Mulas si avvicina alla scena artistica italiana e internazionale. Nel 1961 e 1962 collabora con Strehler e, sempre nel 1962, in occasione della mostra Sculture nella città, conosce molti artisti tra cui Pietro Consagra e David Smith. Nel 1964 incontra il critico Alan Solomon e il mercante d’arte Leo Castelli che lo introducono nel panorama artistico d’Oltreoceano. Durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti, ha modo di documentare importanti pittori al lavoro, tra cui Lichtenstein e Rauschemberg, e ritrarre artisti del calibro di Duchamp, Warhol e Cage. Questo sodalizio culminerà con la pubblicazione, nel 1967, del volume New York: arte e persone, nel quale Mulas presenta la sua analisi del lavoro di questi grandi artisti.

Paola Mattioli in mostra con “SettantaVolteSette”

Paola Mattioli in mostra con “SettantaVolteSette”

NuovaGalleria Morone presenta SETTANTAVOLTESETTE personale di Paola Mattioli a cura di Vittoria Coen.

Nell’anno del suo settantesimo compleanno, si ricorda una carriera iniziata proprio nella seconda metà deli Anni Settanta. La mostra si articola in un percorso che sintetizza in circa settanta fotografie,  quasi tutte in bianco e nero, la carriera della fotografa.

Paola Mattioli si è confrontata con temi politici e di attualità con lo sguardo rivolto all’interno, all’indagine più profonda; il suo amore per Ugo Mulas e per Lee Miller conferma che la forza dell’idea è la sola in grado di rendere la fotografia arte a tutti gli effetti.

Tra figurazione e astrazione si snoda il percorso delle immagini viste “a una sottile distanza”, assemblate come in un gioco di associazioni libere in cui ombre e luci, vuoti e pieni, geometrie e volti, si rincorrono l’un l’altro senza soluzione di continuità.

Opera aperta, dunque, per essere riletta anche a distanza di anni dalla sua realizzazione.

NuovaGalleriaMORONE
via Nerino n°3, 20123
Milano – Italy
T. +39 02 72001994
info [@] nuovagalleriamorone.com

16 MAGGIO – 6 LUGLIO 2018

Inaugurazione mercoledì 16 maggio ore 18.00

 

Parigi ospita il grande Ugo Mulas

A Parigi sbarca uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo: Ugo Mulas.

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Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Estate Ugo Mulas, Milano – Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

La Fondazione Henri Cartier-Bresson – fino al 24 aprile – ospita circa 60 fotografie vintage in bianco e nero, tutte selezionate dall’autore italiano per il suo leggendario libro La fotografia, pubblicato da Einaudi nel 1973.

Sessanta scatti che svariano dal ritratto degli artisti italiani e newyorkesi al fotoreportage d’autore della Biennale di Venezia del 1954, per concludere con le immancabili Verifiche, vero e proprio testamento artistico che riflette sulla pratica stessa del fare fotografia, interrogandosi sulle sue intenzioni e finalità.

Proprio negli scatti in mostra, possiamo ancora percepire l’intima relazione che Mulas aveva sviluppato con ciascuno degli artisti ritratti. Al di là del valore documentario di queste fotografie, è evidente come si fondino su una narrazione, su spunti biografici e autobiografici assieme, che soltanto una conoscenza approfondita poteva cogliere in modo così diretto e informale.

contact@henricartierbresson.org
www.henricartierbresson.org

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