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Lisetta Carmi

Lisetta Carmi: fotografie di vita

Israele, 1964

Una fotografia esente da qualunque indagine scandalistica. Lisetta Carmi ha sempre palesato il suo unico intento: la ricerca dell’essenza propria e altrui.

Lisetta Carmi è stata fotografa e concertista. Si è dedicata alla pittura, alla scrittura cinese, alla meditazione, ma soprattutto alla vita. Nel suo film presentato alla mostra del Cinema di Venezia del 2010, il regista Daniele Segre la definisce “un’anima in cammino”. Classe 1924, genovese, Lisetta Carmi nasce in una famiglia di origini ebraiche. Nel 1943, poco dopo la promulgazione delle leggi razziali, è costretta a fuggire in Svizzera dove porta con sé lo spartito del Clavicembalo ben temperato  di Bach e la speranza di rientrare nel suo Paese.
Rimpatria due anni dopo e si diploma al conservatorio di Milano. La sua tecnica è impeccabile e il suo tocco rivela il talento di un animo vigile. Negli anni che seguono, il sentimento di vicinanza al popolo ebraico si manifesta nella volontà di conoscere Israele, dove si reca più volte anche grazie alla musica. Gli applausi per la giovane pianista echeggiano abbondanti a Tel Aviv, ma la terra tanto bramata si rivela contraddittoria. Dopo un viaggio in Puglia alla scoperta delle comunità ebraiche autoctone, nel 1960 lascia la musica per la fotografia e prende forma il suo percorso esistenziale e lavorativo multiforme. L’artista utilizza la macchina fotografica, la preghiera, la meditazione e la pittura per rinnovare la propria visione in divenire del mondo e per cogliere la verità degli uomini e degli umili, a cui si sente sempre profondamente vicina. Nel ventennio fotografico in cui opera, l’Italia e il mondo assistono a una parabola artistica notevolmente pregna di eventi: il MOMA ha già presentato New Documents , Magnum Photos si arricchisce di grandi nomi, Giacomelli a Senigallia ha già realizzato Verrà la morte e avrà i tuoi occhi  e Non ho mani che mi accarezzino il volto , Berengo Gardin e Carla Cerati, in pieno periodo Basaglia, propongono il loro Morire di classe e l’agenzia italiana Grazia Neri lavora con nomi di grande rilievo. La stagione d’oro del fotogiornalismo pullula tra le pagine delle riviste internazionali.

Lisetta Carmi: un’ incessante voglia di scoperta di tutto ciò che è, di tutto ciò che vibra

In un quadro fatto di esperienze così composite, Lisetta Carmi non può definirsi solo come infaticabile freelance. A muoverla, infatti, è un’ incessante voglia di scoperta di tutto ciò che è, di tutto ciò che vibra. Per vent’anni, con la Leica avuta in regalo dal padre, si dedica totalmente alla scoperta degli altri: le sue scarpe si sporcano nei basurero venezuelani e il suo cuore si ferma nel vecchio ghetto ebraico di Genova tra le appassionate cantate di De Andrè in via del Campo. Lontani dallo spirito reportagistico di quegli anni, gli scatti della fotografa genovese restituiscono un senso di compiuta indagine personale intrisa di un sentimento analitico più intimo, che con la cronaca puramente giornalistica non ha nulla a che vedere. Tra i suoi lavori più celebri, si ricordano i portuali di Genova del 1965, un quadro di volti piegati dal sole accecante e illuminati da una fatica quasi diafana, Ezra Pound a Sant’Ambrogio di Rapallo nel 1966 ripreso in tutta la solitudine e la drammatica grandezza del poeta, i viaggi in America Latina, il Venezuela, la Colombia e il Messico e poi l’Oriente dove, nel 1976, incontra Babaji Herakhan Baba. Il maestro spirituale la ribattezza Janki Rani e diventa il soggetto fotografico prediletto da Lisetta Carmi. Nel 1980, l’autrice abbandona definitivamente la fotografia. Da quel momento, per diciotto anni, guida la Fondazione Bhole Babadi Cisternino (Br) su volere di Babaji. Negli anni Novanta è a Milano, collabora con Paolo Ferrari e il suo Centro Studi Assenza e ritrova la musica. Nella sua quinta vita, quella attuale che lei stessa definisce dell’assoluta libertà, Lisetta Carmi coltiva e difende il proprio silenzio.

Si inaugura a Palermo la mostra “Soggetto nomade”: la donna e le sue battaglie

Oltre cento fotografie di cinque grandi fotografe italiane per stimolare una riflessione sull’identità e sulla rappresentazione della soggettività femminile in un ventennio cruciale nel nostro Paese. E’ “Soggetto nomade”, la mostra del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini, che si è inaugurata sabato 22 giugno al Centro Internazionale di fotografia diretto da Letizia Battaglia. L’esposizione raccoglie per la prima volta le fotografie di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo, realizzate tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, restituendo da angolazioni diverse il modo in cui la soggettività femminile è vissuta, rappresentata e interpretata in un periodo di grande cambiamento sociale per l’Italia. Anni di transizione dalla radicalità politica all’edonismo, anni di piombo ma anche anni di grande partecipazione e conquiste civili, dovute principalmente proprio alle donne, e alle battaglie femministe.  Le fotografie in mostra documentano un periodo di circa vent’anni e offrono una riflessione sull’identità e sulla sua rappresentazione che prende le mosse dai ritratti dei travestiti di Genova di Lisetta Carmi, dove la femminilità è un’aspirazione, si declina attraverso le immagini di attrici, scrittrici e artiste di Elisabetta Catalano, le fotografie sul movimento femminista di Paola Agosti, le donne e le bambine di una Sicilia sfigurata dalla mafia di Letizia Battaglia  e infine gli uomini che per un giorno assumono l’identità femminile in Marialba Russo.

 

Centro Internazionale di fotografia 
“Soggetto nomade”
Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane, 1965-1985
Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Marialba Russo
Centro Internazionale di Fotografia
Via Paolo Gili 4, Palermo

Immagine in evidenza via https://www.facebook.com/pages/category/Education/Centro-Internazionale-di-fotografia-1507200175959704/

Lisetta Carmi: Da Genova verso il resto del mondo

Il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore presenta la nuova mostra retrospettiva “Lisetta Carmi – Da Genova verso il resto del mondo” che si terrà al CIFA da sabato 30 marzo a domenica 2 giugno 2019 (Via delle Monache 2, Bibbiena, AR).
Il percorso espositivo è suddiviso in undici temi che partono dal racconto del porto e dei travestiti di Genova, passando per Israele, la Sardegna, Parigi, il Venezuela, l’Afghanistan, l’Irlanda, l’India e la Sicilia. L’occhio fotografico della Carmi si posa su particolari significativi e l’autrice riesce a sintetizzare in poche immagini l’atmosfera di un luogo. Tra questi reportage sono stati inseriti due ritratti del poeta americano Ezra Pound: in breve tempo e con pochi scatti, riesce a cogliere l’essenza più profonda del personaggio, compiendo un capolavoro di introspezione psicologica che verrà premiato nel 1966 con il “Premio Niépce per l’Italia”. Se si esclude il lavoro sulla metropolitana di Parigi dove le persone perdono la propria riconoscibile identità per diventare massa in movimento che percorre spazi artificiali e disumanizzanti, sono sempre le persone ad attrarre la sua attenzione. Attraverso di loro riesce a darci un’immagine della loro vita e dei luoghi che abitano. Nella serie sull’India la figura del protagonista è affidata al suo maestro, Babaji, ritratto in immagini particolarmente evocative della spiritualità che emana dai suoi atteggiamenti, ma in tutti gli altri casi è un’umanità ai margini del mondo industriale e postindustriale contemporaneo che popola le fotografie di Lisetta. In molti suoi servizi, a cominciare dal quello sui travestiti, compaiono i bambini, che con la loro naturale innocenza superano ogni pregiudizio. Lì però non sono i protagonisti come in quello su Israele dove i bimbi ebrei e palestinesi ci fissano con sguardi che rendono difficilmente condivisibili le ragioni degli scontri tra i due popoli. O quello sull’Irlanda del Nord: vederli giocare tra le macerie fisiche e morali provocate da una lotta fratricida, da una parte stempera la drammaticità degli avvenimenti, dall’altra ci conferma tutto l’orrore che suscita la violenza. I bambini che appaiono in misura più o meno rilevante in ogni tema, assumono il ruolo di mediatori tra la realtà contradditoria e spesso drammatica del presente, e la speranza verso un futuro migliore.

Lisetta Carmi ha realizzato i suoi lavori fotografici nell’arco di 18 anni; poi la sua vita cambia completamente grazie all’incontro con il maestro indiano Babaji, e nell’ultima parte si ritira a Cisternino. Lisetta vive di spiritualità in modo spartano e senza i moderni mezzi di comunicazione come il computer e Internet. Vicino a casa sua però c’è un edicolante che non solo espone i suoi libri, ma le fa anche da tramite con il resto del mondo ricevendo la posta elettronica a lei indirizzata e inviando le sue risposte. Anche se distante dal mondo, vuole continuare a capirlo.

 

Lisetta Carmi: La bellezza della verità al Museo di Roma in Trastevere

Lisetta Carmi, Il Porto, Genova, 1964.@Lisetta Carmi, courtesy Martini & Ronchetti

Lisetta Carmi: sta per concludersi la mostra “La bellezza della verità”

Sta per concludersi l’esposizione che Il Museo di Roma in Trastevere dedica a Lisetta Carmi, fotografa genovese ultranovantenne che si è sempre contraddistinta per l’uso innovativo del medium fotografico, capace di anticipare i tempi. Attraverso centosettanta immagini, molte delle quali inedite, la mostra curata da Giovanni Battista Martini ripercorre i vent’anni in cui l’autrice si è completamente dedicata alla fotografia, indagando con sguardo sincero e lucido qualunque soggetto, dai bambini nei campi profughi palestinesi ai camalli del porto di Genova. Oltre ai lavori più noti, la mostra ospita anche tre nuclei di lavori concepiti come progetti di pubblicazione: Metropolitain, del 1965, libro d’artista in cui le immagini della metropolitana parigina sono accompagnate dal testo Instantanés di Alain Robbe-Grillet; I Travestiti, del 1972, reportage che rimanda alla riflessione sull’identità di genere; infine, il volume Acque di Sicilia, del 1977

Fino al 3 marzo Museo di Roma in Trastevere
Piazza S. Egidio 1/b
museodiromaintrastevere.it

 

© Lisetta Carmi, courtesy Martini & Ronchetti

Lisetta Carmi: la mostra a Roma

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti
Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

Lisetta Carmi

Al Museo di Roma in Trastevere giunge la mostra dedicata alla mitica fotografa genovese. La rassegna si propone di valorizzare l’opera dell’autrice attraverso un percorso espositivo suddiviso in tre livelli di narrazione costruiti come progetti di pubblicazione su tematiche molto diverse: la metropolitana parigina, il mondo dei travestiti e la Sicilia. In mostra sono presenti anche le fotografie più celebri che ripercorrono una carriera lunga e intensa a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. A essere evidenziato è uno sguardo attento, empatico e originale della Carmi nei confronti della realtà. Fortemente legata alla città di Genova, ha saputo raccontare il mondo del lavoro nei difficili anni del dopoguerra con uno straordinario reportage realizzato nel 1964 nel porto del capoluogo ligure. Le sue immagini hanno viaggiato per il mondo, testimoniando la vita quotidiana di alcuni paesi lontani come l’Afghanistan, l’India e l’America Latina. Ad arricchire la mostra romana, una serie di immagini inedite dedicate ai ritratti di artisti e a volti noti della cultura.

MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Piazza S. Egidio 1/b – 00153 Roma
martedì – domenica ore 10-20
Fino al 3 marzo 2019
museodiroma.trastevere@comune.roma.it
www.museodiromaintrastevere.it

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

Lisetta Carmi: la bellezza della verità

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti
Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

Lisetta Carmi

Al Museo di Roma in Trastevere giunge la mostra dedicata alla mitica fotografa genovese. La rassegna si propone di valorizzare l’opera dell’autrice attraverso un percorso espositivo suddiviso in tre livelli di narrazione costruiti come progetti di pubblicazione su tematiche molto diverse: la metropolitana parigina, il mondo dei travestiti e la Sicilia. In mostra sono presenti anche le fotografie più celebri che ripercorrono una carriera lunga e intensa a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. A essere evidenziato è uno sguardo attento, empatico e originale della Carmi nei confronti della realtà. Fortemente legata alla città di Genova, ha saputo raccontare il mondo del lavoro nei difficili anni del dopoguerra con uno straordinario reportage realizzato nel 1964 nel porto del capoluogo ligure. Le sue immagini hanno viaggiato per il mondo, testimoniando la vita quotidiana di alcuni paesi lontani come l’Afghanistan, l’India e l’America Latina. Ad arricchire la mostra romana, una serie di immagini inedite dedicate ai ritratti di artisti e a volti noti della cultura.

MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Piazza S. Egidio 1/b – 00153 Roma
martedì – domenica ore 10-20
Fino al 3 marzo 2019
museodiroma.trastevere@comune.roma.it
www.museodiromaintrastevere.it

Operaio all’Italsider, 1962 © Lisetta Carmi courtesy galleria Martini & Ronchetti

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