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Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas: in mostra tre maestri della fotografia

“La strada, la lotta e l’amore”. In esposizione, per la prima volta insieme, le foto di tre grandi maestri della fotografia italiana: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas, a cura dell’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo, Massa. L’esposizione si inserisce nel ricco calendario di mostre per il 2019 organizzate dal Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero, Bruce Chatwin, Vivian Maier e Pepi Merisio, si è andata affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo. La mostra, attraverso venti immagini di ciascun fotografo, vuole raccontare una parte importante della storia italiana e non solo: dalla stagione della contestazione studentesca, fino ai nostri giorni, in una sorta di autobiografia della nazione, composta da chi sa guardare alla società italiana con occhi aperti, con curiosità antropologica, senza negare le contraddizioni ma sapendo anche cogliere l’umanità latente.

Battaglia, D’amico e Lucas, tre dei principali fotoreporter italiani

Battaglia, D’amico e Lucas si sono affermati come tre dei principali fotoreporter italiani, tre “fotografi di strada” che sanno cogliere la società in trasformazione e le infinite possibilità di relazione che la strada ti offre. La strada è luogo vituperato e insieme idolatrato, la strada è vista come opportunità e crescita,ma anche l’ultima spiaggia degli ultimi di ogni epoca e latitudine. Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che lo abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male. Questi tre fotografi hanno lavorato tenendo sempre come punto di riferimento la fiducia in nuovo umanesimo, che riportasse al centro i valori di convivenza pacifica, di un’armonia da ricercare continuamente e che non può riguardare soltanto le forme dei loro capolavori chiamati “fotografie”. Perché se c’è lotta nell’amore (le contraddizioni del reale, le fratture della storia e i continui cortocircuiti dei significati) è anche vero che l’amore è in tutte le lotte vere, quelle che valga davvero la pena affrontare. Durante tutto il periodo della mostra si terranno varie iniziative: incontri, film, workshop, un convegno, con la presenza dei tre grandi autori e di alcuni importanti esponenti del mondo della fotografia.

Torre dei Vescovi di Luni
Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)
Fino al 13 Ottobre 

 

Letizia Battaglia: al SalinaDocFest contro la mafia

Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino (da screenweek blog)

SalinaDocFest, il Festival del Documentario narrativo, fondato e diretto da Giovanna Taviani e codiretto da Mario Incudine, vedrà la partecipazione di due ospiti di prestigio: la fotografa Letizia Battaglia e il regista Marco Bellocchio.
L’edizione 2019 del SalinaDocFest ha come tema e filo conduttore le (R)ESISTENZE, cioè le esistenze, le vite e le storie che resistono all’omologazione culturale, alle violazioni dei diritti umani, alla devastazione ambientale.

Letizia Battaglia al SalinaDocFest

Il regista Marco Bellocchio sarà presente col suo Il Traditore – vincitore di sette Nastri d’argento a Cannes. Il Traditore – la storia del primo grande pentito di mafia, Tommaso Buscetta sarà proiettato la sera del 13 settembre nella piazza di Santa Marina.  Il film sarà preceduto da un incontro con il regista moderato dal critico Enrico Magrelli al quale prenderà parte Vincenzo Pirrotta, che nel film interpreta Luciano Liggio, la “primula rossa di Corleone”. Pirrotta, allievo del grande Mimmo Cuticchio, si è già occupato di mafia con il cunto Ballata delle Balade da lui diretto in cui ha messo in scena la contraddittoria e distorta religiosità di un boss mafioso per raccontarne le sfumature antropologiche e sociali. Vincenzo Pirrotta sarà anche il protagonista del prossimo documentario di Giovanna Taviani, la direttrice del SDF.

Shooting the mafia è un ritratto sulla vita professionale e umana di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia prenderà parte, col giornalista del Corriere della Sera Felice Cavallaro, al confronto che seguirà – la mattina del 13 settembre – la proiezione del documentario Shooting the mafia di Kim Longinotto. Il confronto – che avrà per tema “Mafia, Scatti, Memoria” – sarà moderato da Ermanno Taviani.
Shooting the mafia è un ritratto sulla vita professionale e umana di Letizia Battaglia, che negli anni ’70 è stata la prima fotoreporter italiana a documentare l’inizio degli anni di piombo a Palermo. Ma Letizia Battaglia non è solo “la fotografa della mafia”. E’ stata anche la prima donna europea a ricevere nel 1985, a New York, il Premio internazionale Eugene Smith e nel 1999 il premio, Mother Johnson Achievement for Life.

 

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La crudeltà della Mafia nelle immagini di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

Nella immagini di Letizia Battaglia tutta la crudeltà della mafia.
Rosaria Costa la conoscevano in pochi fino a quando non rimase vedova. Il marito, Vito Schifani, fu ucciso nell’attentato di Capaci in cui persero la vita anche Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e quattro uomini della scorta. Poteva restare una delle troppe vedove piangenti e silenziose, ma non fu così. Rosaria Costa, nella chiesa di San Domenico a Palermo, gremita per le esequie alle vittime, pronunciò dal pulpito parole indimenticabili, esortando i mafiosi al pentimento cristiano. Letizia Battaglia, fotografa di cronaca negli anni spietati della guerra di mafia, sceglie di ritrarre Rosaria Costa con un nettissimo bianco e nero, come figura che esce dall’ombra a rivendicare la volontà di una società onesta, a chiedere la fine della violenza in cui la Sicilia era precipitata, dove i bambini crescevano in guerra e le donne troppe volte vestivano di nero.

Il dolore nelle fotografie di Letizia Battaglia: in mostra al Festival Pazza Idea

Le fotografie di Letizia Battaglia sono cruente e rappresentano il dolore, dolore che come dichiara l’artista “sono entrati dentro di me”.
La fotografa ha immortalato, con immagini in bianco e nero, le vittime dei più efferati assassinii della mafia. A queste cruenti immagini fanno da contrappeso sguardi di fanciulli persi nel vuoto, straniti, e immagini di donne, perché la fotografa è stanca di essere definita come la “fotografa della mafia, i miei soggetti preferiti restano le donne”.

Immagine in evidenza Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

La strada, L’Amore, La Lotta: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas in mostra

“La strada, la lotta e l’amore”. In esposizione, per la prima volta insieme, le foto di tre grandi maestri della fotografia italiana: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas, a cura dell’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo, Massa. L’esposizione si inserisce nel ricco calendario di mostre per il 2019 organizzate dal Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero, Bruce Chatwin, Vivian Maier e Pepi Merisio, si è andata affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo. La mostra, attraverso venti immagini di ciascun fotografo, vuole raccontare una parte importante della storia italiana e non solo: dalla stagione della contestazione studentesca, fino ai nostri giorni, in una sorta di autobiografia della nazione, composta da chi sa guardare alla società italiana con occhi aperti, con curiosità antropologica, senza negare le contraddizioni ma sapendo anche cogliere l’umanità latente.

Battaglia, D’amico e Lucas, tre dei principali fotoreporter italiani

Battaglia, D’amico e Lucas si sono affermati come tre dei principali fotoreporter italiani, tre “fotografi di strada” che sanno cogliere la società in trasformazione e le infinite possibilità di relazione che la strada ti offre. La strada è luogo vituperato e insieme idolatrato, la strada è vista come opportunità e crescita,ma anche l’ultima spiaggia degli ultimi di ogni epoca e latitudine. Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che lo abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male. Questi tre fotografi hanno lavorato tenendo sempre come punto di riferimento la fiducia in nuovo umanesimo, che riportasse al centro i valori di convivenza pacifica, di un’armonia da ricercare continuamente e che non può riguardare soltanto le forme dei loro capolavori chiamati “fotografie”. Perché se c’è lotta nell’amore (le contraddizioni del reale, le fratture della storia e i continui cortocircuiti dei significati) è anche vero che l’amore è in tutte le lotte vere, quelle che valga davvero la pena affrontare. Durante tutto il periodo della mostra si terranno varie iniziative: incontri, film, workshop, un convegno, con la presenza dei tre grandi autori e di alcuni importanti esponenti del mondo della fotografia.

Inaugurazione: 13 luglio 2019
Torre dei Vescovi di Luni
Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)
Orari
Luglio e agosto Da martedì a domenica: 10-12:30 e 15-23.
Settembre e a ottobre Sabato e la domenica: 10-12:30 e 15-19.
Per informazioni
Tel 0187.693832 – 0187.693837
turismo@comune.castelnuovomagra.sp.it

 

Letizia Battaglia: “Fotografia come scelta di vita” ai Tre Oci di Venezia

La bambina con il pallone, 1980 © Letizia Battaglia
La bambina con il pallone, 1980 © Letizia Battaglia

Letizia Battaglia: “Fotografia come scelta di vita”

Dal 21 marzo al 18 agosto 2019, la Casa dei Tre Oci di Venezia ospita una grande antologica di Letizia Battaglia, una delle protagoniste più significative della fotografia italiana, che ne ripercorre l’intera carriera.

Letizia Battaglia non è solo la fotografa dei delitti di mafia. Per lei la fotografia è una missione che vive sulla sua pelle, animata dall’amore e dal rispetto per la giustizia e la libertà. Un dovere verso la società e verso se stessa. Le sue armi sono state i sogni, i bisogni, il coraggio e la generosità. La sua divisa, quella della reporter, dell’ecologista, del politico, dell’editore. Ma, prima ancora, quella della donna. «Noi donne», dice «abbiamo un altro modo di esistere, di amare, di procedere nel mondo e anche di raccontare». Nella fotografia, come nella vita, Letizia non segue un modello ma entra in contatto con la realtà in modo istintivo, fisico, mettendo al centro del suo sguardo i sentimenti e le azioni delle persone, anche i più primordiali, estremi. Il suo primo incontro con la fotografia avviene in un momento difficile, dopo un periodo di psicoanalisi. «Avevo più di trent’anni e tre figlie. Ero sola, senza un lavoro, ma dovevo tornare a vivere», racconta. Così, all’inizio degli anni Settanta lascia Palermo e si trasferisce a Milano. Qui si guadagna da vivere scrivendo per alcune testate. Spesso insieme agli articoli riesce a vendere anche le sue fotografie. Ed è grazie a uno dei suoi servizi che viene richiamata nella sua città per dirigere l’ufficio fotografico dell’”Ora”, il quotidiano del capoluogo siciliano con cui collabora già da qualche tempo. È il 1974. Di lì a poco a Palermo scoppia una guerra feroce tra cosche mafiose per il controllo del territorio, una mattanza in cui cadono capi di clan antagonisti e servitori dello Stato. Letizia è lì, con la sua Leica, a documentare una delle stagioni più buie e sanguinose della storia d’Italia. Con lei c’è Franco Zecchin, per molti anni suo compagno nel lavoro e nella vita, con cui ha fondato da poco l’agenzia Informazione Fotografica. Letizia riprende senza sosta omicidi, arresti, processi. Raccoglie il pianto delle madri e delle mogli. Testimonia connivenze scomode tra politica e malaffare, come quella tra Giulio Andreotti e il mafioso Nino Salvo. Sono immagini che le danno fama internazionale ma le procurano anche molta sofferenza. Così, nei primi anni Novanta continua le sue battaglie sul fronte politico, come assessore alla Vivibilità Urbana a fianco al sindaco Leoluca Orlando, del partito della Rete. Inizia un periodo di rinascita per la città e anche per lei «(…) perché ho avuto la possibilità di aiutare concretamente la gente, di migliorare l’aspetto della città». Le cronache dure del sacco di Palermo acuiscono la sua fame di vita e di dignità che va a cercare nei rioni dimenticati, nei volti dei loro abitanti, nelle processioni, negli sguardi di tante bambine in cui ritrova i sogni e il desiderio di libertà della sua infanzia. Porterà con sé immagini poetiche, cariche di umanità, in cui la bellezza e il degrado, l’odio e l’amore per la sua terra trovano una pacifica armonia.

Letizia Battaglia ai Tre Oci di Venezia

La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, organizzata da Civita Tre Venezie, in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, con la partecipazione della Fondazione di Venezia, presenta 300 immagini, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate.
Il percorso espositivo, ordinato tematicamente, si focalizza su quegli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica di Letizia Battaglia, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull’amore.Quello che ne risulta è il vero ritratto di Letizia Battaglia, una intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si è interessata di ciò che la circondava e di quello che, lontano da lei, la incuriosiva. Conosciuta soprattutto per aver documentato con le sue fotografie quello che la mafia ha rappresentato per la sua città, dagli omicidi ai lutti, dagli intrighi politici alla lotta che s’identificava con le figure di Falcone e Borsellino, nel corso della sua carriera Letizia Battaglia ha raccontato anche la vita dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano.  I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna.

Casa dei Tre Oci Fondamenta delle Zitelle, 43, Giudecca, Venezia
Fino al 18.08.2019

Immagine in evidenza
La bambina con il pallone, 1980 © Letizia Battaglia

Si inaugura a Palermo la mostra “Soggetto nomade”: la donna e le sue battaglie

Oltre cento fotografie di cinque grandi fotografe italiane per stimolare una riflessione sull’identità e sulla rappresentazione della soggettività femminile in un ventennio cruciale nel nostro Paese. E’ “Soggetto nomade”, la mostra del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini, che si è inaugurata sabato 22 giugno al Centro Internazionale di fotografia diretto da Letizia Battaglia. L’esposizione raccoglie per la prima volta le fotografie di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo, realizzate tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, restituendo da angolazioni diverse il modo in cui la soggettività femminile è vissuta, rappresentata e interpretata in un periodo di grande cambiamento sociale per l’Italia. Anni di transizione dalla radicalità politica all’edonismo, anni di piombo ma anche anni di grande partecipazione e conquiste civili, dovute principalmente proprio alle donne, e alle battaglie femministe.  Le fotografie in mostra documentano un periodo di circa vent’anni e offrono una riflessione sull’identità e sulla sua rappresentazione che prende le mosse dai ritratti dei travestiti di Genova di Lisetta Carmi, dove la femminilità è un’aspirazione, si declina attraverso le immagini di attrici, scrittrici e artiste di Elisabetta Catalano, le fotografie sul movimento femminista di Paola Agosti, le donne e le bambine di una Sicilia sfigurata dalla mafia di Letizia Battaglia  e infine gli uomini che per un giorno assumono l’identità femminile in Marialba Russo.

 

Centro Internazionale di fotografia 
“Soggetto nomade”
Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane, 1965-1985
Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Marialba Russo
Centro Internazionale di Fotografia
Via Paolo Gili 4, Palermo

Immagine in evidenza via https://www.facebook.com/pages/category/Education/Centro-Internazionale-di-fotografia-1507200175959704/

Letizia Battaglia: Fotografia come scelta di vita

Immagine in evidenza La bambina con il pallone, Quartiere La Cala, 1980, Palermo © Letizia Battaglia

“La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità” L. Battaglia

La Casa dei Tre Oci di Venezia dedica a Letizia Battaglia (Palermo, 1935), una delle protagoniste pi. significative della fotografia italiana, una grande antologica che ne ripercorre l’intera carriera. Organizzata da Civita Tre Venezie, in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, con la partecipazione della Fondazione di Venezia, e curata da Francesca Alfano Miglietti, riunisce duecento immagini, molte delle quali inedite, articolate in un percorso tematico che tocca gli argomenti su cui la fotografa siciliana ha costruito la propria cifra stilistica. Evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea, l’autrice è stata un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, interessata a ciò che la circondava e a quello che, lontano da lei, la incuriosiva. Conosciuta per aver documentato la guerra di mafia che ha insanguinato la Sicilia negli anni Settanta e Ottanta, ha saputo in realtà raccontare diversi aspetti della sua terra, la vita dei poveri, i bambini e le donne di Palermo, le rivolte nelle piazze, mossa da una volontà di critica sociale e di “rivoluzione” del ruolo della fotografia di cronaca, divenuta mezzo per esporre le proprie convinzioni in maniera diretta. “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre del percorso di Letizia Battaglia., ricorda Francesca Alfano Miglietti, sono “forme d’attenzione”: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perchè Letizia Battaglia si  è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è “materializzata”in straordinarie immagini..

Casa dei Tre Oci
Fondamenta delle Zitelle 43, Giudecca
FINO AL 18 AGOSTO

Immagine in evidenza La bambina con il pallone, Quartiere La Cala, 1980, Palermo © Letizia Battaglia

Letizia Battaglia: Fotografia come scelta di vita

Letizia Battaglia, Palermo, vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer 1982 © Letizia Battaglia

Fino al 18 agosto 2019, la Casa dei Tre Oci di Venezia ospita una grande antologica di Letizia Battaglia, una delle protagoniste più significative della fotografia italiana, che ne ripercorre l’intera carriera. La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, organizzata da Civita Tre Venezie, promossa da Fondazione di Venezia con la partecipazione di Tendercapital, presenta 300 fotografie, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate. La scelta delle fotografie, svolta in collaborazione con l’archivio di Letizia Battaglia, si è avvalsa inizialmente del contributo di Marta Sollima e, per la ricerca delle successive selezioni, di Maria Chiara Di Trapani. Il percorso espositivo, ordinato tematicamente, si focalizza su quegli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica di Letizia Battaglia, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull’amore e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica.

Letizia Battaglia: intellettuale controcorrente e fotografa poetica e politica

Quello che ne risulta è il vero ritratto di Letizia Battaglia, una intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si è interessata di ciò che la circondava e di quello che, lontano da lei, la incuriosiva. Come ha avuto modo di ricordare la stessa Battaglia, “La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità “Io sono una persona – afferma ancora Letizia Battaglia, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa. La fotografia è una parte di me, ma non è la parte assoluta, anche se mi prende tantissimo tempo”. “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre – ricorda Francesca Alfano Miglietti, del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”. Conosciuta soprattutto per aver documentato con le sue fotografie quello che la mafia ha rappresentato per la sua città, dagli omicidi ai lutti, dagli intrighi politici alla lotta che s’identificava con le figure di Falcone e Borsellino, nel corso della sua carriera Letizia Battaglia ha raccontato anche la vita dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano. Letizia Battaglia ‘tratta’ il suo lavoro come un manifesto, esponendo le sue convinzioni in maniera diretta, vera, poetica e colta, rivoluzionando così il ruolo della fotografia di cronaca. Impara la tecnica direttamente ‘in strada’, e le sue immagini si distinguono da subito per il tentativo di catturare una potente emozione e quasi sempre un sentimento di ‘pietas’. I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna. Molti sono i documentari che hanno indagato la sua figura di donna e di artista, il più recente dei quali è stato presentato all’edizione 2019 del Sundance Film Festival. Il film Shooting The mafia, per la regia di Kim Longinotto, racconta Letizia Battaglia, giornalista e artista, che con la sua macchina fotografica, e la propria movimentata vita, è testimone in prima persona di un periodo storico fondamentale per la Sicilia e
per l’Italia tutta, quello culminato con le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.

Appuntamento imperdibile con Letizia Battaglia a Poietika

Lunedì di Pasquetta a Piano Battaglia, 1974 © Letizia Battaglia
Per la quinta Edizione di Poietika appuntamento imperdibile con due maestri della fotografia: Letizia battaglia e Pino Bertelli.Letizia Battaglia non è solo la fotografa dei delitti di mafia. Per lei la fotografia è una missione che vive sulla sua pelle, animata dall’amore e dal rispetto per la giustizia e la libertà. Un dovere verso la società e verso se stessa. Le sue armi sono state i sogni, i bisogni, il coraggio e la generosità. La sua divisa, quella della reporter, dell’ecologista, del politico, dell’editore. Ma, prima ancora, quella della donna. «Noi donne», dice «abbiamo un altro modo di esistere, di amare, di procedere nel mondo e anche di raccontare». Nella fotografia, come nella vita, Letizia non segue un modello ma entra in contatto con la realtà in modo istintivo, fisico, mettendo al centro del suo sguardo i sentimenti e le azioni delle persone, anche i più primordiali, estremi. Il suo primo incontro con la fotografia avviene in un momento difficile, dopo un periodo di psicoanalisi. «Avevo più di trent’anni e tre figlie. Ero sola, senza un lavoro, ma dovevo tornare a vivere», racconta. Così, all’inizio degli anni Settanta lascia Palermo e si trasferisce a Milano. Qui si guadagna da vivere scrivendo per alcune testate. Spesso insieme agli articoli riesce a vendere anche le sue fotografie. Ed è grazie a uno dei suoi servizi che viene richiamata nella sua città per dirigere l’ufficio fotografico dell’”Ora”, il quotidiano del capoluogo siciliano con cui collabora già da qualche tempo. È il 1974. Di lì a poco a Palermo scoppia una guerra feroce tra cosche mafiose per il controllo del territorio, una mattanza in cui cadono capi di clan antagonisti e servitori dello Stato. Letizia è lì, con la sua Leica, a documentare una delle stagioni più buie e sanguinose della storia d’Italia. Con lei c’è Franco Zecchin, per molti anni suo compagno nel lavoro e nella vita, con cui ha fondato da poco l’agenzia Informazione Fotografica. Letizia riprende senza sosta omicidi, arresti, processi. Raccoglie il pianto delle madri e delle mogli. Testimonia connivenze scomode tra politica e malaffare, come quella tra Giulio Andreotti e il mafioso Nino Salvo. Sono immagini che le danno fama internazionale ma le procurano anche molta sofferenza. Così, nei primi anni Novanta continua le sue battaglie sul fronte politico, come assessore alla Vivibilità Urbana a fianco al sindaco Leoluca Orlando, del partito della Rete. Inizia un periodo di rinascita per la città e anche per lei «(…) perché ho avuto la possibilità di aiutare concretamente la gente, di migliorare l’aspetto della città». Le cronache dure del sacco di Palermo acuiscono la sua fame di vita e di dignità che va a cercare nei rioni dimenticati, nei volti dei loro abitanti, nelle processioni, negli sguardi di tante bambine in cui ritrova i sogni e il desiderio di libertà della sua infanzia. Porterà con sé immagini poetiche, cariche di umanità, in cui la bellezza e il degrado, l’odio e l’amore per la sua terra trovano una pacifica armonia.

Mercoledì 10 aprile, la fotografa dialogherà sul palco del Teatro Savoia di Campobasso con Gianna Piano sul tema “la parola che arde”, sulla fotografia come atto di denuncia contro le ingiustizie.

10 Aprile 18:30 / 20:30
Teatro Savoia di Campobasso

Nasce a Palermo Letizia Battaglia: è il 5 Marzo 1935

Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992
Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

5 marzo 1935 – Nasce Letizia Battaglia

Letizia Battaglia è tra le prime fotoreporter italiane, testimone della guerra di mafia in Sicilia negli anni Settanta e Ottanta. Una ferita aperta cui la fotografa contrappone immagini che raccontano la sua Palermo, le tradizioni popolari, i bambini, le donne. Dal 1974 al 1991 dirige il team fotografico del quotidiano palermitano L’Ora e sempre nel 1974 fonda l’agenzia Informazione Fotografica. Nel 1985 è la prima donna europea a ricevere il Premio Eugene Smith per la fotografia sociale. Cofondatrice nel 1979 del Centro di documentazione Giuseppe Impastato, nel 2017 inaugura il Centro Internazionale di Fotografia a Palermo. Fino al 15 marzo, gli spazi de I Granai di Villa Mimbelli –Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno ospitano una mostra a lei dedicata, a cura di Serafino Fasulo.

Letizia Battaglia arriva a Livorno con i suoi magnifici scatti

Donna povera, San Vito Lo Capo 1980 Courtesy dell’artista
Donna povera, San Vito Lo Capo 1980 Courtesy dell’artista

Letizia Battaglia a Livorno

Ha inaugurato sabato 19 gennaio, negli spazi de I Granai di Villa Mimbelli – Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, la mostra dedicata a Letizia Battaglia, una delle prime e più importanti fotoreporter italiane. Spesso confinata nel ruolo di testimone degli anni della guerra di mafia in Sicilia, la Battaglia è stata molto di più. «È stata sì una fotografa di trincea (nomen omen)», ricorda Serafino Fasulo, curatore della rassegna, «ma ci ha illuminati e arricchiti anche con la sua incessante ricerca della bellezza e della dignità: le sue foto restituiscono il pathos delle tragedie greche, il dolore e il sublime». La mostra raccoglie cinquanta fotografie, non solo scatti che raccontano pagine di cronaca dell’Italia in rapida trasformazione, ma anche volti di donne e bambini e vividi spaccati della sua Palermo. Bellezza e dolore che Letizia Battaglia restituisce attraverso il bianco e nero, che da sempre preferisce al colore: «Ancora oggi il solo pensare al rosso del sangue mi fa star male. Penso che il bianco e nero sia più silenzioso, solenne, rispettoso. Anche quando guardo la fotografia degli altri cerco il bianco e nero. È un gusto artistico, del mezzo, del risultato».

Letizia Battaglia: non è solo la fotografa dei delitti di mafia 

Letizia Battaglia non è solo la fotografa dei delitti di mafia. Per lei la fotografia è una missione che vive sulla sua pelle, animata dall’amore e dal rispetto per la giustizia e la libertà. Un dovere verso la società e verso se stessa. Le sue armi sono state i sogni, i bisogni, il coraggio e la generosità. La sua divisa, quella della reporter, dell’ecologista, del politico, dell’editore. Ma, prima ancora, quella della donna. «Noi donne», dice «abbiamo un altro modo di esistere, di amare, di procedere nel mondo e anche di raccontare». Nella fotografia, come nella vita, Letizia non segue un modello ma entra in contatto con la realtà in modo istintivo, fisico, mettendo al centro del suo sguardo i sentimenti e le azioni delle persone, anche i più primordiali, estremi. Il suo primo incontro con la fotografia avviene in un momento difficile, dopo un periodo di psicoanalisi. «Avevo più di trent’anni e tre figlie. Ero sola, senza un lavoro, ma dovevo tornare a vivere», racconta. Così, all’inizio degli anni Settanta lascia Palermo e si trasferisce a Milano. Qui si guadagna da vivere scrivendo per alcune testate. Spesso insieme agli articoli riesce a vendere anche le sue fotografie. Ed è grazie a uno dei suoi servizi che viene richiamata nella sua città per dirigere l’ufficio fotografico dell’”Ora”, il quotidiano del capoluogo siciliano con cui collabora già da qualche tempo. È il 1974. Di lì a poco a Palermo scoppia una guerra feroce tra cosche mafiose per il controllo del territorio, una mattanza in cui cadono capi di clan antagonisti e servitori dello Stato. Letizia è lì, con la sua Leica, a documentare una delle stagioni più buie e sanguinose della storia d’Italia. Con lei c’è Franco Zecchin, per molti anni suo compagno nel lavoro e nella vita, con cui ha fondato da poco l’agenzia Informazione Fotografica. Letizia riprende senza sosta omicidi, arresti, processi. Raccoglie il pianto delle madri e delle mogli. Testimonia connivenze scomode tra politica e malaffare, come quella tra Giulio Andreotti e il mafioso Nino Salvo. Sono immagini che le danno fama internazionale ma le procurano anche molta sofferenza. Così, nei primi anni Novanta continua le sue battaglie sul fronte politico, come assessore alla Vivibilità Urbana a fianco al sindaco Leoluca Orlando, del partito della Rete. Inizia un periodo di rinascita per la città e anche per lei «(…) perché ho avuto la possibilità di aiutare concretamente la gente, di migliorare l’aspetto della città». Le cronache dure del sacco di Palermo acuiscono la sua fame di vita e di dignità che va a cercare nei rioni dimenticati, nei volti dei loro abitanti, nelle processioni, negli sguardi di tante bambine in cui ritrova i sogni e il desiderio di libertà della sua infanzia. Porterà con sé immagini poetiche, cariche di umanità, in cui la bellezza e il degrado, l’odio e l’amore per la sua terra trovano una pacifica armonia.

Letizia Battaglia a Livorno: informazioni

Info: Museo Fattori, Granai di Villa Mimbelli, Via San Jacopo in Acquaviva 65 – Livorno; venerdì-domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00; ingresso euro 5.00, gratuito per i ragazzi sotto i 14 anni, visite guidate su prenotazione.
www.museofattori.livorno.it

Donna povera, San Vito Lo Capo 1980

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