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Letizia Battaglia in mostra a Palazzo Reale a Milano

Il gioco dei killer, 1982, Palermo © Letizia Battaglia

Dal 5 dicembre al 19 gennaio, le fotografie di Letizia Battaglia sono in mostra negli spazi espositivi di Palazzo Reale a Milano, raccolte in una grande retrospettiva dal titolo Storie di strada che ricostruisce per tappe e temi il percorso personale e artistico della fotografa siciliana.

Una donna libera e coraggiosa

“Una donna libera in una città in cui non era facile essere liberi, in un’epoca in cui non era facile essere liberi. Una donna che ha trovato la sua realizzazione nella fotografia”: così l’ha definita Danilo De Biasio, direttore del Festival dei Diritti Umani, durante l’incontro che è seguito alla proiezione di Shooting the Mafia, il documentario di Kim Longinotto dedicato a Letizia Battaglia, presentato in anteprima alla decima edizione del WeWorld Festival (ne avevamo parlato in questo articolo). Nel corso della serata, la fotografa ha parlato di sé, della mafia, degli anni di disperazione e solitudine successivi alle uccisioni di Falcone e Borsellino, ha parlato di fotografia, “vissuta come salvezza e verità”, come mezzo non solo per raccontare gli avvenimenti ma anche per far emergere la persona dietro l’obiettivo. «Fotografare non è soltanto fare clic e riportare quello che tu vedi. Tu lo vedi in un certo modo, lo trasferisci in un certo modo, senti dentro di te qualcosa e qualcosa deve arrivare. Non a caso, le foto mie sono ancora qui, dopo vent’anni», ha sottolineato la Battaglia. «Una bella fotografia è quella che ha dietro un progetto, è quella in cui vediamo comparire l’artista, se è maschio, se è femmina, se è fascista, se è comunista… cioè deve venire fuori l’anima, la persona, il fotografo, l’emozione del fotografo».

Letizia Battaglia: la mostra a Palazzo Reale

Curata da Francesca Alfano Miglietti, Storie di strada riunisce ben trecento fotografie. Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche di una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce. Ha dichiarato la curatrice: «Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre del percorso di Letizia Battaglia, sono “forme d’attenzione”: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è “materializzata” in straordinarie immagini».

Per le info sulla mostra, clicca qui.

Foto in evidenza: Letizia Battaglia, Vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer, 1982, Palermo © Letizia Battaglia

Letizia Battaglia, Eva Cantarella e Donatella Finocchiaro tra le protagoniste di WeWorld Festival

Torna il 23 e 24 novembre a Milano, al Teatro Litta di Corso Magenta, il WeWorld Festival, l’evento annuale, quest’anno alla decima edizione, di WeWorld Onlus, la Fondazione impegnata da oltre vent’anni nella difesa di donne e bambini in Italia e nel mondo. Molteplici le tematiche al centro di questa edizione, che saranno declinate nei due giorni attraverso dibattiti, film, reading, performance teatrali e mostre, tutte ad accesso libero e gratuito. Nuovi e vecchi stereotipi legati alla figura della donna, strade alternative per conquistare l’emancipazione femminile e approfondimenti sul tema delle migrazioni e della violenza di genere, con testimonianze dai fronti internazionali in cui opera WeWorld.

Letizia Battaglia, Eva Cantarella e Donatella Finocchiaro a WeWorld Festival

Tra i protagonisti dell’edizione celebrativa del Festival: Roberto Saviano, Letizia Battaglia, Eva Cantarella e Donatella Finocchiaro, ma anche l’ex pallavolista Francesca Piccinini, Gustavo Pietropolli Charmet, Alba Parietti, gli attori Benedetta Porcaroli, Camilla Filippi e Francesco Mandelli, la star del fumetto Silvia Ziche, le scrittrici de “Le Nuove Eroidi” e Il Terzo Segreto di Satira. Ci sarà anche l’attivista del Kenya Ledi Meingati, per la prima volta in Europa, a raccontarre la propria potente testimonianza e il passaggio da vittima di mutilazioni genitali femminili ad attrice del cambiamento, al fianco di WeWorld, per lottare affinchè questa crudele tradizione sia sconfitta. “Per la decima edizione del WeWorld Festival vogliamo ribadire, con ancora più forza, che per difendere i diritti delle donne e dei bambini serve lavorare con costanza, pazienza e coraggio. Serve affrontare la violenza partendo dalle sue cause, contrastando gli stereotipi e combattendo la povertà e la mancanza di opportunità che lasciano indietro troppe persone in Italia e nel mondo”, commenta Marco Chiesara, Presidente di WeWorld. “Serve intervenire sugli effetti della violenza, fisica ed economica, e stare al fianco delle donne che vogliono costruirsi una vita nuova e serve fare tutto questo tenendo insieme mondi e linguaggi diversi, dalle riflessioni sulle migrazioni, alle testimonianze e racconti sulla condizione delle donne e dei bambini nel mondo. La prima giornata del Festival si chiude con un grande momento di teatro: l’attrice Donatella Finocchiaro porta in scena il suo monologo, in parole e musica, su Rosa Balistreri, attivista, poetessa, interprete tra le più formidabili del canto popolare siciliano. Donna del popolo, combattente e ribelle per sopravvivenza ed esigenza: la sua storia di violenza e di rivalsa e il suo ricordo rivivono in uno spettacolo commovente. A condurre la serata l’attrice Camilla Filippi. Ospite speciale, l’attrice Benedetta Porcaroli, tra i testimonial della campagna di sensibilizzazione #unrossoallaviolenza che Lega Serie A porta avanti da tre anni insieme a WeWorld Onlus. Chiude invece il Festival, nella serata di domenica, l’imperdibile documentario “Shooting the mafia” di Kim Longinotto, in anteprima per gli spettatori del Festival e nelle sale dal 1 dicembre: un ritratto intimo e personale di Letizia Battaglia, fotografa palermitana, che per l’occasione introdurrà la proiezione in una conversazione con Danilo de Biasio, Direttore Festival dei Diritti Umani.
Letizia Battaglia sarà protagonista insieme a Roberto Timperi, per tutta la durata del Festival, anche con una mostra di scatti suoi e di quelli più significativi legati al film “Shooting the Mafia”.

Per maggiori informazioni 

Letizia Battaglia al Festival di Fotografia Etica

Letizia Battaglia, Palermo, vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer 1982 © Letizia Battaglia

Il Festival della Fotografia Etica di Lodi prosegue, nel weekend del 12 e 13 ottobre, con un ricco programma di workshop, incontri e visite guidate. Protagonista del secondo fine settimana è Letizia Battaglia che, domenica 13 alle 17.30, terrà un incontro in cui parlerà del suo lavoro e delle immagini in mostra a Lodi, scatti che raccontano la città di Palermo, le grandi stragi di mafia, le persone comuni coinvolte in alcuni dei momenti più violenti della nostra Repubblica. Sempre domenica 13, alle 16, Sergio Ramazzotti presenterà il progetto fotografico “Baraccopolis”. Sabato 12, dalle 16 alle 17.30, si svolgerà il secondo incontro del workshop “Dal mito all’icona” a cura di Frammenti di Fotografia, dal titolo “Le forme del racconto per immagini”.

Festival della Fotografia Etica: visite guidate con gli autori

Anche nel secondo weekend, gli autori in mostra a Lodi ci guidano alla scoperta dei loro lavori. Massimo Berruti ci parla di “Epidemia”, reportage dedicato alla Terra dei Fuochi e al dramma delle discariche, legali e illegali, che hanno costretto centinaia di agricoltori ad abbandonare quella che era una delle aree tra le più fertili d’Europa. Mariano Silletti, nel suo “Serra Maggiore”, racconta la vita delle poche famiglie che hanno deciso di rimanere a vivere in questo borgo nelle campagne di Montescaglioso, in Basilicata, costruito negli anni Cinquanta in seguito a una Riforma Agraria che si sarebbe presto rivelata fallimentare. Per la sezione Uno sguardo sul mondo, Marco Zorzanello presenta “Il turismo nell’epoca del cambiamento climatico”, mentre per la sezione No profit, Giulio Piscitelli e Rossella Miccio raccontano “Ferite – La guerra a casa”, reportage realizzato nei Centri chirurgici per vittime di guerra di EMERGENCY a Kabul e Lashkar-gah, in Afghanistan. Arne Piepke, vincitore del World.Report Award 2019 nella sezione Student Award, ci accompagna alla scoperta di “Fede, tradizioni e patria”, lavoro dedicato alla tradizione dei club dei tiratori in Germania.

Il programma completo del Festival della Fotografia Etica di Lodi può essere consultato sul sito www.festivaldellafotografiaetica.it

 

Monika Bulaj e Letizia Battaglia al Festival della Fotografia Etica

Letizia Battaglia, Palermo, vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer, 1982

Monika Bulaj e Letizia Battaglia sono tra le protagoniste della decima edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi, in scena tutti i weekend fino al 27 ottobre. Di Monika Bulaj si potranno ammirare le immagini di “Broken Songlines”, lavoro inedito dedicato alle minoranze religiose che ha portato la fotoreporter dal Medio Oriente al Caucaso, in Asia e in Africa, nelle zone della Terra dove – sotto ai nostri occhi – la ricchezza della complessità e della diversità sta scomparendo. Di Letizia Battaglia sono in mostra fotografie iconiche che raccontano la città di Palermo, le grandi stragi di mafia, le persone comuni coinvolte in alcuni dei momenti più violenti della nostra Repubblica. Temi diversi per le due fotografe, accomunate però dal fatto di vivere la fotografia come una missione, una scelta di vita, un incontro che implica passione, dedizione e compassione, quest’ultima intesa nel suo significato più alto di empatia, di condivisione dei sentimenti che animano i soggetti fotografati.

Letizia Battaglia: incontro con il pubblico

Oltre a visitare la mostra “Fotografie”, presso lo Spazio Tematico Italia, il pubblico del Festival della Fotografia Etica di Lodi avrà la possibilità di incontrare Letizia Battaglia: domenica 13 ottobre, dalle 17.30 alle 18.30 presso il Ridotto del Teatro alle Vigne, la fotografa parlerà del proprio lavoro e della visione che guida la sua fotografia.
Monika Bulaj: performance e workshop «In questo lavoro cerco di narrare le minoranze, i luoghi nascosti dai media e anche nelle pieghe della storia», racconta Monika Bulaj a proposito di “Broken Songlines”. «Questi luoghi sono le vittime della storia e del silenzio, perché dove accadono grandi eventi, dove ci sono le bombe, dove ci sono i combattimenti, non ci si rende conto che proprio lì sta scomparendo un mondo prezioso. Sono luoghi piccolissimi, lontano dai centri di potere, dove accadono miracoli, dove persone di fedi diverse pregano insieme. Con questo lavoro è come se portassi da un luogo all’altro una lettera, una storia, per mostrare qualcosa che va oltre gli stereotipi. Voglio far capire che la teoria del conflitto di civiltà – cara ai presidenti, ai terroristi, ai banditi – alimenta le guerre. Quindi questo è anche un lavoro contro la guerra, contro la paura che c’è dentro di noi e che viene usata per manipolare le masse». Immagini che smuovono le coscienze, che ci invitano a riflettere sul modo in cui guardiamo all’altro, a scardinare quella paura e quegli stereotipi che a volte ci rendono ciechi (le possiamo ammirare presso l’Ex Chiesa dell’Angelo in via Fanfulla 22). Monika Bulaj, inoltre, sarà presente a Lodi durante l’ultimo weekend del Festival per due appuntamenti imperdibili: sabato 26 ottobre alle ore 21, presso il Ridotto del Teatro alle Vigne, è in programma la performance teatrale dal titolo “Broken Songlines – Tre Manoscritti” di cui la fotografa è autrice e interprete; domenica 27 ottobre, alle ore 16 Monika Bulaj terrà il workshop formativo “Un metodo maieutico” mentre alle ore 18 guiderà una visita alla mostra per raccontare la genesi e la costruzione di questo lavoro.
Info:
www.festivaldellafotografiaetica.it

Letizia Battaglia, Palermo, vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer, 1982
Broken Songlines di Monika Bulaj
Broken Songlines di Monika Bulaj

 

Festival della Fotografia Etica: al via la decima edizione

Broken Songlines di Monika Bulaj

Il Festival di Fotografia Etica di Lodi giunge quest’anno alla decima edizione: molto ricco il programma di mostre, workshop e incontri che si snoderanno nei quattro fine settimana della kermesse, in scena dal 5 al 27 ottobre. Ospiti, nomi importanti della fotografia italiana e internazionale, tra cui Letizia Battaglia che presenta “Fotografie”, esposizione che racconta la città di Palermo, le grandi stragi di mafia, le persone comuni coinvolte in alcuni dei momenti più violenti della nostra Repubblica. Ad affiancarla – nello Spazio Tematico Italia – Massimo Berruti con “Epidemic”, Diana Bagnoli con “Prima Comunione”, Mariano Siletti con “Serra Maggiore” e Marco Valle con “Mare Nostrum”. Protagonista dello Spazio Approfondimento è la fotografa e giornalista polacca Monika Bulaj con la mostra inedita “Broken Songlines”, un viaggio all’interno delle minoranze religiose e di come esse continuino a sopravvivere in alcune zone della terra.

Festival della Fotografia Etica: workshop e incontri

Alle mostre si affiancano i quattro seminari sulla fotografia dal titolo “Dal mito all’icona”, che si svolgeranno ogni sabato dalle 16 alle 17.30, le visite guidate alle mostre in compagnia degli autori, presentazioni di libri e incontri. Segnaliamo, in particolare, la visita guidata alla mostra “Broken Songlines” con Monika Bulaj, protagonista anche di una performance teatrale nell’ultimo fine settimana del festival.

Il programma completo può essere consultato sul sito www.festivaldellafotografiaetica.it

 

I nudi di Letizia Battaglia a Conversano: scatta la protesta sui social

Letizia Battaglia è in mostra con i suoi scatti di nudo femminili a Conversano nell’ambito del Contempo festival.
Ma per i cittadini di Conversano le opere della fotografa, visibili sul balcone del castello, dove sono state installate delle gigantografie, sarebbero solo
una mera volgarità e parte così la protesta sui social.
Il motivo della rivolta risiede nel fatto che le gigantografie sono state esposte proprio a due passi dalla Basilica e dall’Episcopio, urtando in questo modo la sensibilità dei cittadini.
Una polemica sulla quale è dovuta intervenire l’amministrazione comunale: “Trovo surreale gridare allo scandalo per alcune immagini artistiche di nudi – ha commentato il sindaco Pasquale Loiacono – quando costantemente siamo esposti alla volgarità e all’ostentazione di forme e sostanze grossolane e spesso triviali”.
Anche numerosi cittadini sono intervenuti in difesa delle opere d’arte: “Il nudo artistico va rispettato. Si tratta di trasmettere una forma di bellezza con dei messaggi impliciti.”.
La direttrice artistica della rassegna Valentina Iacovelli pensa che sia scandalosa la polemica” oggi abbiamo solo esposto un lavoro fotografico, ognuno poi dà la sua lettura. Non volevamo offendere nessuno. È stata una scelta coraggiosa, perché siamo sempre in un paese di provincia, ma bisogna cominciare da qualche parte per cambiare. Non voleva assolutamente essere una provocazione”.

Fonte lagazzettadelmezzogiorno.it
Immagine via Sky.it

Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas: in mostra tre maestri della fotografia

“La strada, la lotta e l’amore”. In esposizione, per la prima volta insieme, le foto di tre grandi maestri della fotografia italiana: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas, a cura dell’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo, Massa. L’esposizione si inserisce nel ricco calendario di mostre per il 2019 organizzate dal Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero, Bruce Chatwin, Vivian Maier e Pepi Merisio, si è andata affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo. La mostra, attraverso venti immagini di ciascun fotografo, vuole raccontare una parte importante della storia italiana e non solo: dalla stagione della contestazione studentesca, fino ai nostri giorni, in una sorta di autobiografia della nazione, composta da chi sa guardare alla società italiana con occhi aperti, con curiosità antropologica, senza negare le contraddizioni ma sapendo anche cogliere l’umanità latente.

Battaglia, D’amico e Lucas, tre dei principali fotoreporter italiani

Battaglia, D’amico e Lucas si sono affermati come tre dei principali fotoreporter italiani, tre “fotografi di strada” che sanno cogliere la società in trasformazione e le infinite possibilità di relazione che la strada ti offre. La strada è luogo vituperato e insieme idolatrato, la strada è vista come opportunità e crescita,ma anche l’ultima spiaggia degli ultimi di ogni epoca e latitudine. Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che lo abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male. Questi tre fotografi hanno lavorato tenendo sempre come punto di riferimento la fiducia in nuovo umanesimo, che riportasse al centro i valori di convivenza pacifica, di un’armonia da ricercare continuamente e che non può riguardare soltanto le forme dei loro capolavori chiamati “fotografie”. Perché se c’è lotta nell’amore (le contraddizioni del reale, le fratture della storia e i continui cortocircuiti dei significati) è anche vero che l’amore è in tutte le lotte vere, quelle che valga davvero la pena affrontare. Durante tutto il periodo della mostra si terranno varie iniziative: incontri, film, workshop, un convegno, con la presenza dei tre grandi autori e di alcuni importanti esponenti del mondo della fotografia.

Torre dei Vescovi di Luni
Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)
Fino al 13 Ottobre 

 

Letizia Battaglia: al SalinaDocFest contro la mafia

Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino (da screenweek blog)

SalinaDocFest, il Festival del Documentario narrativo, fondato e diretto da Giovanna Taviani e codiretto da Mario Incudine, vedrà la partecipazione di due ospiti di prestigio: la fotografa Letizia Battaglia e il regista Marco Bellocchio.
L’edizione 2019 del SalinaDocFest ha come tema e filo conduttore le (R)ESISTENZE, cioè le esistenze, le vite e le storie che resistono all’omologazione culturale, alle violazioni dei diritti umani, alla devastazione ambientale.

Letizia Battaglia al SalinaDocFest

Il regista Marco Bellocchio sarà presente col suo Il Traditore – vincitore di sette Nastri d’argento a Cannes. Il Traditore – la storia del primo grande pentito di mafia, Tommaso Buscetta sarà proiettato la sera del 13 settembre nella piazza di Santa Marina.  Il film sarà preceduto da un incontro con il regista moderato dal critico Enrico Magrelli al quale prenderà parte Vincenzo Pirrotta, che nel film interpreta Luciano Liggio, la “primula rossa di Corleone”. Pirrotta, allievo del grande Mimmo Cuticchio, si è già occupato di mafia con il cunto Ballata delle Balade da lui diretto in cui ha messo in scena la contraddittoria e distorta religiosità di un boss mafioso per raccontarne le sfumature antropologiche e sociali. Vincenzo Pirrotta sarà anche il protagonista del prossimo documentario di Giovanna Taviani, la direttrice del SDF.

Shooting the mafia è un ritratto sulla vita professionale e umana di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia prenderà parte, col giornalista del Corriere della Sera Felice Cavallaro, al confronto che seguirà – la mattina del 13 settembre – la proiezione del documentario Shooting the mafia di Kim Longinotto. Il confronto – che avrà per tema “Mafia, Scatti, Memoria” – sarà moderato da Ermanno Taviani.
Shooting the mafia è un ritratto sulla vita professionale e umana di Letizia Battaglia, che negli anni ’70 è stata la prima fotoreporter italiana a documentare l’inizio degli anni di piombo a Palermo. Ma Letizia Battaglia non è solo “la fotografa della mafia”. E’ stata anche la prima donna europea a ricevere nel 1985, a New York, il Premio internazionale Eugene Smith e nel 1999 il premio, Mother Johnson Achievement for Life.

 

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La crudeltà della Mafia nelle immagini di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

Nella immagini di Letizia Battaglia tutta la crudeltà della mafia.
Rosaria Costa la conoscevano in pochi fino a quando non rimase vedova. Il marito, Vito Schifani, fu ucciso nell’attentato di Capaci in cui persero la vita anche Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e quattro uomini della scorta. Poteva restare una delle troppe vedove piangenti e silenziose, ma non fu così. Rosaria Costa, nella chiesa di San Domenico a Palermo, gremita per le esequie alle vittime, pronunciò dal pulpito parole indimenticabili, esortando i mafiosi al pentimento cristiano. Letizia Battaglia, fotografa di cronaca negli anni spietati della guerra di mafia, sceglie di ritrarre Rosaria Costa con un nettissimo bianco e nero, come figura che esce dall’ombra a rivendicare la volontà di una società onesta, a chiedere la fine della violenza in cui la Sicilia era precipitata, dove i bambini crescevano in guerra e le donne troppe volte vestivano di nero.

Il dolore nelle fotografie di Letizia Battaglia: in mostra al Festival Pazza Idea

Le fotografie di Letizia Battaglia sono cruente e rappresentano il dolore, dolore che come dichiara l’artista “sono entrati dentro di me”.
La fotografa ha immortalato, con immagini in bianco e nero, le vittime dei più efferati assassinii della mafia. A queste cruenti immagini fanno da contrappeso sguardi di fanciulli persi nel vuoto, straniti, e immagini di donne, perché la fotografa è stanca di essere definita come la “fotografa della mafia, i miei soggetti preferiti restano le donne”.

Immagine in evidenza Letizia Battaglia Rosaria Schifani Palermo 1992

La strada, L’Amore, La Lotta: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas in mostra

“La strada, la lotta e l’amore”. In esposizione, per la prima volta insieme, le foto di tre grandi maestri della fotografia italiana: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas, a cura dell’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo, Massa. L’esposizione si inserisce nel ricco calendario di mostre per il 2019 organizzate dal Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero, Bruce Chatwin, Vivian Maier e Pepi Merisio, si è andata affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo. La mostra, attraverso venti immagini di ciascun fotografo, vuole raccontare una parte importante della storia italiana e non solo: dalla stagione della contestazione studentesca, fino ai nostri giorni, in una sorta di autobiografia della nazione, composta da chi sa guardare alla società italiana con occhi aperti, con curiosità antropologica, senza negare le contraddizioni ma sapendo anche cogliere l’umanità latente.

Battaglia, D’amico e Lucas, tre dei principali fotoreporter italiani

Battaglia, D’amico e Lucas si sono affermati come tre dei principali fotoreporter italiani, tre “fotografi di strada” che sanno cogliere la società in trasformazione e le infinite possibilità di relazione che la strada ti offre. La strada è luogo vituperato e insieme idolatrato, la strada è vista come opportunità e crescita,ma anche l’ultima spiaggia degli ultimi di ogni epoca e latitudine. Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che lo abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male. Questi tre fotografi hanno lavorato tenendo sempre come punto di riferimento la fiducia in nuovo umanesimo, che riportasse al centro i valori di convivenza pacifica, di un’armonia da ricercare continuamente e che non può riguardare soltanto le forme dei loro capolavori chiamati “fotografie”. Perché se c’è lotta nell’amore (le contraddizioni del reale, le fratture della storia e i continui cortocircuiti dei significati) è anche vero che l’amore è in tutte le lotte vere, quelle che valga davvero la pena affrontare. Durante tutto il periodo della mostra si terranno varie iniziative: incontri, film, workshop, un convegno, con la presenza dei tre grandi autori e di alcuni importanti esponenti del mondo della fotografia.

Inaugurazione: 13 luglio 2019
Torre dei Vescovi di Luni
Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)
Orari
Luglio e agosto Da martedì a domenica: 10-12:30 e 15-23.
Settembre e a ottobre Sabato e la domenica: 10-12:30 e 15-19.
Per informazioni
Tel 0187.693832 – 0187.693837
turismo@comune.castelnuovomagra.sp.it

 

Letizia Battaglia: “Fotografia come scelta di vita” ai Tre Oci di Venezia

La bambina con il pallone, 1980 © Letizia Battaglia
La bambina con il pallone, 1980 © Letizia Battaglia

Letizia Battaglia: “Fotografia come scelta di vita”

Dal 21 marzo al 18 agosto 2019, la Casa dei Tre Oci di Venezia ospita una grande antologica di Letizia Battaglia, una delle protagoniste più significative della fotografia italiana, che ne ripercorre l’intera carriera.

Letizia Battaglia non è solo la fotografa dei delitti di mafia. Per lei la fotografia è una missione che vive sulla sua pelle, animata dall’amore e dal rispetto per la giustizia e la libertà. Un dovere verso la società e verso se stessa. Le sue armi sono state i sogni, i bisogni, il coraggio e la generosità. La sua divisa, quella della reporter, dell’ecologista, del politico, dell’editore. Ma, prima ancora, quella della donna. «Noi donne», dice «abbiamo un altro modo di esistere, di amare, di procedere nel mondo e anche di raccontare». Nella fotografia, come nella vita, Letizia non segue un modello ma entra in contatto con la realtà in modo istintivo, fisico, mettendo al centro del suo sguardo i sentimenti e le azioni delle persone, anche i più primordiali, estremi. Il suo primo incontro con la fotografia avviene in un momento difficile, dopo un periodo di psicoanalisi. «Avevo più di trent’anni e tre figlie. Ero sola, senza un lavoro, ma dovevo tornare a vivere», racconta. Così, all’inizio degli anni Settanta lascia Palermo e si trasferisce a Milano. Qui si guadagna da vivere scrivendo per alcune testate. Spesso insieme agli articoli riesce a vendere anche le sue fotografie. Ed è grazie a uno dei suoi servizi che viene richiamata nella sua città per dirigere l’ufficio fotografico dell’”Ora”, il quotidiano del capoluogo siciliano con cui collabora già da qualche tempo. È il 1974. Di lì a poco a Palermo scoppia una guerra feroce tra cosche mafiose per il controllo del territorio, una mattanza in cui cadono capi di clan antagonisti e servitori dello Stato. Letizia è lì, con la sua Leica, a documentare una delle stagioni più buie e sanguinose della storia d’Italia. Con lei c’è Franco Zecchin, per molti anni suo compagno nel lavoro e nella vita, con cui ha fondato da poco l’agenzia Informazione Fotografica. Letizia riprende senza sosta omicidi, arresti, processi. Raccoglie il pianto delle madri e delle mogli. Testimonia connivenze scomode tra politica e malaffare, come quella tra Giulio Andreotti e il mafioso Nino Salvo. Sono immagini che le danno fama internazionale ma le procurano anche molta sofferenza. Così, nei primi anni Novanta continua le sue battaglie sul fronte politico, come assessore alla Vivibilità Urbana a fianco al sindaco Leoluca Orlando, del partito della Rete. Inizia un periodo di rinascita per la città e anche per lei «(…) perché ho avuto la possibilità di aiutare concretamente la gente, di migliorare l’aspetto della città». Le cronache dure del sacco di Palermo acuiscono la sua fame di vita e di dignità che va a cercare nei rioni dimenticati, nei volti dei loro abitanti, nelle processioni, negli sguardi di tante bambine in cui ritrova i sogni e il desiderio di libertà della sua infanzia. Porterà con sé immagini poetiche, cariche di umanità, in cui la bellezza e il degrado, l’odio e l’amore per la sua terra trovano una pacifica armonia.

Letizia Battaglia ai Tre Oci di Venezia

La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, organizzata da Civita Tre Venezie, in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, con la partecipazione della Fondazione di Venezia, presenta 300 immagini, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate.
Il percorso espositivo, ordinato tematicamente, si focalizza su quegli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica di Letizia Battaglia, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull’amore.Quello che ne risulta è il vero ritratto di Letizia Battaglia, una intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si è interessata di ciò che la circondava e di quello che, lontano da lei, la incuriosiva. Conosciuta soprattutto per aver documentato con le sue fotografie quello che la mafia ha rappresentato per la sua città, dagli omicidi ai lutti, dagli intrighi politici alla lotta che s’identificava con le figure di Falcone e Borsellino, nel corso della sua carriera Letizia Battaglia ha raccontato anche la vita dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano.  I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna.

Casa dei Tre Oci Fondamenta delle Zitelle, 43, Giudecca, Venezia
Fino al 18.08.2019

Immagine in evidenza
La bambina con il pallone, 1980 © Letizia Battaglia
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