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MAGNUM’S FIRST: la prima mostra di Magnum

Erich Lessing, Belvedere Gardens, Vienna, Austria, 1954; © Erich Lessing/Magnum Photos

MAGNUM’S FIRST. La mostra presenta 83 stampe vintage in bianco e nero di otto maestri del Novecento: Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Werner Bischof, Inge Morath, Erich Lessing, Marc Riboud, Jean Marquis, Ernst Haas.
Al Museo Diocesano Carlo Maria Martini, dall’8 maggio al 6 ottobre 2019, è in programma la mostra che celebra Magnum Photos, una delle agenzie fotografiche più importanti del Novecento, attraverso 83 opere vintage in bianco e nero dei suoi maggiori esponenti, da Henri Cartier-Bresson a Marc Riboud, da Inge Morath a Jean Marquis, da Werner Bischof a Ernst Haas, da Robert Capa a Erich Lessing. L’esposizione, curata da Andrea Holzherr, Global Exhibitions Manager di Magnum Photos, in collaborazione con Magnum, col patrocinio del Comune di Milano e il sostegno di Rinascente, dal titolo Magnum’s first. La prima mostra di Magnum riveste un grande significato storico. La rassegna, infatti, ripercorre la prima mostra del gruppo Magnum – intitolata Gesicht der Zeit (Il volto del tempo) – tenuta tra il 1955 e il 1956 in cinque città austriache. Curiosamente, tutto il corpus di immagini venne dimenticato in una cantina di Innsbruck e ritrovato cinquant’anni dopo, nel 2006, ancora chiuso nelle sue casse.
“Ciò che trovammo nelle casse – afferma la curatrice Andrea Holzherr – era, a dir poco, sorprendente: una serie di vecchi pannelli di legno su cui erano montate delle fotografie molto sporche. Perciò, il mio primo contatto con la vecchia mostra somigliava più alla scoperta di una mummia che a quella di un tesoro. I materiali erano in pessime condizioni: le foto erano ricoperte di polvere, sporco e muffa, e avevano perfino un odore di stantio!”. “La mostra – prosegue Andrea Holzherr – è un rompicapo, un mistero, e rimane la prima mostra in assoluto di foto Magnum di cui si abbia notizia! La sua esistenza è la prova che, sin dall’inizio, la Magnum era diversa dalle altre agenzie fotografiche. Dagli esordi, con il programma di mostre ed eventi, la Magnum difendeva sia il valore della foto come documento”.

MAGNUM’S FIRST: la prima mostra di Magnum: percorso espositivo

Il percorso espositivo, che presenta otto servizi fotogiornalistici, corredati da una sezione introduttiva, ruota attorno alle diciotto fotografie in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, sugli ultimi giorni e il funerale del Mahatma Gandhi, che facevano parte del servizio pubblicato dalla rivista Life nel febbraio 1948. Allontanandosi volutamente da quel genere di reportage di guerra che lo aveva reso famoso, ecco tre immagini di Robert Capa, che documentano un gruppo di popolani che danza a una festa basca, a Biarritz, nel sud della Francia nel 1951. Queste fotografie, pubblicate postume, avevano lo scopo di sottolineare il ritorno alla pace in una regione divenuta sinonimo di barbarie, al tempo della Guerra civile spagnola. La mostra prosegue con le foto di scena di Ernst Haas, scattate sul set del kolossal hollywoodiano La regina delle Piramidi del 1955, allestito nelle cave di pietra di Assuan, dove caldo, tempeste di sabbia e il Ramadan fecero dell’impresa una vera e propria tortura per le quattromila comparse, quasi tutte musulmane. A queste, fanno seguito le sette fotografie di Werner Bischof, raccolte durante il suo viaggio intorno al mondo nei primi anni cinquanta. Immagini come il bambino che suona il flauto in Perù, o il prete shintoista nel cortile del tempio in Giappone, sono piene di delicate sfumature, pregevoli sia per la composizione che per le tonalità di bianco e nero. Unica donna del gruppo, Inge Morath propone una serie di dieci fotografie, realizzate a Londra, per un articolo pubblicato sulla rivista Holiday nel 1953, tra cui il ritratto di Lady Nash, il suo scatto più famoso. Altro grande contributo di fotogiornalismo è quello di Jean Marquis, autore poco conosciuto fuori dai confini della Francia, probabilmente membro della Magnum fino al 1957. Le sue fotografie furono scattate durante un viaggio che fece con la moglie in Ungheria, nel maggio 1954, e che furono pubblicate nel novembre dello stesso anno sul New York Times Magazine.
Erich Lessing ha documentato l’occupazione nazista di Vienna, la sua città, da cui trapelano serenità e anche, in certo modo, buonumore, in luoghi simbolo della capitale austriaca come il giardino del Belvedere, il Prater, il Rathauspark. Chiude idealmente l’esposizione, le opere giovanili di Marc Riboud, che risalgono al 1951, prima del suo ingresso nella Magnum, e documentano la vita nei villaggi dalmati, tra Vrlika, Spalato e Dubrovnik. Emblematica la foto finale di questa serie, ovvero un grande ritratto del presidente jugoslavo Tito mentre viene riportata al suo posto alla fine di un congresso.

MAGNUM’S FIRST. La prima mostra di Magnum
Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3)
8 maggio – 6 ottobre 2019

 

Ecco la storia di Robert Capa, il più grande fotografo di guerra nel mondo

Sicilia, 1943 © Robert Capa / International Center of Photography /Magnum Photos

Ecco un bellissimo video di Martin Kaninsky di YFM Street Photography che descrive la storia di Robert Capa, di colui il quale è stato descritto come “il più grande fotografo di guerra del mondo“.

Robert Capa in mostra ad Ancona

Monreale, Sicily, July 1943 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos
Monreale, Sicily, July 1943 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

Ad Ancona la mostra Retrospective di Robert Capa

Alla Mole Vanvitelliana di Ancona, in mostra oltre 100 immagini in bianco e nero di Robert Capa.
La mostra con più di cento immagini in bianco e nero documenta i maggiori conflitti del Novecento,dal 1936 al 1954, di cui Capa è stato testimone oculare; nelle immagini del fotografo, alcune delle quali diventate delle vere icone, viene rappresentata la sofferenza, il caos, la miseria e la crudeltà della guerra.
La rassegna è articolata in tredici sezioni e si conclude con la sezione “Gerda Taro e Robert Capa” : un ritratto di Robert, un ritratto di Gerda scattato da Robert e un loro doppio ritratto. Gerda Taro è “La ragazza con la Leica” protagonista del romanzo di Helena Janeczek, vincitrice del Premio Strega.
Questa mostra si presta a differenti letture e il visitatore potrà decidere su quale orientare la propria attenzione: la storia recente, le guerre, le passioni, gli amici. Questo perché per Robert Capa la fotografia era un fatto fisico e mentale allo stesso tempo. Una questione politica, ma anche sentimentale” Il curatore Denis Curti.

Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli
Banchina Giovanni da Chio 28, Ancona
Fino al 2 giugno 2019
Da martedì a domenica 10.00 – 19.00
mostrarobertcapa.it

 

Monreale, Sicily, July 1943 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

Fine della guerra civile spagnola: è il 28 marzo del 1939

Francisco Franco conquista la capitale Madrid il 28 marzo del 1939 e instaura un regime dittatoriale. Tre anni prima, il generalissimo con un colpo di Stato si ribellò al governo repubblicano scatenando la guerra civile in Spagna. Il conflitto causò centinaia di migliaia di morti e vide opporsi le truppe con orientamento filo-marxista e sostenitrici delle Repubblica ai nazionalisti anti-marxisti. La Spagna fu il teatro del primo scontro armato tra fascismo e antifascismo, rappresentando la prova generale della Seconda guerra mondiale. Due sono le opere simbolo di quei tragici momenti: il Guernica , la tela realizzata da Pablo Picasso dopo il bombardamento della cittadina basca (aprile 1937) e lo scatto fotografico de Il miliziano colpito a morte  di Robert Capa

Fotografi di guerra: scattare per testimoniare

Quando un film racconta una guerra moderna non può esimersi dal narrare anche il personaggio del fotografo. Un fotoreporter di guerra è qualcosa di simile al soldato di ventura, un odierno mercenario che rischia la vita per guadagnarsi da vivere, ma anche moderno Don Chisciotte che con il suo lavoro vorrebbe far indignare e muovere a pietà l’opinione pubblica. Quasi sempre a disagio e fuori luogo se lontano dalle zone dove si combatte, molti di loro sono assuefatti al pericolo e scappano dalla pace in cerca dell’adrenalina. Alcuni fotografi di guerra hanno scritto le loro memorie da cui, qualche volta, sono stati tratti dei film.

Fotografi di guerra: Richard Boyle in “Salvador”

Uno di loro è stato sicuramente Richard Boyle, immortalato nel film Salvador (1986) di Oliver Stone. È il 1980 e il fotoreporter californiano, interpretato da James Wood, è allo sbando: senza denaro e in fuga da una donna italiana e da un figlio piccolo, per risollevare la carriera si reca in Salvador dove sta infuriando la guerra civile e la popolazione inerme si trova schiacciata tra gli squadroni della morte e la guerriglia marxista. Boyle, che è stato sui fronti di tutte le guerre e le rivolte recenti, dato per morto in Guatemala, arriva in Salvador non per denunciare la violenza e l’ingiustizia, ma cinicamente per tornare in patria con degli scatti unici da vendere alle riviste e tornare così in auge. Nel corso del film incontra un altro mitico fotoreporter americano, John Cassidy, interpretato da John Savage, anche lui in Salvador, ma con l’intento di realizzare dei reportage in grado di scuotere l’opinione pubblica. In una scena del film, Cassidy, che cerca di sensibilizzare Boyle, gli dice: “Sai perché erano grandi i fotografi come Robert Capa? Perché non lavoravano per i soldi. Loro fissavano la nobiltà delle sofferenze umane”. E, poco alla volta, anche Boyle sceglierà di schierarsi in difesa della popolazione civile e rischiare la vita per documentare le nefandezze dei militari e mettere al sicuro nei tacchi delle scarpe i rullini con la sua testimonianza fotografica. Salvador , che è un atto di accusa nei confronti della politica estera americana, di cui Oliver Stone aveva diretta esperienza, essendo partito volontario a 18 anni per il Vietnam, fu boicottato in patria perché molto lontano dagli intenti celebrativi verso l’eroismo americano. Richard Boyle per questo film fu candidato all’Oscar, con Oliver Stone, per la miglior sceneggiatura originale.

Fotografi di guerra: We were soldiers

Anche il film We were soldiers , (2002) di Randall Wallace, è tratto da un libro di memorie. Pubblicato nel 1992 e scritto a quattro mani dal tenente colonnello Harold Moore e dal fotoreporter americano Joseph Galloway, il libro testimonia la battaglia di la Drang del 1965, la prima che i soldati dell’esercito americano, comandati da Moore, combatterono in Vietnam. In quell’occasione fu sperimentato il nuovo sistema offensivo americano basato sull’impiego di un gran numero di elicotteri che permettevano di trasferire le truppe in modo rapido. Dopo tre giorni di combattimento, la vittoria fu rivendicata sia dall’esercito statunitense che da quello popolare vietnamita, ma la verità fu che entrambe le parti subirono gravi perdite. Joseph Galloway, fotoreporter tra i pochi che poterono seguire quella battaglia apparteneva a una dinastia di militari che avevano partecipato a tutte le guerre che l’America aveva combattuto. Quando scoppiò la guerra in Vietnam, Galloway però non scelse di arruolarsi, ma di andare al fronte con la sua macchina fotografica per capire cos’era una guerra e soprattutto per farla capire a quelli che stavano a casa. Il fotoreporter ricevette una Bronze Star Medal per aver prestato soccorso ai soldati feriti durante la battaglia di la Drang, a rischio della vita. Nessun biopic, purtroppo, è stato ancora tratto dall’autobiografia di Robert Capa, l’icona dei fotografi di guerra. Capa, che comincia la sua presenza al fronte durante la Guerra di Spagna e la termina su una mina nel 1954, durante la Prima guerra di Indocina, ebbe però modo di frequentare il mondo del cinema. Tutto ebbe inizio nel giugno del 1945 quando Robert Capa si innamorò di Ingrid Bergman e per seguirla a Hollywood lavorò come fotografo di scena per Notorius (1946) di Alfred Hitchcock. In seguito fu sul set di altri film tra cui Moulin Rouge  (1952) e Il tesoro dell’Africa  (1953) di John Houston, di cui diventò grande amico. Capa scattò foto anche su alcuni set di film girati in Italia come Riso amaro  (1949) di Giuseppe De Santis, La carrozza d’oro  (1952) di Jean Renoir e La contessa scalza (1954) di Joseph L. Mankiewicz. Oltre alla Magnum, Robert Capa, durante la seconda metà degli anni Quaranta, creò anche una piccola casa di produzione cinematografica con cui produrrà e girerà 29 episodi dedicati ai grandi sarti parigini, brevi filmati purtroppo andati perduti.

Questo e molto altro sul nuovo numero de Il Fotografo in edicola e disponibile online cliccando qui 

Marina Spada

Retrospective: Robert Capa, il padre del fotogiornalismo a Monza

Sicilia, 1943 © Robert Capa / International Center of Photography /Magnum Photos
Sicilia, 1943 © Robert Capa / International Center of Photography /Magnum Photosmostra "ROBERT CAPA RETROSPECTIVE Copyright:Didascalia Robert Capa International Center of Photography / Magnum Photo La dimensione delle immagini non deve superare metà pagina. Tali immagini non possono essere usate libere dal copyright per le copertine delle pubblicazioni. Sui siti web le foto possono essere usate in bassa risoluzione e devono essere rimosse dagli stessi alla fine della mostra.

Robert Capa a Monza

Continua fino al 27 gennaio Retrospective: Robert Capa.
Monza ospita una grande retrospettiva dedicata a Robert Capa, uno dei più importanti fotoreporter del Ventesimo secolo, fondatore, con Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandiver, dell’agenzia Magnum Photos. Articolata in tredici sezioni, la mostra raccoglie cento immagini in bianco e nero che documentano i maggiori conflitti del Novecento, di cui Capa è stato testimone e di cui ha fatto emergere la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà . “Questa mostra si presta a differenti letture e il visitatore potrà decidere su quale orientare la propria attenzione: la storia recente, le guerre, le passioni, gli amici“, afferma il curatore Denis Curti, che ha ripreso fedelmente l’esposizione originariamente curata da Richard Whelan. Novità della tappa monzese la sezione “Gerda Taro e Robert Capa” che ospita un ritratto di Robert, un ritratto di Gerda scattato da Robert e un loro “doppio ritratto”.

Monza, Arengario
Piazza Roma
Fino al 27 Gennaio

Immagine in evidenza

Contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi,
Sicilia, 1943 © Robert Capa International Center of Photography /Magnum Photos

Torna in libreria “Diario Russo” con fotografie di Robert Capa

Diario Russo con fotografie di Robert Capa

A settant’anni dalla prima edizione, torna in libreria Diario russo, resoconto del viaggio che John Steinbeck e Robert Capa fecero nel 1947 in Unione Sovietica, visitando Mosca, Stalingrado, l’Ucraina e la Georgia nel momento in cui la “cortina di ferro” si era appena distesa a tagliare in due il mondo. Un racconto straordinario capace di catturare la vita quotidiana di un popolo.

Diario Russo
Bompiani
Pagine: 320

Per acquistarlo clicca qui 

Retrospective: Robert Capa a Monza

Retrospective: Robert Capa a Monza

Fino al 27 gennaio, Monza ospita una grande retrospettiva dedicata a Robert Capa, uno dei più importanti fotoreporter del Ventesimo secolo, fondatore, con Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandiver, dell’agenzia Magnum Photos. Articolata in tredici sezioni, la mostra raccoglie cento immagini in bianco e nero che documentano i maggiori conflitti del Novecento, di cui Capa è stato testimone e di cui ha fatto emergere la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà . “Questa mostra si presta a differenti letture e il visitatore potrà decidere su quale orientare la propria attenzione: la storia recente, le guerre, le passioni, gli amici“, afferma il curatore Denis Curti, che ha ripreso fedelmente l’esposizione originariamente curata da Richard Whelan. Novità della tappa monzese la sezione “Gerda Taro e Robert Capa” che ospita un ritratto di Robert, un ritratto di Gerda scattato da Robert e un loro “doppio ritratto”.

Monza, Arengario
Piazza Roma
Fino al 27 Gennaio

Immagine in evidenza

Contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi,
Sicilia, 1943 © Robert Capa International Center of Photography /Magnum Photos

Robert Capa in mostra a Bassano del Grappa

© Robert Capa/Magnum Photos
ROBERT CAPA. RETROSPECTIVE
MUSEO CIVICO DI BASSANO DEL GRAPPA
16 settembre 2017 – 22 gennaio 2018

In occasione di “Bassano Fotografia 2017. Oltre l’immagine” (16 settembre – 5 novembre 2017), festival biennale organizzato da Pro Bassano in collaborazione con il Comune di Bassano del Grappa, giunto quest’anno alla sua quinta edizione, il Museo Civico di Bassano ospita la grande mostra “Robert Capa. Retrospective”, dedicata al lavoro straordinario di Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913 – Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insieme alla compagna Gerda Taro.


© Robert Capa/Magnum Photos

La rassegna, curata da Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici bassanesi, e Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, presenta 97 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo.

Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici – basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 – ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare.

L’esposizione si articola in 11 sezioni: Copenaghen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Seconda guerra mondiale 1939-1945, Francia 1944, Germania 1945, Unione sovietica 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954, Ritratti, fotografie di amici e artisti (Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951).

All’interno del percorso il visitatore potrà ripercorrere la vita e il lavoro di Capa, sin dal suo primo incarico internazionale per l’agenzia berlinese Dephot, a Copenaghen nel 1932, per la conferenza di Trotskij. In mostra anche le fotografie delle tumultuose parate di Parigi del 1936 e della guerra civile in Spagna, nello stesso anno, cui la celebre rivista inglese Picture Post dedica un inserto di undici pagine con l’indimenticabile didascalia: “Il più grande fotografo di guerra al mondo: Robert Capa”. A queste si aggiungono i reportages della resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, della Seconda guerra mondiale, che Capa seguì sui diversi fronti di battaglia con le dense immagini della conquista della Sicilia e di Napoli del 1943, per arrivare al D-Day e alla liberazione di Parigi del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, il viaggio in Russia del 1947, fino alla fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e suo ultimo incarico di guerra in Indocina del 1954.


© Robert Capa/Magnum Photos

In queste immagini è possibile scorgere la cifra stilistica e poetica del grande Capa, quella “vicinanza” – fisica, emotiva –  che riecheggia nella sua famosa frase «Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino» e che pone ancora oggi interrogativi fondamentali sulla natura della fotografia, al punto che la stessa Magnum Photos ha avviato, a giugno 2017, il progetto Closer, “più vicino”, per permettere di acquistare capolavori dei suoi fotografi.

Il progetto espositivo presentato a Bassano è frutto della collaborazione tra i Musei Civici – Assessorato alla Cultura di Bassano del Grappa e la Casa dei Tre Oci di Venezia, specializzata sulla fotografia dei grandi maestri : da Elliott Erwitt a Sebastião Salgado, da Gianni Berengo Gardin a Helmut Newton fino a DavidLaChapelle – (la mostra Lost+Found è visitabile fino al 10 settembre 2017) e produzioni proprie, dalla collettiva Sguardo di donna al lavoro di Ferdinando Scianna sul ghetto ebraico di Venezia.

Una mostra di rilevanza internazionale, al contempo ancorata ad una manifestazione oramai tradizionale come Bassano Fotografia, è dunque l’occasione per consolidare una programmazione museale di forte interesse culturale ed artistico in linea con gli obiettivi del Museo Civico, favorendo un dialogo, sempre più attuale e necessario, tra l’arte antica e il linguaggio contemporaneo.

Il respiro di questa proposta si lega inoltre alle delicate tematiche dei conflitti, che oggi trovano senza dubbio un osservatore attento e coinvolto, il cui sguardo restituisce una prospettiva universale, che sembra superare la specificità della storia.

Museo Civico di Bassano del GrappaPiazza Garibaldi 34, Bassano del Grappa (VI)+39 0424 519 901; museo@comune.bassano.vi.it

Magnum Photos festeggia i 70 anni a Torino, Brescia e Cremona

L’Avana, Cuba, 1963 @ René Burri

Da 70 anni le immagini della Magnum Photos hanno contribuito a creare la percezione della cronaca e della storia del mondo. La leggenda narra che nei primi mesi del 1947, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger si diedero appuntamento sul terrazzo del Museum of Modern Art di New York per fondare quella che sarebbe diventata la più autorevole agenzia fotografica del mondo. L’anniversario viene  con tre mostre in altrettante città: Torino, Cremona e Brescia.

Torino, Camera – Centro Italiano per la Fotografia, festeggia la ricorrenza con la mostra L’Italia di Magnum. Da Cartier-Bresson a Pellegrin in esposizione dal 2 marzo al 21 maggio 2017, a cura di Walter Guadagnini con la collaborazione di Arianna Visani.
 Venti sono gli autori (tra cui Robert Capa, David Seymour, Elliott Erwitt, Herbert List, Ferdinando Scianna, Martin Parr) chiamati a raccontare eventi grandi e piccoli, personaggi e luoghi dell’Italia dal dopoguerra a oggi.
Al Museo del Violino di Cremona, a cura di Marco Minuz, i 70 anni di Magnum danno vita a “Life – Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia” dal 4 Marzo all’11 Giugno 2017. In mostra fotografie di Eve Arnold, Werner Bischof, Bruno Barbey, Cornell Capa, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Ernst Haas, Philippe Halsman, Inge Morath, Dennis Stock. La mostra, per la prima volta, analizza il racconto fra celebri reportage realizzati dai membri di Magnum Photos e il settimanale illustrato americano dove vennero pubblicati.
A Brescia, infine, dal 7 marzo, prenderà il via la prima edizione di Brescia Photo Festival 2017 dove Magnum sarà raccontata da ben tre mostre: Magnum First, al Santa Giulia e sino al 3 settembre, ripropone, per la prima in Italia, le 83 stampe vintage in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Inge Morath, Jean Marquis, Werner Bischof, Ernst Haas, Robert Capa e Erich Lessing. Sempre a Santa Giulia ci sarà anche Magnum – La première fois con i servizi che hanno reso celebri 20 grandissimi fotografi Magnum, tramite proiezioni e stampe originali. Inoltre, nella sede della Camera di Commercio di Brescia, sarà possibile ammirare per la prima volte le proiezioni di Brescia Photos, tre reportage su Brescia ed il suo territorio realizzati nel 2003 da tre reporter Magnum: Harry Gruyaert, Alex Majoli e Chris Steele-Perkins.

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Alla scoperta di Robert Capa

In occasione della mostra di Robert Capa a Parma, in programma a Palazzo Pigorini fino al 15 gennaio 2017, andiamo a scoprire il lavoro del grandissimo fotoreporter di guerra in questa intevista a cura di The Art Of Photography.

Clicca qui per avere maggiori informazioni sulla mostra “Robert Capa in Italia”.

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