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Simone Sbaraglia: dal sensazionalismo al racconto

Leone, 2016

L’incontro con Simone Sbaraglia è stato l’occasione non solo per approfondire il suo lavoro ma anche per capire quale direzione stia prendendo, o debba prendere, la fotografia naturalistica in un’epoca in cui siamo bombardati da migliaia di immagini provenienti da ogni angolo del pianeta che ci permettono di ammirare i luoghi più remoti o gli animali più rari. Basta digitare su Google le parole “orso” e “salmone” – come ci ha invitato a fare Simone – per trovarsi di fronte a decine e decine di pagine di fotografie, tutte simili, che ritraggono questo magnifico animale intento a pescare… immagini molto belle, spesso spettacolari, ma che presto finiscono per risultare noiose e monotone. Motivo per cui oggi anche i fotografi naturalisti, come già è accaduto agli autori di altri generi, sono chiamati a trovare nuove strade per far emergere i propri scatti dalla massa.

Intervista a Simone Sbaraglia

Simone, per molto tempo la fotografia naturalistica è stata vista come mera documentazione. È ancora così oggi?
La documentazione ormai è stata fatta, e prosegue quotidianamente con l’impegno di milioni di fotografi in tutto il mondo. Ma questo, inevitabilmente, ha cambiato la fotografia. Pensiamo a quanto è cambiata la fotografia di guerra, di reportage. Oggi i conflitti si raccontano da sé, tramite i protagonisti, tramite i social. Un fotoreporter, allora, deve approfondire, deve fare quello che i protagonisti con lo smartphone non possono fare, perché non ne hanno il tempo o le capacità, deve approfondire il messaggio. Questo significa passare da una fotografia che è semplice documentazione di quello che abbiamo di fronte a una fotografia che comunica qualcosa di personale, un’emozione. Questo approccio mi ha portato a un tipo di ricerca fotografica più lunga, durata una decina d’anni, che mi ha permesso di passare da una fotografia documentativa a una fotografia più astratta, universale, che comunica qualcosa che va al di là del soggetto.

Quando è maturato in te questo diverso approccio?
Ero in Giappone, sull’isola di Hokkaido, dove vivono le gru, animali incredibili che hanno un rituale di corteggiamento straordinario. La situazione, però, è molto caotica, si fa fatica a capire dove inquadrare. Ho iniziato a scattare ma le foto non rappresentavano assolutamente l’emozione che stavo provando. In quel momento ho capito che la fotografia è solo un linguaggio: è un mezzo, uno strumento che serve a comunicare qualcosa. Ma per riuscire a comunicare in modo efficace, dobbiamo sapere che cosa vogliamo comunicare prima di iniziare. Non possiamo iniziare a parlare senza sapere che cosa dire. La stessa cosa accade nella fotografia. Il lavoro molto importante che dobbiamo fare è passare da una mera documentazione della realtà al trasmettere all’osservatore le emozioni che si provano facendo esperienza del quotidiano. Vogliamo comunicare caos, armonia, pace? Se partiamo dal messaggio, la fotografia cambia completamente. Dopo qualche riflessione, mi sono reso conto che in questa situazione così complessa quello che m’interessava presentare più di ogni altra cosa erano l’armonia, l’eleganza, l’equilibrio espressi dalle gru durante la loro danza. Anche le fotografie hanno cominciato a cambiare, sono andato a cercare immagini che comunicassero questo messaggio preciso, ossia l’armonia, e non il caos o altri aspetti.

Nella fotografia di reportage oggi contano più le storie che le singole immagini. Succede lo stesso anche nella fotografia naturalistica?
La fotografia deve essere al servizio di una storia, deve raccontare qualcosa che vada al di là della singola immagine. E ciò è molto importante oggi, perché viviamo in un momento cruciale, di svolta. Negli anni Ottanta e Novanta, avevamo un’attrezzatura primordiale, niente autofocus, niente istogrammi o altri ausili. Tecnicamente realizzare immagini, soprattutto di natura, era difficile: di conseguenza, i fotografi erano pochi. Il progresso tecnologico ci ha messo a disposizione attrezzature straordinarie, si viaggia più facilmente, i costi si sono abbattuti. Tutti, e non solo i professionisti, abbiamo a disposizione macchine eccezionali. Ci sono semplici appassionati che producono immagini di una qualità inarrivabile per un professionista di dieci-quindici anni fa. Non lo dico in maniera nostalgica o critica. Il fatto che il mezzo di comunicazione diventi accessibile a tutti è una cosa straordinaria, positiva, ma ci deve far interrogare su che cosa dobbiamo fare noi professionisti oggi in questo mondo che sta cambiando.

Ossia?
Un fotografo professionista ha la possibilità di investire tempo e riflessione. Ciò significa che un professionista può produrre lavori più profondi, dettagliati, che raccontano storie che nessun fotografo occasionale o amatoriale potrà mai raccontare. E invece che cosa è successo? Si è andati alla ricerca della foto sempre più spettacolare. La competizione, anziché spostarsi verso la ricerca dell’approfondimento, contro la superficialità, si è spostata sul piano della spettacolarità. Tu fai una foto spettacolare? Io la faccio più spettacolare di te! Ma questa è una rincorsa impossibile, che non ci porterà da nessuna parte: si è svuotata la fotografia di qualunque vero contenuto, la fotografia non è più il racconto di una storia ma la ricerca dell’istante spettacolare, dell’immagine che ti colpisce ma non ti dice niente. Penso, invece, che per trovare una via d’uscita sia necessario tornare alla vera natura della fotografia, tornare a quando Terzani diceva “fotografare significa cercare nelle cose quello che uno ha capito con la testa”.

L’intervista completa è su Digital Camera Magazine n. 199

Ritratto di un Pianeta selvaggio: il progetto del fotografo naturalista Simone Sbaraglia

@Simone Sbaraglia Photography
@Simone Sbaraglia Photography

Ritratto di un Pianeta selvaggio: un progetto del fotografo naturalista Simone Sbaraglia che documenta le meraviglie naturali per cercare di preservarle dal cambiamento

Attraversare il globo per documentarne le meraviglie naturali, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica verso la bellezza e la fragilità del mondo naturale, rappresenta oggi un’urgenza non più rinviabile, anche perché andare alla ricerca dei rari attimi di bellezza e armonia è diventata impresa sempre più difficile. Sono questi i motivi che hanno indotto Simone Sbaraglia, il fotografo che guarda gli animali negli occhi, a dare al suo progetto Ritratto di un Pianeta selvaggio il carattere della mutevolezza e del cambiamento, caratteristiche che rispecchiano lo stato attuale della natura del nostro Pianeta Terra

La mostra Ritratto di un Pianeta selvaggio

Ritratto di un Pianeta selvaggio, la mostra di Simone Sbaraglia ospitata al Museo Civico di Zoologia di Roma dal 2 al 24 febbraio, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, nasce dunque come un progetto caratterizzato dalla mutevolezza, che rappresenta un mondo fragile, in rapidissimo cambiamento e che, altrettanto rapidamente, rischiamo di perdere. Un progetto a tappe, che inizierà dal Museo Civico di Zoologia per poi ripartire dopo quattro settimane, girare l’Italia e sconfinare all’estero. Un racconto che evolve e cambia con il progredire delle tappe nelle varie città, dando luogo a un ritratto del nostro Pianeta in costante evoluzione e cambiamento. La mostra avrà una forte impronta multimediale caratterizzata da diversi video di backstage, un’intervista all’autore e diversi video tecnici. Le stampe cambieranno di tappa in tappa con l’evolversi stesso del progetto e così anche il catalogo, che non assume la classica forma del libro, ma è costituito da una raccolta delle fotografie presenti in mostra che, come le immagini esposte, saranno diverse di città in città. Il tutto sarà costantemente raccontato nel sito del progetto: www.ritrattodiunpianetaselvaggio.itSimone Sbaraglia, FUJIFILM ITALIA Ambassador X-Photographer, ha dedicato più di tre anni a questo progetto girando il mondo per scovare i luoghi e le specie che ancora resistono e che ancora sono in grado di regalarci quelle emozioni che solo il contatto con la natura incontaminata può donare. Raccontarne la bellezza è sempre stata per l’artista una priorità e lo è ancor di più oggi, epoca in cui purtroppo stiamo perdendo moltissimi di quei paradisi selvaggi.

Per ulteriori informazioni su Simone Sbaraglia:
www.simonesbaraglia.com

Sede Museo Civico di Zoologia, Via Ulisse Aldrovandi 18, Roma
Apertura al pubblico 2 – 24 febbraio 2019
Inaugurazione 1° febbraio 2019, ore 18.00
Martedì – domenica 9:00 – 19:00
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Workshop fotografico lungo la ciclovia dell’Acquedotto Pugliese

Un’intera giornata di sessioni pratiche e valutazione degli scatti durante la quale acquisire nuovi spunti di ripresa e testare con mano le fotocamere FujiFilm sotto la guida esperta del fotografo Simone Sbaraglia.



La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è un percorso cicloturistico, fruibile anche a piedi, di circa 500 km che segue il tracciato di due condotte storiche dell’acquedotto. Di questi, una decina di km attraversano la Valle d’Itria e ripercorrono i camminamenti del Canale Principale del grande Acquedotto, un’opera mastodontica realizzata ai primi del ‘900. Tale percorso non solo mette in collegamento dei luoghi di particolare interesse turistico e culturale, ma è esso stesso esperienza di cicloturismo o cammino lento continua e lineare, unica nel suo genere, ideale per una esplorazione fotografica.

A disposizione dei partecipanti ci saranno 10 corpi macchina Fujifilm Serie X con relative ottiche.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

  • Ore 9.00   Ritrovo presso lo spazio di Digimedia Production e introduzione al workshop a cura di Simone Sbaraglia
  • Ore 9.30 Partenza del gruppo con l’utilizzo di 1/2  van 9 posti per raggiungere il “vecchio acquedotto”
  • Ore 10.00 Consegna delle bici e inizio del percorso con varie soste durante il tragitto per effettuare gli scatti con il fotografo.
  • Ore 12.00 /12.30 Arrivo presso la Masseria Gianca per il pranzo. La struttura metterà a disposizione dei partecipanti prodotti tipici locali.
  • Ore 15.00 Rientro presso la Digimedia Production
  • Ore 15.30 Sessione tecnica per la valutazione degli scatti.
  • Ore 18.30 Chiusura workshop

Il ritrovo per l’inizio dei lavori è presso lo spazio di Digimedia Production: VIA SALLUSTIO 32/BB | MARTINA FRANCA | 74015

Prenotati subito: clicca QUI!


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