7 Giugno 2021 di Andrea Rota Nodari Andrea Rota Nodari

Un viaggio in Sicilia diventa l’occasione per scoprire tutti i segreti delle lunghe esposizioni. Cominciamo!

Le foto che si ottengono allungando i tempi di posa ci mostrano il mondo in un modo che il nostro occhio non è in grado di percepire. Si riesce a “catturare” il movimento delle nuvole e delle onde. Per questo, una volta stampate o visualizzate sul monitor, le immagini appaiono quasi irreali, con un effetto straniante ma estremamente affascinante e in genere molto apprezzato.

Le lunghe esposizioni richiedono tempo e pazienza (se viaggiamo in compagnia, scegliamo partner consci di cosa li attenderà!). Ma la fatica spesa a provare e riprovare sarà ricompensata da risultati davvero mozzafiato!

Lunghe esposizioni #1: i preparativi

Per realizzare queste immagini, abbiamo usato una Canon EOS 80D e lo zoom Canon EF-S 10-22mm f/3.5-4.5 USM. Come filtro ND, abbiamo montato l’S-Pro1 ND3.0 di CameraPlus (da 10 stop), un modello “slim” a prova di vignettatura. Il treppiede a quattro sezioni è un Manfrotto BeFree in alluminio con testa a sfera di serie. È compatto (40 cm ripiegato) e leggero (1,4 kg), l’ideale compagno di viaggio.

Il filtro a densità neutra

Il filtro a densità neutra (da non confondere con il filtro ND graduato) riduce di un determinato numero di stop su tutta l’inquadratura l’intensità della luce che entra dall’obiettivo. Di conseguenza, a parità di sensibilità ISO, contribuisce ad aumentare i tempi dell’esposizione di tanti stop quanti sono quelli assorbiti dal filtro stesso.

Un filtro ND da 1 stop, per esempio, ci permette di raddoppiare il tempo di posa, uno da 2 stop lo quadruplica e così via. Se la lettura di una scena senza filtro a f/16 è pari a 1/30 di secondo, un filtro ND da 3 stop permette di esporre per 1/4 di secondo e un ND 1000 arriva a 30 secondi. Troviamo tutti i valori nella tabella qui sotto.

lunghe esposizioni

Lunghe esposizioni: il treppiede

Come garantire la massima stabilità al nostro treppiede? Quando estendiamo le sezioni delle gambe, partiamo sempre da quelle più grosse, perché supportano meglio il peso della macchina fotografica. Dunque, permettono una stabilità maggiore.

Se i modelli più robusti offrono una buona fermezza anche quando sono allungati alla massima altezza, i cavalletti più economici in questa configurazione possono invece diventare suscettibili alla più lieve vibrazione, per esempio la pressione del pulsante di scatto. A maggior ragione, dunque, è meglio utilizzare questi ultimi estendendo solo le sezioni più solide.

 

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