28 Agosto 2021 di Elisabetta Agrati

Francesco Cito è ospite del Festival internazionale Isole che Parlano con la mostra Wide Gaze (Un ampio sguardo). Diretto da Paolo e Nanni Angeli e giunto alla 25esima edizione, il festival si svolgerà dal 5 al 12 settembre nel nord della Sardegna, tra Palau, Arzachena, Luogosanto e La Maddalena. La mostra, ospitata presso il Centro di Documentazione del Territorio di Palau, è invece in programma dal 10 settembre al 9 ottobre.

Due gli appuntamenti previsti per l’inaugurazione di giovedì 9 settembre. Alle 21 l’apertura ufficiale della mostra (3 turni di 30’ in presenza del fotografo) e alle 22.30 Riflessioni sull’etica di un mestiere, un momento di incontro-racconto con il fotografo che si terrà all’Arena Effetto Notte di Palau.

L’ampio sguardo di Francesco Cito

La mostra riunisce oltre settanta immagini: un viaggio lungo trent’anni, dal 1978 al 2009, che ripercorre la carriera di Francesco Cito, vincitore di due World Press Photo e considerato oggi uno dei più importanti reporter italiani a livello internazionale. Si potranno così ammirare alcuni tra i suoi reportage più importanti accanto a tre focus monotematici: Coma, Palio di Siena e Sardegna.

Francesco Cito

Palio di Siena © Francesco Cito

Il titolo della mostra – Wide Gaze – si riferisce alle ottiche grandangolari con cui il fotografo è solito lavorare e all’ampio arco temporale e tematico coperto dalle immagini. Ma soprattutto alla profondità e alla forza degli scatti, che ci restituiscono lo sguardo di Cito sul mondo. Uno sguardo che spazia tra società, malavita organizzata, guerre e costume.

Il percorso espositivo

Ad aprire l’esposizione sono gli scatti più lontani nel tempo, 1978 e 1979, prevalentemente a colori. Foto di punk e minatori (a Londra e nel Galles), di mattanza di tonni a Favignana. Fino al “miracolo” dello scioglimento del sangue di San Gennaro a Napoli. Città natale di Francesco Cito, Napoli è presente anche in altri scatti, realizzati tra il 1987 e il 1993, che ci raccontano di sfarzosi matrimoni, di corse clandestine di cavalli a Scampia, di criminalità organizzata, del monumentale Palazzo Spagnuolo.

Si prosegue, quindi, con i teatri di guerra che il fotografo ha documentato in prima linea per vari decenni. Dall’Afghanistan (1980), con i ritratti di guerriglieri, alla guerra del Libano. Ancora il conflitto e la questione palestinese e i pozzi petroliferi in fiamme nella guerra del Golfo del 1991.

A chiudere idealmente la sezione, in un gioco di rimandi, una foto dell’Afghanistan (del 1989 ma tristemente attuale) in cui un Mullah mostra il Corano circondato da guerriglieri armati, un’immagine di Peshawar del 2008 con alcuni giovani intenti nello studio del Corano in una Madrassa, e una di Serra San Bruno in Calabria (1989) con un gruppo di frati certosini inginocchiati in preghiera.

Nel mentre un’anziana signora si asciuga su una spiaggia di Rimini, nel 1987, e nello stesso anno, sotto un cielo cupo, uomini magrissimi passeggiano nel cortile del manicomio di Reggio Calabria. Le fotografie di esseri umani lasciano poi spazio al paesaggio e agli animali.

Focus

In mostra anche tre focus monotematici. A partire da Coma (1990-2008): nove scatti in cui Cito, come sempre senza pietismo, fotografa e racconta i giovani e le loro famiglie, accendendo la luce su una situazione diffusa ma che non suscita l’attenzione che meriterebbe.

Immobilità e sospensione sono concetti che vengono, invece, completamente rovesciati nelle tredici immagini del Palio di Siena (1988-1998). Qui passione e fede, umanità e istintività, reale e surreale si susseguono senza soluzione di continuità in immagini particolarmente “dinamiche” e cariche di tensione. ​

Si arriva infine in Sardegna (1989-2003) con fotografie di un’Isola raccontata all’interno, lontano dalla costa. Un’isola di modi e riti arcaici, in cui il cavallo è ancora una presenza importante e in cui a carnevale, nonostante rari angioletti chiari, il colore dominante è il nero.

Francesco Cito

Sedilo, il gregge © Francesco Cito

Francesco Cito

Nato a Napoli nel 1949, si avvicina alla fotografia nel 1972 quando si trasferisce a Londra iniziando a lavorare per un settimanale di musica pop-rock prima e successivamente per The Sunday Times. Negli anni Ottanta è uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato dall’Armata Rossa. È inviato di Epoca sul fronte libanese dove è l’unico fotogiornalista a documentare la caduta del campo profughi di Beddawi.

Nel 1989 è inviato da Il venerdì di Repubblica in Afghanistan, dove racconta la ritirata sovietica. L’anno successivo è in Arabia Saudita per documentare la prima guerra del Golfo. In Italia si occupa spesso di casi di mafia, ma anche di eventi come il Palio di Siena – che gli varrà il primo premio al World Press Photo 1996 – e altri rilevanti aspetti della società contemporanea.

Sue immagini sono apparse su Panorama, Corriere della Sera, Sunday Times Magazine, Observer Magazine, Stern, Zeit Magazine, Figaro Magazine, Life e altri magazine internazionali.

 

Maggiori informazioni: www.isolecheparlano.it

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