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A Parma la prima tappa in Europa della mostra “Giving Power To Young People – 17 Sguardi rivelano Juarez “

© Fernando Hurtado
CUBO Gallery
CUBO, via La Spezia 90, Parma
 DAL 14 OTTOBRE  AL 18  NOVEMBRE 2017
Ingresso Libero

© VicenteSanchez

Un nuovo spazio e un nuovo nome per la Galleria LoppisOpenLab: all’interno del contenitore creativo CUBO, ex magazzino industriale di via Spezia 90 a Parma, il pubblico potrà visitare le nuove stanze della Cubo Gallery dal 14 ottobre.

La riapertura dalle ore 18, in occasione della tredicesima Giornata del Contemporaneo promossa da Amaci (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani),con l’inaugurazione della mostra GIVING POWER TO YOUNG PEOPLE – 17 SGUARDI RIVELANO JUÀREZ, prima tappa in Europa di un progetto internazionale itinerante di grande significato sociale, di cui il ricavato della vendita delle opere sarà devoluto al supporto del progetto a cura di Marc Ibáñez, GuimTió, Marcel Cururella, all’interno dell’iniziativa Guatelli Contemporaneo.


© Fernando Hurtado

Il progetto ha le sue radici in due viaggi che il visual artist Guim Tió ha compiuto nella città di Juàrez nel 2012 e nel 2014. Juàrez, la quinta città più grande del Messico, con 1,3 milioni di abitanti, ha sofferto di un drammatico incremento di attività criminali ed è salita ai primi posti delle città più pericolose al mondo.

Stupito dal contrasto tra la sua percezione della realtà di Juàrez e l’immagine della città proposta dai media, Guim Tió  con Marc Ibañez (fotografo di Barcellona) e Marcel Cururella(pedagogo di Barcellona) – ha dato vita a un progetto che potesse presentare una visione alternativa di Juàrez, attraverso una mediazione artistico pedagogica. Questa iniziativa, della durata di 2 mesi, ha coinvolto 17 giovani provenienti dall’Istituto di Architettura, Design e Arte (IADA) e dal centro CIDESES della città di Juàrez. Attraverso 8 intense settimane di workshop, i partecipanti hanno beneficiato di lezioni teoriche di tecnica fotografica e, attraverso una Ilford in bianco e nero che è stata regalata a ciascuno di loro, hanno potuto osservare l’ambiente e sviluppare un linguaggio estetico personale.

Il risultato è un report fotografico che mostra la città di Juàrez nel presente, vista dagli occhi dei più giovani: nell’idea dei curatori, gli unici che possano offrire una visione alternativa rispetto a quella attuale di una città di confine, così a lungo stigmatizzata. In particolare, il progetto ha coinvolto ragazzi provenienti da situazioni problematiche, con l’obiettivo di offrire loro un’arma potente contro il degrado: il pensiero creativo.

L’arte si fa così mezzo di trasformazione sociale e la fotografia partecipata è occasione di pratica culturale per creare opportunità e uguaglianza. Il metodo adottato nei laboratori ha stimolato sia la consapevolezza critica personale sia la coscienza collettiva dei ragazzi, attraverso un dialogo intenso studenti-docenti, lezioni personalizzate e un costante supporto dal punto di vista tecnico ed emotivo.


© Daniel Morales

Una giuria di fotografi professionisti internazionali ha scelto le due immagini migliori di ogni partecipante: le fotografie sono state esposte all’University Center of The Arts (CUDA) di Juàrez dal 25 al 30 marzo 2017. Il lavoro è stato anche esposto presso UACH (Universidad Autónoma de Chihuahua, México) e UACJ (Universidad Autónoma de Ciudad Juárez) prima di iniziare un viaggio itinerante attraverso l’Europa, di cui la mostra presso la Cubo Gallery è la prima tappa.

La mostra è inserita all’interno del progetto Guatelli Contemporaneo,un nuovo sguardo intorno ad una delle meraviglie del territorio parmense, il Museo Guatelli.
L’approccio pedagogico e artistico del progetto fotografico promosso dai curatori spagnoli, infatti, ben si sposa con la metodologia di Ettore Guatelli, maestro elementare e insolito collezionista di oggetti e di storie. Così come le fotografie dei giovani di Juàrez svelano la realtà dei margini della città attraverso uno sguardo nuovo, l’opera di Guatelli racconta le recondite storie di oggetti umili, “brutti”, ma umanamente eloquenti e significativi.
 
In occasione della mostra sarà attivato un workshop a cura dell’Officina delle Arti Audiovisive del Comune di Parma gestito da Gruppo Scuola coop. soc. in collaborazione con APS On/Off, in collaborazione  con i curatori spagnoli che svilupperanno un laboratorio fotografico con i ragazzi delle scuole superiori di Parma, l’esito finale sarà un’esposizione dei lavori realizzati.
 

Colorno Photo Life 2017

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COLORNO PHOTO LIFE 2017
Il Festival fotografico della Reggia di Colorno
8° edizione dal 3 al 19 novembre 2017
Reggia di Colorno (Parma)


 


Tra le nebbie, i canali e i focolari padani di Colorno, la Reggia di Colorno sarà teatro del ColornoPhotoLife, nato dalla passione del fondatore Gigi Montali e dall’entusiasmo dei volontari del Gruppo fotografico Color’s Light un festival fotografico che si è ormai consacrato come uno dei più
significativi a livello nazionale.

L’evento conferma il mese di novembre come periodo espositivo, per trovare maggiori potenzialità strutturali atte a far crescere in qualità e quantità la propria proposta di cultura fotografica. È una crescita necessaria perché mai come oggi un festival deve essere culturalmente giustificato per trovare concretamente un suo chiaro ruolo tra le numerose manifestazioni fotografiche che si svolgono in Italia.

Questa crescita è resa possibile grazie al patrocinio del Comune di Colorno, della Regione Emila Romagna e della Provincia di Parma che ha concesso la disponibilità degli spazi più prestigiosi della Reggia ed alle ampie e qualificate collaborazioni che, ben coordinate dal volontariato culturale del Gruppo Fotografico Color’s Light e dalla professionalità della cooperativa ANTEA, hanno permesso di conseguire sinergie di particolare efficacia.

ColornoPhotoLife grazie alla sua natura tematica, per questa edizione il tema scelto è il “CAPOLINEA”, si pone dal carattere concettualmente forte e chiaro che, ideato e realizzato in collaborazione con gli organi operativi della FIAF, apre i propri spazi alla fotografia nazionale ma pone particolare attenzione agli autori emiliano romagnoli, infatti per l’edizione 2017 sono stati invitati importanti autori regionali. La proposta si arricchisce inoltre di tante altre proposte espositive distribuite su più sedi (Reggia- Museo MUPAC- Venaria).

Anche quest’anno Colornophotolife si pregia della qualificata collaborazione dello CSAC (Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma), per il settimo anno consecutivo il Festival unisce quindi le forze delle Istituzioni e del Volontariato culturale per dar vita a momenti di viva cultura fotografica con le mostre, i workshop, il Concorso a lettura di Portfolio Maria Luigia e intensi momenti di incontro con autori e protagonisti della fotografia italiana che esporranno, per condivide le loro riflessioni ed esperienze.

Per consultare il programma completo del festival e conoscere gli appuntamenti, clicca qui.

Alla scoperta di Robert Capa

In occasione della mostra di Robert Capa a Parma, in programma a Palazzo Pigorini fino al 15 gennaio 2017, andiamo a scoprire il lavoro del grandissimo fotoreporter di guerra in questa intevista a cura di The Art Of Photography.

Clicca qui per avere maggiori informazioni sulla mostra “Robert Capa in Italia”.

La mostra “Robert Capa in Italia” sbarca a Parma

Venerdì 7 ottobre ha aperto a Palazzo Pigorini la mostra Robert Capa in Italia 1943 – 1944, dedicata al grande fotoreporter di guerra, con immagini che raccontano gli anni della seconda guerra mondiale in Italia.
La mostra, che resterà aperta sino al 15 gennaio 2017, è organizzata e prodotta dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese di Budapest, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Parma, il patrocinio della Regione Emilia Romagna ed il supporto del Lions Club Parma Maria Luigia.
L’esposizione è curata da Beatrix Lengyel e promossa dal Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria, dal Consolato Onorario Ungherese di Bologna, e dall’Associazione Culturale Italia-Ungheria e presenta 78 immagini in bianco e nero scattate da Capa in Italia nel biennio 1943 – 44.


Robert-Capa-in-Italia-Troina-dopo-6-agosto-1943


Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione, Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti: “se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, ha confessato più volte.
In oltre vent’anni di attività ha seguito i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra araboisraeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina.
A settanta anni di distanza, la mostra racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. La serie, composta da 937 fotografie scattate da Capa in 23 paesi di 4 continenti, è una delle tre Master Selection realizzate da Cornell, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo, e da Richard Whelan, biografo di Capa, all’inizio degli anni Novanta e oggi conservate a New York, Tokyo e Budapest. Le serie, identiche tra loro e denominate Master Selection I, II e III, provengono dalla collezione dell’International Center of Photography di New York, dove è conservata l’eredità di Capa.


Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.
Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente lo scrittore John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa: “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.
Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.


Settantotto fotografie per mostrare una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili, vittime di una stessa strage. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà, fermando la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la speranza.
Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: “ Ѐ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.
Accompagna la mostra un catalogo con testi di Beatrix Lengyel, Ilona Stemlerné Balog, Éva Fisli e Luigi Tomassini, bilingue italiano/inglese, di 192 pagine e 80 fotografie. È una coedizione Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo di copertina 35 euro, prezzo speciale in mostra 30€.

ORARI APERTURA e INFO BIGLIETTI:

da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00, chiusa il lunedì
biglietto intero: 8 €   biglietto ridotto 6 € biglietto scuole 4 €
Biglietteria: 0521.218967

press@alinari.it
www.alinari.it

Parma, BAG GALLERY | PAOLO SIMONAZZI. Mantua, Cuba | 9 settembre – 9 ottobre 2016

PARMA

DAL 9 SETTEMBRE AL 9 OTTOBRE 2016 ALLA BAG GALLERY LA MOSTRA

PAOLO SIMONAZZI

MANTUA, CUBA

L’esposizione presenta 21 immagini, frutto di un progetto realizzato dal fotografo reggiano nell’isola caraibica, in collaborazione con lo scrittore Davide Barilli.


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Dal 9 settembre al 9 ottobre 2016, la BAG GALLERY di Parma (Borgo Ronchini 3) ospita la mostra Mantua, Cuba, curata da Andrea Tinterri, organizzata da BAG GALLERY e Zeitgeist Art Exhibit Group, col patrocinio della Fondazione Casa America e in partnership con #AImagazine, che presenta una selezione di 21 fotografie di Paolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961), che fanno parte di un progetto inedito di oltre 40 immagini realizzato nell’isola caraibica, nato dalla collaborazione con lo scrittore Davide Barilli.

Mantua è una piccola città di frontiera, a ovest della capitale L’Avana, che, secondo quanto racconta una leggenda, venne fondata da un gruppo di naviganti italiani – molti sono i cognomi, per lo più genovesi, fra gli abitanti del paese – naufraghi di un brigantino dal nome ‘Mantua’.

Attorno a questo aneddoto, a metà tra il mito e la realtà, si è sviluppato il racconto fotografico di Paolo Simonazzi che ha affrontato l’olvido, ovvero quel sentimento della dimenticanza, fatto di simboli, piccoli totem intimi, interni di case, manifesti, edifici abbandonati, che conservano icone e pitture murarie di un socialismo forse ancora romantico, inserite nel contesto storico attuale in cui Cuba, finito l’embargo economico, sarà costretta ad aprirsi e, necessariamente, a cambiare.

Con i suoi scatti, Simonazzi fissa questo momento di sospensione, tra quello che la storia recente dell’isola ha già tramandato e quello che si deve ancora scrivere, in linea con la sua cifra stilistica che lo ha portato a documentare la poetica dei piccoli mondi, ovvero quella condizione dello spirito che si sperimenta solo vivendo in provincia, non importa se emiliana o cubana.

“Leonard Cohen – afferma lo stesso Simonazzi – sostiene che quando un autore compone una canzone, compone sempre quella canzone. In effetti anche a Mantua ho ritrovato atteggiamenti simili a luoghi distanti nello spazio, che avevo precedentemente fotografato. Ho scoperto i simboli che hanno caratterizzato la cultura e l’educazione di quel paese”.

Mantua, Cuba è un progetto organizzato da BAG GALLERY, un marchio che rappresenta l’impegno nel contemporaneo, in particolare nel mondo della fotografia. Dopo l’anteprima parmigiana, la mostra viaggerà a L’Avana, a novembre, in occasione della Settimana della Cultura Italiana a Cuba.

Accompagna l’esposizione un libro Greta edizioni con un racconto di Davide Barilli e un’introduzione di Andrea Tinterri in forma di intervista con Paolo Simonazzi

Note biografiche

Paolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961) divide la propria vita tra l’attività di medico e quella di fotografo, a cui si dedica con passione.

Nel 2016 espone presso la Collezione Maramotti, all’interno dell’XI edizione del festival di Fotografia Europea, dedicato alla via Emilia. Il progetto che propone, So near, so far, è un’ originale rilettura dei suoi progetti principali che guardano alla propria terra d’origine con uno sguardo complice, affettuoso ed ironico al tempo stesso.

Nel 2015 presenta a Torino, in occasione di The Other Art Fair, Torino, il progetto inedito Icons of Liscio, afferente alle icone del ballo liscio in Emilia-Romagna. Nel 2015 espone a Rimini (Museo della Città) Cose ritrovate, mostra realizzata e presentata nel 2014 per la IX edizione di Fotografia Europea: un viaggio visionario ispirato ai testi letterari di Ermanno Cavazzoni e di Raffaello Baldini (cat. Marsilio, 2014). Il progetto Bell’Italia (cat. Silvana Editoriale, 2014), presentato in anteprima a Fotografia Europea 2011, è successivamente approdato a Sydney, Melbourne (2012) e Tokyo (2014). Dal 2006 al 2010 si è dedicato a Mondo Piccolo, un lavoro alla riscoperta delle terre care a Guareschi, luoghi dell’anima più che della geografia (cat. Umberto Allemandi, 2010), con tappe in varie città italiane. Tra la Via Emilia e il West (cat. Baldini Castoldi Dalai, 2007) è il titolo della mostra esposta a Villa delle Rose – MAMbo, Bologna (2007), e a seguire in altre sedi italiane e straniere tra cui New York e San Francisco. Nel 2006 si è avvicinato al tema del disagio sociale con il progetto La casa degli angeli, presentata alla I edizione di Fotografia Europea e successivamente alla VI edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma (2007). Circo Bidone, uno dei suoi primi progetti fotografici, racconta di un piccolo circo sopravvissuto all’epoca della multimedialità e degli effetti speciali (cat. Zoolibri, 2003, con prefazione di Moni Ovadia).

 

Davide Barilli, nato a Parma nel 1959, ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti. Diversi suoi libri sono ambientati a Cuba, come Le cere di Baracoa (Mursia, 2009), La nascita del Che (Aragno, 2014) e Carte d’Avana (Fedelo’s, 2010), rispettivamente secondi ai premi Fabriano (2010) e Chiara (2014) e vincitore del premio  Microeditoria per la narrativa (Chiari, 2011). Assiduo frequentatore dell’isola caraibica,  ha presentato i suoi libri e tenuto conferenze alla Feria internazionale del libro, Uneac (Unione scrittori e artisti cubani), Flex (Università di lingue straniere), Fondazione Guillen, biblioteca Villena, Casa Garibaldi, ex Union latina, sede della sezione avanera della Dante Alighieri, partecipando a numerose edizioni della Settimana della Lingua italiana. Recentemente ha curato l’antologia Gli amanti del secondo piano che raccoglie racconti di alcuni fra i più importanti narratori cubani di oggi come Alberto Guerra, Marcial Gala e Emerio Medina. Da oltre 25 anni lavora come giornalista  nella redazione della Gazzetta di Parma, occupandosi di cronache e della pagina culturale.


Informazioni:

BAG GALLERY PARMA

Borgo Ronchini 3

43121 Parma

T +39 338.1404626

bag.gallery.parma@gmail.com

www.bag-gallery.com

Esplorazioni dell’archivio. Le fotografie della Via Emilia | CSAC, Parma, 7 maggio – 2 ottobre 2016

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Università degli Studi di Parma
in collaborazione con Fotografia Europea

presenta

ESPLORAZIONI DELL’ARCHIVIO

Fotografie della Via Emilia

7 maggio – 2 ottobre 2016
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 – Parma

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Dal 7 maggio al 2 ottobre 2016 nella suggestiva cornice dell’Abbazia di Valserena, a pochi chilometri da Parma, CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma propone la mostra Esplorazioni dell’archivio. Fotografie della Via Emilia. L’esposizione, curata da Paolo Barbaro e Claudia Cavatorta, è inserita all’interno dell’edizione 2016 di Fotografia Europea dal titolo La via Emilia. Strade, viaggi, confini, in programma a Reggio Emilia dal 6 maggio al 10 luglio.

Esplorazioni dell’archivio. Fotografie della Via Emilia parte da un’indagine nello straordinario archivio d9 milioni di immagini fotografiche custodito dallo CSAC, collegandosi idealmente al progetto Esplorazioni sulla via Emilia, che esattamente trent’anni fa, nel 1986, vide protagonisti Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Nino Criscenti, Vittore Fossati, Omar Galliani, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Klaus Kinold, Claude Nori, Cuchi White, Manfred Willmann: un’impresa di descrizione articolata e multidisciplinare che, attraverso contributi letterari e scientifici, rappresentò un riferimento importante per le successive riflessioni sul paesaggio.

Lo CSAC ha avuto un ruolo importante nell’elaborazione del modello di racconto di Esplorazioni della Via Emilia, e ancora prima – nel 1984 – alla realizzazione del Viaggio in Italia coordinato da Luigi Ghirri, il quale allora era membro del Comitato Esecutivo della Sezione Fotografia CSAC, contribuendo a partire dalla prima metà degli anni Settanta a raccogliere fotografie storiche per le sue raccolte. Ghirri inoltre teneva a Parma corsi di Storia della Fotografia, così come Giovanni Chiaramonte e Mario Cresci, su invito di Arturo Carlo Quintavalle. Un intenso rapporto con l’istituzione universitaria lo ebbero anche Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Guido Guidi, Vincenzo Castella, Cuchi White, esposti a cura dello CSAC a più riprese, dall’esposizione nel contesto della Biennale d’Arte di Venezia del 1993, Muri di carta, alla più recente I Mille scatti per una storia d’Italia (2012).
Questi autori, tra coloro che hanno maggiormente caratterizzato e influenzato la fotografia dell’ultimo quarto del secolo scorso, saranno presenti in mostra attraverso una serie di monografie minime.

In dialogo e in antitesi a queste monografie, la Sala delle Colonne ospiterà un nucleo di fotografie dell’Ottocento degli studi Alinari, Brogi e Poppi, che documentano il paesaggio emiliano postunitario e in cui l’identità nazionale è costruita attraverso iconografie di architetture e monumenti isolati dal contesto. La presenza di questo nucleo di fotografie è fondamentale per intendere la ricerca concettuale che autori come Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Mario Cresci, Guido Guidi, Olivo Barbieri portarono avanti a metà degli anni Ottanta del secolo scorso, in un momento in cui appariva urgente rendere visibile l’ordinario e l’anti-monumentale anche in contrapposizione alla tradizione classica della veduta canonica ottocentesca. Non è un caso che l’acquisizione da parte dello CSAC di molte di queste fotografie siano state suggerite tra gli anni Settanta e gli Ottanta proprio da alcuni di questi autori.Un secondo nucleo di fotografie del Novecento, anch’esse tratte dall’archivio CSAC, comprende le fotografie dell’Atelier Vasari di Roma, eseguite per l’ANAS tra il 1946 e il 1948 per documentare la ricostruzione delle strade emiliane, e le narrazioni di viaggio scattate dal milanese Bruno Stefani per illustrare i volumi del Touring Club Italiano tra il 1935 e il 1960, che restituiscono le sequenze e gli scorci del paesaggio attraverso una composizione di textures e volumi. A queste si aggiungono gli scatti del parmigiano Bruno Vaghi che gioca tra ripresa aerea e immagine commerciale di committenza, mentre l’Atelier Villani sceglie il grande formato per ritrarre l’industria nazionale, dalla Mostra dell’Agricoltura del 1935 alla ricostruzione da parte degli enti di istruzione e assistenza. La fotografia sportiva di Publifoto mostra infine un differente uso degli spazi e dei paesaggi della Via Emilia.
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Durante il periodo della mostra si articolerà negli spazi dell’Abbazia una serie di incontri che approfondiranno il tema dell’esposizione mettendo a confronto esperienze di segno diverso di scrittori, fotografi, archivisti, scienziati, geografi e linguisti.
Le conferenze si apriranno apriranno sabato 21 maggio con la lezione magistrale di Giovanni Chiaramonte, uno dei protagonisti dell’impresa storica Esplorazioni sulla via Emilia e figura da sempre legata alle vicende dello CSAC. A seguire, nelle settimane successive, è stata già confermata la presenza dell’artista Franco Guerzoni, del fotografo e storico della fotografia Mario Cresci, di Roberta Valtorta, responsabile del Museo della Fotografia di Cinisello Balsamo, di Silvia Paoli, responsabile dell’Archivio Fotografico del Castello Sforzesco di Milano, di Giulio Iacoli, docente di Letterature comparate, del neuroscienziato Vittorio Gallese, dello scrittore Ermanno Cavazzoni, di Davide Papotti, esperto di geografia letteraria, di Tania Rossetto, esperta di cartografia e Cristina Casero, docente di storia della fotografia.

Nella Sala Polivalente verrà inoltre proposta l’esposizione Habitare la via Emilia. Presenze e luoghi di rifondazione insediativa, coordinata da Carlo Quintelli e dedicata al pubblico paesaggio, esito di una ricerca che riflette, attraverso un rilievo topo-fotografico puntuale, su struttura e componenti del divenire della strada consolare quale strumento di continua rigenerazione dell’insediamento antropico emiliano.
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Lo CSAC –  Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fondato nel 1968 da Carlo Arturo Quintavalle e situato nell’Abbazia cistercense di Valserena, raccoglie e conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte (oltre 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni), Fotografia (con oltre 300 fondi e più di 9 milioni di immagini), Media (7.000 bozzetti di manifesti, 2.000 manifesti cinematografici,  11.000 disegni di satira e fumetto e 3.000 disegni per illustrazione), Progetto (1.500.000 disegni, 800 maquettes, 2000 oggetti e circa 70.000 pezzi tra figurini, disegni, schizzi, abiti e riviste di Moda) e Spettacolo (100 film originali, 4.000 video-tape e numerosi apparecchi cinematografici antichi).

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1
Orari: da martedì a venerdì 10 – 15; sabato e domenica 10 – 20.
Biglietto ridotto a fronte della presentazione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea
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