La gestione del colore #6: i colori noti

Quando elaboriamo un’immagine, i colori noti possono essere alleati preziosi. LAmbassador EIZO Marco Olivotto ci spiega perché…

Quando apriamo un’immagine in Adobe Camera Raw e la esploriamo con lo strumento Bilanciamento bianco, per impostazioni di default i valori RGB dell’area analizzata appaiono sotto l’istogramma in alto a destra. Cliccando con il tasto destro nella finestra dell’istogramma, compare un menu che permette di impostare la lettura del colore in Lab. Selezionando questa opzione, i valori cromatici vengono tradotti da RGB in Lab. La stessa procedura si applica in Lightroom. In Photoshop, invece, sono richiesti due passaggi. Il primo consiste nel modificare la modalità di lettura dello strumento Contagocce da Punto campione a Media 5×5. Questa impostazione legge i valori sotto lo strumento Contagocce non più pixel per pixel, ma calcolando una media su una piccola area quadrata di venticinque pixel complessivi, e ha lo scopo di rendere più semplici e omogenee le letture. Per cambiare l’impostazione, basta selezionare lo strumento Contagocce e operare sulla voce denominata Campione nel menu contestuale presente nella parte alta della finestra. Inoltre, nel pannello Info (reperibile nel menu Finestra alla voce Info), si deve impostare la parte destra in modo che i valori vengano letti in Lab. Di default, è previsto che a sinistra venga letto il colore reale dell’immagine (ossia, RGB se la stessa è RGB, CMYK se la stessa è CMYK e via dicendo), mentre a destra è impostato Colore CMYK. Cliccando sul triangolino visibile sotto il contagocce nel pannello si aprono le varie opzioni da cui si può selezionare la voce Colore Lab.

Un breve ripasso su Lab
Abbiamo descritto approfonditamente il significato delle coordinate Lab nelle scorse lezioni, ma vale la pena di ricordare che “L” (chiarezza) misura quanto un colore sia chiaro o scuro, e varia tra un minimo di 0 e un massimo di 100. A numeri elevati corrispondono colori chiari, a numeri piccoli colori scuri. Il valore di “a” rende conto della tendenza di un colore verso il verde (valori di a negativi) o verso il magenta (valori di a positivi). Il valore di “b”, analogamente, rivela se un colore sia virato verso il blu (valori di b negativi) o verso il giallo (valori di b positivi)La condizione di neutralità è definita da valori di a e b uguali a zero: ossia, colori che non tendono verso nessuna tinta. Nel caso di a e b, i valori sono compresi tra un minimo di -128 e un massimo di 127, e per comodità si evita di scrivere il segno meno inserendo, invece, i numeri negativi tra parentesi. Un valore pari a 35, pertanto, risulta positivo; ma se scriviamo (35) intendiamo lo stesso valore in negativo, ossia -35.

Figura 1 – L’immagine originale con i tessuti di cinque diversi colori.

Nella figura 1 possiamo chiaramente identificare il colore dei cinque tessuti riprodotti. Partendo dall’alto a sinistra e procedendo in senso orario, li chiameremo blu, giallo, verde, rosa e rosso. Il verde è particolare: non assomiglia al verde che comunemente vediamo quando osserviamo le foglie di un albero o l’erba; il rosa, invece, è di fatto un magenta chiaro.

Figura 2 – La lettura “Lab” degli stessi colori, con i valori rilevati con Photoshop.

In figura 2 i foulard sono stati sostituiti da aree piatte riempite con il colore medio dei singoli tessuti, al fine di eliminare le variazioni. Il tessuto blu misura in media 31L (2)a (38)b: non è particolarmente chiaro (L = 31), ha una leggerissima tendenza al verde (a = -2) e una marcata tendenza al blu (b = -38). Con la stessa logica, possiamo dire che il tessuto giallo (72L 4a 73b) è più chiaro (L = 72), ha una piccola tendenza al magenta e una tendenza molto forte al giallo. Il tessuto verde (70L (35)a 2b) è quasi altrettanto chiaro del tessuto giallo, ma ha (come ci aspettiamo) a < 0 e una leggerissima deviazione verso il giallo (b > 0, ma solo di due unità). Il rosa (64L 28a 5b) è un magenta quasi puro (a è significativo e positivo, b è piccolo) con una tendenza al giallo (b è positivo). Il rosso è il colore che c’interessa di più, perché è l’unico della serie in cui i canali a e b lavorano realmente in tandem. Le coordinate sono 42L 62a 29b e denotano un colore di chiarezza intermedia, con una seria predominanza di magenta ma anche un contributo non trascurabile da parte del giallo. Questo dimostra che le tinte che si discostano dai primari puri di Lab (verde, magenta, blu, giallo) si possono sintetizzare per mezzo di combinazioni degli stessi.

I colori noti: l’incarnato

Abbiamo già scoperto che il tono dell’incarnato rispetta sempre certe regole. In particolare: a > 0, b > 0, b >=a. L’ultima relazione significa “b maggiore o uguale ad a”, ma vale la pena di analizzarle tutte e tre. Quando affermiamo che il colore della pelle tende al magenta e al giallo, stiamo implicitamente affermando che la carnagione umana non tende né al verde (perché avrebbe a < 0), né al blu (perché avrebbe b < 0). Naturalmente pensiamo al colore della pelle non truccata, e di solito l’analisi riguarda un incarnato ben illuminato e in condizioni normali: affermare che queste relazioni siano valide per un volto ritratto sott’acqua in una piscina, ad esempio, sarebbe azzardato… Il tono dell’incarnato è un cosiddetto “colore noto”: ossia, ricade in un’area cromatica che non possiamo definire con assoluta precisione, ma che impone vincoli piuttosto stretti su quelli che sono i colori possibili e i colori impossibili in naturaEsistono diverse categorie di oggetti che sono caratterizzate da colori noti: ad esempio la vegetazione, il cielo, il suolo. Si tratta di soggetti estremamente comuni in fotografia, anche quando non sono quelli principali.

I colori impossibili

Figura 3 – Basta una rapida occhiata a questa foto per capire che qualcosa non va… Chi ha mai visto cieli così gialli e alberi lilla alzi la mano!

La figura 3 non appare naturale a nessuno: anche se alcuni colori sono “corretti” (l’asfalto è grigio, le nuvole appaiono molto vicine al bianco), la maggior parte dei colori sono falsati. Non siamo abituati a vedere cieli giallastri e vegetazione viola: il nostro sistema visivo ci avverte subito del fatto che qualcosa non quadra. La fotografia originale, infatti, è visibile in figura 4: non abbiamo a priori obiezioni da muovere ai colori, perché il cielo è blu e la vegetazione è verde, come sappiamo dall’esperienza di ogni giorno.

Figura 4 – Nell’immagine originale tutto è in ordine e il nostro sistema visivo percepisce la scena come la “normalità”.

Fermo restando che ogni regola ammette eccezioni (il cielo è blu, ma non all’alba o al tramonto, e “blu” non significa nulla di preciso perché abbiamo visto sia cieli color cobalto che cieli di un azzurro così tenue da apparire quasi bianco), i colori noti sono semplicemente categorie di colori che si trovano molto comunemente in certi soggettiLa regola esistente per l’incarnato si trasla molto facilmente ad altri contesti, e questo ci permette di valutare molto rapidamente se i colori di una determinata fotografia siano ammissibili o meno.

La vegetazione: tanti tipi di verde

Nel caso della vegetazione, ad esempio, il fatto che essa sia verde impone che sia a < 0, a meno che non pensiamo a foglie autunnali così ingiallite da tendere all’arancione (che avrebbe una componente magenta, ovvero a > 0). Il verde vegetale, però, ha una componente gialla molto marcata (b > 0), perché una componente blu (b < 0) lo sposterebbe decisamente verso il colore ciano. La regola pertanto è che la vegetazione sia caratterizzata da a < 0 e b > 0. Esaminando numerose fotografie possiamo ulteriormente raffinare il tiro: esiste, come per l’incarnato, anche una relazione tra a e b. Dal momento che a è negativo, dobbiamo considerare il suo valore privato del segno, e lo indicheremo con il simbolo |a| (che indica il cosiddetto valore assoluto, senza segno): la relazione, si scopre, è che di norma nella vegetazione b è compreso tra |a| e il suo triplo, ovvero |3a|. In pratica: |a| <= b <= |3a|.

Figura 5 – I valori Lab possono variare ampiamente con la vegetazione, ma seguendo un determinato trend.

La fotografia di figura 5 non è stata processata con alcuna tecnica particolare. Le aree cerchiate presentano delle variabilità, ma i valori riportati sono tipici di ciascuna area. Notiamo che non esistono particolari vincoli sul valore di L, che può essere alto o basso a seconda del fatto che osserviamo un verde chiaro o scuro. a e b, però, sono sempre legati dalla relazione enunciata sopra. Gli alberi a sinistra, ad esempio, sono caratterizzati da un verde assimilabile a 45L (14)a 34b. La regola è verificata: il valore di a è negativo (“la vegetazione è verde”), il valore di b è positivo (“la vegetazione tende al giallo”), e se applichiamo la regola vediamo che b dovrebbe essere compreso tra 14 e il triplo di questo stesso valore, ovvero 42. Il valore è 34 ed è ammissibile. È facile verificare che lo stesso vale anche negli altri casi.

Il cielo: la tavolozza cambia

Nel caso del cielo, partiamo dal presupposto che esso sia blu: b < 0. Il valore di a può essere sia positivo che negativo, ma è caratterizzato dal fatto di non essere mai troppo elevato in valore assoluto. Mentre b può assumere quasi qualsiasi valore (purché minore di zero), a di solito è compreso tra -6 e 3. Questo significa che il cielo può virare verso il ciano grazie a una componente verde (a < 0) o verso il viola grazie a una componente magenta (a > 0), ma non troppo. In figura 5 il cielo nella parte superiore ha un valore dell’ordine di 71L (2)a (30)b, e obbedisce a questa regola. In figura 6 il cielo è stato modificato fino a fargli assumere un valore pari a 83L (21)a (12)b: è di gran lunga troppo ciano, perché il valore negativo di a è troppo basso. Allo stesso modo, in figura 7, il cielo appare evidentemente viola perché il suo valore è pari a 65L 17a (39)b, con un valore positivo di a troppo elevato.

Figure 6 e 7

Il suolo: si rispettano le regole dell’incarnato

Nel caso del suolo, la regola è identica a quella dell’incarnato: terra, sabbia e rocce sono di solito tendenti al magenta e al giallo, e più gialle che magenta. La differenza è che i valori di a e b possono essere assai più piccoli (vicini a zero nel caso di rocce quasi neutre) e più grandi che nel caso della pelle. Un valore come 50L 30a 40b, per esempio, è un arancione intenso, e non sarebbe appropriato per la carnagione umana, ma è del tutto credibile in certi tipi di terreno. Vale anche la pena di considerare che in certi casi le rocce presentano concrezioni che tendono effettivamente al verde o al blu, e quindi valori negativi di a e b non sono necessariamente del tutto fuori luogo, ma il marrone chiaro della sabbia, il bruno scuro della terra dei campi, la terra rossa dei campi da tennis necessariamente ricadono nella regola enunciata.

Le cinque regole

Le regole, quindi diventano attualmente cinque, e si possono schematizzare nella tabella seguente, in cui il valore di L viene ignorato perché non influenza il colore inteso come tinta e saturazione.

La lettura del colore apre uno scenario inedito: è possibile valutare non tanto se un colore sconosciuto sia corretto, ma soprattutto se sia ammissibile – ovvero non sia impossibile in natura. Se un colore noto ricade nell’area definita dalle regole, è certamente ammissibile; se questo non accade possiamo concludere che esiste una dominante, che il colore è di per sé impossibile o semplicemente decidere che è necessario approfondire l’analisi per capire nel contesto la causa l’anomalia. L’occhio si fa spesso ingannare da vari fattori, ma i numeri non mentono, e la lettura del colore basata sui colori noti è un’arma assai potente valido nella valutazione di qualsiasi immagine.

 

Chi è Marco Olivotto

Classe 1965, si laurea in fisica, ma lavora per anni come tecnico del suono e produttore musicale. Appassionato di fotografia fin da bambino, si avvicina presto alle tecniche digitali. La svolta avviene nel 2007, quando scopre i libri di Dan Margulis, padre della correzione del colore in Photoshop. Inizia a trasportare le tecniche apprese nella realizzazione grafica delle sue produzioni, fino a che nel 2011 inizia a insegnare gli stessi argomenti dopo avere seguito due corsi di teoria del colore applicata (base e avanzato) con lo stesso Margulis. Pubblica oltre 50 ore di videocorsi sulla materia con Teacher-in-a-Box, scrive a lungo per riviste specializzate, insegna in corsi post-diploma e universitari. Diventa speaker ufficiale per FESPA in diverse fiere internazionali e tiene corsi e workshop in Italia e Svizzera in diverse scuole (LABA, ILAS) e organizzazioni private. Ha collaborato in veste di consulente e formatore con realtà come Canon, Durst, Mondadori, Yoox, Angelini, Calzedonia, FCP Grandi Opere e altre. Si occupa di post-produzione fotografica e prestampa per diverse realtà editoriali. Nel 2016, la casa madre giapponese di EIZO lo ha nominato Ambassador nel primo gruppo di esperti formatosi attorno al marchiomarcoolivotto.com


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