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Fotografi come bracconieri: utilizzo di esche vive per scatti perfetti

All’interno del Parco Agricolo Nord Est, in Provincia di Monza e Brianza, una scena paurosa: un topo bianco vivo, inchiodato per la coda al tronco di un albero. La scena è stata preparata da un fotografo per richiamare i rapaci da fotografare.
Comportamenti del genere non sono accettabili. Il topolino è morto di stenti dopo una notte trascorsa al gelo inchiodato all’albero”. Ha detto al Giornale di Monza il presidente del Parco Massimo Merati. il fotografo, sedicente naturalistico, ha preparato la scena nella spasmodica ricerca dello scatto perfetto. A rimetterci un animale innocente.
Riteniamo sia un atto di estrema crudeltà e barbarie. Essere fotografi naturalisti significa amare e rispettare la natura e la fauna e nessuna motivazione può giustificare un atto simile. Il nostro compito è di salvaguardare e tutelare ogni forma di vita, anche quella di piccoli animali indifesi, come i topolini bianchi. Troviamo assurdo che si possa arrivare a tanto solo per scattare una fotografia e auspichiamo che le forze dell’ordine individuino quanto prima il responsabile”.Commentano i responsabili del Movimento Animalista Monza e Brianza.

 

Immagine via giornaledimonza.it