Solarised Portrait (thought to be Meret Oppenheim), Paris, 1932 © Lee Miller Archives

Lee Miller, Man Ray e la tecnica della solarizzazione

«La personalità di un fotografo, il suo approccio sono molto più importanti delle sue qualità tecniche», Lee Miller

Palazzo Pallavicini ospita la prima personale italiana dedicata a Lee Miller, celebre modella lanciata da Vogue nel 1927 che scelse – dopo essere stata immortalata dai più importanti fotografi dell’epoca, Edward Steichen, George Hoyningen-Huene, Arnold Genthe – di passare dall’altra parte dell’obiettivo. La mostra, curata da ONO arte contemporanea, si compone di centouno immagini che ripercorrono l’intera carriera dell’artista: divenuta un’affermata ritrattista e fotografa di moda, Lee Miller si confronta anche con la fotografia di reportage e a Londra, durante la guerra, documenta gli incessanti bombardamenti sulla città. Collaboratrice del fotografo David E. Scherman per le riviste Life e Time, fu l’unica fotografa donna a seguire gli Alleati durante il D-Day, immortalando la liberazione di Parigi, i combattimenti in Lussemburgo e in Alsazia, la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald e l’ingresso negli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera, dove realizzerà uno dei suoi scatti più famosi, l’autoritratto nella vasca da bagno del Führer. Fondamentale l’incontro con Man Ray, con cui instaurerà un duraturo sodalizio artistico che assieme li porterà a sviluppare la tecnica della solarizzazione: a questo corpus appartengono le celebri Nude bent forward, Condom e Tanja Ramm under a bell jar, opere presenti in mostra, accanto ad altri celebri scatti che mostrano appieno come il percorso artistico di Lee Miller sia stato non solo autonomo, ma tecnicamente maturo e concettualmente sofisticato. 


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