fotografia europea
Diptych 119, 2016, David Jiménez, Courtesy VEGAP

Fotografia Europea: la parola a Diane Dufour

Prende il via il 21 maggio a Reggio Emilia Fotografia Europea, con un’edizione dedicata alla fantasia e ai sognatori.

Dopo la pausa forzata che ha portato alla cancellazione della passata edizione, Fotografia Europea 2021 riprende da un verso di Gianni Rodari Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori! L’intento è sottolineare l’importanza della fantasia, nella sua accezione creativa, nel generare significati e visioni.

Fotografia Europea si interroga, dunque, sul ruolo delle immagini e della cultura visuale in questo particolare momento, ponendo l’attenzione sulla loro natura complessa e sfaccettata che ne rende difficoltosa qualsiasi definizione univoca. Ma è proprio grazie a queste caratteristiche di indeterminatezza, provvisorietà, ambiguità e complessità che le immagini costituiscono una buona base di partenza per aiutarci a ripensare il mondo in cui viviamo. Fotografia Europea si apre quindi a tutti quei progetti capaci di attivare risposte, generare dubbi e sollevare domande.

Fotografi o sognatori?

Ricchissimo il programma, come ha sottolineato in conferenza stampa il direttore artistico Walter Guadagnini. Più di venti i progetti che animeranno diversi spazi di Reggio Emilia e le piazze cittadine. Rimandiamo a questo articolo per una panoramica di questa edizione del festival.

Oggi vogliamo approfondire le mostre organizzate ai Chiostri di San Pietro. Lo faremo attraverso le parole di Diane Dufour che, con Tim Clark, ha affiancato Walter Guadagnini alla direzione artistica. «Fotografia Europea è un sogno proiettato al futuro. Ci sono momenti in cui l’atto di fotografare la realtà, una realtà così complessa, ambigua, sfocata, sembra quasi essere impossibile. Vediamo degli indizi, dei segni. Flaubert diceva dei frammenti che si distaccano dalla superficie del mondo. E poi dall’altra parte c’è questo mondo fatto di disperazione, con l’impossibilità di avere delle certezze, delle sicurezze, con la vita che sfugge. Tra questi due estremi si colloca il fotografo, che cerca di inventarsi un modo per rappresentare la realtà. I fotografi che sono stati selezionati per essere esposti nello spazio magnifico dei Chiostri di San Pietro hanno un po’ tutti cercato di affrontare questo enigma, di renderlo attraverso la loro fotografia. Dandone un’immagine inedita, mai vista, in linea con la visione di questo festival che parla di sogno».

Fotografia Europea: le mostre ai Chiostri di San Pietro

Diane Dufour sottolinea come, nella scelta dei fotografi, si sia cercato un equilibrio tra figure più conosciute e giovani talenti. Selezionando artisti provenienti da diverse parti del mondo e con differenti sensibilità fotografiche.

Tra i progetti esposti ai Chiostri di San Pietro quello dei fotografi Piergiorgio Casotti ed Emanuele Brutti, INDEX G. Il progetto nasce dal complesso lavoro realizzato dai due fotografi a St. Louis, una delle città con maggiori problemi di razzismo negli USA. Il titolo fa, infatti, riferimento all’indice Gini, misura statistica di disuguaglianza, utilizzata anche per misurare la segregazione residenziale.

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Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti, INDEX G, 2018 © Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti

«Invece di affrontare frontalmente questa situazione», spiega Diane Dufour, «i fotografi si sono concentrati su un viale, Delmar Boulevard, che divide letteralmente la città. Divide delle comunità che, a parte i metri di distanza, si ritrovano ad avere diverse aspettative di vita, diversi livelli di povertà, di istruzione. Non hanno scelto di affrontare il progetto in maniera documentaria. Hanno ripreso delle viste deserte della città, con ritratti in bianco e nero di grande impatto scattati alla comunità afroamericana».

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Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti, INDEX G, 2018 © Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti

Il sogno del re del Marocco

Altro progetto è quello di Yasmina Benabderrahmane, che è tornata nel suo Paese natale, il Marocco, dopo quattordici anni. «Yasmina ha voluto condurre un’inchiesta sul sogno del re del Marocco, che ha deciso di costruire nella Valle di Bouregreg, poco distante da Rabat, un nuovo centro culturale che include un teatro, un museo, un anfiteatro. Un progetto faraonico che è stato commissionato all’architetta di fama mondiale Zaha Hadid. Il sogno del re del Marocco era quello di proiettare il proprio Paese verso una nuova modernità. Al tempo stesso il progetto mostra anche una certa rottura con il passato».

«L’installazione che Yasmina ha realizzato nello specifico per i Chiostri di San Pietro mette a confronto lo smisurato silenzio di questo progetto del re con i gesti rituali della nonna, che andranno prima o poi a perdersi». In un confronto tra il Marocco di ieri e quello di oggi.

Il nemico immaginato

In The Tower Series, il fotografo di Belfast Donovan Wylie immortale le cosiddette torri di controllo create dall’esercito britannico e poste lungo il confine irlandese, «in quel periodo che viene definito, con un eufemismo, di disordini». Le torri sono state in seguito smantellate per essere ricostruite in Afghanistan e anni dopo, nuovamente smantellate dai canadesi, sono state utilizzate nell’Artico come stazioni radar.

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Donovan Wylie, Lab 1, Labrador, Canada, 2013. From The Tower Series

Ogni volta, Wylie le ha fotografate, «mettendo in evidenza come lo stesso strumento serva a sorvegliare anche in luoghi diversi lo stesso nemico, un nemico che può essere reale o immaginario. Un po’ come nel deserto dei tartari, queste torri rappresentano la nostra paura per l’Altro, chiunque sia questo Altro».

Tra memoria e immaginazione

Diane Dufour racconta poi il progetto di Lebohang Kganye, giovanissima fotografa sudafricana. «Quello che ha fatto la fotografa è stato ascoltare storie locali, narrate da persone che vivevano nei vari villaggi. Il suo interesse principale erano le discrepanze, le differenze che si riscontrano nei racconti di uno stesso evento. In questo modo, in ogni narrazione, vengono a crearsi come degli strati in cui si intersecano sia la memoria individuale sia la memoria collettiva».

«In che modo questo lavoro si ricollega alla dimensione del sogno? Considerando che il fatto storico ha sempre una buona parte di soggettività, di immaginazione, di messa in scena, di ideale che un gruppo proietta nella sua memoria. Lontana da essere una storia scolpita nel marmo, ogni narrazione è in realtà un mosaico costruito attraverso le varie esperienze».

I fotografi Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian espongono L’Isola, risultato della committenza conferita lo scorso anno da Fotografia Europea. Noémie Goudal presenta Tellurisin cui fa convivere geografie reali e teoriche, creando uno spazio tra la realtà fisica e la sua rappresentazione mentale.

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Halfstory #1360214, Raymond Meeks, Courtesy Casemore Kirkeby

Con Aura David Jiménez gioca con i limiti della percezione. Raymond Meeks, con il progetto Halfstory Halflife, realizzato alle cascate delle Catskill Mountains di New York, indaga l’amicizia e la giovinezza. Nelle sale al piano terra, infine, è esposta Universo Dentro. Mostra personale di Sophie Whettnall, mette in evidenza l’uso peculiare da parte dell’artista del medium fotografico, mezzo di archiviazione e fonte di ispirazione.

Come visitare Fotografia Europea

Le regole imposta dall’emergenza sanitaria sono in continua evoluzione. Consigliamo, dunque, di visitare il sito di Fotografia Europea. Qui si possono trovare tutte le informazioni aggiornate relative a orari di apertura, necessità di prenotazione degli ingressi, costi dei biglietti, eventi in programma.


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