27 Settembre 2021 di Redazione

Sentiamo sempre più spesso parlare di sensori full-frame. Ma di cosa si tratta esattamente? E perché abbandonare i sensori più piccoli a favore di quelli più grandi? Scopriamolo in questa nuova rubrica!

Da APS-C a full-frame: introduzione

Quasi tutte le reflex e le mirrorless montano sensori più o meno delle stesse dimensioni di un fotogramma delle pellicole in formato “APS-C” (Advanced Photo System-C, 25,1×16,7 mm). Una full-frame, invece, ha un sensore dalle dimensioni pari a quelle di un fotogramma della più comune pellicola 35 mm: 36×24 mm. Un sensore full-frame, quindi, ha un’area 2,5 volte più grande di quella di un sensore APS-C.

full-frame

A parità di obiettivo, una fotocamera con sensore “tagliato” produce un angolo di campo più ristretto rispetto a una full-frame.

E le dimensioni contano! I sensori più grandi possono accogliere più pixel, per immagini più dettagliate. Per esempio, il sensore full-frame della Canon EOS 5DS conta circa 50,6 milioni di pixel effettivi. E produce immagini da 8.688×5.792 pixel (che si traducono in stampe ad alta risoluzione da 74×49 cm!).

Una simile abbondanza di pixel permette di apportare ritagli anche importanti all’immagine, per migliorare la composizione in post-produzione. E di avere comunque file di dimensioni più che servibili.

Non tutte le fotocamere full-frame, però, surclassano le APS-C in termini di risoluzione. Con i suoi 20,8 MP, l’ammiraglia full-frame di Nikon, la D5, ha quasi gli stessi pixel dell’ammiraglia APS-C, la D500, che vanta 20,9 MP. Nonostante la differenza di dimensioni del sensore, le due fotocamere producono immagini della stessa dimensione.

Pixel più grandi

La principale differenza tra corpi macchina full-frame e APS-C con una risoluzione simile è la dimensione dei pixel. I pixel del sensore full-frame sono più grandi. Di conseguenza, sono più efficienti nella cattura della luce. Producono immagini più pulite e di qualità superiore a livelli ISO alti.

La differenza salta all’occhio quando scattiamo di notte, o in luce ridotta. O ancora quando alziamo la sensibilità ISO per ottenere tempi di scatto molto veloci e congelare un’azione.

Altri vantaggi delle full-frame

Ci sono poi altre ragioni, di ordine sia tecnico sia creativo, per considerare il passaggio a un corpo macchina full-frame. Per esempio, è più semplice sfruttare gli effetti di profondità di campo ridotta. E ottenere immagini con una migliore sfocatura.

Anche se ovviamente è possibile limitare la profondità di campo anche con un corpo macchina APS-C, la facilità con cui è possibile farlo su full-frame è uno dei fattori che contribuiscono a definire l’estetica stessa delle full-frame. È un aspetto amato tanto dai fotografi quanto dai videomaker che puntano a un effetto “cinematografico”. Inoltre, il parco ottiche full-frame offre più scelta. Per quanto il mercato non sia certo povero di opzioni, le full-frame accedono anche al vasto terreno degli obiettivi dei tempi della pellicola.

La compatibilità è un aspetto da considerare se stiamo pensando di passare a full-frame da un corpo macchina APS-C. I nostri attuali obiettivi potrebbero non essere compatibili con il nuovo corpo macchina, perché l’immagine che proiettano potrebbe non coprire tutta la superficie del sensore (ci sono fotocamere che risolvono il problema con una modalità “crop”).

Qualche svantaggio

Il full-frame non è per tutti. I corpi macchina tendono a essere più grandi e costosi e spesso sono più lenti nella frequenza di scatto continuo, per via della grande quantità di dati da processare.

Anche gli obiettivi per full-frame sono più pesanti e, tutto sommato, è proprio improbabile che perderemo mai uno scatto per via di un sensore dalle misure più ridotte. Una full-frame però assicura più opzioni e un po’ più di flessibilità, anche in termini di post-produzione.

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