Il mondo sommerso: foto perfette… se sai come farle

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Il mondo sommerso e le foto perfette

A cura della redazione

Se fino a qualche anno fa le foto subacquee, sempre spettacolari, erano appannaggio solo di alcuni professionisti, ora le cose sono cambiate: scattare immagini sotto la superficie del mare, a patto che sia pulito e ricco di fauna marina, è un’operazione alla portata di tutti. Ancora una volta dobbiamo dire grazie alla rivoluzione digitale, che ha abbattuto i costi e, allo stesso tempo, migliorato sensibilmente la qualità e l’affidabilità delle fotocamere. Sono molti i modelli di macchine fotografiche impermeabili e, come vedremo, esiste comunque la possibilità di proteggere la propria fotocamera con una scafandratura. Se non disponiamo né dell’una, né dell’altra, ma soprattutto non pensiamo di ripetere l’esperienza della foto subacquea, possiamo sempre acquistare una “usa e getta” stagna a pellicola: se ne trovano ancora, nelle località turistiche; sono racchiuse in custodie di plastica rigida a tenuta d’acqua. Una precisazione: per scattare foto in profondità occorre essere dei provetti sub, con tanto di brevetto d’immersione. Detto questo, immersioni più abbordabili o superficiali, come lo snorkeling, possono comunque procacciare un buon “pescato” di fdi foto, con soggetti altrettanto interessanti.

Gli errori da non fare

  • Sembra ovvio, ma non lo è: non fidarsi della tenuta stagna della propria fotocamera e farle fare un bagnetto, anche se per pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua. I danni ai circuiti sarebbero irreparabili. Bisogna usare necessariamente macchine “waterproof”, a prova d’acqua, dove obiettivo, vano batteria, vano scheda di memoria, pulsante di scatto, pulsanti per i vari comandi, hanno guarnizioni a tenuta.
  • Se usate il flash incorporato, che funziona frontalmente, otterrete un effetto nebbia, dovuto alle particelle in sospensione nell’acqua. Meglio un flash esterno, o faretti a luce continua.
  • L’acqua riduce l’angolo di campo degli obiettivi del 25 per cento, a causa della rifrazione ottica. Via le mani dallo zoom
  • Sistemiamo la fotocamera all’interno della custodia in modo che l’asse dell’obiettivo coincida perfettamente con l’asse di curvatura dell’oblò, per evitare distorsioni ottiche.

I consigli

  1. È raro, sott’acqua, poter fare una panoramica oltre i dieci metri di distanza. Di solito le distanze utili vanno dai pochi centimetri della ripresa macro ai tre o quattro metri, al massimo. Da qui la necessità di usare le focali grandangolari.
  2. Se stiamo facendo snorkeling, non dovremo cercare i pesci. Saranno loro a cercare noi. La tecnica migliore per riprenderli è rimanere fermi, immobili. Se il display della fotocamera è poco visibile, per colpa della maschera, tenete l’inquadratura larga: un bel gruppo di pesci colorati è sempre apprezzato.
  3. Spesso serve il flash, quindi la custodia che usate deve possedere l’attacco per quello esterno. Sott’acqua, se si vogliono i colori reali, non si può fare a meno d’illuminare il soggetto.
  4. Se si fotografa dal basso verso l’alto, il pelo dell’acqua appare come una superficie specchiata che riflette molto la luce e causa sottoesposizioni. Al contrario, riprendendo dall’alto verso il basso, un fondale scuro causerà sovraesposizione se ci si fida ciecamente dell’automatismo. È buona norma quindi eseguire alcuni scatti di prova nelle situazioni più frequenti in cui si fotografa in modo da trovare i valori di sovra/ sottoesposizione da correggere.
  5. Ai fini della resa ottica dell’obiettivo è importante la forma dell’oblò della custodia. In quelle di minor prezzo è una semplice lastra di perspex dalle facce piane e parallele. Nelle custodie per le reflex c’è invece la possibilità di sostituire l’oblò normale con un oblò sferico: sfrutta al massimo la potenzialità del grandangolare spinto ed evita fastidiose vignettature ai bordi dell’immagine. Quando possibile, questo tipo di oblò è da preferire.

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