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Martin Parr

Le spiagge trash del fotografo Martin Parr al Museo Revoltella di Trieste

1999 © Martin Parr Magnum Photos

È record di visitatori nella prima settimana di apertura per Life’s a Beach l’imperdibile mostra di Martin Parr inaugurata Domenica 27 ottobre 2019 al Civico Museo Revoltella di Trieste alla presenza dell’Assessore alla Cultura Giorgio Rossi e della direttrice del Servizio Musei e Biblioteche dott.ssa Laura Carlini Fanfogna. La mostra, visitabile fino al 6 gennaio 2020 è curata da Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte del Comune di Triesta. È stata realizzata dal Comune di Trieste in collaborazione e in concomitanza con il festival fotografico Trieste Photo Days 2019 e con la prestigiosa agenzia Magnum Photos, di cui Parr, membro dal 1994, è stato Presidente dal 2013 al 2017.
Life’s a Beach

Martin Parr: il fotografo documentarista britannico per vocazione e passione

Dissacrante come il titolo che ha scelto per la sua mostra (Life’s a Beach, la vita è una spiaggia) Parr aveva mostrato il proprio spirito accogliendo il pubblico dell’inaugurazione triestina come si conviene ad un’anti-Photostar: camicia a quadri, blue jeans e calze a righe nei sandali aperti. Quell’uomo dinoccolato e semplice, mischiato alla folla, che aveva attirato l’attenzione per la sua mancanza di rigore durante la cerimonia d’apertura era proprio l’ospite d’onore. Ma le fotografie della mostra, il titolo e i molti selfie cui si è prestato rappresentano interamente il senso della fotografia di Martin Parr. Il fotografo documentarista britannico, come lui stesso si definisce, per vocazione e passione, ci propone un viaggio esplorativo, caratterizzato da tecniche diverse, ma sostenuto da un unico desiderio: carpire e capire ciò che accade nel nostro mondo impregnato di cultura consumistica, progressivamente consumato dall’imbarazzante perdita del buon gusto e del senso del limite. Il paesaggio sociale è il palese oggetto del suo desiderio fotografico. Allo specchio è l’opulenta società occidentale, con i suoi tic, cliché, e stereotipi. Questa volta l’attenzione di Martin Parr cade sulle spiagge: la mostra documenta la ricerca antropologica del fotografo inglese nei confronti di un’umanità colta nel momento in cui ha la guardia abbassata. La spiaggia è una costante nella fotografia di Parr. La sua carriera internazionale – infatti – è stata lanciata proprio dal suo noto libro del 1986, The Last Resort (titolo che suona più o meno come “l’ultima spiaggia”), che ritraeva la decadenza delle spiagge di New Brighton, località turistica vicino a Liverpool.
Le spiagge come metafora della decadenza occidentale. L’interesse specifico di Parr per le spiagge nasce da una precisa circostanza geografica: sul suolo del Regno Unito è impossibile trovarsi a più di 120 chilometri di distanza dal mare. Con un tale sviluppo costiero, non sorprende il fatto che in Gran Bretagna le foto in spiaggia rappresentino una tradizione ben radicata. Sulle spiagge britanniche le persone si rilassano, si sentono sé stesse e fanno sfoggio di tutti quei segnali del comportamento vagamente eccentrico che viene associato agli abitanti di quel paese. Se negli Stati Uniti vi è una tradizione consolidata di street photography, nel Regno Unito c’è… la spiaggia.
Da diversi decenni, perciò, le fotografie di Martin Parr documentano tutti gli aspetti di questa tradizione, con primi piani di bagnanti intenti a prendere la tintarella, ma anche immagini che raccontano i tuffi in mare o l’immancabile picnic. Negli anni, l’ossessione di Parr si è estesa al resto del mondo. In questa nuova collezione troviamo fotografie scattate anche in paesi lontani quali Cina, Argentina e Tailandia. Pubblicato nel 2012 in occasione di una mostra presentata per la prima volta al Lyon Photo Festival, il libro da cui è tratta la mostra rivela l’impegno di Parr nei confronti del suo soggetto preferito, in cui le assurdità e bizzarrie dei comportamenti nazional-popolari si fondono perfettamente. Ci diletteremo nel vedere come i vari paesi dell’America Latina presentino un senso della moda da spiaggia completamente differente, dai costumi succinti del Brasile alle riserve naturali del Messico, fino al momento dell’infuso chiamato “mate” che si beve in Uruguay. Non poteva mancare l’attenzione all’aspetto commerciale, dal momento che la spiaggia è da sempre uno dei luoghi dove si può trovare in vendita praticamente qualsiasi cosa, dai servizi di un “pulitore di orecchie” a Goa, India, al pesce grigliato in Cile, ma anche gli spaghetti precotti in Cina. In questa Mostra e nell’omonimo libro o nell’ultimo ( Beach Therapy del 2018), Parr dà il meglio di sé, confermando i cliché, sorprendendoci con immagini che catturano istanti di assurdità, ma sempre traendo godimento dai rituali e dalle tradizioni che si associano alla vita da spiaggia in giro per il mondo.

Life ‘s a Beach,
Mostra fotografica personale di Martin Parr a cura di Claudia Colecchia
Fino al 6 gennaio 2020
Civico Museo Revoltella, Trieste 

Case history: in esterni con Martin Parr

Martin Parr/Magnum Photos

Martin Parr è uno storiografo del nostro tempo. A fronte del sempre crescente numero di immagini che intasano ogni media, le sue opere ci offrono l’opportunità di vedere il mondo dalla sua personale prospettiva. Svaghi, consumi e comunicazione sono i temi principali esplorati da Parr per decenni, nel corso di viaggi in tutto il mondo. La sua Gran Bretagna è un altro argomento cruciale. In cinquant’anni di carriera, Parr ha costruito un immenso archivio e documentato la vita contemporanea britannica, producendo diversi volumi fotografici, come il fondamentale The Last Resort. Per The Art of Street Photography, Parr si muove tra due classici eventi britannici: una fiera agricola del Somerset e il Chelsea
Flower Show di Londra. Parr partecipa regolarmente a eventi del genere e dice che non se ne stanca mai perché, per lui, «dove ci sono persone, ci sono fotografie». Sulla base della sua considerevole esperienza, l’autore offre preziosi consigli per fotografia e post-produzione.

Martin Parr: consigli di scatto e strategie di elaborazione

«Il tasso di fallimento è altissimo, continuate a scattare anche i disastri». Parr spiega che, per arrivare a un’ottima immagine, può essere necessario scattarne un mucchio da cestinare. Anche per uno come Parr, con incredibili esperienza e competenza, è un buon risultato ottenere appena due o tre scatti validi da una sessione. «La teoria è che più scattate, più chance avete di vedere emergere una buona immagine, quindi continuate a fotografare qualsiasi cosa, anche i disastri». «Volete che ogni elemento funzioni». In un’immagine i dettagli sono “tutto” e solo quando tutti gli elementi lavorano per noi la fotografia ha davvero successo. Quando Parr seleziona i suoi scatti, esclude tutti quelli che, malgrado la presenza di alcuni ingredienti forti, non rispettano questa tesi. Ogni passaggio, dalla composizione alla tecnica, deve funzionare e puntare in una stessa direzione: offrire un istante di gioia, interesse o rivelazione.  La post-produzione di Parr comprende diversi passaggi chiave. Inizia con una “generosa” prima selezione degli scatti di ogni sessione, a schermo. Queste prime scelte vengono poi stampate per una seconda cernita, più spietata, che riduce a una manciata le immagini che trasmettono l’essenza dell’evento. «Preferisco eseguire la selezione finale in stampa anziché a video perché, se ci sono due o tre immagini dello stesso soggetto, posso studiarle insieme per capire quale funzioni meglio. Inoltre, credo sia un modo più impietoso di osservare un’immagine, perché permette di vedere davvero come rende». «È importante essere severi con se stessi. Magari avete passato la giornata riprendendo un evento per strada, e pensate di averlo catturato bene, ma in realtà i risultati possono essere meno forti di quanto sperate. Succede a tutti: siate onesti con voi stessi e non lasciate che il ricordo dell’impegno che ci avete messo offuschi la vostra capacità di giudizio».

 

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Martin Parr: da outsider della fotografia a celebre e acclamato documentarista

Martin Parr era considerato un outsider del mondo della fotografia e i suoi lavori hanno a lungo diviso critici e colleghi. Alcuni ne apprezzavano lo sguardo personalissimo e umoristico sulla vita contemporanea, altri lo consideravano uno snob intellettuale con molta puzza sotto il naso. Parr ha continuato a crescere e produrre e oggi, dopo una carriera quarantennale, è uno dei più popolari fotografi documentaristi in attività. Cosa ha innescato la sua passione per la fotografia?
Nato a Epsom, Surrey, nel 1952, Parr ha cominciato a scattare all’inizio dell’adolescenza. Era incoraggiato dal nonno, George, fotografo dilettante. Parr ha poi studiato fotografia al Manchester Polytechnic nel 1970-73. Dopo gli studi ha cominciato a lavorare come freelance, sostenendosi con l’insegnamento.

Intervista a Martin Parr

Ha sempre lavorato a colori?
No: le sue prime opere, raccolte in libri (tra cui Bad Weather, del 1982), erano in bianco e nero. Ha iniziato a scattare a colori nel 1984 e da allora ha sviluppato uno stile molto personale, contraddistinto dai colori saturi, ottenuti con un flash ad anello.

Quale libro ha segnato l’affermazione di Parr come fotografo?
The Last Resort, del 1986: era uno studio dei villeggianti nelle decadenti località turistiche costiere intorno a New Brighton. È una splendida raccolta di immagini caustiche e ironiche, come famiglie raccolte alle fermate dell’autobus accanto a tracimanti cestini della spazzatura o folle di persone in coda per il fish-and-chips. Oggi è considerato una pietra miliare di quel periodo.

Quali sono i suoi altri titoli importanti?
Parr ha pubblicato oltre cento libri di fotografia. Tra quelli fondamentali citiamo Small World (1995), sul turismo globale, Common Sense (1999), sul consumismo, e Think of England (2000), uno sguardo satirico sull’Inghilterra e l’“inglesità”.

Come mai c’è stata opposizione al suo ingresso in Magnum?
Quando ha fatto richiesta di ammissione, nel 1994, il suo lavoro divideva i membri. Il fotogiornalista Philip Jones Griffiths era fermamente contrario all’ammissione di Parr, che descrisse come “il preciso avversario di tutto ciò in cui credo e, spero, in cui Magnum ancora crede”. Parr è riuscito a farsi nominare membro con un margine di un solo voto, ma dal 2014 al 2017 è stato presidente dell’agenzia.

E di recente cosa sta facendo?
Poco più di un anno fa ha inaugurato la Martin Parr Foundation di Bristol. Ospita il suo archivio e una crescente collezione di fotografi britannici e irlandesi, oltre a organizzare eventi e mostre.

Martin Parr: ora celebre e acclamato documentarista, in passato outsider della fotografia

Martin Parr/Magnum Photos
Martin Parr/Magnum Photos

MARTIN PARR

Martin Parr era considerato un outsider del mondo della fotografia e i suoi lavori hanno a lungo diviso critici e colleghi. Alcuni ne apprezzavano lo sguardo personalissimo e umoristico sulla vita contemporanea, altri lo consideravano uno snob intellettuale con molta puzza sotto il naso. Parr ha continuato a crescere e produrre e oggi, dopo una carriera quarantennale, è uno dei più popolari fotografi documentaristi in attività. Cosa ha innescato la sua passione per la fotografia?
Nato a Epsom, Surrey, nel 1952, Parr ha cominciato a scattare all’inizio dell’adolescenza. Era incoraggiato dal nonno, George, fotografo dilettante. Parr ha poi studiato fotografia al Manchester Polytechnic nel 1970-73. Dopo gli studi ha cominciato a lavorare come freelance, sostenendosi con l’insegnamento.

Ha sempre lavorato a colori?
No: le sue prime opere, raccolte in libri (tra cui Bad Weather, del 1982), erano in bianco e nero. Ha iniziato a scattare a colori nel 1984 e da allora ha sviluppato uno stile molto personale, contraddistinto dai colori saturi, ottenuti con un flash ad anello.

Quale libro ha segnato l’affermazione di Parr come fotografo?
The Last Resort, del 1986: era uno studio dei villeggianti nelle decadenti località turistiche costiere intorno a New Brighton. È una splendida raccolta di immagini caustiche e ironiche, come famiglie raccolte alle fermate dell’autobus accanto a tracimanti cestini della spazzatura o folle di persone in coda per il fish-and-chips. Oggi è considerato una pietra miliare di quel periodo.

Quali sono i suoi altri titoli importanti?
Parr ha pubblicato oltre cento libri di fotografia. Tra quelli fondamentali citiamo Small World (1995), sul turismo globale, Common Sense (1999), sul consumismo, e Think of England (2000), uno sguardo satirico sull’Inghilterra e l’“inglesità”.

Come mai c’è stata opposizione al suo ingresso in Magnum?
Quando ha fatto richiesta di ammissione, nel 1994, il suo lavoro divideva i membri. Il fotogiornalista Philip Jones Griffiths era fermamente contrario all’ammissione di Parr, che descrisse come “il preciso avversario di tutto ciò in cui credo e, spero, in cui Magnum ancora crede”. Parr è riuscito a farsi nominare membro con un margine di un solo voto, ma dal 2014 al 2017 è stato presidente dell’agenzia.

E di recente cosa sta facendo?
Poco più di un anno fa ha inaugurato la Martin Parr Foundation di Bristol. Ospita il suo archivio e una crescente collezione di fotografi britannici e irlandesi, oltre a organizzare eventi e mostre.

26 ottobre: Maki Galimberti e Denis Curti alla Villa Reale di Monza


In occasione di Sony World Photography Awards & Martin Parr, la Mostra, fino al 29 ottobre presso Villa Reale di Monza, con le fotografie vincitrici e finaliste dell’edizione 2017 dell’omonimo concorso fotografico internazionale, Sony propone delle serate a tema «Conversazione sulla fotografia», un ciclo di incontri aperti al pubblico a cura di fotografi professionisti di rilievo internazionale, diversi per esperienza, stile e interessi.

Gli appuntamenti si terranno al giovedì, dalle 20 alle 22,a Villa Reale peril periodo di durata della mostra e affronteranno temi diversi legati al mondo della fotografia e al mestiere di fotografo, sia dal punto di vista culturale sia tecnico.


26 ottobre con Maki Galimberti e Denis Curti

Fotografare le celebrità

Maki Galimberti ci porta nel dietro le quinte degli shooting fotografici che vedono come protagoniste le celebrità del nostro tempo. Grazie alla sua esperienza, Galimberti racconta cosa vuol dire curare la copertina di un magazine e una campagna pubblicitaria, il tutto dovendo gestire le aspettative editoriali e quelle dei soggetti che vengono fotografati.

Chi parteciperà alle serate, avrà la possibilità di visitare la Mostra nei giorni successivi con un biglietto ridotto.

Per ulteriori dettagli su Sony World Photography Awards, la Mostra consultare il seguente link.

In occasione della Mostra Sony World Photography Awards & Martin Parr, Sony organizza alcune serate a tema «Conversazione sulla fotografia»

In occasione di Sony World Photography Awards & Martin Parr, la Mostra, in programma dall’8 settembre al 29 ottobre presso Villa Reale di Monza, con le fotografie vincitrici e finaliste dell’edizione 2017 dell’omonimo concorso fotografico internazionale, Sony propone delle serate a tema «Conversazione sulla fotografia», un ciclo di incontri aperti al pubblico a cura di fotografi professionisti di rilievo internazionale, diversi per esperienza, stile e interessi.

Gli appuntamenti si terranno al giovedì, dalle 20 alle 22 ,a Villa Reale per il periodo di durata della mostra e affronteranno temi diversi legati al mondo della fotografia e al mestiere di fotografo, sia dal punto di vista culturale sia tecnico.



28 settembre con Davide Monteleone

La fotografia documentaria

Davide Monteleone racconta la sua esperienza di fotografo e documentarista, soffermandosi sul suo ultimo libro “The April Theses” in cui ripercorre l’epico viaggio, nell’aprile 19017, di Vladimir Lenin dal suo esilio di Zurigo a San Pietroburgo per prendere le redini delle sommosse che porteranno, pochi mesi dopo, alla Rivoluzione Bolshevica e sconvolgeranno la storia della Russia e del mondo intero.

5 ottobre con Amedeo Novelli

Fotografia sociale

La fotografia di reportage è uno strumento importante per realizzare progetti che mirano, oltre che alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su temi di interesse sociale, anche al recupero di persone che si trovano, per diverse ragioni, in un momento di difficoltà. La serata sarà l’occasione per presentare sia le attività già realizzate in Italia e all’estero, sia i progetti in corso di realizzazione, come quello che partirà ad ottobre con i ragazzi del liceo sportivo di Amatrice, a circa un anno di distanza dal sisma che ha colpito la cittadina laziale. La serata vedrà la partecipazione di Amedeo Novelli e Gulio Di Meo, direttore responsabile e presidente di Witness Journal.

12 ottobre con Alfredo D’Amato

Fotografia d’attualità, i requisiti del fotoreporter

Tatto, empatia, condivisione son alcune delle caratteristiche che contraddistinguono il fotografo di reportage. Alfredo D’Amato ci invita a conoscere da vicino la vita di rifugiati e migranti nell’ hotspot di Chios in attesa di finire le procedure di richiesta di asilo.

26 ottobre con Maki Galimberti

Fotografare le celebrità

Maki Galimberti ci porta nel dietro le quinte degli shooting fotografici che vedono come protagoniste le celebrità del nostro tempo. Grazie alla sua esperienza, Galimberti racconta cosa vuol dire curare la copertina di un magazine e una campagna pubblicitaria, il tutto dovendo gestire le aspettative editoriali e quelle dei soggetti che vengono fotografati.


Chi parteciperà alle serate, avrà la possibilità di visitare la Mostra nei giorni successivi con un biglietto ridotto.

Per ulteriori dettagli su Sony World Photography Awards, la Mostra consultare il seguente link.

A Monza la mostra Sony World Photography Awards

Torna in Italia Sony World Photography Awards, la Mostra – Dall’8 settembre alla Villa Reale di Monza

Dall’8 settembre al 29 ottobre 2017, Sony espone alla Villa Reale di Monza le fotografie vincitrici e finaliste del più grande concorso fotografico al mondo.



In mostra la serie “Whiteout” del fotografo belga Frederik Buyckx, proclamato Fotografo dell’Anno, e gli scatti, in versione digitale, del britannico Martin Parr, insignito del premio Outstanding Contribution to Photography.

Tra gli italiani, Alessio Romenzi è il vincitore assoluto del concorso Professionisti nella categoria Attualità, mentre Alice Cannara Malan, Diego Mayon e Lorenzo Maccotta si sono aggiudicati il terzo posto rispettivamente per le categorie Vita quotidiana, Architettura e Storia contemporanea

Dopo il successo del 2016, per il secondo anno Sony porta in Italia la mostra dei prestigiosi Sony World Photography Awards, il più grande concorso fotografico al mondo.

Giunti alla decima edizione, i Sony World Photography Awards 2017 hanno accolto oltre 227.000 candidature da 183 Paesi, confermandosi tra le competizioni più amate, attese e seguite a livello internazionale, sia per i professionisti della fotografia sia per gli appassionati e i giovani studenti.

Lungo il percorso espositivo, allestito al Secondo Piano Nobile, fotografie di paesaggio si alterneranno a immagini che documentano gli eventi di oggi e che raccontano storie di luoghi e persone da ogni parte del mondo. Tante e diverse sono infatti le interpretazioni delle tematiche proposte e ricca la varietà dei soggetti degli scatti esposti, ognuno dei quali va osservato nella sua unicità e nell’inedito messaggio che comunica.

Tra i vincitori, gli italiani sono riusciti a distinguersi anche quest’anno, conquistando importanti vittorie. Particolare interesse ha suscitato il reportage sulla guerra in Libia “We are taking no prisoners” di Alessio Romenzi (vincitore del concorso Professionisti nella categoria Attualità), premiato per l’intensità con cui ritrae uno degli eventi più drammatici del nostro tempo.

In mostra, anche la serie “My (m)other” di Alice Cannara Malan, che riflette sulle dinamiche più intime e personali dei rapporti familiari, “Athens Studio” di Diego Mayon, una raccolta di immagini architettoniche dei bordelli di Atene e “Live chat studio industry” di Lorenzo Maccotta, che ritrae modelli e modelle che lavorano nell’industria delle webcam per adulti in Romania.

Inoltre, fiore all’occhiello di questa seconda edizione italiana è l’esposizione degli scatti, in versione digitale, del fotografo documentarista britannico Martin Parr che, nel corso della sua lunga carriera, si è dedicato ai temi del tempo libero, del consumismo e della comunicazione, riflettendo sul dramma nella quotidianità.

Lo scorso aprile, dopo l’assegnazione dei premi, la mostra dei Sony World Photography Awards 2017 è stata ospitata presso la Somerset House di Londra.

Dal 1° giugno sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2018 dei Sony World Photography Awards. Approfondimenti su www.worldphoto.org


Info mostra
Sony World Photography Awards
Villa Reale di Monza, Viale Brianza, 1 – Monza

Appartamenti Principe di Napoli e Duchessa di Genova – Secondo Piano Nobile

Orari: Da martedì a domenica: 10.00-19.00 – Venerdì: 10.00-22.00 – Lunedì Chiuso
info@villarealedimonza.it
T. 039.5783427

Trionfo italiano ai Sony World Photography Awards 2017

Alessio Romenzi - "We are taking no prisoners" Libia, Sirte: i combattenti delle forze libiche affiliate al governo di Tripoli camminano sotto il gigantesco lampadario abbattuto della sala conferenze nel complesso congressuale di Ouagadougou il 14 luglio 2016.

La giuria dei Sony World Photography Awards, della quale faceva parte Denis Curti, direttore de Il Fotografo, ha proclamato l’italiano Alessio Romenzi vincitore 2017 della sezione Professionisti nella categoria Attualità.
Altri tre fotografi italiani sono stati premiati nella sezione Professionisti: Alice Cannara Malan, terzo posto, categoria Vita Quotidiana; Diego Mayon, terzo posto, categoria Architettura, e Lorenzo Maccotta, terzo posto, Storia contemporanea.
I Sony World Photography Awards 2017 hanno ricevuto oltre 227.000 candidature provenienti da 183 paesi. Il successo dei fotografi italiani è stato annunciato nel corso dell’elegante gala di premiazione che si è svolto ieri sera a Londra al quale hanno partecipato giornalisti ed esperti internazionali.
Alessio Romenzi, ha conquistato il primo premio con la serie  “We are taking no prisoners”, un insieme di scatti che documentano tutto il dramma della guerra in Libia e il brutale stato in cui versa la città di Sirte. Dopo sette mesi di combattimenti, con settecento morti e oltre tremila feriti tra le file dell’esercito libico, Sirte è stata finalmente dichiarata libera.


 “L’offensiva per liberare Sirte è stata lanciata a maggio. I soldati libici erano per lo più civili, senza alcun addestramento militare – commenta Romenzi.

Alessio Romenzi, vincitore 2017 della sezione Professionisti nella categoria Attualità.

Oggi Sirte è una città fantasma. Nessuno sa con esattezza quanti militanti dell’ISIS ci fossero nella città prima dell’offensiva, né quanti di loro siano stati uccisi. Ma quello che è certo è che i soldati libici non hanno fatto prigionieri e oggi a Sirte ci sono decine e decine di cadaveri seppelliti sotto le macerie”. Tra i membri della giuria, Russ O’Connell, Picture Editor di The Sunday Times Magazine , ha detto dell’opera: “Tra tutte le fotografie di guerra visionate nell’ambito del concorso, queste sono di gran lunga le più intense. Romenzi è un fotografo

che ha deciso di mettere a rischio la propria persona, mischiandosi alle forze che hanno lanciato l’offensiva”.

 

Alice Cannara Malan, premiata con il 3° Posto Categoria Vita Quotidiana, Concorso Professionisti ha conseguito un Master in Fotografia e Design all’Università Elisava di Barcellona e oggi lavora a Milano, raccontando storie attraverso i suoi scatti. La serie “My (m)other” è una riflessione personale sui rapporti familiari, tesa a catturare le dinamiche tipiche delle famiglie.
Diego Mayon, 3° posto Categoria Architettura è un fotografo indipendente che vive a Milano occupandosi di vari incarichi professionali e di progetti documentaristici personali. Ha conseguito un Master in Fotografia alla NABA. La sua serie “Athens Studio” è un’affascinante raccolta di immagini architettoniche dei bordelli di Atene, Grecia, dove la prostituzione è legale. Le autorità greche hanno di recente deciso di rendere attuativa una legge del 1999, che impone ai bordelli la richiesta di un permesso per poter operare.

Denis Curti, sul palco dei Sony World Photography Awards 2017.

Tra le diverse tipologie previste, i bordelli denominati Studio sono quelli di fascia alta, più discreti, puliti e ordinati.
Lorenzo Maccotta, 3° Posto Categoria Storia Contemporanea, ha iniziato la propria attività occupandosi principalmente di tematiche contemporanee e fotografia documentaristica. I suoi progetti personali sono stati esposti presso musei, gallerie e festival europee.

La serie “Live chat studio industry” ritrae modelli e modelle che lavorano nell’industria delle webcam per adulti in Romania, nazione afflitta da uno dei tassi di disoccupazione più alti della UE e ora diventata indiscussa capitale mondiale delle attività webcam in studio.Le opere vincitrici, finaliste e meritevoli di menzione sono esposte alla mostra dei Sony World Photography Awards & Martin Parr – Edizione 2017 ,

che si inaugura oggi presso la Somerset House di Londra e che sarà visitabile fino al 7 maggio.

Martin Parr riceve il premio SWPA Outstanding Contribution to Photography 2017.

La mostra ospiterà anche una personale del fotografo britannico Martin Parr, che durante la cerimonia di inaugurazione dei SWPA 2017 ha ricevuto il premio Outstanding Contribution to Photography. La mostra dopo Londra inizierà un tour mondiale che toccherà anche l’Italia. Prodotta dalla World Photography Organisation, l’edizione 2017 segna il decimo anniversario dei Sony World Photography Awards e una collaborazione ormai decennale con il suo principale sponsor, Sony. Ogni anno il concorso riconosce e premia il meglio della fotografia contemporanea degli ultimi 12 mesi.

Martin Parr insieme ai giornalisti italiani al gala SWPA 2017.

I vincitori delle categorie Professionisti 2017, oltre ad Alessio Romenzi sono: Architettura – Dongni (Cina); Concettuale – Sabine Cattaneo (Svizzera); Storia contemporanea – Tasneem Alsultan (Arabia Saudita); Vita quotidiana – Sandra Hoyn (Germania); Paesaggio – Frederik Buyckx (Belgio); Natura – Will Burrard-Lucas (Regno Unito); Ritratto – George Mayer (Russia); Sport – Yuan Peng (Cina); Natura morta – Henry Agudelo (Colombia).

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I finalisti dei Sony WPA 2017 selezionati fra 227.596 immagini

Giulia Piermartiri Edoardo Delille Professional Portraiture

I Sony World Photography Awards rappresentano una tra le più grandi competizioni fotografiche a livello mondiale. Il concorso raccoglie e premia le migliori opere di fotografia contemporanea dello scorso anno, presentate per ognuno dei quattro concorsi del contest. Come sempre, prodotta dalla World Photography Organisation, l’edizione 2017 segna il decimo anniversario della competizione e una collaborazione decennale con il suo principale sponsor, Sony.

“Quest’anno i Sony World Photography Awards hanno raggiunto una dimensione davvero globale, non ho mai visto scatti di una varietà e un’eterogeneità simili – ha dichiarato Zelda Cheatle, Presidente della giuria Professionisti. “In occasione del decimo anniversario, posso affermare con certezza che i Sony World Photography Awards e l’arte della fotografia stanno riscuotendo un grande successo”. Oggi sono stati annunciati i nomi dei dieci fotografi finalisti e le cinquanta menzioni speciali di tutte le categorie. I partecipanti hanno inviato 227.596 immagini per i concorsi Professionisti, Open e Giovani segnando con un forte aumento di candidati provenienti dall’Asia e Sud-est asiatico, tra cui Cina (90%), Myanmar (183%), Vietnam (108%), Filippine (71%) e Hong Kong (73%).
“Gli scatti finalisti dei Sony World Photography Awards, la maggior parte dei quali provenienti da Italia (22), Regno Unito (18), Germania (17), Cina (14) e Russia (11), rappresentano il meglio della fotografia contemporanea dello scorso anno e mostrano una straordinaria varietà di generi, stili e soggetti, confermando l’appeal internazionale del concorso e la sua esclusiva capacità di riunire le migliori immagini scattate da fotografi provenienti da ogni angolo del pianeta, per una dimensione davvero globale. E tra i fotografi meritevoli di citazione si annoverano altri 11 Paesi”, ha aggiunto Zelda Cheatle.
I finalisti dei concorsi Professionisti, Open, Giovani (in aumento del 56% come numero di candidati rispetto al 2016)  e Student Focus hanno impressionato i giudici per la solida narrativa e il linguaggio visivo di forte impatto che accompagnano i soggetti delle loro opere. L’elenco completo dei fotografi finalisti è visionabile sul sito www.worldphoto.org
La giuria convocata dalla World Photography Organisation è formata da esponenti della cultura internazionale e comprende: Zelda Cheatle Presidente di giuria e curatrice; Aida Muluneh, fondatrice/direttrice, Addis Foto Fest; Allegra Cordero di Montezemolo, curatrice e responsabile mostre, Centro de la Imagen; Denis Curti, curatore e direttore de Il Fotografo; Russ O’Connell, Picture Editor The Sunday Times Magazine e Françoise Callier, Program Director di Angkor Photo Festival & Workshops. Le giurie dei concorsi Open e Giovani erano presiedute da Damien Demolder, fotografo e giornalista, mentre il concorso Student Focus è stato giudicato da Andrea Kurland, caporedattore di Huck, Dan Rubin, fotografo e direttore artistico  e Jennifer Shaw, fondatrice e direttrice creativa, PhotoNOLA.

Commentando l’elenco dei finalisti di quest’anno, Scott Gray, CEO, World Photography Organisation, ha dichiarato: “Quest’anno, più che in passato, i candidati ai Sony World Photography Awards hanno dato prova di una grande integrità e di un approccio equilibrato. Sono stati presentati alla giuria meravigliosi capolavori di arte fotografica, non semplici scatti, e sono estasiato nel constatare che i nostri giudici hanno scelto di premiare l’abilità pura, l’interpretazione fotografica e l’audacia del fotografo, anziché il semplice soggetto fotografico. In dieci anni di storia, i Sony World Photography Awards hanno celebrato i fotografi e la fotografia; ora ci auguriamo di garantire che la fotografia abbia una piattaforma globale e venga riconosciuta come il mezzo dinamico, eccitante e accessibile che è”.

Martin Parr

Andrea Kurland, giudice della categoria Student Focus, ha aggiunto: “I finalisti di quest’anno sono un esempio lampante del perché concorsi come questo sono più importanti che mai. I lavori presentati erano originali, profondi e coraggiosi, una testimonianza che ci ricorda che il talento vincerà e prevarrà sempre sul rumore”.
I finalisti concorreranno ora per aggiudicarsi le più avanzate attrezzature fotografiche digitali firmate Sony, per essere inclusi nel catalogo dell’evento 2017, oltre che per premi in denaro del valore di 25.000 dollari per il titolo di Fotografo dell’Anno, 5.000 dollari per il vincitore assoluto della categoria Open e 30.000 euro in attrezzatura per l’università del vincitore della categoria Student Focus. I nomi dei vincitori verranno proclamati durante la cerimonia di premiazione, che si terrà a Londra il 20 Aprile 2017.
Tutte le opere vincitrici, finaliste e meritevoli di menzione saranno esposte in occasione della mostra “Sony World Photography Awards & Martin Parr – Edizione 2017”, che aprirà i battenti alla Somerset House di Londra il 21 aprile e ospiterà alcuni pezzi rari di Martin Parr, vincitore del premio Outstanding Contribution to Photography. A Londra, la mostra resterà aperta fino al 7 maggio prima della partenza del tour internazionale. I biglietti della mostra sono disponibili all’indirizzo www.worldphoto.org/2017exhibition

A Martin Parr il premio Outstanding Contribution to Photography

La World Photography Organisation ha annunciato l’assegnazione del premio Outstanding Contribution to Photography al fotografo documentarista britannico Martin Parr. Il fotografo ritirerà il premio durante la cerimonia di premiazione dei Sony World Photography Awards 2017, che si terrà a Londra giovedì 20 aprile.martin-parr-

Contestualmente, verrà inaugurata alla Somerset House di Londra una mostra speciale, dedicata ai rarissimi scatti in bianco e nero realizzati da Martin Parr all’epoca degli esordi; a queste immagini si affiancheranno alcuni dei suoi lavori più celebri, compresi libri e film. Le opere di Parr resteranno esposte per un periodo limitato, dal 21 aprile al 7 maggio 2017, in occasione della mostra dei Sony World Photography Awards 2017. Inoltre, venerdì 21 aprile il fotografo terrà una conferenza aperta al pubblico presso la London School of Economics and Political Sciences. I biglietti potranno essere acquistati sul sito Worldphoto.

Nel corso di una carriera iniziata oltre 40 anni fa e spesso dedicata ai temi del tempo libero, del consumismo e della comunicazione, l’inconfondibile e ambigua visione del mondo di Martin Parr ha insegnato al pubblico di tutto il mondo a identificare il seme del dramma nella quotidianità. Attraverso una rappresentazione dettagliata della sua percezione del mondo, Parr ritrae caratteristiche nazionali e fenomeni internazionali in maniera schietta, segnando una svolta nella fotografia documentaristica. Ed è proprio questa dedizione al mezzo espressivo e al superamento dei confini che ha reso facile la scelta di Parr per World Photography Organisation, nonostante la sua recente affermazione: “Se conoscessi il segreto per ottenere scatti eccezionali, smetterei di fare il fotografo”.Martin-parr-image
Scott Gray, CEO di World Photography Organisation, ha affermato: “Il lavoro di Martin Parr trascende i normali confini della fotografia e dimostra che la macchina fotografica è un mezzo di comunicazione potentissimo. In qualità di artista, Parr ha creato un linguaggio visivo unico, di una serietà assoluta, e tuttavia il suo innato senso dell’umorismo gli ha permesso di realizzare scatti comprensibili pressoché a tutti.
“La straordinaria integrità e l’eccezionale impegno nei confronti della fotografia come mezzo espressivo sono ciò che accomuna i vincitori del premio Outstanding Contribution to Photography . Martin Parr ha dimostrato di possedere queste due qualità in ogni fase della sua carriera, perciò siamo fieri di conferirgli questo premio nell’anno del 10° anniversario dei Sony World Photography Awards”.
Informato del verdetto, Martin Parr ha dichiarato: “È un grande onore per me ricevere il premio Outstanding Contribution to Photography, soprattutto sapendo che negli anni scorsi mi hanno preceduto artisti del calibro di William Klein e William Eggleston. Inoltre, è molto rassicurante vedere che World Photography Organisation e Sony continuano a sostenere la fotografia contemporanea in tutti i suoi aspetti, attraverso la mostra e i relativi riconoscimenti”.
Il premio Outstanding Contribution to Photography annovera nomi illustri come Mary Ellen Mark, Eve Arnold, Bruce Davidson e Elliott Erwitt.

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