Il celebre attore prima di salire sul palco nei panni di Lambert Le Roux nella commedia satirica Pravda di David Hare e Howard Benton. Anthony Hopkins, National Theatre, 1986 © Simon Annand

Intervista: Simon Annand e i segreti dei camerini dei divi del cinema

I ritratti di Simon Annand mostrano visi noti, stelle di cinema e teatro, ma offrono anche uno sguardo su un momento privato, invisibile a chiunque altro. Alcuni attori fissano lo specchio applicandosi il trucco, altri sono rilassati e calmi, altri aspirano il fumo di un’ultima sigaretta prima dello spettacolo. E a questo punto, Simon entra in camerino…

Intervista a Simon Annand

Quanti attori hai ritratto in tutti questi anni?
Non li ho mai davvero contati, devo essere sincero, ma a questo punto penso siano più di 1.500!

Come è nata l’idea e come si è presentata la prima opportunità?
Ho frequentato una scuola di teatro, al Bradfield College, che all’interno del campus ha persino un proprio teatro greco, costruito nel 1862. Poi ho lavorato al Lyric Theatre di Hammersmith quando Griff Rhys Jones era in scena con La zia di Carlo. La sua interpretazione era fantastica: strappava una risata dopo l’altra. All’epoca non facevo il fotografo, spillavo birre. Appena ho acquistato la mia prima macchina fotografica, gli ho chiesto il permesso di ritrarlo sul palco, nascosto dietro la scenografia, un istante prima che la sua testa spuntasse in scena dalla finestra e facesse esplodere il pubblico. Mi sembrava un momento interessante. Da lì mi è venuto in mente che avrei potuto fare un altro passo indietro, e osservare l’attore in camerino.

Che tipo era allora?
Era particolare, mi incuriosiva: sul palco era spumeggiante, ma dietro le quinte veniva fuori una malinconia diversa. È un po’ un cliché, quello del comico triste, ma in questo caso era proprio vero. Mi è sembrato interessante e ho iniziato a collezionare ritratti, prima di quelli che recitavano in quel teatro e poi mi sono allargato a tutto il West End.

C’è mai stato qualche attore che abbia rifiutato?
Oh, sì, certo, ce ne sono stati alcuni. In genere, sono stati statunitensi. Credo che sia perché per essere un attore americano su un palco del West End devi essere davvero di serie A e i personaggi così famosi vengono fotografati un sacco. Con gli inglesi non ho mai avuto grossi problemi, anche perché qui sono abbastanza conosciuto. Se non hai una buona reputazione, un americano può anche dirti «Grazie mille, ma no!». Ma non è che sia sempre così: l’altro giorno ho visto Matthew Broderick ed è stato semplicemente delizioso, perché credo che abbia capito il progetto e gli sia piaciuta l’idea. So che ha visto i miei ritratti e deve aver pensato che chiunque li abbia scattati può essere degno di fiducia, è dalla parte degli attori. Non cerco di esporli, o di metterli in imbarazzo, né di fare il furbo.

Le immagini sono create dal rapporto tra me e loro – e tra loro e la loro mente

Che aspettative hai quando incontri un attore per la prima volta?
Il mio scopo è sempre non spezzare il ritmo che trovo nella stanza quando varco la soglia, perché non puoi mai sapere con certezza cosa sia capitato a una persona durante il giorno – e se ci stia pensando, o se sia in compagnia o se lo spettacolo per lei sia più o meno un successo… Cerco di tenermi aperto a quello che posso trovare anziché entrare con un mucchio di preconcetti in stile David Bailey “Catturerò l’anima di qualcuno” o cercare di dirigere gli attori, non sono nel mio studio.

Di cosa parlate?
È molto raro che accenni a qualsiasi lavoro abbiano fatto in precedenza, a cosa li ha resi famosi. Chiacchiero della particolare produzione in cui sono coinvolti al momento, o di qualche notizia da prima pagina dei giornali o magari di qualche cosa che possiamo avere in comune. Non faccio molta ricerca, scelgo persone che mi piacciono come uomini e donne e che per caso sono anche ottimi attori.
È difficile che vada a incontrare qualcuno solo perché è famoso. Non sono inviato dalla redazione di qualche rivista, posso permettermi di scegliere le persone che voglio nel mio progetto.

Quali attori ti hanno fatto lasciare il loro camerino saltellando per un’esperienza particolarmente positiva?
Molti. Per me, le condizioni migliori si pongono quando qualcuno si fida di me come fotografo, ha voglia di vedersi attraverso i miei occhi. Mi vengono in mente persone come Judi Dench o Cate Blanchett, John Goodman, Daniel Radcliffe (è molto gentile ed è stato fotografato così tante volte!), Jude Law e David Tennant. Nessuno mi lascerebbe entrare in camerino in quel particolare momento se non volesse far funzionare la sessione, ma ci sono persone che ti danno quel 20 o 30 per cento in più, e non sono tante, e sono i miei eroi!

Appunti visuali addobbano lo specchio di Jude Law (a destra) e l’attore nel ruolo di Amleto di Shakespeare (a sinistra). Jude Law, Whyndham’s Theatre, 2009. © Simon Annand

Il prossimo attore che poserà per Simon Annand? Scoprilo nell’intervista completa di Photo Professional n.121 o in versione digitale qui.


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