La street photography contemporanea è nuda: internet sta uccidendo i fotografi di strada

La street photography è diventata così popolare da produrre centinaia di immagini piatte e stereotipate. Quello scatto che gira su Facebook della nonna di qualcuno che fa la spesa ha davvero un valore artistico? Questo tipo di immagini ha un qualsiasi rapporto con le opere di Cartier- Bresson? Probabilmente no. Non solo perché il contenuto è troppo “già visto” (grazie alla nostra cultura visiva e al fatto che chiunque oggi ha una fotocamera in tasca), ma anche perché manca di visione. Buona parte di quella che oggi chiamiamo fotografia di strada necessita di un momento di verità. L’imperatore è nudo.

Street Photography contemporanea:  calore senza luce

Il problema è duplice: non c’è alcuna barriera all’ingresso e non c’è esposizione alla critica. Mi spiego: oggi per sentirsi un fotografo di strada è sufficiente avere una fotocamera, anche quella del cellulare, e una piattaforma su cui pubblicare (Facebook, Instagram o un sito web). Le cose non sono state così semplici per Frank, Winogrand o Bruce GildenOgnuno di loro ha investito nell’idea di fare fotografia di strada e poi ha dovuto sottoporsi all’opinione di critici ed editori – un po’ più severi dei nostri amici di Facebook… Inoltre, i critici facevano appunto “critica”, non esprimevano semplici gusti personali. Conoscevano la storia della fotografia e la filosofia estetica e inserivano l’opera (o la escludevano) in un più ampio discorso. Oggi contiamo i “Like” di Facebook e desumiamo che uno scatto abbia valore artistico: siamo ciechi guidati da altri ciechi, e comincia a notarsi. Come mai però esiste così tanta pessima fotografia di strada? La risposta non è semplice, ma possiamo provare a capire cosa  stia succedendo. Le persone prendono una fotocamera (un investimento modesto, oggi come oggi), escono e cominciano a fotografare a caso sconosciuti che fanno cose – o più spesso che non fanno niente. Poi tornano a casa, spulciano 9.000 scatti e ne scelgono un paio che sembrano validi. Li condividono online, siedono e aspettano. Succede poi che amici e “follower” offrano i loro Like. Arrivano quindi i troll, spesso semplicemente gelosi dell’attenzione altrui, e gettano qualche ombra. Iniziano le guerre di commenti. Niente di tutto ciò ha nulla a che fare con le qualità estetiche degli scatti. Per bene che vada, qualcuno può esprimere un gusto personale (“Non mi piace questa foto”), ma senza valore aggiunto. Non  c’è più una vera critica. Ed è così che nelle nostre vite appaiono sempre più immagini banali e ridondanti. Vi prego di non fraintendere. Si può fare una fotografia di strada “banale” eppure altissima. William Eggleston la fa. Nella fotografia di strada contemporanea, però, c’è una semplicità non ricercata, dietro la quale c’è solo assenza di visione artistica. La differenza è immensa, basta dare un’occhiata a uno scatto di Eggleston per coglierla – lui mostra il banale in un modo che cambia il nostro modo di guardarlo. Infine, c’è la questione della post-produzione. Sembra che nessuno processi più gli scatti – e per forza, quando un fotografo ne carica quotidianamente dieci o venti! È un ritmo semplicemente insostenibile per una forma d’arte. E se quello che facciamo non è arte, dovremmo chiederci cosa sia.


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