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Leggere la scena #4. Come scattare nei boschi

Tom ha posizionato con cura la fotocamera affinché i tronchi non si sovrapponessero e non si impastassero troppo e ha coperto il sole dietro un albero per creare l’esplosivo riverbero che illumina questa distesa di campanule nella foresta di Hallerbos, Belgio. © Tom Mackie

Torna la nostra rubrica dedicata alla lettura della scena! Le scorse settimane vi abbiamo parlato di come fotografare la montagna, la campagna e i paesaggi marini. Con i consigli di Tom Mackie, esperto fotografo paesaggistico, troverete il miglior punto di ripresa per qualsiasi location.

Leggere la scena: boschi e foreste

Le aree boscose offrono una marea di possibilità, ma richiedono alcune accortezze…

Luce

Non sono molti i casi in cui un cielo coperto, magari piovoso, può entusiasmarci, ma per fotografare in un bosco è l’ideale: una giornata soleggiata creerebbe troppo contrasto, slavando dettagli e colori. In alcuni casi può funzionare il controluce, per esempio quando il sole scintilla tra le foglie autunnali.

Fiori

Un tappeto di fiori aggiunge colori e motivi che riescono a spezzare la ripetitività dei tronchi verticali e può dare più tridimensionalità all’immagine, offrendo all’osservatore l’illusione di poter fare un passo nella scena. Possiamo anche isolare un singolo esemplare con un obiettivo macro o tele e aprire molto il diaframma per sfocare lo sfondo. La luce morbida è la migliore: se la giornata è variabile, aspettiamo che una nuvola copra il sole.

Creare l’ordine

Quando camminiamo in un bosco, ci accorgiamo di quanto sia caotico e di quanto sia difficile estrarne una composizione efficace. Prendiamoci il tempo di osservare le relazioni tra gli alberi. Basta un passo di lato per fare la differenza nel modo in cui si fondono e si sovrappongono. Anziché usare il grandangolo, che include troppo in un ambiente così ricco, affidiamoci al teleobiettivo per isolare motivi e dettagli delle foglie.
obiettivi. La scelta dell’obiettivo può stravolgere l’atmosfera dell’immagine. Un grandangolo aiuta a dare più profondità se inquadriamo dal sottobosco fino al fondale degli alberi. Le focali più lunghe aumentano la compressione dei tronchi. Fotografiamo ogni scena con ottiche diverse per vedere come cambia il risultato.

Il filtro improbabile

Non viene mai in mente di montare un filtro polarizzatore nel bosco, in assenza del cielo azzurro e delle nuvolette bianche cui lo associamo di norma. Invece, è efficacissimo anche per rimuovere i riflessi dalle foglie e così aumentarne la saturazione: i verdi appaiono più lussureggianti e i colori autunnali squillano più intensi. A volte è difficile vedere con precisione l’effetto del filtro, ma se teniamo d’occhio l’intensità dei riflessi luminosi sulle foglie possiamo regolarlo fino a farli svanire.

Tutti i consigli sulla lettura della scena di Tom Mackie sono nel numero 94 di NPhotography, in versione digitale qui.

Leggere la scena #3. Fotografare il mare

Tom ha scattato questa foto da solo, in un momento di pausa prima dell’inizio di un suo workshop nell’Algarve, in Portogallo. Poiché non c’era ancora nessun altro con lui, ha usato un comando remoto e ha posato sull’arco per i 2 minuti necessari per sfumare il movimento nelle nuvole. © Tom Mackie

Torna la nostra rubrica dedicata alla lettura della scena! Le scorse settimane vi abbiamo parlato di come fotografare la montagna e la campagna. Con i consigli di Tom Mackie, esperto fotografo paesaggistico, troverete il miglior punto di ripresa per qualsiasi location.

Leggere la scena: i paesaggi marini

La bellezza dei paesaggi marini è che cambiano di continuo, a seconda di maree, direzione del vento e clima. Ogni giorno porta con sé una nuova palette su cui lavorare.

Maree

Conoscerne il livello in alcuni casi è vitale: scarichiamo un’app o controlliamo una mappa specialistica online prima di partire. Non è bello arrivare alla spiaggia con l’idea di catturare il riflesso del tramonto sul bagnasciuga e trovarlo sommerso! Alcune grotte costiere sono accessibili solo con la bassa marea: verifichiamo bene le condizioni per non correre rischi. Se siamo su una costa rocciosa, è preferibile lavorare con la bassa marea, in modo che l’acqua non ci “insegua”: è essenziale anche sapere se la marea sta salendo o ritirandosi.

Esporre per l’acqua

Anche se il diaframma è il parametro più importante in fotografia paesaggistica, con l’acqua o altri soggetti in movimento è il tempo di posa a rivelarsi fondamentale. Un tempo rapido può illustrare la potenza delle onde che si frangono sugli scogli, mentre uno lento può trasformare un flusso gentile in un nastro di seta, con una meravigliosa atmosfera di pace. Per ottenere questo secondo risultato, abbiamo bisogno di un filtro a densità neutra, come il Big Stopper di Lee da 10
stop: ci permetterà di esporre per diversi minuti anche in normale luce diurna (ovviamente, con la fotocamera immobile su treppiede).

Riflessi

I riflessi, sull’acqua come sulla sabbia bagnata, danno il loro meglio all’alba o al tramonto, quando la luce è più spettacolare. Sul mare, non sempre è facile catturare i riflessi nelle pozze create dalla marea che si ritira, a meno di non abbassare la fotocamera fin quasi al pelo dell’acqua. Più riusciamo ad arrivare in basso e più ci conviene chiudere il diaframma, per mantenere il riflesso il più nitido possibile. Se vogliamo un riflesso impeccabile, ricorriamo alla tecnica del focus stacking. Usiamo un polarizzatore per tagliare il riflesso della superficie dell’acqua: non rimuoverà il riflesso, ma solo il riverbero.

Linee di entrata

Se torniamo all’analogia con la narrazione, le linee di entrata servono a guidare l’osservatore nel racconto: vogliamo dunque che rimangano interne all’immagine e non portino lo sguardo fuori dall’inquadratura. Le linee costiere o le onde che si rompono sulla spiaggia sono soluzioni facili, ma è importante il punto in cui decidiamo di farle entrare in scena: una linea diagonale che si incurva da un angolo in basso risulta più dinamica di una che entra piatta da un lato.

L’effetto delle nuvole

Le nuvole hanno un ruolo importantissimo nei paesaggi, in particolare in quelli marini. Un cielo interessante è il tocco finale di un’ottima immagine, uno vuoto può spegnere anche la composizione migliore. Con nuvole in movimento, montiamo un filtro ND ed esponiamo per diversi minuti, per creare un cielo esplosivo. Se il sole è a 90° dal soggetto, il polarizzatore può dare ancora più enfasi. Entriamo nell’ordine di idee di dover aspettare che le nuvole scivolino al posto giusto.

Affrontiamo gli elementi

L’aria sul mare è piena di sale. Facciamo attenzione alla direzione del vento, perché basta una folata per oscurare la lente frontale dell’obiettivo – o il filtro montato sull’elemento frontale – con un sottile strato salino che può rendere sgradevolmente morbida l’immagine (è terribile se non ce ne accorgiamo in tempo!).
Se succede, usiamo panni pre-umidificati per lavare via il sale e passiamo con la massima delicatezza un panno asciutto di microfibra o camoscio per completare la pulizia. Cerchiamo però di ridurre il numero di volte in cui dovremo fermarci per pulire l’obiettivo: basta un po’ di attenzione

Tutti i consigli sulla lettura della scena di Tom Mackie sono nel numero 94 di NPhotography, in versione digitale qui.

Marilyn Stafford: dall’incontro con Einstein all’amicizia con Cartier-Bresson

Boulogne-Billancourt, Parigi 1950.

La vita e la carriera di Marilyn Stafford sono state influenzate dagli incontri fortuiti che ha avuto nella Parigi del dopoguerra con alcune delle persone più famose del Ventesimo secolo e con alcuni leggendari fotografi Magnum.

L’intervista a Marilyn Stafford

Quando hai conosciuto Einstein, era la prima volta che fotografavi e usavi una fotocamera mai provata prima. Deve aver intuito che eri nervosa, vero?
Be’, non sono sicura che mi abbia prestato molta attenzione. Per come mi ricordo, siamo arrivati a casa sua, ci ha aperto la porta, era vestito in modo informale, come si vede nell’immagine. Eravamo solo il regista, il produttore e io. Era la prima volta che usavo una reflex 35 mm (avevo sempre usato una Rollei) ed ero concentrata principalmente sul portare a casa gli scatti. Ricordo che Einstein ci ha accolti in un grande soggiorno, che hanno allestito la zona dove l’avrebbero filmato. E poi ricordo il regista che parlava con lui mentre montava le luci. Io ero come estraniata da tutto, e mettevo a fuoco. Giravano su pellicola 16 mm e a un certo punto Einstein ha chiesto al regista qualcosa di molto specifico sulla velocità della pellicola al secondo. Il regista gli ha risposto, lui ha annuito e dopo una breve riflessione ha detto “Grazie, adesso capisco” – e mi ha stesa. L’intervista registrata è stata molto tranquilla, ma Einstein è stato estremamente deciso nel chiarire che non credeva nell’uso di armi atomiche, proprio come speravano i miei amici. Erano passati pochi anni da Hiroshima e Nagasaki; era il 1948 e lui era, credo, ancora devastato.

Albert Einstein 1948. Foto realizzata durante la prima sessione di Marilyn che, superato il nervosismo, si è concentrata sul “portare a casa gli scatti” ed è stata premiata da questo risultato caldo e personale.

Forse anche disilluso?
Oh, ne sono sicura, anche se non posso certo parlare per lui, ma credo che nel filmato lo abbia anche dichiarato. In pubblico ha poi sempre avuto posizioni molto forti contro la guerra atomica. Non ho pensato a una carriera in fotografia fino a molti anni dopo, quando ho fatto visita a un amico a Parigi e ho deciso di fermarmi. Per caso, ho conosciuto Henri Cartier-Bresson. Quello è stato il mio vero punto di svolta: è diventato il mio mentore e scattavamo spesso insieme per le strade di Parigi.

Non ci sono molti fotografi che possano dire di aver avuto Henri Cartier-Bresson come loro mentore…
Assolutamente, sono stata molto fortunata. E ho conosciuto anche Bob Capa.

Erano personaggi molto diversi. Come hai incontrato Capa?
Devo fare un passo indietro… Ero andata a New York per lavorare in teatro, ma poi sono partita per Parigi. Mentre ero lì, sono andata a una festa di compleanno; eravamo tutti presi a cantare “Happy birthday” quando un agente mi ha avvicinata e mi ha chiesto se volessi fare un provino per cantare con un complesso in un club chiamato Chez Carrère. Ho accettato e poi ho avuto il lavoro. Il club era davvero chic, è stato l’unico in cui l’allora principessa Elisabetta ha avuto il permesso di andare nel suo primo viaggio in Francia, per dire il livello! Chez Carrère aveva anche un delizioso piccolo bar e tavoli per chi non voleva cenare, ma solo bere qualcosa, e lì ho incontrato Robert Capa. Veniva praticamente tutte le sere con uno o due amici e ci siamo conosciuti così, abbiamo cominciato a parlare e abbiamo fatto amicizia.

Cos’hai imparato da Capa?
Be’, con lui non discutevo di fotografia, eravamo solo amici. Era un uomo molto carismatico e io ero colpita dal lavoro che aveva fatto. È stato solo quando ho avuto problemi alle corde vocali e ho dovuto smettere di cantare che gli ho parlato di fotografia e gli ho detto che pensavo di ritrarre bambini. Potevo forse guadagnarmi da vivere così, anche perché l’avevo già fatto a New York. Mi ha detto: “Assolutamente no. I francesi non amano essere fotografati, preferiscono la pittura, almeno per quanto riguarda i ritratti”. A quell’epoca avevano appena fondato la Magnum e il suo socio David Seymour, un altro dei fondatori, stava cercando un assistente, così mi ha proposto di provarci. Ho rifiutato perché non me la sentivo di affrontare le zone di guerra. Pochi anni dopo sono stati uccisi entrambi…

Henri Cartier-Bresson, Parigi 1950. Il maestro al lavoro al Grand Palais durante una mostra di elettrodomestici. «È stato il mio mentore e mi invitava spesso ad accompagnarlo quando usciva per fotografare», ricorda Marilyn.

E Cartier-Bresson?
Cartier era molto diverso. Non aveva lo stesso tipo di carisma di Capa. Era un uomo molto calmo e tranquillo. L’ho conosciuto tramite amici che frequentavano la sua famiglia. All’epoca era sposato con una ballerina indonesiana, Ratna Mohini, ed ero spesso invitata a cena da loro, era un’amicizia di famiglia. Era un uomo molto gentile, davvero. Mi permetteva di accompagnarlo quando fotografava, così ho potuto vedere come lavorava. Io ero molto bassa e lui molto alto e quando uscivamo insieme attiravo molta attenzione… Lui indossava un impermeabile, un cappello gli copriva la faccia, teneva la fotocamera davanti al viso. Io ero piccola, donna e con un’enorme Rolleiflex per le strade di Parigi, dove dopo la guerra la gente faticava a trovare il cibo, figuriamoci le fotocamere. In un certo buffo modo, gli servivo per distogliere l’attenzione da lui, ma ho potuto vederlo all’opera e in alcuni casi è stato incredibile.

Hai incontrato molti personaggi famosi del Ventesimo secolo, ma c’è qualcuno che avresti davvero voluto fotografare? 
Rovescio la domanda, nel senso che penso che se sei un fotografo devi pensare come un fotografo, cioè fare foto. Nei miei primi tempi a Parigi non pensavo ancora come una fotografa. Quando ancora cantavo, ho visto passare molte persone importanti dal club. Forse perché sono americana, venivo spesso invitata ai loro tavoli, volevano sapere cosa ci facesse questa giovane donna in Francia. Una sera, è venuta Eleanor Roosevelt con uno dei figli e un’attrice americana chiamata Marsha Hunt con il marito. Hanno cenato e mi hanno invitata al loro tavolo. Abbiamo passato un po’ di tempo chiacchierando e sul momento non ho pensato nemmeno una volta “Scatta una fotografia di Eleanor Roosevelt!”, sono stata così stupida! È il mio unico vero grande rimpianto, perché di tante donne che rispetto e ammiro… lei era una filantropa, una giornalista, una grande sostenitrice dei diritti umani, civili, delle donne, degli afroamericani e delle minoranze. È stata presidentessa della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha contribuito a scrivere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. È una donna che dovrebbe essere più conosciuta e onorata e rimpiango davvero molto di non avere un suo ritratto.

Montmartre, Parigi 1950. La modella indossa uno dei primi abiti prêt-à-porter. In quegli anni, Marylin ha reinventato la fotografia di moda.
Trovi l’intervista completa a Marilyn Stafford nel numero 94 di NPhotography (qui in versione digitale).

 

Intervista a Iago Corazza, il fotografo che insegna l’arte di vivere nel mondo

Iago-Corazza

Viaggiatore, prima ancora che fotografo e giornalista, Iago Corazza dedica la sua indagine all’uomo ed esplora gli angoli più nascosti del pianeta insieme ai suoi corsisti alla ricerca della bellezza e della ricchezza della diversità.

La nostra intervista esclusiva a Iago Corazza

Iago, che cos’è per te la fotografia? La fotografia per me rappresenta un modo per “fissare” la mia passione vera che è studiare l’uomo, indagare come sarebbe stato Iago Corazza se fosse nato in ognuno dei luoghi che visito. Cerco di prepararmi tantissimo sull’aspetto antropologico, che è quello su cui sono specializzato da tanti anni, e quando sono sul posto uso tanto la macchina fotografica quanto il bloc notes. Torno a casa con una quantità enorme di appunti veri e propri ma l’immagine completa in modo unico l’appunto scritto, culturale. Così metto insieme tante tessere di un mosaico che spero mi aiutino a capire sempre di più sull’uomo. Anche se, più cose capisco, più domande nascono.

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Un momento della Donga, la cerimonia rituale dei Suri in Etiopia. © Iago Corazza

Ti ricordi un incontro particolarmente emozionante? Ne abbiamo decine ogni viaggio. L’ultimo è stato in una città sperduta dell’India. Abbiamo incontrato un signore che ci ha proposto dei massaggi, delle cure speciali e ha iniziato a seguirci mentre fotografavamo. A un certo punto, ci ha detto di essere un seguace del conte Cesare Mattei, che nell’Ottocento ha inventato l’elettro-omeopatia. Questo signore, insieme al padre, prosegue le ricerche di Mattei e ha un ambulatorio dove cura gratuitamente malati che arrivano da tutta l’India. Quando gli ho detto che abito a cento metri dal castello del conte Mattei e che sono stato in casa sua a fare le fotografie, si è inginocchiato in terra, ci ha abbracciati e portati a casa sua. Ed è stata un’emozione pura pensare che in un posto sperduto del mondo qualcuno cura gratuitamente i malati grazie alle ricerche di una persona che qui a casa mia tutti conoscono…

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Baldeo, in India. © Iago Corazza

Però ci sono stati anche momenti di difficoltà… Qualche settimana fa eravamo in Etiopia e siamo finiti in mezzo a uno scontro tra Mursi e Hari. Il governo ha deciso di aprire un convertitore di etanolo, sequestrando le terre ai Mursi. Questi hanno ucciso molti camionisti che stavano portando i materiali per costruire la fabbrica e gli Hari si sono vendicati entrando nei villaggi Mursi, uccidendo donne e bambini. Si è scatenato l’inferno. Noi eravamo lì in mezzo, abbiamo dovuto prendere una scorta. Il problema è che quando scegli degli uomini, altri si arrabbiano perché una fonte di denaro non è arrivata a loro. Questi ci hanno intimato di andare via, noi abbiamo risposto che avevamo già la scorta militare e i permessi ma questi hanno sparato, ci hanno forato le automobili. Alla fine siamo passati ma sono cose che non dovrebbero succedere.

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L’uomo è al centro della ricerca di Iago che qui ha catturato un momento molto emozionante. Lo scatto è stato realizzato a Kolkata (Calcutta), in India. © Iago Corazza

Iago, quali sono i tre insegnamenti più importanti che cerchi di trasmettere ai tuoi studenti durante i viaggi? La prima cosa è che è più importante l’uomo della fotografia: per scattare un’immagine non bisogna diventare invasivi, sgradevoli o maleducati, dimostrare l’ignoranza che ti sei portato da casa. E questa è una cosa che chi viaggia con me deve sempre tenere presente, altrimenti non sarà più un mio compagno di viaggio. In secondo luogo, una brutta fotografia non si scatta. Quando arrivi a capire, prima di scattare, che quella foto non sarà bella e il tuo dito non preme il pulsante di scatto, hai veramente fatto il salto di qualità. Vuol dire che sei così tecnico, così bravo, sei arrivato a un punto di cultura fotografica tale che capisci già che la fotografia non sarà bella, non sarà giusta e quindi hai il coraggio di non farla. Infine, una foto orrenda rimane orrenda. Tu puoi post-produrre quello che vuoi ma la fotografia non sarà mai bella quanto un’immagine che era già buona allo scatto. È inutile perderci del tempo.

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Un momento di un rito di iniziazione tra i pastori Surma, in Etiopia. © Iago Corazza
Trovi l’intervista completa di Elisabetta Agrati nel numero 93 di NPhotography o cliccando qui.

 

IMMAGinAZIONE: il primo evento dedicato all’immagine ed ai suoi molti volti

IMMAGinAZIONE è il primo Forum dedicato all’immagine nella sua più ampia accezione e declinazione, in programma il 25 e 26 ottobre a Milano. Questa I° edizione toccherà temi, mostrerà visioni incontera dibattiti rivolti non solo agli operatori del settore, ma a tutti coloro che, vicini al mondo dell’immagine, vorranno partecipare ai numerosi momenti dedicati alla condivisione, alla formazione e all’ispirazione.

IMMAGinAZIONE è il primo Forum dedicato all’immagine

IMMAGinAZIONE è una vera esperienza interattiva. Si calcola che su lnstagram si pubblichino quasi 95 milioni di foto al giorno, su YouTube si carichino oltre 300 ore di video al minuto, mentre su Facebook si siano superati i 300 milioni di contenuti visivi quotidiani. Per non parlare delle nuove possibilità offerte dalla realtà aumentata e dalle incredibili frontiere della post produzione video e della stampa. L’evoluzione tecnologica ci presenta scenari nuovi: nasce un modo diverso di vivere il concetto di “immagine”, più immediato, si sviluppano figure professionali legate al web, ci si chiede come comunicare attraverso la propria immagine, si creano fenomeni collettivi e mode. Nella nostra società Iiquida, senza frontiere, ciascuno ha la libertà di creare ed essere creativo attraverso le immagini.
La sfida che l’innovazione digitale lancia quotidianamente a professionisti, aziende, agenzie e persone comuni necessita più che mai di essere compresa, per poter gestire e sfruttare con consapevolezza questo straordinario strumento di comunicazione che sono le immagini. Per questo motivo IMMAGinAZIONE, una 2 giorni con oltre 50 appuntamenti tra workshop, masterclass e forum dedicati a professionisti e grande pubblico.

IMMAGinAZIONE: grandi ospiti e workshop, masterclass e forum

Tra i primi ospiti confermati, i giornalisti Riccardo Luna, Enrico Pagliarini e Federico Luperi, l’esperto di social media Luca La Mesa, il presidente italiano VRARA (VR/AR Association) Lorenzo Montagna, Layla Pavone, Consigliere e Chief Innovation Marketing and Communication Ocer di Digital Magics, noto incubatore di start-up digitali e ancora il fotografo, regista e viaggiatore Iago Corazza ed il noto curatore di mostre e rassegne fotografiche Denis Curti. Insieme ai molti altri esperti e professionisti che si stanno aggiungendo alla “squadra”, parteciperanno all’evento raccontando la loro esperienza anche importanti content creator che, grazie alle immagini, sono diventati delle vere web star, come il popolare Daniele Selvitella (alias Daniele Doesn’t Matter) e la seguitissima Lea Cuccaroni (leonciino su Instagram).
Direttore Creativo di IMMAGinAZIONE è Valentino Bertolini, Head of Marketing & Communication di Nital S.p.A.

Milano Torneria Tortona 25/26 Ottobre 2019
L’ingresso è gratuito previa registrazione al sito internet cliccando qui 

Nikon: presentato un nuovo kit dedicato ai filmmaker e videomaker

NIKON FILMMAKER KIT: presentato oggi un nuovo kit dedicato ai filmmaker e videomaker, punto di partenza indispensabile per chi vuole eseguire le riprese con il sistema mirrorless Nikon. Concepito pensando alla versatilità ed alla qualità, è composto da tutti quegli strumenti utili per produrre rapidamente filmati di alta qualità, consentendo ovviamente una personalizzazione con ulteriori componenti in base alle proprie preferenze personali.
I primi due elementi che compongono il Nikon Filmmaker Kit sono la fotocamera mirrorless Nikon Z 6 e l’adattatore FTZ, che consente la perfetta integrazione della camera con gli obiettivi NIKKOR con innesto a baionetta F-mount, offrendo in questo modo video 4K a pieno formato di altissima qualità a bit-rate elevati. L’avanzata funzione di stabilizzazione ottica VR gestita su 5 assi dal sensore di immagine nel corpo camera di Nikon Z 6, inoltre, lavora in combinata con il VR elettronico per garantire riprese perfette. È anche supportato l’Atomos Open Protocol, al fine di consentire una perfetta integrazione con l’Atomos Ninja V incluso. Entro fine anno, poi, verrà rilasciato un aggiornamento firmware che supporterà la registrazione ProRes RAW di Apple dall’uscita RAW della fotocamera in caso di utilizzo di Atomos Ninja V, garantendo la massima flessibilità nella gradazione tonale gestita in color grading.
Altro elemento decisamente importante è il telaio “video cage” per fotocamera a sgancio rapido SmallRig, dotato di un’impugnatura di montaggio superiore per ottenere immagini in movimento più fluide e facilità di inseguimento dei soggetti.

Il Nikon Filmmaker Kit con Nikon Z 6 sarà disponibile a partire da metà settembre.

 

Presentata la nuova Nikon COOLPIX W150

Nital S.p.A. ha presentato la nuova e versatile Nikon COOLPIX W150, fotocamera compatta digitale impermeabile, resistente agli urti, alle basse temperature e alla polvere; progettata per essere portata ed utilizzata ovunque, conferma la semplicità d’uso caratteristica dei modelli precedenti.
A suo agio sia sulla neve che sott’acqua, la COOLPIX W150 permette di scattare foto ed effettuare riprese video con la massima facilità. Grazie alla modalità “Reticolo volto subacqueo”, questa nuova COOLPIX garantisce ottimi risultati in piscina o al mare, fino a 10m di profondità. Il sensore CMOS, buono anche in condizioni di scarsa illuminazione, e l’obiettivo zoom ottico NIKKOR 3x garantiscono immagini nitide e fedeli. Il pulsante “Video” dedicato, poi, rende semplice passare dalla ripresa fotografica alla registrazione di filmati Full HD con audio stereo.La COOLPIX W150 si caratterizza anche per una serie di effetti foto integrati facili da applicare e per un “Menu diversificato interattivo” dedicato ai bambini. Se lo si attiva, gli utenti possono allegare messaggi vocali alle foto, attivare divertenti schermate di benvenuto, animare le presentazioni e altro.
La nuova Nikon Coolpix W150 è disponibile nei colori orange, blue, white e nella fantasie flower e resort.

L’immagine può essere considerata un surrogato della realtà? Editoriale a cura di Denis Curti

Jamie Diamond, Mother Brenda, 2012, Courtesy of the artist

Il dizionario della lingua italiana Treccani definisce con il termine surrogato “un riferimento a cose varie, anche non materiali, che sostituisce un’altra cosa in modo imperfetto”. Sulla base di questo insolito concetto, lo scorso 21 febbraio, l’Osservatorio, spazio che la Fondazione Prada ha dedicato interamente alla fotografia al centro di Milano, ha inaugurato la mostra Surrogati. Un amore ideale con le opere delle fotografe americane Jamie Diamond ed Elena Dorfman. Al centro dei loro progetti le artiste esplorano i concetti universali di amore familiare, romantico ed erotico ma con una declinazione alquanto insolita, analizzando il legame emozionale tra un uomo o una donna e una rappresentazione artificiale dell’essere umano. Ancora più nello specifico, la Diamond esplora la vita di una comunità outsider di artiste autodidatte chiamate Rebornes, che realizzano bambole iperrealistiche con cui interagiscono per soddisfare il proprio desiderio di maternità, mentre Elena Dorfman si è concentrata sulle persone che condividono la propria quotidianità domestica con realistiche bambole erotiche a grandezza naturale. La scelta di ospitare ora una mostra su tale argomento in un circuito ufficiale come quello della Fondazione Prada mi ha fatto riflettere sull’idea di surrogato. La fotografia stessa potrebbe rientrare in questa definizione? L’immagine può essere considerata un surrogato della realtà, una sua trasposizione, una finzione a tutti gli effetti benché venga riprodotta quasi perfettamente? D’altra parte è anche vero che, nonostante ciò, assegniamo un forte valore di testimonianza alla fotografia, soprattutto con l’avvento dei social network dove condividiamo con gli altri un surrogato della nostra vita. Allora mi domando, stiamo forse vivendo un’epoca in cui il surrogato ha più valore del reale?

Questo e molto altro sul nuovo numero di Nphotography in edicola dal 15 marzo e disponibile online cliccando qui 

Nikon lancia il nuovo telemetro laser Coolshot 20 GII

Nikon COOLSHOT 20 GII, un modello piccolo e leggero che fa parte della serie di telemetri laser COOLSHOT di Nikon dedicati al golf.
Grazie ai suoi ingrandimenti 6x, alle sue lenti multistrato ed al suo velocissimo processore, questo modello “cattura” il bersaglio con estrema facilità. Questo telemetro, inoltre, vanta un campo di misurazione da 5 a 730m e un display intuitivo che visualizza la distanza ad ogni metro. L’algoritmo con “Priorità al primo bersaglio” di COOLSHOT 20 GII misura il soggetto più vicino selezionato in un insieme di più soggetti, un’operazione essenziale quando si misura una bandierina su un green, anche in presenza di alberi sullo sfondo. Inoltre, tenendo premuto il pulsante di accensione viene eseguita una misurazione continua per circa 8 secondi.

Nikon COOLSHOT 20 GII: caratteristiche principali

• Corpo compatto e leggero (circa 130g).
• Campo di misurazione: 5-730 m.
• Algoritmo “Priorità al primo bersaglio” per visualizzare la distanza dal soggetto più vicino quando si misurano soggetti sovrapposti.
• Misurazione singola o continua (fino a 8 secondi). Se la misurazione singola non riesce, il telemetro tenta automaticamente di effettuare la misurazione per un massimo di 4 secondi. Se si   tiene premuto il pulsante di accensione, viene eseguita una misurazione continua per circa 8 secondi.
• Monoculare 6x di alta qualità con rivestimento multistrato per immagini chiare e luminose.
• Il design con ampia distanza di accomodamento dell’occhio offre un campo visivo agevole anche a chi porta gli occhiali.
• Funzione di regolazione diottrica.
• Impermeabile – Classe di protezione JIS/IEC 4 equivalente a IPX4.
• Utilizzabile in diverse condizioni climatiche: da -10 °C a +50 °C.

Tokina Opera 16-28mm f/2.8 FF: da Tokina la seconda ottica della Serie Opera

Tokina Opera 16-28mm f/2.8 FF

Rinowa ha annunciato il nuovo Tokina Opera 16-28mm f/2.8. Un’ottica zoom super-grandangolare “full-frame” di grande luminosità, dedicata ai Sistemi reflex Nikon e Canon. Opera è una parola italiana, ben nota agli appassionati di musica classica di tutto il mondo. Una parola che è entrata nel lessico corrente in moltissime lingue, come sinonimo di perfezione assoluta. Con la ottiche Serie Opera, Tokina guarda alla nuova generazione di reflex digitali full-frame, che con i loro sensori ad altissime prestazioni necessitano di ottiche di livello ancora superiore, in termini di risoluzione, correzione cromatica, e trattamenti anti-riflessi. Il nuovo zoom Opera 16-28mm f/2.8 FF va ad affiancare l’Opera 50mm f/1.4 FF commercializzato nella seconda metà del 2018.
Il nuovo Opera 16-28 presenta uno schema ottico molto sofisticato: 15 elementi in 13 gruppi, che include tre elementi asferici (P-MO) e tre elementi a basso indice di dispersione (Super-Low Dispersion SD). Grazie a questi elementi la planeità di campo, la nitidezza ed il contrasto restano su valori estremamente alti, anche nelle riprese effettuate “a tutta apertura”, con aberrazioni cromatiche e distorsione virtualmente ridotte a zero. La lente frontale “a bulbo” garantisce inoltre uniformità di resa fino ai bordi estremi dell’immagine. Il motore di messa a fuoco GMR (ad ultrasuoni) è veloce e silenzioso, la configurazione “ad anello” ha inoltre consentito di contenere peso e dimensioni dell’ottica. L’ottica ha un sistema di messa a fuoco IF, non c’è quindi “allungamento” nel passaggio verso le focali maggiori. L’ottica è inoltre dotata di ghiera di messa a fuoco “one touch”, che consente il passaggio istantaneo dalla messa a fuoco automatica al controllo manuale, senza aver necessità di intervenire sui comandi della fotocamera. Il sistema di apertura del diaframma è a nove lamelle e garantisce una resa del fuori fuoco (“bokeh”) estremamente piacevole. La distanza minima di messa a fuoco è di soli 28cm ed è costante su tutte le focali. Con la sua ampia escursione focale (che “copre” tutte le inquadrature grandangolari), la sua grande luminosità, le dimensioni compatte e l’incredibile qualità di immagine, il nuovo Tokina Opera 16-28mm f/2.8 FF è la scelta ideale per la fotografia di viaggio, la “street-photography” ed ovviamente la fotografia di paesaggio.

Il nuovo Tokina Opera 16-28mm sarà disponibile per la vendita al pubblico a partire dalla seconda metà del mese di Marzo 2019. 

Nikon: al via la straordinaria promozione “Risparmio Illuminante”

La nuova promozione “Risparmio Illuminante”  di Nikon

Nital S.p.A.ha  annunciato la straordinaria promozione “Risparmio Illuminante” dedicata alla gamma di fotocamere mirrorless Nikon Z series che permette di risparmiare fino a 960€ sull’acquisto di Nikon Z7 e fino a 660€ sull’acquisto di Nikon Z6.
Dal 7 febbraio al 31 marzo 2019, infatti, chi effettuerà l’acquisto di una Nikon Z6 o Z7 presso un punto vendita aderente all’iniziativa, otterrà uno sconto in cassa di 200€ per l’acquisto della versione “solo corpo con adattatore FTZ” o di 300€ per l’acquisto della versione “con obiettivo NIKKOR Z 24-70 f/4 S e adattatore FTZ”.
Ma non finisce qui: per coloro che possiedono una vecchia reflex o mirrorless digitale di qualsiasi marca e che intendono sostituirla con una Nikon Z7, Nital mette a disposizione una supervalutazione dell’usato che farà raddoppiare lo sconto in cassa sull’acquisto. Quindi, acquistando una Nikon Z7 Body + adattatore FTZ si avrà il raddoppio dei 200€ previsti come sconto in cassa, mentre se si opta per il kit Nikon Z7 con NIKKOR Z 24-70mm e adattatore FTZ si arriverà a 600€ di sconto.
Infine, Nital ha pensato anche a coloro che hanno già acquistato una Nikon Z prima dell’inizio di questa promozione, dedicando loro un sconto in cassa di 100€ sull’acquisto di ottiche NIKKOR Z 35mm f/1.8 S e NIKKOR Z 50mm f/1.8 S.

Scopri la promozione “Risparmio Illuminante”

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