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Oltre la percezione: le immagini multidimensionali di Aydın Büyüktaş piegano il tempo e lo spazio

Chi abbia visto almeno una volta un’immagine del Gran Bazar, del ponte di Galata o della Yeni Cami, la Moschea Nuova di Istanbul, non può che rimanere sorpreso di fronte alle fotografie di Aydın Büyüktaş, paesaggi che si curvano all’infinito e che mostrano più punti di vista nello stesso scatto, distorcendo le prospettive e sovvertendo la percezione dell’osservatore. Non si tratta, però, di un semplice – per quanto tecnicamente complesso – esercizio di stile. Dietro a queste immagini si nasconde una precisa filosofia che il fotografo turco ha tratto dal romanzo fantascientifico Flatlandia di Edwin Abbott: un romanzo rivoluzionario per la sua epoca, la seconda metà dell’Ottocento, in cui si raccontano le vicende degli abitanti di Flatlandia, figure geometriche che vivono nella sicurezza del loro mondo bidimensionale, improvvisamente sconvolto dall’arrivo di una misteriosa sfera.
A queste pagine, Büyüktaş si è ispirato per la sua serie Flatland, che riunisce immagini della città di Istanbul e dei suoi monumenti più famosi, catturate con un drone e fuse con un software 3D per dar vita a paesaggi surreali. Fotografie di fronte alle quali non si può fare a meno di seguire l’esempio delle creature di Flatlandia, lasciandosi condurre nella terza dimensione, pronti ad abbandonare le nostre sicurezze e ad aprirsi a uno sguardo nuovo sulla realtà.

Dieci domande a Aydın Büyüktaş

Aydın, come ti sei avvicinato alla fotografia?
A livello professionale, ho iniziato a fotografare quando lavoravo nel campo degli effetti speciali e dell’animazione 3D, per gli sfondi, le texture, gli stop motion. Però fotografo sin da quando sono piccolo.

Come è nata la tua serie Flatland?
Era il 2006. Stavo leggendo Iperspazio di Michio Kaku dove ci sono molti riferimenti al romanzo di Edwin Abbott, Flatlandia. Sono rimasto molto impressionato dal modo in cui questo libro, scritto nel 1884, esemplifichi la difficoltà di comprendere le interconnessioni tra le dimensioni e i passaggi interdimensionali. Il fatto che il romanzo cerchi di raccontare la transizione interdimensionale e la terza dimensione come seconda dimensione corrispondeva alla mia indagine sulla terza dimensione. Quando uno degli abitanti di Flatlandia, il quadrato, incontra una sfera proveniente da Spacelandia (il mondo a tre dimensioni), che gli rivela la presenza della terza dimensione, per la prima volta egli si rende conto di come finora abbia vissuto in un mondo a due dimensioni. L’idea di “curvare” lo spazio e il pensiero che potessi vedere Istanbul da questa prospettiva hanno portato alla nascita di questo progetto per cui non avrei potuto trovare titolo migliore di quello scelto dallo stesso Abbott.

Qual è il messaggio che vuoi comunicare?
Viviamo in luoghi che, la maggior parte delle volte, non catturano la nostra attenzione, luoghi che trasformano la nostra memoria, a cui gli artisti regalano una nuova dimensione, dove le percezioni che attraversano la nostra mente vengono demolite mentre altre prendono il loro posto. Questo lavoro aspira a lasciare l’osservatore da solo con un punto di vista ironico, romantico e multidimensionale.

Quanti luoghi hai fotografato e dove?
La serie Flatland è dedicata a Istanbul. Per la serie Flatland II ho scattato fotografie in quarantacinque luoghi diversi, in Arizona, Texas, California e New Mexico. Ho realizzato trentacinque collage tra cui ho scelto le diciannove immagini finali.

Quanto tempo impieghi a scegliere i soggetti che vuoi fotografare e da che cosa dipende la tua scelta?
Impiego circa due mesi a cercare i luoghi da fotografare su Google Earth e a pianificare i voli. A volte mi capita di trovarli casualmente mentre sono impegnato in sessioni fotografiche. Cerco soprattutto luoghi che siano caratterizzati dal ritmo, da pattern particolari, da linee che creino la prospettiva. Preferisco questi luoghi perché mi danno la sensazione di poter vivere nei miei sogni.

Quali sono i luoghi più belli che hai fotografato?
Le fotografie del Gran Bazar di Istanbul e del deserto dell’Arizona sono le mie preferite. Amo molto anche le città storiche, per esempio dell’Italia, ma è davvero difficile ottenere i permessi per fotografare con il drone in quei luoghi.

A livello tecnico, come realizzi queste fotografie? E come le post-produci?
Per ogni immagine sono necessarie almeno diciassette fotografie. Mi occorrono circa quattro mesi per trovare la giusta composizione. All’inizio creavo dei collage in modo analogico ma non ero soddisfatto e sono passato al digitale: ci vogliono molti giorni di lavorazione con Photoshop per arrivare al risultato desiderato.

Quali sono le difficoltà maggiori che trovi nel tuo lavoro?
Innanzitutto occorre aspettare le giuste condizioni meteorologiche. Capita spesso di tornare a casa senza fotografie a causa del maltempo, di problemi tecnici, di uccelli che attaccano il drone o di mancati permessi.

Ci parli delle altre tue serie Parallel Universe e Gravity?
Amo i soggetti fantascientifici. Mi piace ricrearli nel nostro mondo e giocare con la percezione delle persone.

Ci parli della tua attrezzatura?
La maggior parte delle volte fotografo con il drone. Per la serie Parallel Universe, ho attaccato la macchina fotografica a uno stativo (Manfrotto 269 HDBU) così che potessi fotografare da un punto più alto e ho scattato in remoto dal mio cellulare

 

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La speranza nei sogni: Fujifilm presenta “Dreams” di Elena Givone

Dilbar ©ElenaGivone

FUJIFILM presenta “Dreams” di Elena Givone

Dreams è un lavoro che si è sviluppato in anni di ricerca ed è il racconto di quanto il sognare e l’immaginare un mondo migliore possano aprire alla speranza. I protagonisti, ritratti magistralmente dall’autrice, sono i bambini e i ragazzi costretti a vivere in situazioni difficili, dalle disperate favelas di Florianopolis (Brasile), al carcere minorile di Salvador de Bahia, dal Mali, dove l’acqua scarseggia, agli orfanotrofi di Mandalay (Myanmar, ex Birmania), ai bambini di Aleppo sfuggiti alla distruzione della loro città.
Elena Givone, con il proprio sorriso rassicurante ha saputo approcciarsi ad essi con delicatezza e tatto, creando un dialogo sulla speranza per contrastare quel dolore che è tangibile: la fotografia diventa incontro con gli altri e testimonianza dei loro desideri. Per sottolineare quanto nel quotidiano gli stessi sogni siano fondamentali e fonte di speranza, la mostra apre anche a un dialogo con il visitatore che sarà invitato a scrivere un proprio sogno e poi condividerlo attraverso i social attraverso l’hashtag #keepyourdreamsalive.
Grazie al contributo di Fujifilm Italia, sabato 9 marzo si potrà partecipare gratuitamente a una giornata dal titolo “Tra sogno è realtà”, con Elena Givone che sarà impegnata dalle ore 11 alle 13 in un seminario in cui racconterà del suo percorso fotografico e la nascita dei suoi progetti e poi dalle 14:30 alle 16:30 e dalle 17:00 alle 19:00 in un workshop a numero chiuso. La prenotazione è obbligatoria inviando una mail di richiesta a info@elenagivone.com.
I ritratti in mostra sono stati scattati con attrezzature FUJIFILM e in particolare con il medio formato GFX 50S.

“Dreams – Tra sogno e realtà”
2-12 marzo 2019
Villa Casalegno, Via al Borgo, 2 – Pianezza (TO)
Ingresso libero: sabato 16/18:30 e domenica 10/12:30

 

Gabriele Micalizzi:” la mia Leica mi ha salvato la vista”

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Gabriele Micalizzi: il fotografo ferito in Siria

Come ricorderete tutti qualche giorno fa ha fatto il giro del mondo la notizia che il famoso fotoreporter Gabriele Micalizzi è stato ferito in Siria nella provincia di Dayr az Zor.
Dopo il trasporto in Italia il fotografo è stato dichiarato fuori pericolo, ma pesanti sono state le conseguenze delle schegge del razzo che lo hanno colpito: amputazione di due falangi della mano destra, frattura del braccio sinistro e compromissione  dell’udito dalla parte sinistra. La conseguenza più grave riguarda la lesione al nervo ottico dell’occhio sinistro per il quale le cure proseguiranno all’Ospedale San Raffaele di Milano.

Gabriele Micalizzi: “la mia Leica mi ha salvato la vista”

Il famoso fotoreporter, in alcune interviste e dal canale social ufficiale di Leica Italia, ha spiegato che solo grazie all’equipaggiamento fornito, ma sopratutto alle sue due fotocamere Leica SL Leica Q si è evitato il peggio. Come spiegato nelle interviste, un razzo RPG, esploso a pochissima distanza, ha colpito il fotografo,  un soldato e un comandante dell’offensiva contro l’ISIS;ma proprio nel momento dell’esplosione l’utilizzo della Leica SL ha “salvato” gli occhi del fotografo, evitando danni ulteriori e peggiori rispetto la lesione al nervo ottico dell’occhio sinistro. “Le protezioni, che bisogna sempre avere in prima linea, mi hanno salvato la vita. Non solo: la Leica, che stavo usando per le foto, mi ha riparato la faccia salvandomi gli occhi dalle schegge” ha dichiarato il fotografo a Gli Occhi della Guerra.

Immagine in evidenza pagina Facebook Leica

 

Tokina Opera 16-28mm f/2.8 FF: da Tokina la seconda ottica della Serie Opera

Tokina Opera 16-28mm f/2.8 FF

Rinowa ha annunciato il nuovo Tokina Opera 16-28mm f/2.8. Un’ottica zoom super-grandangolare “full-frame” di grande luminosità, dedicata ai Sistemi reflex Nikon e Canon. Opera è una parola italiana, ben nota agli appassionati di musica classica di tutto il mondo. Una parola che è entrata nel lessico corrente in moltissime lingue, come sinonimo di perfezione assoluta. Con la ottiche Serie Opera, Tokina guarda alla nuova generazione di reflex digitali full-frame, che con i loro sensori ad altissime prestazioni necessitano di ottiche di livello ancora superiore, in termini di risoluzione, correzione cromatica, e trattamenti anti-riflessi. Il nuovo zoom Opera 16-28mm f/2.8 FF va ad affiancare l’Opera 50mm f/1.4 FF commercializzato nella seconda metà del 2018.
Il nuovo Opera 16-28 presenta uno schema ottico molto sofisticato: 15 elementi in 13 gruppi, che include tre elementi asferici (P-MO) e tre elementi a basso indice di dispersione (Super-Low Dispersion SD). Grazie a questi elementi la planeità di campo, la nitidezza ed il contrasto restano su valori estremamente alti, anche nelle riprese effettuate “a tutta apertura”, con aberrazioni cromatiche e distorsione virtualmente ridotte a zero. La lente frontale “a bulbo” garantisce inoltre uniformità di resa fino ai bordi estremi dell’immagine. Il motore di messa a fuoco GMR (ad ultrasuoni) è veloce e silenzioso, la configurazione “ad anello” ha inoltre consentito di contenere peso e dimensioni dell’ottica. L’ottica ha un sistema di messa a fuoco IF, non c’è quindi “allungamento” nel passaggio verso le focali maggiori. L’ottica è inoltre dotata di ghiera di messa a fuoco “one touch”, che consente il passaggio istantaneo dalla messa a fuoco automatica al controllo manuale, senza aver necessità di intervenire sui comandi della fotocamera. Il sistema di apertura del diaframma è a nove lamelle e garantisce una resa del fuori fuoco (“bokeh”) estremamente piacevole. La distanza minima di messa a fuoco è di soli 28cm ed è costante su tutte le focali. Con la sua ampia escursione focale (che “copre” tutte le inquadrature grandangolari), la sua grande luminosità, le dimensioni compatte e l’incredibile qualità di immagine, il nuovo Tokina Opera 16-28mm f/2.8 FF è la scelta ideale per la fotografia di viaggio, la “street-photography” ed ovviamente la fotografia di paesaggio.

Il nuovo Tokina Opera 16-28mm sarà disponibile per la vendita al pubblico a partire dalla seconda metà del mese di Marzo 2019. 

Lomography: un nuovo obiettivo per ispirare gli avventurieri moderni

Lomography: Lomogon 2.5/32

Lomography ha annunciato il ritorno su Kickstarter con l’obiettivo artistico Lomogon 2.5/32, una lente grandangolare che porta l’iconica saturzione, vignettatura e contrasti della Lomo LC -A nelle fotocamere DSLR . Decimo progetto Kickstarter di Lomography, il Lomogon sarà disponibile per essere finanziato dal 20 febbraio al 22 marzo 2019 con un impressionante sconto del 40% sul prezzo finale di vendita.

Lomogon 2.5/32: caratteristiche

Una celebrazione dell’estetica Lomography, il Lomogon porta l’iconico look della leggendaria Lomo LC-A nelle fotocamere SLR digitali e analogiche. Aspettati contrasti marcati, delicate saturazioni, ma soprattutto le vignettature nostalgiche che tanto ami. Il tutto in alta risoluzione, incredibile qualità ottica e precisione all’avanguardia. Con la sua distanza focale di 32 mm, prossima a quella dell’occhio umano di 40 mm, il Lomogon permette di allargare i propri orizzonti e creare immagini che evocano quella nostalgica sensazione del “esser-ci”.

Meccanismo semplice ed elegante: il Lomogon è perfetto per scatti spontanei. Il meccanismo di apertura vintage a rotella permette di passare facilmente tra le aperture che variano da f/2.5 a f/11, con un intuitivo click e stop. Progettato per fotografi d’azione, questo meccanismo ti consente di scattare manualmente. In più la sua apertura perfettamente circolare permette di apprezzare un meraviglioso bokeh.

Ideato nel dettaglio, un obiettivo di design: il Lomogon è stato progettato assieme all’illustre compagnia russa Zenit ed è realizzato con un vetro di finissima qualità presso una piccola industria della Cina centrale. Il design in ottone è alle vele fluttuanti, alle caravelle e alle bussole dorate; l’elegante design nero consente di mimetizzarsi nella nuova avventura. Il Lomogon sarà disponibile con attacco Canon EF e Nikon F e, grazie ai numerosi adattatori disponibili nei negozi di Lomography, sarà possibile adattarlo ad altri corpi macchina.

Ideato da avventurieri di tutto il mondo: dalle spiagge della Tailandia ai fiordi islandesi, il Lomogon è stato testato da fotografi di tutto il mondo e creato per realizzare splendide immagini in qualsiasi luogo. Il Lomogon non è stato ideato solo per i fotografi: grazie alla lunghezza focale grandangolare che ti consente di mettere a fuoco di più lo sfondo, è perfetto per scattare foto in movimento. È stato sperimentato da videografi per girare videoclip musicali e documentari, puoi sperimentare con le aperture e creare qualcosa di veramente distintivo.

Lomogon 2.5/32: specifiche tecniche

Distanza focale: 32 mm
Apertura massima: f/2.5
Aperture: meccanismo di apertura a manopola, f/2.5, f/4, f/5.6, f/8, f/11
Attacco della lente: Canon EF oppure Nikon F
Costruzione delle lente: 6 elementi in 6 gruppi
Distanza minima di messa a fuoco: 0.4 m
Meccanismo di messa a fuoco: Elicoidale
Cerchio dell’immagine: 44 mm
Angolo visivo: 68 gradi
Filettatura del filtro: 62 mm
Contatti elettrici: No

Panasonic: Lumix FZ1000II, la potente bridge all’insegna delle performance e della versatilità

Nuova Lumix FZ1000II, la potente bridge

La nuova FZ1000 II è la fotocamera perfetta per ogni occasione: con un sensore da un pollice e uno zoom ottico 16x certificato LEICA, offre il connubio ideale di praticità d’uso ed alta qualità. Le sue sofisticate funzioni sono studiate per realizzare scatti indimenticabili sfruttando al meglio le condizioni di ripresa. La modalità foto e video in 4K ottimizza tempestività d’azione e flessibilità. Il display posteriore orientabile e il mirino LVF (Live View Finder) permettono al fotografo di comporre le immagini secondo la propria visione creativa.
Elemento chiave della nuova fotocamera FZ1000 II è il sensore CMOS ad alta sensibilità da 1 pollice con risoluzione di 20,1 megapixel e un elevato rapporto segnale/rumore, ideale per catturare immagini nitide e chiare anche in ambienti poco illuminati. Lo zoom ottico LEICA 16x offre una lunghezza focale di 25-400 mm (35 mm equiv.), ideale sia per la fotografia paesaggistica che per ritrarre soggetti lontani. Il range di diaframma f/2.8-4.0 permette di ottenere bellissimi sfondi sfocati, mentre l’apertura minima di f/11 è utile per fotografare paesaggi minuziosamente dettagliati.

  • Stabilizzatore ottico d’immagine Hybrid O.I.S. (Optical Image Stabiliser) a 5 assi che corregge gli effetti del tremolio della fotocamera per ottenere immagini nitide e precise a tutte le lunghezze focali.
  • Nuovi Photo Styles, tra cui l’impostazione L.Monochrome D per ottimizzare le immagini in bianco e nero.
  • Condivisione istantanea via Bluetooth Low Energy (4.2) e connettività Wi-Fi (IEEE802.11b / g / n) tramite l’app Panasonic Image.

Nuova Lumix FZ1000II: caratteristiche

Per completare il sensore ad alta sensibilità, FZ1000 II è stata equipaggiata con un tempo di avvio rapido e con un autofocus ultraveloce di circa 0,09 secondi. Il burst rate di 12fps (AFS) e l’otturatore elettronico ad alta velocità (1/16000 secondi) completano il quadro di questa dotazione d’eccellenza.
L’apprezzata funzionalità Photo 4K di Lumix garantisce risultati di alta qualità anche nelle condizioni fotografiche più avverse. La fotocamera consente di registrare video a 30 frame al secondo, da cui si possono poi selezionare gli scatti migliori. La nuova funzione Auto Marking aiuta l’utente nella scelta delle immagini meglio riuscite applicando dei contrassegni ai fotogrammi. Altre interessanti funzioni 4K sono il Post Focus, Focus Stacking e la possibilità di creare un’immagine con il divertente effetto “stromotion”, combinando più scatti. Gli appassionati di video apprezzeranno la registrazione QFHD straordinariamente fluida con risoluzione 3840×2160 pixel a 30/25 / 24p.

Panasonic: Lumix FZ1000II

FUJIFILM X-PHOTOGRAPHERS Italia: il programma per diffondere la cultura fotografica

FUJIFILM X-PHOTOGRAPHERS Italia

Il connubio imprescindibile tra macchina fotografica e chi attraverso di essa osserva il mondo, lo interiorizza e lo racconta con i propri lavori è alla base del programma FUJIFILM X-Photographer, che oggi si rinnova ampliando la rosa dei professionisti testimonial del marchio. Da quando nel 2011 ha presentato la Serie X, Fujifilm ha affidato a fotografi professionisti il delicato compito di testimoniare, attraverso le proprie immagini e i propri lavori, le caratteristiche uniche della gamma. Con il lancio poi della gamma GFX, è nata l’esigenza di far entrare in squadra nuovi talenti per raccontare le nuove frontiere raggiunte e la potenzialità dell’intera offerta FUJIFILM.
La Serie X e la gamma GFX si contraddistinguono per semplicità di utilizzo, grandi prestazioni, innovazione tecnologica e design accurato, segnando una vera trasformazione, se non rivoluzione, nell’approccio alla tecnica e alle tendenze fotografiche. FUJIFILM oggi è a pieno titolo utilizzata per affrontare qualsiasi situazione di scatto, dalla fotografia di reportage, di street, di sport, di architettura, in studio, di moda, a quella naturalistica e paesaggistica.

FUJIFILM X-PHOTOGRAPHERS Italia: workshop e seminari incentrati sul linguaggio visivo 

Pertanto nuova linfa al progetto X-Photographers, che vede coinvolti 18 fotografi. Di questi, dodici conferme con cui FUJIFILM collabora da anni – Max Angeloni, Luca Bracali, Alberto Buzzanca, Gianluca Colla, Max De Martino, Elena Givone, Pierluigi Orler, Simone Raso, Simone Sbaraglia, Riccardo Spatolisano, Marco Tortato, Marco Urso e sei nuovi professionisti – Flavio Bandiera, Giorgio Cravero, Sara Lando, Alex Liverani, Luca Locatelli, e Federico Tardito.
Il programma nasce con l’intento di affidare agli X-Photographers un compito molto caro all’azienda giapponese, quello di promuovere e diffondere nel miglior modo possibile la cultura fotografica, in ogni suo aspetto e nei diversi campi di utilizzo. L’X-Photographer viene infatti coinvolto come docente e relatore durante workshop e seminari, incontri incentrati sul linguaggio visivo attraverso i racconti di progetti e lavori fotografici personali, partecipa attivamente alla creazione di contenuti che vengono divulgati all’interno dei canali ufficiali FUJIFILM Italia e Global, oltre a dare supporto all’azienda madre durante la fase di sviluppo di nuovi prodotti, suggerendo all’azienda le reali esigenze dei professionisti e fotoamatori.
Inoltre, nella galleria virtuale https://fujifilm-x.com/it-it/photographers saranno esposti lavori e scatti prodotti con i diversi modelli della Serie X e GFX.

Baldelli, Grassani, Monteleone: il futuro del fotogiornalismo

Republic of Chechnya, Russia, 03/2013. Rada, 14 years old is trying a wedding dress designed by her sister, inside a bus during the rehearsal for the shooting of a movie on Chechen deportation. Child brides were very common in the Chechen tradition as in many other Muslim countries. Despite President Kadyrov is strongly promoting a revival of Chechen tradition and Islamic law, he was recently forced by central authority of the Russian Federation to publicly condemn the practice of child marriage, illegal in the entire Russian Federation. Shatoy.

Baldelli, Grassani, Monteleone

In occasione dell’undicesima edizione dei Sony World Photography Awards, Sony ha proposto tre serate di approfondimento aperte al pubblico (presso gli spazi di Open a Milano) dal titolo “Fotografare il domani. Progettualità, etica e bellezza” che hanno visto protagonisti i Sony Digital Imaging Ambassador, gli attuali dieci fotografi professionisti selezionati per l’Italia nell’ambito del programma Sony Global Imaging Ambassadors. Con loro, Denis Curti, curatore dell’edizione italiana della mostra, ha affrontato diversi temi legati alla fotografia, indagandone gli aspetti fondamentali. Il talk conclusivo ha visto la partecipazione di Luigi Baldelli, Alessandro Grassani e Davide Monteleone con i quali Denis Curti ha dialogato intorno al tema del fotogiornalismo, professione, o forse “vocazione”, che oggi propone ai fotografi nuove sfide, ma anche inedite opportunità.

Intervista a Baldelli, Grassani, Monteleone

La discussione prende il via dal titolo dell’incontro, “Fotografare il domani”, quasi un ossimoro, come sottolinea il moderatore, perché la fotografia ha una costante aderenza alla realtà, anche se spesso ai fotografi viene chiesto di raccontare il futuro. Come si conciliano presente e futuro, attualità e domani, nel lavoro di un fotogiornalista? «Raccontare il futuro è praticamente impossibile – esordisce Luigi Baldelli. Quando ti viene chiesto di raccontare una storia, è importante cercare di raccontarla nel miglior modo possibile nel presente. Questo è ciò che va fatto, secondo me, nel nostro mestiere. Ma bisogna sempre avere un occhio rivolto al domani, capire come questa storia sarà utilizzata o manipolata». Sul rapporto tra fotografia e futuro interviene anche Alessandro Grassani: «Quando ho iniziato a studiare fotografia, sono rimasto colpito dallo slogan con cui Henry Luce lanciò la rivista LIFE nel 1936: “Vedere la vita, vedere il mondo, essere testimoni dei grandi eventi”. Per me la fotografia aveva una forte attinenza al presente, voleva dire raccontare quello che succedeva. Con il passare del tempo, con questa globalizzazione dell’immagine che fa sì che tutti possano vedere tutto, fotografare tutto, condividere immediatamente in Rete ciò che hanno visto, ho capito che essere fotografi significa interpretare il presente per raccontare alcuni aspetti del futuro. Questa è la mia idea di fotografia oggi: provare il più possibile a interpretare il presente, perché partiamo da ciò che è reale, da quello che succede oggi, cercando di darne un senso. Per essere testimoni del nostro mondo dobbiamo avere la capacità di aprire una finestra sul futuro». «Immagino la fotografia come una concatenazione di eventi che si manifestano in tempi diversi – è il pensiero di Davide Monteleone. Il primo evento è quello del fotografo che va da qualche parte, che incontra qualcuno, qualcosa. Poi c’è il secondo momento, quello in cui il fotografo ha una relazione diretta con l’opera che ha prodotto, con la fotografia che ha immaginato. Questo diventa anche il momento in cui l’autore sceglie cosa divulgare e cosa tralasciare di quanto ha prodotto. Il terzo evento è la relazione che il pubblico ha con la fotografia e che riconduce all’evento iniziale. La fotografia rappresenta, di fatto, nello stesso momento tre tempi diversi. Il passato, cioè il momento in cui è stata scattata, il presente, il momento in cui è vista e scelta, e il futuro, nel senso che la fotografia diventa in qualche modo memoria del passato e simbologia per il futuro».

© Alessandro Grassani

Baldelli, Grassani, Monteleone: Oggi, i fotografi sono chiamati a schierarsi, a prendere posizione, a dire come la pensano… È davvero così?

«In una guerra si deve odiare qualcuno oppure amare qualcuno; è necessario avere una posizione oppure non si può capire ciò che succede». Denis Curti prende spunto da questa affermazione di Robert Capa per lanciare una provocazione: oggi, i fotografi sono chiamati a schierarsi, a prendere posizione, a dire come la pensano… È davvero così? E come si fa a schierarsi attraverso un linguaggio ambiguo come quello della fotografia? Secondo Luigi Baldelli, la fotografia è in qualche modo una forma di politica: «Quando si scatta una fotografia, non si assume solo una posizione fisica, controsole o a favore di luce, ma si prende una posizione ben precisa rispetto a quello che si vuole raccontare. Se vai a Kabul quando ci sono i talebani, non puoi stare dalla loro parte. Se vai a fotografarli lo fai solo per denunciare, almeno questa è stata la mia scelta». «Trovo quasi ovvio che la fotografia sia un linguaggio personale, soggettivo – gli fa eco Alessandro Grassani. Quando un fotografo prende in mano la macchina fotografica, comunque vada esprime un punto di vista personale. Il fotografo racconta ciò che vede sulla base delle sue conoscenze, della sua esperienza di vita, interpreta la realtà per restituire un parere personale».Oggi, dunque, i fotografi sono chiamati a interpretare ciò che fotografano, a restituire attraverso l’obiettivo il loro personale punto di vista sulla realtà. Un punto di vista che, sempre più spesso, passa attraverso non un singolo scatto, ma una serie di immagini. A emergere sono le storie, i progetti, che possono tenere impegnati i fotografi anche per mesi o anni. Torna, allora, preponderante il tema della progettualità. A prendere la parola su questo particolare aspetto è Davide Monteleone: «Ho detto qualche tempo fa che si sta profilando una generazione di “fotografi pensanti”. Quando ho cominciato a fare questa professione, mi sono imbattuto in una frase che inizialmente avevo attribuito a Ferdinando Scianna, scoprendo poi che era di Sciascia che a sua volta l’aveva rubata a Čechov, e dice che “i giornalisti vanno da qualche parte e appena ci capiscono qualcosa vanno da un’altra parte”. Mi ha sempre inquietato questa affermazione perché penso che sia un segno di grande superficialità. Però, per tanti anni, per tante generazioni – senza nulla togliere ai grandi maestri che abbiamo citato – il ruolo del fotografo è stato confinato a quello di un operatore che serviva le agende politiche e le necessità di Stati, giornali e, in generale, del potere. Da qualche anno, invece, soprattutto nelle generazioni più giovani, si inizia a comprendere che il fotografo non fa più solo le foto, fa molte altre cose. Tra le prime, pensa. Le immagini non sono semplicemente il risultato di un “clic”, ma appartengono a un processo di pensiero, di valutazione, di schieramento. Il lavoro non è più quello di andare da qualche parte, capirci qualcosa e andare da un’altra parte, bensì quello di studiare, di capire che cosa si vuole fare, come lo si vuole raccontare e a chi ci si vuole rivolgere». Altro tema che affiora nel corso della discussione è legato al modo di porsi dei fotografi verso un mondo dell’editoria che è sempre più in crisi e nel quale le opportunità e gli spazi si restringono. Questo impone ai fotografi di cercare altrove opportunità e ambiti, per esempio nelle mostre e nei festival di fotografia, di diversificare il proprio lavoro per adeguarsi a dinamiche in continua evoluzione. Secondo Alessandro Grassani, ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione in questo senso: «Uno riguarda il linguaggio contemporaneo, che sta cambiando da descrittivo a evocativo. Questo, in un momento di crisi dell’editoria, facilita il fotografo documentarista a rivolgersi verso altri ambiti non propriamente editoriali. Sotto il profilo del linguaggio, il lavoro del fotografo oggi si presta maggiormente a dialogare con altri mercati come le mostre e le ONG». Dunque, si interroga Denis Curti, tutto ciò impone ai fotografi di avere una produzione adeguata a questo sdoppiamento, a questa necessità di rivolgersi a mercati diversi? «È una domanda difficile – riprende la parola Alessandro Grassani – perché non so se sceglierei una storia per la sua capacità di dialogare con diversi mercati. Poi immagino che tutti noi facciamo qualche calcolo prima di iniziare un progetto, perché è chiaro che un progetto ha bisogno di finanziamenti. Non si può però prescindere dalla storia che si vuole raccontare, si parte da quello e poi si va avanti, si vede se la storia è destinata a sopravvivere o se bisogna abbandonarla perché non trova spazio». Parole, dunque, punteggiate da una certa amarezza o, forse, dalla disillusione. Ma ciò che non viene meno in questi tre fotografi, e in tanti altri reporter impegnati in questo difficile mestiere, è la passione per le storie, la capacità di trovare in ogni aspetto della realtà qualcosa che valga la pena di essere raccontato. E allora, finché ci sarà questo innamoramento, finché emergerà la bellezza di una storia, di un volto, di un’emozione, allora ci sarà sempre una ragione valida per premere il tasto della macchina fotografica, per intraprendere un nuovo progetto che possa arricchire chi lo fa e chi lo ammira.

Un gruppo di donne in un campo profughi in Somaliland, 2017. © Luigi Baldelli
Dicko Hdiana, allevatore della Costa D’Avorio gravemente ferito durante gli scontri del 2016 tra le comunità di allevatori e agricoltori.
Dicko Hdiana, allevatore della Costa D’Avorio
gravemente ferito durante gli scontri del 2016
tra le comunità di allevatori e agricoltori. © Alessandro Grassani
© Davide Monteleone
Russia, Novocherkask 2007 © Davide Monteleone

Alghero Street Photography Awards: al via il contest internazionale di fotografia

ASPA – Alghero Street Photography Awards

ASPA – Alghero Street Photography Awards, festival internazionale dedicato alla fotografia d’autore, ritorna con un secondo appuntamento che consolida la sua formula ma propone alcune innovazioni. Come nella prima edizione, il festival ASPA è preceduto da un concorso internazionale, opportunità di riflessione, osservazione di una realtà che muta velocemente, contatto con un mondo eterogeneo.

Alghero Street Photography Awards: contest

Il contest si suddivide in tre categorie principali – Fotografia di viaggio, Fotografia Documentaria e Fotografia di strada a cui si aggiungono la categoria Fotografia di ricerca e Insula/Insulae, tema speciale sviluppato interamente in Sardegna. A questi si sommano i premi della categoria Blow-up, riconoscimenti speciali dal taglio maggiormente fotogiornalistico che mirano a dare un particolare approfondimento sulla realtà. Gli autori saranno selezionati da una giuria internazionale composta da professionisti del settore: Siegfried Hansen, Viviana Gravano, Valerio Bispuri, Simone Sbaraglia, Ezio Ferreri, Salvatore Ligios, Ivo Serafino Fenu, Sonia Borsato.

Alghero Street Photography Awards: al vincitore un soggiorno ad Alghero, interamente pagato e la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Digital Camera 

La vera novità di questa seconda edizione è la sinergia tra lo sponsor ufficiale.
Fujifilm Italia e il nuovo sponsor Il Fotografo che ha dato vita al Premio sponsor: un soggiorno ad Alghero, interamente pagato, per la realizzazione di un progetto autoriale nella nostra città per raccontarla in modo inedito tra natura e tradizioni, passato e contemporaneo. Il vincitore sarà coadiuvato dall’associazione Officine di idee, ideatrice del festival, che sarà disponibile, sin da prima dell’arrivo ad Alghero, a dare tutto il supporto necessario alla realizzazione del progetto (contatti, informazioni logistiche, curiosità sul luogo).
Al vincitore verrà fornito in prestito un corredo Fujifilm di ultima generazione e il suo progetto verrà successivamente pubblicato sulla prestigiosa rivista Digital Camera con un articolo di 5 pagine a lui dedicate.
Il vincitore verrà selezionato tra tutti i 40 semifinalisti delle categorie in concorso da una giuria composta da un membro di Fujifilm Italia, uno della casa editrice Sprea e da un rappresentante dell’amministrazione comunale di Alghero.

https://www.aspawards.com/

FUJIFILM TRADE-IN GFX 50S: scattare col medio formato Fujifilm è una realtà!

FUJIFILM TRADE-IN GFX 50S

È il momento giusto per passare al medio formato FUJIFILM e avvalersi per ogni tipo di scatto fotografico di un sistema versatile e affidabile. Sino al 30 aprile 2019, FUJIFILM supervaluta la vecchia attrezzatura fotografica riconoscendo uno sconto molto allettante per l’acquisto di GFX 50S.
FUJIFILM schiera tra le sue attività promozionali il Trade-In dedicato alla GFX 50S, la fotocamera digitale mirrorless dotata di sensore medio formato, pari a 43,8×32,9mm da 51,4 Megapixel. Caratterizzata da un ricercato design e da un’ottima operatività, GFX 50S, con gli obiettivi FUJINON rappresenta il culmine dell’esperienza Fujifilm in materia di design, progettazione ottica, qualità delle immagini e progettazione di circuiti, maturata nel corso di molti anni dedicati allo sviluppo di pellicole fotografiche, obiettivi per fotocamere di grande e medio formato.
Sino al 30 aprile 2019, coloro che acquisteranno, presso un rivenditore autorizzato “GFX Authorised Specialist” la fotocamera GFX 50S permutando un prodotto full frame o medio formato, tra quelli ritenuti idonei per la promozione, riceveranno una super valutazione pari a 500 euro iva compresa.
Per questa promozione sono da ritenersi validi solo prodotti nuovi e che siano stati distribuiti da FUJIFILM ITALIA S.p.A. (entro la fine del periodo di validità della promozione)

Per maggiori dettagli sulla promozione e per conoscere i prodotti full frame e medio formato validi per la promozione, visitare http://blog.fujifilm.it/promozioni

Per conoscere la lista dei rivenditori GFX Authorised Specialist visitare il sito www.fujifilm.it/aree/supporto/acquistare/RicercaFdp.asp

Un sabato di fotografia firmato Antonio Manta & FUJIFILM

© Antonio Manta Maramures
© Antonio Manta Maramures

Antonio Manta & FUJIFILM

Per un pieno di fotografia, sabato 26 gennaio FUJIFILM e Antonio Manta danno appuntamento ad Arezzo presso BAM, via Isaac Newton 23.
Dalle 10 alle 19, si potrà accedere liberamente allo spazio e partecipare a workshop di ritratto, seguire incontri tecnici, testare sul campo la migliore tecnologia FUJIFILM con il servizio touch&try e avere il piacere di visitare due mostre fotografiche. L’evento, dedicato a tutti coloro che vogliano approfondire la cultura dell’immagine, presenta dalle 11 alle 13 un workshop di ritratto gestito da Antonio Manta, per unire la sua riconosciuta esperienza fotografica alle tecnologie FUJIFILM. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 17, Onnik Pambakian dirigerà l’incontro “Lavorare con il banco ottico, revisione delle tecniche fotografiche alla luce delle nuove tecnologie” in cui si metterà sotto stress il medio formato FUJIFILM.  Inoltre, per tutta la durata dell’evento, ci sarà uno spazio FUJIFILM Touch&Try in cui lo staff tecnico FUJIFILM sarà a disposizione per dare in prova i prodotti della gamma GFX e Serie X e approfondire le peculiarità dei diversi sistemi e dare consigli sulle migliori modalità di utilizzo.

Durante l’evento saranno esposti il lavoro fotografico di Antonio Manta “Maramures” e quello di Luigi Bartolini Montanari “Zanzibar”, quest’ultimo sarà inaugurato proprio il 26.

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