6 Ottobre 2021 di Redazione Redazione

Quando si parla di fotografia di paesaggio ci sono regole e convinzioni che sembrano scolpite nella pietra! Oggi, sfatiamo insieme cinque falsi miti legati a questo genere fotografico. E scopriamo perché, talvolta, vale la pena infrangere le regole…

Fotografia di paesaggio: 5 falsi miti

#1 Ci vuole una bella giornata

Se siamo ai nostri primi passi in campo paesaggistico, ha senso dare per scontato che sia meglio scattare nelle giornate di tempo perfetto. Se però ci si spinge in esterni solo quando il sole splende e il cielo è azzurro, le immagini finiranno per mancare un po’ di teatralità e varietà.

Più le condizioni meteo sono imprevedibili e variabili, migliori sono le nostre probabilità di catturare qualcosa di originale e differente. Qualcosa in grado di rendere al massimo l’atmosfera del luogo prescelto. Inoltre, se tutti i fotografi “dei giorni di sole” sono a casa al riparo, i nostri scatti avranno il pregio dell’unicità!

Per avere il controllo sull’atmosfera, usiamo un filtro. Se amiamo la tradizione, montiamo un filtro graduato a densità neutra per trattenere il più possibile il dettaglio del cielo in burrasca. Altrimenti, replichiamone l’effetto in fase di conversione RAW per avere molto più controllo su posizione e intensità del “filtro”.

#2 Una fotografia di paesaggio deve essere nitidissima!

La fotografia paesaggistica spesso prevede di montare la fotocamera sul treppiede e scattare con un comando remoto, per evitare il mosso con i tempi lenti imposti da livelli ridotti di luce. La minima vibrazione potrebbe rovinare il risultato.

Il movimento, però, può anche essere intenzionale e deliberato. Impostare un tempo lento e muovere la fotocamera durante l’esposizione può dare risultati sorprendenti. Il movimento intenzionale della fotocamera aggiunge un tocco di imprevedibilità che costituisce una vera scossa creativa.

Se vogliamo che il soggetto rimanga riconoscibile, abbiamo bisogno di forme molto forti. Durante l’esposizione, proviamo movimenti diversi, da lunghi archi a brevi scosse verticali. Esaminiamo gli effetti per capire quali funzionino meglio.

#3 I paesaggi devono presentare solo elementi naturali

Dedicarsi alla fotografia di paesaggio significa trascinarsi per chilometri su stretti sentieri all’alba, no? Ma certo che no! Possiamo felicemente progettare una composizione paesaggistica dovunque vogliamo, anche nel cuore del panorama cittadino.

I paesaggi urbani sono paesaggi, solo che i loro elementi sono palazzi e strutture artificiali e la loro palette è diversa da quella naturale. I risultati, però, possono essere evocativi e affascinanti quanto quelli scattati nella natura più selvaggia. Quando lavoriamo in città, non cambiamo il nostro approccio. Scattiamo la mattina presto e il pomeriggio tardi, per avere una luce interessante. Cerchiamo forme, texture e profondità. In questo modo, i nostri paesaggi urbani avranno bellezza e dinamismo.

#4 Le location più note danno risultati migliori

Si pensa che i grandi paesaggi siano solo quelli più famosi, legati a luoghi consacrati come i Parchi Nazionali. È vero che le destinazioni note per la loro bellezza offrono un più ricco ventaglio di opportunità. Ma sono anche così fotografate che i nostri sforzi potrebbero produrre immagini “già viste”.

Gettiamo uno sguardo critico alla zona in cui viviamo. Potremmo avere una sorpresa! Liberiamoci della zavorra della familiarità e dedichiamo qualche ora a osservare il potenziale dei nostri dintorni con occhi nuovi.

Magari sono banali sotto una luce piatta, ma che aspetto prendono in un’alba nebbiosa, al tramonto, coperti di brina o sotto minacciose nuvole temporalesche? Le condizioni climatiche cambiano tutto, quindi prepariamo una lista di punti di vista locali, scattiamo qualche istantanea come promemoria e teniamoci pronti…

#5 La vera fotografia di paesaggio è in esterni

Quando cominciamo a pensare fuori dagli schemi e riduciamo i paesaggi ai loro ingredienti di base, scopriamo che ci servono solo quattro cose nel mirino. Un elemento di interesse in primo piano, una disposizione piacevole di forme, che possa fermare lo sguardo, un cielo che definisca l’atmosfera dominante e una sorgente di luce che illumini la scena.

Forti di questo modo di pensare, possiamo aprire una porticina segreta che conduce a una strana avventura creativa e al superamento dei confini tra due generi fotografici considerati molto diversi: il paesaggio e lo still-life.

fotografia di paesaggio

In questo progetto, la principale difficoltà non è né nella tecnica e nelle impostazioni di scatto, né nell’illuminazione (se non abbiamo una lampada a LED va benissimo qualsiasi lampada da tavolo). È tenere in piedi le viti mentre allestiamo il set! Bastano però un po’ di pazienza e una mano ferma (o un po’ di nastro adesivo) per arrivare a creare scenari e atmosfere molto differenti.

Proviamo disposizioni diverse del soggetto, cambi di direzione della luce e una varietà di cieli per creare immagini sempre più di impatto.

Paesaggio fai-da-te: la tecnica passo passo

Una volta “costruito” il set, disposte le viti e posizionata la stampa del cielo, montiamo un obiettivo macro (o uno zoom tele su circa 100 mm) e blocchiamo la fotocamera su un treppiede. Componiamo in modo che il cielo riempia tutta l’inquadratura.

Fissiamo la testa del treppiede in modo che la fotocamera non si possa più muovere. Infine, avviamo la posa con un cavo di scatto o con l’autoscatto a 5 secondi, per evitare ogni vibrazione.

Inquadriamo
A priorità di diaframma, selezioniamo f/11 e mettiamo a fuoco sulla vite più avanzata. Passiamo a MF per bloccare la distanza di fuoco.

Illuminiamo
Sperimentiamo diverse angolazioni per la sorgente di luce. Ma stiamo attenti a evitare di proiettare ombre e riflessi sul cielo stampato.

Scattiamo
Realizziamo una serie di scatti con la luce in posizioni diverse per simulare il movimento del sole. Cambiamo cielo e ripartiamo!

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